Alle origini di un mito: quando Monica Seles giocava per il TK Novi Sad

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Alle origini di un mito: quando Monica Seles giocava per il TK Novi Sad

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Questa sera a New York, in una esibizione contro Gabriela Sabatini, scende nuovamente in campo Monica Seles. Per l’occasione, Ubitennis è andato a vedere dove è iniziata la carriera del fenomeno bimane che sconvolse il tennis femminile all’inizio degli anni 90. Era il 1985, quando la neocampionessa europea di tennis under 12, l’undicenne Monika Karolja Szeles, si tesserava per il TK Novi Sad…

Ritorna in campo Monica Seles. Al Madison Square Garden, in una esibizione con la sua grande ex avversaria ed amica Gabriela Sabatini.

In occasione del match di New York, Ubitennis ha voluto andare a vedere dove è iniziata la carriera della campionessa nata nell’ex Jugoslavia, un piccolo omaggio ad una fuoriclasse che probabilmente avrebbe riscritto la storia del tennis femminile, se il destino non avesse deciso diversamente.

 

L’esibizione di New York vuole ricordare il match disputato dalle due giocatrici 25 anni fa a New York, la finale dei WTA Championship 1990 che la Seles vinse in 5 set (6-4, 5-7, 3-6, 6-4,6-2). Fu la prima finale femminile che si concluse in cinque set da quella del 1901 degli US Open (a quei tempi si chiamavano US Championship) vinta dall’americana Elisabeth Moore. Ma agli appassionati, soprattutto quelli tifosi di Monica, più che quel match a New York, in questo periodo torna in mente il gennaio di qualche anno dopo. Quello del 1996, quando a Melbourne sembrò che la magia del suo gioco fosse tornata.

IntattaCome se nulla fosse accaduto.

Monica Seles aveva infatti appena conquistato il suo nono Slam, a pochi mesi dal suo rientro alle gare dopo l’aggressione subita ad Amburgo nella primavera del 1993 e lo stop agonistico di più di due anni (dall’aprile 1993 all’agosto 1995). Nona vittoria in un torneo del Grande Slam che aveva già sfiorato pochi mesi prima nella finale degli US Open persa al terzo contro Steffi Graf.

Ma fu un’illusione.

La magia del suo gioco, con la straordinaria capacità di anticipo con entrambi i fondamentali giocati a due mani, quella magia che le aveva permesso di conquistare – non ancora ventenne – 8 tornei del grande Slam dal 1990 al 1993 e conquistare la vetta della classifica mondiale, era svanita.

La lama del coltello di Gunther Parche, in quella primavera del 1993, l’aveva fatta svanire, spezzando l’equilibrio della vita di Monica. Equilibrio che a causa anche di altri eventi  – come la malattia e la morte del padre – riuscirà a recuperare solo dopo un percorso lungo e doloroso, come racconterà lei stessa nel 2009 nella autobiografia “Getting A Grip: On My Body, My Mind, My Self” e che ha voluto recentemente condividere di nuovo, per essere d’aiuto alle persone che soffrono della stessa patologia di cui era affetta in quel periodo.

Dopo l’aggressione “Little Mo” (il soprannome che le venne dato da bambina nell’allora Jugoslavia, ricordando l’appellativo di un’altra grande tennista, Maureen Connolly, che da teenager stupì il tennis femminile nella prima metà degli anni 50. E non è solo il soprannome ad unire il destino delle due Little Mo del tennis mondiale: anche la Connolly dovette interrompere  la carriera – ma nel suo caso definitivamente – all’età di 19 anni  ed entrambe hanno raggiunto quota 9 tornei Slam vinti)  conquistò solo quell’ultimo Slam. Oltre alla finale 1995 a New York raggiunse altre due finali nei Major (nello 1996 a New York sconfitta nuovamente dalla Graf  e due anni dopo a Parigi sconfitta da Arantxa Sanchez – che prima dell’aggressione aveva perso in tutte e tre le occasioni in cui aveva incontrato negli Slam la Seles: la finale del Roland Garros  1991, la semifinale degli Australian Open 1992, la finale degli US Open 1992), vinse 21 tornei WTA  (ne aveva vinti 31 tra il 1990 ed il 1993, oltre al primo torneo vinto nel 1989 a Houston, sconfiggendo ancora quindicenne la grande Chris Evert)  e conquistò tre Federation Cup e un bronzo olimpico con i colori statunitensi (era diventata cittadina americana nel 1994). Ma il suo gioco non raggiunse più la straordinaria intensità dei primi anni di carriera.

