US Open 2016, spunti tecnici da bordocampo: Juan Martin del Potro, il dritto totale

(S)punti Tecnici

US Open 2016, spunti tecnici da bordocampo: Juan Martin del Potro, il dritto totale

Potenza spaventosa, gioco di gambe raffinato, equilibrio perfetto. Vediamo da vicino il dritto di Juan Martin del Potro, uno dei colpi più devastanti mai visti

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Nella speranza di non ri-cadere nella più classica delle “gufate” giornalistiche, come successo con Monica Puig (ma chi se ne frega, alla fine, vale sempre la pena di andare ad analizzare gli aspetti notevoli della tecnica e della biomeccanica, l’imprevedibilità del tennis è la cosa più bella del nostro sport), e continuando nell’ambito delle imprese olimpiche, stamattina non ho potuto esimermi dall’andare al campo 7, dal quale si sentivano arrivare delle sequenze di schiocchi più simili a colpi di pistola che a impatti di palle da tennis sulle corde di una racchetta. Il motivo era scontato: l’allenamento del finalista di Rio Juan Martin del Potro, impegnato al massimo in una sessione ad alta intensità con Benoit Paire  (a sua volta protagonista, ma in negativo, al torneo Olimpico). Devo dire, uno spettacolo balistico fuori dal comune, in particolare quando il palleggio si svolgeva sul lungolinea destro dell’argentino, opposto al grandissimo rovescio del francese. Ma il tema della rubrica tecnica di oggi, e sinceramente il buon vecchio “Palito” se lo merita, è uno dei singoli colpi più clamorosi che io abbia mai visto su un campo da tennis: ladies&gentlemen, il dritto di del Potro.

Come detto, dal vivo e da due metri la cosa che impressiona per prima è il suono degli impatti, secchi, acuti e sibilanti allo stesso tempo. Poi inizi a seguire le traiettorie con lo sguardo, e rimani praticamente ipnotizzato da queste scie gialle che sfrecciano schizzando a velocità assurde sul cemento, e non è che da queste parti la gente la colpisca piano in genere, eh. Ma “Delpo” va oltre, quelle che per un professionista normale sono accelerazioni a tutto braccio, per lui (dal lato del dritto, s’intende) sono praticamente il palleggio standard. Perchè quando poi parte con le sue caratteristiche serie di grugniti, che tipicamente danno il via alle sequenze di bombe in pressione crescente che hanno fatto letteralmente piangere Novak Djokovic alle Olimpiadi, capisci cosa significa “spingere davvero” per un tipo come Juan Martin. E a quel punto devi stare attento che non ti cada il caffè dalle mani. Ma andiamo con ordine.

del potro stretching polsi

 

Qui sopra, vediamo a sinistra Juan Martin sorridere completando un giro di campo di riscaldamento, durante il quale ha dato il “cinque” a tutti gli spettatori venuti ad assistere al suo training. A destra, lo vediamo impegnato nel riscaldamento delle articolazioni dei polsi, con la simulazione del movimento del rovescio effettuata con gli elastici. “Palito” sembrava davvero di buon umore.

del potro rovescio

Qui sopra, lo vediamo eseguire il rovescio bimane in spinta, la postura modificata con polsi bloccati e testa della racchetta super-alta che avevamo analizzato al suo rientro è ancora molto evidente, ma in ogni caso, per quanto non ai massimi livelli, il colpo non è affatto male, e lo slice a una mano (per forza, a furia di allenarlo volente o nolente) è davvero ottimo. Niente fuochi d’artificio dal lato sinistro, insomma, ma come ha abbondantemente dimostrato a Rio, solidità e spinta assolutamente sufficienti. E poi, come detto, si è cominciato a fare sul serio. Altrochè.

del potro dritto 4

Qui sopra, quello che potremmo definire il dritto “base”. Appoggi in semi-open stance, presa semiwestern molto al limite con una strong-eastern, alla Federer e Berdych per intenderci, preparazione ampia, caratteristico swing a braccio quasi disteso (postura detta “outside out”), finale a tergicristallo. Notevole velocità di palla, ma si stava solo scaldando.

del potro dritto 1

Già da subito, stavo notando come “Delpo”, nella fase di palleggio diciamo “disinvolto”, variasse senza problemi la stance dei piedi, qui sopra vediamo a sinistra un appoggio completamente affiancato (neutral stance), e a destra la semi-open, di tre quarti insomma, già vista più su.

