ATP Finals: valanga Djokovic, la finale deciderà il numero 1

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ATP Finals: valanga Djokovic, la finale deciderà il numero 1

LONDRA – Poco più di un’ora per superare un Nishikori inesistente. Ultimo atto con Murray per la vetta del ranking

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dal nostro inviato a Londra

[2] N. Djokovic b. [5] K. Nishikori 6-1 6-1

Dopo la maratona di Andy Murray, che ha superato dopo più di tre ore e mezza Raonic nella partita più lunga della storia delle Finals (due set su tre), Novak Djokovic passeggia sull’ombra di Kei Nishikori, mai in palla e praticamente nullo al servizio: una preoccupante replica del match di round robin dello scorso anno, quando Djokovic chiuse con lo stesso punteggio. Perfetto il numero due del mondo, apparso in gran condizione e lontano parente del Nole insicuro e opaco visto nelle partite del girone. Si deciderà dunque sul nastro dell’arrivo il regno ATP: la finale con Murray metterà infatti in palio, oltre a più di un milione di dollari, il primo posto nel ranking.

 

Il serbo è rilassato, fluido, mai in affanno e centratissimo con il suo preferito rovescio; Nishikori è spesso costretto a rincorrere, continua a mostrare un body language ciondolante, quasi disinteressato, come già visto nell’inutile sfida persa con Cilic ieri sera. Attimi di inquietudine prima del secondo game: uno spettatore salta le transenne e tenta di invadere il campo, ma è perfetto l’intervento dello staff di sicurezza che blocca l’individuo prima che possa accedere al terreno di gioco. Nishikori, forse scosso, perde la concentrazione e concede palla break, salvandola con uno stupendo vincente di rovescio lungolinea in corsa; Djokovic non allenta la presa, e alla seconda occasione, strappa il servizio, accettando il regalo dell’avversario sotto forma di doppio fallo, prima di confermare in scioltezza per il 3-0. Nole sembra in una zona tutta sua, silenzioso e rapidissimo, e dà l’impressione di prevedere le traiettorie dei colpi dell’avversario con abbondante anticipo infilandolo in risposta e guadagnando comodamente campo fino al vincente: due break di vantaggio in un quarto d’ora, prima di incappare in una serie negativa con il dritto e restituire una delle cortesie. Il pubblico non sa se esaltarsi per la prestazione o disperarsi per i soldi spesi: pregevoli comunque gli interventi dagli spalti, “Andy Murray, are you watching?” e un sempreverde “We miss you Roger”. Nishikori non oppone resistenza, soffre da fondo e non incide mai al servizio: il rovescio di Djokovic sembra montato apposta per un video di dimostrazione, dal lato del dritto è solido, anche se più volte esagerare ad aprire l’angolo in fuori. Terzo break consecutivo, due ace per annullare altrettante occasioni all’avversario e set in borsa per il serbo, dopo trentacinque minuti.

Con questa vittoria Nole raggiunge la sua sesta finale – raggiunto Sampras – la quinta consecutiva, a pari con Federer e Nastase. Domani proverà a raggiungere lo svizzero anche per quel che riguarda i titoli Masters, con Roger fermo a sei. Nishikori infatti torna in campo demotivato e per nulla disposto a soffrire, peccando in profondità e lasciando sempre all’avversario l’iniziativa del gioco: non basta uno spettacolare scambio sotto rete con cui annulla la prima palla break del secondo parziale. Sulla successiva, Djokovic pare avere un telecomando al posto della racchetta e comanda dall’inizio alla fine dello scambio fino a costringere il giapponese al forzato in allungo. L’incontro è di fatto concluso, Kei cede un ulteriore servizio quando stecca e, dopo una miracolosa risposta di rovescio di Djokovic, manda la palla in prima fila. Il nipponico spara un missile che atterra sui cartelloni che proteggono un giudice di linea, ad un centimetro dal warning. Non succede più nulla, Nishikori riesce finalmente a tenere un turno di servizio al sesto tentativo, ma il resto dell’incontro è valido solo per le statistiche.

“Ho fatto tutto quanto pianificato prima del match, mi ha dato fiducia. Lui era stanco, lontano dal suo meglio, ma comunque complimenti a lui per l’ottima stagione. Il mio livello è salito nel corso della settimana, sono contento di vedere migliorare le mie condizioni. Gli ultimi match sono andati alla perfezione. Ora la finale, quella che tutti si aspettavano, speriamo di divertirci. Cercherò di godermi il momento”. I precedenti con Murray dicono 24-10 in favore di Djokovic. Un buon punto di partenza per preparare la battaglia verso la riconquista dello scettro di numero uno del mondo.

