ATP Miami: non basta un ottimo Thiem, Djokovic è un robot. Monfils piega Dimitrov e trova Nishikori

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ATP Miami: non basta un ottimo Thiem, Djokovic è un robot. Monfils piega Dimitrov e trova Nishikori

Novak Djokovic vince in due set contro un Dominic Thiem mai domo, che è riuscito a complicare la vita al numero uno al mondo. Ai quarti sfida contro Tomas Berdych, uscito vittorioso dopo una battaglia di 2 ore e 27 minuti di gioco contro Richard Gasquet. Dopo un inizio di match complicato, Nick Kyrgios batte Andrey Kuznetsov in due set e nei quarti troverà Milos Raonic. David Goffin conferma il suo ottimo stato di forma e supera Horacio Zeballos. Per lui nei quarti Gilles Simon che ha travolto Lucas Pouille. Grigor Dimitrov non riesce a dare continuità alla vittoria su Murray venendo sconfitto in tre set da Gael Monfils, che affronterà al turno successivo Kei Nishikori, uscito vittorioso dal confronto contro Roberto Bautista Agut

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[1] N. Djokovic b. [14] D. Thiem 6-3 6-4 (Raoul Ruberti)

È con un solo precedente, risalente all’edizione 2014 del Masters di Shanghai, che scendono sul campo centrale Novak Djokovic e Dominic Thiem. La sfida tra i numeri uno, quello del presente e incontrastato anche per il futuro prossimo e quello che secondo tanti avrebbe le carte per succedergli, è da subito ben diversa da come ce la si sarebbe aspettata.

Djokovic, più per demeriti propri che per altre ragioni, fatica a tenere il turno di servizio d’apertura. Come sempre, tuttavia, la consapevolezza di affrontare Nole il cannibale è una zavorra anche per il più dotato dei tennisti, e la sua capacità di impedire all’avversario di giocare al meglio governa anche l’inizio di questo confronto. Thiem è, difatti, un fascio di nervi: impattati malamente una volée in campo aperto e due colpi da fondo, l’austriaco subisce immediatamente il break. Alzando molto la traiettoria dei propri colpi, Djokovic gli impedisce di arrivare sopra la palla per attaccare e mostra già il genere di match, brutto ma funzionale, che sta per delineare. Nonostante la collezione di doppi falli e le tre palle break concesse, il numero 1 assoluto si allunga subito sul 3-0. Il livello di qualità di entrambi inizia a crescere ma Thiem – pur portandosi regolarmente ai vantaggi nei turni di risposta – non riesce a scardinare il servizio assai sottotono di Djokovic.

 

>Per il quattordicesimo giocatore del seeding arriva anche la beffa. Al momento di servire per il set Novak concede una ennesima palla break (8 nel set, 14 in totale), attacca lasciando scoperto il corridoio alla sua destra e Thiem lo passa con un rovescio lungolinea che il giudice di linea considera buono. Già andato a sedersi in panchina, il serbo chiede il challenge per puro scrupolo. La verifica elettronica però lo richiama in piedi: la palla è out. Tra gli ingenerosi fischi del pubblico arrivano ancora due occasioni per il contro-break, anch’esse infruttuose, e poi il primo set si conclude con un 6-3 che non rende giustizia ai valori espressi in campo. I due giocano sul filo del rasoio, ma il secondo set continua a suonare la stessa musica. A Djokovic sfugge sorprendentemente spesso il controllo della palla, cosa che lo spinge a rinunciare sempre alla responsabilità di cercare i vincenti (saranno soltanto 6), mentre dall’altro lato della rete Thiem tira sempre di più, alternando prodezze a errori “forzati” dallo sviluppo tattico dell’incontro. Il ventiduenne di Wiener Neustadt conserva un turno di battuta da 0-30 e finalmente, dopo aver guidato uno scambio “a tergicristallo” e averlo concluso con un magistrale rovescio in salto, ottiene il break point numero undici; l’ennesimo doppio fallo di Nole gli impedisce di lasciarsi sfuggire anche questo. Ma è un fuoco di paglia: due gratuiti dettati dall’emozione e Domi si ritrova da capo, un passo indietro al mostro. Djokovic prosegue senza convincere in alcun modo, salvandosi sempre in qualche modo differente. A volte è la prima vincente al momento giusto, tratto distintivo dei campioni in giornata no, altre volte è uno scambio difeso allo stremo, altre ancora lo sbaglio di un avversario frettoloso. L’ultimo game è un tripudio di match point e palle break, perfetto sunto della precedente ora e tre quarti di gioco, e in quanto tale è scontata quanto inevitabile la sua conclusione.

