US Open, italiani: Fognini e Giannessi, che imprese! Giorgi lotta ma si arrende a Stosur, fuori Knapp

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US Open, italiani: Fognini e Giannessi, che imprese! Giorgi lotta ma si arrende a Stosur, fuori Knapp

Sei azzurri oggi. Fabio Fognini rimonta uno svantaggio di due set, Alessandro Giannessi trionfa al quinto al suo esordio Slam. Paolo Lorenzi sul velluto con Berlocq. Camila Giorgi fa match pari con la Stosur solo per due set. Thomas Fabbiano perde il derby dei qualificati dal russo Khachanov. Knapp cede contro una grande Larsson e per il ginocchio malandato

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F. Fognini b. T. Gabashvili 6-7(9) 3-6 7-6(5) 7-5 6-4 (da New York, Ferruccio Roberti)

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Una partita folle, ricca di colpi di scena, che hanno appassionato incredibilmente la folla accorsa sempre di più col passare dei minuti sulle piccole tribune del campo numero 9, dove gli appassionati, con i posti delle tribune tutti occupati, sono stati costretti ad assieparsi sulle panche dei due campi limitrofi per poter assistere all’incontro. Un match che, seppur infarcito di errori, ha entusiasmato il pubblico, sin dall’inizio tutto per Fabio. Non solo gli italiani a New York erano per lui: evidentemente, tanti appassionati che non parlavano la lingua italiana ma avevano sue magliette amano il genio e la sregolatezza del ligure. Una partita che Fognini stava per perdere più di una volta: sotto 2 set a zero, si è trovato con il russo che serviva per il match sul 5-4 del terzo e sotto 2 set a 1 sul 5-3 del quarto. Lì Gabashvili è stato per tre volte a due punti dal match, ma c’era già stato una prima volta sul 5 pari del tie-break del terzo parziale: la magica e folle rimonta di Fabio è un bello spot per questo sport, sempre imprevedibile sin quando i due giocatori non si stringono la mano a rete.

E dire che era un match semplice sulla carta quello che attendeva Fabio Fognini: Teymuraz Gabashvili è reduce da una pessima stagione, nella quale ha rimediato ben quattordici eliminazioni al primo turno, sconfitte che lo hanno fatto uscire dai primi 100 (attualmente è il n.105). Inoltre, sebbene i precedenti fossero in parità (uno per parte), la vittoria del russo era molto datata (Casablanca 2009), mentre il netto successo di Fognini sul veloce indoor russo in coppa Davis risaliva all’anno scorso.
D’altra parte però, Fabio, se si eccettuano gli ottavi ottenuti soprattutto grazie alla straordinaria vittoria in rimonta su Nadal dello scorso anno non aveva una buona tradizione agli US Open (quattro eliminazioni al primo turno in otto partecipazioni) e quest’anno nei Major ha vinto una sola partita, a Wimbledon contro Delbonis. Tenendo conto che il trentunenne russo in una stagione per lui disgraziata come questa ha comunque eliminato Simon e Tomic, il risultato di Fabio Fognini è comunque buono.

Il match è iniziato alle 14.41 con una temperatura di oltre 30 gradi, che rendeva davvero difficili le condizioni di gioco. Subito incuriosiva come il giudice di sedia dell’incontro, Pascal Maria, durante le cinque ore scarse di partita sia stato visionato dalle tribune dal supervisore Jerry Armstrong: probabilmente entrambi erano consapevoli che, con i due protagonisti in campo, sarebbe potuto succedere di tutto e così in effetti sarebbe stato. Soprattutto, tra le tribune tutti cercano per una foto o un autografo Flavia Pennetta, la quale, con un sorriso gentile, accontenterà sino a fine match i numerosissimi questuanti.

Passando alla cronaca, parte meglio Fabio che subito brekka il russo e va 2-0 avanti, ma un sesto game giocato male e perso a 0 rimette in corsa il giocatore d’origine georgiana. La Pennetta è vicina al marito, lo incita continuamente nel corso della prima partita “punto dopo punto“, “respira!”. Purtroppo serve a poco, Fabio quando nel decimo game serve Gabashvili ha due set point: sbaglia il primo malamente e fa per strapparsi la maglietta, divertendo il pubblico, ma perdendo preziosa concentrazione. Una volta sfumate le due occasioni, arriva inevitabile il tie-break, dove sul 7-6 Fognini ha un altro set point, che sfuma: la terza occasione per vincere il parziale viene invece colta dal russo, che così dopo un’ora e dieci minuti di partita durissima conquista il gioco decisivo per 11 punti a 9. Nel secondo parziale Fabio è ancora troppo nervoso per le occasioni sciupate nel primo e così non sorprende nessuno che nel sesto game il ligure, una volta perso il servizio, si sfoghi mandando fuori dal campo la pallina e prendendo così il suo primo warning. Il nostro numero 1 in questa fase di gioco non riesce a leggere il servizio dell’avversario. In cinque turni di servizio giocati quando batte il russo nel secondo set, il tennista di Arma di Taggia conquista solo tre punti: si spiega cosi la velocità con la quale Gabashvili si trova due set a zero dopo meno di due ore di gioco totali.

