(S)punti tecnici: i grandi rovesci a una mano di oggi e del passato

(S)punti Tecnici

(S)punti tecnici: i grandi rovesci a una mano di oggi e del passato

Gli Australian Open 2017 hanno visto la riscossa del rovescio a una mano. Erano molti anni che 3 semifinalisti su 4 a livello Slam non erano monomani. Andiamo a scoprire quando era già avvenuto, e analizziamo qualche grande colpo del passato

Pubblicato

il

Oltre a essere stato uno degli Slam più sorprendenti e appassionanti degli ultimi anni, gli Australian Open 2017 hanno messo a referto una piccola curiosità statistica, degna di nota perchè non si verificava da molto tempo: dei quattro semifinalisti nel singolare maschile, tre avevano il rovescio a una mano (Roger Federer, Grigor Dimitrov, Stanislas Wawrinka, a cui si è aggiunto il bimane Rafael Nadal). A Melbourne avevo fatto una breve ricerca storica, incuriosito da questo dato, su quando si era già verificata in precedenza questa situazione nei Major. In effetti, era davvero da un pezzo che i monomani non conquistavano la “maggioranza” a livello semifinali: per l’esattezza, in ordine cronologico inverso, dal 2007 in Australia (Roger Federer, Tommy Haas, Fernando Gonzalez, più il bimane Andy Roddick), dal 1999 a Wimbledon (Pete Sampras, Tim Henman, Pat Rafter, più il bimane Andre Agassi), dal 1998 al Roland Garros (Felix Mantilla, Alex Corretja, Cedric Pioline, più il bimane Carlos Moya), e dal 1998 anche agli US Open (Pete Sampras, Pat Rafter, Mark Philippoussis, più il bimane Carlos Moya). Non posso nascondere il pizzico di nostalgia che mi ha colto nel ricordare certi nomi e certi giocatori, e benchè per alcuni di loro il materiale video e fotografico disponibile online non sia di gran qualità, i loro rovesci al contrario di qualità ne avevano da vendere quasi tutti. Concediamoci allora un momento di amarcord in compagnia, e proviamo a celebrare alcuni gran colpi del passato.

Roger Federer, Stanislas Wawrinka e Grigor Dimitrov sono “roba” di attualità, così come – relativamente – Tommy Haas. Trovate i loro rovesci a una mano fotografati e analizzati recentemente da bordocampo, qui Roger, qui (e qui) Stan, qui Grigor, qui Tommy. Come detto, oggi prendiamo insieme la macchina del tempo, e andiamo a vedere come colpivano il rovescio gli altri campioni citati, che magari non sono stati tutti fenomeni, ma come minimo la loro semifinale Slam se la sono conquistata e giocata.

US Open 1998 (semifinali Rafter b. Sampras 6-7(8) 6-4 2-6 6-4 6-3, Philippoussis b. Moya 6-1 6-4 5-7 6-4, finale Rafter b. Philippoussis 6-3 3-6 6-2 6-0)

 

Qui sopra, Pete Sampras. Il rovescio non era il pezzo forte del fenomeno statunitense, era un buonissimo colpo, ma la preparazione con gomito troppo alto, la tendenza a flettere in basso il polso, e a ingobbire la postura, lo rendevano il suo unico limite tecnico. Fino a un certo punto, però: con la classe mostruosa che aveva, Pete sparava passanti fantastici anche da sinistra, era in fase di manovra che da quel lato non riusciva a spingere come con il drittone.

Qui sopra, Mark Philippoussis. Grandissimo talento in generale, potenza pura, con un servizio devastante, e splendide volée, come tutti gli attaccanti dell’epoca l’australiano soffriva un poco in fase difensiva, soprattutto a causa del gran fisicone che si portava in giro per il campo, e ai conseguenti guai alle ginocchia di cui ha sempre sofferto. Nel rovescio la conduzione del braccio-racchetta e l’eleganza del gesto sono fantastiche, ma si può notare una certa rigidezza negli affondi delle gambe, che sono appena accennati.

