Wimbledon, italiani: Fognini vince l’antipasto di Davis. Bene Vinci, fuori gli altri – Ubitennis

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Wimbledon, italiani: Fognini vince l’antipasto di Davis. Bene Vinci, fuori gli altri

Fabio Fognini avanza al secondo turno di Wimbledon superando Federico Delbonis. 6-3 al quinto rimontando uno svantaggio di 2 set a 1. Niente da fare invece per Francesca Schiavone che si arrende a Simona Halep per 6-1 6-1. Sara Errani crolla nella battaglia di nervi contro Alize Cornet, con cui aveva già avuto un alterco in passato, mentre Andreas Seppi cede con onore a Raonic

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[6] R. Vinci b. [LL] Y.Y. Duan 6-3 7-5 (da Londra, Roberto Salerno)

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Rimane in corsa Roberta Vinci grazie ad un’ottima partita giocata contro una cinese alta quasi due metri che ha mostrato dei colpi piatti che a volte erano di straordinaria efficacia. A volte però. La maggior parte dei casi infatti Ying-Ying Duan faceva una fatica enorme per controllare il colpo e a dirla tutta non ci riusciva proprio. Così a Roberta è bastata fare una partita accorta e attendere il momento giusto per assestare il colpo definitivo.

 

Nello stesso campo in cui tra ieri e oggi Fognini aveva regolato Delbonis, e infastidita da alcune folate di vento, magari non fortissimo ma poco piacevole, Roberta Vinci era la prima a perdere il servizio nel quarto game del primo set. Qui però cominciava un’altra partita con la cinese che cedeva immediatamente il vantaggio e perdeva completamente la misura del servizio. Roberta vinceva sei game di fila, quando la partita si riequilibrava quasi improvvisamente, grazie ad una ritrovata efficacia della prima di Ying-Ying. Anzi, la cinese teneva i propri servizi con discreta tranquillità ed era l’italiana a cominciare a soffrire. Al settimo game la Duan ha probabilmente gettato al vento l’ultima occasione. Sotto gli occhi di un tranquillo Cinà, che continuava a dire a Roberta di coprire il rovescio, la cinese si procurava una palla break, logica conseguenza di un gioco che si era fatto più regolare e al quale Roberta faceva fatica a trovare le contromisure. Ma, di nuovo, la conduzione della gara della cinese diventava scriteriata. Sulla palla break affondava un dritto in rete e nei due punti successivi sparacchiava un po’ a casaccio, tradendo forse anche qualche problema di mobilità, considerato il ritardo con cui arrivava sulla palla. Roberta riprendeva fiducia anche se pure il nono game andava ai vantaggi riusciva a chiuderlo con un ace. Nel game successivo Ying-Ying sentiva anche un po’ di tensione e mandava Roberta a match point, bravissima ad annullarlo con un dritto negli ultimi centimetri di campo. Ma nel dodicesimo game i mp che Roberta riusciva a procurarsi erano due, buono il secondo grazie ad un altro errore della cinese.

Non sembri tutto demerito della Duan, perché tatticamente Roberta è stata impeccabile e per lunghi tratti la sua avversaria non è riuscita a raccapezzarsi. Adesso per la Vinci ci sarà una tra Timea Babos e Coco Vandeweghe. Sull’erba poteva capitarle di meglio, ma pazienza.

 [6] M. Raonic b. A. Seppi 7-6(5) 6-4 6-2 (da Londra, Roberto Salerno)

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In buona sostanza la partita Raonic-Seppi è durata 3 minuti, quelli del primo game. Seppi si procurato una prima palla break grazie ad uno splendido lungolinea di rovescio, annullata da Raonic con una buona volée di dritto. E poi una seconda con una splendida risposta di rovescio. Qui Raonic ha messo tre prime e due ace e la partita è praticamente finita. Seppi non è mai più riuscito ad arrivare a 40 e Raonic ha tenuto8 dei suoi 14 servizi successivi a zero, inducendo il povero Seppi a trascinarsi nella frustrazione. Forse (forse) un’altra piccola occasione Andreas l’ha persa nel tiebreak, quando ha recuperato il minibreak ed è andato a servire sul 4 a 5. Purtroppo nel punto successivo Seppi ha perso campo e non è riuscito a tirare dall’altra parte un velenoso slice del canadese.

Il terzo set in particolare è sembrato proprio un urlo di ribellione di Andreas, che non è più riuscito a far un punto che uno sul servizio di Milos e che, ormai del tutto imbufalito, seppure con la buona educazione che gli è solita, ha sparacchiato una seconda senza senso sulla palla break del 5 a 2.