Una inaspettata reazione porta Fabio subito avanti 3-1 nel terzo parziale, ma è solo un fuoco di paglia, perché in un battibaleno il punteggio è sul 3 pari. Sembra davvero finita, anche perché Fabio pare non crederci più, parla ad alta voce tra un “non metto dentro un servizio” ed un “questo (Gabashvili, ndr) tira sempre fuori il jolly quando è in difficoltà” e cammina dinoccolando e scuotendo la testa. Il nervosismo lo pervade: “Neanche l’Azarenka fa tanto rumore” si lamenta a metà del terzo, riferendosi alle urla che accompagnano i colpi dell’avversario. Sul 4 pari, quando va alla battuta, prima recupera da 15-40 ed ha una palla per il 5-4 a favore, poi un doppio fallo e due errori consentono all’avversario di andare a servire per il match. Nessuno crede più ad un vincitore del match diverso da Gabashivili eppure Fabio, non avendo più nulla da perdere, lascia andare il braccio e strappa il servizio lasciando a 15 il russo. Si arriva al tie-break, davvero al cardiopalma: Fabio va avanti 4-1, ma subisce la rimonta e sul 5 pari il russo è per la prima volta a due punti dal match. Due suoi errori di rovescio allungano però il match al quarto, con tre ore di partita già alle spalle.

A questo punto Fabio non riesce a sfruttare l’inerzia positiva ed anzi entra nel vivo la sua battaglia con un giudice di linea che durante la partita era stato l’unico a chiamargli ripetutamente il fallo di piede. Fognini strappa il servizio nel terzo game, ma subito lo restituisce in quello successivo. Nel quinto game una chiamata a sfavore estremamente dubbia del giudice “nemico” lo priva della possibilità di arrivare ad una preziosissima palla break. Una volta perso il gioco, quando torna verso la panchina per il cambio campo, passa volontariamente vicino al giudice, togliendogli gli occhiali e mettendoglieli sulla testa. Arriva il penalty point, Fabio perde definitivamente la pazienza ed in un battibaleno, da 2-1 e servizio Fognini, ci si ritrova sul 5-2 per Gabashvili. Il ligure mantiene facilmente il servizio, ma sul 5-3 quasi nessuno crede che il russo non sfrutterà la seconda occasione di avvantaggiarsi della battuta per accedere al secondo turno, dopo quella già avuta sul 5-4 nel terzo. Nasce un gioco, il nono, infinito ed estremamente emozionante: annullando tre palle break, il russo è nuovamente, per tre volte, a due punti dal match. In questa situazione di punteggio, a fare la differenza è il calo del russo, che con due errori di rovescio regala ancora ossigeno al suo avversario. Fognini non si fa pregare e arriva sul 5 pari. Qui il n.38 del mondo innalza il livello del suo gioco, accendendo l’entusiasmo del pubblico, tutto per lui ed ormai entusiasta per i continui colpi di scena che la partita regala: prima sul 5 pari 15 pari sfodera un gran passante di dritto, poi, quando arriva alle palle break, sfrutta la terza occasione grazie ad una splendida risposta di rovescio lungolinea. La partita non può essere prevedibile: Fabio arriva alla parità nel dodicesimo game e solo al secondo set point centra il 7-5, guadagnandosi la possibilità di giocarsi la partita al quinto set.

Gabashvili, in apertura di set, si fa strappare il servizio a zero, regalando due doppi falli nel primo game: in un attimo si arriva ad un parziale iniziale di 10 punti a 1 per Fabio. Nelle tribune la convinzione generale è che non vi sia più partita e che la conquista della vittoria sarà per il ligure una formalità. Tuttavia, un match come questo non può che essere assurdo sino alla fine: Gabashvili, che ad inizio del set decisivo sembrava avere difficoltà nello spostamento, torna a correre ed a servire bene. Fognini non può non restituire le cortesie avute: serve sul 4-3 e sul 30 pari, commette un doppio fallo che manda a palla break Gabashvili, poi annullata con un servizio vincente. Fabio ci riprova con un errore di rovescio, ma il russo affossa in rete lo stesso colpo. Un dritto sbagliato nuovamente porta l’azzurro a urlare parole irrepetibili e infatti il terzo break-point del game si rivela decisivo, perché il ligure sbaglierà ancora lo stesso colpo. Il pubblico, tra l’incredulo e l’appassionato, fa sentire il suo sostegno e l’atmosfera diventa sempre più magica, nonostante la qualità estetica mediocre della partita. Il russo, evidentemente, non se la sente di rovinare il finale della bella rimonta italiana che tanto sembra piaccia al pubblico newyorkese e addirittura con un doppio fallo (il diciannovesimo!) manda a servire Fognini per la vittoria dell’incontro. Il decimo game, dopo 4 ore e 47 minuti di partita, sarà l’ultimo: Fabio pensa bene di non sfruttare due match point e portare ai vantaggi il russo, ma il terzo è quello buono. Con un bel dritto inside-out, costringe all’errore di rovescio Gabashvili, che spedisce la pallina in corridoio, facendo scattare la grande esultanza di Fognini e del pubblico.