Qui sopra, Pat Rafter. Ineccepibile tecnicamente, possiamo notare quanto più giù andasse con le gran gambe rispetto a Mark. Rafter era un giocatore praticamente perfetto, in questo rovescio è da apprezzare la sbracciata allo stesso tempo ampia e composta, l’angolo tra avambraccio e racchetta è bloccatissimo, il controllo di conseguenza è massimo.

Roland Garros 1998 (semifinali Moya b. Mantilla 5-7 6-2 6-4 6-2, Corretja b. Pioline 6-3 6-4 6-2, finale Moya b. Corretja 6-3 7-5 6-3)

Qui sopra, Felix Mantilla, uno dei grandi specialisti della terra battuta spagnoli a cavallo tra gli anni ’90 e il nuovo millennio, vincitore a Roma 2003 in finale su Federer. Anche qui grandissima sbracciata, assetto braccio-racchetta ottimo, da notare l’evidente ed estrema torsione del busto-spalle, ad aiutare la rotazione esterna dell’avambraccio nel produrre il massimo top-spin possibile. Un autentico schiaffone, ricorda vagamente il gesto di un altro grandissimo di quegli anni, Gustavo Kuerten.

Qui sopra, Alex Corretja, che in quegli anni era uno dei “trottolini terribili” più ostici da affrontare in assoluto, non solo su terra battuta. Due finali al Roland Garros, un Masters di fine anno vinto, due 1000 vinti (Roma e Indian Wells), tanti scalpi importanti in saccoccia, best ranking 2 ATP. Insomma un tipo che faceva sul serio. Nell’esecuzione del rovescio possiamo apprezzare la gran flessibilità di gambe, il preciso piegamento delle ginocchia, e il perfetto caricamento-scaricamento del peso sulla palla, Alex qui molla una legnata tale da rischiare di sbilanciarsi a destra alla fine dello swing.

Qui sopra, Cedric Pioline, uno dei giocatori più completi ed eleganti che la scuola francese abbia mai prodotto. Tecnicamente perfetto in tutto, dal servizio alle volée, soffriva di un minimo di leggerezza dalla parte del dritto, che non era un colpo incisivo al massimo livello, e negli anni in cui iniziavano a spadroneggiare i grandi sventagli e i dritti anomali carichi di top-spin, la cosa gli ha creato qualche problema. Ma dal lato del rovescio, meglio lasciarlo stare, era capace di fulminarti da ogni posizione del campo, e su terra battuta riusciva a tirare con più top-spin di tutti tranne Kuerten, lo possiamo vedere dal gesto finale dello swing, Cedric qui ha talmente tanto timing e controllo del colpo che si permette di lasciar andare in scioltezza il polso verso l’alto-esterno, in quel modo gli partivano dei missili anche da sopra l’altezza delle spalle.

Wimbledon 1999 (semifinali Sampras b. Henman 3-6 6-4 6-3 6-4, Agassi b. Rafter 7-5 7-6(5) 6-2, finale Sampras b. Agassi 6-3 6-4 7-5)

Qui sopra, un passantino da favola di Tim Henman. In modo molto simile a Pioline, l’elegantissimo tennista inglese era fantastico in attacco e a rete, ma di dritto non aveva la palla abbastanza pesante. Di rovescio, invece, era capace di numeri da altissima scuola come quello di questo video, da notare nell’esecuzione la conduzione della testa dalla racchetta attraverso la palla, e lo swing essenziale, che dà quasi l’impressione di essere una sbracciata trattenuta (pensiamo a quanto “aprono” Wawrinka, Federer e Dimitrov in confronto), ma in realtà è semplicemente un gesto di una precisione e delicatezza di tocco tali da non aver bisogno di “sprecare” un centimetro di follow-through e di energia cinetica oltre il necessario.

