Wimbledon, donne: Muguruza eliminata dalla numero 124! Radwanska e Bouchard in tre set

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Wimbledon, donne: Muguruza eliminata dalla numero 124! Radwanska e Bouchard in tre set

Prestazione sconcertante di Garbine Muguruza, eliminata in due pessimi set da Jana Cepelova. L’erba di Wimbledon resuscita Sabine Lisicki che lascia 6 giochi a Sam Stosur, l’infortunio di Konjuh salva Radwanska

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[Q] J. Cepelova b. [2] G. Muguruza 6-3 6-2 (da Londra, AGF)

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Dopo tre giorni di risultati di routine arriva la sorpresa del torneo.
Jana Cepelova sembra si stia specializzando nel produrre upset del tutto inattesi. Aveva cominciato sconfiggendo Serena Williams a Charleston nel 2014, in una stagione in cui sulla terra solo Muguruza e Kvitova erano riuscite a fermare la numero 1 del mondo. Poi nel 2015 era di nuovo spuntata (quasi) dal nulla proprio a Wimbledon e proprio sul campo 1 aveva eliminato Simona Halep (allora testa di serie numero 3) al primo turno.
Oggi è di nuovo riemersa, dopo essere passata dal sentiero stretto delle qualificazioni, per eliminare la numero 2 del mondo Garbiñe Muguruza. O pensiamo che siano tutte partite vinte per demeriti altrui oppure, se tre indizi fanno una prova, significa che bisogna dare credito a Jana e alla sua capacità di raggiungere picchi di gioco al di fuori del comune.
Personalmente non l’avevo vista (se non nei game finali) contro Halep l’anno scorso, ma ricordo bene il suo match contro Serena: al suo esordio a Charleston Williams si era trovata di fronte un’avversaria in grado di riprendere e rimandare tutto, e che però non rinunciava nemmeno ad accelerare a sua volta quando si presentava l’occasione per ribaltare l’inerzia dello scambio.
Compatta e scattante, rapida a coprire il campo lateralmente e in avanti, oggi contro Muguruza sembrava proprio in quelle giornate in cui tutte le difese trovano la parabola giusta e il modo di rimanere in campo in ogni caso. Addomesticando palle pesanti, incluse quelle più profonde, che sull’erba schizzano rapidissime e quasi ingestibili. E a proporre a sua volta vincenti quando le traiettorie erano meno insidiose.
Ecco come un match, che per la testa di serie numero 2 sulla carta si presentava come un semplice passaggio obbligato in attesa dei veri scontri dei turni successivi, si è rivelato fatale.
Anche in sala stampa dopo l’inizio difficile si pensava che Muguruza sarebbe riuscita a riportarsi in carreggiata. E per la verità ci ha anche provato quando, sotto 1-5 nel primo set, ha imbastito un tentativo di rimonta. Ma è riuscita solo a recuperare sino al 3-5, perché poi Cepelova ha saputo chiudere a 30 il nono game: 6-3 in 29 minuti. Fredda a sufficienza per non perdere di vista il (parziale) traguardo vicino.

Il secondo set continuava sulla falsariga del primo, con in più la sensazione che Muguruza cominciasse veramente a sentire su di sè il peso della sconfitta: del resto la sua avversaria appariva sempre in controllo, concentratissima sull’obiettivo. Come spesso accade nel tennis, alla feroce applicazione mentale di Jana corrispondeva lo spaesamento di Garbiñe, che si rendeva sempre più conto che il suo Wimbledon stava per finire oggi.
E così il secondo set ha avuto un andamento estremamente simile al primo: doppio break di vantaggio sino al 4-0 e poi la tenacia di Cepelova nell’arginare qualsiasi tentativo di rientro di una avversaria demoralizzata. Un solo minuto in più per completare l’impresa: 6-3, 6-2 in 59 minuti totali.

Cepelova ha chiuso il match con saldo positivo (14 vincenti, 12 errori non forzati) Muguruza negativo (9 vincenti, 22 UE). Ma in questi casi va anche dato credito alle capacità dell’avversaria di riuscire ad addomesticare e tenere in campo colpi che il più delle volte sarebbero risolutivi.
Se non ho controllato male le statistiche, non accadeva dal 2011 che la campionessa del Roland Garros uscisse tanto presto a Wimbledon (allora era stata Li Na), mentre nel 2010 Francesca Schiavone (fresca vincitrice a Parigi) era uscita al primo turno. Ma nessuna delle due era anche finalista uscente sui prati londinesi, nè veniva considerata la seconda probabile vincitrice del torneo. Ora vedremo se veramente una parte dei giornalisti spagnoli lascerà in anticipo il torneo, come avevano già temuto al primo turno.

In conferenza stampa Muguruza ha così spiegato il suo match: “Oggi in campo mi sono sentita stanca, vuota, ma devo anche dare credito alla mia avversaria di avere giocato benissimo; non conta la sua classifica”.
“Forse avrei avuto bisogno di più tempo tra Parigi e Londra, poter riprendere in vista della stagione su erba con qualche giorno in più di riposo. Invece ho dovuto sempre allenarmi e giocare: e oggi è arrivato il momento in cui le energie sono venute meno”
“Sto facendo esperienza di fronte a queste nuove situazioni. Forse alla luce di quanto accaduto avrei dovuto in ogni caso riposare di più e allenarmi di meno, per conservare più energie per il torneo”.
“Sapevo come giocava Jana, quello che forse mi ha sopreso è che non abbia assolutamente mostrato paura durante la partita”.

E così Cepelova si presenta come una possibile carta in più per la Slovacchia in vista dell’incontro di Fed Cup con l’Italia. La sua classifica massima (numero 50 nel 2014 a 21 anni non ancora compiuti) era stata il frutto di questi picchi di gioco notevolissimi (la finale di Charleston nell’anno in cui sconfisse Serena) alternati a frequenti uscite al primo turno. E nelle stagioni successive ha sostanzialmente continuato allo stesso modo.