Al secondo turno per il ligure un avversario che lo ha battuto nove volte su nove, David Ferrer: il valenciano si è avvantaggiato del ritiro di Dolgopolov ed avrà quindi un grande vantaggio nella maggiore freschezza ma, dopo svariati anni da top ten, viene da una stagione deludente ed attualmente è “solo”al n.13 ATP. Se Fabio lotterà come oggi ed aggiungerà un rendimento tecnico superiore avrà finalmente l’opportunità di battere Ferru almeno una volta in carriera, come ha auspicato in conferenza stampa, riportata tra gli audio in testa alla pagina.

 P. Lorenzi b. C. Berloq 6-4 6-2 6-1 (da New York, Vanni Gibertini)

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Con una prestazione di grande concretezza ed autorità, il futuro numero 1 italiano Paolo Lorenzi ha regolato in 1 ora e 45 minuti l’argentino Carlos Berlocq, n.76 del ranking ATP, da cui era stato sconfitto molto nettamente qualche mese fa al Roland Garros.
Un match che dopo un primo set combattuto si è progressivamente aperto per il giocatore senese, il quale nei pochi momenti di difficoltà si è sempre disimpegnato con il piglio del campione consumato, cancellando una ad una tutte le (poche) chances avute da Berlocq per allungare la partita.

Uscito benissimo dai blocchi, Lorenzi aveva breakkato alla prima occasione possibile il suo avversario, sprintando subito sul 3-0 e poi sul 4-1. Sul 2-4, tuttavia, si lasciava trascinare da Berlocq in scambi tesi sul rovescio, patendo oltremodo gli slice tesi del giocatore argentino, alternati alle splendide sbracciate in top spin. Un errore sul 30-40 gli costava il contro-break ed il successivo aggancio sul 4-4.

Sul 5-4 Lorenzi, un episodio controverso segna la sorte del set ed anche della partita: Berlocq serve per rimanere nel set, e sul 30-30, mentre esegue un rovescio che finisce in rete, una pallina gli esce dalla tasca dei pantaloncini (da notare che un episodio simile era accaduto anche quattro game prima). Il giudice di sedia assegna il punto a Lorenzi, ma Berlocq non ne vuole sapere, e chiede di parlare con il Supervisor Wayne McEwen. L’australiano arriva sul campo e dopo cinque minuti buoni di discussione, ratifica la decisione del giudice di sedia e concede il set point a Lorenzi. Berlocq tiene in campo la prima, ma sul successivo colpo mette in rete il diritto e consegna il set all’italiano.

Con gli spalti che vedevano parecchio pubblico andare e venire, inclusi diversi italiani che incoraggiavano a gran voce Lorenzi, l’azzurro tiene il primo game del set da 15-40 ed anche il successivo turno di servizio da 30-40. Queste due occasioni mancate tagliano le gambe a Berlocq che finisce per subire una serie di 13 punti consecutivi che mandano il toscano avanti 4-1 e 0-30 sul servizio dell’avversario. Il match non ha più storia: dall’1-1 del secondo set il parziale è di 11 giochi a 2 per Lorenzi, che avanza al secondo turno dove affronterà la testa di serie n.30 Gilles Simon.

[Q] A. Giannessi b. D. Kudla 0-6 6-4 6-1 1-6 6-0 (Manuel Calcaterra)

Giannessi-Kudla

Tra i 16 giocatori che si sono guadagnati un posto nel tabellone principale degli US Open 2016 passando per la faticosa via dei turni di qualificazione, troviamo ben due italiani: Thomas Fabbiano e Alessandro Giannessi; per quest’ultimo, in particolare, il primo turno a New York è un risultato già di per sé importante, in quanto rappresenta per il ventiseienne di La Spezia l’esordio assoluto in un torneo dello Slam. Giannessi, attualmente alla posizione n° 243 del ranking ATP, trova sulla sua strada per questo primo match su un palcoscenico tennistico illustre, un avversario sulla carta non impossibile, lo statunitense Denis Kudla, classe ’92, capace di raggiungere quest’anno la posizione n°53 in classifica, suo miglior ranking in carriera, ma precipitato attualmente al n°128. I due si sono incontrati una sola volta, al primo turno di qualificazione degli Internazioni d’Italia 2016 e, pur giocando in casa, ad avere la peggio fu Giannessi che perse in due set.

Inizia il match e all’apparenza il più sciolto in campo sembra essere l’italiano, che nel primo gioco ha subito l’opportunità di strappare il servizio all’avversario: Giannessi, infatti, si dimostra aggressivo nei primi colpi e sale 15-40; lo spezzino, però, non sfrutta ben 3 palle break e Kudla porta a casa il game di apertura. L’occasione mancata irrigidisce il tennista nostrano che diventa falloso, ma soprattutto inizia a subire il gioco avversario anziché prendere l’iniziativa; il risultato è un primo set che scappa via malamente a Giannessi con un impietoso 6-0 in favore di Kudla, dopo solo 23’ di gioco. Il bagel subito anziché abbattere moralmente l’italiano, ne tira fuori l’orgoglio e Giannessi, in una situazione fotocopia del primo set, ha di nuovo l’occasione di strappare il game di apertura al giovane americano; stavolta la palla break viene sfruttata al primo colpo, con l’italiano che sale 2-0 in pochi minuti, confermando il break vincendo il secondo gioco a zero. I game successivi si giocano sull’onda di chi serve e i punti vinti dal giocatore in risposta si contano sulle dita di una mano. Si arriva, così, al decimo gioco dove Giannessi ha l’opportunità di chiudere il set: il braccio dell’italiano trema per un attimo, soprattutto quando commette un doppio fallo sul secondo set point, ma alla terza occasione la paura abbandona la metà campo di Giannessi, che riesce a chiudere il set per 6 giochi a 4, riportando la partita in parità.

