Wimbledon, donne: Muguruza eliminata dalla numero 124! Radwanska e Bouchard in tre set

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Wimbledon, donne: Muguruza eliminata dalla numero 124! Radwanska e Bouchard in tre set

Prestazione sconcertante di Garbine Muguruza, eliminata in due pessimi set da Jana Cepelova. L’erba di Wimbledon resuscita Sabine Lisicki che lascia 6 giochi a Sam Stosur, l’infortunio di Konjuh salva Radwanska

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[Q] J. Cepelova b. [2] G. Muguruza 6-3 6-2 (da Londra, AGF)

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Dopo tre giorni di risultati di routine arriva la sorpresa del torneo.
Jana Cepelova sembra si stia specializzando nel produrre upset del tutto inattesi. Aveva cominciato sconfiggendo Serena Williams a Charleston nel 2014, in una stagione in cui sulla terra solo Muguruza e Kvitova erano riuscite a fermare la numero 1 del mondo. Poi nel 2015 era di nuovo spuntata (quasi) dal nulla proprio a Wimbledon e proprio sul campo 1 aveva eliminato Simona Halep (allora testa di serie numero 3) al primo turno.
Oggi è di nuovo riemersa, dopo essere passata dal sentiero stretto delle qualificazioni, per eliminare la numero 2 del mondo Garbiñe Muguruza. O pensiamo che siano tutte partite vinte per demeriti altrui oppure, se tre indizi fanno una prova, significa che bisogna dare credito a Jana e alla sua capacità di raggiungere picchi di gioco al di fuori del comune.
Personalmente non l’avevo vista (se non nei game finali) contro Halep l’anno scorso, ma ricordo bene il suo match contro Serena: al suo esordio a Charleston Williams si era trovata di fronte un’avversaria in grado di riprendere e rimandare tutto, e che però non rinunciava nemmeno ad accelerare a sua volta quando si presentava l’occasione per ribaltare l’inerzia dello scambio.
Compatta e scattante, rapida a coprire il campo lateralmente e in avanti, oggi contro Muguruza sembrava proprio in quelle giornate in cui tutte le difese trovano la parabola giusta e il modo di rimanere in campo in ogni caso. Addomesticando palle pesanti, incluse quelle più profonde, che sull’erba schizzano rapidissime e quasi ingestibili. E a proporre a sua volta vincenti quando le traiettorie erano meno insidiose.
Ecco come un match, che per la testa di serie numero 2 sulla carta si presentava come un semplice passaggio obbligato in attesa dei veri scontri dei turni successivi, si è rivelato fatale.
Anche in sala stampa dopo l’inizio difficile si pensava che Muguruza sarebbe riuscita a riportarsi in carreggiata. E per la verità ci ha anche provato quando, sotto 1-5 nel primo set, ha imbastito un tentativo di rimonta. Ma è riuscita solo a recuperare sino al 3-5, perché poi Cepelova ha saputo chiudere a 30 il nono game: 6-3 in 29 minuti. Fredda a sufficienza per non perdere di vista il (parziale) traguardo vicino.

 

Il secondo set continuava sulla falsariga del primo, con in più la sensazione che Muguruza cominciasse veramente a sentire su di sè il peso della sconfitta: del resto la sua avversaria appariva sempre in controllo, concentratissima sull’obiettivo. Come spesso accade nel tennis, alla feroce applicazione mentale di Jana corrispondeva lo spaesamento di Garbiñe, che si rendeva sempre più conto che il suo Wimbledon stava per finire oggi.
E così il secondo set ha avuto un andamento estremamente simile al primo: doppio break di vantaggio sino al 4-0 e poi la tenacia di Cepelova nell’arginare qualsiasi tentativo di rientro di una avversaria demoralizzata. Un solo minuto in più per completare l’impresa: 6-3, 6-2 in 59 minuti totali.