del potro dritto 2

Qui sopra, e la velocità di palla cominciava a salire decisamente, vediamo Juan Martin colpire in open stance piena (frontale, con piede esterno caricato), e a destra addirittura con appoggi invertiti, quella specie di “passo in dinamica” che fanno spesso e bene David Goffin e Sabine Lisicki, poco comune, e ancor più notevole se eseguito in scioltezza, mollando catenate di tutto rispetto, da un omone come l’argentino. Soprattutto, una varietà di postura simile significa una indipendenza tra parte alta del corpo e gambe, e una capacità di gestione dell’equilibrio, dell’anca e della rotazione busto-spalle pazzesca se sei 1.98 per quasi 100 chili. Questo ragazzone, semplicemente, ha un tale controllo della sbracciata (deve averlo, visto quanto è ampia per via dell’arto disteso) che colpisce con efficacia praticamente con qualsiasi tipo di appoggio dei piedi. Di fianco, di tre quarti, frontale, al contrario in avanzamento: non importa, lui spara, e gli sta dentro. Fuori dal mondo.

del potro dritto 5

Qui sopra, un esempio clamoroso di quanto evidenziato prima. Juan Martin sta arrivando al massimo, siamo in zona autovelox, ovviamente per sviluppare certe velocità la postura è una open stance, ma guardate le gambe: perfetta apertura del piede esterno, quasi eccessiva, allineamento impeccabile. A vederlo così, uno si chiede come non perda l’equilibrio sbilanciandosi in avanti o all’indietro, il piano di appoggio dei piedi è letteralmente una riga, potrebbe stare sulla trave della ginnastica artistica, e contemporaneamente sta mollando manate da far paura. La forza di un orso, la precisione dei passi di una ballerina. Che roba.

del potro dritto 6

E alla fine, vediamo qui sopra scatenarsi la sparatoria vera. Spaventosa velocità di braccio, incredibile perfezione dello swing e dell’accompagnamento finale. Osserviamo quanto avanti, quanto disteso, quanto attraverso la palla va il braccio di Juan Martin. Sono immagini statiche, ma spero rendano l’idea di che razza di fucilate mai viste sia in grado di scatenare l’argentino quando è ben messo sulla palla e può comandare. Più di qualche volta ha piegato la racchetta in mano a Paire, pure quando il francese (che la prendeva in ridere, scherzandoci sopra e commentando con un “oh la la!” i missili che subiva) di mani sul manico ne aveva due, palleggiando di rovescio.

Roger Federer è più elegante e vario, Rafael Nadal è più esplosivo nella rotazione e nei recuperi, ma sinceramente, se parliamo di potenza e velocità pure del drive, questo ragazzone di Tandil, provincia di Buenos Aires, Argentina, sta sopra a tutti, quelli di adesso e quelli dei tempi passati. Scorrete di nuovo verso l’alto, riguardate l’immagine della preparazione in testa al pezzo, e provate a immaginare che cosa vi potrebbe arrivare in faccia da quella racchetta. Magari solo in questo colpo, magari solo in questa situazione tecnica, ma se c’è un Signore del Dritto, il suo nome è Juan Martin del Potro.

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La coda di Indian Wells, spunti(ni) tecnici: Hsieh, la quadrumane mai vista

Entrambi i fondamentali bimani non sono una novità. Lo è il modo in cui la simpaticissima giocatrice di Taipei impugna la racchetta eseguendoli

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da Indian Wells, il nostro inviato

Versione ridotta, più per curiosità che altro, della rubrica tecnica da bordocampo: a volte, anche piccoli dettagli fuori dalla norma possono essere interessanti da analizzare. Perchè non è affatto scontato che siano chiari a prima vista, a meno di non andare a controllare i filmati. Su-Wei Hsieh, 33 anni, 27 WTA, diversi scalpi anche eccellenti in saccoccia soprattutto nell’ultimo anno (battute Muguruza, Radwanska, Kerber, Pliskova, Halep, messa in gran difficoltà Osaka a Melbourne – era 7-5 4-2 40-0 – per citarne alcuni) appartiene a una categoria di tenniste assai marginale, ma niente affatto estinta. Parlo delle cosiddette “quadrumani”, le giocatrici che eseguono sia dritto che rovescio a due mani, che hanno avuto la massima rappresentante nella grande Monica Seles (9 Slam), poi Marion Bartoli (Wimbledon 2013), per arrivare alle attuali Luksika Kumkhum, la nostra Georgia Brescia, e appunto l’amica Hsieh.

