Wimbledon, uomini: Murray facile. Cilic, Raonic e Nishikori agli ottavi, fuori Dimitrov

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Wimbledon, uomini: Murray facile. Cilic, Raonic e Nishikori agli ottavi, fuori Dimitrov

Andy Murray liquida in 3 set l’australiano Millman. Marin Cilic batte agevolmente il qualificato Lacko. Bene anche Nishikori che supera Kuznetsov in tre set. Vittoria per Mahut contro Herbert. Steve Johnson rimonta Grigor Dimitrov

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[6] M. Raonic b. [27] J. Sock 7-6(2) 6-4 7-6(1) (Raffaello Esposito)

La clamorosa uscita di scena del detentore Djokovic per mano di Sam Querrey fornisce motivazioni in più per gli altri squali nella parte alta del tabellone. Federer e Nishikori hanno fatto quasi percorso netto fin’ora ma il canadese Raonic potrebbe essere il primo ad incontrar difficoltà. La sua porta verso gli ottavi è presidiata dalla testa di serie n° 27 Jack Sock, che per stile di gioco è un parente stretto: servizio e dritto a tutti i costi. Mentalmente sono entrambi solidi e con queste premesse è probabile che l’equilibrio del match si rompa su pochi punti. Milos ha vinto sette degli otto precedenti, unico su erba a Wimbledon 2014, ma sono spesso state lotte dure.
Il primo set segue un copione più prevedibile di Beautiful ma è Raonic a impressionare usando spesso il serve & volley e lasciando intravvedere la mano di Mac in volée d’approccio lunghe e profonde. Se gli spettatori ringraziano l’inventore del tie-break Jimmy Van Alen Milos deve fare lo stesso con la fortuna, che glielo consegna con una risposta vincente steccata. Ma l’esito del set è giusto e il canadese lo chiude con 11 aces e il 100% con la seconda palla.Quanto scritto per il primo vale di fatto anche per gli altri due parziali, con l’eccezione delle uniche tre palle break sparse annullate da Milos a rete e col servizio e del tie break finale regalato da Sock con due doppi falli. Lo score non lo dice, ma non c’è stata storia. Vedremo cosa accadrà al canadese sulla strada dei quarti contro il belga David Goffin.

[2] A. Murray b. J. Millman 6-3 7-5 6-2   (Giovanni Vianello)

 

C’è partita solo in un set, il secondo, tra Andy Murray e l’australiano John Millman. Tutto sommato, prova di ordinaria amministrazione per lo scozzese, che solo nel secondo parziale ha mostrato segni di discontinuità.
Nel primo parziale Murray va avanti 3-0 con un break, ma viene raggiunto sul tre a due, con Millman che sembra recuperare lo svantaggio, salvo a questo punto cedere nuovamente la battuta. In seguito, Andy ha l’opportunità di aggiudicarsi il set 6-2, ma chiude il parziale solo 6-3.
Nel secondo parziale Millman alza il livello e Murray cala un po’. Tuttavia, nel settimo gioco Murray trova il break, sul 5-3 in suo favore ha due set-point, ma anche in questo caso non concretizza. Nel decimo gioco lo scozzese serve per il set, ma subisce il break a 30. L’undicesimo gioco è probabilmente quello che decide l’intero incontro, un gioco interminabile durato più di dieci minuti e risoltosi con un break di Murray. Il secondo set finisce 7-5 per Murray. Nel terzo set Millman è sovrastato da Murray, che chiude 6-2. Un Murray piuttosto buono quello odierno, anche se poco incisivo nelle palle break. Dopo un primo set da dimenticare, Millman ha mostrato un ottimo tennis nel secondo set, costringendo molte volte il suo avversario al tergicristallo, ma è nuovamente calato nel terzo.

