Roland Garros donne: lo Slam dell’intelligenza tennistica

La teenager Mirra Andreeva ha vinto il primo Major della carriera, e lo ha fatto sconfiggendo in finale una delle avversarie meno prevedibili nella storia degli Slam: Maja Chwalinska

Di AGF
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Maja Chwalinska (sinistra) e Mirra Andreeva - Roland Garros 2026 (foto X @wta)

Le partite del Roland Garros di Andreeva

Andreeva era pronta ad andare in fondo in uno Slam? Personalmente ne ho avuto la convinzione in occasione del quarto turno parigino, dopo il successo contro Jil Teichmann. Per due motivi. Il primo mentale; Teichmann aveva appena eliminato Muchova: dopo un periodo difficile aveva fatto il pieno di fiducia e non aveva nulla da perdere. In più vantava un record da “ammazza Top 10” da spaventare qualsiasi giocatrice di vertice: 9 vinte e 9 perse in carriera. Segnalo un dato statistico interessante: in tutta la storia del tennis Open, tra le giocatrici mai state tra le prime venti, solo Petra Cetkovska (con il 52,63%) ha una percentuale di successi contro le Top 10 superiore a Teichmann (dato calcolato tra chi ha almeno dieci partite disputate).

Ma a misurare la tenuta mentale di Mirra non c’era solo questo. Sugli spalti c’era un gruppetto di spettatori che sembravano essere presenti non solo per sostenere Jil, ma anche per mettere alla prova la suscettibilità di Andreeva: a ogni punto che perdeva, anche sugli errori non forzati, esultavano in modo plateale, come se si fosse trattato del match point. Ma Mirra non ha fatto una piega: concentrata sulla partita, non si è fatta distrarre in alcun modo.

Secondo motivo, invece, tecnico-tattico. Per sconfiggere Teichmann, Andreeva ha deciso di insistere sulla diagonale del rovescio, sicuramente il colpo meno forte di Jil. Piccolo dettaglio da non trascurare: Teichmann è mancina, quindi per sollecitarle il rovescio per quasi tutto il match Andreeva ha colpito con il dritto. Una scelta probabilmente impensabile qualche mese fa, che invece ha funzionato alla perfezione; tanto è vero che ha chiuso con margine: 6-3 6-2.

Tenuta mentale e tenuta tecnica: una prova di solidità assoluta. In realtà dopo l’assestamento dei primi turni, tutto il percorso di Andreeva a Parigi è stato di questo tono: 6 game lasciati a Bouzkova (6-4 6-2), 5 a Teichmann, 3 a Cirstea (6-0 6-3), 4 game a Kostyuk (6-1 6-3) in semifinale e 5 a Chwalinska in finale (6-3 6-2). In ogni match Mirra ha cominciato molto concentrata e non ha quasi mai avuto frangenti di flessione mentale. Forse solo al momento di servire per il titolo, sul 6-3 5-1 contro Chwalinska, si è fatta prendere dalla fretta, cercando soluzioni un po’ forzate, e rinviando così il successo al game successivo affrontato in risposta. Ma si tratta davvero di cercare il pelo nell’uovo.

A proposito di colpi di inizio gioco: dopo i primi due match di rodaggio contro Ferro e Bassols Ribera (unica a vincere un set contro di lei), Andreeva ha ingranato anche al servizio, raggiungendo regolarmente almeno i 190 orari di velocità massima, con la punta di 196 kmh in semifinale contro Kostyuk (match disputato con il tetto chiuso). Velocità di questo genere appartengono a poche giocatrici: significa poter disporre nel proprio repertorio di un’arma in più che può fare molto comodo in alcuni frangenti. Questi numeri al servizio sono anche la prova della maturazione fisica compiuta nelle ultime stagioni da Andreeva; rispetto a quando si è affermata sul circuito, è innegabile sia cresciuta nella potenza del colpo di inizio gioco, ma non solo in quello.