Monica Seles, indimenticabile fuoriclasse serba, ritirata ufficialmente nel 2008

Rispetto a tutte le altre, però, Su-Wei ha una caratteristica unica. Le quadrumani, di norma, eseguono un rovescio a due mani normale dal lato dell’arto non dominante, e un dritto bimane con presa invertita (mano dominante in fondo al manico, mano di appoggio sopra) dall’altro, per l’ovvia ragione del non dover mollare mai la presa, potendosi semplicemente limitare a ruotare o aggiustare il grip (quando lo fanno). Hsieh, invece, esegue due rovesci bimani classici (lei è destra): la cosa richiede un mini gioco di prestigio, ovvero un fulmineo e preciso spostamento delle mani sul manico, ogni singola volta, tra un colpo e l’altro. Bizzarro, tecnicamente affascinante, notevolissimo dal punto di vista della destrezza e della coordinazione. Evidentemente, visti i gran bei risultati dell’ultimo periodo in singolare (Su-Wei è stata numero uno in doppio, specialità che prediligeva fino a due anni fa, prima della storia del suo paese ad arrivare in cima a una classifica del tennis professionistico tra l’altro), la cosa per lei funziona, e pure alla grande. Vediamocela insieme, in 30 secondi di video, è veramente una “chicca” tecnica pressoché unica.

 

Come possiamo vedere, Su-Wei utilizza una racchetta con manico più lungo del normale, evidentemente su misura, tiene la mano dominante nel centro, e in pratica sposta alternativamente nello spazio sopra e sotto la sinistra (anche se in realtà muove anche la destra, portandola in fondo al manico dal lato sinistro, il suo “vero” rovescio, ma il lavoro grosso lo fa con quella opposta). Una rapidità di tocco, e una sensibilità ‘da borseggiatrice’, considerata la rapidità con cui deve eseguire questi aggiustamenti. Brava Hsieh, bel personaggio tra l’altro, e divertentissima da vedere in partita, il doppio rovescio bimane le consente di fintare gli angoli, così come le rotazioni (in coda al pezzo, vedete un’affettata mica male, con la testa della racchetta che scatta sotto la palla invece di coprirla all’ultimissimo istante), in modo estremamente fastidioso per le avversarie. Oltre a questo, la rende un’incontrista fenomenale, bombardandola di servizi e accelerazioni da fondo non la sfondi praticamente mai. L’unico aspetto svantaggioso è che Su-Wei, come tutte le quadrumani, ha un minore allungo, colpendo così devi sempre essere sulla palla con le gambe vicine e veloci. Ma se ce la fai, ottieni controllo e possibilità di mascherare le traiettorie molto bene. Se ne sono ben accorte tante di quelle giocatrici che questa trottolina terribile ha fatto – sportivamente – diventare matte.

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Indian Wells, spunti tecnici: Andreescu, colpitrice moderna che usa la testa

Bianca Andreescu è la rivelazione del torneo. La tecnica è perfetta, l’istinto tattico fa la differenza

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da Indian Wells, il nostro inviato

La diciottenne canadese di origini rumene Bianca Andreescu è un gran bel personaggio, prima ancora che una tennista emergente che ci sta facendo vedere prestazioni di altissimo livello a Indian Wells. Ne potete leggere un esauriente profilo qui, a opera di Alessandro Stella. Ero molto curioso di vederla da vicino e di fianco, come si sa la prospettiva migliore per valutare le esecuzioni dei colpi dal punto di vista strettamente tecnico. Campo centrale, porte chiuse al pubblico, Bianca ci metteva piede per la prima volta. Un’oretta dopo il warm-up che stiamo per andare a vedere insieme avrebbe dato un clamoroso 6-0 6-1 a Garbine Muguruza, fuori forma finché volete, ma pur sempre di una ex numero 1 WTA e due volte campionessa Slam stiamo parlando. Diamo un’occhiata al dritto.

