(S)punti tecnici: One Handed Backhand Corner, com'è andato il 2016?

(S)punti Tecnici

(S)punti tecnici: One Handed Backhand Corner, com’è andato il 2016?

Rimangono solo Stan Wawrinka e Dominic Thiem a difendere la bellezza del rovescio a una mano ad altissimo livello. Attendendo ritorno di Roger Federer, e una stagione finalmente concreta di Grigor Dimitrov. Ma ci sono nuove speranze all’orizzonte

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Inutile indorare la pillola, che sia rossa o blu, con buona pace di Morpheus e di Neo. Per la prima volta in tanti, tanti anni di epiche e gloriose battaglie contro le terribili Nemesi Bimani, che ormai spadroneggiano nel circuito ATP, per tacere del buio in cui è precipitato quello WTA, il Vecchio Jedi Roger ha scelto di andare in esilio come l’anziano maestro Luke Skywalker, per tutta la seconda metà della stagione. Senza di Lui, l’inverno è arrivato, e impugna il rovescio a due mani. A salvarci dall’Oscurità, dal gelo, e dal dilagare incontrollabile delle rozze sberle bimani è rimasto, e ormai è così da tempo, solo un Guerriero che ha trasceso il concetto di Eroe, per consegnarsi in eterno alla Leggenda della Presa Eastern.

L’intero universo del Tennis deve infinita gratitudine all’immenso Stan-The-Man, che per il terzo anno consecutivo è stato capace di disintegrare ogni avversario in almeno uno Slam, stavolta trionfando a New York, e spazzando via nel confrondo decisivo il Sith di Gomma Darth Nole. Questo 2016 ci consegna anche un inaspettato cambio al vertice nel campo nemico, con lo Scozzese Rantolante Andy che ha approfittato della sazietà della Nemesi Bimane massima dopo le spietate vittorie in serie dei primi mesi. Ma che non ci si azzardi ad abbassare la guardia: l’Highlander Brontolone sa essere non meno crudele del Sith di Gomma, e gli Illuminati della Presa Eastern dovranno affrontarlo con cuore puro e incrollabile Fede in un Tennis migliore se vorranno avere speranze.

Come fatto l’anno scorso, andiamo a esaminare la stagione dei Cavalieri del Bene, analizzando gli esiti dei loro confronti con i Seguaci del Buio, e prendendo in esame solo i tabelloni dagli ottavi di finale in poi dei quattro Slam, dei nove Masters 1000, e le ATP Finals di Londra. Alle Olimpiadi di Rio, nessun Guerriero della Luce è arrivato nei primi 16. Procediamo in ordine cronologico, per poi tirare le somme.

 

Australian Open:
ottavi Federer b. Goffin, Raonic b. Wawrinka
quarti Federer b. Berdych
semi Djokovic b. Federer

Indian Wells:
ottavi Djokovic b. Lopez, Tsonga b. Thiem, Cilic b. Gasquet, Goffin b. Wawrinka

Miami:
ottavi Djokovic b. Thiem, Berdych b. Gasquet, Goffin b. Zeballos, Monfils b. Dimitrov

Montecarlo:
ottavi Federer b. Bautista Agut, Nadal b. Thiem, Wawrinka b. Simon
quarti Tsonga b. Federer, Nadal b. Wawrinka

Madrid:
ottavi Kyrgios b. Cuevas, Nishikori b. Gasquet

Roma:
ottavi Thiem b. Federer, Nishikori b. Gasquet, Monaco b. Wawrinka
quarti Nishikori b. Thiem

Roland Garros:
ottavi Thiem b. Granollers, Wawrinka b. Troicki, Gasquet b. Nishikori
quarti Thiem b. Goffin, Wawrinka b. Ramos-Vinolas, Murray b. Gasquet
semi Djokovic b. Thiem, Murray b. Wawrinka

Wimbledon:
ottavi Querrey b. Mahut, Federer b. Johnson, Tsonga b. Gasquet
quarti Federer b. Cilic
semi Raonic b. Federer

Toronto:
ottavi Dimitrov b. Karlovic, Nishikori b. Ram, Wawrinka b. Sock
quarti Nishikori b. Dimitrov, Wawrinka b. Anderson
semi Nishikori b. Wawrinka

Cincinnati:
ottavi Thiem b. Monfils, Dimitrov b. Wawrinka
quarti Raonic b. Thiem, Dimitrov b. Johnson
semi Cilic b. Dimitrov

