Lettera aperta di Gaudenzi: “Calendario? Non obblighi ma incentivi per i giocatori”

La lettera aperta del presidente del CdA dell'ATP illustra le proposte per rafforzare il Tour dal 2028. Dall'aumento delle remunerazioni all'evoluzione del sistema del ranking passando per la libertà del calendario e il rafforzamento dei Masters 1000.

Di Michelangelo Sottili
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Andrea Gaudenzi (foto via Twitter @ATPTour_ES)

Il sito dell’ATP ha pubblicato una lettera aperta di Andrea Gaudenzi, presidente del board dell’associazione dei pro, che fornisce un aggiornamento sui piani per rafforzare il Tour a partire dal 2028. Gaudenzi spiega il lavoro con i giocatori, i tornei e le parti interessate per definire la prossima fase del percorso di crescita nell’ambito di OneVision.

Calendario libero?

Dopo le premesse di rito, si fa notare subito quella che possiamo definire libertà di calendario. “I giocatori restano liberi di organizzare autonomamente i propri calendari” scrive Gaudenzi, “mentre i tornei più importanti del nostro sport sono i luoghi in cui convergono la competizione di più alto livello, i punti per la classifica e i premi economici più consistenti. Allineando più strettamente compensi, classifiche e calendario, possiamo aiutare i giocatori a esprimersi al meglio sui palcoscenici più importanti e offrire ai tifosi più occasioni per vederli in campo in quelle circostanze”. Ma cerchiamo subito di capire le parti più interessanti della lunga lettera.

Tre principi alla base delle proposte

“Primo, i premi devono riflettere i luoghi e gli eventi che suscitano il maggiore interesse dei tifosi e, man mano che lo sport cresce, una quota maggiore di giocatori deve poter beneficiare di questa crescita.
“Secondo, il benessere dei giocatori: la struttura deve ridurre la pressione a giocare troppo e aiutarli a gestire le esigenze della stagione.
“Terzo, incentivare, non obbligare: i giocatori scelgono dove e quando competere, e la struttura deve fare in modo che la scelta migliore sia anche quella più remunerativa.”

Il terzo principio ci ricordano la polemica innescata da Salah Tahlak, direttore del WTA 1000 di Dubai che lo scorso febbraio si era trovato a gestire i ritiri di Aryna Sabalenka e Iga Swiatek, in quel momento le prime due giocatrici del mondo. “Penso che ci dovrebbero essere punizioni più severe per le giocatrici [che si ritirano], non solo multe, ma anche punti per la classifica” aveva suggerito Tahlak, che evidenziava come le multe non abbiano alcun effetto deterrente, mentre la detrazione di punti avrebbe un impatto più significativo. Certo, in quel caso di trattava del Tour WTA, ma le cose non sono affatto andate meglio nel circuito maschile, con “la grande fuga dal Canada”, da Sinner a Djokovic. In quella circostanza, tuttavia, toni più bassi da parte di Valerie Tetreault, direttrice del torneo di Montreal: “Rispettiamo la decisione, ma la frequenza di questi ritiri dell’ultimo minuto solleva una questione più ampia per il nostro sport. I fan si aspettano giustamente di vedere competere i migliori del mondo”.

“Obbligatorio” non comporta un obbligo?

Incentivare e non obbligare sembra dunque essere la risposta, almeno per quanto riguarda l’ATP. D’altra parte, l’attuale regolamento definisce alcuni tornei “obbligatori”, termine che a qualche appassionato può provocare un po’ di spavento o rabbia, ma non è che ti si presentino due energumeni sotto casa se rinunci a un Masters 1000: sono previsti zero punti nel ranking e la decurtazione del bonus di fine anno. Se dunque nessuno può costringere fisicamente un giocatore a scendere in campo, il sistema già oggi orienta le sue scelte attraverso il bonus e lo zero in classifica. La proposta di Gaudenzi sembra puntare a intervenire proprio su questa architettura: proseguire il sistema degli incentivi, ridisegnandoli affinché la scelta più vantaggiosa per il giocatore coincida maggiormente con gli interessi del Tour.