Cepelova ha chiuso il match con saldo positivo (14 vincenti, 12 errori non forzati) Muguruza negativo (9 vincenti, 22 UE). Ma in questi casi va anche dato credito alle capacità dell’avversaria di riuscire ad addomesticare e tenere in campo colpi che il più delle volte sarebbero risolutivi.
Se non ho controllato male le statistiche, non accadeva dal 2011 che la campionessa del Roland Garros uscisse tanto presto a Wimbledon (allora era stata Li Na), mentre nel 2010 Francesca Schiavone (fresca vincitrice a Parigi) era uscita al primo turno. Ma nessuna delle due era anche finalista uscente sui prati londinesi, nè veniva considerata la seconda probabile vincitrice del torneo. Ora vedremo se veramente una parte dei giornalisti spagnoli lascerà in anticipo il torneo, come avevano già temuto al primo turno.

In conferenza stampa Muguruza ha così spiegato il suo match: “Oggi in campo mi sono sentita stanca, vuota, ma devo anche dare credito alla mia avversaria di avere giocato benissimo; non conta la sua classifica”.
“Forse avrei avuto bisogno di più tempo tra Parigi e Londra, poter riprendere in vista della stagione su erba con qualche giorno in più di riposo. Invece ho dovuto sempre allenarmi e giocare: e oggi è arrivato il momento in cui le energie sono venute meno”
“Sto facendo esperienza di fronte a queste nuove situazioni. Forse alla luce di quanto accaduto avrei dovuto in ogni caso riposare di più e allenarmi di meno, per conservare più energie per il torneo”.
“Sapevo come giocava Jana, quello che forse mi ha sopreso è che non abbia assolutamente mostrato paura durante la partita”.

E così Cepelova si presenta come una possibile carta in più per la Slovacchia in vista dell’incontro di Fed Cup con l’Italia. La sua classifica massima (numero 50 nel 2014 a 21 anni non ancora compiuti) era stata il frutto di questi picchi di gioco notevolissimi (la finale di Charleston nell’anno in cui sconfisse Serena) alternati a frequenti uscite al primo turno. E nelle stagioni successive ha sostanzialmente continuato allo stesso modo.

Queste le sue dichiarazioni: “Mi piace giocare negli stadi importanti, riesco a dare il meglio di me. Era accaduto l’anno scorso contro Simona Halep ed è successo oggi contro Muguruza.”
“Le qualificazioni mi hanno aiutato ad avere più confidenza con l’erba. Oggi fin dall’inizio sono partita con molta fiducia e convinzione in me stessa. Garbiñe ha commesso qualche errore di troppo, ma io cercavo soprattutto di pensare a me stessa”.
“Mi piace giocare punti articolati, lavorare su scambi lunghi e variare il modo di colpire. Nel 2015 ho avuto problemi fisici che non mi hanno aiutato: una polmonite prima degli Australian Open che mi ha obbligato a saltare il torneo e poi ho avuto problemi con la schiena.”
“Contro Safarova sarà dura, le avversarie mancine sono difficili, ma siamo 1-1 negli scontri diretti”
.

S. Lisicki b. [14] S. Stosur 6-4 6-2 (Manuel Dicorato)

All’inizio del match la storia tra Stosur e Lisicki era tutta in favore della campionessa australiana: 5-2 i precedenti di cui 2-1 sull’erba. È bastato il primo game di gioco a far capire alle due tenniste (finaliste in doppio ai Championships nel 2011) che il copione oggi sarebbe stato diverso rispetto al passato. Complice una gestione scellerata al servizio della Stosur (6 doppi falli nel primo set, 8 alla stretta di mano) la Lisicki ha tolto il servizio all’avversaria nel primo game per poi gestire il primo set senza alcun problema. Il secondo set sembra essere la fotocopia del primo: Lisicki che conquista il break iniziale e che gestisce il parziale sul suo servizio, ma una reazione improvvisa della Stosur sembra cambiare i piani della tedesca. La campionessa degli US Open 2011 strappa il servizio all’avversaria nel secondo game, ma sarà il canto del cigno della sua partita. Nel game successivo arriva grazie ad un dritto incrociato il terzo break di fila, che la tedesca saprà replicare anche nel successivo turno di risposta. Punti spettacolari, soprattutto per merito della tedesca, hanno divertito il pubblico del campo 17 e la potenza della Lisicki (ben 12 aces e 31 vincenti reciterà il tabellino), attuale numero 81 al mondo, sembrava quella dei giorni migliori; i giorni che la portarono ad un passo dalla conquista del piatto più ambito del tennis in gonnella (sconfitta in finale nel 2013 da Marion Bartoli). Dopo aver liquidato la pratica Stosur in 100 minuti la numero 81 del mondo aspetta la vincente di Shvedova-Svitolina.