Sell’entusiasmo del set vinto, il tennista ligure capisce che la strategia vincente prevede un gioco aggressivo e di attacco; così Giannessi tenta di comandare ogni singolo scambio e il nuovo approccio non tarda a portare i suoi frutti: gli angoli mancini del servizio, ma soprattutto del potente dritto messi in campo dal giocatore made in italy, infastidiscono Kudla che non trova i giusti tempi in ribattuta. L’americano, visibilmente nervoso, cala inoltre drasticamente di efficacia al servizio; il risultato è un terzo set vinto dall’italiano con un netto 6-1, anche grazie ad un Denis Kudla che serve solo il 55% di prime palle in campo, con il quale guadagna meno della metà dei punti giocati. Ma nel tennis si sa, le sorprese non finiscono mai, e proprio nel momento in cui la bilancia del match sembra pendere in favore del giocatore italiano, un Kudla redivivo piazza un break in apertura di quarto set; Giannessi tenta di mantenere l’approccio aggressivo dei set precedenti, ma risulta meno lucido nelle scelte tattiche e soprattutto molto più falloso di prima. La stanchezza delle partite già giocate per la fase di qualificazione, forse, inizia a farsi sentire sulle gambe del ligure, ma soprattutto sul suo braccio sinistro tant’è che sul 3-0 per Kudla, dopo aver subito il secondo break nel set, Giannessi chiede l’intervento del fisioterapista. Alla ripresa del gioco la situazione non cambia e la partita vola verso un giusto quinto set, con l’americano che si porta sul 2-2 chiudendo con il punteggio invertito rispetto al terzo set.

All’esordio in uno slam, quindi, Giannessi si ritrova anche a giocare il suo primo quinto set in carriera. Lo spezzino, pur avendo subito un severo score nel set precedente, resta convinto dei suoi mezzi e della sua tattica di gioco; privilegiando i colpi di diritto, spesso utilizzato con traiettoria inside out, carichi di top e profondi, Giannessi riagguanta la superiorità in campo e domina i primi quattro giochi del quinto set. Sul 4-0 Kudla spara le sue ultime cartucce per conquistare almeno un game, ma l’italiano non concede più nulla e dopo ben 7 palle break strappa per la terza volta nel set il servizio all’americano. È la resa finale per Denis Kudla. Il sesto gioco, di fatto, rappresenta una passerella finale per Giannessi verso la sua prima vittoria importante in carriera, con il ligure che si prende il lusso di chiudere la partita con un attacco a rete seguito da uno smash millimetrico. Al secondo turno l’italiano troverà lo svizzero Wawrinka, numero 3 del seeding. Lì non basterà un’ottima prestazione, servirà la partita della vita per provare a vincere.

A PAGINA 2 LE CRONACHE DELLE PARTITE DI GIORGI, KNAPP E FABBIANO

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Frances Tiafoe fa parlare di tennis a Freetown, in Sierra Leone

Tiafoe, i cui genitori sono emigrati dal paese dilaniato dalla guerra prima della sua nascita, è il più giovane americano a raggiungere i quarti di finale allo US Open negli ultimi 16 anni, e ha abbastanza talento per due nazioni

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Frances Tiafoe - US Open 2022 (foto Twitter @usta)

Traduzione dell’articolo di David Waldstein, New York Times, 7 settembre 2022

Negli stadi e nei club sportivi di Freetown, in Sierra Leone, il calcio è l’argomento preferito. Ma martedì (6 Settembre) diverse ore dopo che Frances Tiafoe, figlio di due emigrati della Sierra Leone, ha battuto Rafael Nadal per raggiungere i quarti di finale dello US Open, anche il tennis si è intrufolato nella conversazione.

“Oh, sì, si parla molto di Tiafoe in questo momento”, ha detto Abdulai Kamara, un blogger sportivo e proprietario della Hereford Sierra Leone Football Academy, in un’intervista telefonica da Freetown. “Non seguiamo da vicino il tennis qui, ma ora c’è un certo interesse. Alcune persone sono curiose di Frances e vogliono saperne di più”.

 

Mentre la comunità del tennis negli Stati Uniti è entusiasta del fatto che Tiafoe, nato a Hyattsville, Maryland, sia diventato il più giovane americano a raggiungere i quarti di finale dello US Open in 16 anni, alcuni in Sierra Leone rivendicano con orgoglio il giovane tennista come loro connazionale. L’estroverso e talentuoso Tiafoe, 24 anni, ha abbastanza magnetismo e talento per due nazioni. La piattaforma mediatica Sierraloaded ha fatto riferimento a “Sierra Leone’s Tiafoe”, in un aggiornamento lampo sulla vittoria storica, e Kei Kamara, una stella del calcio della Sierra Leone che gioca per il Montreal nella Major League Soccer canadese, ha scritto su Twitter, “Uno di noi”, dopo la vittoria di Tiafoe, definendolo un “risultato enorme”.

