(S)punti tecnici: i grandi rovesci a una mano di oggi e del passato

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(S)punti tecnici: i grandi rovesci a una mano di oggi e del passato

Gli Australian Open 2017 hanno visto la riscossa del rovescio a una mano. Erano molti anni che 3 semifinalisti su 4 a livello Slam non erano monomani. Andiamo a scoprire quando era già avvenuto, e analizziamo qualche grande colpo del passato

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Oltre a essere stato uno degli Slam più sorprendenti e appassionanti degli ultimi anni, gli Australian Open 2017 hanno messo a referto una piccola curiosità statistica, degna di nota perchè non si verificava da molto tempo: dei quattro semifinalisti nel singolare maschile, tre avevano il rovescio a una mano (Roger Federer, Grigor Dimitrov, Stanislas Wawrinka, a cui si è aggiunto il bimane Rafael Nadal). A Melbourne avevo fatto una breve ricerca storica, incuriosito da questo dato, su quando si era già verificata in precedenza questa situazione nei Major. In effetti, era davvero da un pezzo che i monomani non conquistavano la “maggioranza” a livello semifinali: per l’esattezza, in ordine cronologico inverso, dal 2007 in Australia (Roger Federer, Tommy Haas, Fernando Gonzalez, più il bimane Andy Roddick), dal 1999 a Wimbledon (Pete Sampras, Tim Henman, Pat Rafter, più il bimane Andre Agassi), dal 1998 al Roland Garros (Felix Mantilla, Alex Corretja, Cedric Pioline, più il bimane Carlos Moya), e dal 1998 anche agli US Open (Pete Sampras, Pat Rafter, Mark Philippoussis, più il bimane Carlos Moya). Non posso nascondere il pizzico di nostalgia che mi ha colto nel ricordare certi nomi e certi giocatori, e benchè per alcuni di loro il materiale video e fotografico disponibile online non sia di gran qualità, i loro rovesci al contrario di qualità ne avevano da vendere quasi tutti. Concediamoci allora un momento di amarcord in compagnia, e proviamo a celebrare alcuni gran colpi del passato.

Roger Federer, Stanislas Wawrinka e Grigor Dimitrov sono “roba” di attualità, così come – relativamente – Tommy Haas. Trovate i loro rovesci a una mano fotografati e analizzati recentemente da bordocampo, qui Roger, qui (e qui) Stan, qui Grigor, qui Tommy. Come detto, oggi prendiamo insieme la macchina del tempo, e andiamo a vedere come colpivano il rovescio gli altri campioni citati, che magari non sono stati tutti fenomeni, ma come minimo la loro semifinale Slam se la sono conquistata e giocata.

US Open 1998 (semifinali Rafter b. Sampras 6-7(8) 6-4 2-6 6-4 6-3, Philippoussis b. Moya 6-1 6-4 5-7 6-4, finale Rafter b. Philippoussis 6-3 3-6 6-2 6-0)

 

Qui sopra, Pete Sampras. Il rovescio non era il pezzo forte del fenomeno statunitense, era un buonissimo colpo, ma la preparazione con gomito troppo alto, la tendenza a flettere in basso il polso, e a ingobbire la postura, lo rendevano il suo unico limite tecnico. Fino a un certo punto, però: con la classe mostruosa che aveva, Pete sparava passanti fantastici anche da sinistra, era in fase di manovra che da quel lato non riusciva a spingere come con il drittone.

Qui sopra, Mark Philippoussis. Grandissimo talento in generale, potenza pura, con un servizio devastante, e splendide volée, come tutti gli attaccanti dell’epoca l’australiano soffriva un poco in fase difensiva, soprattutto a causa del gran fisicone che si portava in giro per il campo, e ai conseguenti guai alle ginocchia di cui ha sempre sofferto. Nel rovescio la conduzione del braccio-racchetta e l’eleganza del gesto sono fantastiche, ma si può notare una certa rigidezza negli affondi delle gambe, che sono appena accennati.

Qui sopra, Pat Rafter. Ineccepibile tecnicamente, possiamo notare quanto più giù andasse con le gran gambe rispetto a Mark. Rafter era un giocatore praticamente perfetto, in questo rovescio è da apprezzare la sbracciata allo stesso tempo ampia e composta, l’angolo tra avambraccio e racchetta è bloccatissimo, il controllo di conseguenza è massimo.

Roland Garros 1998 (semifinali Moya b. Mantilla 5-7 6-2 6-4 6-2, Corretja b. Pioline 6-3 6-4 6-2, finale Moya b. Corretja 6-3 7-5 6-3)

Qui sopra, Felix Mantilla, uno dei grandi specialisti della terra battuta spagnoli a cavallo tra gli anni ’90 e il nuovo millennio, vincitore a Roma 2003 in finale su Federer. Anche qui grandissima sbracciata, assetto braccio-racchetta ottimo, da notare l’evidente ed estrema torsione del busto-spalle, ad aiutare la rotazione esterna dell’avambraccio nel produrre il massimo top-spin possibile. Un autentico schiaffone, ricorda vagamente il gesto di un altro grandissimo di quegli anni, Gustavo Kuerten.

Qui sopra, Alex Corretja, che in quegli anni era uno dei “trottolini terribili” più ostici da affrontare in assoluto, non solo su terra battuta. Due finali al Roland Garros, un Masters di fine anno vinto, due 1000 vinti (Roma e Indian Wells), tanti scalpi importanti in saccoccia, best ranking 2 ATP. Insomma un tipo che faceva sul serio. Nell’esecuzione del rovescio possiamo apprezzare la gran flessibilità di gambe, il preciso piegamento delle ginocchia, e il perfetto caricamento-scaricamento del peso sulla palla, Alex qui molla una legnata tale da rischiare di sbilanciarsi a destra alla fine dello swing.

Qui sopra, Cedric Pioline, uno dei giocatori più completi ed eleganti che la scuola francese abbia mai prodotto. Tecnicamente perfetto in tutto, dal servizio alle volée, soffriva di un minimo di leggerezza dalla parte del dritto, che non era un colpo incisivo al massimo livello, e negli anni in cui iniziavano a spadroneggiare i grandi sventagli e i dritti anomali carichi di top-spin, la cosa gli ha creato qualche problema. Ma dal lato del rovescio, meglio lasciarlo stare, era capace di fulminarti da ogni posizione del campo, e su terra battuta riusciva a tirare con più top-spin di tutti tranne Kuerten, lo possiamo vedere dal gesto finale dello swing, Cedric qui ha talmente tanto timing e controllo del colpo che si permette di lasciar andare in scioltezza il polso verso l’alto-esterno, in quel modo gli partivano dei missili anche da sopra l’altezza delle spalle.

Wimbledon 1999 (semifinali Sampras b. Henman 3-6 6-4 6-3 6-4, Agassi b. Rafter 7-5 7-6(5) 6-2, finale Sampras b. Agassi 6-3 6-4 7-5)

Qui sopra, un passantino da favola di Tim Henman. In modo molto simile a Pioline, l’elegantissimo tennista inglese era fantastico in attacco e a rete, ma di dritto non aveva la palla abbastanza pesante. Di rovescio, invece, era capace di numeri da altissima scuola come quello di questo video, da notare nell’esecuzione la conduzione della testa dalla racchetta attraverso la palla, e lo swing essenziale, che dà quasi l’impressione di essere una sbracciata trattenuta (pensiamo a quanto “aprono” Wawrinka, Federer e Dimitrov in confronto), ma in realtà è semplicemente un gesto di una precisione e delicatezza di tocco tali da non aver bisogno di “sprecare” un centimetro di follow-through e di energia cinetica oltre il necessario.

Australian Open 2007 (semifinali Federer b. Roddick 6-4 6-0 6-2, Gonzalez b. Haas 6-1 6-3 6-1, finale Federer b. Gonzalez 7-6(2) 6-4 6-4)

Qui sopra, infine, il mitico “mano de pedra” Fernando Gonzalez, che facendo onore al suo soprannome, tirava tutto fortissimo sempre e comunque, il dritto definitivo prima dell’esplosione di del Potro, con cui rivaleggiava tranquillamente in potenza. Dal lato sinistro si rifugiava nello slice se aggredito, ma appena possibile ne usciva sparando sberle pazzesche anche di rovescio. Da notare qui una minima somiglianza nel “mollare” la frustata con il polso con Pioline, ma Cedric se lo permetteva come detto per trovare rotazione, Fernando al contrario grazie al braccio d’acciaio che aveva, poteva utilizzare la mezza leva in più cercando solo potenza attraverso la palla. Che bombe, ragazzi.

Concludendo con un sorriso, e penso anche al pazzesco inizio di stagione di Dimitrov, direi che la “One Handed Backhand Band” si presenta al via della primavera su cemento e terra molto agguerrita, e con già uno Slam in bacheca. Rispetto agli ultimi anni, in cui erano stati solo il Vecchio Jedi Roger e il Potente Stan-The-Man a frenare in minima parte il dilagare delle Orde Bimani, il gruppo si è ricompattato, l’Apprendista Bulgaro Grigor sta giocando il tennis della vita, la Speranza Austriaca Dominic è sempre lì, e ci sono in arrivo giovani interessantissimi come il Trottolino Terribile Denis e l’Esteta Biondo Stefanos.
Per la prima volta dopo tanti, tanti anni, gli Illuminati dalla presa Eastern vedono una Luce che squarcia l’oscurità, e mette scompiglio tra i seguaci della Barbarie a due mani: che possa finalmente essere questo 2017, l’anno che verrà ricordato nei secoli, come l’inizio della riscossa dalla deplorevole costrizione della mano non dominante?

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ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
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Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
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Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
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Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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Wimbledon, uno sguardo tecnico: cosa deve fare Berrettini per battere Hurkacz

Preview tecnica delle semifinali maschili: per Berrettini saranno fondamentali servizio e slice di rovescio, Hurkacz dovrà… rispondere. Le speranze di Shapovalov? Sbracciare come non ci fosse un domani

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (credit AELTC/Edward Whitaker)

In occasione delle semifinali maschili di Wimbledon, con la storica presenza di Matteo Berrettini, tornano le preview tecniche di Luca Baldissera – purtroppo non da bordo campo, a causa delle difficoltà attuale indotte dalla pandemia. Ma Luca conta di tornare a scrivere presto anche dal campo!


Djokovic contro tutti? Il “mantra” di questi ultimi giorni di torneo, quando i contendenti per il singolare maschile sono rimasti in quattro, sembra essere quello. Da un lato il supercampione, che dà costantemente l’impressione di viaggiare con il “cruise control“; dall’altro tre giovanotti di belle, se non bellissime, speranze. Che potrebbero arrivare a realizzarsi proprio qui a Church Road, chissà, anche se appare onestamente molto difficile. Ma andiamo con ordine, cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio?

Matteo Berrettini vs Hubert Hurkacz

Cosa deve fare Matteo per vincere: testa bassa, e fiducia totale nelle sue armi migliori, che possono essere devastanti per chiunque. Il servizio, innanzitutto, con le straordinarie percentuali di unreturned serves“, le palle che non tornano, dato assai più importante e significativo degli ace, dovrà mantenere l’efficacia mostrata finora. Siamo poco sotto al 50% in 5 partite, prime e seconde aggregate, tantissima roba, in cima alla classifica di questa statistica. Se poi qualcosa dall’altro lato della rete effettivamente ritornerà, entra in azione il dritto, che è una cannonata di velocità e pesantezza molto superiori a qualunque accelerazione dell’avversario. Si entra nello scambio? Allora ecco lo slice di rovescio, sempre interpretato come arma tattica che consenta poi di girarsi e mettere in azione il drittone di cui sopra. Tutto molto semplice tatticamente per Berrettini, dipenderà da lui e dalle percentuali che saprà realizzare.

 

Cosa deve fare Hubert per vincere: rispondere, rispondere, rispondere. Se vieni travolto dal bombardamento di Matteo non hai scampo, i suoi turni di battuta durano poco, e tu vai in affanno anche quando tocca a te servire, sapendo di non poterti permettere la minima sbavatura. Attenzione a non attaccare con troppa disinvoltura il rovescio dell’italiano, che è capace di giocare slice bassi e insidiosi, ma il pallino del gioco deve essere tuo. Tre-quattro colpi al massimo e poi via dentro, sfruttando la qualità dei due fondamentali. In un match del genere, come fosse un duello nel vecchio west, vince chi estrae la pistola e spara per primo. Purtroppo per Hurkacz, il calibro di Berrettini appare di poco superiore.

Novak Djokovic vs Denis Shapovalov

Cosa deve fare Denis per vincere: sbracciare a tutto campo come non ci fosse un domani (anche perché, se non ci riesce, il “domani tennistico” non ci sarà di sicuro). Ricordarsi del 13 maggio a Roma, quando fece soffrire Rafa Nadal per tre ore e mezza, sciorinando un tennis d’attacco di esplosività formidabile. Quando un tipo come Shapovalov decide di spaccare la palla, sono guai per tutti, Djokovic compreso. Ma gli alti e bassi di rendimento tipici del canadese, uno come Khachanov (per esempio) te li perdona, Novak no. Lo schema dritto mancino (e servizio) a spostare lateralmente l’avversario, seguito dall’accelerazione incrociata dall’altra parte può essere letale, specialmente se eseguita con l’anticipo di rovescio. Il problema, per Denis, è che anche tutto questo potrebbe non bastare, visto il mostro di continuità che si troverà davanti. Ma questo non deve impedirgli di provarci con tutta la convinzione possibile. Come lui stesso ha detto, in fondo si parte sempre da 0-0.

Denis Shapovalov – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Cosa deve fare Novak per vincere: presentarsi in campo (ok, scherzo). Il buon vecchio Djoker, per vincere, dovrà “semplicemente” alzare un minimo i suoi standard di rendimento soprattutto in risposta, e ricordarsi del primo set in assoluto giocato (e perso) in questo torneo dal giovane inglese Draper. I servizi mancini danno fastidio a tutti, Nole compreso, ma quando hai una qualità nell’impatto di rovescio di livello clamoroso devi fidarti del tuo colpo, e mollare il più spesso possibile l’anticipo diagonale o lungolinea. Se riesci a togliere da subito l’iniziativa a uno come Shapovalov, il resto (ovvero il controllo del palleggio e delle geometrie da fondocampo) diventa ordinaria amministrazione. Occhio a non rischiare troppo con le seconde palle aggressive, contro Shapovalov – che non è Nadal in risposta – non dovrebbe essere necessario, e regalare punti così è sempre pericoloso. Il pubblico sarà in maggioranza favorevole al canadese, ma questo non ha mai costituito un problema per Djokovic, come ha abbondantemente dimostrato proprio sul campo centrale due anni fa.

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US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

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da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

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