Bouchard b. [16] J. Konta 6-3 1-6 6-1
(Raffaello Esposito)

Mentre la teen-ager Bouchard deliziava il pubblico raggiungendo la finale 2014 sul Centre Court, Johanna Konta aveva da tempo abbandonato Wimbledon, sconfitta al primo turno da Shuai Peng. Alla fine di quella stagione Genie sarà settima e la britannica solo n°150. L’acqua è passata sotto i ponti del Tamigi e due anni dopo lo scenario è quasi opposto. E se la giovane canadese rischia di imitare Tracy Austin e Andrea Jaeger, fenomeni di precocità bruciati troppo presto, Johanna sta invece spremendo il massimo da un tennis pragmatico, fondato su una ottima battuta e grande attitudine alla lotta. Oggi è lei la favorita dal ranking (19 contro 48), nel secondo turno che le vede opposte sul Centrale ma Genie è imprevedibile. È il loro primo incrocio, Bouchard lo apre al servizio e son subito botte da orbi. Una usa la potenza, l’altra l’anticipo e il punteggio scorre veloce. Le due si scambiano fendenti e break, Genie è veloce, cattiva, e… fortunata in un paio di steccate che rimangono in campo. La seconda è decisiva nel break in rimonta al sesto gioco che le dà il primo set per 6-3. Johanna reagisce nel secondo, va avanti subito, salva con coraggio otto occasioni in tre turni e brekka ancora per un 6-1 alquanto schizofrenico che rimanda tutto ad un decider che lo è altrettanto. Si vedono dieci palle break assortite in quattro giochi, Genie le salva, Johanna no e non si rialza più dallo 0-4. Bouchard sfiderà Dominika Cibulková al terzo turno.

[9] M. Keys b. K. Flipkens 6-4 4-6 6-3 (Diego Serra)

Vince Madison Keys in tre set contro Kirsten Flipkens, numero 51 della WTA, soffrendo contro la giocatrice belga semifinalista qui nel 2013. I precedenti tra le due tenniste erano del resto in parità, con la vittoria della statunitense a Miami lo scorso inverno. Primo set e subito uno scambio di game nel secondo e terzo game, con Keys che nel game successivo si procura due palle break sprecate. Si arriva fino al decimo game, dove Keys su servizio belga si procura altre due palle break, nonché set point. Sfrutta il secondo a chiude il set. Secondo set che ruota tutto intorno al settimo game, su servizio Keys. La giocatrice a stelle e strisce si trova costretta a fronteggiare un gioco della Flipkens particolarmente aggressivo e subisce 4 palle break, capitola all’ultima dopo una lunga difesa ai vantaggi. Flipkens non trema e non permette alla rivale di rientrare nel set e si chiude per 6 a 4. A questo punto ci si aspetta una bella battaglia, perché nel primo game su servizio Keys la giocatrice belga si procura 2 palle break, che però non sfrutta. Ma invece così non è, perché Kirsten Flipkens esce dal campo, un crollo verticale che porta Keys a brekkarla nel secondo e quarto game a zero. Nessun problema per la statunitense invece a tenere il servizio, fino al settimo game dove Keys spreca un match point e poi si fa addirittura brekkare da un sussulto della Flipkens. Chiude comunque la statunitense nel nono game, al secondo match point. Ora per Madison Keys, oggi a corrente alternata, prossimo turno con Sara Errani o Alize Cornet.

[11] T. Bacsinszky b. [Q] L. Kumkhum 6-4 6-2 (Domenico Giugliano)

Sul campo numero 3 apriva il programma di giornata, dopo i tanti rinvii per pioggia di ieri, la testa di serie numero 11 del tabellone Timea Bacsinszky, contro la qualificata thailandese Kumkhum, numero 169 della classifica mondiale. Era il primo precedente tra le due giocatrici. La svizzera difende i quarti di finale dello scorso anno, quando perse contro la Muguruza in due set molto combattuti. Tuttavia i risultati di questa stagione non sono dei migliori per la numero 11 del mondo, che anche oggi, seppur non rischiando molto, parte con il freno a mano tirato, commette diversi errori di dritto e chiude il primo set soltanto al decimo game con il punteggio di 6-4, in poco più di 50 minuti di gioco. Nel secondo parziale, la Bacsinszky parte con le marce alte. La sua potenza, rispetto a quella della modesta avversaria è devastante. Ottiene subito il break nel terzo gioco, grazie anche a due ottimi rovesci incrociati, marchio di fabbrica della svizzera. Concede soltanto quattro punti sui propri turni di servizio e con il secondo break ottenuto nel settimo gioco vola via e chiude il match dopo un’ora e 25 minuti con il punteggio di 6-2. Per lei al prossimo turno Monica Niculescu, che ha sconfitto in due set la Krunic.