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ATP Ginevra: in attesa di Federer e Fognini, fuori Caruso. Sarà derby Travaglia-Cecchinato

La pioggia disturba l’inizio del torneo di Ginevra. Ci sarà un derby al primo turno grazie alla qualificazione di Cecchinato

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Lunedì tormentato dalla pioggia, quello dell’ATP 250 di Ginevra, anche se è andata un po’ meglio rispetto alle previsioni meteorologiche. Solo cinque incontri del tabellone di singolare in programma (sospeso nel momento in cui scriviamo), con un nostro rappresentante impegnato senza fortuna. A compensare, si arricchisce la presenza azzurra dopo le qualificazioni.

FUORI SABBO – Niente da fare per Salvatore Caruso che cede 6-3 6-4 a Tennys Sandgren. Un’ora e tre quarti di gioco disturbato da un paio di interruzioni per pioggia per due set caratterizzati da troppi errori dell’azzurro di fronte a una più che sufficiente solidità statunitense. Nessuno dei due è entrato in campo vantando finora una stagione particolarmente esaltante; soprattutto il ventinovenne del Tennessee che ha all’attivo due sole vittorie – non proprio prestigiose – di cui nessuna sulla terra battuta. Ma è rimasto piuttosto centrato nel corso di questa sfida, a differenza di Caruso che ha sofferto e offerto passaggi a vuoto risultati inevitabilmente decisivi.

Salvatore va subito sotto 0-2, cedendo il servizio dopo uno scambio di 27 colpi con cui Sandgren mette presto in chiaro di non avere alcuna intenzione di dispensare regali. Dopo una breve interruzione per pioggia, al settimo gioco Sabbo si riappropria del break grazie anche a un nastro fortunato. Ci si ferma ancora un po’ finché fa capolino il sole, a dispetto di qualche sito meteo che assicura rovesci consistenti (non nel senso di colpi bimani affidabili). Non si illumina però il gioco del nostro, i cui errori mandano l’avversario a servire per il set, compito che assolve senza problemi grazie a due buone prime e ad altrettanti dritti incisivi.

 

Secondo parziale senza scossoni fino al 4 pari, quando il tennista di Avola si ritrova a risalire da 0-40. Arriva a palla game chiudendo bene a rete uno scambio che lo statunitense n. 67 ATP commenta rivolgendosi a Caruso con un “quante righe riesci a colpire in un punto del cavolo?”. Riesce a evitare il turpiloquio anche due punti dopo, Tennys, e gliene va riconosciuto il merito perché il dritto d’attacco di Sabbo, forse pure destinato in corridoio, viene frenato e corretto dal nastro diventando imprendibile. Sandgren rimane però solido in risposta aspettando fiducioso altri errori azzurri che, puntuali, gli consegnano quel turno di battuta e chiude senza problemi al game successivo, trasformando il primo match point con il settimo ace.

Da segnalare l’esordio vincente in un main draw ATP della wild card francese Arthur Cazaux, finalista all’Australian Open Junior del 2020. Il diciottenne di Montpellier si impone in tre set su Adrian Mannarino – obiettivamente, non il peggiore dei sorteggi su terra battuta – per un successo che gli vale l’ingresso nei primi 500 del ranking.

QUALIFICAZIONI E PROGRAMMA – Si è concluso anche il tabellone cadetto che ha visto Marco Cecchinato prevalere al turno decisivo su Daniel Altmaier, il tedesco dal rovescio monomane che si era ben comportato al Roland Garros ottobrino, peraltro rovinando definitivamente la stagione a Matteo Berrettini. Nella giornata di domenica, Ceck ha brillato nel primo parziale dominato 6-1, per poi distrarsi nel secondo. Rientrato del break, è stato fermato dalla pioggia; alla ripresa, lunedì mattina, è arrivato al tie-break forte di quattro set point annullati, prendendosi gioco decisivo e match con due punti alla sua maniera: cariconi a inchiodare l’avversario nell’angolo sinistro e dritto inside-in alla prima palla un po’ meno profonda.