La storia edificante di Tiafoe è iniziata quando i suoi genitori – che non si erano ancora incontrati – lasciarono la Sierra Leone per gli Stati Uniti negli anni ’90 per sfuggire a una guerra civile. Si trasferirono ciascuno negli Stati Uniti e, dopo essersi conosciuti, si stabilirono nel Maryland e ebbero due gemelli, Franklin e Frances.

Il padre dei ragazzi, Constant Tiafoe, trovò lavoro nel cantiere del Junior Tennis Champions Center di College Park, Md. Constant Tiafoe era così industrioso che gli venne offerto il lavoro di direttore della manutenzione della struttura. Gli fu assegnato un ufficio, dove a volte i gemelli dormivano per approfittare, man mano che crescevano abbastanza da poter tenere la racchetta in mano, della possibilità di passare più tempo sui campi.

Entrambi giocavano, ma Frances ha mostrato una passione unica, guardando le lezioni impartite ai ragazzi più grandi del centro e imitando ogni loro mossa, poi lanciando palle contro i muri e servendo contro i fantasmi sui campi esterni fino all’imbrunire. 

“Tutte le storie sono vere”, ha affermato Mark Ein, imprenditore e presidente del Citi Open di Washington, DC, uno degli eventi più importanti del calendario del tennis. Frances era ossessionato dal tennis“. Ein conosce i Tiafoe da quando i ragazzi avevano cinque anni ed è diventato amico, consigliere e mentore. Il suo proprio mentore era Ken Brody, un banchiere appassionato di tennis che ha voluto costruire il Junior Tennis Champions Center per mettere in atto una visione che un giorno Frances Tiafoe avrebbe potuto realizzare. “Ken diceva: ‘Se la Repubblica Ceca può produrre campioni in un paese di quelle dimensioni, allora possiamo farlo anche qui a Washington'”, ha detto Ein.

Non passò molto tempo prima che Frances iniziasse a mostrare un’agilità atletica unica – velocità, potenza e abilità in campo – combinata con una sete quasi inestinguibile per il gioco. Fu affiancato a Misha Kouznetsov, un giovane allenatore russo che ha spinto e trascinato Frances attraverso le prime fasi del suo straordinario sviluppo tennistico.

All’inizio, i genitori dei due gemelli vedevano il tennis come un veicolo per assicurare ai ragazzi un’istruzione universitaria, che sembrava raggiungibile solo con una borsa di studio. Constant lasciò il lavoro al centro di allenamento per avviare un’attività in proprio, ma fini a lavorare in un autolavaggio mentre la madre dei ragazzi, Alphina, faceva l’infermiera. I soldi scarseggiavano.

“Non si pensava che potesse essere niente del genere”, ha detto Tiafoe lunedì [5 settembre] dopo aver sconfitto Nadal. “Una volta che siamo entrati nel mondo del tennis, mio padre disse, ‘Sarebbe fantastico se voi ragazzi poteste usarlo per ottenere una borsa di studio e completare gli studi’. Voglio dire, non possiamo permetterci un’università. Quindi, usate il tennis“.

Ma Tiafoe ha brillato così fortemente in tenera età, che il college è stato rimandato a un secondo tempo quando è esplosa una redditizia carriera professionale. All’età di 14 anni, nel 2012, Frances ha vinto il prestigioso torneo Petits As in Francia, più o meno nello stesso periodo in cui le pubblicazioni sportive hanno saputo della sua umile e fortuita educazione al J.T.C.C. L’anno successivo, Tiafoe vinse l’Orange Bowl, uno dei migliori tornei che si svolge vicino a Miami per i migliori junior del mondo. La meta era vicina, almeno così sembrava.

Gli allenatori di tennis americani, gli amministratori, gli agenti e i fan più informati hanno cominciato a vedere in Tiafoe il prossimo grande giocatore americano, che per così tanto tempo era mancato nel tennis statunitense. Ma la crescita dei giocatori professionisti nel gioco di oggi spesso avviene lentamente e Tiafoe, a volte, ha avuto delle difficoltà. È diventato professionista nel 2015 e nei successivi quattro anni ha raggiunto il terzo turno di un torneo dello Slam solo una volta, a Wimbledon 2018.

Ha concluso lo scorso anno al numero 38 ed è attualmente al numero 26. La sua posizione migliorerà dopo la sua prestazione allo US Open, qualunque cosa dovesse accadere mercoledì [7 Settembre] contro la testa di serie numero 9, Andrey Rublev. [Attualmente è salito fino al n. 19, ndt] Ora la popolarità di Tiafoe sta crescendo rapidamente, non solo tra le stelle del calcio della Sierra Leone, ma anche tra le megastar del basket, tra cui LeBron James, che si è congratulato con Tiafoe su Twitter.