Considerazioni che possono sembrare un po’ ingenerose, soprattutto considerato il primo set giocato praticamente alla pari, ma davvero Seppi non è mai sembrato potesse far girare la partita.
In conferenza stampa Andreas non era neanche troppo avvilito a me piace ancora giocare a tennis, ma se giocassero tutti come lui avrei già smesso“, ha detto in modo persino serafico. Per fortuna adesso c’è la terra, si può giocare di più

A. Cornet b.[20] S. Errani 7-6(4) 7-5 (da Londra, Laura Guidobaldi)

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Niente da fare, Sara Errani e Alizé non andranno mai d’accordo. La francese ha vinto continuando però a stuzzicare Sara incitandosi con i “Vamos” e alimentando implicitamente la polemica del 2013, quando a Toronto si era esaltata proprio con un “Vamos”, provocando l’azzurra che, vivendo in Spagna, si incoraggia spesso in spagnolo e che poi le aveva risposto polemicamente “Why you say vamos!“. Ieri la transalpina ha reiterato nuovamente la provocazione pubblicando su Instagram un post con l’hastag #whyyousayvamos. Insomma, Alizé Cornet non solo interrompe la striscia negativa delle ultime quattro sconfitte consecutive contro Sara Errani su cinque scontri diretti – prevalendo sulla romagnola per 7-6 7-5 – ma, con la sua vittoria, manda fuori giri l’italiana che, all’uscita dal campo, si lamenta anche con la tifoseria francese.

Un primo set combattuto e una buona rimonta per Sara Errani poiché, dopo essere stata in svantaggio 1-4, raggiunge l’avversaria e annulla un set point sul 4-5. Passa poi in vantaggio 6-5. Tuttavia, alla fine non riesce a concludere e cede per 4 punti a 7 al tie-break. Ostica e coriacea la transalpina che sfodera in campo soluzioni profonde e angolate, cercando sempre i punti estremi del campo.

Nel secondo parziale, la francese ha ancora il vento in poppa, nonostante il vantaggio sul 2-0 da parte della romagnola. Sara infatti si fa rimontare da Alizé che poi allunga nuovamente il passo sul 4-3 e 5-3. Troppi gli errori della Errani che, però, resta attaccata all’avversaria e pareggia i conti sul 5-5. La Cornet non cessa di martellare da fondo l’avversaria, facendola spostare da una parte all’altra del campo e affondando i colpi appena possibile. Centrata, tonica e millimetrica, il match alla fine va alla nizzarda con lo score di 7-6 7-5.

Mi brucia davvero tanto la sconfitta oggi perché non giocavo così bene da tanto tempo. Ho lottato su tutti i punti, sono molto contenta della mia prestazione. Poi purtroppo la partita è girata male per me. Ma oggi la mia avversaria ha giocato in modo davvero fantastico. Brava lei.“. E sulla partecipazione in doppio all’Olimpiade di nuovo insieme alla Vinci ammette che “è sempre stato un grande sogno. Ne abbiamo parlato, sapevamo che ci tenevamo tanto entrambe, quindi abbiamo deciso di provarci“.

[5] S. Halep b. F. Schiavone 6-1, 6-1 (da Londra, AGF)

Stat Halep Schiavone

Malgrado giochino da parecchi anni nel circuito, tra Simona Halep e Francesca Schiavone c’era un solo precedente, datato 2013, sulla terra di Marrakesh; una partita disputata subito prima del cambio di marcia di Halep che l’avrebbe portata ai vertici della classifica mondiale; allora Schiavone era avanti nel ranking (numero 48 contro 58) e aveva vinto 6-3, 6-2. Ma tre anni dopo le gerarchie sono completamente differenti.

Halep vince il sorteggio e decide di rispondere. Già nel primo game si ha la sensazione di come potrebbe andare il match: quando lo scambio si svolge in modo lineare prevale Simona; quando Francesca riesce a inventare qualcosa, mischiando le carte (discese a rete, palle corte, variazioni di spin) ha più possibilità di avere la meglio. Ma la solidità complessiva di Halep è tale da consentirle di ottenere subito il break. La situazione si ripete nel secondo turno di servizio di Francesca, e così Halep sale 3-0 con due break di vantaggio. Ma uno lo cede subito dopo, quando infila tre gratuiti, ai quali si aggiunge una millimetrica palla corta di Schiavone: 3-1.
Simona però si riprende subito dopo il doppio margine di sicurezza, che consolida sul 5-1 al termine di un game da venti punti, in cui salva 3 palle break: è il momento più intenso del set, e sullo slancio del game vinto si aggiudica anche quello successivo per chiudere 6-1 in 33 minuti.

Tra un set e l’altro Schiavone prova a resettare la situazione chiedendo un toilet break, ma non riesce a invertire l’andamento del punteggio; sullo 0-1 cede ai vantaggi il servizio, consolidato da Simona: 3-0. Nel quarto game Schiavone reagisce, rifiuta di perdere nuovamente un game lottato (dopo un vincente lungolinea di dritto grida: ”Almeno un punto!”) e grazie anche a un serve&volley riuscito porta a casa il game: 3-1.

Sul 4-1 la partita si anima improvvisamente; non per quanto accade in campo, ma perché inizia a piovere: l’arbitro Kader Nouni lascia giocare, ed è la stessa Halep a risolvere la situazione vincendo 8 punti su 9 e chiudendo rapidamente la partita (66 minuti totali). Sul match point si concede anche di terminare con un passante no-look eseguito dopo uno scambio mosso da lei stessa sulla verticale grazie a una palla corta.