Qui sopra, un dritto “comodo”, in neutral stance (affiancata o quasi). Gran bella ovalizzazione (osservate dove inizia e dove finisce lo swing), ottima compostezza in generale del corpo, ben stabile sugli appoggi. Da notare, coppia di immagini in mezzo, la linearità del percorso che fa la testa della racchetta entrando verso l’impatto, zero energia sprecata, va tutta sulla palla.

 

Qui sopra, un dritto stavolta in open stance (frontale rispetto alla palla), come nel caso precedente, ovalizzazione completa anche se necessariamente più rapida, Bianca era al termine di uno spostamento laterale. Standole a tre metri, devo dire che si sentivano delle gran belle schioppettate, la traiettorie erano filanti, questa è una ragazza che cerca di tirare più piatto possibile, con solo il finale dei colpi a spazzolare la palla quel minimo necessario a trovare sicurezza. Molto bello. Vediamo il rovescio.

Preparazione praticamente in linea (“alla” Serena Williams), cioè con pochissima ovalizzazione. Come possiamo apprezzare dalle ultime due immagini, l’impatto e la prima parte dell’accompagnamento finale, il colpo è ancora più piatto del dritto, sono palle che filano tese e schizzano via dopo il rimbalzo che è un piacere. Passiamo al servizio.

Nulla da eccepire, tecnica foot-up (con il passetto della gamba posteriore che va a unirsi all’altra, per poi scatenare la spinta delle ginocchia), ottima “trophy position“, la postura con entrambe le braccia alzate al termine del caricamento, bell’ingresso in avanti dell’anca sinistra, pronazione e flessochiusura verso il basso del braccio-racchetta decise e veloci.

In definitiva, una tecnica ottima, quasi scolastica in senso moderno se vogliamo, senza una particolarità di spicco, a parte la tendenza – lodevole – a privilegiare la spinta e la velocità di palla rispetto alle rotazioni esasperate in top-spin. Ma allora, dov’è che Bianca primeggia al punto da salire i gradini del ranking dieci alla volta? Non si arriva in semifinale in un Premier Mandatory, in questo modo poi, per caso. Ricordiamo inoltre una finale a Auckland a inizio stagione, partendo dalle qualificazioni. La risposta, semplicemente, è che Andreescu questo tennis “standard” (ma di livello top, s’intende, sempre relativamente al meglio mondiale ne stiamo parlando) è in grado di applicarlo in partita, spesso e volentieri, in modo tatticamente acutissimo.

Non sono cose che si insegnano più di tanto, è una sensibilità geometrica, una visione degli spazi, dei tempi e dei ritmi di gioco che hai o non hai. Bianca è un vero e proprio “animale da tennis”, nel senso che trova le soluzioni che infastidiscono maggiormente le avversarie con lucidità e naturalezza, cosa impressionante considerata la giovane età. Alle belle botte di dritto, rovescio e servizio, poi, Andreescu è in grado di alternare palle corte o slice improvvisi molto ben portati, e in particolare messi a segno nei momenti giusti. Chissà, magari tutta questa sagacia e sensibilità strategica sono frutto anche del lavoro mentale che Bianca fa su se stessa, con la meditazione quotidiana, come potete leggere nell’approfondimento/intervista linkato nel pezzo all’inizio.

Per concludere, vediamo qui sopra un finale del dritto: dal lato destro, impressione confermata dai colleghi canadesi, Bianca è praticamente identica a Eugenie Bouchard, con questo swing portato molto di spalla, come un cazzotto, e una grande rotazione del busto, con il piano delle spalle che va ad accennare un ribaltamento in avanti, quasi fosse un servizio eseguito in orizzontale. La cosa, considerando che Andreescu si è formata a livello di alta prestazione preso gli stessi centri tecnici frequentati qualche anno fa da “Genie”, è perfettamente comprensibile. Per completezza, un breve video con due sequenze standard di allenamento, ovvero servizio più dritto e poi servizio più rovescio. Footwork buonissimo, rapidità di spostamenti, tutto ineccepibile.

Vediamo un po’ cosa saprà farci vedere, a partire dalla sfida con la tenacissima Elina Svitolina in semifinale, la simpatica ragazza con il dritto di Bouchard e il rovescio di Serena Williams. Le basi, come abbiamo ammirato, ci sono eccome, la “testa da tennis” è di primordine, il fisico è solido e potente. Benvenuta nel tennis che conta, Bianca.