La magia non c’era più.

Ubitennis è andato a vedere dov’era nata quella magia, poi sviluppata in quella sorta di Hogwarts tennistica che è l’Accademia di Albus Silente Bollettieri.

La leggenda vuole che la magia nasca nella Balzakova Ulica (la Via Balzac) di Novi Sad, per la precisione nel parcheggio della via, situata nel quartiere  Liman della città, dove Karolj Seles disegnò le righe di un campo da tennis ed iniziò ad insegnare a giocare a tennis alla figlia Monica di 5 anni. Karolj Seles – vignettista e caricaturista di discreta fama in patria – non fu il tipico padre che si improvvisa allenatore di tennis essendo del tutto digiuno in tema di metodologie di allenamento. Atleta di buon livello da giovane, due volte campione jugoslavo di salto triplo, frequentò la Facoltà di Educazione Fisica e dello Sport dell’Università di Belgrado, fu insegnante di educazione fisica  per diversi anni e poi anche allenatore di salto triplo (sotto la sua guida Radoslav Jocić fu il primo atleta jugoslavo a superare i 15 metri).

Per farsi raccontare qualcosa di quel periodo, Ubitennis ha contattato il Teniski Klub Novi Sad, principale tennis club della città natale della Seles, dove la tennista di origini ungheresi si allenò – undicenne – per tutto il 1985, prima di trasferirsi in Florida alla corte del guru americano, dallo scorso anno nella Hall of Fame del tennis.

Monica aveva iniziato a far parlare di sé l’anno precedente, nell’estate 1984, con la vittoria agli Europei under 12. Da un giornale jugoslavo dell’epoca (il settimanale sportivo “Tempo”) si legge:

Gli addetti ai lavori sono entusiasti del gioco della nostra giocatrice e la maggioranza già adesso la annuncia come colei che succederà a Martina Navratilova. Lei è rimasta quasi indifferente a tutti questi complimenti, ma non è priva di ambizioni: “Il mio compito è  studiare a scuola e allenarmi come mi dicono mio papà Karoly e mio  fratello Zoltan. Papà  si preoccupa di scoprire tutte le novità nelle tecniche di allenamento del tennis mondiale, mio fratello me le mostra in campo e mi aiuta a metterle in pratica. A giudicare dalla regolarità delle mie vittorie, sembra che tutti e tre stiamo facendo bene il nostro lavoro” dice la piccola Monika, quasi inconsapevole della dimensione dei suoi successi.

Il tesseramento di Monica per il club della cittadina serba, capitale della provincia autonoma della Vojvodina, risale al febbraio del 1985, dopo la vittoria dell’Orange Bowl a Miami (dove fu notata da Bollettieri, che da lì iniziò ad interessarsi della bambina prodigio e a far sì che venisse ad allenarsi nella sua accademia di Bradenton).

Il modulo di tesseramento di Monica Seles al TK Novi Sad

Il modulo di tesseramento della Seles al TK Novi Sad

Il TK Novi Sad ha pubblicato il modulo di tesseramento sulla home page del proprio sito (da notare – oltre al nome che era ancora Monika e non Monica –  la grafia magiara del suo cognome (Szeles) ed il patronimico Karolja, cioè figlia di Karolj).

Non abbiamo molte notizie di quel periodo. Monika giocò da noi per poco tempo, dall’inizio del 1985 sino all’autunno dello stesso anno, quando si trasferì con la famiglia negli Stati Uniti. “ racconta Petar Zvekic, segretario del club.

Ma quelle poche notizie sono comunque interessanti, fanno capire che già allora c’era qualcosa di speciale.

C’era già la magia.

Da quello che raccontano i soci che c’erano già a quei tempi, Monica era molto timida e modesta, ma  molto coscienziosa e responsabile nell’approccio all’allenamento per la sua età. Si allenava due ore al mattino e due ore al pomeriggio, sempre concentrata al massimo, cosa che tutti gli altri bambini della sua età non riuscivano a fare”.

