AO: super-Evans batte Tomic! Murray vince facile, Tsonga e Wawrinka in 4

Australian Open

AO: super-Evans batte Tomic! Murray vince facile, Tsonga e Wawrinka in 4

Grande prestazione di Evans che approda agli ottavi. Il n.1 domina Sam Querrey, Stan rimonta Troicki e adesso attende Seppi. Tsonga supera Sock. Triplice 6-4 per Nishikori che attende Federer

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D. Evans b. [27] B. Tomic 7-5 7-6(2) 7-6(3) (Bruno Apicella)

Daniel Evans raggiunge per la prima volta in carriera gli ottavi di finali in uno slam. È stato un match giocato con coraggio e grande attenzione quello disputato dal britannico, numero 51 del ranking ATP, che ha estromesso, in tre set, dal torneo la testa di serie numero 27 Bernard Tomic. Dopo la bellissima vittoria su Marin Cilic, l’inglese gioca una partita perfetta dal punto di vista tattico. È il britannico a partire subito forte nel match conquistando un primo break. Evans gioca in spinta su ogni palla, è aggressivo sia con il dritto che con il rovescio. Il vantaggio dura poco, perché l’australiano rientra in partita. Entrambi hanno qualche difficoltà di troppo al servizio: su sei game ci sono quatto break. Nell’undicesimo gioco l’inglese fa la differenza: si difende bene su ogni palla mentre Tomic, pur giocando dei buoni punti da fondo, non sfrutta le occasioni e con un errore di dritto consegna il break decisivo che Evans concretizza chiudendo il primo set per 7 a 5. Il numero 51 del mondo continua a impostare la partita sui suoi ritmi: conquistato un break ad inizio del secondo parziale si trova a servire sul 5-4 per il set. Non sfrutta due set point anche perché Tomic riapre il match alzando il livello del suo tennis. È l’australiano ad avere due set point sul servizio di Evans, ma non li concretizza, e il set è deciso dal tie break. L’inglese spinge, trova linee ed è più fresco nei movimenti e tutto questo gli permette di vincere il tie break per 7 punti a 2. Tomic, nel terzo set, prova ad essere più incisivo: accorcia gli scambi, è più aggressivo con il rovescio e trova punti vincenti. Non ci sono break anche perché Evans copre bene il campo e lotta su ogni palla; l’inglese annulla, nel nono game, tre pericolose palle break. Dopo una breve interruzione per pioggia sul 5-5 40 pari e servizio Evans (era stato l’inglese a fermare il gioco) si riprende con il tetto chiuso. Tomic porta il parziale al tie break: si gioca punto su punto ma è Evans ad avere più coraggio, a prendersi i punti a rete e a sfruttare gli errori dell’australiano. Evans si procura tre match point ed è un dritto sbagliato da Tomic a regalargli l’accesso agli ottavi di finale di uno slam. Adesso lo attende la sfida con il francese Jo- Wilfried Tsonga: tra i due non ci sono precedenti.

[1] A. Murray b. [31] S. Querrey 6-4 6-2 6-4 (Andrea Lavagnini)

 

Dopo la clamorosa uscita di scena di Novak Djokovic, Andy Murray è diventato ancora di più l’uomo da battere. In questo terzo turno affrontava la testa di serie numero 31, Sam Querrey: nei sette precedenti lo scozzese ha subito una sola sconfitta, risalente alla finale del torneo di Los Angeles del 2010. L’americano cercava di ripetere l’impresa di estromettere dal tabellone di uno slam il numero uno del seeding, dopo esserci riuscito lo scorso anno a Wimbledon proprio ai danni del serbo. Querrey parte con il piglio giusto e grazie ai suoi schemi preferiti riesce a tenere con sufficiente facilità i suoi turni di battuta. Murray infatti inizia il monologo già al terzo game e sotto 3-4 offre la prima palla break dell’incontro. Il passante di rovescio del californiano si stampa sul nastro e da qui in poi sarà un altro Murray. Stuzzicato dalla situazione sfavorevole di punteggio, lo scozzese sale in cattedra e non sbaglia più niente, lasciando perdere le variazioni, soprattutto sulla diagonale sinistra, che fino a quel momento non avevano funzionato. Il numero uno del mondo infila un parziale di sei giochi a uno, conquistando il primo set e un break a inizio secondo. Sotto 4-6 1-3, Querrey prova a tenere botta e vince un game difficile sul suo servizio, ma è solo un’illusione. Murray continua a macinare gioco e chilometri e con un altro break chiude il secondo set 6-2. I due passanti viziati dal nastro grazie ai quali vince il quarto game in risposta sembrano dare il colpo del KO al numero quattro statunitense, che invece reagisce e recupera il break e un po’ di convinzione. L’epilogo è lo stesso del primo parziale: sotto 3-4, Andy alza il livello del suo gioco e centra il break grazie ai suoi soliti recuperi e alle scorribande avventate di Querrey a rete, chiudendo poi il match nel gioco successivo, il match. Si tratta della 48esima vittoria agli Australian Open per Andy Murray, che eguaglia così Andre Agassi e il suo coach Ivan Lendl. Agli ottavi – a cui accede per la nona volta consecutiva – avrà Mischa Zverev.