Il risultato finale ha un sapore dolceamaro per Dominic Thiem. Il ragazzo, con grande umiltà, aveva dichiarato alla vigilia di voler sfruttare l’incontro come una opportunità per crescere e imparare. Però lui, Djokovic e tutti gli spettatori torneranno a casa sapendo che il match sarebbe potuto – e forse anche dovuto – andare molto diversamente.

[24] N. Kyrgios b. A. Kuznetsov 7-6(3) 6-3 (Emmanuel Marian)

Nick Kyrgios, ventiquattresima testa di serie del torneo, sfida per l’accesso ai quarti Andrey Kuznetsov, reduce da un inizio di stagione molto incoraggiante e sempre più continuo a questi livelli.

Il numero ventisei del mondo deve sudare la discutibile canottiera rossa per aver ragione del tennista di Tula nel primo set: il russo, come spesso gli capita in quest’ottimo inizio di stagione, è acceso e propositivo, anticipa in modo molto accentuato i fondamentali da fondo e scappa sul tre a zero grazie a un break nel secondo gioco, mentre il numero due australiano pare vivere una delle non rare giornate in cui pretende il vincente entro il terzo colpo giocando possibilmente solo di braccio. Nick deve fronteggiare anche una palla per lo 0-4 in un game in cui merita un warning dopo aver scagliato una pallina sugli spalti, ma si salva e nel gioco successivo recupera il break grazie a tre accelerazioni fulminanti. Da quel momento il primo parziale, inizialmente molto accidentato per il giocatore in battuta, segue l’ordine dei servizi e il tiebreak ne è la naturale conclusione. Il numero 51 del mondo interpreta molto male il gioco decisivo, fallendo due dritti comodi e commettendo doppio fallo sul set point. Kyrgios, rasserenatosi, nel secondo set scioglie il braccio, mentre Kuznetsov s’intristisce: un break nel quarto gioco, propiziato da un altro sanguinoso doppio fallo del russo, permette al giocatore di Canberra di veleggiare tranquillo fin sul traguardo, che taglia con relativo agio dopo un’ora e 23 minuti.

L’australiano, passati i primi tormentati quattro giochi, ha controllato concedendo poco al servizio – 11 ace, 75% di punti con la prima in campo – dando la consueta impressione di decidere nel bene e nel male l’andamento degli incontri che gioca da favorito. Ai quarti di finale si prospetta un’interessante sfida con Milos Raonic.

[7] T. Berdych b. [10] R. Gasquet 6-4 3-6 7-5 (Marco Lauria)

Sette anni e un giorno. Tanto è il tempo che è passato da quel 28 marzo 2009. Una lettera dell’ATP comunicava a Richard Gasquet la positività alla cocaina. Colpa di un bacio in un locale di Miami a poche ore dall’esordio con Albert Montanes. Il Tas di Losanna gli credette e dopo appena due mesi e mezzo Richard poté rimettere piede in campo. Thomas Berdych è sempre stato un esempio di compostezza e rettitudine, mai una parola fuori posto, mai un gesto deprecabile. Due giocatori diversi per caratteristiche tecniche, ma condannati entrambi a recitare la parte dei co-protagonisti di una generazione fenomenale. Complice una tenuta mentale mai all’altezza del loro talento. Oggi si affrontano per la quattordicesima volta, la seconda qui in Florida. Nel 2013 vinse a sorpresa Gasquet, in quella che rimane la sfida più importante tra i due, ovvero un quarto di finale di un Mille. Nei precedenti il francese conduce 7-6.

