Perché ora?
La situazione però è questa da parecchio tempo. Già lo scorso anno anche Reilly Opelka aveva espresso una posizione piuttosto netta sul doppio, attirandosi le ire dei colleghi: “Il doppio è per i singolaristi falliti, dovremmo sbarazzarcene. Non esistono gli specialisti del doppio. Non vendono alcun biglietto, ottengono campi di allenamento, fisioterapisti e risorse che poi non tramutano in profitti. E poi si lamentano pure che non guadagnano abbastanza.”
Il fatto è che la suddivisione del montepremi tra singolare e doppio (80/20) non è una tradizione o una linea guida, è proprio una regola scritta nero su bianco nel regolamento ATP. E l’origine di questa regola è da ricercarsi molto probabilmente in una causa intentata dai doppisti al tempo del cambiamento di regolamento che introdusse il no-ad e il super tie-break nel formato del doppio. A guidare quella causa furono i gemelli Bob e Mike Bryan, che sono in stretto contatto con i doppisti attuali e anche a Wimbledon hanno dichiarato di essere disposti ad aiutare i loro colleghi, anche se non hanno spiegato come.
Ovviamente non ci sono conferme ufficiali, ma dalle conversazioni avute durante Wimbledon appare chiaro che quella regola 80/20 fu il risultato di quella causa, partita ai tempi del cambio di regolamento nel 2006 e risolta solamente molti mesi dopo, e che sembra altamente probabile che l’accordo raggiunto per porre fine alla causa contenesse una clausola per una durata almeno ventennale della regola 80/20. E questi 20 anni andrebbero a scadere proprio nel 2028, ovvero quando l’ATP vuole far partire questa riforma.
Zero investimenti
I doppisti lamentano il fatto che l’ATP non ha mai investito nulla sul doppio. Addirittura i giocatori avevano proposto di autotassarsi per creare canali social specifici per il doppio nei quali raccogliere gli highlights, raccontare le storie dei personaggi, spiegare la tecnica e le strategie del doppio (che è molto giocato nei circoli), ma l’ATP non ha concesso l’uso delle immagini. “Bisogna valorizzare le tradizioni, la storia di una disciplina e rispettare anche i giocatori che danno lustro al doppio. Sono convinto che, anche in altri sport, se vendi bene un prodotto puoi vendere qualsiasi cosa. Lo abbiamo visto con il padel e con il pickleball,” ha detto Andrea Vavassori.
“Servirebbe creare un dipartimento del doppio con persone appassionate di doppio, non persone che fanno solo il loro lavoro. Persone che credano nel prodotto e che per un anno ci seguano, realizzino video, facciano conoscere quello che facciamo, come giochiamo, i segni, gli schemi. Molta gente non sa neanche queste cose. Se gliele spieghi, fai video, racconti le carriere, per esempio quella di Pavic, che ha fatto il Golden Slam e che a malapena viene conosciuto, allora qualcosa cambia,” gli ha fatto eco il suo compagno Simone Bolelli.
Anche perché il doppio non può sparire totalmente: durante le fasi finali dei tornei, quando ci sono poche partite di singolare, i doppi servono come riempitivo per valorizzare il biglietto ground che altrimenti perde di significato. Per i tornei è comunque importante poter vendere ground, per offrire un prezzo d’ingresso accessibile a nuovi appassionati oppure alle famiglie. E non bisogna dimenticare che il “modello cinema” è molto utile ai tornei: far entrare uno spettatore, anche con un biglietto molto economico, poi comunque consente di vendere panini, bibite, merchandising, etc…, tutti elementi del mix commerciale che di solito hanno margini molto elevati.
Ora che succede?
Con la maggior parte di tennisti, addetti ai lavori e appassionati concentrata su Wimbledon, non c’è stata possibilità di dare seguito al comunicato stampa dei doppisti rilasciato il 3 luglio scorso. Sinner era stato interpellato sulla quesitone e ha declinato di commentare perché non aveva avuto occasione di informarsi adeguatamente.
Difficile pensare che non si arrivi allo scontro con l’ingresso in campo di qualche studio legale. Tuttavia al momento appare difficile trovare un appiglio cui i doppisti possano aggrapparsi: la governance del Tour è contro di loro, con tornei e singolaristi sicuramente a favore della riforma e quindi con in tasca il numero sufficiente di voti per l’approvazione.
Il gioco del doppio in sé non è in pericolo, rimarrà comunque parte del gioco, delle gare a squadre, della Coppa Davis e delle Olimpiadi. Quello che potrebbe essere in pericolo è il concetto di “doppista professionista”.
Come dice sempre Sinner, “vedremo cosa accadrà.”