Una curiosità: chi scrive questo articolo, che tra il 1984 ed il 1985 era a Novi Sad ed era già appassionato di tennis, si recò al TK Novi Sad proprio per vedere gli allenamenti della giovane promessa di cui tutti parlavano in maniera entusiasta. Purtroppo senza successo, altrimenti questo articolo si sarebbe arricchito di un ulteriore ricordo della Seles sui campi del TK Novi Sad…

Il club ha mandato anche una foto del periodo in cui Monica si allenava da loro:

Monika Seleš

Monica Seles undicenne sui campi del TK Novi Sad

Lo staff tecnico del club non seguì mai la undicenne promessa, che veniva allenata esclusivamente dai familiari.

Monika veniva allenata dal padre e dal fratello. Quest’ultimo, Zoltan, era  a sua volta un tennista di talento, ma rinunciò alla carriera agonistica per allenare la sorella”.

Doveroso precisare che la crescita tennistica della piccola Seles non fu gestita solo dai familiari. Tra il campo disegnato nel parcheggio della Balzakova Ulica ed i campi di terra rossa del TK Novi Sad, per un lungo periodo fu seguita da Jelena Gengic, la famosa allenatrice jugoslava che in quegli anni seguì anche Goran Ivanisevic e poi più tardi fu la scopritrice e prima allenatrice dell’attuale numero 1 del mondo, Novak Djokovic.

In un’intervista del 2011 la Gencic, scomparsa nel 2013, ricordava così gli anni di lavoro con la Seles e il padre della giocatrice:

Quando erano piccoli ho allenato Monica Seles e Goran Ivanisevic. Li ho seguiti nei tornei junior per quattro anni. Ho insegnato a Monica quasi tutto quello che c’era da sapere per avere successo nel tennis. Suo padre Karoly ha davvero sacrificato molto per la sua carriera. Era perseverante ed era presente quasi ad ogni sessione di allenamento. Non ha mai interferito e ha sempre collaborato”.

Il TK Novi Sad  – dotato di 9 campi all’aperto, 6 in terra battuta e 3 in sintetico, di cui 7 illuminati – ha in Monica Seles il suo fiore all’occhiello, ma ha sfornato anche altri ottimi giocatori, diversi dei quali sono stati campioni nazionali a livello individuale o a squadre.  Da ricordare in particolare  due nomi a livello femminile: Tatjana Jecemenica, attuale selezionatrice della nazionale di Federation Cup serba ed ex n. 86 del mondo (6 titoli ITF vinti in carriera), e Sandra Nacuk, che è stata n.81 della classifica WTA (4 titoli ITF conquistati,  raggiunse il terzo turno a Wimbledon nel 2000, dove perse in 3 set da Arantxa Sanchez, poi sconfitta proprio dalla Seles nel turno successivo).

TK NOVI SAD 2002

Il TK Novi Sad oggi

Il sodalizio organizza ogni anno un torneo ITF juniores under 18 di seconda categoria, che quest’anno giungerà alla 17esima edizione. E che nel 2011 fu vinto da un quindicenne Borna Coric, il giovane talento croato oggi n. 60 ATP e grande promessa del tennis mondiale.

“Il torneo ha ogni anno diversi partecipanti dall’Italia, che ottengono sempre buoni risultati” (lo scorso anno Federico Bonacia è arrivato in finale nel singolare maschile, mentre Ludmila Samsonova in semifinale tra le ragazze, ndr) e di cui conserviamo sempre bei ricordi, sia dei giocatori che degli allenatori. Anche perché abbiamo una mentalità molto simile e siamo sempre pronti a divertirci e a stare in compagnia assieme ha concluso il segretario del club.

Come detto, Monica giocò sui campi del TK Novi Sad fino alla fine del 1985.  Si trasferì negli Stati Uniti nella primavera del 1986, quando il padre riuscì a vendere la casa nella Balzakova Ulica e la famiglia Seles partì per stare vicino alla figlia che iniziò ad allenarsi alla corte di Bollettieri. Che nel 2014 in una intervista esclusiva alla pagina inglese Ubitennis ricordava così la fuoriclasse di origine jugoslava:

Immaginate una ragazzina magra, che all’età di 12 anni colpisce a due mani da tutti e due i lati e sta attaccata alla linea di fondo muovendosi benissimo. Questo è quello che io vidi guardando Monica giocare all’Orange Bowl molti anni fa. Cosa feci? Offrii a lei e alla sua famiglia una borsa di studio e non ho mai cambiato niente nel suo gioco, non importa cosa le persone pensavano io dovessi fare. Monica è una delle migliori di tutti i tempi e non potrebbe essere una persona migliore fuori dal campo”.