E. Vesnina b. [32] A. Petkovic 7-5 6-3 (Alberto Prestileo)

Elena Vesnina batte in un’ora e 40 minuti Andrea Petkovic e approda così al terzo turno dei Championships. Grande vittoria per la russa che riesce a recuperare un primo set davvero complicato, in cui perde due volte il servizio, nel primo gioco e nel quinto, e se al primo riesce a rimediare immediatamente, per il secondo deve aspettare il decimo game, quando cioè Petkovic serve per il parziale. Da qui in avanti, Vesnina mette a segno un parziale di quattro giochi a zero, sfruttando a pieno le difficoltà della tedesca, che tra primo e secondo set chiama il fisioterapista per un problema alla coscia sinistra. Il secondo set è sicuramente più equilibrato, con la russa brava ad annullare tre palle break nel terzo gioco. In quello successivo, è ancora Vesnina protagonista quando strappa il servizo a Petkovic e si spiana la strada per il 7-5 6-3 finale.

[18] S. Stephens b. S. Peng 7-6(5) 6-2 (Benedetto Napoli)

Dopo l’interruzione e il successivo rinvio di ieri a causa del maltempo che si è abbattuto sulla capitale britannica, Sloane Stephens e Shuai Peng – rispettivamente numero 22 e 264 del ranking WTA – tornano a calcare l’erba del Court 5 per completare il loro match di primo turno. L’incontro numero quattro tra le due vede la cinese attualmente in vantaggio per due vittorie a una, ma la statunitense si è imposta nell’unico match disputato in una prova dello Slam, esattamente al Roland Garros nel 2014. Dopo la fase di riscaldamento le due riprendono a giocare dal tiebreak di un primo set che non aveva regalato molte emozioni. È subito mini-break della Stephens, ma la Peng chiude alcuni punti in maniera incredibile – ricordando i bei tempi della semifinale a Flushing Meadows nel 2014 – e grazie a un passante di rovescio in corsa, dall’altissimo coefficiente di difficoltà, ristabilisce la parità. Il tiebreak si conclude grazie a una risposta di dritto al fulmicotone della tennista di Plantation. L’inizio del secondo set è un copia e incolla del primo con le due tenniste che non hanno alcuna difficoltà a tenere il proprio turno di battuta, ma uno sciagurato sesto giocato dall’ex numero 14 al mondo permette alla tennista a stelle e strisce di aggiudicarsi il primo break di questa sfida. La cinese sembra accusare il colpo sia mentalmente che fisicamente e a questo punto le ultime energie rimaste in corpo vengono impiegate per annullare tre match point, ma i successivi due non forzati regalano alla Stephens l’accesso al secondo turno. L’americana, che al secondo turno dovrà vedersela contro la Minella, ha giocato un match in pieno controllo permettendo poco o nulla all’avversaria. Dal canto sua la Peng sta cercando in tutti i modi possibili di ritornare ai fasti d’un tempo, lasciando intravedere sprazzi di bel gioco, ma al momento i fatti dicono che la tennista cinese ha lasciato i campi verdi della Gran Bretagna con zero vittorie in tre tornei disputati.

