ATP Miami: non basta un ottimo Thiem, Djokovic è un robot. Monfils piega Dimitrov e trova Nishikori

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ATP Miami: non basta un ottimo Thiem, Djokovic è un robot. Monfils piega Dimitrov e trova Nishikori

Novak Djokovic vince in due set contro un Dominic Thiem mai domo, che è riuscito a complicare la vita al numero uno al mondo. Ai quarti sfida contro Tomas Berdych, uscito vittorioso dopo una battaglia di 2 ore e 27 minuti di gioco contro Richard Gasquet. Dopo un inizio di match complicato, Nick Kyrgios batte Andrey Kuznetsov in due set e nei quarti troverà Milos Raonic. David Goffin conferma il suo ottimo stato di forma e supera Horacio Zeballos. Per lui nei quarti Gilles Simon che ha travolto Lucas Pouille. Grigor Dimitrov non riesce a dare continuità alla vittoria su Murray venendo sconfitto in tre set da Gael Monfils, che affronterà al turno successivo Kei Nishikori, uscito vittorioso dal confronto contro Roberto Bautista Agut

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[1] N. Djokovic b. [14] D. Thiem 6-3 6-4 (Raoul Ruberti)

È con un solo precedente, risalente all’edizione 2014 del Masters di Shanghai, che scendono sul campo centrale Novak Djokovic e Dominic Thiem. La sfida tra i numeri uno, quello del presente e incontrastato anche per il futuro prossimo e quello che secondo tanti avrebbe le carte per succedergli, è da subito ben diversa da come ce la si sarebbe aspettata.

Djokovic, più per demeriti propri che per altre ragioni, fatica a tenere il turno di servizio d’apertura. Come sempre, tuttavia, la consapevolezza di affrontare Nole il cannibale è una zavorra anche per il più dotato dei tennisti, e la sua capacità di impedire all’avversario di giocare al meglio governa anche l’inizio di questo confronto. Thiem è, difatti, un fascio di nervi: impattati malamente una volée in campo aperto e due colpi da fondo, l’austriaco subisce immediatamente il break. Alzando molto la traiettoria dei propri colpi, Djokovic gli impedisce di arrivare sopra la palla per attaccare e mostra già il genere di match, brutto ma funzionale, che sta per delineare. Nonostante la collezione di doppi falli e le tre palle break concesse, il numero 1 assoluto si allunga subito sul 3-0. Il livello di qualità di entrambi inizia a crescere ma Thiem – pur portandosi regolarmente ai vantaggi nei turni di risposta – non riesce a scardinare il servizio assai sottotono di Djokovic.

 

>Per il quattordicesimo giocatore del seeding arriva anche la beffa. Al momento di servire per il set Novak concede una ennesima palla break (8 nel set, 14 in totale), attacca lasciando scoperto il corridoio alla sua destra e Thiem lo passa con un rovescio lungolinea che il giudice di linea considera buono. Già andato a sedersi in panchina, il serbo chiede il challenge per puro scrupolo. La verifica elettronica però lo richiama in piedi: la palla è out. Tra gli ingenerosi fischi del pubblico arrivano ancora due occasioni per il contro-break, anch’esse infruttuose, e poi il primo set si conclude con un 6-3 che non rende giustizia ai valori espressi in campo. I due giocano sul filo del rasoio, ma il secondo set continua a suonare la stessa musica. A Djokovic sfugge sorprendentemente spesso il controllo della palla, cosa che lo spinge a rinunciare sempre alla responsabilità di cercare i vincenti (saranno soltanto 6), mentre dall’altro lato della rete Thiem tira sempre di più, alternando prodezze a errori “forzati” dallo sviluppo tattico dell’incontro. Il ventiduenne di Wiener Neustadt conserva un turno di battuta da 0-30 e finalmente, dopo aver guidato uno scambio “a tergicristallo” e averlo concluso con un magistrale rovescio in salto, ottiene il break point numero undici; l’ennesimo doppio fallo di Nole gli impedisce di lasciarsi sfuggire anche questo. Ma è un fuoco di paglia: due gratuiti dettati dall’emozione e Domi si ritrova da capo, un passo indietro al mostro. Djokovic prosegue senza convincere in alcun modo, salvandosi sempre in qualche modo differente. A volte è la prima vincente al momento giusto, tratto distintivo dei campioni in giornata no, altre volte è uno scambio difeso allo stremo, altre ancora lo sbaglio di un avversario frettoloso. L’ultimo game è un tripudio di match point e palle break, perfetto sunto della precedente ora e tre quarti di gioco, e in quanto tale è scontata quanto inevitabile la sua conclusione.