[4] S. Wawrinka b. [29] V. Troicki 3-6 6-2 6-2 7-6(7) (Gabriele Ferrara)

Stan Wawrinka era alla caccia del quinto ottavo di finale consecutivo agli Australian Open. Ad attenderlo c’era Viktor Troicki, che contro di lui aveva perso sette volte in altrettanti scontri diretti. La partita inizia con il numero 4 del mondo estremamente falloso, rovescio incluso; Troicki prende fiducia e incide negli scambi da fondocampo, soprattutto col rovescio lungolinea. Dopo il vantaggio iniziale, Stan perde il servizio per tre volte consecutive e cede il terzo set del suo torneo: 6-3 per il serbo. Dopo il blackout iniziale, tuttavia, il campione di Losanna aumenta la percentuale di prime palle (dal 50% del parziale d’apertura ad un complessivo 61% nel corso di tutto il match), inizia a registrare i colpi da fondocampo e a dominare il gioco, infilando una serie impressionante di vincenti sia con il dritto che con il rovescio, peraltro riuscendo a limitare gli errori gratuiti. Troicki sembra sempre più scoraggiato e comincia a sbagliare sempre di più con il suo colpo meno sicuro, il dritto, e cede rapidamente il secondo e terzo set col medesimo punteggio di 6-2. Nel quarto la musica non cambia, anzi. “Stan The Man” regala spettacolo al pubblico anche con dei tocchi sotto rete di pregevole fattura che deliziano la platea australiana. Il giocatore nato a Belgrado cede il servizio per ben due volte, ma in altrettante occasioni riesce a salvarsi proprio quando l’avversario era chiamato a servire per il match, prolungando la sfida al tiebreak giocando con grande generosità e approfittando di un calo di intensità dello svizzero. Quest’ultimo, però. riesce a spuntarla al tiebreak, dove regna l’equilibrio fino al 7 pari. Qui due errori di rovescio del serbo – il secondo su una palla bassa e senza peso – fanno la differenza. Wawrinka archivia così la pratica in 2 ore e 32 minuti. Adesso Stan sfiderà Andreas Seppi che, dopo la splendida vittoria contro Kyrgios, oggi è riuscito a confermarsi contro Darcis. I precedenti vedono in vantaggio il numero 4 del mondo 10-5.

[12] J. Tsonga b. [23] J. Sock 7-6(4) 7-5 6-7(8) 6-3 (Lorenzo Dicandia)

Terzo incontro in carriera tra Jo Tsonga, dodicesima testa di serie, e Jack Sock, ventitreesimo nel seeding ma ventesimo nella classifica di questa settimana. L’americano è infatti fresco di best ranking grazie alla vittoria della scorsa settimana ad Auckland e, in seguito alla sconfitta di Isner, se ne andrà da qui anche da numero uno USA. Buon segno per Sock, non così tanto per il tennis a stelle e strisce. Il primo set vive di poche emozioni e zero occasioni. Entrambi dominano al servizio, Tsonga più di Sock, nonostante il francese abbia una percentuale di prime in campo costantemente sotto il 50%. Il set scorre dunque via rapido, e dopo 40 minuti si arriva al tiebreak. Per sbloccare il dominio incontrastato della battuta c’è bisogno di un lampo di genio, che puntualmente arriva sul cinque-quattro Tsonga, servizio Sock. Il francese gioca uno scambio sempre in difesa, prima di liberare un passante di rovescio ad una mano che ricorda da vicino quelli del connazionale Gasquet. Un dritto lungo di Sock consegna poi il parziale a Tsonga.

Nel secondo arrivano le prime palle break, due per parte. Le occasioni vengono prontamente annullate, e allora il set si trascina in qualche modo fino al cinque pari, quando è proprio il servizio a tradire Sock. Due doppi falli consegnano infatti al transalpino la terza chance di strappare il servizio. Gliene servirà una quarta, trasformata con un vincente di dritto, per poter finalmente conquistare il vantaggio. Chiudere alla battuta poi è mera prassi: 2-0 Tsonga. Il terzo parziale inizia con uno scambio reciproco di break, utile solo a sporcare le statistiche al servizio del francese. Sul 4-4, un dritto vincente permette a Sock di annullare una palla break che somigliava molto ad un match point. È quindi un altro tiebreak a determinare il vincitore del set. Tsonga scappa subito avanti di due minibreak. Ad un passo dalla vittoria, tuttavia, il francese decide di complicarsi la vita. Due gratuiti per restituire i minibreak, due risposte solo abbozzate sui match point e uno smash clamorosamente a rete per cedere il set. D’improvviso, quasi senza accorgersene, Sock si ritrova in partitaNel quarto set, Tsonga sfrutta un po’ di distrazione dell’americano per andare subito avanti di un break. Il transalpino si concentra poi sui ad amministrare i suoi turni di servizio, riuscendo finalmente a chiudere la partita dopo aver annullato due palle break nell’ultimo gioco. Si chiude quindi in tre ore e trentatré minuti, 7-6 7-5 6-7 6-3, una partita combattuta nel punteggio ma che non è mai sembrata poter davvero sfuggire dalle mani di Tsonga, neanche dopo il passaggio a vuoto nel tiebreak del terzo set. Negli ottavi, il francese troverà uno tra Tomic e Evans. Contro l’australiano Tsonga ha vinto tre volte su tre. Con il britannico, invece, sarebbe il primo incontro.