Australian Open 2007 (semifinali Federer b. Roddick 6-4 6-0 6-2, Gonzalez b. Haas 6-1 6-3 6-1, finale Federer b. Gonzalez 7-6(2) 6-4 6-4)

Qui sopra, infine, il mitico “mano de pedra” Fernando Gonzalez, che facendo onore al suo soprannome, tirava tutto fortissimo sempre e comunque, il dritto definitivo prima dell’esplosione di del Potro, con cui rivaleggiava tranquillamente in potenza. Dal lato sinistro si rifugiava nello slice se aggredito, ma appena possibile ne usciva sparando sberle pazzesche anche di rovescio. Da notare qui una minima somiglianza nel “mollare” la frustata con il polso con Pioline, ma Cedric se lo permetteva come detto per trovare rotazione, Fernando al contrario grazie al braccio d’acciaio che aveva, poteva utilizzare la mezza leva in più cercando solo potenza attraverso la palla. Che bombe, ragazzi.

Concludendo con un sorriso, e penso anche al pazzesco inizio di stagione di Dimitrov, direi che la “One Handed Backhand Band” si presenta al via della primavera su cemento e terra molto agguerrita, e con già uno Slam in bacheca. Rispetto agli ultimi anni, in cui erano stati solo il Vecchio Jedi Roger e il Potente Stan-The-Man a frenare in minima parte il dilagare delle Orde Bimani, il gruppo si è ricompattato, l’Apprendista Bulgaro Grigor sta giocando il tennis della vita, la Speranza Austriaca Dominic è sempre lì, e ci sono in arrivo giovani interessantissimi come il Trottolino Terribile Denis e l’Esteta Biondo Stefanos.
Per la prima volta dopo tanti, tanti anni, gli Illuminati dalla presa Eastern vedono una Luce che squarcia l’oscurità, e mette scompiglio tra i seguaci della Barbarie a due mani: che possa finalmente essere questo 2017, l’anno che verrà ricordato nei secoli, come l’inizio della riscossa dalla deplorevole costrizione della mano non dominante?

Continua a leggere
Commenti

(S)punti Tecnici

US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

Pubblicato

il

da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

Montreal, spunti tecnici: Medvedev, essenziale e cattivo per arrivare al top

L’efficienza e l’incisività del tennis di Daniil sono clamorose. E c’è un piccolo personalismo tecnico che fa quasi solo lui

Pubblicato

il

da Montreal, il nostro inviato

The guy is a machine“, quel tipo è una macchina, ha commentato Nick Kyrgios dopo aver sconfitto di misura Daniil Medvedev per conquistare il titolo di Washington. Non potrei essere più d’accordo col buon vecchio Nick. Il 23enne moscovita che oggi affronterà Nadal nella finale di Montreal, prima volta sia contro Rafa che nell’atto conclusivo di un “1000”, è sinceramente impressionante. La prima cosa che si nota, vedendolo giocare da vicino, è che il ragazzo è enorme. 1,98 per 85 chili, stesse misure di Alexander Zverev e Marin Cilic, per capirci, eppure finchè non sei a due metri da lui non te ne rendi conto, si muove talmente bene da sembrare decisamente più piccolo, soprattutto se visto in televisione. E poi inizia il bombardamento.

La “macchina Medvedev” è totalmente strutturata per essere efficiente al massimo livello possibile, niente fronzoli, nessuna concessione al cosiddetto “bello stile” (bello rispetto a cosa, poi? Che il tennis non sia una gara di tuffi o uno spettacolo di danza si spera che sia chiaro a tutti). La palla gli viaggia a velocità spaventosa, siamo dalle parti proprio di Kyrgios (o Del Potro, o del picchiatore che volete) come potenza e rapidità dei colpi, sia il servizio, che il dritto, che il rovescio. Vediamocelo insieme direttamente dal “court level” del centrale della “Coupe Rogers”, per poi svelare anche un dettaglio tecnico quasi unico, un modo di gestire il cambio di impugnatura peculiare di Daniil assolutamente personale. Ma andiamo con ordine.

 

Qui sopra, la sequenza di un dritto lungolinea eseguito dopo un passo laterale, open stance, in piena spinta, con impatto in sospensione. Da notare, ed è la caratteristica tecnica principale di Daniil, la linearità, sia del backswing che della successiva sbracciata a colpire. La racchetta va giusta giusta più su della testa del giocatore, e poi rimane al livello delle spalle (e della palla) fino alla fine del follow-through. Bum!, queste sono fucilate che non tornano.