S. Johnson b. G. Dimitrov 6-7(6) 7-6(3) 6-4 6-2 (Chiara Nardi e Matteo Parini)

Nel quinto gioco del primo set, dopo tante occasioni non sfruttate, Johnson riesce a strappare il servizio a Dimitrov con un vincente di diritto lungo linea e conferma successivamente con qualche patema il break. Il bulgaro è troppo passivo e commette molti errori, rischiando di subire un altro break. Dopo l’interruzione per pioggia sul 4-3 30-30 per Johnson il match cambia volto, Dimitrov è più propositivo e lo statunitense inizia a commettere qualche errore di troppo. Il bulgaro recupera il break nel decimo game e si aggiudica il tie-break per otto punti a sei grazie a un errore di diritto del suo avversario. Il secondo parziale segue l’ordine dei servizi e si conclude nuovamente al gioco decisivo, ma questa volta è dominato da Johnson per sette punti a tre con un’accelerazione che costringe Dimitrov a mandare il rovescio in rete. Dopo un’altra lunga pausa per pioggia Johnson brekka immediatamente il bulgaro, che sbaglia con il rovescio, e subito dopo strappa di nuovo il servizio all’avversario per il 3-0 pesante. Il set è tutto fuorché scevro di errori da ambo le parti, con la battuta che di colpo smette di essere un fattore dominante. La girandola di servizi sciaguratamente persi (ben 5 in totale) si interrompe solo al decimo gioco con l’americano che con un ace chiude il parziale e si porta a condurre sul 2 a 1. Partita poco organica che vive di sprazzi con le buone soluzioni tecniche che si alternano agli errori più grossolani.

Il primo gioco del quarto set mette in risalto una certa stanchezza a tutto svantaggio della qualità del gioco. Johnson, peraltro senza strafare, strappa in avvio la battuta all’avversario, più di pazienza che di arrembaggio, assicurandosi così la possibilità di far corsa di testa. Il match si gioca ora sui turni del californiano quando protagonista torna ad essere la pioggia. Una manciata di minuti di forzato pit stop sono sufficienti ad estromettere definitivamente dalla contesa un Dimitrov che mostra alla ripresa un linguaggio del corpo che scorato è dir poco. Sotto 4-2 e con la testa colpevolmente già negli spogliatoi, un sanguinoso doppio fallo manda infatti Johnson a servire per un posto nel quarto turno, il primo assoluto della carriera in un major. Match in ghiaccio? Macché, ancora bizze dal cielo e tutti a bere un tè caldo. Quando il campo 18 si copre di un sole convincente, l’ultimo game è però tutt’altro che una formalità. Johnson, più continuo di uno dei migliori Dimitrov della stagione, annulla caparbiamente tre palle break e tiene il servizio che gli vale il 6-2 finale. Ad attenderlo ora Sua maestà Roger Federer.

[5] K. Nishikori b. An. Kuznetsov 7-5 6-3 7-5 (Federico Carducci)

Kei Nishikori si qualifica per gli ottavi di finale di Wimbledon superando in 3 set il russo Andrey Kuznetsov, ed eguaglia cosi il suo miglior risultato ai Championship, ottenuto nel 2014, quando fu fermato da Milos Raonic. Seconda sfida stagionale tra i due giocatori, la prima risale al secondo turno del Roland Garros, ed altro successo in tre set per il nipponico, anche se questa volta non è stato facile per la testa di serie numero 5 avere ragione del numero 42 del mondo. La prestazione del giapponese è stata, infatti, condizionata da un problema al costato che, sopratutto nei primi due set ne ha limitato il rendimento. A fare la differenza è stata, però, la capacità del numero 6 di gestire l’andamento del match, impedendo al suo avversario di entrare in ritmo, fattore determinante per i giocatori di scuola russa. Nel primo set, inoltre, Kuznetsov può recriminare per l’incapacità di sfruttare il vantaggio procuratosi; dopo 6 game di equilibrio, nei quali il servizio l’aveva fatta da padrone, il russo riesce a brekkare il suo avversario che, fino a quel momento, aveva concesso solo un 15 in battuta pur non riuscendo, a causa dei problemi cui si è accennato, a trovare una velocità di palla particolarmente alta. Il giapponese, però, recupera immediatamente il break impattando sul 4-4 e riprendendo il controllo delle operazioni, tanto da riuscire a strappare nuovamente il servizio nel dodicesimo gioco, chiudendo il primo parziale dopo 36 minuti.