Della finale contro Chwalinska parlerò nella seconda parte dell’articolo, qui voglio chiudere con qualche considerazione sulla semifinale contro Marta Kostyuk. Al di là della classifica (Kostyuk era “solo” testa di serie numero 15), Marta era una delle avversarie più pericolose e considerate del torneo. Sulla terra aveva giocato a Rouen e a Madrid, vincendo entrambi i tornei. E visto che aveva rinunciato a Roma, di fatto era imbattuta nella stagione sul rosso: ben 16 successi consecutivi (5 a Rouen, 6 a Madrid, 5 a Parigi nei turni precedenti). Aveva sconfitto la stessa Andreeva a Madrid, mentre a Parigi aveva eliminato Swiatek e Svitolina. Insomma, non era un caso se anche per le quote dei bookmaker alla vigilia del loro confronto risultasse favorita (circa 1,70 a 2,10).

Forse proprio per la responsabilità che pesa sulla favorita, Marta ha cominciato il match un po’ contratta (con qualche doppio fallo e qualche gratuito di dritto di troppo). Ebbene, è bastata la partenza sottotono a indirizzare la partita: Andreeva è apparsa immediatamente centratissima e concentrata; ha preso il vantaggio all’avvio e non si è più fatta raggiungere. E quando nel secondo set Kostyuk ha provato a reagire recuperando il break di svantaggio (da 1-4 a 3-4), Mirra ha ulteriormente alzato il livello, chiudendo la partita grazie a un controbreak decisivo.

Nel corso degli scambi, Kostyuk ha faticato soprattutto a gestire le palle dal rimbalzo alto dalla parte del dritto; ne ha sbagliate diverse, ma anche perché Mirra è stata “diabolicamente” lucida, visto che gliene ha fatte giocare parecchie, raccogliendo quasi sempre il quindici. Per gli statistici la maggior parte di questi punti risulteranno generici “errori di dritto non forzati”; però quando arrivano quasi tutti sullo stesso tipo di traiettoria, diventa quasi obbligatorio considerare anche la capacità dell’avversaria di costruire la situazione ideale per favorire l’errore.

Quando ha cominciato a vincere da sedicenne, avevo accostato Andreeva a Martina Hingis: nessuna giocatrice degli anni recenti mi era sembrata così naturalmente capace di interpretare il gioco come sapeva fare Martina allora, e come riesce oggi a Mirra. Sotto questo aspetto non ho cambiato idea, ma la Andreeva diciannovenne comincia ad essere una giocatrice dalla palla ben più pesante di quella di Hingis. Alla fine del secolo scorso Martina aveva subìto l’avvento del cosiddetto Power Tennis, e da un certo momento in poi aveva faticato a reggere il confronto contro avversarie come le sorelle Williams e Lindsay Davenport. Con gli ultimi progressi fisici, direi che Mira non corre questo genere di rischio.

In diverse occasioni Andreeva ha raccontato come le venga naturale sviluppare gli scambi. In più è affiancata da una allenatrice espertissima come Conchita Martinez. Avere coach in grado di dare suggerimenti tecnico-tattici efficaci è di sicuro un grande vantaggio, ma sono anche convinto che, per quanto un allenatore possa essere competente, alla fine rimane fondamentale la predisposizione di chi sta in campo. Perché il tennis è un confronto a due che si svolge a velocità incalzante, e già avere l’abilità di reagire in pochi istanti è molto difficile. Ma reagire in pochi istanti scegliendo sempre e costantemente il colpo migliore, è una dote ancora più rara.

È come affrontare un confronto dialettico: in pochi sono in grado di trovare regolarmente la replica fulminante che annichilisce l’antagonista; gli altri il più delle volte si devono accontentare di quello che i francesi chiamano “esprit de l’escalier”. Da spettatori giudichiamo il tennis seduti in poltrona, e critichiamo chi sta in campo, che deve agire in una frazione di secondo, mentre corre e insegue la palla: in una situazione del genere compiere scelte sbagliate è quasi inevitabile. Ecco, perché il Roland Garros di Andreeva, che nell’arco di tutto il torneo ha invece sbagliato pochissime scelte, risulta un autentico esempio di intelligenza tennistica.

a pagina 3: Maja Chwalinska

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