[5] K. Nishikori b. [Q] L. Lacko 6-4 6-4 6-4 (Lorenzo Colle)

Scendono in campo per il primo match serale sulla Margaret Court Arena la testa di serie numero 5, Kei Nishikori, e il qualificato Lukas Lacko (121 ATP), che quest’anno ha replicato il suo miglior risultato nello Slam australiano (il terzo turno raggiunto nel 2012). Solo due precedenti tra i due, a Miami nel 2012 e a Washington nel 2014, entrambi vinti dal giapponese. Nishikori inizia subito a scaldare la risposta e si procura 3 palle break già nel terzo gioco. Lacko annulla la prima con un ace e riesce a portare a casa il game grazie a tre errori di dritto del suo avversario e a un punto bellissimo chiuso a rete. Dopo tre game dominati dai servizi, Nishikori piazza la zampata decisiva, nel famigerato settimo gioco, e si porta avanti di un break. Dieci minuti più tardi, un ace sigilla un set in cui giapponese ha perso solo tre punti sul proprio servizio: 6-4. Nel secondo parziale, il tennista di Shimane strappa subito la battuta a Lacko, ma la pioggia costringe gli organizzatori a chiudere il tetto retrattile. Ultimata l’operazione (che poteva essere tranquillamente eseguita prima del match, visto l’aspetto minaccioso del cielo), si riprende e Nishikori tiene il servizio a 15. Il giocatore del Sol Levante adesso pianta i piedi sulla linea di fondo e martella Lacko col suo ping pong tennis. Magistrale il dritto in controbalzo vincente con cui si procura il secondo break. Tutto fila liscio fino al 5-2, quando Nishikori, al momento di servire per il set, è costretto a fronteggiare le prime palle break della sua partita. Salva la prima con un dritto vincente, ma sulla seconda Lacko gli fa fare il tergicristallo e lo costringe all’errore. Nel successivo game di risposta, Nishikori si porta a set point, ma sbaglia la risposta di dritto e perde il gioco. La seconda occasione però è quella buona, il braccio non trema e il parziale si chiude col punteggio di 6-4. Nel terzo set, Lacko tiene benissimo il campo e spinge molto, mentre Nishikori attacca su ogni palla interlocutoria e, soprattutto, sulla seconda dello slovacco. Proprio su una seconda un po’ fiacca, il giapponese si gira sul dritto e lascia partire una risposta al fulmicotone che gli vale il break nel quinto gioco. Lacko non molla e lotta punto su punto, ma Nishikori non cede un centimetro di campo e difende la propria battuta fino al 6-4 finale. Prova solida del numero 5 del mondo che raggiunge per la sesta volta consecutiva gli ottavi di finale a Melbourne. Al prossimo turno se la vedrà col vincente del terzo turno di lusso tra Roger Federer e Tomas Berdych.

Risultati:

[4] S. Wawrinka b. [29] V. Troicki 3-6 6-2 6-2 7-6(7)
[17] R. Federer b. [10] T. Berdych 6-2 6-4 6-4
[12] J.W. Tsonga b. [23] J. Sock 7-6(4) 7-5 6-7(8) 6-3
[5] K. Nishikori b. [Q] L. Lacko 6-4 6-4 6-4
[1] A. Murray b. [31] S. Querrey 6-4 6-2 6-4
D. Evans b. [27] B. Tomic 7-5 7-6(2) 7-6(3)
M. Zverev b. M. Jaziri 6-1 4-6 6-3 6-0
A. Seppi b. S. Darcis 4-6 6-4

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ATP

Djokovic invincibile: batte Thiem in 5 set e vince l’ottavo Australian Open

MELBOURNE – In netta difficoltà, sotto due set a uno, il campione serbo resetta e ritrova il suo tennis. 17° Slam, Nole ritorna anche numero uno del mondo

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Novak Djokovic con il trofeo - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

[2] N. Djokovic b. [5] D. Thiem 6-4 4-6 2-6 6-3 6-4 (da Melbourne, il nostro inviato)

Ogni volta che lo crediamo possibile, ogni volta che la sorpresa sembra davvero a un centimetro dal concretizzarsi, questi tre fenomeni spostano l’asticella un centimetro più in là. E alla fine vincono. Non ha fatto eccezione oggi Novak Djokovic, sotto due set a uno contro Thiem e – apparentemente – in balia completa del palleggio e delle bordate dell’avversario. Ha ricomposto le idee, ha ritrovato risposta e precisione nei colpi e si è proclamato padrone degli ultimi due set e poi vincitore del suo ottavo Australian Open, diciassettesimo Slam totale. A tre lunghezze dal record di Federer, a due dall’inseguitore Nadal. Sembra davvero non esserci niente da fare: a New York Medvedev ci era andato vicino, ci è andato vicino anche Thiem oggi ma non c’è stato verso di spodestare i campioni dal loro trono. Ah, a proposito di spodestare: Novak Djokovic tornerà anche numero uno del mondo tra poche ore.

INTRO E NUMERIIl clima è perfetto per giocare a tennis stasera a Melbourne, fresco il giusto, appena appena ventilato. Dopo una toccante cerimonia in onore del corpo dei pompieri dello stato di Victoria, il catino della Rod Laver Arena, strapieno in ogni ordine di posti, accoglie con un boato l’ingresso in campo di Novak Djokovic e Dominic Thiem, che si apprestano a chiudere l’edizione numero 108 dell’Australian Open. Per l’austriaco è la terza finale Slam, la prima sul cemento (le precedenti due perse al Roland Garros da Rafa Nadal, 2018 e 2019), per il serbo è la venticinquesima (fa effetto scrivere questi numeri ogni volta che si parla dei “mostri sacri”), 16 vinte, di cui sette qui.

