Katerina Siniakova, ventenne promessa russo-ceca

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Katerina Siniakova, ventenne promessa russo-ceca

A Båstad ha raggiunto la prima finale WTA in carriera Katerina Siniakova. Dopo le affermazioni delle giocatrici nate nel 1997 anche la generazione del 1996 cerca di farsi spazio

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Nei mesi scorsi ho parlato di tre teenager di grandi prospettive nate nel 1997 come Belinda Bencic, Jelena Ostapenko e Daria Kasatkina. A loro promette di aggiungersi Ana Konjuh, su cui conto di tornare prossimamente. Ma nella passata settimana é approdata per la prima volta nella finale di un torneo WTA un’altra promessa, con appena un anno in più: Katerina Siniakova.
A Båstad, tra qualificazioni e tabellone principale, Siniakova è riuscita a mettere in fila sei vittorie consecutive (fra cui Cepelova, Schmiedlova, Errani e Larsson), e ha perso contro Laura Siegemund solo in finale. Ma non è la prima volta che Katerina si fa notare nel circuito WTA; prima dell’impresa svedese segnalerei almeno tre momenti importanti della sua carriera professionistica: il torneo di Miami 2013, quello di Mosca 2014 e il recentissimo Wimbledon 2016.

Ma procediamo con ordine. Katerina Siniakova è nata nella Repubblica Ceca, a Hradec Kralove (la stessa città di Tereza Smitkova), il 10 maggio 1996. Significa quindi che ha appena compiuto 20 anni.
La madre è ceca, il padre russo; Katerina è la primogenita con un fratello più piccolo di sette anni, anche lui grande promessa nel tennis: si chiama Daniel (è nato nel gennaio 2003) ed è arrivato al secondo posto nelle classifiche di categoria nazionali. A dare retta a quanto ha raccontato la stessa Siniakova in una intervista, c’è chi dice che abbia addirittura più talento di lei; chissà che in futuro non costituiscano un forte doppio misto. Di sicuro, oltre alla predisposizione per il gioco, con la sorella ha in comune una gran quantità di capelli biondi. Ecco Daniel a undici anni:

 

Katerina comincia a giocare a cinque anni, e cresce avendo come idolo Maria Sharapova; del resto è anche “per metà” russa. Non ci vuole molto perché metta in mostra le sue qualità: miglior giocatrice nazionale nel 2009 (nella fascia di età), a 14 anni è reclutata dallo Sparta Praga. Inizia un periodo in cui fa la pendolare tra Hradec Kralove e la capitale, sempre accompagnata dal papà Dmitri, che la segue ancora oggi: passa due-tre giorni della settimana a Praga, dove il padre ha comprato un appartamento, e gli altri in famiglia.
Nel nuovo Club può veder giocare tenniste affermate come Iveta Benesova e Nicole Vaidisova, e  maestri e compagne di livello superiore. Vince la medaglia d’argento agli Europei di categoria, e comincia a rappresentare la Repubblica Ceca nella manifestazioni a squadre internazionali.

È l’inizio della classica vita da giovanissima globetrotter del tennis, nell’età in cui si cercano di conciliare i tornei in patria e all’estero con lo studio: nel suo caso una scuola superiore a indirizzo linguistico.
Nel maggio 2012, pur non essendo testa di serie, vince il trofeo Bonfiglio, (nell’anno in cui tra i maschi si impone Gianluigi Quinzi), e da lì in poi infila una serie di ottimi risultati: se prima del successo italiano era solo numero 42 del ranking junior, a fine anno è numero 2 del mondo. Perde da Anna Karolina Schmiedlova nei quarti del Roland Garros, e da Ana Konjuh nella finale dell’Eddie Herr International.
Konjuh (di un anno e mezzo più giovane) si rivelerà per lei un ostacolo insormontabile, visto che la sconfigge ancora in due finali di grande prestigio: Orange Bowl 2012 e Australian Open 2013. E malgrado i tentativi del 2013 concluderà la carriera junior senza un titolo Slam in singolare. In compenso si dimostra una doppista di qualità straordinaria, visto che in coppia con Barbora Krejcikova vince addirittura tre Major consecutivi: Roland Garros, Wimbledon e US Open 2013.

Ma il 2013 è anche la stagione nella quale comincia a impegnarsi stabilmente tra le professioniste, nei tornei ITF: a gennaio è ancora oltre il millesimo posto, a dicembre arriva addirittura al n° 211 WTA. Una progressione formidabile, con l’acuto a Miami in marzo, quando riceve una wild card per le qualificazioni del suo primo torneo WTA in assoluto, e sconfigge una top 100 e una top 130 per accedere al tabellone principale. In quel momento è numero 821 del mondo, eppure perde solo in tre set contro Garbiñe Muguruza: 6-2, 3-6, 6-4.

