Anche tutto il clamore naturalmente causato da Wimbledon e dai Mondiali di calcio in corso, la questione della riforma proposta dall’ATP per trasformare la disciplina del doppio in una succursale del singolare ha comunque trovato spazio sui media tennistici di tutto il mondo. Anche perché c’è stata una grande mobilitazione da parte dei doppisti più in vista (su tutti Andrea Vavassori e Harry Patten) per fare in modo che la questione ottenesse visibilità.
Il doppio secondo l’ATP
La questione è chiara: secondo l’ATP, e in particolare secondo i tornei, il doppio giocato quasi esclusivamente da specialisti non è un prodotto sostenibile. Il 20% del montepremi che il regolamento ATP prevede venga riservato al torneo di doppio non è giustificato dal rapporto tra costi da sostenere e benefici ricavati in termini di biglietti venduti e attrattiva sugli sponsor.
Infatti, nella maggior parte dei tornei, i partecipanti al torneo di doppio sono quasi tutti giocatori che non partecipano al singolare (e, ovviamente, viceversa). Ciò comporta un maggior numero di stanze d’albergo da fornire, necessità di strutture più grandi (spogliatoi, lounge, palestre, sale massaggi, etc…), più campi d’allenamento, più auto per la transportation, etc… E tutto ciò avrebbe come contropartita un interesse quasi nullo da parte di spettatori e sponsor: come già spiegato dall’ex direttore del torneo di Metz, “agli organizzatori viene chiesto di spendere denaro per qualcosa che non frutta guadagno”.
Di conseguenza, la proposta dell’ATP prevederebbe cambiamenti piuttosto drastici:
- Riduzione della percentuale del montepremi dedicato al doppio dal 20 al 9 per cento;
- Riduzione dei tabelloni di doppio a 16 coppie per i Masters 1000 e a 8 coppie per gli ATP 500, 250 e nei Challenger;
- Riforma del ranking di doppio, anche se non si sa ancora in che modo;
- Priorità d’ingresso ai giocatori di singolare nei tabelloni Challenger di doppio.
Quest’ultima condizione segnerebbe di fatto la chiusura dell’unica porta d’ingresso alla carriera di doppista, decretando quindi “l’estinzione della specie” una volta che i doppisti attuali avranno smesso di giocare.
I motivi della scelta: obiettivo “un milione l’anno”
La questione economica è ovviamente il principio trainante di questa proposta: i tornei ritengono i costi da sostenere per il doppio spropositati rispetto ai ritorni generati. Molto meglio creare “torneini” con i giocatori di singolare, che sono quelli che la gente realmente vuole vedere. Ci sarà qualche problema di programmazione in più (chiedete ai direttori dei tornei cosa vuol dire, magari una volta arrivati agli ottavi, avere due o tre giocatori impegnati sia in singolare sia in doppio che devono giocare le partite lo stesso giorno…), ma se si può risparmiare un bel po’ di soldi in alberghi, diarie, palline e transportation, allora ne vale la pena.
E soprattutto, con i soldi risparmiati dal doppio si può aumentare ancora di più i montepremi per i singolaristi. “L’obiettivo è quello di far arrivare a 1 milione di dollari l’anno il guadagno dei primi 70-75 al mondo, “ci spiega Andrea Vavassori. Sostanzialmente si tratta dei giocatori che hanno accesso diretto ai tabelloni principali di singolare nei Masters 1000 con tabelloni da 96.
Al momento la strada è ancora lunga, dal momento che la maggior parte dei guadagni “garantiti” (i.e. i premi per la sconfitta al primo turno) arrivano dagli Slam, ma la direzione appare quella.
A pagina 2 il perchè la proposta arriva adesso