[26] K. Bertens b. M. Barthel 6-4 6-4 (Bruno Morobianco)

È alla ricerca di conferme l’olandese Kiki Bertens, rivelazione dello scorso slam parigino con una clamorosa semifinale, e come canta Lucio Battisti, magari la sua partecipazione ai Championships non sarà un’avventura, ma qualcosa di più. Forte del suo ranking, l’olandese tds numero 26 ha impiegato poco meno di settantacinque minuti per battere l’avversaria di turno, la tedesca Mona Barthel con la quale ha accorciato lo svantaggio negli scontri diretti, oggi 9-3 per la tedesca con una vittoria che le mancava da 5 gare. Un doppio 6-4 che non deve trarre in inganno, in quanto non è stata una passeggiata di salute perché la tedesca ha provato in tutti i modi a rientrare in partita, fin dall’avvio del primo set quando ha recuperato immediatamente il break in avvio di gara. Nonostante la tanta buona volontà della tedesca, la partita ha preso fin da subito la direzione di Kiki Bertens, che andata avanti per 2-1 ha poi mantenuto questo comodo vantaggio fino alla fine. Meno equilibrio nel secondo set con l’olandese che, incapace di chiudere la gara sul turno di servizio sul 5-2, ha concesso a Barthel una flebile speranza di rientrare in gara, prima di chiudere definitivamente al decimo gioco con un altro 6-4. Kiki Bertens, al terzo turno, attende la vincente dell’incontro tra Simona Halep e la nostra eterna Francesca Schiavone.

[3] A. Radwanska b. A. Konjuh 2-6 6-4 9-7 (Emmanuel Marian)

Avanza Radwanska, ma che spavento. E che partita: forse la più densa di emozioni, contraddizioni e ribaltoni dell’intero torneo, almeno sin qui. Ana Konjuh – teenager croata, che certo mira alle stelle con il suo tennis esplosivo – l’aveva quasi vinta, ma i suoi sogni di gloria sono stati spenti da un sadico nastro prima e da una crudele pallina poi. Chissà se Ana ha mai visto “Match Point”. Speriamo di no, e che nessuno gliene suggerisca la visione. Decimo gioco, terzo set: la croata, che serve per completare il terremoto nel tabellone WTA dopo l’eliminazione della Muguruza, è al terzo match point, il secondo con la battuta a disposizione. Ha tempo e spazio per tirare un dritto comodo, ma la palla rimbalza sul nastro e cade nel suo campo. Pochi secondi dopo Radwanska breakka e pare la fine, ma una partita incredibile è tale per mille motivi. La croata strappa di nuovo il servizio, poi il suo braccio trema terribilmente e Radwanska non deve sudare per regalarsi un’altra chance. Mette la testa avanti sul 7 a 6 e non converte un match point, ma il dramma vero dev’essere ancora consumato. Chi l’avrebbe mai detto, che ci saremmo trovati di fronte a una simile situazione: Konjuh aveva recuperato la partita dopo aver giocato un primo set inquietante nel quale, specialmente con il tremolante dritto, non le era in buona sostanza mai riuscito di mettere la palla in campo. Nel secondo parziale aveva cambiato tattica, scalando qualche marcia a favore di un maggior controllo mentre la teste di serie numero 3, forse entrata in una fase di precoce rilassatezza, iniziava a sbagliare in maniera per lei inusuale. Poi la terza frazione, il sedicesimo game, un concentrato di lacrime e tenerezza: Radwanska opera una smorzata che reca i crismi della perfezione; Ana, in pieno delirio agonistico, tenta un recupero impossibile e sullo slancio della corsa calpesta la pallina, che fa compiere alla sua caviglia un movimento innaturale. Piange, la diciottenne di Dubrovnik. Entrano i soccorsi. Si rialza in piedi ma è tutto finito e pochi minuti dopo, stringendo la mano alla famosa rivale, deve ingoiare la prima grande delusione della carriera. Avrà tempo per rifarsi, procedendo sulla via che pare aver tracciato. Sperando che il trauma odierno la lasci presto in pace.

Risultati:

Primo turno

[Q] M. Minella b. A. Tatishvili 7-5 3-0 rit.
[24] B. Strycova b. A. Kontaveit 4-6 6-4 6-4
E. Makarova b. J. Larsson 6-1 4-6 6-1
M. Niculescu b. [Q] A. Krunic 6-1 6-4
[18] S. Stephens b. S. Peng 7-6(5) 6-2
A. Sasnovich b. [31] K. Mladenovic 6-3 6-3
[11] T. Bacsinszky b. [Q] L. Kumkhum 6-4 6-2
A. Beck b. H. Watson 3-6 6-0 12-10