Il risultato finale ha un sapore dolceamaro per Dominic Thiem. Il ragazzo, con grande umiltà, aveva dichiarato alla vigilia di voler sfruttare l’incontro come una opportunità per crescere e imparare. Però lui, Djokovic e tutti gli spettatori torneranno a casa sapendo che il match sarebbe potuto – e forse anche dovuto – andare molto diversamente.

[24] N. Kyrgios b. A. Kuznetsov 7-6(3) 6-3 (Emmanuel Marian)

Nick Kyrgios, ventiquattresima testa di serie del torneo, sfida per l’accesso ai quarti Andrey Kuznetsov, reduce da un inizio di stagione molto incoraggiante e sempre più continuo a questi livelli.

Il numero ventisei del mondo deve sudare la discutibile canottiera rossa per aver ragione del tennista di Tula nel primo set: il russo, come spesso gli capita in quest’ottimo inizio di stagione, è acceso e propositivo, anticipa in modo molto accentuato i fondamentali da fondo e scappa sul tre a zero grazie a un break nel secondo gioco, mentre il numero due australiano pare vivere una delle non rare giornate in cui pretende il vincente entro il terzo colpo giocando possibilmente solo di braccio. Nick deve fronteggiare anche una palla per lo 0-4 in un game in cui merita un warning dopo aver scagliato una pallina sugli spalti, ma si salva e nel gioco successivo recupera il break grazie a tre accelerazioni fulminanti. Da quel momento il primo parziale, inizialmente molto accidentato per il giocatore in battuta, segue l’ordine dei servizi e il tiebreak ne è la naturale conclusione. Il numero 51 del mondo interpreta molto male il gioco decisivo, fallendo due dritti comodi e commettendo doppio fallo sul set point. Kyrgios, rasserenatosi, nel secondo set scioglie il braccio, mentre Kuznetsov s’intristisce: un break nel quarto gioco, propiziato da un altro sanguinoso doppio fallo del russo, permette al giocatore di Canberra di veleggiare tranquillo fin sul traguardo, che taglia con relativo agio dopo un’ora e 23 minuti.

L’australiano, passati i primi tormentati quattro giochi, ha controllato concedendo poco al servizio – 11 ace, 75% di punti con la prima in campo – dando la consueta impressione di decidere nel bene e nel male l’andamento degli incontri che gioca da favorito. Ai quarti di finale si prospetta un’interessante sfida con Milos Raonic.

[7] T. Berdych b. [10] R. Gasquet 6-4 3-6 7-5 (Marco Lauria)

Sette anni e un giorno. Tanto è il tempo che è passato da quel 28 marzo 2009. Una lettera dell’ATP comunicava a Richard Gasquet la positività alla cocaina. Colpa di un bacio in un locale di Miami a poche ore dall’esordio con Albert Montanes. Il Tas di Losanna gli credette e dopo appena due mesi e mezzo Richard poté rimettere piede in campo. Thomas Berdych è sempre stato un esempio di compostezza e rettitudine, mai una parola fuori posto, mai un gesto deprecabile. Due giocatori diversi per caratteristiche tecniche, ma condannati entrambi a recitare la parte dei co-protagonisti di una generazione fenomenale. Complice una tenuta mentale mai all’altezza del loro talento. Oggi si affrontano per la quattordicesima volta, la seconda qui in Florida. Nel 2013 vinse a sorpresa Gasquet, in quella che rimane la sfida più importante tra i due, ovvero un quarto di finale di un Mille. Nei precedenti il francese conduce 7-6.