“Quello è il mio idolo”, ha detto Tiafoe di James, uno dei suoi atleti favoriti. “Vedendolo postare, ho pensato, ‘Lo ritwitto non appena lo ha inviato? Ero tipo, ‘Sai una cosa? Sarò cool e mi comporterò come se non l’avessi visto e poi lo ritwitterò tra tre ore.'” La carriera di Tiafoe è stata definita da grandi aspettative, momenti di stallo, autoanalisi e miglioramenti.

“C’erano grandi aspettative per lui in così tenera età”, ha detto Ein. “Ha ottenuto tanti primati ed era considerato il futuro, la speranza del tennis americano. È molto per un adolescente, e l’ha gestita molto bene. Sa che il successo non è sempre una linea retta, ma sa anche che se procedi sempre nella direzione giusta, puoi raggiungere i tuoi obiettivi“. Ein e Tiafoe si ripetono regolarmente un detto: che tutti vogliono essere una star come Beyoncé, ma nessuno vuole impegnarsi per arrivarci.

Durante uno dei suoi momenti di stallo, dopo la stagione 2018, Tiafoe ha iniziato a sentire dalle persone intorno a lui che gli dicevano che aveva bisogno di allenarsi di più, mangiare meglio, studiare i suoi avversari guardando i video delle loro partite e migliorare la sua preparazione, tutto ciò lo avrebbe potuto spingere nei top 5 del mondo.

Durante l’inverno di quello stesso anno, durante un pranzo a Georgetown, Tiafoe spiegò a Ein ciò che aveva in mente di fare in merito alle pressioni esterne. “Disse loro: ‘Non preoccupatevi‘”, ricorda Ein, “Ho capito”. Pochi giorni dopo, era in viaggio per l’Australia, dove raggiunse per la prima volta i quarti di finale di uno Slam. Questa è la storia di Frances Tiafoe. Molte persone nel mondo del tennis conoscono anche la storia dei primi anni di vita di Tiafoe nel Maryland. Ma gran parte della sua storia di tennis è ancora diretta verso mete più alte. Parte è stata scritta allo US Open, e parte è stata scritta in Sierra Leone, dove la leggenda di Frances Tiafoe sta prendendo forma.

Traduzione di Massimo Volpati

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Gli outfit dello US Open 2022

Slam newyorkese a tinte scure per i grandi campioni, poche scelte estrose per gli altri giocatori

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Serena Williams, sfilata Vogue 2022 (Instagram @serenawilliams)

Ultima fermata New York. La grande mela, la città che non dorme mai. Quella con le luci accese anche di notte. Quella del melting pot e di Wall Street. Ma anche quella delle nuove tendenze in fatto di moda. Lo sanno anche le grandi marche di abbigliamento da tennis che hanno fatto spesso indossare ai loro atleti i completi più stravaganti e controversi proprio durante gli US Open. Come dimenticarsi ad esempio degli short di jeans di Agassi o degli stivali da pantera di Serena. E anche quest’anno i brand non si sono smentiti, a colpi di scelte cromatiche vistose e tagli particolari.

Serena Williams – Nike

Serena Williams – US Open 2022 (foto: twitter @usopen)

Questo US Open era per Serena la “last dance”, l’ultimo torneo prima del ritiro, davanti al proprio pubblico, quello dell’Arthur Ashe Stadium. E forse non è un caso che per l’occasione, la più giovane e più vincente delle sorelle Williams ha indossato un abito ispirato alla disciplina sportiva che più si avvicina la danza, ovvero il pattinaggio artistico: gonna a tutu, parte superiore stretta e maniche coperte. Il colore è il nero, quello più volte indossato dalla campionessa statunitense durante le sue vittorie serali a Flushing Meadows. Ad arricchire (nel vero senso della parola) questo look ci sono le paillette nel vestito, 400 (!!!) diamanti nelle scarpe e qualcuno anche nei capelli, lacci delle scarpe placcati in oro. Con questo outfit Serena non ha voluto però solo mettere in mostra la quantità di zeri nel suo conto in banca ma anche celebrare la sua straordinaria carriera ed esperienza di vita. I sei veli nella gonna sono un riferimento ai 6 US Open vinti, i diamanti nelle scarpe servono a formare le parole “Queen” e “Mama”. Insomma, più che davanti ad un semplice completo di tennis siamo di fronte ad uno statement a tutto tondo, che ribadisce come Serena sia un icona che trascende il mondo del tennis e, forse, persino quello dello sport in generale. (Valerio Vignoli)

 

Rafa Nadal – Nike

Rafael Nadal – US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

Luci e ombre su Rafa quest’anno a New York e non solamente perché è uscito per mano di Tiafoe agli ottavi di finale, ma anche per gli outfit indossati. Promosso infatti a pieni voti il completo diurno con pantaloncino rosso magenta e maglia bianca, scarpe intonate al pantaloncino. Una scelta estiva, elegante che si sposa perfettamente con l’esplosività di Nadal. Bocciato invece l’outfit serale. Se infatti possiamo apprezzare la scelta del rosa per fascia e polsini, il color “vino” di maglietta e pantaloni è spento, triste, inadatto a un campo da tennis. Un colore simile, seppur in tonalità più chiara, era già stato portato a Flushing Meadows da Roger Federer nel 2018, quando proprio durante una sessione serale venne sconfitto inaspettatamente da John Millman. Apprezziamo, però, sempre ad ogni Slam il tocco di classe sulle scarpe dove Nike, oltre a scrivere il nome di Rafa, incide gli anni delle sue vittorie a New York: 10, 13, 17 e 19. Come dire, per non dimenticare… (Chiara Gheza)