Nel 2014 si dà l’obiettivo di entrare tra le prime 100 e lo centra in pieno: chiuderà, grazie anche alla semifinale raggiunta a Mosca, al numero 74. Nel torneo russo, partita dalle qualificazioni, supera nel tabellone principale Vesnina, Mladenovic e Giorgi prima di perdere dalla futura vincitrice Pavlyuchenkova.

Ormai Siniakova è diventato un nome conosciuto, così come il suo modo di giocare. Lei si definisce una tennista a tutto campo ed effettivamente si trova piuttosto a suo agio in ogni ambito di gioco: sa fare abbastanza bene tutto, anche se probabilmente non eccelle in nessun colpo.
Dicendo questo non sono sicuro di farle un complimento, considerando come funziona il tennis contemporaneo: possedere un “colpo killer”, una soluzione ad alta efficacia che consenta di ottenere punti facili, compensa ampiamente eventuali mancanze in altri ambiti che oggi sono diventati secondari.
Invece Siniakova se la cava ovunque: sa giocare il rovescio in top (bimane) come quello slice staccando la mano, e dalla parte del dritto oltre all’usuale colpo coperto a volte utilizza quello choppato. Possiede i drop-shot sia di dritto che di rovescio, e di volo vale sicuramente più della maggior parte delle coetanee; infine serve discretamente, con una buona precisione, e una velocità massima che supera i 170 orari.

Rispetto alle giocatrici di primissimo livello al momento difetta di potenza nei colpi base. A mio avviso per due motivi: in parte per ragioni fisiche, in parte a causa di una qualità di esecuzione non sempre impeccabile. A volte ho la sensazione che non riesca a canalizzare sulla palla tutta l’energia che sembra mettere nell’esecuzione del colpo, che si disperde in un movimento un po’ arruffato.
Per il deficit di potenza ricorda Radwanska, un’altra giocatrice che quando vuole accelerare è costretta a buttarsi a corpo morto sulla palla, nel tentativo di ricavare quel qualcosa in più di velocità che altrimenti le manca.
Ma Siniakova è ancora molto giovane e bisogna riconoscere che sta sforzandosi di affinare la tecnica. Se ad esempio si guardano le foto da giovanissima si nota come abbia modificato la presa del dritto; e da quando è diventata professionista personalmente ricordo almeno tre diverse varianti della fase di caricamento del servizio.

In compenso Katerina si muove bene: rapida e leggera, oltre che resistente. Questo fa di lei un’abile giocatrice di contenimento, in grado di appoggiarsi alla potenza dell’avversaria e sfruttarla a proprio vantaggio. Una dote emersa chiaramente, per esempio, in occasione della vittoria di Mosca 2014 contro Camila Giorgi (match indoor, che forse molti ricorderanno per il disturbo derivato da una cerimonia tenuta in contemporanea a volume altissimo).

Ma a mio avviso l’aspetto che rende particolarmente interessante Siniakova è il carattere: battagliero e grintoso, ma anche estroverso e mutevole. Tutto questo fa sì che spesso i suoi match prendano una piega quasi teatrale: è difficile rimanere indifferenti al suo modo di stare in campo. La ricordo arrivare alle lacrime a Bad Gastein, di fronte a un’avversaria come Sara Errani che le teneva testa in scambi lunghi e lottatissimi, sino a procurarle un misto di rabbia e frustrazione. O un’altra volta a Roma, inquadrata quasi piangente a un cambio campo, trasformare in un sorriso la sua espressione nel momento in cui si era accorta che la sua immagine stava andando in primo piano.

In Siniakova però l’atteggiamento merita di essere sottolineato perché non è fine a se stesso: è parte integrante del suo modo di concepire il tennis. Se dovessi provare a spiegarlo in poche parole, direi questo: con lei in campo, il tennis mostra di essere ancora un gioco, e non solo uno sport. Di fronte a chi prova a ridurlo a una disciplina estremamente fisica, basata sulla potenza e la standardizzazione tattica, Katerina rimane una “giocatrice”, cioè qualcuna che cerca di sorprendere le avversarie con soluzioni inedite, che è capace di inserire un dritto choppato nello scambio per cambiare ritmo, o che considera il campo come un luogo nel quale provare a costruire geometrie insolite. E che dà sempre l’impressione di “pensare” alla scelta del colpo che sta per eseguire. Insomma: tutto il contrario del tennis come attività basata sulla ripetitività e la normalizzazione.
Forse la giocatrice in attività che le assomiglia di più è la connazionale Barbora Strycova: anche lei con un deficit di potenza, colmato grazie alla volontà caratteriale e alla creatività tattica.