Il secondo set ricalca l’andamento del primo, ma questa volta Nishikori non concede occasioni al suo avversario, ed anzi trova il break decisivo nel sesto gioco. Con il giapponese in vantaggio di due set la pioggia diventa protagonista, costringendo i due giocatori a rientrare negli spogliatoi. Dopo uno stop di due ore si rientra in campo ed il tema tattico della partita sembra cambiare: Kuznetsov è molto più aggressivo, e facendo leva sulle difficoltà dell’asiatico si porta avanti 3-0. Il maltempo però torna a fare capolino dalle parti di Church Road, costringendo ad una nuova interruzione, al rientro dalla quale Nishikori gioca forse i due migliori game dell’incontro, recuperando il break e riportandosi in carreggiata. Per i 5 giochi successivi si procede rispettando il servizio, ma nell’undicesimo gioco arriva lo strappo decisivo: Nishikori si procura tre opportunità di break non consecutive, il russo si salva nelle prime due occasioni ma alla terza deve lasciare strada al giapponese che, nel gioco successivo, chiude la contesa dopo poco meno di due ore, regalandosi la sfida contro il croato Marin Cilic, testa di serie numero 9.

N. Mahut b. P.H. Herbert 7-6(5) 6-4 3-6 6-3 (Raoul Ruberti)

A sentir dire che ieri a Wimbledon avrebbero giocato Nicolas Mahut e Pierre-Hugues Herbert, sarebbe venuto spontaneo rispondere: ‘contro chi?’ I due francesi formano infatti una delle coppie di doppio più affiatate degli ultimi anni, tanto da aver conquistato insieme persino gli US Open del 2015 (nonché la finale degli Australian Open, ben tre Masters 1000 e una prima posizione nel ranking di specialità). Dopo una carriera passata a raccogliere partner – quasi tutti connazionali – e successi in giro per il tour, il più anziano dei due, ovvero Mahut, ha trovato la sua platonica altra metà della mela in questo ragazzetto alto e magro, dedicatosi al serve and volley nonostante il tennis che gli cambiava attorno. Che anzi, forse era già cambiato prima che lui prendesse in mano la racchetta.

‘Contro chi’ ci si chiedeva? L’uno contro l’altro. I due si affrontano per la prima volta nel circuito maggiore e lo fanno nelle condizioni migliori possibili per il loro tennis: almeno tre set su cinque, sull’erba umida per le immancabili piogge mattutine. Si comincia e Pierre-Hugues trova subito il break, dimostrando di conoscere l’avversario abbastanza bene da trovare una contromisura al suo attacco, in questo caso la risposta anticipata tesa e profonda. Ma come nel più classico degli io-so-che-lui-sa-che-io-so, Nicolas conosce Pierre-Hugues a sua volta. E spiega subito alla perfezione la ragione per la quale il suo gioco, che pure dura un solo mese d’inizio estate come i papaveri, per quel mese è in grado di riportare tutti indietro nel tempo.

Fare la cronistoria dei set vinti e dei servizi persi non renderebbe giustizia a un incontro come il loro, impregnato di un tennis lieve, dalle traiettorie tracciate come da un pennello. Il poco pubblico che ha scelto i seggiolini del court 17 dell’All England Club, per vedere prima un tennista e poi l’altro seguire a rete la prima palla di servizio e lì sospingerla, di volo, verso il ‘quindici’, ha fatto un’ottima scelta. Ottima quanto quella di Mahut di optare per un inaspettato scambio da fondo nei momenti più importanti: è così che si aggiudica la sfida, vincendo i primi due set e poi il quarto. Due giorni, tante sospensioni per pioggia e in mezzo un po’ di “sole”, sotto forma di passanti in controbalzo di rovescio monomane e volée: poi i due si stringono la mano e la loro piccola parentesi da nemici è conclusa. Da domani si torna a lavorare insieme.

Mahut dovrà anche inventarsi qualcosa per impensierire Djokovic, sull’erba già usurata del campo centrale. Oppure Sam Querrey?

