Riforma doppio, l’attacco dello specialista: “I singolaristi non hanno rispetto né per il gioco né per il pubblico”

Intervenuto al podcast Changeover, Robin Haase ha tratteggiato le criticità della riforma: "Ho parlato con molti singolaristi e non ho evidenziato questa forte ostilità per il doppio"

Di Cipriano Colonna
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Jamie e Andy Murray - Wimbledon 2024 (foto X @wimbledon)

La possibile riforma dell’ATP, messa sul tavolo con applicazione a partire dal 2028, volta a modificare lo stato attuale del doppiocon tabelloni ridotti e montepremi dimezzaticontinua a far discutere. In particolar modo, sono gli specialisti della disciplina a muovere le critiche più feroci con il chiaro intento di proteggere la loro nicchia di professionisti della racchetta: chiedere a Henry Patten e i gemelli Bryan.

Una rivoluzione, che qualora andasse effettivamente in porto metterebbe a serio rischio la carriera di quei giocatori che tramite il doppio avviano un personale percorso di crescita anche nella loro carriera di singolaristi. Totalmente opposta è stata invece la reazione di coloro che dominano il circuito mondiale, i tennisti al vertice del ranking ATP sono toccati marginalmente da questa potenziale cambiamento. Il doppio è un’attività a cui si dedicano sporadicamente e altrettanto flebile è stato il loro moto di protesta.

La posizione fuori dal coro

Difatti, anche all’interno del consiglio dell’ATP le posizioni assunte sinora sono assolutamente divergenti. Tra queste, ha raccolto parecchio stupore quella dell’olandese Robin Haase: veterano della specialità che dopo una buonissima carriera in singolare (best ranking al n°33 con due titoli conquistati) ha intrapreso con grande successo la carriera da doppista. Ospite del podcast Changeover, il trentanovenne orange si è soffermato proprio sulle modifiche che apporterebbe al doppio la riforma e più nello specifico gli è stato posto il seguente quesito: ‘Qualora il montepremi del tabellone di doppio fosse stato dimezzato, al tempo in cui eri 30 del mondo in singolare ti saresti comunque iscritto?’ “Assolutamente sì, perché penso in modo diverso dal 90% dei giocatori nel circuito. Il tennis, per me, è prima di tutto qualcosa che amo fare. Che si tratti di singolare o doppio, non fa differenza. Ammetto che divertivo di più in singolare, ma semplicemente perché adoravo quella disciplina e potevo concentrarmi esclusivamente su me stesso. Tuttavia, poter giocare condividendo il campo con qualcuno con cui hai un buon rapporto per intrattenere il pubblico, lo trovo fantastico“.

L’importanza del doppio per il singolare

Inoltre, il doppio mi è stato utilissimo anche per il singolare poiché si basa su servizio, risposta, volée e rapidità di esecuzione. Se non avessi giocato il doppio, avrei comunque impiegato quel tempo per allenarmi su quegli aspetti che ho sempre amato. Per me, la partita rimane il miglior allenamento possibile perché mette insieme tutti gli elementi oltretutto adoro veramente giocare“.

La critica verso l’atteggiamento dei singolaristi

E’ proprio su questo concetto che il mio modo di pensare si discosta da quello altrui. Gli organizzatori dei tornei investono moltissimi soldi e tantissime energie per allestire un evento. Se sono presente al quel torneo do sempre il massimo, che sia singolare o doppio. Vado in campo per intrattenere il pubblico e garantire agli spettatori una bella partita da vedere. Ormai questo tipo di approccio è quasi del tutto scomparso. A molti singolaristi questo aspetto non sembra avere molto peso. Vediamo decisioni di ritirarsi dai tornei o dagli stessi match prese con estrema facilità. E per quanto possa sembrare duro, direi quasi che non hanno rispetto né per il gioco né per il pubblico. E questo è davvero un peccato“.

Un’avversione incomprensibile, solo all’apparenza

L’ultima cosa che vorrei sottolineare è che bisognerebbe dialogare con i singolaristi, chiedendo loro cosa effettivamente guadagnerebbero da questa riforma e cosa effettivamente li infastidisce del doppio come è strutturato ora. Se esiste un problema, quale sarebbe esattamente? Ho parlato con diversi singolaristi e non ho evidenziato questa forte ostilità nei confronti del doppio. La matrice principale dietro alla nascita di questa riforma è di natura economia, ovvero i doppisti guadagnerebbero troppo in rapporto al sistema attuale. E allora la vera domanda è: ok, va bene ma chi sarebbe esattamente a guadagnare troppo?“.

L’interrogativo finale di Haase ci dimostra come all’interno degli spogliatoi non ci sia affatto unità e visione comune tra i tennisti. E questo forse rappresenterà il colpo di grazia definitivo al mondo degli specialisti. C’è chi addirittura ha paventato l’ipotesi di un circuito autonomo, distaccato da quello dei singolaristi. Una tale spaccatura sarebbe però insostenibile economicamente per i doppisti. Ma la vera domanda delle domande è, se evidentemente – come sostengono Haase e company – c’è ancora interesse da parte degli spettatori nei confronti del doppio; allora è necessaria un’azione per rilanciare il movimento e riportarlo al centro dell’attenzione. L’ATP, tuttavia, sembra rivolta altrove mossa da interessi che non collimano con il doppio e con la natura peculiare degli specialisti.

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