15/02/2012 09:07 CEST - ATP
Federer, crisi o declino?
TENNIS – Quella contro Isner è stata una delle più brutte sconfitte nella carriera del fuoriclasse svizzero. Che, forse per la primissima volta, ha dovuto incassare aspre critiche anche da molti dei suoi tifosi. Per molti invece la colpa è stata della superficie. La riscossa inizierà da Rotterdam o la crisi è destinata a proseguire? Enzo Cherici

Non mi sono mai piaciuti gli psicologi da quattro soldi. Quelli che finisce una partita, il loro idolo magari ha perso, e attaccano con la litania: “Aveva una faccia che non mi piaceva”, “Hai visto come guardava il proprio angolo?”, “S'era visto già dal riscaldamento che oggi non era lui!”.
Meno che mai mi piacciono i medici da strapazzo. Ovviamente a distanza, via satellite. “Poggiava male la gamba”, “Si toccava il gomito”, fino all'immortale “Sudava troppo!”.
Sembrano dotte analisi, in realtà sono scuse. Ne ho sentite e lette da parti di tifosi di Djokovic, Nadal, Federer, persino di Murray. In rigoroso ordine di ranking. Tutti pronti a correre al capezzale del proprio campione in caso di bisogno.
Ma ieri, forse per la prima volta, abbiamo assistito ad un fatto anomalo. Ho letto molti commenti di tifosi di Federer che ricorrevano a termini come “imbarazzante”, “penoso”, vergognoso” e via dicendo per descrivere la prestazione in Davis del loro idolo.
Certo, ce ne sono stati tanti che hanno preferito dare la colpa alla superficie (ma chi l'aveva scelta?), alle condizioni del campo (ma chi lo aveva preparato?) o al fatto che a Federer storicamente la Davis non sia mai interessata troppo (avrebbe quindi perso apposta?). Ma tutto questo rientra piuttosto nella normalità. Il vero fatto nuovo, quello che più mi ha colpito in questa occasione, è stato l'attacco di molti dei suoi tifosi storici dopo la pessima esibizione nel week-end di Davis.
Tutto questo premesso, la domanda sorge spontanea: cosa diavolo sta succedendo a Federer? Mi rendo conto, dopo tutto quello che ho scritto il rischio più grave è proprio quello di passare per il più sputtanato degli “psicologi da quattro soldi”. Senza contare poi che stiamo sempre parlando di un giocatore che, soltanto un paio di settimane fa, è comunque giunto alla semifinale dell'Australian Open, letteralmente maltrattando gente come Karlovic (parente alla lontana di Isner), il giovanotto di belle speranze Tomic e il vecchio-nuovo-topten Del Potro. E perdendo soltanto, lottando, contro un signor Nadal. Insomma, un giocatore che tutto era apparso, fuorché in crisi.
Poi arriva la Davis e con essa la non-prestazione contro Isner e la non memorabile esibizione in doppio. Una sorta di Dr. Roger e Mr. Federer in salsa svizzera. Per non correre rischi, vorrei allora provare a lasciare il più possibile da parte gli aspetti psicologici, per attirare la vostra attenzione sul lato tecnico della questione.
E qui la cosa si fa ancora più inquietante. Perché se c'è un giocatore che non ha mai sofferto i lungagnoni bombaroli, quel giocatore è proprio Federer. Ed il primo set contro Isner sembrava andare proprio in quella direzione. Poi, di colpo, il black-out. Inspiegabile, improvviso.
Dato a Isner quel che è di Isner (bisognerà smetterla un giorno o l'altro di definire questo ragazzo “servizio e basta”), Federer non può MAI perdere in Davis, in casa, al meglio dei cinque set, contro Isner. Proprio perché, in condizioni normali, l'americano non ha il tipo di tennis per infastidire il fuoriclasse svizzero.
E allora si torna alla domanda di partenza: cos'è successo? Ma la domanda vera, a questo punto, è un'altra. Ed è quella che più di tutte preoccupa i tifosi dello svizzero (e gli amanti di questo sport): si tratta di una crisi passeggera o è iniziato l'inevitabile declino? Perché, al di là della sconfitta, ciò che ha lasciato sbigottiti del Federer in versione Davis è stato l'atteggiamento. Attenzione, non sto facendo lo psicologo da strapazzo, non vorrei che aveste questa impressione. Sto semplicemente cercando di dire che Federer ha accettato la sconfitta senza un'apparente reazione. Ed è questo, a mio avviso, l'aspetto più preoccupante (e inquietante) della vicenda.
Perché Federer, al contrario di quanto vanno raccontando i soliti male informati, di grinta ne ha e da vendere. Lo ha dimostrato decine e decine di volte nel corso di tutta la sua carriera. Nelle vittorie come nelle sconfitte. Per questo sono rimasto sorpreso dalla sua non-reazione contro Isner, come se la sconfitta ad un certo punto fosse ineludibile, inevitabile.
Credo allora che la mancata reazione di Friburgo dovrà arrivare nei prossimi tornei. A partire da Rotterdam. Mi auguro che confermi la partecipazione, sarebbe un errore se non lo facesse. Il modo migliore per smaltire certe delusioni è quello di tornare subito in campo e, possibilmente, tornare a vincere. Il tennis, lo sport in generale, ha questo di bello, si ha subito la possibilità di rifarsi. Certo è che dovrà mostrare tutt'altro piglio rispetto a quello esibito (!?!) in Davis.
Come dite? Rotterdam è un semplice 500, non conta niente? In questo momento, per Federer deve valere quanto uno Slam. Non c'entrano Djokovic e Nadal ora, la partita più importante deve vincerla contro se stesso.
Ecco, alla fine ci sono cascato. Dopo tante premesse e belle parole, mi sono trasformato anch'io in uno “psicologo da quattro soldi”. Sarà meglio che lasci a voi la parola!
Enzo Cherici
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