A scegliere di servire è il ceco, che tiene senza difficoltà i primi due turni di battuta. Il disegno tattico di Berdych è spingere sulla diagonale del rovescio, ma il colpo lavorato di Gasquet manda il no.7 del ranking spesso fuori ritmo, costretto a salire sulla palla ed accelerare, solo una volta nei primi game riesce ad affondare lungolinea. Il primo a difendere due palle break è il francese, che risolve la pratica con un ace e un altro ottimo servizio che chiude a rete. L’occasione mancata rende vulnerabile il ceco, che imperterrito continua ad insistere sulla diagonale forte di Richard. Il francese accetta di buon grado di scambiare da sinistra e porta sovente Berdych all’errore. Sul due pari l’opportunità di Gasquet di portarsi avanti di un break si concretizza sull’accelerazione di dritto del ceco che termina in rete. Non passa molto perché Berdych si rifaccia sotto. Un doppio fallo del transalpino sulla palla break gli permette di riacciuffare il set. Sul quattro pari è ancora il ceco a sembrare più centrato. Completa la rimonta tenendo il servizio e va a rispondere salendo rapidamente 0-40. Un ace e una meravigliosa palla corta rimettono in gioco il francese, che però stecca il rovescio nello scambio successivo e perde servizio e set.

È nuovamente Berdych ad aprire il set al servizio. Nel secondo gioco Gasquet riesce finalmente a frenare l’emorragia di cinque game consecutivi a favore del ceco portandosi sull’uno pari. Di nuovo propositivo, nel game successivo si procura due palle del due a uno. Berdych lavora la seconda di servizio, ma sulla lunga risposta di Gasquet spara in rete l’accelerazione di dritto e cede il gioco. Il copione sembra quello del primo parziale: il transalpino deve ancora annullare due nuove palle break per tenere il ceco a distanza di sicurezza. Berdych si tiene in scia, ma questa volta è Gasquet che sul 4-3 prima tiene il servizio con personalità chiudendo con un insolito vincente di dritto, poi fa suo il set con un passante di rovescio sul timido serve and volley del ceco. Si va al terzo.
Questa volta il parziale di giochi consecutivi lo mette a segno il transalpino, che riparte col piglio positivo del secondo set e incassa il game al servizio. L’artiglieria pesante di Berdych soffre l’esuberanza tecnica di Gasquet, che sfodera un campionario di colpi di altissimo livello. Un passantino di rovescio col richiamo del polso ed una deliziosa palla corta non servono però per castigare nuovamente il ceco, che completa la mini-rimonta salvando l’ennesima palla break. I vantaggi esterni, sinora copiosi, si estinguono e il punteggio segue i servizi. Gasquet sembra avere qualcosa in più e riesce sistematicamente a muovere Berdych quando si scambia sulla diagonale del rovescio, ma sul 5-5 inciampa in uno sciagurato momento-Gasquet. Sotto 0-40 prova a rientrare ma un dritto inside-out del ceco lo spedisce dritto all’inferno. Il turno di servizio del ceco per chiudere il match è una pura formalità.

[12] M. Raonic b. D. Dzumhur 6-0 6-3 (Raffaello Esposito)

Il match vede opposti due figli dei Balcani. Milos e Damir sono nati a poco più di duecento chilometri di distanza, quelli che separano Podgorica da Sarajevo, al principio degli anni novanta e alla vigilia di quella che Kofi Annan definì “una guerra mondiale nascosta”. Raonic è poi emigrato sotto le foglie d’acero, Dzumhur risiede ancora a Sarajevo ed è il tennista bosniaco più forte di sempre con un best ranking da numero 77 (oggi è 94) raggiunto ad ottobre 2015.  A Miami ha vinto in rimonta i suoi primi incontri in un Master 1000, ha battuto Nadal seppur per ritiro e ha già disputato nove set . Oggi ha di fronte il canadese n°12 ATP, l’unico che a detta di molti possa infastidire Djokovic. L’esito della finale di Indian Wells non fa testo perché, se il fisico lo sorregge, Milos possiede colpi e voglia di migliorare che lo possono portare lontano.