A scegliere di servire è il ceco, che tiene senza difficoltà i primi due turni di battuta. Il disegno tattico di Berdych è spingere sulla diagonale del rovescio, ma il colpo lavorato di Gasquet manda il no.7 del ranking spesso fuori ritmo, costretto a salire sulla palla ed accelerare, solo una volta nei primi game riesce ad affondare lungolinea. Il primo a difendere due palle break è il francese, che risolve la pratica con un ace e un altro ottimo servizio che chiude a rete. L’occasione mancata rende vulnerabile il ceco, che imperterrito continua ad insistere sulla diagonale forte di Richard. Il francese accetta di buon grado di scambiare da sinistra e porta sovente Berdych all’errore. Sul due pari l’opportunità di Gasquet di portarsi avanti di un break si concretizza sull’accelerazione di dritto del ceco che termina in rete. Non passa molto perché Berdych si rifaccia sotto. Un doppio fallo del transalpino sulla palla break gli permette di riacciuffare il set. Sul quattro pari è ancora il ceco a sembrare più centrato. Completa la rimonta tenendo il servizio e va a rispondere salendo rapidamente 0-40. Un ace e una meravigliosa palla corta rimettono in gioco il francese, che però stecca il rovescio nello scambio successivo e perde servizio e set.

È nuovamente Berdych ad aprire il set al servizio. Nel secondo gioco Gasquet riesce finalmente a frenare l’emorragia di cinque game consecutivi a favore del ceco portandosi sull’uno pari. Di nuovo propositivo, nel game successivo si procura due palle del due a uno. Berdych lavora la seconda di servizio, ma sulla lunga risposta di Gasquet spara in rete l’accelerazione di dritto e cede il gioco. Il copione sembra quello del primo parziale: il transalpino deve ancora annullare due nuove palle break per tenere il ceco a distanza di sicurezza. Berdych si tiene in scia, ma questa volta è Gasquet che sul 4-3 prima tiene il servizio con personalità chiudendo con un insolito vincente di dritto, poi fa suo il set con un passante di rovescio sul timido serve and volley del ceco. Si va al terzo.
Questa volta il parziale di giochi consecutivi lo mette a segno il transalpino, che riparte col piglio positivo del secondo set e incassa il game al servizio. L’artiglieria pesante di Berdych soffre l’esuberanza tecnica di Gasquet, che sfodera un campionario di colpi di altissimo livello. Un passantino di rovescio col richiamo del polso ed una deliziosa palla corta non servono però per castigare nuovamente il ceco, che completa la mini-rimonta salvando l’ennesima palla break. I vantaggi esterni, sinora copiosi, si estinguono e il punteggio segue i servizi. Gasquet sembra avere qualcosa in più e riesce sistematicamente a muovere Berdych quando si scambia sulla diagonale del rovescio, ma sul 5-5 inciampa in uno sciagurato momento-Gasquet. Sotto 0-40 prova a rientrare ma un dritto inside-out del ceco lo spedisce dritto all’inferno. Il turno di servizio del ceco per chiudere il match è una pura formalità.

[12] M. Raonic b. D. Dzumhur 6-0 6-3 (Raffaello Esposito)

Il match vede opposti due figli dei Balcani. Milos e Damir sono nati a poco più di duecento chilometri di distanza, quelli che separano Podgorica da Sarajevo, al principio degli anni novanta e alla vigilia di quella che Kofi Annan definì “una guerra mondiale nascosta”. Raonic è poi emigrato sotto le foglie d’acero, Dzumhur risiede ancora a Sarajevo ed è il tennista bosniaco più forte di sempre con un best ranking da numero 77 (oggi è 94) raggiunto ad ottobre 2015.  A Miami ha vinto in rimonta i suoi primi incontri in un Master 1000, ha battuto Nadal seppur per ritiro e ha già disputato nove set . Oggi ha di fronte il canadese n°12 ATP, l’unico che a detta di molti possa infastidire Djokovic. L’esito della finale di Indian Wells non fa testo perché, se il fisico lo sorregge, Milos possiede colpi e voglia di migliorare che lo possono portare lontano.