Questa capacità di interpretare il tennis in modo personale emerge forse ancora più chiaramente nel doppio. Per una ragione comprensibile: con un campo più grande e con quattro attori in campo, le variabili e le soluzioni aumentano ulteriormente. Naturalmente per chi ha la capacità di immaginarle e metterle in atto.
Anche così si spiegano i tre titoli Slam da junior o le sue vittorie contro coppie fortissime come Makarova/Vesnina a Mosca e Hingis/Mirza al recente Roland Garros.
Da questi highlights si può apprezzare il modo creativo di interpretare il doppio di Siniakova/Krunic:

https://youtu.be/nLVORczMxng

A fine 2014, dopo la semifinale di Mosca, e ad appena 18 anni, Siniakova appare una giocatrice in rampa di lancio. Con un team consolidato (composto dal padre come coach sempre al seguito, che le fa anche da manager, e da due hitting partner, Vladimir Vojelnik and Daniel Filjo, che la seguono alternativamente) a cui aggiunge in dicembre la consulenza di una grande ex giocatrice come Helena Sukova.
Grazie ai progressi nel ranking può cominciare a pianificare la stagione riducendo i tornei e con la possibilità di prendere parte agli Slam senza dover affrontare le qualificazioni. E nel maggio 2015, completa il ciclo di studi superiori diplomandosi, e può quindi dedicarsi esclusivamente al tennis.
A Birmingham, in giugno, batte per la prima volta una top 15 (la numero 14 Petkovic), e approda ai quarti di finale del torneo. In luglio raggiunge il best ranking (numero 65), e si appresta ad affrontare la stagione sul cemento americano. Ma nel torneo immediatamente precedente, a Bad Gastein, si infortuna alla caviglia.
Deve fermarsi fino agli US Open, dove decide di rientrare, forse affrettatamente. Perde al primo turno contro Radwanska e si accorge di avere probabilmente sottovalutato la gravità della lesione subita. Non riesce più a recuperare la forma per l’ultima parte della stagione WTA e dunque non è nemmeno in grado di difendere i tanti punti del torneo Premier di Mosca dell’anno precedente.

Sono le difficoltà che prima o poi capitano a tutte le giocatrici: la luna di miele con la professione è finita, non è sempre possibile continuare a progredire, e gli infortuni diventano un problema con il quale si deve imparare a convivere. La classifica peggiora (fuori dalle prime cento), e torna lo spettro delle qualificazioni per i tornei più importanti.

Nel 2016 le occorrono alcuni mesi per recuperare la forma e la convinzione dei momenti migliori. Torna anche a disputare qualche ITF, che erano stati la sua forza nel 2013, quando aveva scalato 800 posizioni in una sola stagione.
La svolta arriva in maggio: vince l’ITF di Trnava battendo tre top 100 e poi supera le qualificazioni del Roland Garros. Nel tabellone principale ha la sfortuna di incontrare subito Carla Suarez Navarro (che la batte in tre set), ma la condizione sta tornando. Rientra per un soffio nell’entry list di Wimbledon e sfrutta l’occasione al meglio raggiungendo il terzo turno; dopo aver battuto Parmentier e Garcia si ferma contro Radwanska.

Come sempre dopo che una giovanissima emerge in un torneo come è accaduto a Båstad, ci si interroga sulle possibilità future. Per parte sua, sin da ragazzina, come risposta a quale fosse il proprio desiderio di tennista, Katerina ha sempre detto “il numero uno del mondo”. Mi pare un obiettivo molto lontano da raggiungere, tenendo conto delle caratteristiche fisico-tecniche di cui dispone, e di come funziona il tennis contemporaneo.
Visto che non può pensare di spazzare via le rivali basandosi sulla potenza, penso che i suoi eventuali progressi debbano passare attraverso due strade: da una parte un ulteriore aumento della creatività e della varietà di gioco, per tenere sufficientemente alto il numero dei vincenti; dall’altra una maggiore stabilità tecnica che le consenta di regalare il meno possibile all’avversaria, riducendo al minimo il numero degli errori gratuiti.
Se così fosse, ci troveremmo con una giocatrice più divertente della media, e fuori dai canoni dominanti del gioco attuale. Una ragione in più per sperare nel suo progresso, visto che, per quanto mi riguarda, seguo sempre con favore le giocatrici non banali.

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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