A Schiavone è mancata la solidità complessiva dei giorni migliori e ha sofferto anche di una certa lentezza negli spostamenti laterali durante le fasi contenimento. Ma si sa che Halep è maestra di geometrie ed è davvero dura quando costruisce lo scambio facendo muovere a destra e sinistra l’avversaria. Francesca ha comunque offerto la possibilità di vedere qualche soluzione del tennis da erba di altri tempi come gli attacchi in slice, il serve& volley e perfino un chip&charge con attacco in back di dritto.
Al prossimo turno Simona Halep troverà la semifinalista dell’ultimo Roland Garros Kiki Bertens.

In conferenza stampa Francesca Schiavone ha detto: “Oggi non ero certo in giornata come nel primo turno contro Sevastova. Da questo Wimbledon voglio ricordare soprattutto la mia prestazione in quel match”.
“Secondo me Halep può giocare meglio di quanto ha fatto oggi: direi che si è limitata a fare quanto necessario per battermi, ed è stata molto concreta a raccogliere i miei tanti regali.
Credo che il rovescio di Simona sia uno dei migliori rovesci del circuito in assoluto. E quando deve replicare alle traiettorie sfuggenti dei back avversari le riesce sempre senza problemi. E’ un colpo solidissimo.”
Infine sul valore dello Olimpiadi: “Non chiedetemi se sia meglio vincere il torneo Olimpico o uno Slam, ma di sicuro chi non capisce quanto significhi prendere parte ai Giochi rappresentando il proprio Paese non capisce l’essenza stessa dello sport”.

Questo il parere di Simona Halep: “Sono contenta per la partita di oggi. Schiavone mischiava le situazioni, a volte giocava soft, a volte spingeva. Ma io ero preparata per un match del genere e sapevo come avrei dovuto giocare”.
“Spero di poter disputare il match contro Bertens domani, ma vedremo come definranno il programma gli organizzatori”.

F. Fognini b. F. Delbonis 6-4 1-6 6-7(3) 6-2 6-3 (da Londra, Laura Guidobaldi)

Stat Fognini Delbonis

Prestazione di carattere di Fabio Fognini che, in un match dall’andamento altalenante e dopo aver subito alcuni cali nel corso del match, nonché il gioco spesso ordinato dell’avversario, alla fine prevale su Federico Delbonis con lo score di 6-4 1-6 6-7(3) 6-2 6-3 in quella che è stata un’anteprima di Coppa Davis tra Italia e Argentina. Il nostro Fabio Fognini e Federico Delbonis, insieme ai loro compagni di squadra infatti si sfideranno dal 15 al 17 luglio a Pesaro nel tie valido per i quarti della celebre competizione a squadre.

Un efficiente Fognini si impone 6-4 nel primo set, precedentemente interrotto per pioggia sull’1-1. Tonico e centrato, il ligure non ha difficoltà a sfoderare i suoi colpi migliori. Tuttavia, alla ripresa, nel secondo parziale il match assume un andamento diametralmente opposto, con Delbonis che sale in cattedra e sorprende un Fognini troppo distratto e falloso, chiudendo il set per 6-1.

L’incontro cambia nuovamente direzione all’inizio della terza frazione, poiché ora è ancora Fabio a condurre le danze, ritrovando le giuste misure e imponendo all’argentino il proprio tennis. Si ritrova così in testa 4-1. Ma ecco che piove di nuovo e il match viene definitivamente sospeso. Si riparte giovedì mattina. Ma il ritmo e la precisione di Fabio non sono più quelli del giorno prima. In una bella mattinata londinese, fresca ma pur sempre riscaldata dal sole che si fa largo tra le nubi, Delbonis pressa l’avversario, piazzando i propri colpi in modo ordinato ed efficace; in vantaggio 4-1, Fabio si fa raggiungere sul 4-4, avendo mancato la palla per il 5-2.

Nonostante il movimento del servizio a “singhiozzo”, Delbonis serve in modo profondo ed incisivo, per aprirsi poi il campo e prendere la rete. Fendenti puliti e millimetrici si alternano a smorzate e volé piazzate, un campionario che scardina il gioco del ligure che comincia a dare segnali di insofferenza. I numerosi tifosi italiani giunti ad acclamarlo non tardano a farsi sentire esortandolo con un “Calma calma Fabio!”.

Si va al tie-break, dominato dall’argentino per 7 punti a 3, affrontando la fase decisiva del set con il solito ordine e self control. Ma ecco che la partita cambia ancora direzione e, questa volta, è Federico a subire un calo e il gioco pressante dell’azzurro, che intasca rapidamente il quarto set per 6-2.

Si va al quinto.

E, come negli altri parziali, il filo conduttore assume connotati opposti ai precedenti. Delbonis allunga subito le distanze sul 3-0, cosa che lascia poco contento Fabio, che si lancia in un inelegante commento sulla sorella dell’avversario. Comunque, la situazione cambia ancora! Fabio non è ancora domo e, non solo lo raggiunge sul 3-3 ma gli strappa la battuta per salire 4-3 e servizio.  Comunque, poi Fognini è bravissimo a far muovere Federico, trovando gli angoli giusti e prendendo il largo sul 5-3. La prestazione dell’azzurro si conclude 6-4 1-6 6-7(3) 6-2 6-3. Ora per lui ci sarà l’ “erbivoro” doc Feliciano Lopez.

