Il nome di Rafael Jodar era già lì, nero su bianco, nella cartella stampa distribuita da Rolex in occasione della Laver Cup di Londra, poche settimane fa. Nessun annuncio in grande stile, nessuna presentazione ufficiale, soltanto l’inserimento del giovane spagnolo nella famiglia dei testimonial della maison ginevrina, secondo una tradizione di comunicazione che ha sempre fatto della sobrietà e dell’eleganza uno dei propri tratti distintivi. A rendere pubblica la collaborazione è stato soltanto adesso lo stesso Jodar, attraverso un post su Instagram, proprio nei giorni del Rolex Shanghai Masters, secondo Masters 1000 della stagione che porta il nome della casa svizzera dopo Monte-Carlo e prima del Rolex Paris Masters.
Una scelta che non sorprende, soprattutto conoscendo la storia del rapporto tra Rolex e il tennis, costruito nel corso di quasi mezzo secolo attraverso partnership prestigiose e una particolare attenzione ai campioni di domani. La capacità di riconoscere il talento prima ancora che diventi grandezza è infatti una delle caratteristiche che hanno accompagnato la maison nella selezione dei propri testimonial, da Roger Federer a Jannik Sinner, da Carlos Alcaraz a Coco Gauff. Rafael Jodar, vent’anni compiuti da poco e una carriera che sembra avere davanti prospettive importanti, rappresenta l’ultimo tassello di una strategia nella quale risultati, personalità e valori condivisi contano almeno quanto la notorietà.
Jodar, una scelta che guarda al futuro
Lo spagnolo rappresenta esattamente quel profilo di atleta nel quale la maison ha dimostrato di voler investire: talento precoce, disciplina, personalità e soprattutto una prospettiva di crescita che va ben oltre i risultati già ottenuti.
La sua ascesa nel 2026 è stata impressionante. Dopo aver lasciato l’Università della Virginia per dedicarsi completamente al professionismo, Jodar ha conquistato il primo titolo ATP a Marrakech, raggiunto i quarti di finale al Roland Garros e la semifinale al Masters 1000 di Montreal, completando una scalata che lo ha portato rapidamente nell’élite mondiale. Una stagione nella quale, come raccontato da Ubitennis nel corso dell’estate, lo spagnolo ha dimostrato di essere già qualcosa di più di una semplice promessa.
Ma i numeri, per quanto significativi, raccontano soltanto una parte della sua storia. A colpire sono soprattutto la maturità con cui affronta gli appuntamenti più importanti e un atteggiamento che sembra già appartenere a un giocatore abituato a convivere con le aspettative. Non è un caso che lo stesso Jodar abbia più volte insistito sull’importanza del lavoro e della famiglia, anteponendo la crescita personale e sportiva alla classifica.
Lo si è visto anche proprio alla Laver Cup di Londra, dove ha debuttato superando nettamente Alexander Bublik, dimostrando di saper gestire un contesto completamente differente rispetto ai tradizionali tornei del circuito.
La decisione di Rolex si inserisce in un percorso consolidato. Era accaduto nel 2024 con Joao Fonseca, scelto dalla maison appena diciottenne, quando il brasiliano muoveva ancora i primi passi nel circuito maggiore. Un precedente che racconta bene una filosofia nella quale la fiducia nel potenziale di un atleta viene prima della sua definitiva consacrazione, con l’ambizione di accompagnarne la crescita fino ai palcoscenici più prestigiosi del tennis mondiale.
Da Federer a Sinner e Alcaraz: una famiglia che attraversa le generazioni
Per comprendere il significato dell’ingresso di Jodar nella famiglia Rolex è sufficiente osservare i nomi che già ne fanno parte. Roger Federer ne rappresenta probabilmente l’espressione più iconica, protagonista di un rapporto iniziato nel 2001 e proseguito ben oltre la conclusione della carriera agonistica. Un legame diventato qualcosa di più di una collaborazione commerciale, fino a trasformarsi in una delle associazioni più riconoscibili tra un campione e un marchio di prestigio. Un sodalizio che avevamo già approfondito nel 2021, raccontando il rapporto tra i grandi campioni del tennis e il mondo dell’alta orologeria.