 

A questo suo ottavo atto conclusivo in Australia Novak si presenta con un bilancio di 74 partite vinte e 8 perse a Melbourne, impressionante (solo Roger Federer gli è davanti, con un ancor più impressionante 102/15). 8 finali qui sono comunque un record assoluto, superato sempre Federer che ne ha giocate 7. Djokovic le sue precedenti finali le ha vinte tutte, e va per il 17° titolo Slam, Thiem va per il 17° titolo complessivo.

PRIMO SET – Inizia Nole al servizio, due ace consecutivi già nel primo game per il serbo, in quello successivo è già battaglia ai vantaggi, dopo uno scambio a rete arriva una palla break per Djokovic. Dritto sotto il nastro di Dominic e siamo 2-0: si alzano i cori “Nole, Nole”, ci sono gruppi di tifosi serbi che definire chiassosi è poco. Djokovic è partito a tavoletta, serve benissimo e sciorina ottime soluzioni in attacco (una gran palla corta in avanzamento), Thiem sembra ancora dover entrare in partita. In 13 minuti siamo 3-0 Nole, l’impressione è che voglia tenere sott’acqua da subito l’avversario, rischiando per primo, sapendo quanto potrebbe diventare pericoloso dovesse diventare una lotta a mazzate. Ineccepibile tatticamente, ma non lo scopro certo io ora. 16 punti a 7 nei primi 3 game, poco altro da dire.

Grande scambio nel quarto game, con tweener di Nole chiuso a rete da Dominic, l’austriaco muove il punteggio tenendo un servizio, Djokovic allunga 4-1. Il problema per Thiem è che finora ha fatto 3 punti su 15 in risposta. Onestamente, rispetto alle tante volte in cui l’ho visto fare la parte del muro inscalfibile affrontando bombardieri vari e giocatori brillanti, concentrato quasi solo sul contrattacco, stasera Nole mi sta piacendo molto, proprio perché lo vedo prendere l’iniziativa per primo. La qualità per farlo ce l’ha eccome, certi anticipi aggressivi sono splendidi, come detto è un piano tattico necessario visto il mazzuolatore instancabile che ha davanti, ma tant’è, il Djokovic da uno-due di oggi è spettacolare. Nel settimo game si capisce bene cosa intendo: l’iniziativa se la prende Dominic a fucilate, Nole è costretto alla difesa, e non ne esce, subendo il contro-break a 15: 4-3, il match si fa veramente interessante.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Tutta la classe in risposta del serbo, che mette un dritto in allungo, porta al 30-40 e a una palla break per ritornare in vantaggio, ma Thiem la annulla bene a rete, per poi scatenare i suoi attacchi e pareggiare 4-4. Punti da ovazione in serie adesso, bellissimo uno smash da fondocampo del serbo, ma da qualche minuto si sta giocando la partita che vuole Dominic, che potrebbe diventare incontenibile. 5-4 Djokovic, molto equilibrio, bene il serbo che cerca di togliere ritmo e certezze all’avversario: un brutto errore di dritto dell’austriaco porta a palla break che è anche set point. A tutto braccio, e margine zero, Thiem la annulla, due rovesci a una mano impattati alti davanti al corpo sono spaventosi; commette anche diversi gratuiti, ma tirando così forte è impossibile evitarli. Arriva così un secondo set-point, e beffardamente è il primo doppio fallo di Dominic a consegnare il parziale a Nole. Un brutto dato per Thiem è il 23% di punti fatti con la seconda palla (dall’altra parte, 80% di prime in campo per il serbo). L’austriaco ha 12 vincenti e 16 errori (Djokovic 9/14), un set teso, emozionante.

EMERGE DOMINIC – Nel secondo set, per la prima volta Dominic tiene un servizio senza andare ai vantaggi, poi spara un rovescio lungolinea irreale, dalla tribuna a occhio eravamo sopra i 150 kmh (ma comodamente!). Nole accusa il cazzotto, e con un doppio fallo (seconda tirata a 180, non vuole proprio entrare nello scambio) offre palla break, la annulla, se ne prende un’altra Thiem con due bombe di dritto, si salva bene in attacco ancora Djokovic, ma sta vacillando. Terzo errore, terza palla break, e stavolta la seconda palla di servizio – fuori di un metro – viaggiava a 192 kmh: che roba, break Dominic, ma autentica follia di nervi da parte di Nole. Non capita spesso di vederlo tanto in difficoltà nel gioco da fondo, e nel palleggio in pressione, tanto da volerlo evitare a tutti i costi. Nel primo set era stato eccezionale a gestire con intelligenza e classe l’irruenza dell’avversario, ora però è nei guai, siamo 3-2 e battuta per Thiem. Gli dà una gran mano Dominic commettendo doppio fallo e regalandogli una palla break, ma due bastonate di dritto risolvono il problema dell’austriaco, che sale 4-2.