Air Canada serve per primo e Dzumhur vince solo un punto, con il nastro, nei primi due giochi. Nel terzo arriva ai vantaggi perché Raonic fa due doppi falli e spara un dritto in tribuna. È sfortunato nel quarto gioco quando subisce ancora un break ma un nastro premia l’avversario su una palla game però Milos è perfettamente a suo agio contro il palleggio leggero del bosniaco, colpisce forte e attacca spesso a rete chiudendo con pregevoli volée. Un terzo servizio ceduto da 30-0 sancisce il bagel in 20 minuti che chiude il set. Dzumhur appare contratto e intimidito, sbaglia molto ed è sempre troppo lontano dal campo. Vince il suo primo gioco ma solo per la cronaca perché Milos brekka ancora con l’aiuto del nastro, conferma con due aces per il 4-1 e veleggia tranquillo verso il 6-3, i quarti di finale e il suo opposto caratteriale Nick Kyrgios. 

NELLA PAGINA SEGUENTE, LE CRONACHE DI NISHIKORI, SIMON, GOFFIN E MONFILS  

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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Wimbledon: Van Rijthoven suona l’ottava sinfonia, ora lo attende Djokovic. Il tennis Usa si riscopre nel tempio della racchetta

Goffin ferma i sogni di ripresa di Humbert. Sock rischia il rimontone, ma Cressy è sprecone nonostante la pioggia salvifica. Paul è sempre più erbivoro, a furia di far fuori mancini. Vince anche Norrie

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Tim van Rijthoven - 's-Hertogenbosch 2022 (foto Twitter @atptour)

Tim Van Rijthoven, alla prima partecipazione nel tabellone principale di uno Slam, approda agli ottavi di finale superando per 6-4 6-3 6-4 con una durata complessiva del match di poco oltre l’ora e quaranta di gioco, la testa di serie n. 22 Nikoloz Basilashvili. Continua dunque la marcia trionfale sulla superficie erbosa del 25enne olandese, ancora imbattuto dallo straordinario successo sui prati casalinghi di ‘S-Hertogenbosh, centrando l’ottava affermazione consecutiva. Prima della settimana, che ai più era sembrata quella della vita – irrepetibile e che almeno una volta nella carriera di ogni giocatore si materializza – sublime nel “Bosco del Duca”, Tim non aveva mai vinto un match a livello ATP. Invece, nella cavalcata mastodontica che lo ha portato al primo titolo nel circuito maggiore, ha messo in fila tre scalpi davvero eccezionali, nonché le prime tre tds del torneo orange: Taylor Fritz, Felix Auger-Aliassime e il n. 1 del mondo Daniil Medvedev.

TIM COME KUDLA NEL 2015 – Come detto, poteva sembrare che l’allora n. 205 della classifica stesse giocando su quella che viene definita, la nuvoletta della racchetta dove tutto riesce; ma in realtà era chiaro fin da subito che il tennista sconosciuto che si aveva di fronte era un animale erbivoro di razza assolutamente protetta. Un giocatore capace di impiegare il campo in erba nella sua totalità, con il suo tennis d’attacco e di manualità esecutiva di primissimo piano, al tal punto da attirare l’attenzione degli organizzatori di Wimbledon e ricevere un invito per debuttare nel main-draw. Ebbene, l’attuale n. 104 ha confermato in maniera dirompente la sua altissima competitività in queste condizioni di gioco, regolando prima in tre set il malcapitato Delbonis e poi eliminando la tds n. 15 Reilly Opelka. Una vittoria, quella contro il bombardiere americano, di grande spessore a cui ha dato seguito – e se possibile facendo anche meglio – contro il georgiano, il quale è caduto sotto i colpi dei servizi vincenti di Van Rijthoven. L’olandese è stato infatti autore di ben 21 ace e di un incredibile 88% di punti vinti con la prima.

Ovviamente questo cammino immacolato, al suo primo main-draw in un Major e per di più da giocatore invitato, del 25enne di Roosendaal ha portato in dote con sé inevitabilmente dei record: è infatti la prima wild-card a raggiungere il quarto turno a Church Road dai tempi di Denis Kudla nel 2015, dopo aver già ottenuto un primato per il tennis nazionale riportando un tennista dei Paesi Bassi ai sedicesimi dei Championships dal suo coach Igor Sijsling, che vi riuscì nel 2013 (poi raggiunto in questo traguardo da Van De Zandschulp). Ora per lo spavaldo Tim, la prova più difficile, l’impresa più ardua: il 6 volte campione di Wimbledon Novak Djokovic, il serbo ha arato senza mezze misure Kecmanovic. Certamente match a dir poco in salita per lui, ma chissà se proprio la grande sorpresa di questa stagione su erba non possa rivelarsi l’ostacolo più imponente per Nole nel percorso verso l’atto finale dello Slam londinese? Staremo a vedere, sicuramente il rappresentante dell’Arancia Meccanica non avrà nulla da perdere. A proposito di questo, Tim, ormai giunto alle porte della Top 100, è stato fortemente penalizzato dalla mancanza dei punti, visto che altrimenti avrebbe già sfondato ampiamente il muro dei primi cento.