[9] M. Cilic b. [Q] L. Lacko 6-3 6-3 6-4 (Tommaso Voto)

La pioggia continua a sconvolgere la programmazione di Wimbledon, anche il match tra Cilic e Lacko è stato interrotto più volte, ma questo non ha distratto il campione croato che ha superato facilmente in tre set il numero 123 del mondo, che al primo turno aveva eliminato l’azzurro Lorenzi. Pur non al massimo del suo gioco, Marin è riuscito a neutralizzare l’esuberanza di Lacko, che, per alcuni tratti, ha giocato alla pari con il campione degli US Open del 2014. Cilic parte molto bene, con il servizio comanda lo scambio e non permette all’avversario di utilizzare il suo colpo migliore, ovvero il diritto. Sul 3-1 l’ex top 10 ha un passaggio a vuoto, perché subisce il controbreak e apparentemente sembra rimette in carreggiata Lacko. Il qualificato slovacco, poco abituato a giocare partite di questo livello, manca il sorpasso, perché perde la battuta immediatamente.

Da questo momento in poi Cilic diventa il padrone della scena, senza sbavature ed errori gratuiti tiene in mano il pallino del gioco e vince il set con il punteggio di 6-3. Il secondo parziale è “on serve” fino all’ottavo gioco, poi Lacko sbanda, perde il servizio e manda Cilic sul 5-3. Il croato ha qualche titubanza, ma riesce a chiudere ancora sul 6-3. Sullo 1-0 per Lacko arriva la pioggia, l’ora è ormai tarda ed il supervisor decide di mandare gli atleti negli spogliatoi e di rimandare il match al giorno successivo. La pausa non aiuta lo slovacco, che ha molte difficoltà a leggere il servizio di Cilic, che non sarà ai livelli di New York, ma sull’erba è un colpo letale. Marin è molto attento, gioca molto profondo e spinge con regolarità i suoi colpi da fondo campo, mentre Lacko fa il possibile per onorare la partita, perché tecnicamente non è in grado di impensierire minimamente il suo più titolato avversario. Vince Cilic in tre set, dimostrando che i due quarti di finale raggiunti a Church Road nel 2014 e 2015, in entrambe le occasioni eliminato di Djokovic, non sono stati un caso. L’erba è decisamente adatta al suo tennis e un buon risultato a Londra può raddrizzare una stagione, che ad oggi, è decisamente mediocre.

Risultati:

Terzo turno

[9] M. Cilic vs [Q] L. Lacko 6-3 6-3 6-4
S. Johnson b. G. Dimitrov 6-7(6) 7-6(3) 6-4 6-2
[5] K. Nishikori b. An. Kuznetsov 7-5 6-3 7-5
S. Querrey b. [1] N. Djokovic 7-6(6) 6-1 3-6 7-6(5)
N. Mahut b. P.H. Herbert 7-6(5) 6-4 3-6 6-3
[11] D. Goffin b. D. Istomin 6-4 6-3 2-6 6-1
[6] M. Raonic b. [27] J. Sock 7-6(2) 6-4 7-6(1)
[19] B. Tomic b. [14] R. Bautista-Agut 6-2 6-4 6-4
[32] L. Pouille vs J. M. del Potro 6-7/4) 7-6(6) 7-5 sospesa
[7] R. Gasquet vs A. Ramos-Vinolas 2-6 7-6(5) 6-2 sospesa
[15] N. Kyrgios vs [22] F. Lopez 6-3 6-7(2) sospesa
[2] A. Murray vs J. Millman 6-3 7-5 6-2
[18] J. Isner [12] J. W. Tsonga 7-6(3) 6-4 6-7(5) sospesa

Secondo turno

A. Zverev b. M. Youzhny 6-4 3-6 6-0 4-6 6-2

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Kyrgios dopo Wimbledon: “Se avessi vinto avrei perso motivazioni. Provo più rispetto per Djokovic, Nadal e Federer”

“Solo dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato”. Nick Kyrgios torna a parlare dopo la sconfitta con Djokovic: “Devi essere un animale a livello mentale per vincere Slam”

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Nick Kyrgios – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Dopo la finale persa a Wimbledon contro Novak Djokovic, Nick Kyrgios si prepara al ritorno in campo. L’australiano esordirà all’ATP 250 di Atlanta questa notte intorno alle 2.30 italiane. Affronterà Peter Gojowczyk, in un torneo di cui è la settima testa di serie e nel quale ha già trionfato nel 2016.