Qui sopra, alcune esecuzioni del dritto su palle a diverse altezze, partendo dall’inizio della preparazione. Da notare, in alto, come Daniil porti la testa della racchetta in avanti verso la palla in arrivo, sotto come l’assetto braccio-racchetta sia sempre perfettamente allineato con la palla stessa, che sia bassa, all’altezza dei fianchi, oppure alta. Semplice, composto, senza sprecare una virgola di energia cinetica e di spinta. Va ancora meglio, se possibile, analizzando il rovescio.

Qui sopra ho evidenziato con la riga gialla i tre momenti “base” dell’esecuzione, ovvero l’apice del backswing, il movimento a colpire, e il finale (prima del rilascio conclusivo che porterà la racchetta dietro le spalle, ma lì ormai è inerzia pura, non c’è più conduzione volontaria dell’attrezzo da parte del giocatore). Anche qui, credo che la pulizia geometrica del colpo parli da sola, nulla da commentare, c’è solo rimanere ammirati nel veder partire la fiondata.

Ancora qualche immagine, di rovesci diversi, per meglio evidenziare quanto sia preciso il movimento di Daniil. Da notare, in alto a sinistra, la bella decontrazione del saltello di approccio in ricerca della palla, per un ragazzone di questa stazza è tanta roba “steppare” con leggerezza simile.

Qui sopra, per completezza, un paio di volée , niente male (potrebbe usare di più e meglio il gioco a rete, a mio avviso, ma si potrebbe dire lo stesso del 90% dei professionisti di oggi), e il servizio. Di nuovo, un gesto completamente privo di movimenti inutili, semplice, con tutte le leve utilizzate in modo corretto, nè più, nè meno. E son botte serie, come i suoi avversari sanno bene.

Ma veniamo, per concludere, alla cosetta un po’ speciale di cui vi accennavo prima. Ecco un breve video tratto sempre dallo stesso allenamento.

Prima a velocità normale, poi in slo-mo per farlo capire bene da due prospettive, vediamo che Daniil, quando passa dalla sua impugnatura semiwestern di dritto “leggera”, non troppo caricata, alla Federer e Berdych insomma, alla classica combinazione continental/eastern del rovescio bimane, lo fa girando la racchetta in senso antiorario, ovvero al contrario! Questo significa che Medvedev colpisce la palla, sia di dritto che di rovescio, con la stessa faccia delle racchetta, il che è rarissimo (lo faceva per esempio Alberto Berasategui, ma per un motivo totalmente diverso, ovvero il grip full-western di dritto che gli faceva portare la racchetta in avanti già girata dall’altra parte).

Alla fine del video, però, per colpire un rovescio in uscita dal servizio, vediamo Daniil effettuare un cambio di impugnatura standard, con racchetta girata “in avanti”, o in senso orario, come fanno tutti insomma. Probabilmente, l’inerzia del movimento di battuta che porta naturalmente la testa della racchetta in basso a sinistra rende più semplice e naturale il cambio di grip standard. Resta il fatto che questo fenomeno è in grado, a livello e soprattutto velocità da tennis professionistico, di ruotare indifferentemente il piatto corde e l’impugnatura in un verso oppure nell’altro, a seconda delle situazioni di gioco. Ci vogliono una destrezza manuale, una sensibilità, un istinto e un tocco straordinari a dire poco, altro che “picchia la palla e basta”.

In definitiva, l’amico Medvedev è l’ultimo rappresentante di quelli che alcuni definiscono “brutti anatroccoli”, per i movimenti nel complesso meno armonici ed eleganti di altri, ma ragazzi, chi se ne frega, se spari vincenti semipiatti da ogni angolo del campo con facilità disarmante. Immaginate la pulizia cinetica e scolastica di Andreas Seppi, unita al talento coordinativo personale nel gestire le leve lunghe, per esempio, di un Florian Mayer (quanto ci manca!), che produce missili come il miglior Berdych. Il tutto condito dalla corretta dose (negli ultimi tempi si è giustamente dato una regolata) di cattiveria e arroganza agonistica. Questo è Daniil Medvedev, signori. A mio avviso, nei prossimi anni dovranno farci i conti tutti.

