Per il secondo anno di fila il trofeo di doppio misto del Roland Garros finisce nelle mani di Andrea Vavassori e Sara Errani. Gli azzurri battono in tre set, di fatto prendendo però in mano la partita dopo aver perso il primo parziale. Una grande prestazione da parte dei n.1 del tabellone, a dimostrare il proprio valore e la propria esperienza ai livelli più alti. Quarto titolo Major in carriera, come coppia, e la voglia di festeggiare è tanta.
D: Dove posizionate questo risultato tra i quattro?
Vavassori: “Sta diventando una buona abitudine, ma non diamo per scontato di vincere uno Slam. Amiamo questo torneo, Sara ha giocato tantissime finali qui, poche hanno giocato quanto lei sullo Chatrier. Del primo titolo allo US Open ho bei ricordi, anche il secondo con i singolaristi, molto importante per noi vincere quello. Proveremo a fare il meglio sull’erba, solo a Wimbledon non ho mai raggiunto i quarti“.
D: L’anno scorso a New York si scherzava tanto, adesso forse un po’ meno perché la situazione si è consolidata. Alle Olimpiadi si giocherà con lo stesso formato degli US Open, due giorni di gara, quattro partite in due giorni, e voi quel format lo avete già vinto. È un obiettivo concreto a cui state già pensando? Il format dovrebbe essere lo stesso dello US Open: si giocherà mercoledì e giovedì della prima settimana, il misto aprirà il programma e poi ci saranno tutte le altre gare, così i giocatori più forti non saranno troppo impegnati dappertutto.
Vavassori: “Sicuramente è un obiettivo, ci pensiamo eccome. Ci è rimasto un po’ di amaro in bocca per quello che era successo qui a Parigi, anche perché quello era il primo vero torneo di doppio misto che giocavamo insieme io e Sara, adesso siamo una coppia completamente diversa. Siamo arrivati davvero vicini alla medaglia, avevamo match point contro gli olandesi per giocarci almeno il bronzo. Il format dello US Open, con due set ai quattro, è tremendo: puoi perdere con chiunque, e in quel torneo avevamo anche tante pressioni addosso per dimostrare certe cose. Non ti dico che saremo favoriti alle Olimpiadi, perché lì ti giochi tutto in 45 minuti. Sicuramente abbiamo più armi di altre coppie perché ci conosciamo molto bene e sappiamo cosa fare in campo: bisogna vedere se la socia regge… Reggi o no?“
Errani: “Boh, vediamo. Gli acciacchi si fanno sentire, però ci provo“.
Vavassori: “Los Angeles poi sarebbe bellissimo, anche perché siamo entrambi legatissimi a Kobe Bryant: saranno le sue Olimpiadi, in qualche modo, in sua commemorazione. Sarebbe meraviglioso arrivarci insieme“.
D: Cosa fa la differenza nella vostra coppia?
Errani: “Siamo molto competitivi, siamo buoni amici anche fuori dal campo. Amiamo il tennis e amiamo parlare di tattica. Non so se anche le altre coppie lo fanno, ma penso facciamo un buon lavoro, ci divertiamo ma ci piace anche vincere“.
Vavassori: “Abbiamo provato a mettere tanta intensità, mettere pressione sugli altri, ad esempio eravamo 0-4, stavamo soffrendo, poi abbiamo iniziato il match con il tetto aperto. Abbiamo servito meglio contro vento, è stato importante per il secondo rimontare nel primo. Eravamo 3-0 avanti dopo poco“.
D: Potete spiegarci il successo del tennis italiano? State vincendo tutto.
Errani: “Siamo un gruppo che ama il tennis, ognuno si sente con gli altri. Il tennis italiano sta andando bene, siamo un bel gruppo, ci supportiamo a vicenda“.
Vavassori: “Le relazioni sono importanti in questo sport. Nei tornei viaggiamo insieme, condividiamo molto anche fuori dal campo. Creare un canale TV sul tennis è stato positivo, una chiave per il nostro Paese. Come avere tanti Challenger, dando modo ai giovani di giocare. Un sacco di cose da mettere insieme, sono stato due anni a Tirrenia, prima il sistema non era ottimo. Si prendevano i ragazzi davvero giovani, ora va meglio, la Federazione collabora con i team, e i giovani stanno a casa, collaborano con i coach. Mettono coach esperti per aiutare i principali. I valori umani sono davvero importanti, e anche la scuola può aiutare molto quando sei giovane“.
D: Andrea, parlavi di quanto sarà lunga la carriera di doppista. Il record di un uomo in misto è a 11, sei a 4, la cosa ti stuzzica? Il record femminile è 21.
Vavassori: “Non penso ai record, anche perché ci sono leggende che hanno fatto cose incredibili. Mi piace competere, siamo animali da competizione, da sempre cerchiamo di fare ogni cosa al meglio. Nelle difficoltà siamo rimasti, abbiamo provato a dare il meglio di noi. Abbiamo vinto tante partite sul filo del rasoio, anche con Simone. Conoscersi bene aiuta tanto, le coppie non improvvisate hanno qualcosa in più da giocarsi, anche uno sguardo o una frase giusta. Iniziato il super tie-break le ho detto ‘eravamo già fuori al secondo turno, giochiamo con tutto quello che abbiamo’. Poi la socia mi dà sempre il primo punto, e posso andare a servire sereno. Sarà difficile trovare una socia dopo di lei“.
D: C’è qualcosa che cambiereste per coinvolgere altri giocatori nella formula del misto?
Vavassori: “Sarebbe ancora più seguito con le star di singolo, allo US Open c’è stato grande interesse, sia per la programmazione (nella settimane delle quali) che per la promozione, confronto tra doppisti e star di singolo. Ma è una cosa infattibile, se valutiamo il percorso dei singolaristi. Il tennis è troppo dispendioso a livello fisico, prize money sempre più elevati, non vogliono sprecarsi nel doppio. McEnroe aveva il nome alle Finals in qualsiasi albo d’oro. Bisognerebbe promuovere meglio i protagonisti del doppio per farli emergere come i migliori della disciplina. Il problema è l’asterisco come se vincessimo perché i singolaristi non competono. Ma il livello di specialità è elevatissimo, e lo abbiamo dimostrato allo scorso US Open. Non avevamo grande impatto a livello mediatico come Ruud o Swiatek, ma siamo più forti sotto questo punto di vista, più abitudine e skill particolari che ci aiutano nella disciplina”.
