WTA, le migliori al mondo: 11. Ekaterina Makarova

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WTA, le migliori al mondo: 11. Ekaterina Makarova

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TENNIS AL FEMMINILE – Il 2014 è stato anche l’anno dela scalata, lenta ma piuttosto costante, di Ekaterina Makarova ai vertici del tennis: a fine stagione è arrivata ad un solo passo dalla top ten e si è conquistata lo status di numero due di Russia, una delle nazioni leader del tennis femminile.

QUI la presentazione dei sedici articoli.

Dicembre 2014

 

Come ho spiegato all’inizio della serie, questi articoli sono una riproposizione di pezzi scritti diverso tempo fa (la maggior parte a distanza di dodici mesi); un tempo congruo, a mio avviso, per riconsiderare le cose con uno spirito diverso e una prospettiva nuova.

Devo però ammettere che fa eccezione Ekaterina Makarova.
Di lei mi sono occupato il 12 agosto 2014, dopo la semifinale di Montreal: appena qualche mese fa. A una distanza di tempo così limitata è difficile poter aggiungere qualcosa di fondamentale o cambiare di molto ilgiudizio.
Però da allora Makarova ha aggiunto altri traguardi importanti, migliorando sensibilmente il suo best ranking: dal numero 18 di quella settimana è arrivata fino al numero 11, grazie alla semifinale degli US Open. Anche questo un altro “best” in carriera, visto che mai era riuscita a spingersi così avanti in uno Slam.
Fra l’altro il suo undicesimo posto è stato piuttosto sfortunato: in realtà in quel momento era effettivamente la decima giocatrice in attività, ma la presenza di Li Na (già ritirata) davanti a lei ha impedito il raggiungimento di un traguardo di grande prestigio per la carriera di una tennista.
Viste le premesse, inevitabilmente l’ingresso nella top ten diventerà un obiettivo per la nuova stagione. La prima occasione era già arrivata al Masters B di Sofia, dove però si è ritirata a torneo in corso per problemi alla schiena.

Per sapere quanto sia fattibile bisognerebbe andare a controllare tutti gli andamenti nei primi mesi dell’anno delle giocatrici che la precedono (e la seguono). A volte i sorpassi in classifica si fanno con grandi risultati, ma a volte è sufficiente che chi precede abbia in scadenza punti pesanti per prenderne il posto senza troppi sforzi.
Penso per esempio alla finale di Melbourne raggiunta da Cibulkova (attuale numero 10) l’anno scorso: 1300 punti da difendere. Ma un solo dato non basta a impostare un ragionamento attendibile, occorrerebbe un approfondimento a largo raggio.

Per concludere utilizzerò una frase ben poco originale, ma direi che nel suo caso è quasi inevitabile: dopo un anno di ulteriore crescita, che l’ha portata ai piani alti del tennis femminile, per Makarova il compito più impegnativo arriva ora. Non è mai facile riuscire a mantenersi per lungo tempo su livelli di gioco e di risultati tanto elevati.
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Ecco l’articolo pubblicato il 12 agosto 2014:

Ekaterina Makarova, tanto tennis e poche attenzioni

Conferme e sorprese a Montreal: sorpresa per me è stata Radwanska che dopo aver giocato non molto bene la partita d’esordio (in linea con le difficoltà degli ultimi mesi) ha progressivamente ritrovato il suo tennis e finalmente vinto il primo torneo del 2014.
Conferma per Venus Williams che, se riesce a mantenere questa condizione, si candida davvero a ritornare protagonista del circuito. E conferma anche per Ekaterina Makarova, che grazie ad una serie di buone prestazioni (quarti a Wimbledon, semifinale a Washington e in Canada) raggiunge questa settimana il suo best ranking in carriera, con il 18mo posto.

Prima ancora di venire a conoscenza del primato personale di Makarova (obiettivamente non particolarmente significativo, visto che era già stata 19ma) avevo deciso che ne avrei comunque parlato, perché trovo sia giusto sottolineare il momento molto positivo di una giocatrice che ha avuto l’attenzione del media raramente; forse troppo raramente.
Mi si dirà che basta vincere per meritarsi il centro del palcoscenico e i titoli dei giornali: e questo è senza dubbio vero, però a volte anche il momento e la provenienza di una tennista possono contribuire a suscitare più o meno attenzione. E sotto questo aspetto direi che Makarova (nata nel 1988) è una giocatrice sfortunata.

È sfortunata per età e per nazionalità: quando ha cominciato ad ottenere discreti risultati nel circuito professionistico (attorno al 2008) era una ventenne che ad uno sguardo superficiale non proponeva nulla di particolare: in quanto russa apparteneva ad un paese che sfornava tante giocatrici di successo, e in questi casi si tende a privilegiare chi sta ai vertici del movimento nazionale; e per le russe c’era solo l’imbarazzo della scelta (Sharapova, Kuznetsova, Dementieva, Safina, etc). In più non si poteva nemmeno dire che fosse la promessa migliore del paese, visto che in quello stesso periodo stavano affermandosi almeno due giocatrici più giovani: Kleybanova (nata nel 1989) e Pavlyuchenkova (nata nel 1991).