Queste le sue dichiarazioni: “Mi piace giocare negli stadi importanti, riesco a dare il meglio di me. Era accaduto l’anno scorso contro Simona Halep ed è successo oggi contro Muguruza.”
“Le qualificazioni mi hanno aiutato ad avere più confidenza con l’erba. Oggi fin dall’inizio sono partita con molta fiducia e convinzione in me stessa. Garbiñe ha commesso qualche errore di troppo, ma io cercavo soprattutto di pensare a me stessa”.
“Mi piace giocare punti articolati, lavorare su scambi lunghi e variare il modo di colpire. Nel 2015 ho avuto problemi fisici che non mi hanno aiutato: una polmonite prima degli Australian Open che mi ha obbligato a saltare il torneo e poi ho avuto problemi con la schiena.”
“Contro Safarova sarà dura, le avversarie mancine sono difficili, ma siamo 1-1 negli scontri diretti”
.

S. Lisicki b. [14] S. Stosur 6-4 6-2 (Manuel Dicorato)

All’inizio del match la storia tra Stosur e Lisicki era tutta in favore della campionessa australiana: 5-2 i precedenti di cui 2-1 sull’erba. È bastato il primo game di gioco a far capire alle due tenniste (finaliste in doppio ai Championships nel 2011) che il copione oggi sarebbe stato diverso rispetto al passato. Complice una gestione scellerata al servizio della Stosur (6 doppi falli nel primo set, 8 alla stretta di mano) la Lisicki ha tolto il servizio all’avversaria nel primo game per poi gestire il primo set senza alcun problema. Il secondo set sembra essere la fotocopia del primo: Lisicki che conquista il break iniziale e che gestisce il parziale sul suo servizio, ma una reazione improvvisa della Stosur sembra cambiare i piani della tedesca. La campionessa degli US Open 2011 strappa il servizio all’avversaria nel secondo game, ma sarà il canto del cigno della sua partita. Nel game successivo arriva grazie ad un dritto incrociato il terzo break di fila, che la tedesca saprà replicare anche nel successivo turno di risposta. Punti spettacolari, soprattutto per merito della tedesca, hanno divertito il pubblico del campo 17 e la potenza della Lisicki (ben 12 aces e 31 vincenti reciterà il tabellino), attuale numero 81 al mondo, sembrava quella dei giorni migliori; i giorni che la portarono ad un passo dalla conquista del piatto più ambito del tennis in gonnella (sconfitta in finale nel 2013 da Marion Bartoli). Dopo aver liquidato la pratica Stosur in 100 minuti la numero 81 del mondo aspetta la vincente di Shvedova-Svitolina.

Bouchard b. [16] J. Konta 6-3 1-6 6-1
(Raffaello Esposito)

Mentre la teen-ager Bouchard deliziava il pubblico raggiungendo la finale 2014 sul Centre Court, Johanna Konta aveva da tempo abbandonato Wimbledon, sconfitta al primo turno da Shuai Peng. Alla fine di quella stagione Genie sarà settima e la britannica solo n°150. L’acqua è passata sotto i ponti del Tamigi e due anni dopo lo scenario è quasi opposto. E se la giovane canadese rischia di imitare Tracy Austin e Andrea Jaeger, fenomeni di precocità bruciati troppo presto, Johanna sta invece spremendo il massimo da un tennis pragmatico, fondato su una ottima battuta e grande attitudine alla lotta. Oggi è lei la favorita dal ranking (19 contro 48), nel secondo turno che le vede opposte sul Centrale ma Genie è imprevedibile. È il loro primo incrocio, Bouchard lo apre al servizio e son subito botte da orbi. Una usa la potenza, l’altra l’anticipo e il punteggio scorre veloce. Le due si scambiano fendenti e break, Genie è veloce, cattiva, e… fortunata in un paio di steccate che rimangono in campo. La seconda è decisiva nel break in rimonta al sesto gioco che le dà il primo set per 6-3. Johanna reagisce nel secondo, va avanti subito, salva con coraggio otto occasioni in tre turni e brekka ancora per un 6-1 alquanto schizofrenico che rimanda tutto ad un decider che lo è altrettanto. Si vedono dieci palle break assortite in quattro giochi, Genie le salva, Johanna no e non si rialza più dallo 0-4. Bouchard sfiderà Dominika Cibulková al terzo turno.

[9] M. Keys b. K. Flipkens 6-4 4-6 6-3 (Diego Serra)

Vince Madison Keys in tre set contro Kirsten Flipkens, numero 51 della WTA, soffrendo contro la giocatrice belga semifinalista qui nel 2013. I precedenti tra le due tenniste erano del resto in parità, con la vittoria della statunitense a Miami lo scorso inverno. Primo set e subito uno scambio di game nel secondo e terzo game, con Keys che nel game successivo si procura due palle break sprecate. Si arriva fino al decimo game, dove Keys su servizio belga si procura altre due palle break, nonché set point. Sfrutta il secondo a chiude il set. Secondo set che ruota tutto intorno al settimo game, su servizio Keys. La giocatrice a stelle e strisce si trova costretta a fronteggiare un gioco della Flipkens particolarmente aggressivo e subisce 4 palle break, capitola all’ultima dopo una lunga difesa ai vantaggi. Flipkens non trema e non permette alla rivale di rientrare nel set e si chiude per 6 a 4. A questo punto ci si aspetta una bella battaglia, perché nel primo game su servizio Keys la giocatrice belga si procura 2 palle break, che però non sfrutta. Ma invece così non è, perché Kirsten Flipkens esce dal campo, un crollo verticale che porta Keys a brekkarla nel secondo e quarto game a zero. Nessun problema per la statunitense invece a tenere il servizio, fino al settimo game dove Keys spreca un match point e poi si fa addirittura brekkare da un sussulto della Flipkens. Chiude comunque la statunitense nel nono game, al secondo match point. Ora per Madison Keys, oggi a corrente alternata, prossimo turno con Sara Errani o Alize Cornet.