Il tabellone completo dell’ATP di Atlanta

Kyrgios è intervenuto in una diretta sull’account Instagram del Citi Open, l’ATP 500 di Washington che partirà la prossima settimana e che l’anno scorso vide trionfare Jannik Sinner. Sono stati diversi i temi affrontati dall’attuale numero 47 del mondo Kyrgios (che con i 1200 punti di Wimbledon ora sarebbe a ridosso della top15), dal tempo necessario per capire la portata dell’impresa da lui compiuta al crescente rispetto verso i tre alieni di questo sport: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer.

 

“È stato molto strano: soltanto dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato. Ho perso una finale di Wimbledon. Da una parte è ovviamente triste, ma è comunque stato un cammino fantastico“. Immancabile un accenno ai giorni senza tennis, trascorsi alle Bahamas: “Ero in un piccolo alloggio alle Bahamas e ho passato davvero un’ottima settimana. Mi sono allenato, ma sono comunque stati giorni piuttosto frenetici dopo la finale”.

Sicuramente Kyrgios si porterà via da Wimbledon tante belle sensazioni, ma anche la consapevolezza di quanto difficile sia arrivare così lontano in tornei tanto importanti. Da questa esperienza, inoltre, l’australiano ha dichiarato di avere più rispetto verso i big3, proprio perché ha capito quanto sforzo sia necessario per ottenere certi risultati.

“Devi semplicemente essere un animale a livello mentale per vincere uno Slam. Provo certamente più rispetto ora verso Djokovic, Nadal e Federer. Giocare contro uno di loro in finale è stato bello, anche se sembrava che Novak non avesse giocato a tennis nelle due settimane precedenti: non l’ho mai visto in difficoltà.

In ogni caso, mi porto dietro molta fiducia. Ad inizio anno mi ha aiutato molto la finale di doppio con Thanasi a livello mentale (insieme a Kokkinakis Kyrgios ha vinto il titolo di doppio all’Australian Open, ndr), anche se di trattava di una finale di doppio. Da quando gioco a tennis, più o meno dall’età di sette anni, mi hanno detto che vincere un Major è tutto in questo sport. Probabilmente se avessi vinto avrei perso motivazione. Ogni tennista sogna di vincere Wimbledon, anche se io, guardando indietro nella mia carriera, non avrei mai pensato che sarei riuscito a giocare una finale Slam. Pensavo che ormai il treno fosse passato. Se avessi vinto il titolo, non avrei davvero saputo che cos’altro avrei dovuto dimostrare come tennista. È stato eccitante, sono andato così vicino al trofeo“.

La classifica ATP aggiornata è disponibile al seguente link, che porta alla sezione “Sotto Rete” del sito web di Intesa Sanpaolo, main sponsor della manifestazione e partner di Ubitennis.

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Wimbledon ha bisogno di più momenti “Arthur Ashe”, dentro e fuori dal campo

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono una boccata d’aria fresca nelle finali dei singolari maschile e femminile

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Arthur Ashe col trofeo di Wimbledon il 5 Luglio 1975, dopo la vittoria su Jimmy Connors

Traduzione dell’articolo di Kurt Streeter, NY Times, 11 luglio 2022

WIMBLEDON, Inghilterra – Per la prima volta in quasi mezzo secolo, un fine settimana a Wimbledon è sembrato diverso.

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono stati una boccata d’aria fresca nelle finali del singolare maschile e femminile. Jabeur, tunisina, è diventata la prima giocatrice nordafricana a raggiungere una finale in singolare. Kyrgios, australiano di origini malesi e con una spavalderia ben documentata, che lo contraddistingue e lo fa apparire come qualcosa di completamente diverso dai suoi colleghi, giocava la sua prima finale di un Grande Slam. Jabeur e Kyrgios hanno perso il match, ma non è questo il punto.

