C’è un modo di raccontare la stagione 2026 che, fino a un certo punto, corrisponde a quello che era sensato aspettarsi: Jannik Sinner numero 1 del mondo, a pari titoli Slam con il primo (e unico) rivale Carlos Alcaraz, Djokovic che non perde da chiunque nei Major (che non siano sulla terra), gli altri a inseguire con qualche fiammata a cui faticano a dare seguito, Zverev… Ecco il primo punto di rottura con la prima stesura del copione, Sascha vincitore Slam non era ragionevolmente pronosticabile dal 2019. E gli attesissimi duelli tra Jannik e Carlos? Uno solo, vinto dall’azzurro 7-6(5) 6-3, e nemmeno questo granché, tutt’altro, gli ultimi due punti del tie-break lo testimoniano, speriamo senza vento la prossima volta.
Dei potenziali “terzi incomodi” si sperava in una maturazione o, a seconda dei casi, che il fisico cominciasse a sostenere il livello di tennis, esibito in più di un’occasione, necessario per giocarsela con Sinner e Alcaraz. Invece, succede che forse neanche i corpi di Jannik e Carlos riescono a sostenere il proprio tennis. Ma, prima di farci trainare in un vortice di pessimismo tra ipotesi e interpretazioni, andiamo a vedere cosa ci racconta il metro oggettivo del 2026 fino alla vigilia dello US Open, primo Slam che Sinner salterà in carriera e che dovrebbe abbracciare il rientro di Alcaraz. Parliamo quindi della Race, la classifica che tiene conto solo dei risultati conseguiti nella stagione corrente.
Sinner e Zverev già qualificati
Fermo dal titolo di Wimbledon con il problema al ginocchio destro che sembra aver attirato l’attenzione anche dei media non specializzati, Jannik non solo ha iniziato la sua 86^ settimana complessiva in vetta al ranking, ma è primo anche nella Race con 7.960 punti. E, insieme a Zverev (6.650), è già matematicamente qualificato per le ATP Finals. Alle loro spalle, la corsa per uno dei sei posti rimanenti a Torino è particolarmente serrata e avvincente: se a separare il terzo dall’ottavo posto ci sono solo 1.120 punti, cosa dire degli appena 775 che separano il n. 22 (Lehecka) dall’ottava piazza, quel traguardo minimo verso il quale stanno correndo speranzosi (almeno) quattordici tennisti?
Da Alcaraz a Shelton
Rimasto fuori dai giochi da aprile e atteso a New York, il terzo della Race è Carlos Alcaraz, il cui bottino è per la quasi totalità composto dai punti ottenuti con i trionfi all’Australian Open e Doha, la citata finale di Monte Carlo e la semi di Indian Wells. Pur lontanissimo dai primi due, i 3.650 punti non precludono a Carlos addirittura la possibilità di chiudere l’anno in vetta al ranking.
Quarto con 3.430 punti un altro azzurro, Flavio Cobolli, che ogni tanto stecca dei match ma infila pure delle strisce invidiabili: la vittoria ad Acapulco, le finali al Roland Garros e a Monaco di Baviera, la semi a Cincinnati e i quarti a Wimbledon.
La vittoria in Ohio ha prepotentemente rilanciato le azioni di Arthur Fil, 3.140 punti di cui solo 50 nei tornei del Grande Slam. D’altra parte, se sei rotto e non giochi oppure sull’erba trovi Matteo Berrettini, ti tocca accumulare nei tornei ATP, che poi è l’associazione di cui fai parte – quindi bene così. Il suo drittone, il più pesante del Tour nel 2025 (primo per rotazione e per velocità) ha dimostrato di funzionare molto bene anche sul cemento, la fase difensiva con i recuperi aggressivi in open stance c’è tutta e l’unico interrogativo rimane l’integrità fisica.
Superato dal francese, al sesto posto c’è Ben Shelton, 3,130 punti, vincitore a Montreal ma subito eliminato a Cincinnati: avrà pagato i due tornei ravvicinati o il fatto di essere colui che ha vinto un match negli ultimi due Slam? In ogni caso, Shelton (ben 17 tornei finora) vanta i quarti a Melbourne e i titoli in Baviera, a Dallas e Stoccarda.
Sotto quota 3.000
Settimo con 2.580 punti troviamo Daniil Medvedev. La finale a Indian Wells, la semi a Roma, i titoli a Dubai e Brisbane sono le sorgenti di gran parte del suo bottino. Male finora il suo swing nordamericano, tanto che lo troveremo a Winston-Salem, il suo diciassettesimo torneo in stagione.
Chiude la lista degli otto Frances Tiafoe, 2.530 punti, in gran parte arrivati dal titolo ad Halle e dalle finali di Cincinnati e Acapulco. Anche per lui 17 tornei.
Inseguitori d’eccezione
Primo a far sentire il proprio fiato sul collo a Tiafoe è Rafael Jodar a quota 2.499. Del diciannovenne spagnolo si può supporre che abbia superato gli obiettivi fissati a inizio stagione. Così, giusto per fornire un esempio di understatement.
Da un lato chi gioca tanto – o perlomeno partecipa a parecchi tornei –, dall’altro chi centellina le proprie apparizioni. A dispetto dei sei eventi a cui ha preso parte e di un bilancio di 14 vittorie e 6 sconfitte, Novak Djokovic è 11° della Race a 210 punti dall’ottava piazza. Dei suoi 2.320 punti, 2.100 arrivano dalla finale in Australia e dalla semi a Wimbledon. Altri 100 per il terzo turno a Parigi e, insomma, diciamo che è all’estremo opposto di Fils per quanto riguarda la fonte degli approvvigionamenti.
Gli altri azzurri
Con Jannik già dentro e Flavio in buona posizione, vediamo se l’Italia può ambire a portare addirittura tre rappresentanti alle ATP Finals. Luciano Darderi è 17°, 1.900 punti, e si appresta a giocare, nella Carolina del Nord, il torneo numero 22 del suo 2026. Il risultato pià prestigioso è la semifinale agli Internazionali, ma ci sono anche il titolo a Santiago, le finali a Buenos Aires e Bastad, oltre ai quarti in Canada. Il suo bilancio stagionale sul duro è di 7-7, contro l’8-28 degli anni precedenti. Lui ci crede e di sicuro non saremo noi a contraddirlo. Solo 27°, Lorenzo Musetti (1.235 punti) ha perso la maggior parte della stagione per i problemi fisici che hanno interrotto il gran tennis che stava sfoderando in Australia. A Cincinnati è stato capace di sfruttare un buon corridoio per arrivare ai quarti, in attesa di ritrovare la sua forma ottimale.