Il sorteggio lo ha accoppiato con Stefano Travaglia (2-0 i datati precedenti a favore del marchigiano) e l’incontro si disputerà martedì mattina alle 11 (chi vince troverà Denis Shapovalov). Niente da fare invece per Lorenzo Giustino, fermato in due set da Pablo Cuevas.

Attorno alle 15 di martedì scenderà invece in campo Fognini contro Pella, mentre poco più tardi sul centrale (difficilmente prima delle 16) andrà in scena l’esordio di Roger Federer contro Andujar.

Il tabellone di Ginevra

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Internazionali di Roma: commovente Sonego ma sarà ancora Djokovic-Nadal

Lorenzo Sonego salva due match point nel secondo set giocando alla pari con il numero uno al mondo, ma cede alla distanza. Undicesima finale a Roma per Djokovic

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Sonego e Djokovic, l'abbraccio - ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Se vi siete persi i match di stamane, qui c’è la cronaca di Sonego-Rublev e qui quella di Djokovic-Tsitsipas


Novak Djokovic ha battuto Lorenzo Sonego per 6-3 6-7 (5) 6-2 in due ore e 44 minuti. Un match epico, in cui il torinese ha giocato al di là dei propri limiti, salvando due match point nel secondo set nel tripudio del Centrale. Il serbo affronterà Nadal (dopo essere stato in campo praticamente cinque ore nella giornata di oggi); l’ultima finale romana senza uno dei due in campo risale addirittura al 2004!

Il serbo ha così vendicato la sconfitta subita contro l’azzurro lo scorso ottobre a Vienna.

PRIMO SET – Pensate che Djokovic potesse avere un conto aperto da quel precedente? Pensate bene. Con un elicottero che sorvolava il Foro come a Woodstock (è anche serata di derby), è stato da subito dominante negli scambi, e dopo un primo punto vinto con la contro-contro-smorzata ha trovato quasi sempre l’uno-due sul servizio esterno e conquistato i primi nove punti alla battuta, ma Sonego non si è scoraggiato ed è partito servendo molto bene: tre servizi vincenti e un drop shot gli hanno permesso di tenere per l’1-1.

Il piano partita di Sonego è stato giustamente iper-aggressivo, il problema è che Djokovic ha sostanzialmente verticalizzato a piacimento (soprattutto di rovescio, con cui non ha mai sbagliato nel set), e non è sembrato soffrire le accelerazioni dell’avversario. Nel quarto gioco ha costruito i punti alla perfezione, ribaltandone l’inerzia euclideamente (infatti ha dominato nei punti sopra i cinque colpi, 17-5 in suo favore) e si è guadagnato due palle break: Sonego ha salvato la prima con una prima esterna, ma sulla seconda Djokovic ha risposto a una potente prima centrale in allungo e ha preso il controllo dello scambio, costringendo Sonego ad un errore di dritto e salendo 3-1 e servizio.

Il torinese ha veramente fatto il massimo, soprattutto con la battuta (quasi metà dei suoi servizi sono stati vincenti), ma purtroppo per lui non è mai riuscito a crearsi occasioni in risposta: Nole ha concesso solo quattro punti in tutto il set (neanche uno sulla seconda), e sul 30-15 al momento di servire per il set ha mostrato il proprio bionico controllo aprendosi il campo con due lungolinea non troppo rapidi ma di pulizia cardinalizia su cui Sonego non ha potuto fare niente, e ha chiuso (6-3) con un vincente di dritto inside-in dopo 35 minuti.

SECONDO SET – Il canovaccio non è cambiato all’inizio del parziale, se non per il fatto che Sonego ha forse messo ancora più enfasi sul primo colpo in uscita dal servizio. Nel terzo gioco il numero uno del mondo ha contenuto due prime potenti di Sonego, rimontando da 40-15 con una contro-smorzata e un rovescio profondo mal gestito dall’avversario. Sul 40-40 stessa storia, altra prima di Sonego, altra risposta profonda di Djokovic che l’ha obbligato alla stecca di dritto, ottenendo una palla break; per una volta è stato però impreciso, sbagliando la risposta bimane sul kick del torinese, che con due punti diretti è salito 2-1 e ha continuato a salire di livello, contenendo bene anche quando Djokovic gli ha risposto sul rovescio. Nole è sembrato un filo meno brillante (anche perché il livello del primo set era difficile da mantenere), forse convinto che le resistenze di Sonego sarebbero state fiaccate più facilmente, e ha spesso sbagliato scelta ed esecuzione della smorzata.

