Naomi Osaka non sta lasciando quasi nulla per strada. Con un perentorio 6-1 6-2 la nipponica ha disposto di Elise Mertens al terzo turno del National Bank Open presented by Rogers, dimostrando ancora una volta la sua caratura da aprile a oggi contro le tenniste fuori dalla top 20 (è 15- 1, l’unica sconfitta l’ha subita a Washington contro Alexandra Eala, attualmente numero 20 del ranking). Senza mai subire break, la finalista uscente ha condotto il match a suon di servizi vincenti – ha intascato l’85% dei punti con la prima in campo – e di ottimi game in risposta.
“Ogni volta che gioco qui è davvero dura”, ha affermato la numero 13 del mondo, che domenica andrà in cerca del suo primo quarto di finale stagionale in un 1000. “Credo che oggi mi sia concentrata solo su ciò che potevo controllare, ovvero gli errori non forzati, oltre a servizio e risposta”, ha continuato Osaka, che a seguito del match giocato contro la belga è intervenuta in conferenza stampa per rispondere alle domande dei giornalisti.
D: La tua prossima avversaria sarà Leylah Fernandez. L’hai già affrontata due volte in passato, e in entrambe le partite avete giocato tre set. Cosa la rende un’avversaria così difficile e come pensi che sarà l’atmosfera?
Naomi Osaka: “Penso che sia difficile [giocarci contro] perché è mancina. Ovviamente non ci sono molte mancine nel circuito, quindi mi ci vuole un po’ per abituarmi. Credo che abbia un ottimo atteggiamento in campo, non l’ho mai vista abbattuta. Continua sempre a lottare. È una cosa di lei che apprezzo molto. L’atmosfera? Leylah è canadese, quindi spero che sarà davvero fantastica e divertente”.
D: Quando ti alleni con qualcuna e poi finisci per giocare proprio contro di lei nel breve termine, questo ti aiuta in qualche modo?
Naomi Osaka: “Sì e no. A dire il vero, ho giocato davvero male [quando ci siamo allenate insieme]. Spero che magari lei pensi che giocherò così male, e che venga quindi colta alla sprovvista (sorride, ndr). In realtà non credo proprio. Sono il tipo di persona a cui non importa granché degli allenamenti. Non tiro a tutta i colpi o cose del genere. Ma è stato bello giocare contro di lei perché, come ho detto, non ci sono molte mancine nel circuito. Penso che sia una cosa soggettiva”.
D: Qual è la sfida più grande quando si deve affrontare una giocatrice mancina? C’è un colpo in particolare che dà fastidio?
Naomi Osaka: “Non vorrei dirtelo (ride, ndr). A parte gli scherzi, penso che per tutti sia il servizio. Ad esempio, se ripenso alle partite più difficili che ho giocato, quelle contro Kvitova erano davvero toste per me, perché il suo servizio era pazzesco. A parte il fatto che è molto alta, trovava proprio una traiettoria insidiosa. Ci vuole un po’ per abituarsi”.
D: Per te lo US Open è una questione di ‘tutto o niente’? Nel senso che se va bene il torneo è tutto positivo, ma se le cose non dovessero andare come vorresti, rimarresti comunque più o meno la stessa o no?
Naomi Osaka: “È una domanda difficile. Penso che se dovessi scegliere un torneo da considerare come la mia ‘casa’, sarebbe proprio quello. Mi mettevo molta pressione. Ricordo il primo anno in cui sono tornata dopo aver avuto mia figlia: indossavo l’abito con il fiocco e ho giocato contro Muchova. Ricordo di aver perso quella partita e di essermi seduta nel parcheggio a piangere a dirotto, semplicemente perché quel torneo significava tantissimo per me.
Ovviamente l’anno scorso sono andata bene e volevo arrivare in finale. Ma Amanda (Anisimova, ndr) ha giocato in modo pazzesco, quindi non ero nemmeno arrabbiata. Ma sì, se mi chiedi se mi metto molta pressione addosso per quel torneo in particolare, la risposta è sì. E di solito le cose vanno per il verso giusto. Ma se, Dio non voglia, dovesse succedere qualcosa, sarebbe un vero disastro. Ma almeno avrò comunque potuto sfoggiare il mio bell’outfit (ride, ndr)”.