Air Canada serve per primo e Dzumhur vince solo un punto, con il nastro, nei primi due giochi. Nel terzo arriva ai vantaggi perché Raonic fa due doppi falli e spara un dritto in tribuna. È sfortunato nel quarto gioco quando subisce ancora un break ma un nastro premia l’avversario su una palla game però Milos è perfettamente a suo agio contro il palleggio leggero del bosniaco, colpisce forte e attacca spesso a rete chiudendo con pregevoli volée. Un terzo servizio ceduto da 30-0 sancisce il bagel in 20 minuti che chiude il set. Dzumhur appare contratto e intimidito, sbaglia molto ed è sempre troppo lontano dal campo. Vince il suo primo gioco ma solo per la cronaca perché Milos brekka ancora con l’aiuto del nastro, conferma con due aces per il 4-1 e veleggia tranquillo verso il 6-3, i quarti di finale e il suo opposto caratteriale Nick Kyrgios. 

NELLA PAGINA SEGUENTE, LE CRONACHE DI NISHIKORI, SIMON, GOFFIN E MONFILS  

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ATP Marbella: Munar ferma la corsa di Alcaraz, è in finale contro Carreno-Busta

Il diciassettenne spagnolo cede in due set al connazionale, oggi più solido nei momenti importanti. Carreno-Busta supera Ramos-Vinolas al tiebreak decisivo

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Sfuma il sogno della prima finale ATP per Carlos Alcaraz, mentre si realizza per Jaume Munar. Il diciassettenne spagnolo ha lasciato intravedere perché, soprattutto sulla terra, può già dare fastidio a molti, ma alla lunga ha pagato anche il verde dei suoi pochi anni. Il classe 1997 Munar dal canto suo ha giocato una partita molto solida, arginando bene la pressione continua del più giovane connazionale e giocando meglio nei momenti più delicati.

Alcaraz parte meglio, salendo 2-0, ma Munar gli impedisce di fare corsa di testa e recupera immediatamente lo svantaggio. I due fanno a sportellate, annullandosi un’altra palla break a testa, fino al tiebreak, giusta conclusione di un parziale equilibrato e di buon livello. Alcaraz è il primo ad andare in vantaggio di un minibreak, ma si fa subito rimontare da 3-1 a 3-3. Sul 4-4 un dritto lungo in spinta del giovane spagnolo regala a Munar un preziosissimo minibreak che il classe 97 tutela fino alla fine, facendo suo il set.

In avvio di secondo set Alcaraz si complica la vita facendosi rimontare in un turno di servizio nel quale conduceva 40-15. Complice anche un doppio fallo, il diciassettenne si lascia invischiare in un game da quattordici punti che alla fine lo vede subire il break alla terza occasione concessa. La reazione arriva però immediata e Alcaraz strappa addirittura a zero la battuta a Munar, impattando poi sul 2-2. I due connazionali se le danno di santa ragione fino al 4-3 quando Munar riesce a trovare di nuovo il break e a guadagnarsi la possibilità di servire per il match. Ancora una volta, Alcaraz si ribella e trova un altro break a zero, di puro orgoglio e incoscienza adolescenziale. Nel successivo turno di servizio però la leggerezza dei diciassette anni si fa sentire in negativo: sul 30-30 infatti Alcaraz approccia con superficialità un colpo sotto rete e si fa infilare dal buon riflesso di Munar. Il primo match point è sufficiente a Jaume per agguantare la prima finale della sua carriera.

 

Nell’ultimo atto sfiderà la testa di serie numero uno Pablo Carreno Busta che ha superato solo al tiebreak decisivo Albert Ramos-Vinolas al termine di una partita di ottima qualità e ricca di colpi vincenti. E dire che dopo il primo set nessuno avrebbe ipotizzato che Carreno avrebbe dovuto sudare così tanto e anzi, che si sarebbe ritrovato addirittura a due punti dalla sconfitta.

Il primo favorito del tabellone esce infatti fortissimo dai blocchi e domina in lungo e in largo il proprio avversario per oltre mezz’ora. Dopo il meritatissimo 6-1 del primo parziale, Carreno si procura anche tre palle per strappare subito il servizio a un tramortito Ramos-Vinolas, che però si aggrappa alla partita ed riesce a salvarsi. Qui è il match cambia nettamente e Ramos prende sempre maggior confidenza, iniziando a far muovere Carreno e ottenendo un break nel quarto gioco. Il mancino spagnolo amministra poi il vantaggio con grande autorevolezza fino al 6-3 che gli vale il secondo set.