Collezione Nike

Carlos Alcaraz – US Open 2022 (foto Twitter @atptour)
Aryna Sabalenka – US Open 2022 (foto via Twitter @WTA)

Una collezione grintosa ma poco entusiasmante al tempo stesso. Appropriato il rosso acceso della t-shirt di ‘Carlitos’ Alcaraz che, del resto, simboleggia il “fuego” in campo dello spagnolo, nuovo campione di New York, nonché n. 1 del mondo più giovane della storia. Tuttavia, le fasce laterali color vinaccia non si sposano al meglio con il rosso, così come le maniche bianche rendono il tutto un po’ banale.

Forse sarebbe da rivedere la scelta degli abbinamenti cromatici, anche per quanto riguarda l’outfit indossato da Aryna Sabalenka, semifinalista allo US Open. La fascia rossa laterale del top altera decisamente l’estetica della canotta – bianca e classica – e del gonnellino – di un bel color rosa ciclamino e dalle pieghe leggere. (Laura Guidobaldi)

Iga Swiatek – Asics

Iga Swiatek – US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

Iga Swiatek vince gli US Open a soli 21 anni, compiuti lo scorso 31 Maggio, e diventa il nuovo volto del tennis femminile dopo una stagione trionfale. Asics nella sua collezione autunnale scegli per lei un leggero color Tiffany, niente di più in linea con New York ammettiamolo, che si sposa perfettamente con il tessuto impalpabile del gonnellino. La canotta fin troppo classica sul davanti, recupera con un gioco di tessuto sulla schiena. L’outfit di Iga insomma ci piace molto e si adatta perfettamente a lei: sobrio, ma incisivo. Forse le scarpe azzurro chiaro non si sposano granché ma è solo un dettaglio. Infine il cappellino è ormai parte integrante di Iga, tanto che senza diventa quasi difficile riconoscerla. Asics dovrebbe quindi pensare a questo e sbizzarirsi nel disegnarne di speciali per la sua campionessa. (Chiara Gheza)

Casper Ruud – Yonex

Casper Ruud – US Open 2022 (foto Twitter @daviscup)

Casper Ruud, neofinalista dello US Open, dall’atteggiamento sempre classy, avrebbe forse meritato un completo più raffinato. Certo, la maglietta evoca l’energia del suo tennis ma il color vinaccia dominante, che sfuma verso il beige e il rosa nelle strisce oblique, non è tra i più adatti per l’atmosfera frizzante di Flushing Meadows. Il bianco, comunque, viene ad “addolcire” questo outfit geometrico e chiassoso al tempo stesso, conferendogli quel tocco di eleganza che tanto dona al 23enne norvegese. (Laura Guidobaldi)

Matteo Berrettini – Hugo Boss

Matteo Berrettini – US Open 2022 (foto Twitter @atptour)

Hugo Boss e Berrettini: che dire? Sono ormai una garanzia su ogni campo da tennis. Anche a New York Matteo è perfetto in bianco e nero con un dettaglio beige. Elegante, classico, esclusivo. Su di lui anche il cappellino portato con la visiera all’indietro, che potrebbe fare Jovanotti anni 80, è invece perfetto. Hugo Boss ha compreso le potenzialità di Berrettini e le sta usando magistralmente. Il suo outfit di questo US Open entra di diritto negli outfit più raffinati che si possano indossare per praticare un qualsiasi sport. Complimenti. (Chiara Gheza)

Daniil Medvedev – Lacoste

Lacoste è sinonimo di polo. Per non dire che la polo è sinonimo di Lacoste. E allora c’è di che stupirsi a vedere Daniil Medvedev, tennista di punta del marchio francese, indossare una t-shirt in campo. E che t-shirt, verrebbe da dire. Probabilmente quello visto a New York è il miglior outfit indossato dal russo in questa per lui non semplice stagioni 2022. La maglietta è blu avio con diversi panelli e un motivo geometrico tono su tono, che dà un tocco di originalità e modernità. Impeccabile l’accostamento con pantaloncino navy. Per la sessione notturna il moscovita ha sfoggiato lo stesso completo a colori invertiti, con maglietta navy e pantaloncino avio. Ma il risultato non era altrettanto buono (Valerio Vignoli).

Collezione adidas

Jessica Pegula – US Open 2022 (foto via Twitter @usopen)

Per questo US Open, Adidas ha creato una collezione con l’emergente fashion designer sudafricano Thebe Magugu. I completi rimandano all’africa per via dei loro colori sgargianti (fucsia, bianco panna e arancione) e per il profilo di una donna di colore, con una folta chioma di capelli e il rossetto. L’intenzione, più che lodevole, è quella di mandare un messaggio di inclusività e di amore, in un periodo in cui se ne sente molto il bisogno. Gli outfit però nel loro complesso non convincono del tutto tra tagli piuttosto basilari e accostamenti di colori azzardati. In definitiva, meglio nella teoria che nella pratica questa collezione del brand delle tre strisce per l’ultimo slam dell’anno.

