Sabalenka: “A 28 anni penso di aver già vissuto di tutto. Le ucraine non mi stringono la mano? Lo rispetto”

"Da giovane mi dicevano che ero stupida" ricorda Aryna Sabalenka, che non schiva i temi delicati come le morti del padre e dell'ex. E sugli ucraini: "Per tanto tempo siamo stati fratelli, ora c'è un muro tra di noi"

Di Beatrice Becattini
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Aryna Sabalenka - Madrid 2026 (foto X @MutuaMadridOpen)

Il 2026 di Aryna Sabalenka non sembra seguire un disegno lineare. Può apparire un’affermazione strana se si considera che è la numero 1 del mondo indiscussa e già vincitrice di tre trofei stagionali. Il Sunshine Double portato a termine aveva cancellato l’amarezza di un Australian Open sfumato all’ultimo per la seconda edizione consecutiva. Anche fuori dal campo la felicità era massima, con il fidanzamento con Georgios Frangulis.

Eppure il ritorno sulla terra ha messo in evidenza qualche crepa nel gioco e nella tenuta della bielorussa. Dapprima la sconfitta ai quarti di Madrid contro Hailey Baptiste con sei match point mancati, poi la sconfitta al terzo turno agli Internazionali d’Italia per mano di Sorana Cirstea rendono il prossimo Roland Garros meno scontato di quanto il ranking lasci intendere.

“Non è stato facile. La notte della sconfitta ho sognato tutti quei match point” scherza con un velo di rammarico Sabalenka durante un’intervista a Vogue.
È pur vero che pensare di essere al top per tutte le settimane del calendario tennistico è impensabile ed è altrettanto condivisibile che, dopo aver sfiorato lo Slam in Australia, Aryna cercherà di rifarsi a Parigi. Ma, come ricorda lei stessa, se sei la numero 1 del mondo la sconfitta non può che suscitare emozioni negative.

Secondo la tigre di Minsk perdere comunque “Fa parte del processo di apprendimento. Se non mi importasse davvero e pensassi solo: “Vabbè, passiamo alla prossima”, non imparerei nulla.
“Quello sì che non sarebbe sano. È questo il lato duro dell’essere un’atleta: non puoi vincere tutto. A un certo punto il tuo corpo ti fermerà, ti imporrà dei limiti. Ma è anche la bellezza dello sportprosegue. “È bello anche quando qualcuno di giovane e in ascesa batte la numero uno del mondo. Se una persona vincesse sempre, non sarebbe poi così divertente da guardare“.

Sabalenka racconta gli inizi: “Tanti coach mi dicevano che ero stupida”

Durante la lunga chiacchierata per Vogue, Sabalenka si racconta senza filtri, ripercorrendo le tappe della propria carriera che a più riprese si sono sovrapposte con capitoli della vita reale.
Aryna si è avvicinata al tennis a sei anni. Era una bambina con tanta energia e necessitava di una valvola di sfogo, un modo di canalizzare tutte quelle emozioni.

“Nella nostra regione, gli sport più popolari sono l’hockey su ghiaccio e il tennis. Mio padre scelse il tennis” spiega ricordando gli inizi a Minsk, dove è nata e cresciuta.
Il padre Sergey, scomparso nel 2019, era una promessa dell’hockey, ma ha dovuto rinunciare al sogno sportivo a causa di un incidente; si è reinventato aprendo un’attività di riparazione di auto.
Fino a quando avevo circa 13 anni stavamo bene economicamente. Poi mio padre ha iniziato ad avere difficoltà. Tantissimi ostacoli. L’ho visto attraversare momenti duri molte volte nella sua carriera, ma riuscire sempre a rialzarsi” confessa la numero 1 del mondo. “I miei genitori facevano di tutto per andare avanti e in realtà non ne parlavamo molto. Però io lo sapevo. I genitori pensano che noi figli non ce ne accorgiamo, ma ce ne accorgiamo eccome”.

Sabalenka riflette sulla figura paterna e sull’influenza che ha avuto su di lei e sulla sua carriera. “Il tennis era divertimento, e credo che per gli allenatori sia davvero importante mantenerlo tale precisa immediatamente. “Mio padre mi diceva sempre: “Se non ti piace, se vuoi smettere, basta che ce lo dici. Non devi costringerti a fare niente””.
A differenza di tanti padri che hanno avuto un ascendente negativo, con comportamenti che racchiudevano un’ossessione per il successo, i genitori di Sabalenka hanno sempre privilegiato la volontà della figlia. Come rammenta Aryna, quando aveva nove anni era vicina a lasciare il tennis. Il desiderio di vedere papà e mamma orgogliosi ha prevalso: Poi mi sono innamorata di nuovo di questo sport, molto più di prima“.

Poi confessa le criticità incontrate con gli allenatori quando era più giovane: Tantissimi coach mi dicevano che ero stupida e che l’unica cosa che sapevo fare era colpire troppo forte la palla, che non sarei mai entrata tra le prime 100 del mondo”.
Sabalenka non è stata attenzionata della Federazione bielorussa sin dagli albori. È stato un imprenditore del suo Paese, Alexander Shakutin, a intravedere in lei tutto il suo potenziale e a fornirle sostegno economico. “È stato lui quello che ha davvero creduto in me. C’erano anche altre persone che credevano in me, ma lui è stato quello che mi ha aiutata concretamente”. Adesso i rapporti tra di loro si sono raffreddati, anche a causa di alcune controversie che hanno coinvolto l’uomo d’affari – per la sua vicinanza con il presidente bielorusso Lukashenko è stato sanzionato dall’Unione Europea.

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