 

IL TENNIS STATUNITENSE IN RINASCITA, COME IL REDIVIVO SOCK – Questa 136esima edizione dell’evento tennistico più famoso nel mondo, è stata senza ombra di dubbio finora ad appannaggio degli americani. Infatti sono addirittura sette, i tennisti a stelle e strisce che si sono qualificati per il terzo turno: Isner, Tiafoe, Johnson, Paul, Brooksby, Nakashima e Fritz. A questi si aggiunge il redivivo Jack Sock, che dopo la sospensione per pioggia nella giornata di ieri, ha completo il proprio incontro di secondo turno facendo suo il derby con il serve&voller Maxime Cressy. La partita era stata interrotta nel primo game del terzo set, con l’ex n. 8 del mondo al servizio ed il punteggio che recitava 15-15, ma soprattutto un doppio 6-4 per il campione di Parigi Bercy 2017. L’opera da rifinire, ha però richiesto al 29enne di Lincoln uno sforzo maggiore di quello previsto. Anzi Jack si è ritrovato ad un passo – forse anche meno – da un quinto set che lo avrebbe visto nettamente sfavorito a livello d’inerzia.

L’EX N. 8 HA FATTO LA DIFFERNZA CON LA RISPOSTA E I LOB – Infatti, sembrava che la tavola fosse stata apparecchiata per la rimonta del franco-statunitense, che avrebbe così vinto lo scontro odierno in tre parziali ribaltando totalmente l’esito del match. Dunque pioggia benefica e salvifica per il n. 45, dall’altro lato maledetta per il semifinalista delle ATP Finals di cinque anni fa. Il 25enne parigino si è intascato agevolmente il set della ripresa delle ostilità per 6-3, salendo poi comodamente sul 5-4 e 40-15 nel quarto. Proprio sul più bello, quando la quinta frazione sembrava oramai solo una formalità, Sock ha alzato i giri del motore in ribattuta e ha costretto grazie a tre rispostone in anticipo – le prime due direzionandole verso le stringhe delle scarpe di Maxime, che è incappato nell’errore dovendo giocare due demi-volée impossibili, mentre la terza è stata un autentico capolavoro in lungolinea al fulmicotone – l’avversario a cedere il turno di servizio, frantumandogli i due set point consecutivi. Purtroppo per lui, Cressy ha sprecato ancora visto che ritrovando lucidità ha strappato nuovamente la battuta al suo connazionale, ma non è riuscito per la seconda volta, nel dodicesimo game, a trascinare la contesa al parziale finale. La quantità abnorme di occasioni mancate, ha spento psicologicamente il metro e 98 di origini transalpine nel tie-break, totalmente a senso unico e dominato per 7-1 dal giocatore del Nebraska. Successo significativo per il tre volte vincitore Slam in doppio dopi anni turbolenti, considerando che il suo contendente era fresco di finale ad Eastbourne e perciò in un ottimo stato di forma, che gli permette di eguagliare il miglior risultato ottenuto su questi campi risalente al 2016.