Secondo turno

E. Bouchard b. [16] J. Konta 6-3 1-6 6-1
[3] A. Radwanska b. A. Konjuh 6-2 4-6 9-7
[Q] J. Boserup b. [7] B. Bencic 6-4 1-0 rit.
[27] C. Vandeweghe b. T. Babos 6-2 6-3
[19] D. Cibulkova b. D. Gavrilova 6-3 6-2
[32] A. Petkovic b. E. Vesnina 7-5 6-3
K. Siniakova b. [30] C. Garcia 4-6 6-4 6-1
[6] R. Vinci b. [LL] Y.Y. Duan 6-3 7-5
[5] S. Halep b. F. Schiavone 6-1 6-1
[Q] J. Cepelova b. [2] G. Muguruza 6-3 6-2
[8] V. Williams b. [Q] M. Sakkari 7-5 4-6 6-3
[4] A. Kerber b. V. Lepchenko 6-1 6-4
S. Lisicki b. [14] S. Stosur 6-4 6-2
[26] K. Bertens b. M. Barthel 6-4 6-4
A. Cornet b.[20] S. Errani 7-6(4) 7-5
[28] L. Safarova b. S. Crawford 6-3 6-4
Y. Shvedova b. [17] E. Svitolina 6-2 3-6 6-4
C. Witthoeft b. K. Nara 6-3 6-0
M. Doi b. [15] Ka. Pliskova 7-6(5) 6-3
A.L. Friedsam b. [Q] E. Alexandrova 6-4 7-6(1)
[Q] M. Erakovic  b. [22] J. Jankovic 4-6 7-6(1) 8-6
[29] D. Kasatkina b. L. Arruabarrena 7-6(9) 6-3
[12] C. Suarez Navarro b. D. Allertova 3-6 6-2 6-1
[9] M. Keys b. K. Flipkens 6-4 4-6 6-3

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ATP

Da che parte sta la PTPA di Djokovic sul caso Wimbledon

Rispetto alle reazioni di ATP e WTA al ban “russo” dai prati britannici, quella dell’associazione fondata da Nole appare timida: un’occasione mancata o c’è dell’altro?

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Mancano tre settimane alla chiusura delle liste per il torneo di Wimbledon, appena una per il Queen’s e nulla lascia supporre un dietrofront in merito alla decisione di escludere tennisti e tenniste provenienti da Russia e Bielorussia presa dall’AELTC di Church Road. Una decisione presa dopo l’intervento del governo di Sua Maestà e subito condivisa dalla LTA, la federtennis britannica, che organizza gli eventi ATP e WTA sui prati inglesi di Londra, Eastbourne, Nottingham e Birmingham. Pressoché immediate sono state le reazioni delle associazioni che governano il tour maschile e quello femminile, mentre il CEO della WTA Steve Simon ha inviato alle giocatrici una lettera in cui spiegava di aver già formalmente contattato l’AELTC e la LTA, oltre a ventilare ventilando le possibili sanzioni nei confronti dei tornei per quella che è considerata una condotta discriminatoria e informandole della riunione degli organi dell’associazione a Madrid durante la disputa del torneo. Non è difficile immaginare che lo stesso farà l’ATP, magari confrontandosi con l’associazione omologa per arrivare a un fronte comune.

Non si è invece fatta sentire l’ITF, la federazione internazionale che, informa il suo sito web, “lavora a stretto contatto con ogni torneo dello Slam attraverso la presenza nel Grand Slam Board”. Se per quanto riguarda i quattro Major ricopre quindi un ruolo marginale, è viceversa proprietaria e organizzatrice dei World Tennis Tour, con il calendario che prevede diversi eventi maschili e femminili sul suolo britannico (i singoli tornei del Tour sono di proprietà o sanzionati dalle federtennis nazionali che accettano di rispettare le regole dell’ITF). Per citarne uno, dal 2 maggio si disputerà il W25 di Nottingham, la cui entry list è priva di giocatrici con passaporto russo o bielorusso dopo il ritiro di alcune atlete “senza bandiera”, la più in vista delle quali (nel senso che sicuramente sarebbe entrata in tabellone, non per il successo su Instagram) è la nativa di Sochi Vitalia Diatchenko, n. 119 WTA. Per adesso l’ITF tace, come del resto gli altri tre tornei dello Slam.