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Indian Wells, spunti tecnici: Anisimova e Kyrgios, bravi e divertenti

INDIAN WELLS – Tornano gli spunti tecnici. Investitura per Amanda, che diventerà una campionessa. Kyrgios vero gentleman, altro che bad boy…

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da Indian Wells, il nostro inviato

Come di consueto, benritrovati a bordocampo, all’irrinunciabile appuntamento di marzo con le due settimane definite da tutti il “paradiso del tennis”. Indian Wells si migliora ogni anno, e il titolo di miglior torneo del circuito è ormai tanto scontato quanto attribuito in modo pressochè unanime. Da queste parti non ha alcun senso programmare le attività, o i giocatori da andare a vedere, perchè uno può pure partire convinto la mattina verso i campi di allenamento con l’obiettivo di gustarsi il dritto di Nadal, il rovescio di Djokovic, o le meraviglie di tocco di Federer, ma non fa in tempo a girare l’angolo di un vialetto che si trova costretto a fermarsi ad ammirare momenti di gioco, di tecnica, o semplicemente di divertimento in campo, tanto interessanti da rendere impossibile tirare dritto.

A proposito di dritto, e di chi è in grado di spararlo come una fucilata, mentre ieri passavo tra i “practice courts”, mi sono imbattuto nel vincitore di Acapulco Nick Kyrgios e in una delle giovani più promettenti della WTA, Amanda Anisimova, che ricordiamo protagonista di un entusiasmante Australian Open (fermata agli ottavi dalla finalista Petra Kvitova, dopo aver battuto gente come Niculescu, Tsurenko e Sabalenka). Incredibile ma vero, i ragazzi (40 anni in due) si stavano allenando insieme, anzi, non so se per cavalleria o semplicemente gentilezza, Nick faceva lo sparring ad Amanda, seguendo alla lettera le indicazioni del coach Max Fomine su cosa tirarle, sia a livello di angoli e traiettorie, sia di velocità e rotazioni. Cosa che all’australiano, in effetti, ho visto fare diverse volte, per aiutare altri giocatori che magari avevano bisogno della sua velocità di palla altissima per sistemare qualche aspetto dei colpi. Un esempio che ho documentato lo ricordo a Montreal un paio d’anni fa, con Grigor Dimitrov. Alla faccia di chi (spesso “opinionisti” più o meno di mestiere, ma sempre al di fuori dell’ambiente, oppure alcuni tra quelli che batte, che combinazione) pensa che sia un “bad boy”, ma figurarsi.

Ritornando da Amanda e dal suo palleggiatore Nick, vale la pena di analizzare nel dettaglio le straordinarie doti tecniche della teen-ager statunitense (farà 18 anni ad agosto), di genitori russi. Anisimova è 1 metro e 80 c.m. abbondanti, longilinea e slanciata, il che come è noto non è necessariamente un pregio nel tennis. Con la grande propensione per l’anticipo che ha, poi, la cosa si complica ulteriormente. Il baricentro alto rende difficile la gestione di peso ed equilibrio, le gambe lunghe possono diventare un problema a livello di precisione degli spostamenti. Amanda, però, è dotata di un istinto coordinativo che personalmente mi ricorda Venus Williams, anche lei alta, magra e dinoccolata, ma che riesce a essere precisa in modo chirurgico con gli appoggi. Un altro esempio è Karolina Pliskova, gente seria insomma. Vediamo un po’ come se la cava Anisimova.

Qui sopra, un dritto semplice, in neutral stance (posizione affiancata), peso che passa dal piede destro al sinistro in modo perfetto, bella ovalizzazione della testa della racchetta, tutto ineccepibile.

Qui sopra, le cose iniziano a farsi molto, molto più interessanti. Appena ricaduta dallo split-step, Amanda si rende conto che la pallata esterna di Nick in arrivo è troppo rapida per consentire una ricerca della palla con i passetti brevi e veloci “da manuale”, i cosiddetti “baby steps“. E allora, che si fa? Semplice, si butta tutto il peso sul piede sinistro (guardate l’immagine in alto a destra, siamo al limite della distorsione alla caviglia), e si proietta in piena distensione la gamba destra verso il colpo. Teniamo a mente il punto dove si appoggia il piede destro.