“Positivo aver vinto questo match” dice Fabio nelle dichiarazioni post match “sapevo che nel quinto set poteva accadere qualsiasi cosa e sono andato a prendermi i punti, cosa che lui ha fatto meno. È stato un periodo molto difficile per me dal punto di vista del tennis e del fisico, ma ora mi sto allenando bene, con molta voglia. Nella seconda metà della stagione sarà un periodo intenso e le Olimpiadi prenderanno molta energia. Poi dovrò prendere delle decisioni riguardo al calendario; dovrò giocare molto dopo essere stato assente a causa degli infortuni. Paura di Zika a Rio? Che devo fare, passerò in farmacia per gli antizanzare prima di andarci (ride)”.

 Risultati:

F. Fognini b. F. Delbonis 6-4 1-6 6-7(3) 6-2 6-3
[6] R. Vinci b. [LL] Y.Y. Duan 6-3 7-5
[5] S. Halep b. F. Schiavone 6-1 6-1
A. Cornet b.[20] S. Errani 7-6(4) 7-5 
[6] M. Raonic b. A. Seppi 7-6(5) 6-4 6-2

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Djokovic rinasce a Wimbledon

LONDRA – Anderson acciaccato battuto in tre set (ha avuto cinque set point nel terzo). Quarto trionfo a Londra, tredicesimo Slam in carriera. Tornerà numero 10 ATP

Luca Baldissera

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[12] N. Djokovic b. [8] K. Anderson 6-2 6-2 7-6(3) (da Londra, il nostro inviato)

Quarto titolo ai Championships, tredicesimo Slam, ritorno in top 10 (proprio alla decima posizione), altro che “non so se giocherò la stagione su erba“, come disse dopo essere stato sconfitto da Marco Cecchinato ai quarti del Roland Garros. Il gran torneo di Novak Djokovic, con il capolavoro del successo in cinque set su Rafa Nadal nella semifinale divisa in due parti, gli ha consegnato, come regalo e premio, una finale che è stata una passerella per due set, e una lotta solo nel terzo. Il povero Kevin Anderson, alla seconda sconfitta nell’atto conclusivo di un Major dopo lo US Open 2017 (perse da Nadal), non è riuscito a muoversi al 100% in campo, come ampiamente prevedibile dopo le tremende maratone (4 ore e un quarto contro Federer, 6 ore e mezza contro Isner) che ha eroicamente vinto per conquistarsi questa partita.

 

SPIETATO NOLE – Fin dall’inizio, e qualche maligno in tribuna stampa dice fin dal palleggio di riscaldamento, si vede chiaramente che Anderson è menomato nei movimenti, in particolare pare avere difficoltà ad affondare con efficacia gli appoggi. Voci dal clan sudafricano, ufficiose, sostenevano che il problema maggiore fossero vesciche sotto i piedi, oltre agli ovvi indolenzimenti muscolari assortiti. Sia come sia, il primo set scappa rapidamente in favore di Djokovic, che brekka al primo e al quinto game, per poi chiudere 6-2. A parte qualche sprazzo come alcuni servizi vincenti, e un paio di buone accelerazioni da fondo qua e là, Kevin non sembra davvero in grado di difendere le sue possibilità. Anderson si fa massaggiare il braccio al cambio campo, ma in effetti è l’unica cosa che gli viaggia fluida.

È stata dura recuperare dopo le semifinali, venerdì non ho praticamente dormito, sabato è andata meglio, ma alla fine la partita non è stata condizionata da questo, quanto dal fatto che non sono riuscito a giocare il mio miglior tennis“, si schermisce con grande signorilità Kevin. “Ero nervoso all’inizio, dopo mi sono sentito molto meglio“.

Giustamente, Nole non si fa intenerire, palleggia solido senza esagerare, si concentra a mettere in campo più risposte possibili, e questo gli è più che sufficiente. Il pubblico mormora, e cerca di incoraggiare Anderson con autentiche ovazioni ogni qualvolta Kevin piazza un vincente, ma non c’è nulla da fare. Frastornato, il sudafricano commette anche diversi doppi falli, oltre a fallire accelerazioni di dritto che di solito non sbaglia mai. Due break subiti anche nel secondo parziale per lui, e solo un sussulto, con palla per recuperarne uno, sul 2-5 con Nole al servizio per il secondo set: Anderson è sotto il proverbiale treno, 6-2 6-2 Djokovic. Era la prima palla break mai ottenuta da Kevin in una finale Slam, non ne aveva avute nè contro Nadal a New York, nè ovviamente contro il serbo finora. Non è passata nemmeno un’ora e un quarto, sto immaginando il disappunto dei tanti che, mesi e mesi fa, hanno pagato anche migliaia di sterline per un posto sul Centre Court oggi.