[11] T. Bacsinszky b. [Q] L. Kumkhum 6-4 6-2 (Domenico Giugliano)

Sul campo numero 3 apriva il programma di giornata, dopo i tanti rinvii per pioggia di ieri, la testa di serie numero 11 del tabellone Timea Bacsinszky, contro la qualificata thailandese Kumkhum, numero 169 della classifica mondiale. Era il primo precedente tra le due giocatrici. La svizzera difende i quarti di finale dello scorso anno, quando perse contro la Muguruza in due set molto combattuti. Tuttavia i risultati di questa stagione non sono dei migliori per la numero 11 del mondo, che anche oggi, seppur non rischiando molto, parte con il freno a mano tirato, commette diversi errori di dritto e chiude il primo set soltanto al decimo game con il punteggio di 6-4, in poco più di 50 minuti di gioco. Nel secondo parziale, la Bacsinszky parte con le marce alte. La sua potenza, rispetto a quella della modesta avversaria è devastante. Ottiene subito il break nel terzo gioco, grazie anche a due ottimi rovesci incrociati, marchio di fabbrica della svizzera. Concede soltanto quattro punti sui propri turni di servizio e con il secondo break ottenuto nel settimo gioco vola via e chiude il match dopo un’ora e 25 minuti con il punteggio di 6-2. Per lei al prossimo turno Monica Niculescu, che ha sconfitto in due set la Krunic.

E. Vesnina b. [32] A. Petkovic 7-5 6-3 (Alberto Prestileo)

Elena Vesnina batte in un’ora e 40 minuti Andrea Petkovic e approda così al terzo turno dei Championships. Grande vittoria per la russa che riesce a recuperare un primo set davvero complicato, in cui perde due volte il servizio, nel primo gioco e nel quinto, e se al primo riesce a rimediare immediatamente, per il secondo deve aspettare il decimo game, quando cioè Petkovic serve per il parziale. Da qui in avanti, Vesnina mette a segno un parziale di quattro giochi a zero, sfruttando a pieno le difficoltà della tedesca, che tra primo e secondo set chiama il fisioterapista per un problema alla coscia sinistra. Il secondo set è sicuramente più equilibrato, con la russa brava ad annullare tre palle break nel terzo gioco. In quello successivo, è ancora Vesnina protagonista quando strappa il servizo a Petkovic e si spiana la strada per il 7-5 6-3 finale.

[18] S. Stephens b. S. Peng 7-6(5) 6-2 (Benedetto Napoli)

Dopo l’interruzione e il successivo rinvio di ieri a causa del maltempo che si è abbattuto sulla capitale britannica, Sloane Stephens e Shuai Peng – rispettivamente numero 22 e 264 del ranking WTA – tornano a calcare l’erba del Court 5 per completare il loro match di primo turno. L’incontro numero quattro tra le due vede la cinese attualmente in vantaggio per due vittorie a una, ma la statunitense si è imposta nell’unico match disputato in una prova dello Slam, esattamente al Roland Garros nel 2014. Dopo la fase di riscaldamento le due riprendono a giocare dal tiebreak di un primo set che non aveva regalato molte emozioni. È subito mini-break della Stephens, ma la Peng chiude alcuni punti in maniera incredibile – ricordando i bei tempi della semifinale a Flushing Meadows nel 2014 – e grazie a un passante di rovescio in corsa, dall’altissimo coefficiente di difficoltà, ristabilisce la parità. Il tiebreak si conclude grazie a una risposta di dritto al fulmicotone della tennista di Plantation. L’inizio del secondo set è un copia e incolla del primo con le due tenniste che non hanno alcuna difficoltà a tenere il proprio turno di battuta, ma uno sciagurato sesto giocato dall’ex numero 14 al mondo permette alla tennista a stelle e strisce di aggiudicarsi il primo break di questa sfida. La cinese sembra accusare il colpo sia mentalmente che fisicamente e a questo punto le ultime energie rimaste in corpo vengono impiegate per annullare tre match point, ma i successivi due non forzati regalano alla Stephens l’accesso al secondo turno. L’americana, che al secondo turno dovrà vedersela contro la Minella, ha giocato un match in pieno controllo permettendo poco o nulla all’avversaria. Dal canto sua la Peng sta cercando in tutti i modi possibili di ritornare ai fasti d’un tempo, lasciando intravedere sprazzi di bel gioco, ma al momento i fatti dicono che la tennista cinese ha lasciato i campi verdi della Gran Bretagna con zero vittorie in tre tornei disputati.

[26] K. Bertens b. M. Barthel 6-4 6-4 (Bruno Morobianco)

È alla ricerca di conferme l’olandese Kiki Bertens, rivelazione dello scorso slam parigino con una clamorosa semifinale, e come canta Lucio Battisti, magari la sua partecipazione ai Championships non sarà un’avventura, ma qualcosa di più. Forte del suo ranking, l’olandese tds numero 26 ha impiegato poco meno di settantacinque minuti per battere l’avversaria di turno, la tedesca Mona Barthel con la quale ha accorciato lo svantaggio negli scontri diretti, oggi 9-3 per la tedesca con una vittoria che le mancava da 5 gare. Un doppio 6-4 che non deve trarre in inganno, in quanto non è stata una passeggiata di salute perché la tedesca ha provato in tutti i modi a rientrare in partita, fin dall’avvio del primo set quando ha recuperato immediatamente il break in avvio di gara. Nonostante la tanta buona volontà della tedesca, la partita ha preso fin da subito la direzione di Kiki Bertens, che andata avanti per 2-1 ha poi mantenuto questo comodo vantaggio fino alla fine. Meno equilibrio nel secondo set con l’olandese che, incapace di chiudere la gara sul turno di servizio sul 5-2, ha concesso a Barthel una flebile speranza di rientrare in gara, prima di chiudere definitivamente al decimo gioco con un altro 6-4. Kiki Bertens, al terzo turno, attende la vincente dell’incontro tra Simona Halep e la nostra eterna Francesca Schiavone.