Due game dopo, Thiem va di nuovo sotto con un paio di gratuiti evitabili (come se perdesse la pazienza, ma non dovrebbe: il pallino del gioco lo ha lui), giustamente Djokovic annusa l’occasione e la azzanna, piazzando il contro-break. Che fenomeno che è nei momenti importanti, siamo 4-4. Ma subito dopo, un altro game “horror” per lui: un doppio fallo, due time-violation per perdita di tempo alla battuta – che gli costano l’obbligo di servire direttamente una seconda sulla palla break – e un dritto facile sparato sui teloni. Ancora break Thiem, che va al servizio per il set sul 5-4, questi attimi di nervoso e perdita di lucidità da parte di Nole sono strani. Un fuoriclasse come lui ne ha viste e affrontate di tutti i colori, fa specie vederlo così a disagio in campo. Ben contento dell’omaggio, Dominic scatena quattro missili e chiude il parziale, 6-4 e un set pari, match che va a strappi, sia tecnicamente che emotivamente. In totale ora siamo a 25 vincenti e 27 errori per Thiem, 16/27 Djokovic; il dato deficitario per il serbo è però il 36% di punti fatti con la seconda, d’altronde quei due game “da matto” pesano.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

TESTA AVANTI DOMINIC – Sgradevole discussione con l’arbitro Dumusois (quello del match fra Fognini e Sandgren) per Nole, che a fine set gli dice “Bravo, ben fatto, ti sei reso famoso!” con il pollice alzato e la faccia polemica, ma i “time violation” erano corretti: Nole è molto nervoso ora. Nel primo game del secondo set, dopo un momento ancora polemico di Djokovic col pubblico (che aveva fatto il classico “oooh” di delusione per una pallata che sarebbe stata vincente di Dominic deviata fuori dal nastro), arriva il break in avvio per Thiem. Reazione immediata di Nole, che con una bellissima combinazione palla corta e volée si procura l’occasione del contro-break, ma il rovescio lungolinea sontuoso dell’austriaco gliela cancella, siamo 2-0. I serbi provano a incoraggiare Djokovic, ma sembrano meno convinti pure loro, nel frattempo Nole sembra in rottura prolungata, mette due palle di fila sotto la rete, scuote la testa e appare anche rigido con le gambe. Un altro tracciante lungoriga di rovescio di Dominic porta al 15-40 e a due palle del 3-0 e doppio break, una seconda palla a 188 kmh stavolta buona (di nuovo tirata a occhi chiusi), seguita però da un dritto sul nastro, sono fatali al serbo. Thiem non rallenta, poco dopo, sotto 4-1, Djokovic chiama il medico, e prende una pastiglia. In scioltezza Dominic va 5-1, dall’altra parte c’è poca resistenza adesso, solo qualche colpo a sprazzi. Alla battuta per chiudere Dominic si disunisce, forse a causa della tensione. Sciupa tre set-point e deve affrontare una palla break, ma Djokovic spreca in risposta e quando sono passate 2 ore e 29 minuti è 6-2 e due set a uno per Thiem. Nole esce dal campo per la pausa.

IL RUGGITO DI NOLE – Facce preoccupate nel box serbo, Djokovic rientra dopo cinque minuti di trattamento medico: vediamo se avrà le risorse per rimontare. Nole tiene il primo game di servizio, si alzano i cori di incoraggiamento, ma poco dopo, sull’1-1, è palla break Thiem: bravo Djokovic a salvarsi con il serve&volley, poi ancora bene a rete, e con un nastro favorevole sale 2-1. Certo non sono bei segnali per lui dover fare i ricami al volo per fare punto, dura vincerla così. Nonostante non ci sono grandi pericoli per chi serve, però, Nole pare essere più sciolto e pimpante. Dominic, da parte sua, continua a mollare manate spaventose sia di dritto che di rovescio. Un grandissimo punto in attacco dell’austriaco, nel sesto game, lo porta 3-3, il pubblico salta e grida intorno alla tribuna stampa. Negli suoi ultimi due turni di battuta Djokovic è stato autoritario, in quelli di Thiem si è fatto aggressivo, non è mica finita. Sotto 4-3, Dominic commette una sciocchezza a rete, poi subisce una risposta, e si ritrova 15-40. La prima palla break la annulla di dritto, sulla seconda spara lunga un’accelerazione, e siamo 5-3, con Nole al servizio per andare al quinto. Senza tremare il serbo tiene a zero, 6-3 ed è quinto e decisivo set. Bravissimo Djokovic a resistere in difficoltà all’inizio del parziale, brutto passaggio a vuoto di Thiem nel momento cruciale. Sono passate tre ore e 11 minuti, nel quarto set l’austriaco è nuovamente sceso a un tremendo 22% di punti fatti con la seconda palla di servizio.

IL TRIONFO – Si ringalluzziscono i cori dei tifosi di Djokovic, e ne hanno ben donde: Dominic adesso appare meno lucido e convinto, tira sempre fortissimo ma sbaglia molto, Nole è più tranquillo, a questo punto potrebbe succedere di tutto. Nel terzo game, sventaglio fallito da Thiem, ed è palla break Djokovic: il gratuito in lunghezza dell’austriaco regala a Nole un vantaggio che potrebbe essere decisivo, che tensione sia in campo che sugli spalti. Si arrabbia con se stesso Dominic, reagisce a sua volta di rabbia e grinta, arriva a 30-40 e palla del contro-break, ma la sbaglia di dritto, con conseguente sospiro di delusione di tre quarti del pubblico, a parte ovviamente i tifosi serbi. Seconda palla break Thiem, serve&volley Djokovic, ma il passante è lungo. Poco dopo, è 3-1 Nole, le occasioni mancate dall’austriaco stanno pesando tanto, è una partita più emozionante e tesa che bella. Ammirevole la sovrumana capacità di Djokovic di rimanere a galla davanti alle bordate che gli arrivano addosso da tre ore e mezza, e in qualche modo trovare la strada per uscirne in vantaggio alla fine, siamo 4-2.