Monica fece ritorno a Novi Sad nel 1990 per giocare un’esibizione contro Arantxa Sanchez. Da quella volta torna periodicamente nella città natale.

E se Monica non ha dimenticato Novi Sad, nemmeno Novi Sad ha dimenticato la sua “Little Mo”. Anzi. Oltre alle foto custodite dal TK Novi Sad, c’è anche dell’altro a ricordarla nella sua città.

Nel maggio 2012 sulle rive del Danubio, il fiume che bagna Novi Sad,  è stato inaugurato un nuovo complesso sportivo dove sono stati costruiti due campi di tennis. Uno dei quali, con il consenso di Monica, è stato intitolato alla campionessa e riporta il suo nome e la riproduzione della sua firma a fondo campo.

Il campo intitolato alla Seles a Novi Sad

Il campo intitolato alla Seles a Novi Sad

Ma il ricordo più particolare si trova al n.26 della Balzakova Ulica, dove abitavano i Seles. Nell’ottobre 2013 sulla facciata della casa, che Monica da piccola utilizzava come muro di allenamento,  è stato dipinto un murale che la raffigura da giovanissima con in mano un trofeo ed un orsacchiotto – proprio come nella foto all’inizio di questo articolo – e con scritto di fianco il suo nome nell’originale grafia ungherese e la frase in serbo “Qui è iniziato tutto”.

A ricordare dove la magia ebbe inizio.

Monika-Seles

Il murale nella Balzakova Ulica di Novi Sad

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ATP

Borna Coric: “Contro Nadal senza pressione, mi godrò il momento. Non è un problema fare quello che ami”

Il croato prepara la prima sfida dopo 5 anni contro un suo idolo, e parla delle proprie condizioni fisiche

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Borna Coric - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Quando arrivi troppo in alto, poi puoi solo cadere. Borna Coric forse non è arrivato così in alto come avrebbe voluto (e potuto) ma la caduta, anche grave, l’ha presa eccome. Il 14 ottobre 2018 gioca la prima finale 1000 della carriera, qualche settimana dopo si attesta al n.12, il suo best ranking, sembra che finalmente quella grande promessa tanto attesa sia stata mantenuta. Da lì non c’è stato l’atteso salto di qualità, ma solo tanti problemi in serie, con l’infortunio alla spalla che lo ha tenuto fuori dal marzo del 2021 allo scorso marzo. Ora, però, qualche luce la vede: ieri una bella vittoria contro Lorenzo Musetti, e oggi il privilegio di sfidare il suo idolo Rafa Nadal, che batté a Basilea nel primo incontro nel 2014, perdendo l’ultimo precedente nel 2017 in Canada (in mezzo anche uno schiacciante 6-1 6-3 di Borna proprio qui a Cincinnati nel 2016, e una vittoria del maiorchino allo US Open 2015).

Lo stadio era pieno per il nostro quarto di finale“, racconta Coric ai microfoni dell’ATP dopo il successo su Lorenzo Musetti. “Mi ricordo che mi piaceva, ero super felice, mi sentivo come un bambino in un negozio di caramelle. Ero nel momento, stavo vivendo il mio sogno”. Quella vittoria, in quell’ottobre di 8 anni fa, arrivò nel momento in cui il croato stava salendo la scala del tennis, in cui doveva emergere, non ancora maggiorenne. Condizioni ben diverse da oggi, con un infortunio alla spalla in più, e gli anni che passano da reggere: “Non è mai facile tornare dopo un grave infortunio. Sono stato fuori per un anno e non è mai facile tornare e giocare un buon tennis, quindi ogni vittoria che si ottiene è estremamente importante anche per la mia fiducia e per la mia classifica, che non è ancora lì dove voglio che sia“.

La questione della sua spalla, oramai la principale quando si parla di Coric, viene ben approfondita dall’attuale n.152 al mondo, consapevole di quanto possa condizionarlo, e di quanto vada ben trattata e allenata: “Devo essere onesto, ben presto è diventato normale per me perché se voglio fare il mio lavoro, che è giocare a tennis, devo farlo. Non credo sia un enorme sacrificio avere 30 minuti in più di lavoro per arrivare a giocare a tennis. Puoi fare ciò che ami, non è un grosso problema. Se di solito vengo un’ora prima dell’allenamento, ora devo venire un’ora e mezza. Questo è tutto“. “Ma non ci penso più quando gioco ad essere sincero“, prosegue il croato, “perché anche se provo un po’ di dolore, e a volte capita, so che niente si può rompere. Non posso fare più danni, quindi a volte devo solo accettare che avrò un po’ di dolore e per me va bene“.