US Open:
ottavi del Potro b. Thiem, Wawrinka b. Marchenko, Nishikori b. Karlovic, Murray b. Dimitrov
quarti Wawrinka b. del Potro
semi Wawrinka b. Nishikori
finale Wawrinka b. Djokovic

Shanghai:
ottavi Simon b. Wawrinka

Parigi:
ottavi Djokovic b. Dimitrov, Sock b. Gasquet, Raonic b. Cuevas

ATP Finals Londra:
round robin Djokovic b. Thiem, Nishikori b. Wawrinka, Thiem b. Monfils, Wawrinka b. Cilic, Raonic b. Thiem, Murray b. Wawrinka

Statistiche delle Nemesi Bimani

Vigliacche e insopportabili vittorie contro i Cavalieri della Luce:

Nishikori 8 (2 Gasquet, 2 Wawrinka, Thiem, Dimitrov, Karlovic, Ram)
Djokovic 6 (3 Thiem, Federer, Dimitrov, Lopez)
Raonic 5 (2 Thiem, Federer, Wawrinka, Cuevas)
Murray 4 (2 Wawrinka, Dimitrov, Gasquet)
Tsonga 3 (Federer, Thiem, Gasquet)
Cilic 2 (Dimitrov, Gasquet)
Nadal 2 (Wawrinka, Thiem)
Goffin 2 (Wawrinka, Zeballos)
Monfils 1 (Dimitrov)
del Potro 1 (Thiem)
Berdych 1 (Gasquet)
Querrey 1 (Mahut)
Simon 1 (Wawrinka)
Kyrgios 1 (Cuevas)
Sock 1 (Gasquet)
Monaco 1 (Wawrinka)

Godibilissime e prive di attenuanti sconfitte contro i Cavalieri della Luce:

Nishikori 2 (Gasquet, Wawrinka)
Cilic 2 (Federer, Wawrinka)
Monfils 2 (2 Thiem)
Goffin 2 (Federer, Thiem)
Johnson 2 (Federer, Dimitrov)
Djokovic 1 (Wawrinka)
del Potro 1 (Wawrinka)
Sock 1 (Wawrinka)
Anderson 1 (Wawrinka)
Berdych 1 (Federer)
Bautista Agut 1 (Federer)
Simon 1 (Wawrinka)
Troicki 1 (Wawrinka)
Granollers 1 (Thiem)
Ramos-Vinolas 1 (Wawrinka)
Marchenko 1 (Wawrinka)

Statistiche dei Cavalieri della Luce:

Vittorie in crudeli scontri fratricidi:

Dimitrov 2 (Wawrinka, Karlovic)
Thiem 1 (Federer)

Sconfitte in crudeli scontri fratricidi:

Federer 1 (Thiem)
Wawrinka 1 (Dimitrov)
Karlovic 1 (Dimitrov)
Dimitrov 0
Thiem 0

Leggendarie e indimenticabili vittorie contro le Nemesi Bimani

Wawrinka 10 (Simon, Troicki, Ramos-Vinolas, Sock, Anderson, Marchenko, del Potro, Nishikori, Cilic, Djokovic)
Federer 5 (Goffin, Berdych, Bautista Agut, Johnson, Cilic)
Thiem 4 (2 Monfils, Granollers, Goffin)
Dimitrov 1 (Johnson)
Gasquet 1 (Nishikori)

Orribili e inspiegabili sconfitte contro le Nemesi Bimani

Wawrinka 9 (2 Murray, 2 Nishikori, Raonic, Goffin, Nadal, Simon, Monaco)
Thiem 9 (3 Djokovic, 2 Raonic, Nishikori,Tsonga, Nadal, del Potro)
Gasquet 7 (2 Nishikori, Murray, Cilic, Berdych, Tsonga, Sock)
Dimitrov 5 (Djokovic, Murray, Cilic, Nishikori, Monfils)
Federer 3 (Djokovic, Raonic, Tsonga)
Cuevas 2 (Kyrgios, Raonic)
Lopez 1 (Djokovic)
Karlovic 1 (Nishikori)
Mahut 1 (Querrey)
Ram 1 (Nishikori)
Zeballos 1 (Goffin)