Dominic continua ad andare in difficoltà ogni volta che serve la seconda palla, e quando dopo tre vantaggi un rovescio in rete dà la palla del 5-2 con due break a Nole, è come fosse un match point. Si salva col servizio Thiem, e accorcia sul 3-4, ma è appeso al proverbiale cornicione adesso. Un’ora fa pareva poterla vincere, è dura psicologicamente per lui. Con freddezza Nole sale 5-3, servendo bene Dominic arriva al 4-5, siamo in dirittura d’arrivo. Due errori di Thiem, e un ace di Djokovic, portano il 40-15 e due match point, il primo è quello che dà a Nole il 17esimo trionfo Slam, ottavo qui a Melbourne, incredibile. Delusione tremenda per Dominic, ma le risorse di un campione come Djokovic sono infinite. Rispetto e ammirazione, null’altro da aggiungere.

Novak Djokovic e Dominic Thiem – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

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Australian Open

L’americana che non ti aspetti: Kenin batte Muguruza e vince l’Australian Open

Alla prima finale Slam della carriera, Sofia diventa la più giovane campionessa dell’Australian Open dai tempi di Sharapova (2008). Nuova numero 1 USA, scalzata Serena Williams.”Il mio sogno è diventato realtà”. Garbine si spegne alla distanza e chiude con 45 errori gratuiti

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Sofia Kenin con il trofeo - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[14] S. Kenin b. G. Muguruza 4-6 6-2 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

Alla fine di un pomeriggio fresco e piovoso, almeno 20 gradi in meno di ieri, sotto il tetto chiuso della Rod Laver Arena entrano in campo Garbine Muguruza e Sofia Kenin per giocarsi il titolo degli Australian Open 2020. I precedenti sono 1-0 per Kenin, il primo turno di Pechino l’anno scorso, in tre set. Entrambe hanno vinto contro pronostico (bizzarramente, con lo stesso identico punteggio, 7-6 7-5) le rispettive semifinali, su Halep e Barty. In particolare, la vittoria di Sofia su Asleigh ha procurato una delusione globale, a livello mediatico, dura da digerire per gli appassionati australiani.

Il confronto tecnico vede di fronte due giocatrici sotto certi versi simili, se parliamo della propensione alla spinta costante in palleggio, con Garbine più potente, Sofia più manovriera e incline all’utilizzo della palla corta per destabilizzare l’avversaria in verticale. Sull’1-1, un paio di grandi accelerazioni di Muguruza (bellissimo un rovescio anticipato in risposta) portano al primo break, 2-1 per la spagnola. Garbine e Sofia lottano senza risparmiarsi, il ritmo è notevole, l’impressione è che la partita la stia facendo Muguruza, in tanti scambi Kenin viene cacciata fuori dal campo. Notevole l’intelligenza tattica di Sofia, che sotto nel punteggio alza il livello di rischio e spinge a tutta anche palle che di solito non colpirebbe in accelerazione, ma la cosa non impedisce alla spagnola di salire 4-2. Stringe i denti la statunitense, salva il game successivo annullando quattro palle del secondo break (tre consecutive), poi due doppi falli consecutivi di Garbine le consegnano il 4-4.

Un passaggio a vuoto evidentissimo di Muguruza, che pareva avere il set in mano, la solita bravura di Kenin dal punto di vista agonistico, lei non molla mai, va anche sotto, ma se le concedi un mignolo si mangia il braccio fino alla spalla e ritorna in gioco. Sono qualità straordinarie e non allenabili più di tanto, o ce l’hai o non ce l’hai. Tocca quindi a Muguruza alzare ulteriormente il ritmo, sappiamo tutti che il livello da fuoriclasse lo ha eccome, e lo dimostra pressando in modo incisivo e brekkando ancora per salire 5-4. Alla battuta per chiudere il parziale, la spagnola non trema, spinga subito dopo il servizio, e tiene a 30, 6-4 e un set a zero per lei.

Garbine Muguruza – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

15 vincenti, 17 errori Garbine, 9/15 Sofia, in generale quella che ha voluto e potuto rischiare di più si trova in vantaggio, giusto così. Alla fine di una godibile “It’s raining men” sparata a mille dal dj, nella versione originale delle Weather’s Girls invece che quella più pop ma apocrifa di Geri Halliwell (personalmente approvo), si ricomincia. Il pubblico intorno a me è positivo senza essere entusiasta, certo i biglietti da centinaia di dollari per stasera erano venduti da tempo, ovviamente le persone sono venute (stadio pieno), ma non avere in campo Barty per una festa “aussie” annunciata ha il suo peso e si percepisce.

Avvio di secondo set autoritario per chi va alla battuta, poi nel quarto game Kenin dà tutto e ottiene un 30-40 a furia di “c’mon” urlati a ogni punto: palla break convertita e 3-1 per lei, con allungo sul 4-1, non molla la giovane moscovita trapiantata (da piccola) e creata come tennista in Florida, ammirevole. La sensazione è che non tutti la amino, alcuni atteggiamenti sono in effetti al limite tra il sacrosanto agonismo e l’arroganza (le urla anche se c’è un errore dell’avversaria), ma avrà tempo per limare anche questi dettagli, nel frattempo si sta giocando partite storiche, brava lei e basta.