Nel sesto game Sonego ha quindi trovato un bel passante di rovescio che l’ha portato sul 30-30 in risposta, ma pur difendendosi gagliardamente non è riuscito a salire a palla break, e nel game successivo si è trovato sotto 15-30 quando Djokovic ha recuperato su un rovescio lungolinea perfetto e l’ha portato a sbagliare di dritto, e ha concesso una palla break quando il serbo ha attaccato la sua seconda con un dritto potente; Djokovic ha risposto bene sulla palla break, ma Sonego ha tenuto sulla diagonale di sinistra e giocato un bell’attacco tagliato sul drop del serbo. Nole ha ancora attaccato la seconda al corpo da destra, stavolta con il rovescio, e si è guadagnato una seconda chance, che però Sonego ha salvato spingendo con continuità e chiudendo con la stop volley dopo che il serbo ha parato un paio di smash. Altra palla break per Nole, altro salvataggio, stavolta con una buona palla corta che il serbo non è riuscito a contrastare efficacemente. Sonego ha tenuto con un vincente di dritto e un ace che hanno complessivamente toccato un quarto di micron di riga.

Sul 4-4, Sonego è anche stato un po’ sfortunato, perché un ace che gli avrebbe dato il 30-0 è stato chiamato fuori, mentre invece un brutto doppio fallo l’ha condannato al 15-30, e un altro ha regalato una palla break a Djokovic. Ancora una volta, però, Lorenzo ha spinto su ogni palla, addirittura vincendo sulla diagonale del rovescio prima di incoccare l’inside-in vincente. Il serbo si è rimesso a disegnare il campo fin dalla risposta, guadagnandone un’altra, ma Sonego ha colpito con lo sventaglio dopo un rovescio sulla riga, e con tre servizi vincenti nei successivi quattro punti è salito 5-4.

Lorenzo Sonego – Roma 2021 (via Twitter, @atptour)

Quando Djokovic ha servito per rimanere nel set, Sonego ha trovato una bellissima risposta vincente di dritto e si è portato a due punti dal set, salendo a set point con una risposta di dritto addosso all’avversario chiusa in avanzamento. Sul kick di Djokovic, però, ha fatto una brutta scelta, cercando di girare attorno alla pallina per colpire di dritto ma arrivando in ritardo e steccando. Djokovic però non ha di nuovo messo la prima, e Sonego gli ha ancora piegato il braccio con la risposta di dritto; purtroppo per lui, lo sventaglio di dritto sul secondo set point è stato accompagnato fuori dal nastro, e il campione uscente ha allora tenuto con due servizi esterni.

Passato lo spavento, Sonego ha perso un po’ di brillantezza, finendo sotto 0-30 con un errore di dritto, e ha concesso due palle break quando Djokovic ha recuperato straordinariamente una palla corta; Sonego ha salvato la prima con una volée in allungo, ma Djokovic ha breakkato con un’altra contro-smorzata in allungo, stavolta di rovescio.

Quando tutto sembrava finito, Sonego è salito 0-30 con un inside-in vincente di dritto. Djokovic non si è scomposto e si è procurato un match point con un servizio slice, ma Sonego ha risposto con un rovescio profondo che Nole non è riuscito a tenere in campo. Il serbo ha però controllato lo scambio successivo, e quando Sonego ha tentato una palla corta è stato pronto, guadagnandosi il secondo match point. Sonego ha ancora risposto di rovescio, e Djokovic ha colpito un dritto molto fiacco in mezzo alla rete. La risposta bimane è poi arrivata ancora più profonda, e Nole (che in quel frangente ha perso la prima) non è riuscito a tirarsela fuori dalle stringhe – palla break. Il torinese ha sbagliato una risposta di dritto e si è tornati sulla parità, ma ancora una volta però il suo sventaglio ha messo in difficoltà Nole, che ha sbagliato un altro rovescio per concedere una nuova palla break, e stavolta è stato Sonego a reagire prontamente al drop shot, giocando un bel rovescio tagliato e chiudendo con lo smash.

