PREMIUM Vondrousova e il test antidoping mancato: le due versioni di Marketa

Le contraddizioni dei due post di Vondrousova. L'aspetto salute mentale. Il riferimento a Petra Kvitova. E c'entra anche Serena Williams?

Di Michelangelo Sottili
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Marketa Vondrousova – Wimbledon 2025 (foto via Twitter @Wimbledon)

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Il problema della prima versione

Per Vondrousova, adesso si tratta di giustificare il fatto di non aver fornito il campione all’addetta, in modo da ottenere una riduzione della sanzione prevista dal TADP – la squalifica di quattro anni. La sua difesa non può basarsi sull’arrivo della DCO fuori dallo slot orario da lei indicato poiché da nessuna parte è scritto che i campioni debbano essere forniti solo nell’arco di quei sessanta minuti e, anzi, lo spirito dei controlli a sorpresa è la… sorpresa.

Come del resto risulta chiaro da quanto indicato sul sito dell’ITIA, dal riepilogo inviato annualmente ai giocatori, dal TADP. Inoltre, lo scorso anno lo avevano ribadito un portavoce dell’ITIA e la CEO Karen Moorhouse, dopo le pubbliche lamentele di Sascha Zverev, sul cui euposodio l’agenzia antidoping tedesca aveva successivamente dichiarato che “ai sensi del codice WADA, NADA Germania organizza i controlli antidoping fuori della cosiddetta finestra oraria”.

Serena Williams in “Panic room”

Dicevamo che il rifiuto di fornire campione costituisce una violazione in assenza di una giustificazione valida dopo la notifica da parte di una persona debitamente autorizzata. Vondrousova sembra così voler ripercorrere la strada scelta quindici anni fa da Serena Williams. Per anni, la Panic Room era stata il rifugio di Jodie Foster (e Kristen Stewart) nel film di Fincher. Nel 2011, però, almeno nel mondo del tennis, la stanza antipanico è stata legata al nome di Serena.

In quell’incidente, colei che avrebbe terminato la carriera (salvo ritorni) con 23 titoli Slam in singolare ricevette la visita di un addetto dell’antidoping per un prelievo fuori dalle competizioni. Solo che, raccontò Serena, lei credette che degli intrusi si stessero introducendo in casa sua e, spaventata, andò a rifugiarsi nella panic room e chiamò la polizia.

All’epoca c’era stato chi aveva ironizzato di fronte a quel “Serena spaventata”, ma non importa quanto sei duro, c’è sempre qualcuno più duro di te. Fosse anche il tipo dell’antidoping con la sua valigetta piena di pipì. E no, non dovremmo scrivere “il tipo”, è una persona che sta lavorando. In ogni caso, non è chiaro se alla fine il campione della campionessa sia stato o meno raccolto, ma certo è che non ci sono state conseguenze in termini di sanzioni.

L’aspetto salute mentale

Evitiamo però facili semplificazioni, perché è fondamentale tenere presente che, se nella maggior parte delle persone il suono serale del campanello (relativamente) inatteso fa probabilmente scaturire un pensiero come “chi scoccia a quest’ora?”, la reazione può ben essere diversa per chi sta vivendo un momento difficile sotto l’aspetto della salute mentale.

“È molto difficile per me parlare di tutto questo, ma voglio essere trasparente riguardo alla mia salute mentale. Il recente episodio legato al controllo antidoping è avvenuto perché ho raggiunto un punto di rottura dopo mesi di stress fisico e mentale” è l’incipit del secondo post di Marketa, che poi spiega come un lungo periodo caratterizzato da infortuni, pressione e problemi a dormire l’abbiano lentamente esaurita. Il tutto unito ad anni di messaggi di odio e minacce che sappiamo essere l’abnorme normalità con cui i tennisti devono fare i conti.

Il riferimento a Petra Kvitova

Il post prosegue: “Gli esperti hanno confermato che ho sofferto di una reazione acuta da stress (F43.0) e di un disturbo d’ansia generalizzato (F41.1). In quel momento, la paura ha offuscato il mio giudizio e non sono riuscita a elaborare la situazione razionalmente. Dopo quello che è successo a Petra non prendiamo alla leggera gli sconosciuti alla nostra porta”. Ricordiamo che la sua connazionale Petra Kvitova, due volte campionessa a Wimbledon, dieci anni fa fu accoltellata in casa da un rapinatore.

È interessante l’aggiunta alle diagnosi dei relativi codici alfanumerici utilizzati dalla Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati, forse per ribadirne la scientificità, visto che, nonostante i piccoli passi avanti, i problemi legati alla salute mentale continuano a essere accompagnati da pregiudizi e discriminazioni. Non che due codici possano magicamente far svanire lo stigma: sarebbe bello, ma. Resta il fatto che, se ogni volta che suonano alla porta pensi che ti vogliano aggredire, è il momento di rivolgersi a uno specialista.

Cosa succede adesso?

Il procedimento parte con la pre-charge letter, una comunicazione che precede l’eventuale accusa formale (una sorta di avviso di garanzia). In questa fase continua la raccolta di informazioni, l’atleta è invitato a fornire spiegazioni che l’ITIA potrebbe accogliere in toto e ritenere di non dover procedere ulteriormente, chiudendo la questione. Viceversa, ci sarà la formulazione di un’accusa, una violazione del TADP che esige una sanzione. Dopo la replica dell’atleta, può essere proposto un periodo di squalifica che Marketa potrà accettare o respingere. Nel secondo caso, verrà istituito un Tribunale Indipendente a cui demandare la risoluzione della controversia.

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