 

Era dal 1975, quando Arthur Ashe ed Evonne Goolagong arrivarono in finale, che i due incontri non erano così diversi. Il tennis si evolve in modo discontinuo, e non è mai stato così vero come a Wimbledon.

Osservando il pubblico del campo centrale nelle ultime due settimane, si è capito quanto sia difficile cambiare, soprattutto quando si tratta di tornei.

Sugli spalti, un’omogeneità fin troppo familiare. A parte qualche tocco di colore qua e là, un mare di bianco. Per me, un uomo di colore che ha giocato a questo sport nei circuiti minori e che auspica il rinnovamento del sistema tradizionale, vedere la mancanza di colori è sempre un pugno allo stomaco, soprattutto a Wimbledon, in una città come Londra.

Dopo la finale femminile di sabato, mi sono fermato accanto a un pilastro vicino a una delle uscite del campo centrale. Sono passate centinaia di persone. Poi alcune migliaia. Ho contato circa una dozzina di persone di colore. Questo grande evento si svolge in una delle metropoli più multietniche del mondo, aperta a persone provenienti da ogni parte del mondo. Non si direbbe guardando gli spettatori. C’erano alcuni volti asiatici, oppure alcuni musulmani in hijab. La comunità sikh è molto numerosa a Londra. Ho visto solo uno dei tradizionali turbanti sikh tra gli spalti.

Quando ho preso in disparte alcuni tifosi di colore e ho chiesto loro se si sentissero consapevoli della loro rarità tra il pubblico presente, la risposta è sempre stata rapida come una volée di dritto di Jabeur o un servizio di Kyrgios. “Come potrei non sentirmi una rarità?“, ha detto James Smith, residente a Londra. “Ho visto un ragazzo in un settore appena sopra di me. Ci siamo sorrisi a vicenda. Non lo conosco, ma c’era un legame. Sapevamo di essere pochi e lontani”.

I tifosi lo vedono.

E anche i giocatori.

“Me ne accorgo sicuramente”, ha detto Coco Gauff, la teen star americana, quando abbiamo parlato la scorsa settimana. Ha detto di essere così concentrata quando gioca quasi da non si accorgersi della folla. Ma dopo, quando guarda le sue foto a Wimbledon, le immagini la spaventano. “Non ci sono molte persone di colore tra la folla”.

Gauff ha confrontato Wimbledon con gli U.S. Open, che hanno un’atmosfera più “terrena”, sembra un po’ il più grande torneo di parchi pubblici del mondo e la folla è molto più variegata.

“È decisamente strano qui, perché Londra dovrebbe essere un grande melting pot”, ha aggiunto Gauff, riflettendo per un po’ e chiedendosi perché.

Andare a Wimbledon, proprio come andare ai grandi eventi sportivi in tutto il Nord America e oltre, richiede un impegno notevole. Il collaudato e tradizionale Wimbledon porta questo presupposto al limite. Non è possibile acquistare i biglietti online. Per molti posti c’è un sistema di lotteria. Alcuni fan si mettono in fila in un parco vicino e si accampano per tutta la notte pur di partecipare. Il prezzo non è esattamente a buon mercato.

Dicono che è aperto a tutti, ma il sistema di prenotazione di biglietti è progettato con così tanti ostacoli che è quasi come se fosse destinato a escludere le persone di un certo tipo“, ha detto Densel Frith, un imprenditore edile di colore che vive a Londra.

Mi ha detto di aver pagato circa 100 sterline per il suo biglietto, circa 120 dollari. Sono un sacco di soldi per un ragazzo che si è descritto come un colletto blu. “Non tornerò domani“, ha aggiunto. “Chi può permettersi una cosa del genere? Le persone della nostra comunità non possono permetterselo. Non è possibile. Non se ne parla. Proprio non se ne parla”.