[3] A. Radwanska b. A. Konjuh 2-6 6-4 9-7 (Emmanuel Marian)

Avanza Radwanska, ma che spavento. E che partita: forse la più densa di emozioni, contraddizioni e ribaltoni dell’intero torneo, almeno sin qui. Ana Konjuh – teenager croata, che certo mira alle stelle con il suo tennis esplosivo – l’aveva quasi vinta, ma i suoi sogni di gloria sono stati spenti da un sadico nastro prima e da una crudele pallina poi. Chissà se Ana ha mai visto “Match Point”. Speriamo di no, e che nessuno gliene suggerisca la visione. Decimo gioco, terzo set: la croata, che serve per completare il terremoto nel tabellone WTA dopo l’eliminazione della Muguruza, è al terzo match point, il secondo con la battuta a disposizione. Ha tempo e spazio per tirare un dritto comodo, ma la palla rimbalza sul nastro e cade nel suo campo. Pochi secondi dopo Radwanska breakka e pare la fine, ma una partita incredibile è tale per mille motivi. La croata strappa di nuovo il servizio, poi il suo braccio trema terribilmente e Radwanska non deve sudare per regalarsi un’altra chance. Mette la testa avanti sul 7 a 6 e non converte un match point, ma il dramma vero dev’essere ancora consumato. Chi l’avrebbe mai detto, che ci saremmo trovati di fronte a una simile situazione: Konjuh aveva recuperato la partita dopo aver giocato un primo set inquietante nel quale, specialmente con il tremolante dritto, non le era in buona sostanza mai riuscito di mettere la palla in campo. Nel secondo parziale aveva cambiato tattica, scalando qualche marcia a favore di un maggior controllo mentre la teste di serie numero 3, forse entrata in una fase di precoce rilassatezza, iniziava a sbagliare in maniera per lei inusuale. Poi la terza frazione, il sedicesimo game, un concentrato di lacrime e tenerezza: Radwanska opera una smorzata che reca i crismi della perfezione; Ana, in pieno delirio agonistico, tenta un recupero impossibile e sullo slancio della corsa calpesta la pallina, che fa compiere alla sua caviglia un movimento innaturale. Piange, la diciottenne di Dubrovnik. Entrano i soccorsi. Si rialza in piedi ma è tutto finito e pochi minuti dopo, stringendo la mano alla famosa rivale, deve ingoiare la prima grande delusione della carriera. Avrà tempo per rifarsi, procedendo sulla via che pare aver tracciato. Sperando che il trauma odierno la lasci presto in pace.

Risultati:

Primo turno

[Q] M. Minella b. A. Tatishvili 7-5 3-0 rit.
[24] B. Strycova b. A. Kontaveit 4-6 6-4 6-4
E. Makarova b. J. Larsson 6-1 4-6 6-1
M. Niculescu b. [Q] A. Krunic 6-1 6-4
[18] S. Stephens b. S. Peng 7-6(5) 6-2
A. Sasnovich b. [31] K. Mladenovic 6-3 6-3
[11] T. Bacsinszky b. [Q] L. Kumkhum 6-4 6-2
A. Beck b. H. Watson 3-6 6-0 12-10

Secondo turno

E. Bouchard b. [16] J. Konta 6-3 1-6 6-1
[3] A. Radwanska b. A. Konjuh 6-2 4-6 9-7
[Q] J. Boserup b. [7] B. Bencic 6-4 1-0 rit.
[27] C. Vandeweghe b. T. Babos 6-2 6-3
[19] D. Cibulkova b. D. Gavrilova 6-3 6-2
[32] A. Petkovic b. E. Vesnina 7-5 6-3
K. Siniakova b. [30] C. Garcia 4-6 6-4 6-1
[6] R. Vinci b. [LL] Y.Y. Duan 6-3 7-5
[5] S. Halep b. F. Schiavone 6-1 6-1
[Q] J. Cepelova b. [2] G. Muguruza 6-3 6-2
[8] V. Williams b. [Q] M. Sakkari 7-5 4-6 6-3
[4] A. Kerber b. V. Lepchenko 6-1 6-4
S. Lisicki b. [14] S. Stosur 6-4 6-2
[26] K. Bertens b. M. Barthel 6-4 6-4
A. Cornet b.[20] S. Errani 7-6(4) 7-5
[28] L. Safarova b. S. Crawford 6-3 6-4
Y. Shvedova b. [17] E. Svitolina 6-2 3-6 6-4
C. Witthoeft b. K. Nara 6-3 6-0
M. Doi b. [15] Ka. Pliskova 7-6(5) 6-3
A.L. Friedsam b. [Q] E. Alexandrova 6-4 7-6(1)
[Q] M. Erakovic  b. [22] J. Jankovic 4-6 7-6(1) 8-6
[29] D. Kasatkina b. L. Arruabarrena 7-6(9) 6-3
[12] C. Suarez Navarro b. D. Allertova 3-6 6-2 6-1
[9] M. Keys b. K. Flipkens 6-4 4-6 6-3

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Djokovic rinasce a Wimbledon

LONDRA – Anderson acciaccato battuto in tre set (ha avuto cinque set point nel terzo). Quarto trionfo a Londra, tredicesimo Slam in carriera. Tornerà numero 10 ATP

Luca Baldissera

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[12] N. Djokovic b. [8] K. Anderson 6-2 6-2 7-6(3) (da Londra, il nostro inviato)

 

Quarto titolo ai Championships, tredicesimo Slam, ritorno in top 10 (proprio alla decima posizione), altro che “non so se giocherò la stagione su erba“, come disse dopo essere stato sconfitto da Marco Cecchinato ai quarti del Roland Garros. Il gran torneo di Novak Djokovic, con il capolavoro del successo in cinque set su Rafa Nadal nella semifinale divisa in due parti, gli ha consegnato, come regalo e premio, una finale che è stata una passerella per due set, e una lotta solo nel terzo. Il povero Kevin Anderson, alla seconda sconfitta nell’atto conclusivo di un Major dopo lo US Open 2017 (perse da Nadal), non è riuscito a muoversi al 100% in campo, come ampiamente prevedibile dopo le tremende maratone (4 ore e un quarto contro Federer, 6 ore e mezza contro Isner) che ha eroicamente vinto per conquistarsi questa partita.