Le proposte

La lettera ricorda che tratta di proposte soggette a ulteriore discussione e approvazione, ma l’investimento previsto a partire dal 2028 sarebbe di oltre 100 milioni su base annua, articolato in quattro aree collegate tra loro.

1) Remunerazione ai giocatori che passa dall’aumento del Bonus Pool da 21,5 a 50 milioni di dollari, da un bonus legato alla classifica di fine anno per i giocatori tra i primi 250, con uno stanziamento di 25 milioni di dollari per aiutarli a sostenere i costi della partecipazione al Tour, e da un contributo annuale di circa 30 milioni di dollari al fondo pensionistico per 300 giocatori ogni anno.

2) Evoluzione del sistema di classifiche affinché i risultati ottenuti nei tornei più importanti abbiano un peso maggiore nel corso della stagione, riducendo al contempo l’incentivo a giocare troppo dopo un risultato deludente.

3) Calendario e programmazione: ottimizzazione del calendario del Tour attraverso una struttura stagionale più chiara e settimane dedicate alle diverse categorie di tornei per aiutare i giocatori a pianificare le proprie stagioni, mantenendo al contempo la libertà di partecipare a tutti i tornei del Tour. Il decimo torneo ATP Masters 1000 in Arabia Saudita rientra in questo più ampio progetto volto a rafforzare il livello più alto del Tour.

4) Doppio: revisione della struttura a lungo termine dei nostri formati di competizione, comprese eventuali modifiche ai tabelloni del doppio, con l’obiettivo di rendere il doppio più sostenibile e consolidarne il ruolo all’interno del Tour.

Sono quattro aree piuttosto autoesplicative, almeno nelle intenzioni – forse qualche dubbio su come saranno effettivamente implementate. A parte i cospicui aumenti economici, le due proposte centrali portano avanti l’idea di staccare ulteriormente “Mille”, cominciata con l’allungamento a dodici giorni e con i tentativi di ricomprarsi le licenze di alcuni eventi ATP 500 e 250. La quarta, merita un proprio paragrafo.

Il doppio

Argomento toccato non troppo spesso ma estremamente divisivo, con qualche singolarista che denigra il doppio, “per singolaristi falliti” secondo Opelka. Il tennis con i corridoi avrebbe gli elementi per creare una narrazione che ne favorisca l’appeal. O, per dirla con Jamie Murray, “l’ATP non ha fatto nulla in termini di marketing per questa parte dello sport”. E, anzi, secondo i doppisti l’intenzione è dargli il colpo di grazia.

Una delle modifiche riguarderebbe la riduzione del montepremi: dal 20% del totale, il rapporto con il singolare scenderebbe a 10 contro 90. E, infatti, Gaudenzi scrive di “eventuali premi in denaro riallocati dal doppio”. Che resterebbero destinati ai compensi dei giocatori e “si prevede che vengano reinvestiti nei prize money per le qualificazioni e per i primi turni del singolare, aiutando un numero maggiore di giocatori a investire nelle proprie carriere e a competere con i migliori al mondo”.

La conclusione

“Continueremo a sviluppare queste proposte insieme al Player Advisory Council, al Tournament Advisory Council e al Consiglio di amministrazione dell’ATP, consultando al contempo la nostra più ampia base associativa, con l’obiettivo di presentare un pacchetto definitivo da sottoporre all’esame durante le riunioni di fine anno a Torino” scrive infine Gaudenzi. “Il nostro obiettivo immediato è l’ATP Tour, ma l’ambizione va oltre: fare in modo che il tennis vinca la sfida per conquistare la prossima generazione di tifosi”.

Il testo completo della lettera di Andrea Gaudenzi


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