C’è qualcosa di più dell’accesso e del costo, qualcosa di più profondo. Il prestigio e la tradizione di Wimbledon sono allo stesso tempo i suoi punti di forza e il suo tallone d’Achille. Il luogo è meraviglioso – il tennis in un giardino all’inglese non è un’iperbole – ma anche soffocante, tedioso e statico.

“Pensate a cosa rappresenta Wimbledon per molti di noi”, ha detto Lorraine Sebata, 38 anni, cresciuta in Zimbabwe e ora residente a Londra.

“Per noi rappresenta il sistema”, ha aggiunto. “Il sistema coloniale, la gerarchia” che è ancora alla base della società inglese. Basta guardare il palco reale per rendersene conto, è bianco proprio come il dresscode del torneo, risalente all’epoca vittoriana. 

Sebata si è descritta come una fan appassionata. Ama il tennis dai tempi di Pete Sampras, anche se lei non lo gioca. La sua amica Dianah Kazazi, un’assistente sociale arrivata in Inghilterra dall’Uganda e dai Paesi Bassi, ha la stessa passione per il tennis. Mentre parlavamo, si guardavano intorno – su e giù per un corridoio appena fuori dal maestoso campo centrale foderato di edera – e non riuscivano a trovare nessuno che sembrasse avere le radici africane che condividevano. Hanno detto di avere molti amici di colore che amano il tennis, ma non sentono di poter far parte di Wimbledon, situato in un lussuoso sobborgo che sembra esclusivo e così lontano dalla quotidianità.

“C’è un establishment e una storia dietro questo torneo che mantiene tutto legato proprio status quo”, ha detto Kazazi. “Come tifoso, devi uscire dagli schemi per superare questa situazione”. Ha proseguito: “È la storia che ci attrae come tifosi, ma quella storia dice qualcosa alle persone che non si sentono a proprio agio a venire”. Per molte persone di colore in Inghilterra, il tennis semplicemente non è visto come “qualcosa per noi”.

Ho capito. So esattamente da dove venivano questi tifosi. Ho sentito il loro sgomento, la loro amarezza e il dubbio riguardo alla possibilità di un cambiamento. Onestamente, mi ha fatto male.

Forse è utile sapere cosa significa Wimbledon per me.

Mi viene la pelle d’oca ogni volta che entro nei cancelli di Church Road, una strada verdeggiante a due corsie. Il 5 luglio 1975, quando Arthur Ashe sconfisse Jimmy Connors, diventando il primo uomo di colore a vincere il titolo di Wimbledon in singolare e l’unico uomo di colore a vincere un titolo in un torneo del Grande Slam, tranne Yannick Noah agli Open di Francia nel 1983, ero un bambino di 9 anni la cui passione sportiva erano i Seattle SuperSonics.

Vedere Ashe con il suo gioco aggraziato e la sua intelligenza acuta, i suoi capelli afro e la sua pelle che assomigliava alla mia, mi convinse a fare del tennis il mio sport.

Wimbledon non ha modificato la traiettoria della mia vita, ma ne ha cambiato la direzione.

Sono diventato un giocatore junior e di college di livello nazionale. Ho trascorso poco più di un anno nei circuiti minori del gioco professionistico, raggiungendo il numero 448 della classifica ATP. Ai miei tempi i giocatori non bianchi erano rari come ai tempi di Arthur.

Oggi, come abbiamo visto questo fine settimana, c’è una nuova generazione di talenti sull’erba. Serena e Venus Williams sono la loro stella polare. Eppure c’è ancora molto da fare. Non solo in campo, ma anche per avvicinare i tifosi al gioco e portarli sugli spalti di un monumento del tennis come Wimbledon. Un lavoro che richiederà sicuramente molto tempo.

Traduzione di Alice Nagni

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Flash

Quei tifosi inglesi irritati dai posti vuoti al Centre Court di Wimbledon

Durante i Championships avete notato qualche posto vuoto di troppo, specie nei pressi del Royal Box? Ecco le testimonianze dei tifosi che li avrebbero voluti

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Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)
Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)

Traduzione dell’articolo di Charlie Parker, The Times, 30 giugno 2022

Gli spettatori che non sono riusciti a prendere i biglietti per vedere Emma Raducanu, Andy Murray e Serena Williams si lamentano delle serie di posti vuoti nelle sezioni principali del Centre Court.