Anche nel parziale decisivo è Ramos a partire meglio e a prendersi un break di vantaggio. Tra belle accelerazioni e grandi difese si approda sul 5-4 senza che nessuno dei due abbia chissà che da soffrire al servizio. Sul 30-30 però, Ramos commette un imperdonabile doppio fallo che Carreno Busta gli fa pagare caro andando a prendersi a rete il punto del 5-5. Ramos ha una palla per poter tornare a servire nuovamente per il set, ma non la trasforma. Approdati al tiebreak, il mancino di Barcellona si mette subito nei guai con un dritto largo. Carreno Busta non si lascia pregare e scava un solco che l’avversario non è più in grado di colmare, guadagnandosi così la sua ottava finale in carriera (4-3 il bilancio).

Il tabellone aggiornato

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Sonego, a Cagliari arriva la terza finale ATP: superato Fritz in tre set

Al Sardegna Open di Cagliari il 24enne torinese si complica la vita ma porta a casa la semifinale: domani giocherà per il secondo titolo in carriera, contro Djere

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Si complica la vita, ma stringe i denti nelle difficoltà e vince ancora: Lorenzo Sonego raggiunge la sua terza finale nel circuito ATP al Sardegna Open 2021, superando in tre set l’esame Taylor Fritz (6-4, 5-7, 6-1). Il 24enne torinese, come il solo Andreas Seppi nella storia del tennis italiano, raggiunge una finale in tre superfici diverse, dopo quella vinta nel 2019 ad Antalya (erba) e quella persa nel 2020 a Vienna (indoor). Dopo la vittoria in rimonta contro Hanfmann nei quarti, contro il californiano – che è davanti a lui nelle classifiche mondiali (numero 30 contro numero 34) e che lo aveva battuto in due precedenti su tre – Lorenzo viaggia a corrente alternata ma non dà mai l’impressione di poter perdere, riuscendo a rimediare prontamente ad alcuni passaggi a vuoto. Nella finale di domani scenderà in campo contro Laslo Djere per alzare il suo secondo trofeo ATP. Prima, però, giocherà la finale anche in doppio insieme ad Andrea Vavassori contro la coppia Bolelli/Molteni.

LA CRONACA – Fin dall’inizio del match è battaglia, con i primi tre game che durano ventidue minuti. Entrambi i giocatori devono affrontare palle break ma non riescono a trasformarle. Sonego prova a infastidire il californiano variando il gioco e offrendo poco ritmo, senza farsi pregare ogni volta che c’è la possibilità di spingere. E i risultati si vedono. Prima Lorenzo tiene facilmente il servizio e sale 2-2, poi riesce a disorientare Fritz: sul 40-30 del quinto gioco Taylor commette due errori banali, e alla sesta palla break del suo match Sonego è bravissimo a difendersi prima ed entrare dentro al campo poi, strappando il servizio all’americano con un dritto vincente. Lorenzo tiene un altro servizio piuttosto comodamente (4-2, condendo il sesto game con un gran cross di diritto in difesa) ma un po’ inaspettatamente va in difficoltà nel turno di battuta successivo finendo sotto 0-40. Salva la prima attaccando col dritto, ma poi Fritz risponde bene alla seconda palla del torinese e lo aggancia sul 4-4.

Lorenzo, ormai lo conosciamo, è bravo a mettersi alle spalle gli episodi negativi e pensa sempre alla pallina successiva come se nulla fosse successo. Infatti nel nono game strappa di nuovo il servizio a Fritz, e anche a zero: non senza la collaborazione dell’americano, che sparacchia un diritto in rete alla prima palla break. Lorenzo va a servire per il primo set e di fatto lo vince quando, sul 30-30, prima tiene in campo un miracoloso recupero di rovescio, poi capovolge lo scambio e lascia andare un diritto vincente. È 6-4 in 55 minuti, un parziale meritato: l’americano fa e disfa, più continuo e centrato Lorenzo.  

