Chwalinska: semifinale e finale del Roland Garros
Ma il capolavoro rimane la semifinale contro Diana Shnaider. A mio avviso la partita più bella del torneo, almeno tra quelle che ho potuto seguire. Si affrontavano due giocatrici in piena fiducia: Chwalinska sempre più protagonista di una fiaba inimmaginabile, mentre Shnaider era fresca dall’impresa compiuta contro la numero 1 del mondo Sabalenka: successo per 3-6, 7-5 6-0 con un parziale di 12 game a 1 che aveva sorpreso tutti. Va però sottolineata una cosa: ormai Maja non poteva più contare sul fattore sorpresa; le sue vittorie non potevano più essere considerate casuali e sicuramente né Shnaider né il suo coach Sascha Bajin l’hanno presa sottogamba.
Era un confronto tra due mancine. Diana è scesa in campo con una idea precisa: non farsi prendere dalla fretta, evitando di ripetere le scelte sbagliate compiute nei turni precedenti, per esempio, da Zheng e Kalinskaya. Questa decisione significava accettare anche scambi molto lunghi, nell’attesa di trovare il momento giusto per attaccare e chiudere il punto. D’altra parte Maja sapeva di avere di fronte una giocatrice “asimmetrica” con il dritto particolarmente pericoloso che andava sollecitato con parsimonia: soltanto attraverso parabole insidiose, e se possibile al termine di una rincorsa.
Entrambe erano davvero ispirate, e così ne è venuto fuori un match dalla profondità media di palla impressionante, che ha obbligato le giocatrici a coprire un campo molto più lungo e largo del solito. No, non aveva dimensioni differenti, ma se lo scambio è basato su parabole molto profonde e/o molto angolate, magari alternate a palle corte improvvise (e tutte e due le hanno utilizzate), la porzione di terreno da coprire si dilata in modo esponenziale, e i metri da fare tra un colpo e l’altro aumentano di parecchio.
Purtroppo non conosco il dato della distanza complessiva percorsa, ma disponiamo di un’altra statistica che evidenzia l’eccezionalità del match. Ci sono stati in totale 40 scambi tra 1 e 4 colpi (20 vinti a testa); 56 scambi fra 5 e 8 colpi (31 vinti da Shnaider, 25 da Chwalinska) e addirittura 55 scambi oltre i 9 colpi (di questi 19 vinti da Shnaider e ben 36 da Chwalinska). Sottolineo quest’ultimo dato: 55 scambi su 151 sono il 36,4% del totale. Giusto per dare un raffronto: nel match precedente tra Shnaider e Sabalenka, gli scambi oltre i 9 colpi erano stati solo l’11,7% (22 su 188).
In sostanza, anche se di soli due set, è stato un match fisicamente massacrante: scambi lunghi, con tanti metri da percorrere e continue variazioni di ritmo che obbligavano a corse di intensità differente, sia in orizzontale che in verticale. Sono state 2 ore e 10 minuti di gioco che, sono convinto, hanno pesato sul fisico delle protagoniste più di certe partite da tre ore con scambi “normali”. Secondo me questo sforzo ha lasciato delle scorie che sono emerse anche nella finale: contro Andreeva, Maja è sembrata meno brillante soprattutto nei recuperi in allungo dalla parte del dritto, rendendo più semplice per Mirra sfondare sulla diagonale sinistra.
C’è un ultimo tema della semifinale che merita di essere affrontato, ed è quello della lettura più o meno anticipata delle intenzioni dell’avversaria. Qui occorre una piccola premessa: nella sua vittoria contro Sabalenka, a un certo punto Shnaider aveva deciso di rischiare di più non solo sul piano offensivo (cioè spingendo di più la palla), ma anche sul piano difensivo. Cosa significa rischiare di più sul piano difensivo? Significa muoversi un attimo prima del consueto verso la parte di campo nella quale si suppone l’avversaria indirizzerà la palla, per avere più tempo per colpire ed essere più efficiente nella replica. Questa scelta espone a dei rischi, perché l’antidoto per punire l’anticipo difensivo esiste, ed è il contropiede. Colpevolmente Sabalenka non se ne è resa conto, non l’ha praticamente mai utilizzato e anche per questo ha finito per compromettere tutto.
Nella semifinale tra mancine, invece, nella sottile arte della lettura dei tempi avversari (e nella capacità di usare con astuzia il contropiede) ha avuto quasi sempre la meglio Chwalinska. Avere la meglio sotto questo aspetto significa in sostanza essere state più lucide in campo: un’altra sfaccettatura del gioco, quindi, che fa sempre riferimento all’intelligenza tennistica.
Se teniamo presenti tutti questi aspetti, diventa più facile capire anche il risultato della finale contro Andreeva. Nella partita decisiva del Roland Garros, Chwalinska ha trovato di fronte la giocatrice che, tra le tenniste di vertice, è forse la più forte proprio sul piano della intelligenza tennistica. E se questo elemento era in equilibrio, inevitabilmente a fare la differenza sarebbero state altre doti. E così per la prima volta nei match parigini disputati da Maja, sono diventate incolmabili le differenze fisiche e fisico-tecniche: a cominciare dalla potenza del servizio (incomparabile tra Mirra e Maja, come abbiamo visto dai dati) per continuare con quella dei colpi base al rimbalzo.
Malgrado lo squilibrio, non penso sia stata un brutta partita perché, per fortuna, nessuna delle due si è fatta prendere dall’ansia per la prima finale Slam di carriera. Abbiamo comunque assistito a diversi scambi pregevoli, solo che molto più spesso a prevalere era Andreeva, la tennista con più armi a disposizione.
Per chiudere, senza pretendere di approfondire davvero l’argomento, rimane da capire che futuro attende Chwalisnka nel circuito WTA. Nel giro di tre settimane e grazie a nove vittorie consecutive (le tre nelle qualificazioni e le sei nel main draw) Maja è passata dalla posizione 114 alla numero 21 del Ranking. Saprà confermarsi a questi livelli? A me il suo tennis sembra particolarmente efficace sulla terra battuta: capacità tattica, grande manualità, qualità difensive, intelligenza tennistica. Sono tutte doti esaltate soprattutto dalla terra, e in generale da campi non troppo veloci.
Va anche tenuto conto che in molti tornei WTA non c’è il giorno di riposo, e il tennis praticato da Chwalisnka è molto esigente sul piano fisico. Insomma, non sarà semplice reggere l’impatto con le giocatrici più forti senza l’effetto sorpresa e con un servizio che non va oltre i 160 kmh. Non sono molto ottimista sul suo rendimento su campi più veloci, e sul cemento in particolare; però non chiederei di meglio che essere smentito sin dai prossimi appuntamenti del calendario.