 

Certamente il suo gioco, soprattutto la sua mentalità e il suo approccio, si sono dovuti adattare ai problemi occorsi negli anni, come dimostrano queste parole. Parole di resilienza e abnegazione, quasi alla Nadal, la cui forza mentale è ciò che più lascia a bocca aperta: “Amavo tutto del suo gioco, in cui non c’è niente di sbagliato. Quindi puoi guardare ogni colpo e provare a farlo, perché è uno dei migliori del Tour. Riguarda più lo spirito combattivo, da cui penso che tutti possiamo imparare, e che può essere il nostro idolo“. Ma, dopotutto, va ricordato che stasera i due si affronteranno in campo, battezzando il ritorno in campo di Nadal più di un mese dopo il quarto a Wimbledon contro Fritz, per quella che in ogni caso sarà una partita speciale per Borna Coric, 9 vittorie in carriera contro top 5, l’ultima contro Thiem (n.4) all’ATP Cup 2020. “Giocherò senza alcune pressione“, conclude l’ex n.12 del mondo, “Ora posso divertirmi ancora di più perché non ho avuto questo tipo di partite e la competizione negli ultimi due anni. Mi diverto ancora di più rispetto a quando avevo 17 o 18 anni, e dato che sono stato a giocare a Challengers e tutto il resto, ora posso divertirmi ancora di più“.

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ATP

Opelka ancora contro l’ATP: “Un sistema corrotto che va a discapito della remunerazione del talento”

Il gigante statunitense si sfoga su Twitter criticando l’operato del Board dell’ATP e del consiglio dei giocatori in merito alle modifiche del calendario

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Reilly Opelka – Indian Wells 2021 (foto via Twitter @FILAtennis)

Assente dai campi da gioco dalla sconfitta contro Nick Kyrgios in quel di Washington, torna a fare sentire la sua voce fuori dal coro Reilly Opelka. Il servebot statunitense è noto per esprimere sempre la sua opinione sui social e nelle interviste su quello che non funziona nei rapporti tra tornei e giocatori, con aspre critiche nei confronti di Gaudenzi, più volte invitato alle dimissioni. Pertanto, non sorprende che in seguito alle ultime novità nel panorama tennistico, Opelka abbia detto sulle modifiche del calendario previste a partire dal 2023 e non solo.

Riepiloghiamo, a partire dal prossimo anno vi saranno diverse novità nel calendario. La più significativa riguarda i tornei più importanti a livello ATP, ossia i Masters 1000. Infatti, dal 2023 non saranno solo Indian Wells e Miami i tornei che si svolgeranno su 2 settimane, bensì anche Roma, Madrid e Shanghai. Dal 2025 la riforma riguarderà anche gli altri due mille nord americani, Canada e Cincinnati.

Questa riforma si innesta in un periodo di “compravendite” per quanto riguarda i diritti di alcuni tornei. Lo scorso febbraio la USTA, proprietaria dei diritti del torneo ATP di Cincinnati, ha messo in vendita la licenza andando a caccia di un acquirente disposto a spendere un importo almeno a nove cifre. Acquirente che secondo le ultime voci dovrebbe essere Ben Navarro, celebre milionario statunitense, proprietario del torneo femminile di Charleston.

 

A fine 2021 ero stato invece il torneo di Madrid a cambiare “organizzazione”, con l’uscita di scena di Ion Tiriac e l’ingresso della società di managemente IMG, già proprietaria dei diritti del torneo di Miami.

Questo giro di denaro ha mandato su tutte le furie Opelka alla luce delle disparità che secondo lui vi sono a livello ATP, tra quanto spetta ai tornei e quanto invece finisce del prize money a disposizione dei giocatori.

Quindi fatemi capire bene, Madrid e Cincinnati vengono vendute per $ 400 milioni / $ 300 milioni. Nello stesso anno il Board dell’ATP decide di concedere ai Masters 1000 una tonnellata di giorni in più, riducendo nel contempo le players commitment protections, portando a sanzioni molto più severe per eventuali Masters 1000 saltati”.

Ma le critiche non si sono limitate solo alle decisioni dell’ATP. Con un sarcasmo per nulla celato Reilly ha giudicato negativamente l’operato dei rappresentati ei giocatori, rei di non aver negoziato accordi negli interessi dei giocatori stessi che loro rappresentano.