 

Il secondo set parte con Sonego che mette subito in difficoltà Fritz sul suo servizio: è break alla prima occasione, quando l’american boy scende a rete, ma l’azzurro è bravo a produrre un passante che chiama l’avversario a una volèe complicata per poi infilzarlo volando a chiudere con il recupero di dritto. Lorenzo consolida il vantaggio salendo 2-0 e Fritz mostra di accusare il colpo perché nel match successivo va due volte fuori giri col diritto, consegnando all’italiano il 3-0 pesante. Lo strappo di cinque giochi consecutivi a cavallo di due set consegna a Lorenzo il pieno controllo del match. Questo però induce Sonego a una distrazione: dopo il cambio di campo, nel quarto gioco, l’italiano cede uno dei due break a zero con un gratuito di rovescio. Fritz interrompe così l’emorragia e sale 3-2. Ti aspetti che Sonego riprenda in mano il filo del discorso, ma il sesto gioco è un mezzo disastro: Lorenzo cede il servizio di nuovo facilmente (a 15), “coronando” il tutto con il primo doppio fallo della partita sulla palla break. E poco dopo Fritz prende ritmo al servizio, incidendo con la prima palla e salendo 4-3: stavolta è l’americano, dunque, a mettere in fila quattro giochi di fila.

Sonego va al servizio in un momento delicato: dall’altra parte c’è un Fritz che ha preso coraggio dopo che, pochi minuti prima, sembrava virtualmente sotto la doccia. Lorenzo riesce a ritrovare lucidità e freddezza per arrivare sul 4-4. E nel gioco successivo l’italiano arriva a palla break: ma il californiano attacca bene col diritto e si salva, salendo poi 5-4. Ora si lotta punto a punto e sul 6-5 la pressione è di nuovo sulle spalle di Sonego: una palla corta è ok, quella dopo è leggibilissima e permette a Fritz di arrivare a set point. La prima di Sonego non entra e sulla seconda è l’italiano a sbagliare per primo, col nastro che ferma il suo slice di rovescio. Piuttosto clamorosamente è 7-5 Fritz dopo due ore di gioco.

Nel primo game del terzo set, Sonego dimostra ancora una volta la sua capacità di archiviare in fretta le delusioni: sale 15-40 sul servizio di Fritz ma sul secondo break point non gli riesce lo schema palla corta-pallonetto. Subito dopo, però, regalo dello statunitense, che affossa in rete un diritto a campo aperto: Sonego è pronto ad approfittarne e con una palla corta vincente sale 1-0 e servizio.  A quel punto Lorenzo finisce nuovamente per soffrire: ma viene fuori da uno scomodo 15-40, ritrovando la prima palla. È 2-0. Sonego tira un sospiro di sollievo, lascia andare il braccio e strappa nuovamente il servizio a Fritz con un paio di bordate di diritto. Di nuovo 3-0, come nel secondo set. E la storia sembra possa davvero ripetersi quando Fritz arriva a palla break: ma Sonego non ci casca di nuovo, si salva con la prima di servizio e allunga sul 4-0. Il punto esclamativo il torinese lo mette con un gran diritto all’incrocio delle righe che vale il 5-0. Sonego, però, conferma che oggi proprio non gli va di vincere facile e restituisce uno dei tre break di vantaggio con un turno di servizio scialbo (5-1). Ma Fritz ormai non ci crede più, al secondo match point Sonego chiude 6-1 e può indirizzare un urlo liberatorio al suo angolo.

L’ALTRA SEMIFINALE – Non c’è stata partita tra Laslo Djere e Nikoloz Basilashvili: sarà il 25enne serbo, attuale n. 57 ATP, l’avversario di Sonego nella finale dell’ATP 250 di Cagliari. Si è conquistato l’opportunità di difendere il titolo vinto nella precedente edizione del Sardegna Open – giocata a Pula lo scorso ottobre – superando per 6-2, 6-0 il georgiano, oggi assolutamente non in grado di essere competitivo. Djere, in ogni caso, si conferma a proprio agio sui campi sardi: in tutto il torneo ha perso solo un set, contro l’italiano Lorenzo Musetti nei quarti, e giocherà per il suo terzo titolo ATP. Per Sonego la finale non sarà certo una passeggiata.