In questo scenario, si è aperta la possibilità per un’altra associazione del mondo del tennis di ritagliarsi uno spazio. Parliamo della PTPA, la Professional Tennis Players Association fondata da Novak Djokovic e Vasek Pospisil, formalmente nata quasi un anno fa dopo l’idea lanciata in occasione dello US Open 2020. Mentre non è chiaro a che punto sia il percorso della PTPA, sulla quale i riflettori sono pressoché spenti, il Wimbly-gate aveva tutte le caratteristiche per offrirle l’opportunità di tornare in primo piano – opportunità che tuttavia pare non aver colto. Il comunicato ufficiale, diramato dopo 24 ore di “meditate e produttive conversazioni”, recita:

 

“Denunciamo con forza l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e della Bielorussia. Riconosciamo di non poter fermare la violenza, ma la nostra voce collettiva può essere usata per sostenere l’Ucraina e i suoi cittadini che invocano pace e giustizia.

La PTPA è impegnata ad apprendere dalla nostra comunità del tennis e a proteggerla, sia in privato che pubblicamente. Abbiamo ascoltato tante persone che sono profondamente colpite dalla guerra e le ringraziamo per aver condiviso le loro storie.

Una delle principali competizioni del nostro sport valuta di escludere gli atleti russi e bielorussi; dobbiamo riflettere e capire che molti di loro hanno perso la libertà di scelta e di espressione a causa delle leggi imposte dalle Federazioni Russa e Bielorussa. Parlare contro la Russia o la Bielorussa o denunciare l’invasione può comportare la reclusione.

La PTPA non discrimina i tennisti in base alla nazionalità, ma ci opporremo a chi sostiene, si esprime o commette violenza contro gli innocenti.”

Dopo le parole con cui Djokovic ha espresso la propria contrarietà alla decisione (non posso sostenere la decisione presa da Wimbledon), chi si aspettava un comunicato di fuoco è probabilmente rimasto deluso, senza contare quella che, da un punto di vista politico, sembrava appunto un’ottima chance per tornare alla ribalta in un periodo di appannamento quanto meno mediatico. In questo senso, il comunicato appare timido, se vogliamo cerchiobottista, non denunciando in modo diretto la discriminazione da parte di Wimbledon ma riconoscendo per i giocatori le potenziali, diciamo pure realistiche, conseguenze dello schierarsi apertamente contro il proprio governo. È davvero così? Se invece non fosse un “errore” politico, bensì semplicemente una necessaria presa di coscienza? Il riconoscimento di una situazione che non deve necessariamente risolversi in un giudizio netto, a dispetto delle opinioni senza appello in uno o nell’altro senso (molto più nell’uno che nell’altro) che la decisione continua a generare.

Da una parte, i tennisti (bielo)russi vogliono “solo giocare a Wimbledon”. Dall’altra, anche in Ucraina c’è chi vorrebbe giocare a tennis ma non può farlo – e non “solo” perché il Centro Federale di Irpin è stato distrutto. Che non sia colpa di Medvedev, Rublev, Sabalenka e tutti gli altri loro colleghi connazionali è vero; un po’ meno vero è che, in quanto sport individuale, a tennis non si rappresenti la propria nazione, altrimenti non si comprenderebbe perché, ad esempio, Berrettini e Sinner trovino spazio sui media generalisti nostrani quando ottengono buoni risultati o l’entusiasmo del pubblico e di qualche telecronista quando è in un campo proprio connazionale. E The Guardian riporta che, incontrando le stelle dello sport russo questa settimana al Cremlino, Putin ha detto loro che sono “in prima linea nella lotta per i nostri valori”.

Di fronte alla moral suasion del governo e, secondo The Telegraph, alla non gradita possibilità che Kate Middleton, duchessa di Cambridge e patrona dell’AELTC, si ritrovi a consegnare la coppa in mani russe, Wimbledon ha scelto di tirare una riga, certo molto bassa e senza dubbio pericolosa come “precedente”, ma anche condivisa da chi sta subendo i devastanti effetti dell’aggressione. E, proponendosi di rappresentare tutti i tennisti, la PTPA non può non tenere conto anche della voce di questi ultimi, proprio perché non rimangano ultimi e inascoltati.