Mentre si alzava Seven Nation Army, nel tie-break Djokovic ha trovato subito il mini-break su un errore di dritto di Sonego in uscita dal servizio, e si è portato sul 3-0 su un rovescio finito lungo. Il torinese ha mischiato le carte con un chop vincente e un serve-and-volley, e sul 2-4 ha recuperato il mini-break quando Djokovic ha commesso un doppio fallo, pareggiando sul 4-4. Sul punto successivo Sonego è stato ancora sfortunato, perché ha dovuto rigiocare il punto quando un suo colpo è stato erroneamente chiamato fuori, ma ha comunque fatto il punto con un rovescio vincente, ed è salito a doppio set point quando Djokovic ha colpito uno schiaffo troppo centrale, non riuscendo a controllare il passante di dritto dell’avversario. Il primo è un inside-in che si è fermato sul nastro, ma il secondo, stavolta sulla racchetta del torinese, è stato trasformato con una prima esterna vincente.

Terzo set dopo due ore e cinque minuti (inutile dire che il DJ ha colto l’occasione per un altro giro di White Stripes con il pubblico del Centrale in visibilio).

TERZO SET – In un parossismo di trance agonistica, Sonego è partito con tutta l’adrenalina del mondo in corpo, infilando due dritti per lo 0-30, e ha chiuso con una veronica per la tripla palla break. Lì si è però vista la grandezza di Djokovic, che ha saputo aspettare la fine della tempesta e ha ricominciato a macinare cancellando quanto successo nei 20 minuti precedenti: ha gestito bene la prima palla break, obbligando Sonego a tentare un difficile dritto in corsa, mentre sulla seconda è stato il torinese a sbagliare la risposta; la terza è stato uno scambio prolungato da cui Sonego ha cercato di tirarsi fuori con un dritto vincente, finito però largo.

Nel game successivo, Djokovic ha tirato fuori una difesa incredibile ed è salito 30-30 con un vincente di rovescio, ma Sonego ha evidentemente perso ogni tipo di coscienza perché ha messo a segno un drop vincente e poi ha intercettato un passante stretto del serbo per pareggiare. Da lì in avanti, però, il livello del serbo è salito ulteriormente: ha iniziato il set mettendo 15 prime su 17, e nel quarto gioco è salito 0-30 con una risposta penetrante, guadagnandosi due palle break su un errore di dritto di Sonego. La prima è entrata (10/11 a inizio terzo), ma Djokovic ha trovato una gran risposta di rovescio a uscire, e il recupero di Sonego è finito lungo, 3-1 per il campione uscente.

Il match si è sostanzialmente chiuso lì, perché dopo lo 0-40 del primo game Djokovic ha perso solo un altro punto alla battuta, e nell’ottavo game si è portato a match point attaccando bene le palle corte di Sonego, gestendo bene il suo tweener prima e infilando il vincente di dritto in avanzamento poi, chiudendo su un errore di dritto del torinese. Bello, bellissimo l’abbraccio che ha concluso il match.

IL COMMENTO E I NUMERI – “Credo di aver reagito bene alla perdita del secondo set e allo 0-40 del primo game del terzo, sono anche stato fortunato a non trovarmi sotto di un break, forse le cose sarebbero state diverse”, ha detto Djokovic. “Avrei dovuto chiuderla in due, ma lui ha dimostrato perché ha raggiunto la semifinale, è un giocatore molto dinamico e contro cui è difficile giocare, anche perché aveva il pubblico con lui. La cosa più importante ora è recuperare per domani, non ho molto tempo e oggi ho giocato tanto. Anche Rafa ha avuto dei match duri, anche se forse a me è andata peggio con le interruzioni per pioggia. Comunque darò tutto”.

Quello di domani sarà il cinquantasettesimo confronto fra Djokovic e Nadal (29-27 Djokovic), il nono a Roma (5-3 Nadal), il sesto in finale agli Internazionali (3-2 Nadal), il quattordicesimo a livello di finali 1000 (7-6 Djokovic) e la ventottesima finale in generale (15-12 Djokovic). Per il serbo questa sarà la finale N.118 (82 vittorie), la cinquantatreesima a livello 1000 (36 vittorie, una in più di Rafa) e la seconda dell’anno dopo quella vinta a Melbourne contro Medvedev.