Il tabellone completo

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Il tabellone di Montecarlo 2021

Sorteggiato il tabellone dell’edizione 2021 del Montecarlo Rolex Masters. Nadal dalla parte di Medvedev, possibile secondo turno Djokovic vs Sinner

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Fabio Fognini - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Si è appena tenuto il sorteggio della centoquattordicesima edizione del torneo di Montecarlo, primo Masters 1000 stagionale sulla terra battuta. Si tratta di un torneo particolarmente caro agli appassionati italiani, visto che, l’ultima volta che si è giocato nel Principato (o meglio, a Roquebrune-Cap-Martin), il torneo è stato vinto da Fabio Fognini, autore di una memorabile corsa iniziata con una rimonta dal ciglio della sconfitta con Rublev e proseguita con vittorie su Zverev e Nadal, prima del successo finale su Dusan Lajovic.

Anche quest’anno, a dispetto delle porte chiuse e del montepremi ridotto, i migliori saranno quasi interamente presenti, anche perché diversi di loro sono di residenza monegasca. Parteciperanno infatti l’undici volte campione Rafa Nadal e il N.1 al mondo Novak Djokovic (due volte vincitore), entrambi al primo torneo dalla fine dell’Australian Open, e saranno sfidati dai vari Medvedev, Zverev, Tsitsipas e Rublev. Gli unici assenti di stirpe saranno Roger Federer (che dovrebbe fare il suo esordio sul rosso a Madrid), Dominic Thiem, il campione del 2014 Stan Wawrinka, e Denis Shapovalov.

Per quanto riguarda gli italiani, saranno cinque gli ammessi al tabellone principale: Matteo Berrettini, tds N.8 e al primo torneo di singolare dall’Australian Open, esordirà al secondo turno, mentre Fognini (tds N.15), Jannik Sinner, Lorenzo Sonego e la wildcard Lorenzo Musetti scenderanno in campo già al primo. E sei saranno anche gli azzurri nelle qualificazioni, vale a dire Stefano Travaglia, Salvatore Caruso, Marco Cecchinato, Gianluca Mager, Roberto Marcora (wildcard) e Thomas Fabbiano (alternate).

 

IL TABELLONE – Parte alta

IL TABELLONE – Parte bassa

Tabellone completo (conserva il link: lo aggiorneremo quotidianamente)

OTTAVI TEORICI

[1] N. Djokovic vs [13] H. Hurkacz
[5] A. Zverev vs [11] D. Goffin
[4] S. Tsitsipas vs [16] C. Garin
[8] M. Berrettini vs [10] G. Monfils
[6] A. Rublev vs [9] R. Bautista Agut
[3] R. Nadal vs [14] G. Dimitrov
[7] D. Schwartzman vs [12] P. Carreno Busta
[2] D. Medvedev vs [15] F. Fognini

I PRIMI TURNI DEGLI ITALIANI

[8] M. Berrettini BYE poi vs vinc. Davidovich vs de Minaur
[15] F. Fognini vs M. Kecmanovic
J. Sinner vs A. Ramos-Vinolas
L. Sonego vs M. Fucsovics
[WC] L. Musetti vs A. Karatsev

INFORMAZIONI SUL TORNEO

Entry list

  • Tabellone a 56 giocatori (16 teste di serie)
  • 45 giocatori entrati per accettazione diretta
  • 7 qualificati (tabellone di qualificazione)
  • 4 wild card

Il sito ufficiale del torneo

Copertura televisiva

Il torneo monegasco, come tutti quelli di categoria Masters 1000, sarà trasmesso in diretta da SKY Sport.

Calendario di gioco

Domenica 11: primo turno
Lunedì 12: primo turno
Martedì 13: primo e secondo turno
Mercoledì 14: secondo turno
Giovedì 15: ottavi di finale
Venerdì 16: quarti di finale
Sabato 17: semifinali
Domenica 18: finale dalle 14.30

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