Come stanno andando gli under 21? Parte III

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Come stanno andando gli under 21? Parte III

Terzo episodio della panoramica sugli Under 21: Nick Kyrgios a caccia di Pokèmon e allenatore, Alexander Zverev non è un robot. Borna Coric eroe di Coppa Davis, Kyle Edmund splende a New York

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Come stanno andando gli Under 21? Parte I

Come stanno andando gli Under 21? Parte II

Mentre i potenti del tennis pensano a dar loro una mano con un masterino di fine anno che si potrebbe svolgere a Milano (più probabilmente dal 2017), gli Under 21 anche quest’estate hanno sgomitato contro avversari ben più navigati di loro. Qualcuno ha brillato e potrà guardare con fiducia ad un finale di stagione più tranquillo ma, allo stesso tempo, ricco di opportunità in piccoli tornei tra l’Asia e le arene del vecchio continente. Altri hanno raccolto poco e vedono le loro chance di fare l’exploit assottigliarsi sempre di più.

 

Nick Kyrgios

L’estate nordamericana del 21enne di Canberra si è aperta con la pessima sconfitta al primo turno del Masters 1000 di Toronto contro il promettentissimo 17enne canadese Denis Shapovalov. Il suo tennis è tornato però immediatamente al livello delle sue qualità di cacciatore di Pokèmon la settimana successiva ad Atlanta dove, anche sfruttando un tabellone condizionato dalla compresenza con i Giochi Olimpici, ha conquistato il suo secondo titolo a livello ATP. A Cincinnati Kyrgios è però uscito sconfitto al tiebreak del terzo set dalla battaglia di secondo turno con un Coric versione deluxe. A Flushing Meadows ci si è messa la cattiva sorte a fermarlo. L’esuberante aussie si è infatti ritirato al terzo turno contro l’ucraino Ilya Marchenko per un problema all’anca. Si è chiuso così un anno molto deludente per lui negli Slam, senza alcun quarto di finale. Quantomeno Kyrgios ha recuperato prontamente dall’infortunio e ha fatto il suo dovere in Davis contro la Slovacchia. Nell’ultima parte di stagione avrà pochi punti da difendere e dunque potrebbe ancora migliorare la sua 15esima posizione, che, quantomeno lo esenta da sorteggi pericolosi nei primi turno dei Major. Ma la testa è già a Melbourne e, finalmente, pare anche alla ricerca di un allenatore.

Alexander Zverev

La crescita impetuosa del tedesco, n.27 del ranking ATP, ha subìto una brusca battuta d’arresto in questi mesi. Dopo un inizio incoraggiante con la semifinale a Washington, Sasha è uscito immediatamente nel Master 1000 canadese, eliminato in due set dal veterano di Taipei Yen Hsun Lu. Forse su consiglio di papà Alexander sr., Zverev si è preso una pausa per tirare il fiato nella sua prima vera stagione a tempo pieno sul tour maggiore (vale la pena ricordarlo), sacrificando come molti altri suoi colleghi le Olimpiadi di Rio. Il break non ha tuttavia dato i frutti sperati e a Cincinnati il classe 1997 nato ad Amburgo ha rimediato probabilmente la sua peggior sconfitta stagionale contro il giapponese Sugita. Non è andata molto meglio agli US Open dove è stato travolto dal tennis offensivo del britannico Evans. La frenata nei risultati e nell’evoluzione tecnica è fisiologica ma viene anche spontaneo domandarsi: non è che forse con le sue ampie aperture e una posizione in campo (ancora) un po’ arretrata il tennis di Zverev sia più adatto alla terra battuta?

Borna Coric

Dopo una primavera a dir poco avara di soddisfazioni, il 19enne croato si è parzialmente rifatto con il ritorno sul cemento, chiaramente la sua superficie preferita, risalendo una decina di posizioni in classifica. Dopo Wimbledon, Borna ha subito sorvolato l’oceano per il tie di Davis contro gli Stati Uniti. A Portland, il nativo di Zagabria ha confermato di sentire molto questa competizione battendo nel quinto e decisivo rubber Jack Sock, con una splendida prestazione. Successivamente sono arrivate tre eliminazioni premature ma onorevoli contro Monfils a Washington, Berdych in Canada e Simon alle Olimpiadi. Coric si è però rifatto a Cincinnati dove, dopo la suddetta vittoria contro Kyrgios, ha battuto anche uno stanchissimo Nadal, prima di inchinarsi al connazionale Cilic. A Flushing Meadows si è tuttavia ritirato all’inizio del suo match d’esordio contro Lopez. Il problema è stato di lieve entità visto che Borna è sceso in campo a Zara per la semifinale di Davis contro la Francia, dove però ha perso il suo singolare contro Gasquet.

Taylor Fritz

Onestamente ci si aspettava qualcosa in più dal 18enne californiano in questa estate sul cemento di casa. Tra luglio e settembre infatti Fritz ha raccolto solamente 4 vittorie in 6 tornei tutti sul suolo statunitense. Peraltro i suoi successi sono arrivati con avversari tutt’altro che trascendentali come l’israeliano Sela e i connazionali Smith (Austin di nome, senza ranking), Tiafoe e Fratangelo. Da notare come a Washington il ragazzo di Rancho Santa Fe si sia fatto demolire da Zverev in un derby tra classe 1997. Il bicchiere mezzo pieno è che non aveva ancora punti da difendere (ora ricopre la posizione n.58 in classifica) e fa ben sperare il carattere dimostrato nel primo turno di Flushing Meadows, quando ha rimontato due set di svantaggio a Sock per poi crollare al quinto.

Kyle Edmund e Yoshihito Nishioka

Con le debite proporzioni il potente britannico e il minuto giapponese, accomunati dall’anno di nascita (1995), hanno fatto notevoli progressi di recente.
All’indomani della deludente eliminazione al primo turno dei Championships, il giovane Edmund si è ritrovato, causa rinuncia di Murray, primo singolarista della Gran Bretagna nella trasferta di Davis contro la Serbia sulla terra di Belgrado. Il peso delle responsabilità non ha affatto travolto ma anzi stimolato Kyle che ha steso in 3 set prima Tipsarevic e poi Lajovic. Le nette vittorie di Davis hanno però pesato fisicamente e psicologicamente sul ragazzo dello Yorkshire che tra Olimpiadi e tornei di avvicinamento agli US Open ha rimediato inaspettate sconfitte. Ma Kyle ha dimostrato di galvanizzarsi nelle grandi occasioni e infatti a New York si è issato fino al quarto turno superando due avversari come Richard Gasquet e John Isner, prima di inchinarsi a Djokovic. Questa cavalcata gli è valsa 30 posizioni in classifica e al momento è n.54 del ranking. Del ragazzo impressiona dunque la capacità di innalzare il proprio tennis nei grandi eventi, indice di grande personalità, oltre ai colpi pesanti come macigni, nonostante l’impugnatura estrema.
Ed è andato bene anche Nishioka che subito dopo Wimbledon è volato negli USA, dove ha vinto un Challenger a Winnetka e fatto semifinale in un altro a Winnipeg, prima di ottenere brillantemente la sua prima semifinale ATP ad Atlanta, dove ha persino portato al terzo un nervoso Kyrgios. Questo risultato lo ha catapultato per la prima volta nei primi 100. Rimarchevole anche la vittoria casalinga in Coppa Davis contro l’ucraino Marchenko. Saremo un po’ cattivi ma noi anche solo un Nishioka al momento non lo abbiamo nella penisola.

I russi: Karen Khachanov, Danil Medvedev e Andrey Rublev

Usciamo dalla Top 100 e andiamo a vedere come si sono comportati i talenti russi. Khachanov prosegue il suo lento ma inesorabile percorso di crescita sotto la guida del coach spagnolo Galo Blanco. Dopo Wimbledon, il moscovita è tornato sulla terra battuta continentale raccogliendo probabilmente meno di quel che ci si aspettava tra Challenger e tornei 250. Da sottolineare solamente la vittoria su Kohlschreiber a Kitzbuhel. Successivamente però a Flushing Meadows ha superato bene la qualificazioni e, dopo aver battuto anche il nostro Fabbiano, ha fatto letteralmente partita pari con Nishikori, perdendo al quarto ma stupendo per solidità e forza fisica. A San Pietrourgo, omaggiato di una wild card, è uscito sconfitto da una equilibrata sfida dell’avvenire con Zverev.
Non è una notizia che Rublev continui a non imporsi e che, per colpa di cattivi risultati, sia ancora fermo oltre la 200esima posizioni. È una notizia invece che sia stato superato nelle gerarchie sovietiche anche da Daniil Medvedev, che, come Khachanov, sfiora i due metri d’altezza ed è nato nel 1996. Dall’inizio della stagione Medvedev ha scalato quasi 200 posizioni mondiali e anche grazie a risultati come la finale nel Challenger di Portoroz e il successo in quello di St. Remy en Provence si trova oggi n.144. La Russia dunque si candida seriamente ad essere una potenza del tennis nel prossimo futuro.

Gli altri americani

Poteva essere l’estate della svolta per diversi teenager americani: opportunità di giocare in tornei del circuito maggiore con un field condizionato dall’ingolfamento del calendario estivo, sulla propria superficie preferita e di fronte al pubblico amico. Alcuni l’hanno sfruttata mentre altri meno.
Chi l’ha sfruttata ottimamente è stato Jared Donaldson, ora n.96 del ranking ATP, probabilmente il più maturo tra i talenti a stelle e strisce, persino più di Fritz. Al Master 1000 di Toronto in particolare, dopo aver passato le qualificazioni, il 19enne del Rhode Island, seguito da Taylor Dent, ha sorpreso un Fognini reduce dalla trasferta di Davis, con il suo tennis lineare e di ritmo da fondocampo. Agli US Open Donaldson ha colto un risultato ancora più prestigioso, estromettendo dal torneo al primo turno la testa di serie n.12 David Goffin. Rimangono dubbi sul suo margine di miglioramento visto che sembra un giocatore fin troppo completo pur non sapendo eccellere in nulla. Intanto però il duro lavoro sta dando i suoi frutti.
Promosso tutto sommato anche Frances Tiafoe che, dopo aver fatto faville nei Challenger USA, si è fatto rimontare due set di svantaggio da Isner al primo turno di Flushing Meadows, finendo l’incontro addirittura in lacrime. A realizzare quello che dall’altra parte dell’oceano chiamano breakthrough è stato tuttavia Reilly Opelka, vincitore di Wimbledon Junior nel 2015. Ad Atlanta, da n.834 del ranking, il gigante del Michigan alla terza apparizione in un tabellone principale di un torneo ATP, ha ottenuto la sua prima semifinale, battendo tra gli altri Kevin Anderson. Si sta facendo notare anche il 20enne Ernesto Escobedo. Rimandati invece Noah Rubin, Michael Mmoh e Tommy Paul.
Nello scorso episodio c’eravamo colpevolmente scordati del talentuoso 18enne di origini macedoni Stefan Kozlov, due volte finalista a livello di Slam junior nel 2014, incappato in un primo impatto molto difficile tra i Pro lo scorso anno. In questa stagione però Kozlov ha decisamente cambiato passo con risultati positivi nei Challenger e buone prestazioni anche al piano di sopra che l’hanno fatto passare dalla posizione 350 a quella 151 del ranking ATP.

Thanasi Kokkinakis, Elias Ymer, Hyeon Chung e Quentin Halys

Quest’estate ci aveva regalato il graditissimo ritorno dell’australiano Kokkinakis, che è sceso in campo dopo molti mesi di stop alle Olimpiadi di Rio, nonostante un problema con il bagaglio. Ma si è trattato sfortunatamente per lui di un rientro fugace prima di incappare in un altro infortunio, questa volta al muscolo pettorale. Difficile rivederlo nel finale di stagione, purtroppo.
Lo svedese Elias Ymer invece era regolarmente in campo quest’estate, presente un po’ in tutti i Challenger su terra rossa italiani. Peccato che il suo bottino sia stato davvero misero e di conseguenza si ritrovi ancora incastrato attorno alla posizione n.150. Il francese Quentin Halys ha fatto una scelta diversa e più adatta alle sue caratteristiche, disputando diversi tornei negli USA. Ma i risultati sono stati persino peggiori. Il coreano Hyeon Chung, caduto alla posizione n.134, sta cercando, con discreto successo, di ritrovare fiducia in Asia, dove notoriamente i tornei sono un po’ più semplici.

I terribili canadesi: Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime

Sì dobbiamo già cominciare a parlare di loro, nonostante abbiano rispettivamente 17 e 16 anni. Dopo aver trionfato a Wimbledon Junior, il mancino Shapovalov ha prima messo alle strette Lacko a Washington e poi stupito il mondo sconfiggendo un nervoso Kyrgios a Toronto. In quella partita il teenager di origine russa e nato a Tel Aviv ha dato sfoggio di tutto il suo talento, mettendo anche a segno un sensazionale passante di rovescio in corsa ad una mano. Grazie a qualche altra buona vittoria a livello Challenger Shapovalov si trova già n.247 in classifica.
Auger-Aliassime, il primo tennista nato nel nuovo millennio a vincere punti ATP, stava per precedere il suo connazionale come vittorie a livello di Slam Junior a Parigi ma ha sprecato 3 match point contro il francese Blancaneaux. Felix però si è riscattato agli US Open dove ha alzato il titolo, triturando il serbo Kecmanovic. Fisicamente è già molto strutturato e dunque, nonostante la tenera età, potrebbe reggere i ritmi dei professionisti. Ma che questa incredibile precocità atletica non nasconda anche inferiori margini di miglioramento?

Gli italiani

Il primo tra gli Under 21 italiani continua ad essere il classe 1995 Matteo Donati, n.208. Il piemontese, che è stato afflitto da qualche problema fisico ad inizio anno, ha disputato un po’ tutti i Challenger italiani quest’estate, grazie anche a molte Wild Card, vincendo le partite che poteva vincere ma perdendo spesso anche quelle in cui partiva da sfavorito. Intanto sembra essere tornato in salute e questo è positivo. Poco dietro di lui troviamo il coetaneo Stefano Napolitano il quale però ha forse ottenuto risultati più di rilievo recentemente come la finale a Todi e la semifinale a Biella con vittorie prestigiose su Ymer, Khachanov e Lajovic. Più indietro Sonego e Quinzi, che potrebbero essere presto incalzati dal più giovane Andrea Pellegrino. Insomma complessivamente qualcosa continua a muoversi, anche se molto lentamente. Peccato che l’inverno si avvicini e i tornei sulla terra siano davvero finiti per un po’.

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ATP

Tanta pioggia a Rio: Sonego sconfitto, Mager in vantaggio su Thiem

Tra uno scroscio e l’altro Lorenzo Sonego cede in due set contro Borna Coric nonostante una buona partita. Mager fermato dalla pioggia avanti un set e un break contro Thiem. La ripresa sabato alle 18

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Borna Coric - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

La pioggia torrenziale per per diverse ore è caduta su Rio de Janeiro nella giornata di venerdì ha disturbato non poco i quarti di finale del Rio Open nel quale erano impegnati anche i due italiani Lorenzo Sonego e Gianluca Mager. Inizialmente programmati tutti sul campo principale, la Quadra Kuerten, gli incontri sono stati progressivamente distribuiti sui vai campi dell’impianto: a metà pomeriggio, dopo una breve interruzione del primo quarto di finale (quello tra Garin e Coria), gli incontri sono stati ripartiti sul Kuerten e sul n.1; successivamente, a seguito di una più lunga sospensione di quasi quattro ore, tutte le partite non ancora disputate sono state programmate contemporaneamente su tutti i campi disponibili.

Lorenzo Sonego ha giocato quindi sul campo n.1, facendo vedere ottime cose contro la testa di serie n.5 Borna Coric, piuttosto remissivo nella prima parte del match e spesso in difficoltà sulla propria battuta. Il croato ha dovuto salvare cinque palle break al quarto game e poi, immediatamente dopo la lunga pausa per la pioggia, si è trovato a salvare due set point sul 4-5 e un altro sul 5-6, peraltro ben cancellati giocando in maniera più aggressiva. Al tie-break si è andati avanti a forza di minibreak (sei nei primi otto punti) per poi arrivare con Coric al set-point sul 6-5 e capace di convertirlo subito con una risposta aggressiva sulla seconda. Tra un’interruzione e l’altra il primo parziale ha richiesto ben 83 minuti.

Nel secondo set il piemontese ha avvertito il contraccolpo della perdita di un parziale nel quale era sembrato avere il controllo del gioco e che lo aveva visto ottenere ben otto palle break senza concederne nessuna. Sempre costretto a inseguire nel punteggio, Sonego ha finito per cedere il servizio al sesto game, scaraventando a terra la racchetta e facendo uscire tutta la sua frustrazione nel sentire che il match gli stava scappando di mano. Coric, dal canto suo, ha giocato con grande mestiere e discernimento, nonostante la sicura stanchezza per il lungo match giocato nemmeno 24 ore prima, ed ha portato a casa il match dopo due ore e 10 minuti di gioco.

 

Borna Coric è stato fortunato anche perché un paio di minuti dopo la fine della sua partita il cielo sopra Rio de Janeiro si è riaperto sospendendo le partite ancora in corso, tra cui quella tra il nostro Gianluca Mager e la testa di serie n.1 Dominic Thiem. Il match è stato sospeso con l’italiano, n. 128 del ranking ATP, sorprendentemente in vantaggio di un set e un break.

Sceso in campo senza alcun timore reverenziale, Mager ha approfittato di un Thiem un po’ appesantito forse anche dalla maratona del giorno prima contro Munar, conclusa ben oltre la mezzanotte, e si è portato subito in vantaggio sul 4-1. Un controbreak a zero al settimo game ha però riequilibrato il primo parziale, che si è deciso poi al tie-break dove Mager ha giocato con grande coraggio, spingendo sempre Thiem a giocare punti forzati e conquistando il set per 7 punti a 4. Poco prima che la pioggia ricominciasse a scendere, il sanremese ha approfittato di un paio di errori di Thiem per ottenere il break di vantaggio per il 2-1 avendo così questo importante vantaggio psicologico durante la notte di pausa.

Il programma di sabato verrà sul campo Kuerten il completamento di Mager-Thiem a partire dalle ore 14 locali (le 18 in Italia) ed alla stessa ora la continuazione di Martinez-Balasz sul campo 1.
Le semifinali poi seguiranno sul campo Kuerten non prima delle 17 locali (le 21 in Italia), iniziando con Garin-Coric, seguita poi dal match tra i vincenti dei due quarti di finale non terminati venerdì.

I risultati completi:

[3] C. Garin b. [Q] F. Coria 2-6 6-3 7-5
[5] B. Coric b. L. Sonego 7-6(5) 6-3
[Q] P. Martinez vs [L] A. Balasz 6-2 2-2 sosp.
[Q] G. Mager vs [1] D. Thiem 7-6(4) 2-1 15-15 sosp.

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Focus

Il Rio Open è anche un po’ italiano: Mager e Sonego ai quarti

Lorenzo Sonego supera la seconda testa di serie Lajovic e trova Coric ai quarti. Gianluca Mager sconfigge il qualificato Domingues. Al prossimo turno ostacolo Thiem

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Lorenzo Sonego - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Inizio di giornata trionfale per i colori azzurri giovedì pomeriggio al Rio Open. Impegnati contemporaneamente sui due campi principali del torneo carioca, gli unici due italiani rimasti in gara all’ATP 500 brasiliano hanno superato entrambi il secondo turno accedendo ai quarti di finale.

Il primo a conquistare il lasciapassare per gli ultimi otto del torneo è stato il qualificato Gianluca Mager, n. 128 del ranking ATP, che dopo la splendida affermazione al primo turno contro il norvegese Casper Ruud ha avuto “in dono” (è proprio il caso di dirlo) al secondo turno un altro qualificato, il portoghese Joao Domingues, oltre quaranta posizioni indietro rispetto a lui nella classifica mondiale, che all’impegno precedente aveva superato il lucky loser Federico Gaio.

 

Primo set deciso da un solo break al quarto game e nel quale Mager ha preso immediatamente il comando delle operazioni per poi mettere in cascina il parziale senza alcuna esitazione per 6-3 in 41 minuti. Decisamente più complicato il secondo set: l’atleta sanremese ha avuto un passaggio a vuoto sull’1-2 cedendo a zero la battuta con tre errori gratuiti e mandando così Domingues avanti per 4-1. Mager si è comunque ripreso subito dal momento negativo, infilando tre giochi consecutivi e riuscendo ad andare a servire per il set sul 6-5 dopo che due game prima Domingues aveva sprecato un set point mettendo lungo un diritto di palleggio. Lì però la tensione si è fatta sentire, e con tre errori gratuiti il tennista italiano ha concesso il controbreak mandando il set al tie-break. Mager sembrava potesse vincere con grande agio il “gioco decisivo” quando si è portato subito sul 6-1, ma ha avuto bisogno di ben sei match point per chiudere la partita 7-5 finendo sdraiato sulla terra battuta “a stella marina” per celebrare il risultato ottenuto.

Nei quarti di finale Mager (che la settimana prossima salirà in classifica per assestarsi intorno alla posizione n. 112) affronterà la testa di serie n.1 Dominic Thiem, vincitore per 6-4 al terzo di Jaume Munar.

Sul campo Kuerten è stato invece Lorenzo Sonego ad uscire vincitore da una battaglia di due set ed oltre due ore contro la testa di serie n. 2 Dusan Lajovic. Il match è stato molto equilibrato con i due protagonisti che sono sempre rimasti molto vicini nel punteggio fatta eccezione per l’inizio del secondo set nel quale Lajovic è scappato subito sul 3-0 per poi essere immediatamente ripreso da Sonego sul 3-3. Il tennista torinese aveva avuto un primo set point nel primo parziale sul 5-4, quando dopo uno straordinario punto ottenuto in difesa non è riuscito a controllare in risposta una buona prima esterna del serbo. Nel successivo tie-break un solo mini-break, concesso da Lajovic con un errore di rovescio, è stato sufficiente per decidere il parziale.

Nel secondo set, dopo lo scambio di break iniziale nessuno dei due giocatori è riuscito ad arrivare oltre il “30” nei game di risposta, quindi si è dovuti ricorrere ad un altro tie-break giocato punto a punto fino al diritto in rete di Lajovic sul 5-6 che ha chiuso il match. Sonego, che con questo risultato dovrebbe rientrare comodamente nei primi 50 e potrebbe anche ritoccare il suo best ranking di n.46, se la vedrà nei quarti con la testa di serie n.5 Borna Coric, che al secondo turno ha battuto la wild card locale Thiago Seyboth Wild al tie-break del terzo set.

Risultati:

L. Sonego b. [2] D. Lajovic 7-6(5) 7-6(5)
[Q] G. Mager b. [Q] J. Domingues 6-3 7-6(5)
[5] B. Coric b. [WC] T. Seyboth Wild 6-3 1-6 7-6(5)
[1] D. Thiem b. J. Munar 6-7(5) 6-3 6-4

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WTA

Halep strepitosa a Dubai, troverà Brady. Rybakina-Martic l’altra semifinale

La romena gioca un secondo e terzo set ai limiti della perfezione contro una buonissima Sabalenka. Sfiderà la sorpresa del torneo, Brady, vincitrice in tre set contro Muguruza. Diciottesima vittoria dell’anno per Rybakina

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La partita del giorno a Dubai era sicuramente quella tra Simona Halep e Aryna Sabalenka. A spuntarla è la romena, che da campionessa è riuscita a superare le iniziali difficoltà e a uscire vincitrice da una sfida ad altissima intensità, seppur decisa da parziali dall’andamento molto rapido. Il primo set dura appena 27 minuti, merito di una Sabalenka molto in palla che scappa avanti 4-2, si fa rimontare, ma si riprende immediatamente il vantaggio con una serie di accelerazioni davvero pesanti. Nel secondo set però arriva la prevedibile e violenta reazione di Halep, poco abituata a farsi comandare in questo modo. La numero uno del seeding decide intelligentemente di non dare più angoli all’avversaria mantenendo il palleggio profondo e centrale, spingendo non appena si presenta l’occasione.

Anche in questo parziale si vedono tre break consecutivi, stavolta però alternati in favore di Halep, che poi allunga definitivamente strappando ancora una volta il servizio a Sabalenka: 6-2 e terzo set. Nel parziale decisivo Halep non molla un centimetro e ributta di là dalla rete ogni pallata dell’avversaria, disegnando benissimo il campo e stuzzicando la bielorussa sulla mobilità. Ne risulta un vantaggio di 4-1 che Sabalenka non riesce più a colmare nonostante un’intensità sempre molto alta. L’ultima scintilla di ribellione viene spazzata via da uno strepitoso rovescio in corsa di Halep che suggella il 5-2. Sulle ali dell’entusiasmo arriva anche un secondo break che spalanca ad Halep le porte della semifinale.

Nel penultimo atto, la romena si troverà davanti la sorpresa del torneo, Jennifer Brady, che dopo le vittorie su Elina Svitolina e Marketa Vondrousova ha eliminato anche la finalista dell’Australian Open, Garbine Muguruza. Tre set molto lottati che hanno regalato alla 24enne statunitense la prima semifinale della carriera in un Premier. I set avrebbero anche potuto essere solamente due se Brady avesse concretizzato sul 5-4 e servizio, quanto di buono fatto fino a quel momento. Muguruza è invece riuscita a recuperare lo svantaggio e a spuntarla poi al tiebreak. Alla lunga però i dettagli hanno fatto la differenza e la condizione sfavillante dei colpi di Brady ha iniziato a pesare. Due break consecutivi sul finire del secondo set le hanno permesso di giocarsela al terzo, in avvio del quale ha annullato tre chance di break una di seguito all’altra. Nello spalla a spalla che ne è seguito, il dritto di Brady si è fatto sempre più incisivo e nel decimo gioco le ha consentito di comandare il gioco, centrando un ultimo e decisivo break.

IL TRENO RYBAKINA NON FA FERMATE – Non si vuole fermare Elena Rybakina che elimina in due set la seconda testa di serie, Karolina Pliskova, e centra la diciottesima vittoria del 2020. La partita è una sfida a chi tira più forte tra due giocatrici dalla mobilità piuttosto ridotta (eufemismo), ma dalla grande potenza di fuoco. Pliskova va avanti 4-2 nel primo set, ma si fa subito recuperare. Un vincente dopo l’altro si approda al tiebreak, che Rybakina indirizza subito a proprio favore con un rovescio vincente. Il dritto fa il resto, portandola rapidamente sul 6-0 e poi al 7-1 che chiude il parziale. Nel secondo set, la kazaka cancella la bellezza di cinque palle break nei primi due turni di servizio, riuscendo nel mezzo a sfruttare l’unica in suo favore. Pliskova prova a rimettersi in partita nel quinto game, ma anche quest’ultima chance le scivola dalle mani. Rybakina non concede più nulla e a suon di colpi vincenti (33 alla fine dell’incontro) si guadagna la quarta semifinale della stagione (su cinque tornei disputati).

La sua prossima avversaria sarà l’elegante Petra Martic, che ha avuto la meglio in due set su Anett Kontaveit. Dopo uno scambio di break a inizio incontro, la croata ingrana e intorta la propria avversaria con slice, dritti carichi e velenosissime smorzate. Martic però spreca due palle break, una nel settimo e una nel nono gioco, e rischia tantissimo sul 6-5: Kontaveit infatti alza i giri col dritto e si porta a set point, annullato da Martic con uno splendido serve&volley vincente. Nel tiebreak Kontaveit va avanti 3-1 grazie a un doppio fallo dell’avversaria, ma si dimentica di portarsi dietro il dritto e vince solamente uno dei successivi sette punti. Nel secondo parziale, le energie vengono un po’ meno all’estone che non riesce a portare a casa i punti importanti e cede 6-1, in balia di un’ispiratissima Martic.

Risultati:

[1] S. Halep b. [7] A. Sabalenka 3-6 6-2 6-2
[Q] J. Brady b. [9] G. Muguruza 6-7(5) 6-3 6-4
[8] P. Martic b. A. Kontaveit 7-6(4) 6-1
E. Rybakina b. [2] Ka. Pliskova 7-6(1) 6-3

Il tabellone completo

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