SPIETATO NOLE – Fin dall’inizio, e qualche maligno in tribuna stampa dice fin dal palleggio di riscaldamento, si vede chiaramente che Anderson è menomato nei movimenti, in particolare pare avere difficoltà ad affondare con efficacia gli appoggi. Voci dal clan sudafricano, ufficiose, sostenevano che il problema maggiore fossero vesciche sotto i piedi, oltre agli ovvi indolenzimenti muscolari assortiti. Sia come sia, il primo set scappa rapidamente in favore di Djokovic, che brekka al primo e al quinto game, per poi chiudere 6-2. A parte qualche sprazzo come alcuni servizi vincenti, e un paio di buone accelerazioni da fondo qua e là, Kevin non sembra davvero in grado di difendere le sue possibilità. Anderson si fa massaggiare il braccio al cambio campo, ma in effetti è l’unica cosa che gli viaggia fluida.

È stata dura recuperare dopo le semifinali, venerdì non ho praticamente dormito, sabato è andata meglio, ma alla fine la partita non è stata condizionata da questo, quanto dal fatto che non sono riuscito a giocare il mio miglior tennis“, si schermisce con grande signorilità Kevin. “Ero nervoso all’inizio, dopo mi sono sentito molto meglio“.

Giustamente, Nole non si fa intenerire, palleggia solido senza esagerare, si concentra a mettere in campo più risposte possibili, e questo gli è più che sufficiente. Il pubblico mormora, e cerca di incoraggiare Anderson con autentiche ovazioni ogni qualvolta Kevin piazza un vincente, ma non c’è nulla da fare. Frastornato, il sudafricano commette anche diversi doppi falli, oltre a fallire accelerazioni di dritto che di solito non sbaglia mai. Due break subiti anche nel secondo parziale per lui, e solo un sussulto, con palla per recuperarne uno, sul 2-5 con Nole al servizio per il secondo set: Anderson è sotto il proverbiale treno, 6-2 6-2 Djokovic. Era la prima palla break mai ottenuta da Kevin in una finale Slam, non ne aveva avute nè contro Nadal a New York, nè ovviamente contro il serbo finora. Non è passata nemmeno un’ora e un quarto, sto immaginando il disappunto dei tanti che, mesi e mesi fa, hanno pagato anche migliaia di sterline per un posto sul Centre Court oggi.

CONCLUSIONE TESA – Il match prosegue, e colpo dopo colpo è sempre evidente la difficoltà di Anderson ad affondare gli appoggi. Può essere che in effetti il problema di vesciche sia davvero quello che lo limita maggiormente. Il suo orgoglio nel rifiutarsi di mollare, facendo il pugnetto a ogni punto conquistato, è assolutamente ammirevole. Gli applausi quando sale 4-3 nel terzo set, tenendo il quarto servizio, sono assordanti, quando Hawk-Eye dà torto a Djokovic poco dopo su un dritto di Kevin ancora di più, e quando arriva addirittura la seconda palla break per Anderson nel match si rischia la standing ovation. La cosa, chiaramente, non infastidisce minimamente Nole, che piazza due servizi vincenti, va 4-4, ed esulta pure lui, quasi contento di aver avuto finalmente una scusa per farlo. Forse in questa fase finale del set Djokovic potrebbe stare accusando un minimo di emozione, vedendo il traguardo tanto vicino, due doppi falli commessi nel decimo game ne sono un sintomo. E rischiano di costargli cari, perché regalano un set-point a Kevin, annullato con un bello scambio in pressione, con tanto di riga esterna presa. Ne arriva incredibilmente un terzo, di doppio errore, il sole che ora punta dritto negli occhi del serbo sicuramente è una concausa, ricordiamo che gioca con le lenti a contatto. Nole annulla senza problemi anche questo secondo set-point, e pareggia 5-5, sinceramente queste sue difficoltà sono giunte inaspettate, anche perchè se le è procurate da solo.

Mi sentivo benissimo i primi due set, poi lui è salito tanto nel terzo, è stato il giocatore migliore in quella fase, ma io ho creduto in me stessospiega Novak alla ESPN subito dopo il match. “Più vinci, più fiducia puoi avere, fiducia su cui contare“.

Bravo, bravissimo Kevin a stare lì, adesso sta servendo bene, mentre Djokovic accenna qualche movimento di stretching. Tiene a zero la battuta il sudafricano, garantendosi il tie-break (con Nole ne ha vinti 3 su 3 in passato). Ma i problemi del serbo continuano, va sotto 0-30, poi 15-40 sbagliando un dritto, e sono altri due set-point per Anderson. Fallisce il primo, bel dritto di Djokovic sul secondo, poi ancora gran pressione di Kevin e ne arriva un terzo, totale 5 nel set. Gli scappa lunga la risposta, però, e poco dopo si arriva al tie-break. Il nervosismo che all’improvviso sta attanagliando Nole si capisce anche dai diversi gesti, anche polemici, che rivolge verso il box giocatori, non si capisce se rivolto al suo clan o agli accompagnatori di Anderson. Siamo a 2 ore e 10 di parita, questo terzo set lottato sta salvando il pomeriggio. Ritrova concentrazione ed efficacia Djokovic, allunga sul 5-2, e chiude senza altri affanni per 7-3. Applausi e un bell’abbraccio per Anderson, che più di così non poteva fare, cuori mandati al pubblico per Nole, che si scrolla di dosso un periodo da incubo durato due anni.