 

Ne viene fuori, lo vediamo qui sopra, un passo, anzi una zampata, di un metro buono, effettuato contemporaneamente alla prima parte del backswing di preparazione. La postura, nell’attimo prima che venga scatenato il movimento a colpire, è di una bellezza e di un’eleganza fuori dal comune, racchetta perfettamente verticale, mano sinistra in ricerca della palla, rotazione del busto-spalle, gamba posteriore decontratta con solo la punta del piede che sfiora il terreno. Che roba, Amanda. Spero si capisca che il “semplice” del paragrafo precedente era un aggettivo a dir poco ironico, qui il coefficiente di difficoltà è fuori scala.

Qui sopra, si arriva all’impatto, con un secondo passo stavolta fatto in dinamica (cioè insieme alla sbracciata della racchetta verso la palla) con la gamba sinistra. Il piede destro, potete osservare il palo della recinzione dietro alla giocatrice come riferimento, non si è mai spostato dalla posizione dove era stato messo giù precedentemente fino al contatto della palla con il piatto corde. Riassumendo, un primo slancio della gamba destra, giù l’appoggio che diventa il perno per una seconda proiezione in avanti stavolta della gamba sinistra, coordinata insieme allo swing a colpire, per un totale di due metri abbondanti coperti in due passi lunghissimi ma allo stesso tempo elastici e leggeri, il tutto in boh, mezzo secondo? Per andare a incontrare un dritto di Kyrgios, ricordo, roba che manda in affanno anche Nadal, come si è ripetutamente visto. Ero a bocca aperta, e spero che possiate comprendermi, da tecnico cose del genere non smetteranno mai di esaltarmi. Se non mi comprenderete, almeno perdonatemi, son fatto così.

Conclusione del colpo, con accompagnamento finale della racchetta, e Amanda che si ritrova, necessariamente dato il “numero” da salto triplo che ha appena fatto, in una posizione che ricorda il “telemark”, quella sorta di flessione con un ginocchio in avanti e l’altro rasoterra che effettuano all’atterraggio gli specialisti del salto con gli sci dal trampolino. Notevole, veramente notevole. Per completezza, diamo un’occhiata anche al rovescio.

Come vediamo qui sopra, anche dal lato sinistro Amanda è eccellente. Nell’esempio che possiamo analizzare con le immagini Anisimova si sfila dal colpo con il corpo (passo laterale e all’indietro) per far spazio alla palla, lo swing è perfetto, così come il trasferimento del peso. Brava, e basta, se non succederanno cose imprevedibili una carriera di livello molto alto sarà sicura per lei.

Per quanto riguarda Nick, la cosa interessante è stata che, non potendo ovviamente giocare al limite ogni palla con una compagna di allenamento femmina, su richiesta del coach di Anisimova ha optato per una serie di drittoni più liftati che spinti, dimostrando una bella padronanza dei colpi con differente intensità di rotazione. Qui sopra vediamo una sequenza di dritti, nelle immagini in basso usa con disinvoltura – pure troppa, ma Kyrgios è Kyrgios – la spazzolata in avanti-verticale tipica di Nadal, il “reverse forehand“. Se avrà voglia di mettercela davvero tutta, sarà difficile per chiunque, Djokovic compreso (si potrebbero incontrare al terzo turno), come si è ben visto prorio qui due anni fa, e la settimana scorsa in Messico.

Un paio di brevi video, scusate la qualità ma come detto passavo di lì letteralmente per caso: nel primo, Amanda fa correre Nick, e chiude con la volée smorzata.

Punto sul vivo, tre scambi dopo, Nick mette in chiaro le cose, e Amanda se la ride.

Chiudiamo con una nota leggera, ovvero la merenda a metà training che i due si sono pappati in panchina ridendo e scherzando. Alla fin fine, spettacolare tecnica del gioco di gambe di Amanda e di variazioni col dritto di Nick a parte, la cosa bella bella dello scorso pomeriggio è stata questa. Vedere due ragazzi così giovani che si ricordano di star giocando (giocando!) a uno degli sport più belli e complessi del mondo, pur se a livello professionistico, e lo fanno senza troppo stress, divertendosi e divertendoci. A presto, Nick e Amanda, continuate così.

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