Sebbene quello per il Centrale di Wimbledon sia normalmente il biglietto più richiesto della città, entrare quest’anno dovrebbe essere più facile di quanto non sia stato negli ultimi decenni. Il numero complessivo di spettatori è diminuito in modo significativo e con le partite che si svolgono fino a tarda sera, ci dovrebbero essere maggiori possibilità di ottenere biglietti dell’ultimo minuto per il Centre Court e il Campo n.1.

 

Tuttavia, molti dei posti vuoti intorno al Royal Box per le partite dei due giorni di apertura sono riservati agli ospiti aziendali e ai membri dell’All England Club e della Lawn Tennis Association. Alcuni possessori di questi biglietti sembravano però preferire rimanere nelle suite riservate agli ospiti dopo le vittorie di Novak Djokovic nelle partite di apertura piuttosto che tornare a vedere le partite successive.

Sue Barker, la presentatrice di tennis della BBC, ha fatto notare che “ci sono molti posti vuoti” all’inizio della partita di Raducanu.

Nia Jones, una netballer internazionale gallese, ha twittato lunedì durante la partita di apertura di Murray sul Centre Court: “Confessate. Chi si è accaparrato il biglietto per Wimbledon e non ci è nemmeno andato? Totalmente esaurito online, ma ci sono più posti vuoti per la partita di Murray al Centre Court che per una partita di netball durante il Covid”.

I tentativi dell’All England Club di limitare il numero di posti vuoti rivendendo i biglietti di quegli spettatori che se ne vanno sono stati inizialmente ostacolati da difficoltà tecniche, ha detto uno steward. Alcune persone hanno anche dimenticato di scansionare i biglietti per la rivendita, poiché quest’anno molti sono sullo smartphone anziché essere in formato cartaceo.

Ieri, poco prima dell’inizio della partita di secondo turno di Murray, gli spettatori in fila per la rivendita dei biglietti hanno detto di essere “stufi” dopo aver aspettato in coda per più di due ore.

Max Smith, 24 anni, ha dichiarato: “Lascia l’amaro in bocca vedere tutti quei posti vuoti riservati alle aziende. Al diavolo questa gente: dovrebbero piuttosto andare in un ristorante elegante. Wimbledon ha bisogno di fare di più per far sembrare che il torneo non sia tanto elitario”.

Ha aggiunto che dopo aver fatto la fila “per due ore” sentiva che Wimbledon era più interessato alla “propria reputazione d’élite” che a riempire i posti.

Killy Cavendish, 63 anni, un appassionato di tennis che vive nella zona e va al torneo da anni, ha dichiarato: “Sono stufo. Non mi piace vedere posti vuoti quando le persone sono bloccate fuori in coda. La cosa principale che voglio vedere è la possibilità di acquistare alcuni biglietti per il Centre Court”.

Poiché l’All England Club cerca di vendere il maggior numero possibile di posti, i biglietti restituiti per i campi principali vengono ancora offerti la mattina prima dell’inizio delle partite. Ieri c’era un piccolo numero di posti disponibili sul Centre Court per veder giocare Djokovic, Raducanu e Murray.

Wimbledon incoraggia anche gli spettatori a venire dopo il lavoro vendendo abbonamenti più economici per coloro che arrivano alle 17:00. Questi abbonamenti danno ai titolari l’opportunità di acquistare quei biglietti per i campi principali che sono stati riconsegnati al momento della partenza dal proprietario originale.

La famosa coda di Wimbledon per l’acquisto di biglietti giornalieri per i campi secondari è notevolmente più breve rispetto agli anni precedenti. Lunedì c’erano 36.603 spettatori rispetto ai 42.517 del giorno di apertura nel 2019. È stato il numero più basso dal 2007 per il primo lunedì in un anno senza restrizioni Covid.

Traduzione di Massimo Volpati

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