Non tutte le sconfitte hanno lo stesso peso. Alcune restano addosso più delle altre, non tanto per il risultato in sé, quanto per la sensazione di aver avuto il controllo senza riuscire a chiudere. È esattamente da qui che riparte Daniil Medvedev dopo lo stop contro Flavio Cobolli al Mutua Madrid Open, una partita rimasta in equilibrio fino all’ultimo e decisa da dettagli sottilissimi.
“È stata una partita incredibile e la sconfitta è molto dolorosa”, ha spiegato il russo, scegliendo la via più diretta, senza schermarsi. Il rammarico è tutto nei passaggi cruciali: “Tutto si è deciso in pochi punti, lui è stato fantastico nei momenti importanti”, una lettura lucida che restituisce bene il senso di una sfida giocata sul filo, dove a fare la differenza è stata la capacità dell’azzurro di alzare il livello quando serviva davvero.
La terra non è più un nemico
Se c’è però un elemento che emerge con forza dalle parole del russo, è il più o meno apparente cambio di prospettiva nei confronti della terra battuta. Per anni superficie ostica, quasi respingente per il suo tennis fatto di geometrie piatte e tempi anticipati, oggi sembra diventare un terreno meno ostile, forse persino fertile.
“Mi porto via cose positive da questa settimana”, ha detto Medvedev, soffermandosi su un aspetto che va oltre il risultato. “Sento che mi sto adattando bene alla terra battuta e che mi muovo meglio rispetto ad altre volte”. Non è una dichiarazione banale, soprattutto se arriva da un giocatore che in passato aveva fatto della diffidenza verso il rosso quasi un tratto distintivo.
In tal senso come dimenticare l’episodio del 2021 prorpio a Madrid quando con un proverbiale “I don’t tanto to play on this surface” Durante il cambio campo del match con Alejandro Davidovich Fokina. Match che poi però ha vinto 46 64 62, interrompendo una serie di sconfitte di fila sul rosso. “Love clay”, “adoro la terra” ha scritto sull’obiettivo della telecamera, con un pennarello rosa.
Roma e Parigi nel mirino
Lo sguardo, inevitabilmente, si sposta già oltre. Roma e Parigi sono le prossime tappe, quelle che definiscono davvero la stagione sul rosso e che possono dare una misura concreta della crescita del russo su questa superficie.
Medvedev non si nasconde: “Ora penso a Roma e al Roland Garros”, con una programmazione che resta chiara e lineare. L’obiettivo non è soltanto fare strada, ma continuare a costruire quella familiarità con la terra che, fino a qualche stagione fa, sembrava un’utopia.
Il personaggio, magnificamente camaleontico, lo conosciamo: quindi per certi versi si potrebbe pensare ad una finzione tennistico/mediatica, per tenere vivo l’hype nei confronti di questa stagione che si trova nel proprio cuore temporale. Eppure, il Medvedev visto ieri è diverso da quello visto a Monte Carlo, dove un doppio 6-0 lo condannò con Matteo Berrettini.
Risultato, questo, figlio dell’assoluta non volontà del tennista russo quel giorno di competere e lo show della racchetta ne è una diretta appendice. Il perché non lo sappiamo, visto che l’ATP non ci concesse la possibilità di intervistarlo dopo quel match, però quello di Madrid non è il tennista di Monte Carlo. La domanda è: quale delle due versioni vedremo a Roma (dove ha già vinto nel 2023) e a Parigi? Dottor Jekyll o Mister Medvedev?
