Zach Heinzerling è il regista americano della serie documentario RAFA, l’ultima prodotta da Netflix e dedicata alla leggenda del tennis Rafael Nadal. Il regista texano è un volto noto a Hollywood: già candidato all’Oscar nel 2013 per il Miglior Documetario con Cutie and the Boxer, ha vinto in carriera anche un Emmy Award.
La sua ultima fatica è il documentario in quattro episodi sul campione spagnolo, presentato in anteprima alla stampa a fine maggio, e dal 29 dello stesso mese visibile sulla piattaforma streaming di Netflix. Per lavorare con lui, sostiene il regista, “è fondamentale restare curiosi ed evitare la venerazione. Il mio compito non era proteggere il mito di Rafa né demolirlo, ma osservarlo con onestà”.
Per l’occasione si è tenuta la conferenza stampa di presentazione, alla presenza dello stesso Zach Heinzerling e di Nadal. Il regista americano ha raccontato la genesi del documentario, e i retroscena sulla lavorazione del progetto.
“La domanda che mi sono posto prima di cominciare a lavorarci è stata: chi è Rafa, al di là di tutti i suoi successi? Rafa è uno degli atleti più riconoscibili al mondo, ma si conosce relativamente poco della sua vita interiore. Chi è lontano dai campi da tennis? Cosa lo motiva?”
Una delle difficolta per il regista era trovare dei riscontri sul Nadal privato, dato che non esistevano altri documentari precedenti al suo che scavassero nella vita privato del maiorchino.
“Rafa è estremamente riservato; per gran parte della sua carriera è riuscito a sottrarsi all’attenzione dei media. Non esistono altri documentari su di lui e poco è stato scritto dopo l’uscita di un libro nel 2011. Mi è apparso subito chiaro che, per capire davvero Rafa, avevo bisogno di tempo. Non è una persona trasparente né naturalmente incline a fidarsi. Si rivela gradualmente, attraverso la ripetizione, la routine, il comportamento e il modo in cui si muove nel mondo
Per Heinzerling il nocciolo della questione era capire “l’uomo dietro quella modestia e le sue radici psicologiche. “Questo ci ha portato a scoprire aspetti della sua infanzia, in particolare del rapporto con suo zio, che sono stati fondamentali per raccontare la sua storia. Alla fine, molti dei momenti più rivelatori non sono stati conversazioni, ma osservazioni: è in quei momenti che è emerso il vero Rafa”
L’idea del progetto era dunque penetrare dentro quella scorza apparentemente inscalfibile, e scovare la parte emotiva dell’uomo, ha proseguito Heinzerling
Il documentario è stato girato dopo il ritiro di Nadal, dando la possibilità di poter percorrere a ritroso tutta la carriera del 22 volte campione Major. “Ci ha permesso di raccontare contemporaneamente due storie: quella di Rafa che cerca di dire addio nel presente e quella di come sia diventato Rafa“.
La cosa che più ha sorpreso il regista è stata “la disponibilità da parte sua di lasciarci osservare le difficoltà della sua ultima stagione”. Anche perché, prosegue Zach, “all’interno del team c’era una reale convinzione che potesse tornare al massimo livello nel 2024, ma quel ritorno non si è mai concretizzato del tutto. Invece, abbiamo assistito a qualcosa di molto più vulnerabile e umano: il dolore di competere quando il proprio corpo non collabora più e la lotta emotiva necessaria per lasciare andare ciò che ha definito tutta la tua vita”
Una parte importante all’interno della serie è il rapporto di Nadal con il suo corpo, che secondo il regista: “Alla fine, è diventato quasi un personaggio della serie: qualcosa che lo ha portato alla grandezza, ma con cui ha costantemente negoziato, combattuto e che infine è stato costretto ad affrontare”.
Ovviamente, una importante fetta del documentario è incentrata sulle sue grandi rivalità con Federer e Djokovic. “Ho cercato di considerarle meno come rivalità sportive e più come contrasti filosofici”, sostiene Heinzerling. “La rivalità con Roger Federer ha catturato l’immaginazione del pubblico perché sembravano rappresentare due idee opposte del tennis: Federer come artista naturale e senza sforzo, Rafa come guerriero instancabile”
“Con Novak Djokovic, invece, il contrasto è diventato più psicologico. Novak spesso trasmette estrema fiducia e sicurezza, mentre Rafa affronta la competizione attraverso il dubbio, la cautela e la gestione costante della pressione. In molti modi, comprendere Rafa è stato più facile osservandolo in contrasto con gli altri giocatori della sua generazione”
Un’ultima riflessione del regista è dedicata al suo Nadal personale, e ai sacrifici che ha dovuto sopportare per rimanere al vertice del tennis mondiale. Un qualcosa che è stato ispirazione per molti, anche al di fuori del contesto sportivo.
“Ciò che mi ha colpito di più di Rafa non è stata semplicemente la sua capacità di vincere, ma la quantità di sofferenza, disciplina, ripetizione e incertezza che ha reso possibili tutte quelle vittorie. Le persone si ispirano alla sua mentalità: con il duro lavoro e la determinazione si può superare qualsiasi ostacolo”