La prima cosa che salta all’occhio, è che a parte l’Epica impresa americana di Stan-The-Man, nessun Illuminato della Presa Eastern è arrivato in finale in uno degli appuntamenti che contano. Come detto, il Vecchio Jedi Roger è in volontario esilio nel suo introvabile rifugio su un pianeta sconosciuto alle mappe stellari, per rigenerare i suoi Poteri, e la sua mancanza si è sentita terribilmente. L’Apprendista Bulgaro Grigor ha ormai fatto della discontinuità una regola, il Talento Transalpino Richard anche, e non possiamo pensare di lasciare il pur potentissimo Stan-The-Man da solo a bombardare di stupefacenti rovesci a una mano le brutali orde dei bimani. La Speranza Austriaca Dominic potrebbe e dovrebbe presto ergersi a sua volta come baluardo dell’eleganza monomane, ma sarà difficile se continua a iscriversi a settecento tornei l’anno per poi arrivare ai momenti decisivi indebolito e facile preda delle Nemesi.

Dominic Thiem - ATP Finals 2016 (Alberto Pezzali © All Rights Reserved)

Dominic Thiem – ATP Finals 2016 (Alberto Pezzali © All Rights Reserved)

Da notare come il seguace dell’Oscurità che più volte ha ingiustamente infranto i sogni degli Illuminati quest’anno è stato il Guerriero del Sol Levante Kei, otto successi, seguito dal Sith di Gomma Darth Nole, sei, e dal Bombardiere Canadese Milos con cinque affermazioni. La distribuzione delle sconfitte delle Nemesi Bimani, invece, è stata molto omogenea, con nessun nemico della Luce sconfitto più di due volte. Tra i Guerrieri del Bene, prevedibilmente, è stato l’immortale Stan-The-Man ad annichilire a furia di indimenticabili lungolinea a una mano gli abietti nemici per più volte, ben 10, avversari sempre diversi, seguito dal Vecchio Jedi Roger con cinque vittorie, e dalla Speranza Austriaca Dominic con quattro. Quest’ultimo, però, ha lasciato il passo alla barbarie bimane ben nove volte, come Stan, però senza bilanciare queste sconfitte con altrettante affermazioni. L’Apprendista Bulgaro Grigor è in cerca di se stesso, mentre il Talento Transalpino Richard, l’Avvenente Affettatore Feliciano e l’Airone Balcanico Ivo sono quasi a fine corsa ormai. Signori del Consiglio Jedi, è dura, durissima.

Per quanto riguarda le donne, ancora peggio, la nostra “Queen Of Slice” Roberta ha ben figurato solo a New York, Carlita “Giovanna D’Arco” Suarez Navarro fa quel che può, la deliziosa Margarita “One Handed because it’s beautiful” Gasparyan arranca nelle retrovie. Pessimismo e fastidio.

L’unico raggio di Luce che potrà illuminare di bellezza a una mano il 2017 rimane un ritorno alle Battaglie di alto livello del Vecchio Jedi Roger, ad affiancare il grande Stan-The-Man, e se magari la Speranza Austriaca Dominic smettesse di fare a gara con Stakanov ammazzandosi di tornei… chissà. Ma in fondo al tunnel una piccola luce nuova ha iniziato a brillare, per ora davvero molto in fondo, ma c’è. La candelina è accesa, e la tengono alta, impugnando ovviamente Eastern, due junior come non se ne vedevano da tanto tempo, che inizieranno a gennaio a confrontarsi definitivamente con i grandi. Il Trottolino Terribile Denis Shapovalov, e l’Esteta Biondo Stefanos Tsitsipas stanno arrivando, hanno due meraviglie a una mano come rovesci, e tutti i mumeri per crescere e rendersi utili nella lotta contro il Male a due mani.

Ragazzi, non deludeteci, siete la nostra unica speranza per un futuro di Luce e per un tennis migliore.

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(S)punti Tecnici

ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
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Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
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Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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Wimbledon, uno sguardo tecnico: cosa deve fare Berrettini per battere Hurkacz

Preview tecnica delle semifinali maschili: per Berrettini saranno fondamentali servizio e slice di rovescio, Hurkacz dovrà… rispondere. Le speranze di Shapovalov? Sbracciare come non ci fosse un domani

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (credit AELTC/Edward Whitaker)

In occasione delle semifinali maschili di Wimbledon, con la storica presenza di Matteo Berrettini, tornano le preview tecniche di Luca Baldissera – purtroppo non da bordo campo, a causa delle difficoltà attuale indotte dalla pandemia. Ma Luca conta di tornare a scrivere presto anche dal campo!