Questa interpretazione, tuttavia, non deve essere piaciuta o, più probabilmente, non è stata affatto considerata dando un’occhiata alle critiche rivolte al comunicato. Allora, a distanza di alcuni giorni, ecco arrivare un paio di tweet (“stop discriminations” e “no bans”) accompagnati dall’hashtag #LetThemPlay, lasciateli giocare, che pare estratto dal non indimenticabile film (sempre che qualcuno lo ricordi) Bad News Bears 2. Che, poi, l’orso sia un simbolo della Russia e che Bear (in russo medved) sia il soprannome di Daniil è solo una folle coincidenza. Probabilmente.

In conclusione, si è trattato di un comunicato “vuoto” o mal scritto a cui hanno in seguito cercato di porre rimedio con un hashtag e un po’ di grafica? Oppure di una presa di posizione non tranchant – assolutamente minoritaria e perciò audace – che non hanno però avuto il coraggio di mantenere?

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evidenza

Djokovic può giocare Wimbledon: non è richiesta la vaccinazione

“I requisiti stabiliti non includono la vaccinazione obbligatoria” fanno sapere gli organizzatori. Via libera per il n. 1 del mondo Novak Djokovic

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Novak Djokovic - Wimbledon 2021 (credit AELTC/Ian Walton)

Il campione in carica e vincitore delle ultime tre edizioni del torneo Novak Djokovic potrà liberamente prendere parte al torneo di Wimbledon, senza dover ricorrere a nessun tipo di certificato. Gli organizzatori dello Slam londinese infatti hanno specificato chiaramente che non sarà richiesta nessuna vaccinazione contro il COVID-19 per disputare il torneo. Nello specifico, l’amministratore delegato dell’All England Club Sally Bolton ha dichiarato: I requisiti stabiliti non includono la vaccinazione obbligatoria. Non sarà una condizione per l’ingresso ai Championships quest’anno”, come riportato sul The Telegraph.

Ricordiamo che quest’anno al numero 1 del mondo Djokovic era stato impedito di scendere in campo in Australia, e successivamente la stessa sorte gli era toccata per i due Masters 1000 americani di Indian Wells e di Miami. Nel 2022 il serbo, attualmente unico nella top 100 a non essere vaccinato, ha disputato solamente tre tornei vincendo cinque incontri in totale.

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Flash

Gramellini sulla scelta di Wimbledon: “Un’idiozia escludere russi e bielorussi”

Lo scrittore e giornalista sul Corriere della Sera ha criticato aspramente le scelte della federazione britannica e dell’AELTC

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Daniil Medvedev - Coppa Davis 2021 (Photo by Diego Souto / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Un turbinio di opinioni sta accompagnando queste ultime giornate nel mondo del tennis, dopo l’annuncio di Wimbledon di negare l’accesso al torneo (e a tutti i tornei su suolo britannico) a tennisti russi e bielorussi. Così come si è fatto negli ultimi cinque giorni, Ubitennis ha scelto di riportare senza filtri opinioni che vanno sia incontro sia in opposizione alle scelte di AELTC e LTA. Ecco allora che tra le ultime ad essere registrate, c’è quella della nota firma del Corriere della Sera e scrittore, Massimo Gramellini. Tutti i giorni Gramellini propone una chiave di lettura ai temi di attualità più rilevanti nella sua rubrica ‘Il Caffé’. Nella giornata di sabato 23 aprile ha scritto dell’esclusione degli atleti russi e bielorussi dal torneo più famoso del calendario tennistico, criticando aspramente tale decisione. Ecco alcuni i tratti salienti del suo pensiero: “Gli organizzatori di Wimbledon escludono due fra i tennisti più forti al mondo, Medvedev e Rublev, in quanto russi. Pensano di creare un danno di immagine a Putin? Ma cosa volete che importi a Putin del boicottaggio di atleti che manco vivono in Russia: al limite se ne servirà per indossare gli amati panni della vittima […] e Rublev ha contestato la guerra fin dal primo giorno. Si può condividere il rifiuto di partecipare alle competizioni in Russia. Si può condividere già meno l’esclusione delle squadre russe dalle competizioni in Occidente. Ma chiunque non sia completamente rintronato dal rombo dei cannoni riconoscerà che un divieto esteso agli sport individuali è un passaggio a vuoto della psiche. Un’idiozia che ti fa apparire simile all’aggressore”.

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