L’accusa di Hantuchova: “A Madrid c’era il blackout e Swiatek voleva il pollo caldo”

L'ex numero 5 del mondo, nello staff dell'organizzazione del 1000 madrileno, critica l'atteggiamento delle migliori giocatrici del circuito e racconta alcuni episodi avvenuti quest'anno. E il confronto con Sinner e Alcaraz è impietoso...

Di Carlo Galati
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Iga Swiatek – WTA Madrid 2025 (foto via Twitter @MutuaMadridOpen)

Dieci minuti del proprio tempo per incontrare uno sponsor. Una richiesta che, secondo Daniela Hantuchova, sarebbe stata sufficiente per ricevere una serie di rifiuti dalle migliori giocatrici del circuito WTA. Non altrettanto sarebbe accaduto con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, disponibili a soddisfare le esigenze degli organizzatori. È da questa differenza di atteggiamento che l’ex numero 5 del mondo parte per una critica piuttosto severa al tennis femminile, nel quale, a suo giudizio, la crescente attenzione verso i guadagni non sarebbe accompagnata da un altrettanto forte senso di responsabilità nei confronti dello sport.

La slovacca, sette titoli WTA in singolare e un passato da protagonista del circuito, è intervenuta nel podcast Kanar+dell’emittente ceca Canal+ Sport, raccontando alcuni retroscena della propria esperienza al Mutua Madrid Open, dove dal 2024 si occupa dei rapporti tra giocatrici, organizzazione e media.

“Vogliono guadagnare sempre di più e pensano di non dover fare nulla per il tennis”, ha dichiarato Hantuchova, senza nascondere la propria delusione per alcuni comportamenti osservati dietro le quinte.

Dieci minuti per uno sponsor: i no delle tenniste e i sì di Sinner e Alcaraz

Il primo episodio riguarda proprio gli impegni promozionali. Hantuchova ha raccontato di aver chiesto ad alcune delle migliori giocatrici del mondo di dedicare una decina di minuti a uno degli sponsor principali del torneo madrileno. Una breve intervista, nulla che richiedesse particolari sacrifici in termini di tempo o preparazione. Eppure, secondo la sua ricostruzione, nessuna delle tenniste appartenenti alle prime cinque posizioni della classifica avrebbe accettato.

Diversa, sempre stando alle parole dell’ex giocatrice, la risposta ricevuta da Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, che avrebbero dato la propria disponibilità senza particolari difficoltà.

Un confronto che Hantuchova utilizza per sottolineare quella che considera una contraddizione del circuito femminile: chiedere condizioni economiche sempre migliori, senza mostrare la stessa disponibilità a contribuire alla promozione del prodotto tennis.

Naturalmente, dieci minuti possono avere un peso diverso all’interno di programmi già particolarmente impegnativi, e il rifiuto di un’iniziativa commerciale non equivale necessariamente a uno scarso interesse per la crescita del movimento. Resta però il problema sollevato dalla slovacca, che conosce entrambe le facce del circuito, prima da giocatrice e adesso dall’interno dell’organizzazione di uno dei tornei più importanti della stagione.

Swiatek, i vestiti da lavare e il pollo caldo durante il blackout

La parte più sorprendente dell’intervento, in attesa di eventuali smentite, riguarda Iga Swiatek, protagonista di due episodi che Hantuchova ha raccontato per spiegare quanto, a suo giudizio, sia cambiato l’atteggiamento delle nuove generazioni.

Il primo risale alla sua esperienza organizzativa a Madrid, quando la polacca le avrebbe consegnato alcuni indumenti sporchi chiedendole cosa avrebbe dovuto farne.

“Iga mi ha portato personalmente i suoi vestiti da lavare, chiedendomi cosa farne. Non riesco a immaginare di rivolgermi in questo modo a una persona appartenente a una generazione precedente alla mia”, ha raccontato l’ex tennista, spiegando di essersi poi occupata personalmente della questione.

Ancora più particolare il secondo episodio, relativo al blackout che il 28 aprile 2025 paralizzò gran parte della Spagna, costringendo anche il torneo di Madrid a sospendere il programma.

In quelle ore, con la corrente elettrica interrotta e gli organizzatori impegnati a gestire una situazione di emergenza, Daria Abramowicz, psicologa e preparatrice mentale di Swiatek, avrebbe chiesto che venisse servito del pollo caldo alle undici del mattino, prima della partita.

“Era una situazione gravissima, un vero caos. Stavamo distribuendo panini per cena, quello che riuscivamo a trovare. E la mattina seguente mi è arrivata la richiesta di pollo caldo. Cosa avrei dovuto fare, accendere un falò per scaldarlo? Non si rendevano conto di quello che stava succedendo”, ha spiegato Hantuchova.

Due episodi riferiti dalla slovacca, sui quali non risulta al momento una replica delle dirette interessate, ma che l’ex giocatrice considera emblematici di un atteggiamento nel quale le esigenze individuali sembrerebbero avere la precedenza su qualsiasi altra considerazione.

Una posizione che Hantuchova sostiene da tempo

Le dichiarazioni non rappresentano, in realtà, una novità assoluta nel pensiero della slovacca. Già nell’ottobre del 2023, come avevamo raccontato su Ubitennis, Hantuchova aveva espresso giudizi altrettanto severi nei confronti delle colleghe più giovani.

“Il mondo del tennis oggigiorno appare viziato. In particolar modo il circuito femminile”, aveva dichiarato, aggiungendo che le giocatrici non erano certo costrette ad alzarsi alle quattro del mattino per lavorare in miniera.

All’epoca aveva comunque riconosciuto la legittimità delle lamentele relative al calendario, ai continui spostamenti e alle conseguenze fisiche di una stagione particolarmente impegnativa. Un problema che aveva vissuto personalmente e che aveva contribuito alla sua decisione di ritirarsi.

La distinzione, oggi come allora, è tra la richiesta di condizioni migliori e la consapevolezza delle responsabilità che accompagnano lo status di atleta professionista.

Le parole di Hantuchova arrivano peraltro in una fase nella quale il rapporto tra giocatrici, organizzatori e circuito continua a essere oggetto di discussione, tra montepremi, obblighi di partecipazione e necessità di rendere il prodotto WTA sempre più competitivo sul piano commerciale.

Sarebbe probabilmente ingeneroso estendere a un intero movimento i comportamenti denunciati dall’ex campionessa, soprattutto sulla base di episodi che, per quanto significativi in quella che è una sua ricostruzione, rimangono circoscritti; sarebbe altrettanto riduttivo liquidare le sue dichiarazioni come il consueto confronto tra generazioni.

Perché, al di là dei vestiti da lavare e delle richieste avanzate durante un blackout, il tema posto da Hantuchova riguarda il rapporto tra quello che il tennis offre alle proprie protagoniste e quello che le protagoniste sono disposte a restituire al tennis. Una questione che dieci minuti davanti a uno sponsor, evidentemente, non bastano a risolvere.

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