Tecnicamente, Sofia si fa preferire dal lato del rovescio, ma di un nulla, pure a destra mena che è un piacere. Dall’altra parte, Muguruza la conosciamo, ed è un piacere rivederla ai livelli che le competono, bombe con tutti i fondamentali, non si ottengono i suoi risultati e la sua (passata) classifica per caso. Si arriva al 5-2 per la statunitense, un paio di rispostone di Kenin mettono a rischio il turno di battuta di Garbine. Siamo 30-40 e set-point, convertito subito grazie all’errore della spagnola: 6-2 e un set pari, ma la cosiddetta “inerzia del match” ora è dalla parte di Sofia. Fisio in campo per Muguruza, le dà un’occhiata alla schiena, speriamo tutto a posto. Dal momento del break del 3-1, abbiamo 13 gratuiti di Garbine, sono tanti in 5 game.

 
Sofia Kenin – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

I primi punti del terzo set preoccupano, con alcune pallate della spagnola che volano lunghe di metri, osservandola con attenzione mi sembra un po’ rigida in effetti. Kenin tiene il servizio in scioltezza, Muguruza pareggia, Sofia va 2-1, negli ultimi sei turni di battuta la statunitense ha perso solo sei punti. Non si capisce bene, dalla tribuna, quale sia (se c’è) il problema fisico di Garbine, sta di fatto che quando non serve lei, e in generale quando si giocano gli scambi, ha perso tanta efficacia e incisività. Con coraggio e bravura, spingendo tutto, Muguruza pareggia 2-2, siamo a un’ora e 40 minuti di partita. Un erroraccio in rete di Kenin procura tre palle break alla spagnola, l’urlo della Rod Laver Arena fa ben capire le simpatie dei tifosi australiani. Due rovesci lungolinea vincenti di Sofia cancellano le prime due, un dritto lungolinea da urlo salva la terza, un ace la manda a vantaggio interno. Quattro winner di fila, mamma mia che qualità e che classe nel momento fondamentale. Il passante di dritto (quinto vincente consecutivo) che la porta avanti 3-2 vede la standing ovation dello stadio, strepitosa Kenin, si è letteralmente conquistata il rispetto e il sostegno del pubblico a forza di prodezze nel giro di un minuto, roba che non si vede tanto spesso.

Muguruza accusa il colpo, con alcuni errori evitabili si fa riprendere da 40-15, e con un doppio fallo regala il break a Sofia, 4-2. La statunitense è lanciatissima adesso, come detto buona parte dei tifosi presenti è con lei. Il servizio vincente che consegna a Kenin il 5-2 viene salutato da un’ovazione, fa davvero effetto dal vivo percepire come Sofia sia stata capace di diventare, in mezz’ora di gran tennis e cuore messo in campo, se non una favorita dello stadio, quantomeno non la “cattiva” della favola di stanotte. Personalmente, mi ricorda quello di cui era stato capace Daniil Medvedev col difficilissimo pubblico dell’Arthur Ashe di New York, che era passato dall’odiarlo cordialmente al sostenerlo almeno al 50% contro un idolo come Nadal.

Il primo match point per lei viene salutato da un applauso assordante, il doppio fallo (tre in tutto nel game, momentaccio) di Garbine che le regala il primo Slam della carriera fa alzare in piedi tutti, per applaudirle alla fine entrambe. Bravissima, bravissime. Serena e Venus Williams sono in dirittura d’arrivo (Kenin da lunedì sarà la nuova numero uno USA, superando proprio Serena), Stephens e Keys non sono abbastanza continue, Gauff è ancora una bambina: ma il tennis femminile USA con Sofia può stare abbondantemente tranquillo. E rivedere una campionessa come Muguruza in fondo ai tornei che contano è un piacere, alla fine bella serata sotto tutti gli aspetti.

Sofia Kenin e Garbine Muguruza- Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

MUGURUZA“Sarò breve, sono emozionata (voce rotta). Congratulazioni Sofia, incredibile, non sarà la prima vittoria per te. Ringrazio il mio team, che ha sofferto qui con me, Conchita, tutti. Voi tutti siete quello che rende speciale un momento come questo, grazie di essere venuti qui. Due settimane indimenticabili, ci siamo sentite tutte a casa”.

KENIN“È il mio primo discorso, ce la metterò tutta! Congratulazioni Garbine, a te e al tuo team. Il mio sogno è diventato ufficialmente reale, quindi tutti, se avete un sogno, credeteci, diventerà vero! Grazie a tutti, agli sponsor e all’organizzazione, non vedo l’ora di essere di nuovo qui. Le due settimane migliori della mia vita, dal profondo del cuore! E alla fine, grazie a mio padre, mia madre, il team, chiunque mi stia guardando, grazie di cuore”.

Sofia Kenin – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

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Australian Open

PREVIEW – Australian Open: Djokovic contro Thiem, una finale inedita e molto tosta

Nole è indiscutibilmente favorito per il titolo dell’Australian Open. Ma di fronte avrà un tennista maturo, motivato e capace di tenere il suo ritmo a lungo. E che lo ha battuto quattro volte su dieci

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Dominic Thiem e Novak Djokovic - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Il torneo di singolare maschile di questi Australian Open è cominciato con un grande interrogativo: esiste qualcuno che sarà in grado di sconfiggere Novak Djokovic?

