ATP Shanghai, Davidovich Fokina: “Due mesi a casa. Non è stato poi così male stare con mia moglie”

"Non avrei dovuto continuare a Wimbledon", ha ammesso Alejandro Davidovich Fokina da Shanghai. "È stata dura guardare gli altri giocare"

Di Fabio Barera
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Alejandro Davidovich Fokina - ATP Shanghai 2026 (@ X ATPTourenEspanol)

Alejandro Davidovich Fokina è il primo semifinalista del Rolex Shanghai Masters 2026 grazie anche al ritiro di Arthur Gea sul 4-1 40-0 nel primo set. Lo spagnolo, che è stato costretto a saltare quasi due mesi a causa di un infortunio alla schiena rimediato a Wimbledon, da quando è rientrato nel circuito ha conquistato il titolo a Chengdu ed ha raggiunto il penultimo atto nel ‘1000’ cinese, dove attende uno tra Alexander Zverev e Alex de Minaur. Dopo i 24′ giocati, si è presentato in conferenza stampa per rispondere alle domande dei giornalisti presenti. Eccone, dunque, un estratto.

D: Una conclusione sfortunata per la partita, ma considerando che hai disputato due incontri molto difficili in precedenza, è un bene che sia finita in fretta?
Alejandro Davidovich Fokina
: “Sì, mi dispiace per Arthur. Stavo giocando bene, volevo disputare una bella partita per capire a che punto sono. Sono molto felice di essere arrivato a un’altra semifinale, di godermi questo momento, e lo sono anche per tutti quelli che fanno parte della mia squadra. Oggi mi prenderò un giorno di riposo per rilassarmi un po’”.

D: Sembri sciolto e dai la sensazione di divertirti molto. Qual è l’aspetto di questa esperienza che ti soddisfa di più?
Alejandro Davidovich Fokina: “Ho avuto molto tempo a disposizione, quando sono stato a casa per due mesi. Quindi ho riflettuto su come migliorarmi in campo. Ne ho parlato a lungo con mia moglie e con il mio team, per capire se avrò ancora 10 anni di carriera davanti a me, cosa voglio dimostrare a me stesso e cosa voglio mostrare agli altri. Non è stata una decisione facile, ma ora voglio esprimermi, giocare come desidero e mostrare al mondo chi sono“.

D: Hai trascorso solo 22 minuti in campo, puoi dirci quando hai notato che le cose stavano andando male per il tuo avversario?
Alejandro Davidovich Fokina: “Non ho visto nulla. Ha chiesto l’intervento del fisioterapista, e ora non ricordo se fosse sul 3-2 o sul 3-1, non me lo ricordo. L’ho visto chiamare il fisioterapista, quindi ho capito che qualcosa non andava, ma non si sa mai cosa stia succedendo. Anch’io ho chiamato il fisioterapista due volte questa settimana, ma era solo per una crema per il raffreddore. Nel primo game dopo l’intervento del fisioterapista, mi sono detto: «C’è qualcosa che non va, facciamolo giocare e vediamo come si muove, così capiremo se è qualcosa di grave o meno». Mi dispiace per lui, ma alla fine sono contento di essere passato al turno successivo”.

D. Ti è mai capitato prima, magari in un torneo del Grande Slam, di passare tre giorni senza giocare molto a tennis?
Alejandro Davidovich Fokina: “Pensi che abbia bisogno di giocare a tennis dopo le partite contro Tiafoe e Hurkacz? Non credo proprio (ride). Sono abbastanza a mio agio con il tennis, non ho bisogno di altro ritmo. Il mio corpo ha bisogno di recuperare. Sono stato fuori per molto tempo e, dopo questo tipo di partite, il mio corpo deve recuperare”.

D: Hai parlato dell’infortunio. Puoi riflettere su questi due mesi? Come hai gestito mentalmente la situazione per tornare a giocare come stai facendo adesso?
Alejandro Davidovich Fokina: “È una storia lunga da raccontare. Nella prima partita a Wimbledon, ho avuto problemi alla schiena. Ho continuato a giocare a Wimbledon, ma non avrei dovuto. Stavo giocando molto bene, quindi non potevo mollare. In seguito ho fatto una risonanza magnetica e tutti gli esami del caso, e ho scoperto di avere una protrusione, quasi un’ernia, quindi mi sono preso un po’ di tempo. Dopo aver giocato a Umago, la schiena non andava bene. A quel punto abbiamo deciso di fermarci, per recuperare bene. Pensavo di poter giocare a Cincinnati e agli US Open, ma il mio corpo mi ha costretto a stare tre settimane senza tennis, limitandomi solo agli esercizi per la schiena”.

“Ricominciare a giocare a tennis non è facile se non si è al 100%. Non volevo andare a Cincinnati al 50%. Mentalmente è stata molto dura, perché volevo giocare lo swing americano, mi piace sempre molto. La mia schiena non era pronta. È stata davvero dura, vedere come se la cavano gli altri negli ultimi turni mentre tu sei a casa a guardare. Molti giocatori vivono situazioni simili, ma so come gestire la situazione, come mantenere la calma. Stare a casa con mia moglie alla fine non è stato poi così male, perché non passiamo molto tempo a casa. Trascorrere due mesi a casa è stato molto bello”.

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