Djokovic contro tutti? Il “mantra” di questi ultimi giorni di torneo, quando i contendenti per il singolare maschile sono rimasti in quattro, sembra essere quello. Da un lato il supercampione, che dà costantemente l’impressione di viaggiare con il “cruise control“; dall’altro tre giovanotti di belle, se non bellissime, speranze. Che potrebbero arrivare a realizzarsi proprio qui a Church Road, chissà, anche se appare onestamente molto difficile. Ma andiamo con ordine, cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio?

Matteo Berrettini vs Hubert Hurkacz

Cosa deve fare Matteo per vincere: testa bassa, e fiducia totale nelle sue armi migliori, che possono essere devastanti per chiunque. Il servizio, innanzitutto, con le straordinarie percentuali di unreturned serves“, le palle che non tornano, dato assai più importante e significativo degli ace, dovrà mantenere l’efficacia mostrata finora. Siamo poco sotto al 50% in 5 partite, prime e seconde aggregate, tantissima roba, in cima alla classifica di questa statistica. Se poi qualcosa dall’altro lato della rete effettivamente ritornerà, entra in azione il dritto, che è una cannonata di velocità e pesantezza molto superiori a qualunque accelerazione dell’avversario. Si entra nello scambio? Allora ecco lo slice di rovescio, sempre interpretato come arma tattica che consenta poi di girarsi e mettere in azione il drittone di cui sopra. Tutto molto semplice tatticamente per Berrettini, dipenderà da lui e dalle percentuali che saprà realizzare.

 

Cosa deve fare Hubert per vincere: rispondere, rispondere, rispondere. Se vieni travolto dal bombardamento di Matteo non hai scampo, i suoi turni di battuta durano poco, e tu vai in affanno anche quando tocca a te servire, sapendo di non poterti permettere la minima sbavatura. Attenzione a non attaccare con troppa disinvoltura il rovescio dell’italiano, che è capace di giocare slice bassi e insidiosi, ma il pallino del gioco deve essere tuo. Tre-quattro colpi al massimo e poi via dentro, sfruttando la qualità dei due fondamentali. In un match del genere, come fosse un duello nel vecchio west, vince chi estrae la pistola e spara per primo. Purtroppo per Hurkacz, il calibro di Berrettini appare di poco superiore.

Novak Djokovic vs Denis Shapovalov

Cosa deve fare Denis per vincere: sbracciare a tutto campo come non ci fosse un domani (anche perché, se non ci riesce, il “domani tennistico” non ci sarà di sicuro). Ricordarsi del 13 maggio a Roma, quando fece soffrire Rafa Nadal per tre ore e mezza, sciorinando un tennis d’attacco di esplosività formidabile. Quando un tipo come Shapovalov decide di spaccare la palla, sono guai per tutti, Djokovic compreso. Ma gli alti e bassi di rendimento tipici del canadese, uno come Khachanov (per esempio) te li perdona, Novak no. Lo schema dritto mancino (e servizio) a spostare lateralmente l’avversario, seguito dall’accelerazione incrociata dall’altra parte può essere letale, specialmente se eseguita con l’anticipo di rovescio. Il problema, per Denis, è che anche tutto questo potrebbe non bastare, visto il mostro di continuità che si troverà davanti. Ma questo non deve impedirgli di provarci con tutta la convinzione possibile. Come lui stesso ha detto, in fondo si parte sempre da 0-0.

Denis Shapovalov – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Cosa deve fare Novak per vincere: presentarsi in campo (ok, scherzo). Il buon vecchio Djoker, per vincere, dovrà “semplicemente” alzare un minimo i suoi standard di rendimento soprattutto in risposta, e ricordarsi del primo set in assoluto giocato (e perso) in questo torneo dal giovane inglese Draper. I servizi mancini danno fastidio a tutti, Nole compreso, ma quando hai una qualità nell’impatto di rovescio di livello clamoroso devi fidarti del tuo colpo, e mollare il più spesso possibile l’anticipo diagonale o lungolinea. Se riesci a togliere da subito l’iniziativa a uno come Shapovalov, il resto (ovvero il controllo del palleggio e delle geometrie da fondocampo) diventa ordinaria amministrazione. Occhio a non rischiare troppo con le seconde palle aggressive, contro Shapovalov – che non è Nadal in risposta – non dovrebbe essere necessario, e regalare punti così è sempre pericoloso. Il pubblico sarà in maggioranza favorevole al canadese, ma questo non ha mai costituito un problema per Djokovic, come ha abbondantemente dimostrato proprio sul campo centrale due anni fa.

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US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

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da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

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