PAUL FA STRAGE DI MANCINI E CENTRA I PRIMI OTTAVI SLAM – Degli otto statunitensi qualificati al terzo turno, ce n’è già uno che ha staccato il pass per gli ottavi. Stiamo parlando del sempre più erbivoro Tommy Paul, che ha letteralmente liquidato il mancino ceco Jiri Vesely con un secco 6-3 6-2 6-2 in poco più di un’ora e mezza di partita. Una sfida tra ex Top 5 e campioni Slam a livello giovanile (il nordamericano è stato n. 3 junior e vinse il Roland Garros 2015, mentre il n. 68 ATP fece anche meglio raggiungendo la prima piazza del ranking di categoria, trionfando in Australia nel 2011). La tds n. 30, prima di questa stagione non aveva mai vinto un match su erba nel Tour principale. Invece nel 2022 ha invertito marcia, dopo le ottime prestazioni fatte registrare al Queen’s e a Eastbourne, in entrambi gli appuntamenti si è spinto sino ai quarti, ed ora si sta confermando nel torneo principe dei prati. Il 25enne del New Jersey ha infatti fatto fuori due mancini nei primi due turni, senza perdere alcun set, che ben si adattano all’erba: Verdasco, che se pur ormai giunto alla veneranda età di 38 anni, è stato capace di giungere nel 2013 ai quarti di Wimbledon; e Mannarino. Dunque terza vittoria di fila su un tennista mancino, fra l’altro quest’ultimo duellante sconfitto in grado in carriera di ottenere come migliori risultati negli Slam due ottavi proprio nel Major londinese: nel 2016 e nel 2018. Il primo H2H in assoluto era andato in scena proprio in questo torneo tre anni fa, ma nell’impianto di Roehampton, in quel caso nel turno finale delle quali vinse facilmente in tre set Jiri.

GOFFIN RITROVA I PRATI, PER TORNARE AI QUARTI L’OSTACOLO DA SUPERARE E’ BUBLIK – A distanza di tre anni dall’ultima vittoria erbosa, datata Wimbledon 2019, David Goffin ha ripreso il proprio cammino fatto di tennis pulito e geometrico e dopo aver superato Albot e la tds n. 31 Baez, si è qualificato nuovamente per i sedicesimi di finale in uno Slam dopo il recente Roland Garros. A Bois de Boulogne fu estromesso dal futuro campione di Halle Hurkacz, mentre quest’oggi è stato lui artefice dell’eliminazione di un giocatore capace di alzare il titolo sull’erba tedesca, giardino di casa Federer: Ugo Humbert. Il talentuoso francese si è arreso subendo la rimonta per 4-6 7-5 6-2 7-5 in quasi tre ore (2h47), e non riesce quindi a dare seguito allo scalpo della tds n. 3 Casper Ruud del turno precedente. Ugo, sprofondato al n. 112, nonostante qualche acuto in questa stagione sui prati sta vivendo un anno horribilis – prima del torneo 6 match vinti su 23 disputati in stagione. L’augurio è che possa tornare rapidamente tra i primi 100. Da par suo l’ex vice-maestro delle Finals 2017, vorrà ripetere il meraviglioso cammino del 2019 che gli garantì il terzo quarto di finale Slam della carriera, dopo quelli australiani del 2017 e francesi del 2016. Il 31enne di Liegi ha fornito una ragguardevole performance con il fondamentale d’inizio gioco: 80% di punti vinti, di contro l’ex n. 25 transalpino si è macchiato di 54 gratuiti. Ora per David, c’è Frances Tiafoe, vittorioso nel match tra pazzerelli su Bublik.

[9] C. Norrie b. S. Johnson 6-4 6-1 6-0 (di Ruggero Canevazzi)

Tutto facile per la testa di serie n.9 Cameron Norrie, che si sbarazza in tre comodi set di Steve Johnson dopo appena un’ora e 49 minuti di partita, davanti alla partecipazione entusiasta del pubblico del Centrale e di mamma Helen, brillante microbiologa che per l’occasione sfoggia un elegante abito grigio con risvolti rossi (del resto sul Centrale è d’obbligo fare bella figura). Johnson si è difeso come ha potuto con un bel back di rovescio, ma era troppo poco per arginare la ben superiore solidità del beniamino di casa, che ha raccolto gli applausi del Centrale con bellissimi recuperi ed eccellenti passanti. Il generoso americano le ha provate tutte, ma ha pagato molto caro i numerosi errori in prossimità della rete, ricordando una delle frasi più belle di Rino Tommasi: “Chiamato a rete, rivelava le umili origini”. Approda sicuro per la prima volta in carriera alla seconda settimana di un Major Cameron Norrie, che agli ottavi sfiderà un altro americano, Tommy Paul.

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