“Sembra che il board dei rappresentati dei giocatori abbia fatto una grande lavoro nel negoziare per nostro conto. Hanno ottenuto un incremento del 2% dei prize money e acconsentito alla più grande presa in giro [Opelka la definisce ‘biggest known sucker play’] per la compartecipazione dei ricavi [dei tornei], accettando una percentuale sul profitto netto, invece che lordo”.

Opelka rincara la dose evidenziando come l’accordo permetta ai tornei di poter “manipolare” i numeri secondo il proprio tornaconto:[Questo accordo] permette ai tornei di continuare la pratica di manipolazione dei loro numeri. Basta chiedere a chiunque è coinvolto nel processo le differenze tra i numeri che i tornei presentano ai potenziali venditori rispetto a quelli che utilizzano durante la negoziazione dei prize money”.

La frecciata finale è rivolta alla USTA: “Quanto ha pagato la USTA per la licenza [del torneo di Cincinnati]? Prima che qualcuno polemizzi sul fatto che un atleta professionista parli di denaro, qui si parla di denaro, ma si parla di un sistema corrotto che sistematicamente va a discapito della remunerazione del talento in questa così detta partnership.

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ATP

Alexandr Dolgopolov torna a farsi sentire: “Tonnellate di bandiere sui tornei”

L’ex tennista ucraino, tra i più attivi sul tema della guerra, rumoreggia su Twitter dopo il recente episodio a Cincinnati

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dolgopolov

In campo, una gioia per gli occhi, una manna per gli amanti del bel tennis estroso, mai regolare, in una carriera da artista maledetto fino in fondo, in cui ha dovuto combattere con tanti infortuni, ritirandosi a soli 32 anni, nel 2021. Alexander Dolgopolov è stato uno dei più chiacchierati tennisti degli ultimi anni, genio e sregolatezza, e tutt’ora finisce spesso in discussioni di sorta, ma purtroppo per motivi ben più seri, che esulano dal campo da tennis. Sin dalla primissima dichiarazione di guerra della Russia, il tennista ucraino si è sempre apertamente schierato sulla vicenda, condannando in toto anche i tennisti e gli sportivi russi, appoggiando con vigore ad esempio la decisione di Wimbledon, ed imbracciando egli stesso il fucile per difendere il proprio Paese.

E così, dopo l’episodio di lunedì in quel di Cincinnati (torneo in cui nel 2015, come ricordò al momento del ritiro, giocò la partita con più rimpianti della carriera) era impensabile che non si sarebbe schierato. Il fatto è però, in tutta onestà, quantomeno discutibile: durante il derby russo tra Potapova e Kalinskaya, una tifosa era cinta dalla bandiera ucraina con in testa il Vinok, una corona di fiori tipica della tradizione del Paese. La prima delle due atlete si sarebbe lamentata con la giudice di sedia, portando la sicurezza ad allontanare dai campi la donna senza che avesse fondamentalmente fatto nulla, con la motivazione che “stesse agitando le due tenniste“. La giustificazione decisamente non regge, specie considerando l’eco e le ripercussioni che potrebbe avere a lungo andare un atto del genere, partendo dalla reazione di Dolgopolov.

Sorpreso che nessuno è stato molestato o insultato in questa occasione, nessun ucraino ha giocato lì“, scrive su Twitter l’ex n.13 al mondo, “Le persone che lo dicono sono patetiche. Nient’altro che discriminazione. Sentirsi insultato dalla bandiera di un paese attaccato dal tuo paese, cosa potrebbe significare? Tonnellate di bandiere sui tornei“. Le parole di Dolgopolov sono tutt’altro che pacate, com’era lecita aspettarsi, e la sua “chiamata a raccolta” di bandiere per i prossimi tornei, US Open in particolare, potrebbe non essere un appello nel vuoto, e rivelarsi l’inizio di un gran caso mediatico. Anche considerando altre righe, ben più dure, scritte in precedenza sull’episodio sempre sul suo Twitter: “Solo così lo sapete. Un atleta russo è arrivato negli Stati Uniti e ha deciso di cacciare Lola, che è una meravigliosa persona di cuore, ma anche cittadina americana, nata in Uzbekistan, per essersi seduta in silenzio a una partita di tennis con una bandiera ucraina. Vengono a casa tua e dettano le loro regole“. Gli echi di guerra, purtroppo, sono fin troppo presenti anche sui campi da tennis.

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