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

Montreal, spunti tecnici: bentornato, Andy Murray

Bello rivedere in campo un campione che temevamo perduto. Analisi della sua esemplare tecnica della risposta al servizio, in vista del ritorno in singolare a Cincinnati

Pubblicato

il

da Montreal, il nostro inviato

Onestamente, dopo la gran paura che fece prendere a tutti noi a Melbourne quest’anno, scrivere di Sir Andy Murray è un autentico piacere. All’indomani dell’annuncio della partecipazione al Masters 1000 di Cincinnati in singolare, segno che dopo la rischiosa operazione all’anca si sente definitivamente bene, andiamo a vedere insieme uno dei gesti tecnici da sempre migliori del campione britannico: la risposta al servizio. In particolare, è molto interessante analizzare il gioco di gambe di Andy nella proiezione verso la palla, il footwork in generale di Murray è magnifico.

Nel breve video qui sopra, prima una risposta di rovescio, poi una di dritto. Dal vivo e da vicino, una delle cose che più colpiscono di Andy sono le sue caratteristiche movenze felpate, va verso la palla in modo morbido ed elastico, come fosse un gattone. In particolare, nel passaggio del peso dal primo passo lungo in avanzamento allo split step frontale, che successivamente lo proietterà a sinistra o a destra. Diamo un’occhiata più in dettaglio ai frames tratti dallo stesso filmato.

 

Cose belle belle: il timing nello step, che lo fa praticamente fluttuare verso gli appoggi finali, la coordinazione perfetta della rotazione busto spalle, contemporanea alla proiezione in avanti-sinistra della gamba opposta (la destra), il gesto della mano di richiamo (la sinistra) a “tenere su” la testa della racchetta per compensare un attimo di ritardo nello swing (gli stava servendo a tutta Marin Cilic, quindi botte non indifferenti). Che bravo. Vediamo il lato del dritto.

Cose belle belle: sempre la leggerezza unita alla potenza e alla precisione degli appoggi, la gestione dell’asse di equilibrio (Andy sta su perfetto come un filo a piombo dall’inizio alla fine dell’esecuzione, anche in semi-allungo laterale su uno slice di Cilic, che non è uno scherzo), e soprattutto il passo in dinamica della gamba opposta (la sinistra), ancora più evidente che dal lato del rovescio. Il motivo, ovviamente, è che non essendoci il busto di mezzo, l’allungo è superiore, il che comporta la necessità di un passo e di un successivo appoggio più avanzato e largo per compensare la sbracciata mantenendo centrale il peso. Una vera lezione, coach Andy, grazie davvero.

Qui sopra, infine, un altro paio di rovesci in palleggio (a sinistra Andy è uno spettacolo), uno slice e un diagonale in corsa. Un vero piacere guardarlo.

Personalmente, ho sempre mantenuto un salutare distacco dai fanatismi tennistici, e sto pure imparando ad accettare che pressoché qualsiasi cosa io scriva, ci sarà qualcuno che si lamenta perché a suo dire non ho elogiato a sufficienza Federer, Nadal o Djokovic, o vattelapesca. Vabbè, son dinamiche anche psicologiche davanti a cui mi arrendo. Parlando di Andy Murray, però, specialmente in occasione di questo suo rientro, lo dichiaro da ora: io per Muzza farò il tifo contro chiunque giochi, ma tifo vero, di quelli che si esulta al doppio fallo dell’avversario.

Perché se lo merita, se lo si conosce un minimo personalmente è un ragazzo che definire cordiale e simpatico è poco, perché a livello di carattere e apertura mentale (questo lo potete verificare anche senza essere addetti ai lavori, basta scorrere i suoi profili social) è uno da cui una marea di gente avrebbe solo da imparare. Nel frattempo, a proposito di imparare, riguardo alla tecnica del gioco di gambe nella risposta al servizio in avanzamento, le immagini sono lì sopra.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement