Come stanno andando gli under 21? Parte III

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Come stanno andando gli under 21? Parte III

Terzo episodio della panoramica sugli Under 21: Nick Kyrgios a caccia di Pokèmon e allenatore, Alexander Zverev non è un robot. Borna Coric eroe di Coppa Davis, Kyle Edmund splende a New York

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Come stanno andando gli Under 21? Parte I

Come stanno andando gli Under 21? Parte II

Mentre i potenti del tennis pensano a dar loro una mano con un masterino di fine anno che si potrebbe svolgere a Milano (più probabilmente dal 2017), gli Under 21 anche quest’estate hanno sgomitato contro avversari ben più navigati di loro. Qualcuno ha brillato e potrà guardare con fiducia ad un finale di stagione più tranquillo ma, allo stesso tempo, ricco di opportunità in piccoli tornei tra l’Asia e le arene del vecchio continente. Altri hanno raccolto poco e vedono le loro chance di fare l’exploit assottigliarsi sempre di più.

 

Nick Kyrgios

L’estate nordamericana del 21enne di Canberra si è aperta con la pessima sconfitta al primo turno del Masters 1000 di Toronto contro il promettentissimo 17enne canadese Denis Shapovalov. Il suo tennis è tornato però immediatamente al livello delle sue qualità di cacciatore di Pokèmon la settimana successiva ad Atlanta dove, anche sfruttando un tabellone condizionato dalla compresenza con i Giochi Olimpici, ha conquistato il suo secondo titolo a livello ATP. A Cincinnati Kyrgios è però uscito sconfitto al tiebreak del terzo set dalla battaglia di secondo turno con un Coric versione deluxe. A Flushing Meadows ci si è messa la cattiva sorte a fermarlo. L’esuberante aussie si è infatti ritirato al terzo turno contro l’ucraino Ilya Marchenko per un problema all’anca. Si è chiuso così un anno molto deludente per lui negli Slam, senza alcun quarto di finale. Quantomeno Kyrgios ha recuperato prontamente dall’infortunio e ha fatto il suo dovere in Davis contro la Slovacchia. Nell’ultima parte di stagione avrà pochi punti da difendere e dunque potrebbe ancora migliorare la sua 15esima posizione, che, quantomeno lo esenta da sorteggi pericolosi nei primi turno dei Major. Ma la testa è già a Melbourne e, finalmente, pare anche alla ricerca di un allenatore.

Alexander Zverev

La crescita impetuosa del tedesco, n.27 del ranking ATP, ha subìto una brusca battuta d’arresto in questi mesi. Dopo un inizio incoraggiante con la semifinale a Washington, Sasha è uscito immediatamente nel Master 1000 canadese, eliminato in due set dal veterano di Taipei Yen Hsun Lu. Forse su consiglio di papà Alexander sr., Zverev si è preso una pausa per tirare il fiato nella sua prima vera stagione a tempo pieno sul tour maggiore (vale la pena ricordarlo), sacrificando come molti altri suoi colleghi le Olimpiadi di Rio. Il break non ha tuttavia dato i frutti sperati e a Cincinnati il classe 1997 nato ad Amburgo ha rimediato probabilmente la sua peggior sconfitta stagionale contro il giapponese Sugita. Non è andata molto meglio agli US Open dove è stato travolto dal tennis offensivo del britannico Evans. La frenata nei risultati e nell’evoluzione tecnica è fisiologica ma viene anche spontaneo domandarsi: non è che forse con le sue ampie aperture e una posizione in campo (ancora) un po’ arretrata il tennis di Zverev sia più adatto alla terra battuta?

Borna Coric

Dopo una primavera a dir poco avara di soddisfazioni, il 19enne croato si è parzialmente rifatto con il ritorno sul cemento, chiaramente la sua superficie preferita, risalendo una decina di posizioni in classifica. Dopo Wimbledon, Borna ha subito sorvolato l’oceano per il tie di Davis contro gli Stati Uniti. A Portland, il nativo di Zagabria ha confermato di sentire molto questa competizione battendo nel quinto e decisivo rubber Jack Sock, con una splendida prestazione. Successivamente sono arrivate tre eliminazioni premature ma onorevoli contro Monfils a Washington, Berdych in Canada e Simon alle Olimpiadi. Coric si è però rifatto a Cincinnati dove, dopo la suddetta vittoria contro Kyrgios, ha battuto anche uno stanchissimo Nadal, prima di inchinarsi al connazionale Cilic. A Flushing Meadows si è tuttavia ritirato all’inizio del suo match d’esordio contro Lopez. Il problema è stato di lieve entità visto che Borna è sceso in campo a Zara per la semifinale di Davis contro la Francia, dove però ha perso il suo singolare contro Gasquet.

Taylor Fritz

Onestamente ci si aspettava qualcosa in più dal 18enne californiano in questa estate sul cemento di casa. Tra luglio e settembre infatti Fritz ha raccolto solamente 4 vittorie in 6 tornei tutti sul suolo statunitense. Peraltro i suoi successi sono arrivati con avversari tutt’altro che trascendentali come l’israeliano Sela e i connazionali Smith (Austin di nome, senza ranking), Tiafoe e Fratangelo. Da notare come a Washington il ragazzo di Rancho Santa Fe si sia fatto demolire da Zverev in un derby tra classe 1997. Il bicchiere mezzo pieno è che non aveva ancora punti da difendere (ora ricopre la posizione n.58 in classifica) e fa ben sperare il carattere dimostrato nel primo turno di Flushing Meadows, quando ha rimontato due set di svantaggio a Sock per poi crollare al quinto.

Kyle Edmund e Yoshihito Nishioka

Con le debite proporzioni il potente britannico e il minuto giapponese, accomunati dall’anno di nascita (1995), hanno fatto notevoli progressi di recente.
All’indomani della deludente eliminazione al primo turno dei Championships, il giovane Edmund si è ritrovato, causa rinuncia di Murray, primo singolarista della Gran Bretagna nella trasferta di Davis contro la Serbia sulla terra di Belgrado. Il peso delle responsabilità non ha affatto travolto ma anzi stimolato Kyle che ha steso in 3 set prima Tipsarevic e poi Lajovic. Le nette vittorie di Davis hanno però pesato fisicamente e psicologicamente sul ragazzo dello Yorkshire che tra Olimpiadi e tornei di avvicinamento agli US Open ha rimediato inaspettate sconfitte. Ma Kyle ha dimostrato di galvanizzarsi nelle grandi occasioni e infatti a New York si è issato fino al quarto turno superando due avversari come Richard Gasquet e John Isner, prima di inchinarsi a Djokovic. Questa cavalcata gli è valsa 30 posizioni in classifica e al momento è n.54 del ranking. Del ragazzo impressiona dunque la capacità di innalzare il proprio tennis nei grandi eventi, indice di grande personalità, oltre ai colpi pesanti come macigni, nonostante l’impugnatura estrema.
Ed è andato bene anche Nishioka che subito dopo Wimbledon è volato negli USA, dove ha vinto un Challenger a Winnetka e fatto semifinale in un altro a Winnipeg, prima di ottenere brillantemente la sua prima semifinale ATP ad Atlanta, dove ha persino portato al terzo un nervoso Kyrgios. Questo risultato lo ha catapultato per la prima volta nei primi 100. Rimarchevole anche la vittoria casalinga in Coppa Davis contro l’ucraino Marchenko. Saremo un po’ cattivi ma noi anche solo un Nishioka al momento non lo abbiamo nella penisola.

I russi: Karen Khachanov, Danil Medvedev e Andrey Rublev

Usciamo dalla Top 100 e andiamo a vedere come si sono comportati i talenti russi. Khachanov prosegue il suo lento ma inesorabile percorso di crescita sotto la guida del coach spagnolo Galo Blanco. Dopo Wimbledon, il moscovita è tornato sulla terra battuta continentale raccogliendo probabilmente meno di quel che ci si aspettava tra Challenger e tornei 250. Da sottolineare solamente la vittoria su Kohlschreiber a Kitzbuhel. Successivamente però a Flushing Meadows ha superato bene la qualificazioni e, dopo aver battuto anche il nostro Fabbiano, ha fatto letteralmente partita pari con Nishikori, perdendo al quarto ma stupendo per solidità e forza fisica. A San Pietrourgo, omaggiato di una wild card, è uscito sconfitto da una equilibrata sfida dell’avvenire con Zverev.
Non è una notizia che Rublev continui a non imporsi e che, per colpa di cattivi risultati, sia ancora fermo oltre la 200esima posizioni. È una notizia invece che sia stato superato nelle gerarchie sovietiche anche da Daniil Medvedev, che, come Khachanov, sfiora i due metri d’altezza ed è nato nel 1996. Dall’inizio della stagione Medvedev ha scalato quasi 200 posizioni mondiali e anche grazie a risultati come la finale nel Challenger di Portoroz e il successo in quello di St. Remy en Provence si trova oggi n.144. La Russia dunque si candida seriamente ad essere una potenza del tennis nel prossimo futuro.

Gli altri americani

Poteva essere l’estate della svolta per diversi teenager americani: opportunità di giocare in tornei del circuito maggiore con un field condizionato dall’ingolfamento del calendario estivo, sulla propria superficie preferita e di fronte al pubblico amico. Alcuni l’hanno sfruttata mentre altri meno.
Chi l’ha sfruttata ottimamente è stato Jared Donaldson, ora n.96 del ranking ATP, probabilmente il più maturo tra i talenti a stelle e strisce, persino più di Fritz. Al Master 1000 di Toronto in particolare, dopo aver passato le qualificazioni, il 19enne del Rhode Island, seguito da Taylor Dent, ha sorpreso un Fognini reduce dalla trasferta di Davis, con il suo tennis lineare e di ritmo da fondocampo. Agli US Open Donaldson ha colto un risultato ancora più prestigioso, estromettendo dal torneo al primo turno la testa di serie n.12 David Goffin. Rimangono dubbi sul suo margine di miglioramento visto che sembra un giocatore fin troppo completo pur non sapendo eccellere in nulla. Intanto però il duro lavoro sta dando i suoi frutti.
Promosso tutto sommato anche Frances Tiafoe che, dopo aver fatto faville nei Challenger USA, si è fatto rimontare due set di svantaggio da Isner al primo turno di Flushing Meadows, finendo l’incontro addirittura in lacrime. A realizzare quello che dall’altra parte dell’oceano chiamano breakthrough è stato tuttavia Reilly Opelka, vincitore di Wimbledon Junior nel 2015. Ad Atlanta, da n.834 del ranking, il gigante del Michigan alla terza apparizione in un tabellone principale di un torneo ATP, ha ottenuto la sua prima semifinale, battendo tra gli altri Kevin Anderson. Si sta facendo notare anche il 20enne Ernesto Escobedo. Rimandati invece Noah Rubin, Michael Mmoh e Tommy Paul.
Nello scorso episodio c’eravamo colpevolmente scordati del talentuoso 18enne di origini macedoni Stefan Kozlov, due volte finalista a livello di Slam junior nel 2014, incappato in un primo impatto molto difficile tra i Pro lo scorso anno. In questa stagione però Kozlov ha decisamente cambiato passo con risultati positivi nei Challenger e buone prestazioni anche al piano di sopra che l’hanno fatto passare dalla posizione 350 a quella 151 del ranking ATP.

Thanasi Kokkinakis, Elias Ymer, Hyeon Chung e Quentin Halys

Quest’estate ci aveva regalato il graditissimo ritorno dell’australiano Kokkinakis, che è sceso in campo dopo molti mesi di stop alle Olimpiadi di Rio, nonostante un problema con il bagaglio. Ma si è trattato sfortunatamente per lui di un rientro fugace prima di incappare in un altro infortunio, questa volta al muscolo pettorale. Difficile rivederlo nel finale di stagione, purtroppo.
Lo svedese Elias Ymer invece era regolarmente in campo quest’estate, presente un po’ in tutti i Challenger su terra rossa italiani. Peccato che il suo bottino sia stato davvero misero e di conseguenza si ritrovi ancora incastrato attorno alla posizione n.150. Il francese Quentin Halys ha fatto una scelta diversa e più adatta alle sue caratteristiche, disputando diversi tornei negli USA. Ma i risultati sono stati persino peggiori. Il coreano Hyeon Chung, caduto alla posizione n.134, sta cercando, con discreto successo, di ritrovare fiducia in Asia, dove notoriamente i tornei sono un po’ più semplici.

I terribili canadesi: Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime

Sì dobbiamo già cominciare a parlare di loro, nonostante abbiano rispettivamente 17 e 16 anni. Dopo aver trionfato a Wimbledon Junior, il mancino Shapovalov ha prima messo alle strette Lacko a Washington e poi stupito il mondo sconfiggendo un nervoso Kyrgios a Toronto. In quella partita il teenager di origine russa e nato a Tel Aviv ha dato sfoggio di tutto il suo talento, mettendo anche a segno un sensazionale passante di rovescio in corsa ad una mano. Grazie a qualche altra buona vittoria a livello Challenger Shapovalov si trova già n.247 in classifica.
Auger-Aliassime, il primo tennista nato nel nuovo millennio a vincere punti ATP, stava per precedere il suo connazionale come vittorie a livello di Slam Junior a Parigi ma ha sprecato 3 match point contro il francese Blancaneaux. Felix però si è riscattato agli US Open dove ha alzato il titolo, triturando il serbo Kecmanovic. Fisicamente è già molto strutturato e dunque, nonostante la tenera età, potrebbe reggere i ritmi dei professionisti. Ma che questa incredibile precocità atletica non nasconda anche inferiori margini di miglioramento?

Gli italiani

Il primo tra gli Under 21 italiani continua ad essere il classe 1995 Matteo Donati, n.208. Il piemontese, che è stato afflitto da qualche problema fisico ad inizio anno, ha disputato un po’ tutti i Challenger italiani quest’estate, grazie anche a molte Wild Card, vincendo le partite che poteva vincere ma perdendo spesso anche quelle in cui partiva da sfavorito. Intanto sembra essere tornato in salute e questo è positivo. Poco dietro di lui troviamo il coetaneo Stefano Napolitano il quale però ha forse ottenuto risultati più di rilievo recentemente come la finale a Todi e la semifinale a Biella con vittorie prestigiose su Ymer, Khachanov e Lajovic. Più indietro Sonego e Quinzi, che potrebbero essere presto incalzati dal più giovane Andrea Pellegrino. Insomma complessivamente qualcosa continua a muoversi, anche se molto lentamente. Peccato che l’inverno si avvicini e i tornei sulla terra siano davvero finiti per un po’.

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Racconti

Quel campo da tennis tra la guerra e il cielo

Nel 1943 l’Albergo Vittoria di Beaulard ospitò una clinica dove si curavano ebrei, partigiani e tedeschi sotto lo stesso tetto. Con un campo da tennis sullo sfondo e la speranza di un futuro migliore

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Il campo da tennis dell'Hotel Vittoria

“A invogliarmi, d’un tratto, a tirar fuori la racchetta e i vestiti da tennis che riposavano in un cassetto da più di un anno, forse non era stata che la giornata luminosa, l’aria leggera e carezzevole di un primo pomeriggio autunnale straordinariamente soleggiato. Ma nel frattempo erano accadute varie cose” ( Il Giardino dei Finzi Contini)

Lo chiamavano l’albero delle scimmie. E le scimmie rispondevano al nome di Thea, Lella, Carla, Anna e Maria, cinque sorelline che dal ramo più alto di un grande noce assistevano rapite a quelle infinite sfide sul campo da tennis in terra rossa posto sul retro dell’ “Albergo Vittoria”, dal nome che i loro nonni Giuseppe e Teresa Cerutti avevano scelto per quella che sarebbe diventata la loro mamma e per la pensione di Beaulard, Val di Susa a pochi chilometri dal confine francese.

Quel campo da tennis però racconta anche altro, eco dei venti di guerra che solo qualche anno prima aveva lasciato le sue tracce in Val di Susa. Racconta di alcune buche scavate nei suoi dintorni per nascondere il vino e le masserizie dalle razzie dei tedeschi e per celare strumenti di lotta dei partigiani. E di sfide a rincorrere una pallina bianca tra ufficiali germanici e misteriosi ospiti dell’albergo.

 

Il campo sorgeva tra prati, panchine e alberi ma rimaneva un sogno proibito per le cinque nipoti di “Pinotto”, essendo riservato ai clienti della pensione e ai villeggianti di Beaulard, cui veniva concesso di scambiare qualche colpo, previa consumazione di panini, cedrate e caffè.

Vittoria Cerutti con un’amica e delle racchette improvvisate

Sono gli anni ’50 e l’Italia prova a ripartire e a concedersi un sorriso di speranza. E così le sfide dei tornei estivi con in palio l’ambito trofeo di un vassoio di dolci della pasticceria Ugetti di Bardonecchia, si consumavano tra il tifo delle ragazzine per i giovanotti villeggianti e le incursioni del raccattapalle d’eccezione. Appena un diritto maldestro mandava la palla oltre la rete di cinta dell’albergo, ecco che Leed, il pastore tedesco di casa, si lanciava trai frutteti e i trifogli per riportare in campo l’oggetto del contendere.

Luglio 1943: Torino è sotto scacco, vittima dei bombardamenti inglesi. Il Professor Arturo Pinna Pintor, fondatore nel 1904 dell’omonima e famosa clinica, prende l’inevitabile decisione di trasferire tutto in una località più sicura. La scelta cade su Beaulard, “Località amena e sicura, comodità ferroviaria. Posto pubblico telefonico intercomunale in Clinica” come recita il comunicato pubblicitario inserito su La Stampa del 24 agosto 1943 e l’Hotel Vittoria viene individuato come il luogo ideale dove ricollocare le attività sanitarie della clinica.

Le prime ad approdare a Beaulard sono le quattro suore e infermiere carmelitane ma c’è un grosso problema. Non si trova un medico disponibile a prendere le redini della struttura, perché girano strane voci su quella piccola pensione in Val di Susa. Alcune persone vengono ricoverate ma nelle carte non si trovano i documenti clinici relativi alle patologie, e anche alcuni cognomi sono stranamente cangianti. Sono ebrei, accolti sotto mentite spoglie e ospitati nella struttura tra le montagne.

Le difficoltà però sono a un passo dall’indurre Pinna Pintor a chiudere la clinica, quando finalmente il neolaureato dott. Matteo Lincoln Briccarello accetta l’incarico di dirigere la struttura per lo stipendio di 800 lire al mese. E così nel febbraio del 1944 il giovane dottore viene accolto alla stazione del treno da Giuseppe Cerutti e dalla piccola nipotina Thea che con una carriola lo aiutano a trasportare i bagagli in albergo.

Inizia così, in un piccolo anfratto tra le montagne, una storia intrisa di umanità e solidarietà, mentre il mondo non ha ancora capito quale sarà il suo destino. Una storia fatta di visite notturne in montagna del dott. Briccarello per assistere dei partigiani rifugiati o di bambini accorsi da tutta la valle per operarsi alle tonsille.

Il dott. Briccarello non nasconde sin da subito le sue simpatie e così per l’Hotel Vittoria transitano verso il confine vari gruppi di partigiani, come raccontato nel suo “Diario” da Ada Gobetti, staffetta partigiana in Val Germanasca e in Val di Susa in quegli anni e che diverrà, dopo la Liberazione, la prima donna ad essere nominata vicesindaco di Torino come rappresentante del Partito d’Azione.

Hotel Vittoria Beaulard

I tedeschi di stanza ad Oulx fiutano però quello che sta succedendo a Beaulard e tendono un tranello al dottore, invitandolo in paese con una scusa. Lì lo minacciano ma Bricarello se la cava, salvando la vita ad un soldato tedesco ferito. 

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 il contingente tedesco occupa la Val di Susa, ma è meno feroce di quello sul fronte o come in altre zone non lontane come la Valle d’Aosta. Ed ecco che le mura dell’Hotel Vittoria raccontano del capitano viennese Hans Lanperle che mette da parte pezzi di pane per i bambini dell’albergo, che gioca infinite partite a poker con gli ospiti senza nome dell’albergo che fingeva di non sapere essere ebrei.  E alla fine sono proprio i tedeschi a impedire la chiusura della clinica, per poter disporre di una struttura di pronto intervento sia per i civili sia per i militari.

Arriverà il 25 aprile del 1945 e la fine delle ostilità. La clinica non lascia subito l’Hotel Vittoria, perché ci sono ancora i pazienti da trasferire a Torino, tra essi Mario Lamberto Zanardi, esponente del Partito d’Azione.

Anni dopo il capitano Lanperle tornerà in vacanza a Beaulard e scoprirà che la famiglia dell’Hotel Vittoria si è allargata. Ritorna d’incanto protagonista quel campo da tennis che sbuca trai noci e i trifogli. Non c’è più la guerra, non c’è più bisogno di far finta di non vedere, di far finta di non sapere chi è che dorme sotto il tuo stesso tetto, chi cala il poker e chi ti chiama a rete con una palla corta.

Ci sono cinque ragazzine arrampicate su un albero che guarda il cielo, c’è anche un cane che raccoglie le palline. Perché è la gente che fa la storia, quando è il momento di scegliere e di andare. 

Settant’anni dopo l’Hotel non c’è più e le cinque figlie di Vittoria sono diventate nonne. Ma il ricordo di quel rettangolo rosso con le linee di gesso, accarezzerà ancora a lungo la ruga del sorriso sui loro volti.


Questo racconto nasce dagli appunti e dalle ricerche di Carla Di Matteo, figlia di Vittoria che ha dato il nome all’hotel, nipote di Giuseppe Cerutti e…zia dell’autore dell’articolo.

 “Diario Partigiano” di Ada Gobetti“

“La casa di cura di Beaulard 1943-1945” di Edoardo Tripodi su “Panorami”

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Editoriali del Direttore

Impasse Coronavirus: che impatto su Federer, Venus e Serena Williams, i Bryan, Nadal, Djokovic?

Dopo i tanti ritiri dell’ultimo biennio (Berdych, Ferrer, Almagro, Baghdatis), molti ipotizzavano che nel 2020 ci fosse il canto del cigno per tante star del tennis. Giocheranno ancora nel 2021?

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Avvertenza ai lettori. Evitino di leggerlo tutti coloro che, dopo aver letto il titolo, si appresterebbero a dire che sto, stiamo cercando di acchiappare clic. Cerchiamo semplicemente di trattare quegli argomenti che ci accorgiamo – in tempi di Coronavirus e di tennis off limits per chissà quanto tempo ancora – vengono discussi fra gli appassionati che sono bombardati da bollettini più o meno catastrofici sui contagi e ogni tanto vorrebbero anche distrarsi un po’ con qualche argomento più leggero.

Avverto subito di seguito i lettori superstiti per correttezza, o onestà intellettuale come ormai si usa dire, che non ho notizie certe sulle ipotesi che sto per fare, ma che tuttavia uso le previsioni che da più parti del microcosmo tennistico venivano fatte. Non anni fa, ma fino a pochissimo tempo fa. Direi fino alla cancellazione del torneo di Indian Wells – come vola il tempo, sembra un secolo fa! – quando sembravano ancora attendibili, attendibilissime. E tuttavia da qualche dato, da qualche aspetto curioso, da qualche considerazione che ho in testa, penso che una amichevole discussione dovrebbe poter scaturire.

Comincio con il ricordare che fra 2019 e inizio 2020, a far fronte all’inattesissimo, sorprendente, quasi inspiegabile “comeback” di Kim Cljisters si sono verificati tanti ritiri di giocatori noti, a cominciare da un paio di “sempreverdi” top-ten, David Ferrer e Tomas Berdych, per proseguire con Nicolas Almagro, Mikhail Youzhny, Marcos Baghdatis, ma anche Victor Estrella Burgos e Max Mirny. E fra le donne la più famosa è certo l’ex n.1 del mondo Maria Sharapova, ma anche Sweet Caroline Wozniacki, Dominika “Cipollina” Cibulkova. Nel 2018 aveva detto basta Tommy Haas, le nostre Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Karin Knapp, Nadia Petrova e chissà quanti/e dimentico… aggiungete pure voi.

 

Ma cosa si prevedeva che sarebbe successo nel 2020 e oltre? Per quanti questo sarebbe stato l’anno dell’addio? Beh, i gemelloni sovrani del doppio Bryan, 42 anni il prossimo 29 aprile – Bob 119 titoli di doppio e Mike 124 – avevano annunciato che avrebbero giocato l’ultimo US Open per poi appendere la racchetta al chiodo dopo essere stati insieme n.1 del mondo di specialità per 438 settimane (ma Mike lo è stato per 506), di cui 139 consecutive: ennesimo record. Altro record: per 10 anni hanno chiuso la stagione da n.1. Potrebbero rivedere i loro piani e giocare le Finali di Davis a novembre? Anche se adesso perfino la nuova Coppa Davis rischia di saltare, sebbene a Madrid la si giochi quando più tardi non si potrebbe. Ma nessuno può giurare che l’effetto Coronavirus, che in Spagna sta imperversando quasi come in Italia, sia davvero finito, anche se tutti ce lo auguriamo.

Dai 42 anni dei Bryan, andando a ritroso dai più anziani e soffermandosi sugli ex n.1 ecco Venus Ebony Williams. Il 17 giugno Venus compierà 40 anni. Pur avendo vinto 7 Slam (in 16 finali), fra cui 5 Wimbledon, Venus è stata n.1 del mondo in tre occasioni ma complessivamente soltanto per 11 settimane, una differenza enorme con Serena che lo è stata per 319 (9 più di Roger Federer!) e certo gliene ha sottratta più d’una. Beh Venus mi aveva fatto intendere un anno fa che il suo obiettivo era partecipare ancora una ultima volta alle Olimpiadi. Già medagliata d’oro 4 volte (come soltanto la sorella Serena) con un oro in singolo e tre in doppio (più una medaglia d’argento in doppio misto. Record per il tennis, a pari merito con
Kitty McKane Godfree), lei che era già la sola tennista a potersi vantare di aver vinto una medaglia in 4 Olimpiadi diverse (da Sydney 2000 in poi), se fosse riuscita a vincere un’altra medaglia anche a Tokyo avrebbe stabilito un record probabilmente imbattibile. In 14 finali di Slam in doppio femminile lei e Serena non ne hanno persa una.

Le due sconfitte patite con una ragazzina che avrebbe tranquillamente potuto essere sua figlia, la quindicenne Coco Gauff in due Slam, Wimbledon e Australian Open, non l’hanno turbata al punto da dichiararsi pronta al ritiro, però anche se la classifica “ghiacciata” dal virus la vede oggi e per chissà quanto soltanto n.67 del mondo, io confesso che sarei molto ma molto sorpreso se con le Olimpiadi slittate al 2021 Venus non avesse già detto “no mas”. Oltretutto riguardo a Tokyo 2020 da disputare nel 2021 – i giapponesi non vogliono buttare a mare i loghi e tutto il materiale pubblicitario contrassegnato dal 2020 – non si sa ancora quale possa essere la data. Chi dice giugno (quando ci saranno europei di calcio, Giro d’Italia, per citare i primi eventi che mi vengono a mente…), chi dice marzo, quando per almeno uno dei due Masters 1000, Indian Wells oppure Miami si tratterebbe di un nuovo disastro, chi dice la stessa data che era stata programmata per quest’anno.

Venus Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A PAGINA 2: CI SARANNO ROGER FEDERER E SERENA NEL 2021?

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Focus

Il sito degli Internazionali BNL d’Italia ha diffuso un comunicato che parla di temporanea sospensione

“Gli Internazionali BNL d’Italia non sono stati oggetto di cancellazione bensì di temporanea sospensione. Per questo motivo il torneo non ha ancora diffuso indicazioni circa le modalità di riprotezione dei biglietti”, spiega il comunicato

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Rafael Nadal con il trofeo vinto a Roma nel 2019

Vi avevamo aggiornato sulla questione del torneo di Roma, che non ha ancora disposto il rinvio o la cancellazione dell’edizione 2020 né avviato alcuna pratica per il rimborso dei biglietti. Sul sito ufficiale degli Internazionali BNL d’Italia è comparso ieri pomeriggio un comunicato che fa seguito alle esternazioni del presidente Angelo Binaghi, il quale ha già confermato di voler provare a riprogrammare il torneo anche eventualmente in altra sede e su una superficie diversa. Gli IBI sono ‘temporaneamente sospesi’ e per questo, spiega il comunicato, non è stato ancora deciso nulla sul rimborso dei biglietti.

Riportiamo il comunicato integralmente:

Come definito in data 18 marzo dall’ATP e WTA, le associazioni che sovrintendono al tennis maschile e femminile a livello globale, gli Internazionali BNL d’Italia, come gli altri tornei rientranti nella finestra temporale estesa fino al 7 giugno, sono da ritenersi sospesi.

 

La FIT e Sport e Salute, assieme impegnate nell’organizzazione del torneo di Roma, stanno collaborando con le suddette organizzazioni al fine di determinare se sia possibile riprogrammare gli Internazionali BNL d’Italia in una nuova data nella seconda parte dell’anno.

Differentemente da quanto avvenuto in altre sedi e nell’interesse del movimento tennistico, dei fan e degli altri stakeholder del torneo, gli Internazionali BNL d’Italia non sono stati oggetto di cancellazione bensì di temporanea sospensione. Per questo motivo il torneo non ha ancora diffuso indicazioni circa le modalità di riprotezione dei biglietti fino a qui venduti. L’attenzione ai nostri appassionati resta l’assoluta priorità e, pertanto, sarà nostra premura fornire adeguate informazioni non appena possibile.

A.S.

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