Oggi il testimone è idealmente nelle mani di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, due giocatori che stanno scrivendo una nuova pagina della storia del tennis e che condividono, oltre a una rivalità destinata a segnare un’epoca, anche l’appartenenza alla famiglia Rolex.
L’italiano ne è testimonial dal 2020, quando il suo palmarès era ancora tutto da costruire, mentre lo spagnolo è entrato a farne parte nel 2022. Due percorsi differenti, accomunati dalla capacità della casa ginevrina di individuare nei protagonisti della nuova generazione non soltanto potenziali vincitori, ma figure capaci di rappresentare i valori dello sport.
Due personalità diverse, anche nel rapporto con i segnatempo, come raccontato in occasione dell’ultima edizione del Rolex Monte-Carlo Masters e di Watches and Wonders a Ginevra, quando entrambi avevano scelto due interpretazioni differenti dell’iconico Cosmograph Daytona.
E forse nessuno meglio di Stéphane Simian, ex numero 41 del mondo e oggi responsabile delle sponsorizzazioni Rolex nel tennis, ha saputo sintetizzare questo rapporto. Intervistato da Ubitennis al Monte-Carlo Country Club nell’aprile 2025, Simian aveva spiegato: “Siamo fieri di avere due ambassador come Carlos e Jannik. Rappresentano perfettamente ciò che Rolex vuole trasmettere: eleganza, dedizione, spirito di eccellenza“. Lette adesso sono parole che aiutano a comprendere anche la scelta di Jodar, perché alla base di queste collaborazioni non c’è soltanto una valutazione del potenziale sportivo, ma anche una precisa affinità di valori.
E poi ci sono Taylor Fritz, Ben Shelton e Joao Fonseca, interpreti di generazioni e stili differenti, ma accomunati dalla stessa appartenenza a una famiglia che continua ad allargarsi senza rinunciare alla propria identità.
Il tennis femminile non fa eccezione. Coco Gauff, entrata nella famiglia Rolex nel 2019 quando aveva appena quindici anni, e Iga Swiatek, testimonial dal 2021, sono due delle protagoniste più rappresentative di questa visione. Accanto a loro figurano anche Mirra Andreeva, Qinwen Zheng e Victoria Mboko, a testimonianza di quanto lo sguardo della maison sia rivolto contemporaneamente al presente e al futuro.
Un legame che diventa particolarmente evidente nei momenti della consacrazione sportiva, come accaduto al Roland Garros 2025, quando Gauff e Alcaraz sollevarono i rispettivi trofei con Rolex al polso, mentre Sinner completava un podio quasi interamente dominato dalla corona ginevrina.
Rolex e tennis, un legame che dura dal 1978
Il rapporto tra Rolex e il tennis affonda le proprie radici nel 1978, quando la casa svizzera diventò cronometrista ufficiale di Wimbledon. Da allora quella collaborazione si è progressivamente allargata fino a coinvolgere tutti e quattro i tornei del Grande Slam, i nove Masters 1000 ATP e alcune delle più importanti competizioni a squadre, tra cui la Coppa Davis e la Laver Cup, della quale Rolex è Founding Partner dal 2017.
Quasi mezzo secolo di storia, ripercorso anche in un nostro approfondimento dedicato al lungo viaggio di Rolex attraverso i più importanti tornei del mondo, durante il quale la casa ginevrina è diventata parte integrante dell’identità visiva e culturale del grande tennis. Dall’eleganza di Wimbledon al fascino della terra battuta del Monte-Carlo Country Club, fino alla modernità dello Shanghai Masters, Rolex ha attraversato epoche, superfici e generazioni senza mai perdere riconoscibilità.