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Nadal evita la trappola Opelka: dodicesima finale a Roma

Lo spagnolo liquida in due set il big server statunitense e andrà a caccia del decimo titolo al Foro Italico, nonché del 36esimo Masters 1000

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[2] R. Nadal b. R. Opelka 6-4 6-4

Rafael Nadal supera Reilly Opelka in due set e vola per la dodicesima volta in finale a Roma (9-2 il bilancio), la settantesima sulla terra rossa (61 vittorie e sole 8 sconfitte). La resistenza di Opelka è durata appena quattro giochi. Il tempo di procurarsi quattro palle break sul 2-1 e di dare al pubblico l’illusione di poter assistere ad un match equilibrato. Da quel momento in poi il nordamericano ha vinto appena cinque punti in risposta (in otto turni di battuta di Rafa) e viceversa si è trovato spesso a tremare sul proprio servizio, devastante fino ai quarti di finale e apparso invece spuntato nella sfida odierna. Oggi però ha messo in campo poco più del 50% di prime, un dato decisamente troppo basso per poter sperare di fare partita pari con Rafa. Lo spagnolo ha raccolto pochi punti sulla prima dell’avversario, ma ha sempre risposto con continuità costringendolo a forzare (e spesso a sbagliare) con il primo colpo dopo il servizio.

Rafa aggancia così temporaneamente Novak Djokovic in testa alla classifica dei giocatori che hanno giocato più finali nei tornei Masters 1000 (52), ovviamente in attesa di scoprire l’esito della semifinale tra il serbo e il nostro Lorenzo Sonego. Se vincesse Novak, assisteremo alla sfida numero 57 della rivalità più prolifica dell’era Open (Nole conduce 29-27), mentre al contrario contro l’italiano si tratterebbe di un incontro inedito.

 

IL MATCH – Opelka inizia senza timori reverenziali. Il servizio viaggia a mille come al solito, ma anche i colpi da fondo nelle prime fasi mettono in difficoltà Nadal. Le pallate cariche dello spagnolo, quelle che notoriamente mettono in difficoltà tutti, rimbalzano proprio all’altezza giusta per il gigante statunitense che lascia andare con coraggio il braccio sia col rovescio che soprattutto con il drittone, approfittando anche del fatto che per il momento Rafa non sta trovando grande profondità. Proprio un paio di splendide accelerazioni gli consentono, un po’ a sorpresa, di essere il primo a guadagnarsi palle break, addirittura due consecutive. Rafa fa buona guardia con il servizio, ma deve fronteggiarne subito una terza in seguito ad un’altra grande risposta di Opelka. Sulla prima di Nadal, lo statunitense manda largo di pochissimo un rovescio stretto sul quale lo spagnolo non sarebbe mai arrivato. Tocca allora a Rafa avere palla game, ma due insoliti errori da fondo (peraltro arrivati nel palleggio, senza forzare) lo rimettono nei guai. Anche sulla quarta palla break il maiorchino lascia poche chance all’avversario, riuscendo poi finalmente a tenere il turno di battuta.

Secondo una crudele legge del contrappasso, Opelka paga immediatamente il fio delle occasioni mancate. Il gigante statunitense incappa in qualche imprecisione di troppo, nel tentativo di mantenere grande profondità, e regala di fatto il break a Nadal, che alla prima chance utile riesce a salire 3-2. Opelka accusa decisamente il colpo e si lascia trascinare ai vantaggi anche nel successivo turno di servizio. Tre castagne con la prima cancellano altrettante palle del doppio break e gli permettono di rimanere in scia nel punteggio. Il set non regala altre grandi emozioni, perché Opelka non riesce a crearsi neanche una minima possibilità di rientrare. Da quel quarto game che lo ha visto per quattro volte a un passo dal break, lo statunitense non ha più vinto un punto in risposta, scortando di fatto Nadal verso il 6-4 che chiude il parziale.

In avvio di secondo set, la situazione prende rapidamente una brutta piega per Opelka, che subisce il break già nel terzo game. Troppo bassa la percentuale di prime (appena cinque su sedici nei primi due turni di battuta, 31%) e decisamente insufficiente il rendimento con la seconda (3 punti vinti su 10, contro il 5/5 con la prima). Troppo basso anche il morale dello statunitense, che sbaglia molto con il primo colpo dopo il servizio e in risposta non riesce a impensierire Nadal, al contrario di quanto accaduto all’inizio del primo set.

Nessuno dei due soffre più al servizio con Nadal che lascia un po’ andare i turni di risposta per concentrarsi al meglio sulla propria battuta. Dopo il break subito, Opelka tiene tutti i successivi servizi a zero, ma non riesce insidiare l’avversario. L’unico mini sussulto arriva sul 5-4, quando lo statunitense si ritrova 15-30, senza però spingersi più in là. Dopo un’ora e mezza di gioco, il punteggio si fissa sul 6-4 6-4.

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