“Durante gli ultimi due anni ho cercato di tenere un diario, per capire tutto quello che stavo attraversando. Ragazzi, se ne ho avuti, di alti e bassi! Ma è la vita, sono cose che succedono. Io ho cercato di migliorare e ritrovare il mio gioco, e questo è un grande, grande risultato. Mio figlio, voglio passare più tempo possibile con lui, parlandogli delle lezioni e delle esperienze che ho avuto nella mia vita. Ma c’è anche tanto che posso imparare da lui, è come fosse anche un mio maestro e un mio amico. Vederlo qui, con me, ora, è meraviglioso.
Tra quelli che hanno vinto 4 o più Wimbledon (Laver 4, Borg 5, Sampras 7, Federer 8), beh, forse quello a cui ho sempre guardato è Sampras, per me era un idolo. E ora gli sono arrivato vicino come numero di titoli Slam, è incredibile!

13 Slam sono tanta roba, 4 Wimbledon lo pongono sopra a gente del calibro di Boris Becker e John McEnroe (entrambi a 3 titoli qui). Bentornato, campione.

(in aggiornamento)

Il tabellone maschile

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Wimbledon

Djokovic a un passo dal poker. Nessuna speranza per Anderson?

Focus tecnico day 13, la finale. Djokovic è dato per favorito quasi all’unanimità. Sarebbe il quarto titolo qui. Ma Anderson ha già sorpreso tutti, più di una volta. Potrebbe farlo, incredibilmente, ancora? E come?

Luca Baldissera

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dal nostro inviato a Londra

Ne resterà soltanto uno: ogni volta che si arriva alla finale del torneo più prestigioso al mondo non può non venire in mente la “tagline” di uno degli spot televisivi promozionali di Wimbledon più riusciti di sempre, prodotto tanti anni fa da Tele+2, ispirato al film “Highlander” e accompagnato in sottofondo dalla splendida “Who wants to live forever” dei Queen. Ci siamo: dopo uno svolgimento a dir poco travagliato anche il tabellone maschile è arrivato alla fine, manca solo l’ultima partita. Novak Djokovic ha battuto in 5 set Rafa Nadal nella seconda semifinale, ripresa ieri, e ha raggiunto Kevin Anderson nell’atto conclusivo. Tanti problemi organizzativi, con la finale delle ragazze (a proposito, che brava Angelique Kerber!) iniziata in ritardo di oltre due ore, qualche polemica al riguardo e, ironicamente, rimane da fare una riflessione: se quel benedetto passante di rovescio fallito da Roger Federer mercoledì fosse stato vincente nulla di tutto questo sarebbe successo.

 

E sarebbe stato un peccato, sinceramente (scusa, Roger). Niente partita incredibile 26-24 al quinto tra Anderson e Isner, prima di tutto. Chissà come sarebbe finita, poi, Djokovic-Nadal se fosse stata regolarmente giocata tutta il venerdì con il tetto aperto; e ovviamente nessun problema con gli orari della finale femminile. Insomma, quel match point fallito dallo svizzero ha messo in moto una catena di eventi non di poco significato. Che, personalmente, ritengo abbiano reso le fasi finali del torneo molto divertenti, quindi va benissimo così. Cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio tra Kevin Anderson e Novak Djokovic, quindi? Proviamo a capirlo insieme.

Novak Djokovic – Kevin Anderson (ore 15 italiane, centrale, precedenti 5-1 Djokovic)

Tutto farebbe propendere per un pronostico in favore del buon vecchio Nole. L’ovvia caratura del fuoriclasse che il serbo è, i precedenti (2 vinti dal “Djoker” proprio qui a Wimbledon, nel 2011 63 64 62, lottata fino al quinto set nel 2015, 67 67 61 64 75), e soprattutto l’evidenza del fatto che, con gran piacere, possiamo finalmente dire che Djokovic è tornato. Ma proprio quel secondo precedente, non dimentichiamolo, si riferisce all’anno forse migliore di Djokovic, il famoso 2015, mentre tre anni fa Anderson non era certo a questi livelli. Nonostante questo, Nole andò a un passo dalla sconfitta, dopo essere stato sotto 2 set a zero, annullò due palle break nel quarto game del quinto set. In tutta quella formidabile stagione, Djokovic perse solo sei partite (una con Karlovic, una con Wawrinka, una con Murray e 3 con Federer, ci mancò poco quindi che Anderson fosse la settima). L’unica vittoria di Anderson contro Djokovic è datata 2008, a Miami, 6-4 al terzo, sono oltre 10 anni fa. Interessante il dettaglio che hanno giocato te tie-break in 6 partite, e li ha vinti tutti Anderson. Non è quel RoboNole, non lo sarà più, ma a noi va benissimo anche l’ottimo “NormoNole” che stiamo vedendo a Londra, sinceramente dopo il triste spettacolo offerto a marzo negli USA ci eravamo veramente preoccupati per lui. Aveva ragione da vendere Rafa Nadal, altrochè, quando prima della sua semifinale contro il rivale di 52 sfide disse, ripetutamente, che lui aveva ben osservato Djokovic, e che lo riteneva assolutamente rientrato a un livello altissimo.

Affronterà quello che io ritengo il personaggio del torneo, di gran lunga. Ciò che è stato capace di fare tra quarti e semifinale Kevin Anderson è né più né meno che straordinario. Battere Federer su questi campi, e in che modo poi, annullando match-point, rimontando da due set a zero sotto, e vincendo 13-11 al quinto, è impresa fuori dal comune di per sé. Ripetersi due giorni dopo, quando tutti (io per primo) lo davano per spacciato data la fatica fisica e mentale accumulata contro lo svizzero, risalendo da due set a uno di svantaggio con John Isner, per poi prevalere in una maratona da record finita addirittura 26 a 24 nel set decisivo, dopo 6 ore e 36 minuti di terrificante battaglia con i servizi, è fuori dal mondo. Sarebbe una sorta di favola sportiva a lieto fine come se ne sono viste poche, se Kevin trionfasse anche oggi, ma potrebbe esserlo anche il coronamento della rinascita di Nole; la speranza, come sempre, è di avere un match appassionante.