Così Ekaterina ha continuato il suo percorso quasi sottotraccia, a parte qualche raro momento. Nelle prime stagioni di WTA il suo torneo di riferimento è stato Eastbourne, dove riusciva sempre a giocare il miglior tennis. Torneo particolare Eastbourne: con i prati ventosi a ridosso della Manica, i gabbiani che volano bassi, e il tintinnio degli anelli delle bandiere che urtano contro i pennoni ad accompagnare gli scambi. Ambiente (e pubblico) che sembrano sopravvissuti dal secolo scorso.

Nei primi tre anni Makarova non ha la classifica per accedere direttamente al tabellone principale di Eastbourne, ma riesce sempre a superare le qualificazioni; e si spinge regolarmente molto avanti: nel 2008 e nel 2009 fino ai quarti di finale; nel 2010 addirittura fino alla finale, che vince. Anche a distanza di tempo è facile ricordarsi in che posizione fosse in classifica quella settimana, visto che il numero è di quelli speciali: 100.

https://www.youtube.com/watch?v=u9eDKt2gjvw

Aggiudicarsi il più importante torneo di preparazione su erba da numero cento del ranking non è impresa da poco, e se si va a vedere nel dettaglio il tabellone la vittoria assume un valore maggiore: dopo le prime tre partite di qualificazione Makarova aveva dovuto sconfiggere nell’ordine Pennetta, Petrova, Kuznetsova, Stosur, Azarenka. Otto partite di fila senza perdere un set.

Ma la “settimana della vita” può capitare nel tennis, e per un certo periodo è sembrato che si dovesse spiegare così anche l’exploit di Ekaterina. Infatti non si poteva dire che dopo quel successo la sua carriera avesse avuto una svolta; la sua storia è piuttosto quella di una tennista che, Eastbourne a parte, è cresciuta progressivamente migliorando la consistenza del proprio tennis giorno dopo giorno.
E se oggi proviamo a fare un bilancio, ci accorgiamo che il progresso c’è stato; i risultati cominciano ad essere ragguardevoli, soprattutto negli Slam. Quarti di finale ottenuti negli ultimi due anni agli Australian Open, a Wimbledon e New York; quarto turno a Parigi nel 2011. Ma per i media sempre un po’ troppo sottotraccia, a mio parere.

Personalmente quello che trovo interessante di Makarova, più ancora dei risultati (quest’anno ha vinto il secondo torneo della carriera a Pattaya) che sono in divenire, è la qualità del tennis: pur praticando una impostazione da fondo che a prima vista non si allontana molto dai canoni più diffusi del gioco contemporaneo, in lei ci sono alcune particolarità che meritano di essere sottolineate.

Per prima cosa l’aspetto più evidente: è mancina e delle caratteristiche tipiche dei mancini conserva alcuni pregi, a partire dal servizio slice con il quale costruisce molti punti. Poi citerei il grande equilibrio nei colpi da fondo: è una giocatrice che non ha quasi punti deboli, esegue con molta efficacia sia il dritto che il rovescio. Non è rapidissima nell’organizzare il colpo, per cui l‘importante è che arrivi bene in spinta sulla palla: quando è in forma, se con le gambe riesce a dare il giusto impulso allora è davvero difficile che sbagli. Non solo è molto efficace nei colpi in top, ma sa giocare con buon controllo anche quelli in back.
In più secondo me ha una dote rara: nei colpi da fondo nessuna geometria le è preclusa; sa indirizzare la palla ovunque in ogni modo. Può giocare il dritto incrociato ma anche quello inside-out (non solo dall’angolo ma anche dal centro) e lo stesso vale per il rovescio: sia incrociato che inside out, da qualsiasi posizione.
Significa in sostanza che possiede l’intero repertorio per coprire tutti gli angoli possibili di campo. Se a questo aggiungiamo che le riescono con sicurezza anche i cambi di gioco lungolinea otteniamo una giocatrice che da fondo può veramente disegnare il campo come vuole.

Proprio per queste doti, contro Makarova il campo va coperto con molta cura, perché altrimenti sarà sempre in grado di eseguire il colpo necessario per indirizzare la palla nella zona sguarnita e capitalizzare lo spazio concesso.
Alta 1,80, magra ed atletica, pur avendo una statura che le consente di generare una discreta potenza riesce ancora a far parte di quelle giocatrici in grado di difendersi con efficacia, grazie ad un buon gioco di contenimento. Insomma: non picchia forte come le più alte Sharapova, Kvitova o Ivanovic, ma si muove e difende meglio di loro.