CONCLUSIONE TESA – Il match prosegue, e colpo dopo colpo è sempre evidente la difficoltà di Anderson ad affondare gli appoggi. Può essere che in effetti il problema di vesciche sia davvero quello che lo limita maggiormente. Il suo orgoglio nel rifiutarsi di mollare, facendo il pugnetto a ogni punto conquistato, è assolutamente ammirevole. Gli applausi quando sale 4-3 nel terzo set, tenendo il quarto servizio, sono assordanti, quando Hawk-Eye dà torto a Djokovic poco dopo su un dritto di Kevin ancora di più, e quando arriva addirittura la seconda palla break per Anderson nel match si rischia la standing ovation. La cosa, chiaramente, non infastidisce minimamente Nole, che piazza due servizi vincenti, va 4-4, ed esulta pure lui, quasi contento di aver avuto finalmente una scusa per farlo. Forse in questa fase finale del set Djokovic potrebbe stare accusando un minimo di emozione, vedendo il traguardo tanto vicino, due doppi falli commessi nel decimo game ne sono un sintomo. E rischiano di costargli cari, perché regalano un set-point a Kevin, annullato con un bello scambio in pressione, con tanto di riga esterna presa. Ne arriva incredibilmente un terzo, di doppio errore, il sole che ora punta dritto negli occhi del serbo sicuramente è una concausa, ricordiamo che gioca con le lenti a contatto. Nole annulla senza problemi anche questo secondo set-point, e pareggia 5-5, sinceramente queste sue difficoltà sono giunte inaspettate, anche perchè se le è procurate da solo.

Mi sentivo benissimo i primi due set, poi lui è salito tanto nel terzo, è stato il giocatore migliore in quella fase, ma io ho creduto in me stessospiega Novak alla ESPN subito dopo il match. “Più vinci, più fiducia puoi avere, fiducia su cui contare“.

Bravo, bravissimo Kevin a stare lì, adesso sta servendo bene, mentre Djokovic accenna qualche movimento di stretching. Tiene a zero la battuta il sudafricano, garantendosi il tie-break (con Nole ne ha vinti 3 su 3 in passato). Ma i problemi del serbo continuano, va sotto 0-30, poi 15-40 sbagliando un dritto, e sono altri due set-point per Anderson. Fallisce il primo, bel dritto di Djokovic sul secondo, poi ancora gran pressione di Kevin e ne arriva un terzo, totale 5 nel set. Gli scappa lunga la risposta, però, e poco dopo si arriva al tie-break. Il nervosismo che all’improvviso sta attanagliando Nole si capisce anche dai diversi gesti, anche polemici, che rivolge verso il box giocatori, non si capisce se rivolto al suo clan o agli accompagnatori di Anderson. Siamo a 2 ore e 10 di parita, questo terzo set lottato sta salvando il pomeriggio. Ritrova concentrazione ed efficacia Djokovic, allunga sul 5-2, e chiude senza altri affanni per 7-3. Applausi e un bell’abbraccio per Anderson, che più di così non poteva fare, cuori mandati al pubblico per Nole, che si scrolla di dosso un periodo da incubo durato due anni.

“Durante gli ultimi due anni ho cercato di tenere un diario, per capire tutto quello che stavo attraversando. Ragazzi, se ne ho avuti, di alti e bassi! Ma è la vita, sono cose che succedono. Io ho cercato di migliorare e ritrovare il mio gioco, e questo è un grande, grande risultato. Mio figlio, voglio passare più tempo possibile con lui, parlandogli delle lezioni e delle esperienze che ho avuto nella mia vita. Ma c’è anche tanto che posso imparare da lui, è come fosse anche un mio maestro e un mio amico. Vederlo qui, con me, ora, è meraviglioso.
Tra quelli che hanno vinto 4 o più Wimbledon (Laver 4, Borg 5, Sampras 7, Federer 8), beh, forse quello a cui ho sempre guardato è Sampras, per me era un idolo. E ora gli sono arrivato vicino come numero di titoli Slam, è incredibile!

13 Slam sono tanta roba, 4 Wimbledon lo pongono sopra a gente del calibro di Boris Becker e John McEnroe (entrambi a 3 titoli qui). Bentornato, campione.

(in aggiornamento)

Il tabellone maschile

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Djokovic a un passo dal poker. Nessuna speranza per Anderson?

Focus tecnico day 13, la finale. Djokovic è dato per favorito quasi all’unanimità. Sarebbe il quarto titolo qui. Ma Anderson ha già sorpreso tutti, più di una volta. Potrebbe farlo, incredibilmente, ancora? E come?

Luca Baldissera

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dal nostro inviato a Londra

Ne resterà soltanto uno: ogni volta che si arriva alla finale del torneo più prestigioso al mondo non può non venire in mente la “tagline” di uno degli spot televisivi promozionali di Wimbledon più riusciti di sempre, prodotto tanti anni fa da Tele+2, ispirato al film “Highlander” e accompagnato in sottofondo dalla splendida “Who wants to live forever” dei Queen. Ci siamo: dopo uno svolgimento a dir poco travagliato anche il tabellone maschile è arrivato alla fine, manca solo l’ultima partita. Novak Djokovic ha battuto in 5 set Rafa Nadal nella seconda semifinale, ripresa ieri, e ha raggiunto Kevin Anderson nell’atto conclusivo. Tanti problemi organizzativi, con la finale delle ragazze (a proposito, che brava Angelique Kerber!) iniziata in ritardo di oltre due ore, qualche polemica al riguardo e, ironicamente, rimane da fare una riflessione: se quel benedetto passante di rovescio fallito da Roger Federer mercoledì fosse stato vincente nulla di tutto questo sarebbe successo.

E sarebbe stato un peccato, sinceramente (scusa, Roger). Niente partita incredibile 26-24 al quinto tra Anderson e Isner, prima di tutto. Chissà come sarebbe finita, poi, Djokovic-Nadal se fosse stata regolarmente giocata tutta il venerdì con il tetto aperto; e ovviamente nessun problema con gli orari della finale femminile. Insomma, quel match point fallito dallo svizzero ha messo in moto una catena di eventi non di poco significato. Che, personalmente, ritengo abbiano reso le fasi finali del torneo molto divertenti, quindi va benissimo così. Cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio tra Kevin Anderson e Novak Djokovic, quindi? Proviamo a capirlo insieme.

 

Novak Djokovic – Kevin Anderson (ore 15 italiane, centrale, precedenti 5-1 Djokovic)

Tutto farebbe propendere per un pronostico in favore del buon vecchio Nole. L’ovvia caratura del fuoriclasse che il serbo è, i precedenti (2 vinti dal “Djoker” proprio qui a Wimbledon, nel 2011 63 64 62, lottata fino al quinto set nel 2015, 67 67 61 64 75), e soprattutto l’evidenza del fatto che, con gran piacere, possiamo finalmente dire che Djokovic è tornato. Ma proprio quel secondo precedente, non dimentichiamolo, si riferisce all’anno forse migliore di Djokovic, il famoso 2015, mentre tre anni fa Anderson non era certo a questi livelli. Nonostante questo, Nole andò a un passo dalla sconfitta, dopo essere stato sotto 2 set a zero, annullò due palle break nel quarto game del quinto set. In tutta quella formidabile stagione, Djokovic perse solo sei partite (una con Karlovic, una con Wawrinka, una con Murray e 3 con Federer, ci mancò poco quindi che Anderson fosse la settima). L’unica vittoria di Anderson contro Djokovic è datata 2008, a Miami, 6-4 al terzo, sono oltre 10 anni fa. Interessante il dettaglio che hanno giocato te tie-break in 6 partite, e li ha vinti tutti Anderson. Non è quel RoboNole, non lo sarà più, ma a noi va benissimo anche l’ottimo “NormoNole” che stiamo vedendo a Londra, sinceramente dopo il triste spettacolo offerto a marzo negli USA ci eravamo veramente preoccupati per lui. Aveva ragione da vendere Rafa Nadal, altrochè, quando prima della sua semifinale contro il rivale di 52 sfide disse, ripetutamente, che lui aveva ben osservato Djokovic, e che lo riteneva assolutamente rientrato a un livello altissimo.

Affronterà quello che io ritengo il personaggio del torneo, di gran lunga. Ciò che è stato capace di fare tra quarti e semifinale Kevin Anderson è né più né meno che straordinario. Battere Federer su questi campi, e in che modo poi, annullando match-point, rimontando da due set a zero sotto, e vincendo 13-11 al quinto, è impresa fuori dal comune di per sé. Ripetersi due giorni dopo, quando tutti (io per primo) lo davano per spacciato data la fatica fisica e mentale accumulata contro lo svizzero, risalendo da due set a uno di svantaggio con John Isner, per poi prevalere in una maratona da record finita addirittura 26 a 24 nel set decisivo, dopo 6 ore e 36 minuti di terrificante battaglia con i servizi, è fuori dal mondo. Sarebbe una sorta di favola sportiva a lieto fine come se ne sono viste poche, se Kevin trionfasse anche oggi, ma potrebbe esserlo anche il coronamento della rinascita di Nole; la speranza, come sempre, è di avere un match appassionante.

Kevin Anderson – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dal punto di vista tecnico, poco da fare, va assolutamente considerata come determinante la condizione fisica di Anderson. È pressoché impossibile che il sudafricano si presenti in campo avendo recuperato la forma al 100%, ma alla fin fine questo renderà estremamente semplici le sue scelte tattiche, che già di per sé non sono poi tante anche quando sta benissimo. Avrà di fronte una macchina da fondocampo in grado di stritolarlo nel palleggio ogni qualvolta dovesse trovarsi invischiato in uno scambio lungo. Molto buono con il dritto, Kevin a volte si perde un po’ dal lato del rovescio, che come esecuzione in sé è ottimo, ma sulle palle basse gli capita di giocarlo con la schiena e le spalle un po’ rigidi, senza la giusta rotazione del busto. Comprensibile, data l’altezza. In realtà, guardando le stats totali nel torneo del sudafricano, troviamo un dato sorprendente, ovvero un grande equilibrio nel rendimento anche nei “long rallies“. Negli scambi brevi, il suo prediletto “bum bum”, durati tra 0 e 4 colpi, ha uno score di 826 punti vinti, 718 persi, un bel +108, e questo era prevedibile. Tra 5 e 8 colpi, 143 vinti, 141 persi, oltre i 9 colpi, 41 vinti, 40 persi. Questi ultimi due dati sono notevolissimi vista la tipologia di giocatore, e spiegano bene la spettacolare cavalcata che l’ha portato in finale, sovvertendo tanti pronostici (i miei per primi, bravo e basta Kevin!).

Insomma, non è che finora abbia proprio sofferto tanto anche quando è stato costretto a battagliare con dritto e rovescio. Ma finora non aveva incontrato il grande Djokovic, in crescendo, che abbiamo ammirato qui. A mio avviso, l’unica opzione che potrebbe permettere al “re dei match a oltranza” di avere concrete chance di farcela sarà interpretare la partita, fin dall’inizio, proprio come se si trattasse di un “long set” dal 5 pari in poi. Ovvero, attenzione e determinazione feroci sempre, sempre, nella difesa del proprio turno di battuta, come se anche sul 2-2 ne andasse dell’intero set o match. Ha dimostrato di saperlo fare eccezionalmente bene pure da sfinito, ricordiamo che è andato alla battuta per salvare la partita ben 8 volte contro Federer e 20 contro Isner. Se riuscirà a blindare con successo i suoi game di servizio anche oggi, magari prima o poi uno spiraglio in risposta potrebbe trovarlo, piazzare un paio di pallate, e poi chissà.

Djokovic, rispetto al mostro da Slam ammirato fino a un paio di anni fa, sembra meno potente in senso stretto (la palla banalmente gli viaggia a qualche kmh di meno, sia di dritto che di rovescio), e anche meno pesante nel palleggio, ma è molto manovriero, e usa alla grandissima le combinazioni con gli angoli stretti. Ai “bei tempi” Nole era in grado, quando voleva, di risolvere qualsiasi scambio con un paio di manate lungolinea, variazione di cui aveva controllo assoluto, e che eseguiva con violenza devastante. Gliene stiamo vedendo fare molti di meno, di quei traccianti imprendibili a chiudere, ma in cambio, abbiamo un giocatore che si apre il campo e ne sfrutta le geometrie in modo esemplare. Contro Nadal è stata una partita a scacchi, giocata alla ricerca di ogni spiraglio e spazio possibili, tra due che il terreno di gioco lo coprono come quasi nessun altro. Il “Djoker” ne è uscito con grande intelligenza tattica, più che prevalendo sul piano tecnico (in effetti, qualche esecuzione, soprattutto in avanzamento, l’ha sbagliata, ma ha compensato con una buonissima prestazione al servizio).

Novak Djokovic – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dal punto di vista fisico, certamente giocare per oltre due ore ieri per concludere la semifinale è un inconveniente, più che dal punto di vista atletico (nei Masters 1000 si gioca 2-3 ore ogni giorno senza problemi), dal punto di vista della fatica mentale. Ma fare 3 ore un giorno, e 2 ore il successivo, non è minimamente paragonabile al farne 6 e mezza di fila. Però il “day off” di riposo in più aiuta tanto. Per concludere, direi che possiamo affidarci alle parole dei giocatori stessi, che secondo me vanno ascoltati con molta attenzione quando fanno certe valutazioni. Rafa, dichiarando che Nole era ormai tornato fortissimo, ci aveva preso in pieno, provandolo tra l’altro sulla propria pelle. Djokovic, sull’argomento stanchezza, relativamente ad Anderson, ha detto che certamente Kevin era stato costretto a due maratone di fila, la seconda pazzesca, ma che alla fine di due settimane Slam un giorno di riposo è fondamentale, e lui a differenza del sudafricano non lo ha avuto. Per cui, fatte le somme, Nole dice che a suo avviso si presenteranno in campo più o meno pari come condizione generale, e che sarà il tennis a fare la differenza. Speriamo che abbia ragione, e che non sia pretattica. Buona finale a tutti.

I precedenti tra i due finalisti:
2015 Wimbledon Novak Djokovic 67(6) 67(6) 61 64 75
2012 Indian Wells Novak Djokovic 62 63
2011 Wimbledon Novak Djokovic 63 64 62
2011 Madrid Novak Djokovic 63 64
2011 Miami Novak Djokovic 64 62
2008 Miami Kevin Anderson 76(1) 36 64

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Wimbledon

Angie Kerber regina di Wimbledon, Serena battuta senza appello

LONDRA – Terzo Slam in carriera per Angelique Kerber: “E’ il torneo che sognavo di vincere sin da ragazzina”. Serena Williams si aggrappa senza successo al servizio, rinviato l’aggancio ai 24 Slam di Smith-Court. La tedesca rientra tra le prime 5 del mondo

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[11] A. Kerber b. [25] S. Williams 6-3 6-3 (dal Londra, il nostro inviato)

Angelique Kerber vince il suo terzo Slam in carriera e con questo successo a Wimbledon si porta a un solo passo dal “Career Grand Slam”, visto che ha già in bacheca Australian e US Open. Dopo le vittorie sul cemento, Kerber conquista il Major su erba; ora per completare la collezione le rimane la terra battuta del Roland Garros.

 

La partita inizia ampiamente in ritardo, dopo che si è concluso il proseguimento della semifinale tra Djokovic e Nadal. La finale era programmata per le 14.00, ma si giocano i primi punti dopo le 16.15. Giustamente gli organizzatori hanno anche lasciato trenta minuti fra i due match, in modo da far recuperare anche il pubblico dalle emozioni vissute, ed evitare un inizio di finale con spettatori distratti. La giornata è di sole, ma le nuvole vanno crescendo. 25 gradi di temperatura nel momento in cui si inizia a giocare. Vento quasi assente: difficile pretendere di meglio per giocare a tennis.

Serena apre al servizio, sale 30-0 ma poi Kerber comincia a rispondere ed entrare nello scambio: e in questo modo conquista i quattro punti successivi. Break in apertura e partita in salita per Serena. Forse la sette volte campionessa di Wimbledon non ha mai scambiato così tanto in tutto il torneo come nei primi game con Kerber. Sul 2-1 Kerber però Angelique ha un passaggio a vuoto: un paio di servizi troppo attaccabili, un gratuito davvero evitabile e uno scambio vinto da Serena dopo un dritto in allungo difensivo rimettono le cose in parità: 2-2.

L’aspetto interessante del match è che Serena, che conosce alla perfezione la sua avversaria, quando è in difficoltà va immediatamente a coprire il proprio angolo destro (quello preferito da Kerber per ottenere vincenti); ma Angelique attende giusto la frazione di secondo necessaria per indirizzare la palla nell’altra direzione, con un tipo di contropiede che è quasi più frutto delle partite precedenti che dello scambio in gioco. Sono le situazioni che si verificano quando si affrontano tenniste che ormai si conoscono a memoria.

Sul 3-3 Williams si complica la vita: con la zavorra di due doppi falli consecutivi non riesce a risalire da 0-40; le è fatale un recupero leggermente lungo sulla tipica accelerazione di dritto lungolinea di Kerber. Secondo break subito nel set. Kerber consolida tenendo la battuta: 5-3. Che Angelique non sia un’avversaria facile lo si capisce da un paio di scambi in cui Serena ha prodotto accelerazioni che contro le giocatrici dei turni precedenti non sarebbero tornate indietro, e che invece Kerber non solo recupera, ma rimanda nell’ultimo metro di campo. Sul 3-5 Serena serve per stare nel set ma di nuovo non riesce a costruirsi situazioni di sufficiente vantaggio con la battuta. E quando si entra nello scambio sono troppi gli errori che commette: terzo break subìto nel set e primo parziale per Kerber: 6-3 in 31 minuti.

Secondo set. Ha cominciato ad alzarsi un po’ il vento: nulla di straordinario, ma qualche folata potrebbe incidere sullo sviluppo del gioco. Serena sembra avere deciso di rispondere più aggressivamente al servizio della sua avversaria, per provare a smuovere una situazione in cui sembra soccombere. Ma Kerber è rapidissima in uscita dal servizio e riesce, almeno per il momento, a gestire la maggiore velocità delle risposte di Williams. I primi cinque game seguono l’ordine dei servizio, senza nemmeno palle break.
Sesto game: la qualità di gioco si alza. Serena al servizio non punge, ma prova comunque a spingere di più nel palleggio. Kerber però vince un paio di scambi grazie a recuperi prodigiosi: 15-40. Williams si salva con la battuta sul primo break point, ma non sul secondo: ancora decisivo il dritto lungolinea di Angelique. Primo break del set. Kerber consolida sul 5-2, a un solo game dal titolo. Serena sente di essere in difficoltà e alterna ottimi colpi a errori di misura determinati dall’evidente desiderio di strafare.
Il problema si ripete quando Kerber va a servire per il match sul 5-3: sul 15-0 Williams manda lunga una volèe elementare, che permette ad Angelique di giocarsi il game più importante della sua stagione con un vantaggio di due quindici: 30-0. Williams è spalle al muro e per fare un punto deve accettare un lungo scambio e poi inventarsi un drop-shot perfetto come conclusione. Una risposta negli ultimi centimetri di campo riporta tutto in parità: 30-30. Ma Kerber si procura comunque il match point con il fedele dritto lungolinea. E poi le basta una buona battuta per concludere tutto: la risposta di Williams in rete decreta la vincitrice. 6-3 in 34 minuti (65 totali).

Alla fine del match Serena non aspetta la sua avversaria a rete per la stretta di mano: si dirige direttamente nel campo opposto per un lungo abbraccio. A conferma che dopo 23 Slam vinti non ha solo imparato a vincere ma anche a perdere, e di saperlo fare con classe.
Angelique Kerber ha battuto di nuovo Serena Williams dopo Melbourne 2016,  e diventa così la seconda giocatrice dopo Venus Williams (US Open 2001, Wimbledon 2008) in grado di sconfiggere per due volte Serena in una finale Slam (Australian Open 2016, Wimbledon 2018).  A distanza di 22 anni dall’ultimo successo di Steffi Graf, il tennis tedesco femminile torna a vincere a Wimbledon.

Statistiche:
Ace/doppi falli: Kerber 1/1, Williams 4/2
Vincenti/errori non forzati: Kerber 11/5, Williams 23/24
Scambi 0-4 colpi: Kerber 40, Williams 30
Scambi 5-8 colpi: Kerber 11, Williams 12
Scambi +9 colpi: Kerber 5, Williams 3
Punti a rete giocati/vinti: Kerber 6/2, Williams 24/12

Il tabellone femminile

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