Kevin Anderson – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dal punto di vista tecnico, poco da fare, va assolutamente considerata come determinante la condizione fisica di Anderson. È pressoché impossibile che il sudafricano si presenti in campo avendo recuperato la forma al 100%, ma alla fin fine questo renderà estremamente semplici le sue scelte tattiche, che già di per sé non sono poi tante anche quando sta benissimo. Avrà di fronte una macchina da fondocampo in grado di stritolarlo nel palleggio ogni qualvolta dovesse trovarsi invischiato in uno scambio lungo. Molto buono con il dritto, Kevin a volte si perde un po’ dal lato del rovescio, che come esecuzione in sé è ottimo, ma sulle palle basse gli capita di giocarlo con la schiena e le spalle un po’ rigidi, senza la giusta rotazione del busto. Comprensibile, data l’altezza. In realtà, guardando le stats totali nel torneo del sudafricano, troviamo un dato sorprendente, ovvero un grande equilibrio nel rendimento anche nei “long rallies“. Negli scambi brevi, il suo prediletto “bum bum”, durati tra 0 e 4 colpi, ha uno score di 826 punti vinti, 718 persi, un bel +108, e questo era prevedibile. Tra 5 e 8 colpi, 143 vinti, 141 persi, oltre i 9 colpi, 41 vinti, 40 persi. Questi ultimi due dati sono notevolissimi vista la tipologia di giocatore, e spiegano bene la spettacolare cavalcata che l’ha portato in finale, sovvertendo tanti pronostici (i miei per primi, bravo e basta Kevin!).

Insomma, non è che finora abbia proprio sofferto tanto anche quando è stato costretto a battagliare con dritto e rovescio. Ma finora non aveva incontrato il grande Djokovic, in crescendo, che abbiamo ammirato qui. A mio avviso, l’unica opzione che potrebbe permettere al “re dei match a oltranza” di avere concrete chance di farcela sarà interpretare la partita, fin dall’inizio, proprio come se si trattasse di un “long set” dal 5 pari in poi. Ovvero, attenzione e determinazione feroci sempre, sempre, nella difesa del proprio turno di battuta, come se anche sul 2-2 ne andasse dell’intero set o match. Ha dimostrato di saperlo fare eccezionalmente bene pure da sfinito, ricordiamo che è andato alla battuta per salvare la partita ben 8 volte contro Federer e 20 contro Isner. Se riuscirà a blindare con successo i suoi game di servizio anche oggi, magari prima o poi uno spiraglio in risposta potrebbe trovarlo, piazzare un paio di pallate, e poi chissà.

Djokovic, rispetto al mostro da Slam ammirato fino a un paio di anni fa, sembra meno potente in senso stretto (la palla banalmente gli viaggia a qualche kmh di meno, sia di dritto che di rovescio), e anche meno pesante nel palleggio, ma è molto manovriero, e usa alla grandissima le combinazioni con gli angoli stretti. Ai “bei tempi” Nole era in grado, quando voleva, di risolvere qualsiasi scambio con un paio di manate lungolinea, variazione di cui aveva controllo assoluto, e che eseguiva con violenza devastante. Gliene stiamo vedendo fare molti di meno, di quei traccianti imprendibili a chiudere, ma in cambio, abbiamo un giocatore che si apre il campo e ne sfrutta le geometrie in modo esemplare. Contro Nadal è stata una partita a scacchi, giocata alla ricerca di ogni spiraglio e spazio possibili, tra due che il terreno di gioco lo coprono come quasi nessun altro. Il “Djoker” ne è uscito con grande intelligenza tattica, più che prevalendo sul piano tecnico (in effetti, qualche esecuzione, soprattutto in avanzamento, l’ha sbagliata, ma ha compensato con una buonissima prestazione al servizio).

Novak Djokovic – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dal punto di vista fisico, certamente giocare per oltre due ore ieri per concludere la semifinale è un inconveniente, più che dal punto di vista atletico (nei Masters 1000 si gioca 2-3 ore ogni giorno senza problemi), dal punto di vista della fatica mentale. Ma fare 3 ore un giorno, e 2 ore il successivo, non è minimamente paragonabile al farne 6 e mezza di fila. Però il “day off” di riposo in più aiuta tanto. Per concludere, direi che possiamo affidarci alle parole dei giocatori stessi, che secondo me vanno ascoltati con molta attenzione quando fanno certe valutazioni. Rafa, dichiarando che Nole era ormai tornato fortissimo, ci aveva preso in pieno, provandolo tra l’altro sulla propria pelle. Djokovic, sull’argomento stanchezza, relativamente ad Anderson, ha detto che certamente Kevin era stato costretto a due maratone di fila, la seconda pazzesca, ma che alla fine di due settimane Slam un giorno di riposo è fondamentale, e lui a differenza del sudafricano non lo ha avuto. Per cui, fatte le somme, Nole dice che a suo avviso si presenteranno in campo più o meno pari come condizione generale, e che sarà il tennis a fare la differenza. Speriamo che abbia ragione, e che non sia pretattica. Buona finale a tutti.

I precedenti tra i due finalisti:
2015 Wimbledon Novak Djokovic 67(6) 67(6) 61 64 75
2012 Indian Wells Novak Djokovic 62 63
2011 Wimbledon Novak Djokovic 63 64 62
2011 Madrid Novak Djokovic 63 64
2011 Miami Novak Djokovic 64 62
2008 Miami Kevin Anderson 76(1) 36 64

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Wimbledon

Angie Kerber regina di Wimbledon, Serena battuta senza appello

LONDRA – Terzo Slam in carriera per Angelique Kerber: “E’ il torneo che sognavo di vincere sin da ragazzina”. Serena Williams si aggrappa senza successo al servizio, rinviato l’aggancio ai 24 Slam di Smith-Court. La tedesca rientra tra le prime 5 del mondo

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[11] A. Kerber b. [25] S. Williams 6-3 6-3 (dal Londra, il nostro inviato)

 

Angelique Kerber vince il suo terzo Slam in carriera e con questo successo a Wimbledon si porta a un solo passo dal “Career Grand Slam”, visto che ha già in bacheca Australian e US Open. Dopo le vittorie sul cemento, Kerber conquista il Major su erba; ora per completare la collezione le rimane la terra battuta del Roland Garros.