Cosa potrebbe migliorare del suo repertorio? A mio avviso la palla corta e anche il gioco a rete, soprattutto sul rovescio. Qualcuno potrebbe ribattere che Makarova è un’ottima doppista (ha vinto il RG nel 2013 con Vesnina, sua partner dal 2012, e raggiunto finale e semifinale in Australia): ma nel tennis contemporaneo non è detto che questo significhi essere impeccabili nel gioco di volo del singolare.

Direi piuttosto che Makarova ha altre doti da doppista: oltre al servizio, una risposta piuttosto stabile e sicura, anche sui prime molto potenti; e una speciale capacità nel lob, che gioca con sensibilità anche in singolare. Questa è un’altra qualità rara nel circuito: Ekaterina gioca pallonetti piuttosto efficaci; e li usa non solo nelle situazioni disperate, quando manca il tempo e lo spazio per il passante; per lei è piuttosto una opzione di pari dignità da utilizzare in alternativa ai passanti.
Ecco perché in precedenza parlavo di qualità del suo tennis: la completezza del repertorio da fondo le permette di dare vita a tanti schemi diversi, in cui i vincenti nascono da geometrie non banali o troppo ripetitive.

L’ultima aspetto tecnico che vorrei sottolineare è questo: pur non essendo mai andata (sino ad oggi) oltre al 18mo posto, Ekaterina è in grado di giocarsela anche con le avversarie più potenti. Non parte battuta contro nessuno, nemmeno contro chi è in grado di tirare più forte, come Serena, Lisicki o Kvitova (tutte già sconfitte da lei). E del resto lo ha dimostrato in diversi tornei importanti, Slam inclusi.
Alcuni suoi match mi sono rimasti particolarmente impressi per l’importanza dell’avversaria  e per la qualità agonistica.
E se è vero che la superficie su cui ha raccolto i migliori risultati è l’erba, è anche vero che
agli Australian Open si trova particolarmente bene e ha giocato diverse partite memorabili.

Nel 2012 ha sconfitto Serena Williams (qui si può vedere l’intero incontro) e due anni dopo Venus (e la Venus del 2014 abbiamo capito che non è giocatrice da poco). La partita contro Venus secondo me è stata una delle più spettacolari e divertenti disputate in questa stagione.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=KtwLQDlx4MI#t=0

Ma in Australia devo ricordare almeno altri due match vinti contro giocatrici campionesse Slam: con Marion Bartoli nel 2013 e con Ana Ivanovic nel 2011.

Due partite in cui l’andamento del punteggio aveva fatto parlare di lei come di una giocatrice senza killer instinct: contro Bartoli avanti 5-0 nel terzo set aveva mancato tre match point in game differenti finendo per farsi rimontare e perdere tutti i break di vantaggio. Quel giorno, sovrastata sul piano del gioco, Marion aveva cercato di trasformare il match in un duello psicologico, provandole davvero tutte; compresa una posizione iper-aggressiva in risposta (da 1’22”00 circa, game del 5-3 terzo set) e poi anche il chip&charge. E Bartoli ce l’aveva quasi fatta, salvo però perdere di nuovo la battuta sul 4-5 quando sembrava che l’inerzia fosse ormai girata.

Quasi epico il match contro Ivanovic: un primo turno lottatissimo, con le due tenniste che, più orientate a cercare il vincente che a far sbagliare l’avversaria, si erano messe “in palla” reciprocamente, arrivando così a giocare a tutto braccio: un match concluso 10-8 al terzo e con 5-6 match point mancati da Makarova lungo il percorso. (Da non perdersi la parte finale drgli highlights)

https://www.youtube.com/watch?v=OylX5DpzRuE

Anche in quel caso Ekaterina alla fine era riuscita ad aggiudicarsi la partita.

Insomma, forse non avrà il killer instinct, però penso sarebbe sbagliato definirla una  perdente, incapace di aggiudicarsi le partite che sembrano già vinte. A fatica, magari soffrendo e lamentandosi, ma alla fine i match riesce a chiuderli.

Del resto non sarebbe la vera Makarova se rinunciasse ai soliloqui e alle critiche tra sé e sè nei momenti difficili. Forse in qualche occasione mostrarsi glaciali sarebbe più produttivo, ma ormai è arrivata a 26 anni comportandosi così, e sembra difficile possa cambiare.

La domanda che sempre ci si pone sempre in questi casi è fin dove potrà arrivare. Io non saprei cosa rispondere anche perché rispetto alle sue connazionali Makarova appare un caso abbastanza anomalo: sta seguendo un percorso di crescita non proprio usuale, visto che le giocatrici russe di solito tendono a maturare prima di quanto è accaduto a lei. Anche per questo secondo me è particolarmente difficile fare valutazioni. La sua parabola è al vertice o no?
In ogni caso: nel singolo match ha dimostrato che può sconfiggere chiunque, ma per spingersi ancora più in alto occorrono costanza e grandi prestazioni ripetute più volte. Tante settimane come le ultime che ha saputo giocare questa estate.

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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