Venus Williams – Eleven by Venus Williams

Venus Williams non si smentisce nemmeno quest’anno e a New York regala una lezione di classe ed eleganza con un outfit verde, complicato da indossare per chiunque tranne che per Venere, come la ribattezzò Gianni Clerici. Top cortissimo e gonnellino hanno un sapore quasi vintage per via delle righe bianche che attraversano il total green. Il colpo di classe però è nello scaldacuore candido, con le maniche lunghe, con il quale Venus inizia il match di doppio. Ancora una volta inarrivabile. (Chiara Gheza)

Coco Gauff – New Balance

Cori Gauff - Us Open 2022 (Twitter @usopen)
Cori Gauff – Us Open 2022 (Twitter @usopen)

Coco Gauff e i suoi outfit, un binomio vincente. La New Balance, infatti, con i suoi outfit esprime sempre al meglio il carisma e la bella personalità della 18enne americana. Inoltre, non manca mai l’eleganza unita all’originalità. Per questo US Open, il tocco d’eleganza è dato dal gonnellino a scacchi neri, leggero ed etereo nel tessuto, ma grintoso nella tinta e nella fantasia. Peccato, però, che, in questa occasione, la maglietta non sia all’altezza delle aspettative. Tanti elementi eterogenei messi insieme creano un mélange un po’ troppo chiassoso: le maniche bianche bucherellate, le fasce laterali rosse, disegni obliqui color lilla, verde chiaro e azzurrino che ricordano petali di fiori sullo sfondo a scacchi neri, i polsini gialli e la fascia per i capelli a scacchi neri e bianchi… Insomma, sono decisamente too much. Peccato. (Laura Guidobaldi)

Ajla Tomljanovic – Original Penguin

Per la prima volta in carriera, la dolce e graziosa Ajla ha raggiunto i quarti di finale allo US Open. E ha brillato non solo grazie al suo tennis ma anche per l’eleganza che ha sfoggiato in campo. Tomljanovic ha sempre e comunque un portamento aggraziato e il brand americano Original Penguin, con i dettagli dello stile per golfisti, realizza sempre completi di gran classe. E a lei stanno a pennello, proprio come il vestitino indossato a Flashing Meadows, raffinato e sbarazzino al tempo stesso, grazie all’eleganza del blu elettrico, vivacizzata quanto basta dalla fantasia bianca e rosa del corpetto e della gonna. Leggero, etereo e fresco, proprio come Ajla. (Laura Guidobaldi)

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Flash

US Open, l’edizione 2022 è da record anche sugli spalti

Le due settimane di main draw hanno fatto registrare 776.120 spettatori, mentre sono stati 888.044 includendo anche la Fan Week. Per lo US Open è record assoluto

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US Open 2022 - foto: twitter @usopen

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Il video-commento di Ubaldo che compare qui continua sul sito di Intesa Sanpaolo nella sezione “Sottorete” curata in collaborazione con Ubitennis, che potrete trovare al seguente link.

Clicca qui per guardare il video-commento completo di Ubaldo Scanagatta sulla finale maschile dello US Open 2022 sul sito di Intesa Sanpaolo

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Iga Swiatek e Carlos Alcaraz – 40 anni in due! – si sono aggiudicati l’ultima, recentissima edizione dello US Open 2022. Un torneo che certamente resterà indimenticabile per le tante storie proposte: Serena Williams ha definitivamente salutato il tennis e lo stesso Alcaraz ha vinto il suo primo Major in assoluto, diventando il più giovane n°1 del mondo nella storia del tennis.

Lo spagnolo, nella conferenza stampa dopo la finale, ha sostenuto più volte come l’aiuto del pubblico sia stato fondamentale per lui, che si è sentito amato e supportato fin dal primo giorno. Proprio sugli spalti lo US Open 2022 ha fatto registrare un altro record, diventando l’edizione con il numero di fan più elevato nella storia di questo torneo.

I precedenti primati, stabiliti nel 2019, erano di 737.872 spettatori per quel che riguarda le due settimane di main draw e di 853.227 tifosi allargando il conteggio alle tre settimane di US Open, includendo la Fan Week. Quest’anno entrambi sono stati sbriciolati: nell’arco delle due settimane è stato stabilito un nuovo record con 776.120 spettatori, mentre allargando il discorso alle tre settimane e alla Fan Week il conteggio sale a 888.044 tifosi. Va detto che il primato assoluto – tenendo conto esclusivamente delle due settimane in cui si disputano i tabelloni principali – appartiene all’Australian Open 2019, quando furono addirittura 796.435 i fan ad essere presenti sugli spalti.

Come se non bastasse, per la prima volta nei suoi 25 anni di storia l’Arthur Ashe Stadium è sempre andato sold out in tutte le sue sessioni, tanto pomeridiane quanto serali. Insomma, abbiamo assistito ad uno US Open storico sotto tutti i punti di vista.

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