Il cannibale serbo arrivava a questa edizione 2020 da campione in carica e primatista assoluto nella storia in termini di titoli vinti, ovvero sette, più di Roger Federer e della leggenda di casa Roy Emerson. In ATP Cup, il nuovo aperitivo in vista del primo Slam stagionale, Nole ha trascinato la sua Serbia al trionfo, vincendo tutti i suoi punti in singolare. E che punti. Djokovic ha infatti piegato in serie Anderson, Monfils, Shapovalov, Medvedev, e soprattutto, in finale, il suo principale avversario per la corsa a n.1 del mondo, Rafa Nadal, in due set equilibrati ma in cui si aveva la sensazione che il serbo avesse sempre qualcosa in più. La domanda era dunque più che lecita. Anzi a molti poteva suonare perfino retorica

Perché per battere un Djokovic al cento per cento delle sue facoltà fisiche e mentali sulla Rod Laver Arena servono delle qualità straordinarie. Serve innanzitutto la capacità di tenere il ritmo e la concentrazione da fondocampo. Perché a meno che non ti chiami Federer, sai che la partita sarà una lotta, in cui a fare la differenza saranno le cose che ti fanno fare la differenza nel tennis moderno: percentuali di prime di servizio, capacità di sfondare con i propri fondamentali, guadagnare campo e non farsi trovare impreparato nel momento di concretizzare. Insomma, giocare solido. Quello che Nole fa meglio di ogni altro essere umano.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Serve la condizione atletica per mettere in pratica questo tennis per almeno tre ore, ma eventualmente anche 4 o 5. Perché non ti basteranno uno o due colpi potenti per conquistare un punto. Ne potrebbero servire 8, 9, persino 10, ripetuti centinaia di volte, per portare a casa un set e poi un altro set, e poi forse il match. Per tirarli tutti questi colpi non basta un grande braccio, ma servono anche delle gambe che girano maledettamente veloci. Come quelle di Nole.

Serve, infine, la capacità di reggere ai mille urti psicologici che possono arrivare in un match del genere. Non giriamoci attorno: è molto difficile che la finale si concluderà in tre set. Solo due volte Nole ha perso una finale Major senza vincere nemmeno un parziale, la prima contro Roger agli US Open e nel 2013 contro Murray in finale. Insomma, bisogna essere psicologicamente pronti al fatto che anche se sei in svantaggio lui potrebbe sempre rimontarti. E che sei sotto difficilmente ti concederà molte chance di recuperare. E, che, infine, nella stazione delle occasioni di treni se ne fermano pochi.

Tutto ciò serve per battere Djokovic nel campo in cui lui forse si sente più a suo agio al mondo. E, forse, in questo momento, anche inclusi Nadal e Federer, il tennista che è maggiormente in possesso di queste qualità porta il nome di Dominic Thiem. In palleggio da fondo, l’austriaco è letteralmente mostruoso. La sua palla è complessa, pesante, arrotatissima, di dritto e di rovescio, in grado sia di impedire all’avversario di attaccare facilmente, sia, all’occorrenza, produrre vincenti o comunque colpi in grado di fargli guadagnare campo.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Inoltre, il 26enne viennese è, con tutta probabilità, il miglior atleta nel circuito ATP. Le sue doti fisiche, costruite grazie al costante e durissimo allenamento (potete farvene un’idea qui), gli permettono ormai di giocare il suo tennis così dispendioso molto molto a lungo, senza calare mai di rendimento. Sul suo killer instinct, soprattutto se paragonato a quello dei big 3, si sollevano maggiori perplessità. Non sempre Thiem riesce a giocare i punti decisivi alla sua maniera. Ma i suoi schemi sono talmente rodati e la sua potenza talmente debordante da sopperire spesso a qualche crepa psicologica. 

Insomma, Thiem è forse l’avversario concretamente più pericoloso che Djokovic si poteva ritrovare in finale. Più di Federer e Nadal, che svestiti del loro alone di carisma, oggi come oggi, pagano rispetto all’austriaco sicuramente una inferiore condizione atletica e, probabilmente anche qualcosa dal punto di vista dello scambio da fondocampo. Tanto che lo stesso Thiem è stato in grado di battere Nadal su questo terreno nella semifinale.

Inoltre, l’austriaco, tra gli “umani” del circuito, è quello che sa meglio come si sconfigge Djokovic. Ci è riuscito per ben quattro volte su dieci faccia a faccia in carriera. Un record molto più che invidiabile. E, alle Finals del 2019, giusto qualche mese fa, ci è riuscito per la prima volta anche su una superficie veloce, anzi molto veloce, in un match molto intenso durato quasi tre ore e terminato per 7 punti a 5 nel tie-break del set decisivo. Così come la semifinale contro Nadal è terminata al tie-break del quarto set, dopo che Thiem ne aveva vinti altri due. Alla faccia di chi mette in luce le sue carenze nei momenti topici degli incontri.

 
Novak Djokovic e Dominic Thiem – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Detto ciò Djokovic rimane il favorito d’obbligo e sarebbe comunque una sorpresa se non vincesse il match. Ma non potrà contare su un avversario dall’altra parte della rete che non picchia abbastanza forte, non corre abbastanza veloce, non è in grado di fare entrambe le cose praticamente all’infinito. Già protagonista di un paio di finali inevitabilmente perse al Roland Garros contro Nadal, Thiem è pronto per vincere il suo primo Slam in carriera, da ogni punto di vista: tecnico, fisico e anche mentale. Per contenere la sua esuberanza, Nole dovrà necessariamente dare fondo a tutte le sue risorse. E attingere alla sua capacità insuperabile di giocare alla grande i punti decisivi. Perché sono pochi quelli sui quali potrebbe girare una partita che si preannuncia come una notevole scazzottata da fondocampo. Una finale per veri duri.

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