La riabilitazione di Carlos Alcaraz è destinata ad alimentare, ancora per qualche tempo, dei dibattiti circa il proprio decorso. Quel che è certo è che il nome dello spagnolo figura nella entry list del Master 1000 di Cincinnati, tutto il resto si pone a metà tra le ipotesi e le speculazioni. Mentre la scena tennistica si divide e alcune voci eminenti, vedi Richard Krajicek, hanno più di un dubbio circa le tempistiche di un recupero al 100%, il sette volte campione Slam sembra disteso e rilassato quando presenzia ad eventi pubblici o quando si gode l’estate in totale relax da infortunato, merce rara considerando gli stringenti impegni del calendario ATP.
Carlos Alcaraz manca dal suo habitat naturale dal 14 aprile 2026, quando la sfida con Otto Virtanen a Barcellona coincise anche con il momento in cui il suo polso destro ha ceduto, tenendolo lontano dai campi per più di tre mesi ormai. Dopo il referto medico, la prima tappa è stata l’applicazione di un tutore per cercare di immobilizzare la parte lesa, poi fu la volta di un particolare tipo di allenamento che destò stupore e curiosità. Il murciano si allenava con una racchetta rotta, privata delle corde per ritrovare la coordinazione e non caricare inutilmente tramite l’impatto con la palla.
Lo scoop di Macci e la cautela da parte dello staff di Alcaraz
Poi la realtà diventa rarefatta nelle sfumature del chiacchiericcio. L’ex allenatore statunitense Rick Macci, coach di ex numeri uno al mondo come le sorelle Williams, Maria Sharapova e Andy Roddick, si è esposto e tramite X sostiene che il polso di Alcaraz non solo sia tornato a pieno regime, ma che lo spagnolo abbia giocato già diversi set di allenamento, con addirittura delle partite con altri tennisti professionisti.
Secondo il portale sudamericano CLAY, tuttavia, le cose non stanno esattamente così. Il diktat di Alcaraz e del suo staff è uno soltanto: predicare calma. Quello che trapela è che il due volte vincitore di Wimbledon si stia regolarmente allenando, ma sempre con le marce basse e senza alzare oltremodo l’intensità delle sessioni. Due scenari completamente agli antipodi, ma verosimilmente l’intenzione sia quella di non accelerare i tempi e permettere a Carlos un rientro graduale, con una settimana in più o in meno ad essere totalmente sacrificabile.
Come già sottolineato, il diretto interessato non sembra farsi tutte queste domande, con l’ultimo viaggio a New York ad avergli regalato l’onore di aver portato in campo la coppa del mondo al MetLife Stadium e qualche ora dopo il tripudio della sua Spagna. Tra le tante incognite a gravitare intorno alla condizione fisica di Alcaraz, la componente mentale non potrebbe rispondere meglio. Dopo New York, potrebbe essere l’Ohio a regalargli un’altra soddisfazione, quella di un Welcome Back che non vede l’ora di essere celebrato dall’organizzazione dell’ATP di Cincinnati e da tutti gli appassionati di tennis.