La partita inizia ampiamente in ritardo, dopo che si è concluso il proseguimento della semifinale tra Djokovic e Nadal. La finale era programmata per le 14.00, ma si giocano i primi punti dopo le 16.15. Giustamente gli organizzatori hanno anche lasciato trenta minuti fra i due match, in modo da far recuperare anche il pubblico dalle emozioni vissute, ed evitare un inizio di finale con spettatori distratti. La giornata è di sole, ma le nuvole vanno crescendo. 25 gradi di temperatura nel momento in cui si inizia a giocare. Vento quasi assente: difficile pretendere di meglio per giocare a tennis.

Serena apre al servizio, sale 30-0 ma poi Kerber comincia a rispondere ed entrare nello scambio: e in questo modo conquista i quattro punti successivi. Break in apertura e partita in salita per Serena. Forse la sette volte campionessa di Wimbledon non ha mai scambiato così tanto in tutto il torneo come nei primi game con Kerber. Sul 2-1 Kerber però Angelique ha un passaggio a vuoto: un paio di servizi troppo attaccabili, un gratuito davvero evitabile e uno scambio vinto da Serena dopo un dritto in allungo difensivo rimettono le cose in parità: 2-2.

L’aspetto interessante del match è che Serena, che conosce alla perfezione la sua avversaria, quando è in difficoltà va immediatamente a coprire il proprio angolo destro (quello preferito da Kerber per ottenere vincenti); ma Angelique attende giusto la frazione di secondo necessaria per indirizzare la palla nell’altra direzione, con un tipo di contropiede che è quasi più frutto delle partite precedenti che dello scambio in gioco. Sono le situazioni che si verificano quando si affrontano tenniste che ormai si conoscono a memoria.

Sul 3-3 Williams si complica la vita: con la zavorra di due doppi falli consecutivi non riesce a risalire da 0-40; le è fatale un recupero leggermente lungo sulla tipica accelerazione di dritto lungolinea di Kerber. Secondo break subito nel set. Kerber consolida tenendo la battuta: 5-3. Che Angelique non sia un’avversaria facile lo si capisce da un paio di scambi in cui Serena ha prodotto accelerazioni che contro le giocatrici dei turni precedenti non sarebbero tornate indietro, e che invece Kerber non solo recupera, ma rimanda nell’ultimo metro di campo. Sul 3-5 Serena serve per stare nel set ma di nuovo non riesce a costruirsi situazioni di sufficiente vantaggio con la battuta. E quando si entra nello scambio sono troppi gli errori che commette: terzo break subìto nel set e primo parziale per Kerber: 6-3 in 31 minuti.

Secondo set. Ha cominciato ad alzarsi un po’ il vento: nulla di straordinario, ma qualche folata potrebbe incidere sullo sviluppo del gioco. Serena sembra avere deciso di rispondere più aggressivamente al servizio della sua avversaria, per provare a smuovere una situazione in cui sembra soccombere. Ma Kerber è rapidissima in uscita dal servizio e riesce, almeno per il momento, a gestire la maggiore velocità delle risposte di Williams. I primi cinque game seguono l’ordine dei servizio, senza nemmeno palle break.
Sesto game: la qualità di gioco si alza. Serena al servizio non punge, ma prova comunque a spingere di più nel palleggio. Kerber però vince un paio di scambi grazie a recuperi prodigiosi: 15-40. Williams si salva con la battuta sul primo break point, ma non sul secondo: ancora decisivo il dritto lungolinea di Angelique. Primo break del set. Kerber consolida sul 5-2, a un solo game dal titolo. Serena sente di essere in difficoltà e alterna ottimi colpi a errori di misura determinati dall’evidente desiderio di strafare.
Il problema si ripete quando Kerber va a servire per il match sul 5-3: sul 15-0 Williams manda lunga una volèe elementare, che permette ad Angelique di giocarsi il game più importante della sua stagione con un vantaggio di due quindici: 30-0. Williams è spalle al muro e per fare un punto deve accettare un lungo scambio e poi inventarsi un drop-shot perfetto come conclusione. Una risposta negli ultimi centimetri di campo riporta tutto in parità: 30-30. Ma Kerber si procura comunque il match point con il fedele dritto lungolinea. E poi le basta una buona battuta per concludere tutto: la risposta di Williams in rete decreta la vincitrice. 6-3 in 34 minuti (65 totali).

Alla fine del match Serena non aspetta la sua avversaria a rete per la stretta di mano: si dirige direttamente nel campo opposto per un lungo abbraccio. A conferma che dopo 23 Slam vinti non ha solo imparato a vincere ma anche a perdere, e di saperlo fare con classe.
Angelique Kerber ha battuto di nuovo Serena Williams dopo Melbourne 2016,  e diventa così la seconda giocatrice dopo Venus Williams (US Open 2001, Wimbledon 2008) in grado di sconfiggere per due volte Serena in una finale Slam (Australian Open 2016, Wimbledon 2018).  A distanza di 22 anni dall’ultimo successo di Steffi Graf, il tennis tedesco femminile torna a vincere a Wimbledon.

Statistiche:
Ace/doppi falli: Kerber 1/1, Williams 4/2
Vincenti/errori non forzati: Kerber 11/5, Williams 23/24
Scambi 0-4 colpi: Kerber 40, Williams 30
Scambi 5-8 colpi: Kerber 11, Williams 12
Scambi +9 colpi: Kerber 5, Williams 3
Punti a rete giocati/vinti: Kerber 6/2, Williams 24/12

Il tabellone femminile

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