RG: Nole, 5 set di sofferenza. Thiem va ma non troverà Goffin

Roland Garros

RG: Nole, 5 set di sofferenza. Thiem va ma non troverà Goffin

Djokovic rischia non poco contro il piccolo Schwartzman. Thiem viaggia a vele spiegate. Agli ottavi non avrà David Goffin, fermato da un infortunio e costretto al ritiro. Pouille, anche lui malandato, cede al quinto a Ramos-Vinolas

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[2] N. Djokovic b. D. Schwartzman 5-7 6-3 3-6 6-1 6-1 (da Parigi, Antonio Garofalo)

Novak Djokovic è per l’ottava volta di seguito agli ottavi del Roland Garros ma se questo è Nole, Rafa Nadal può serenamente pensare a chi dovrà affrontare domenica 11 per aggiudicarsi la Decima. Se la tanto attesa semifinale della parte bassa del tabellone dovesse infatti giocarsi domani, non ce la sentiremmo di dare molte chance al serbo, ma gli Slam sono tornei particolari ed in una settimana possono succedere tante cose. Certo, la versione del campione uscente vista oggi contro un sì splendido Schwartzman, ma che è pur sempre numero 41 del mondo ed alla prima apparizione in un terzo turno di un major, lascia molto perplessi. Falloso, confuso e nervoso, alla fine se l’è cavata solo grazie alla maggiore esperienza rispetto al suo avversario, pur dovendo sudare per oltre tre ore e cinque set.

Non c’è Andre Agassi in tribuna, impegnato in eventi dei suoi tanti sponsor, e forse è meglio così, altrimenti si chiederebbe davvero chi glielo ha fatto fare di lasciare Las Vegas per provare a curare i mali di Nole. È infatti un primo set agghiacciante quello che gioca Djokovic, avanti 4-1 e apparentemente in controllo contro uno Schwartzman forse intimidito dal palcoscenico dello Chatrier, prima di inabissarsi in una serie di errori e di scelte tattiche completamente folli. L’accanita ricerca del drop-shot vincente di fatto gli costa il parziale – ne sbaglierà due che a stento arrivano a toccare la rete nello scellerato undicesimo gioco in cui perde a 0 la battuta – che l’incredulo argentino ha il merito di portare a casa se non altro per il coraggio e la pazienza con cui attende il quinto set point: due li annulla per la verità Nole con dei vincenti, gli altri due sono errori per troppa fretta di Dieguito. Esulta giustamente l’argentino bravo a tenere il palleggio profondo e ad azzardare di tanto in tanto con il rovescio lungolinea, mentre il numero 2 del mondo fa una smorfia di disgusto che è l’unico commento possibile ad un set condito da 21 dicasi 21 errori gratuiti di cui ben quindici di rovescio. Inizia a piovigginare e Novak quanto meno diminuisce il numero di errori, anche se si gioca ad un ritmo non proprio forsennato nel quale Schwartzman si trova alla perfezione. Arriva Agassi e nell’ottavo gioco Nole riesce a sperperare in modo incredibile cinque palle break prima di sfruttare uno dei rari errori dell’argentino e instradarsi per il 6-3 che impatta la situazione dopo un’ora e trentaquattro minuti. Un cronista (?) serbo che ha esposta sul desk la maglietta della Stella Rossa di Belgrado e mangia patatine in modo rumoroso in tribuna stampa, esulta con urlaccio agitando il pugno: per fortuna Gianni Clerici è in sala stampa… Il set vinto non tranquillizza il serbo (quello in campo, quello in tribuna dubitiamo possa mai accadere) che anzi dopo l’ennesima risposta di rovescio sbagliata, scaglia la racchetta al suolo prendendosi i fischi dello Chatrier ma non il warning, d’altra parte mica si chiama Fognini? Se i demeriti di Nole sono indubbi, Diego ci mette tanto di suo per aggiudicarsi il terzo set, non tanto per come strappa il servizio al suo generoso avversario nell’ottavo gioco, ma per come risale da 0-40 nel successivo annullando da campione le quattro palle del contro break – due diritti vincenti e una palla corta meravigliosa – e mettendo spalle al muro Djokovic dopo due ore e venti di partita con il pubblico che intona “Diego! Diego!” di maradoniana memoria. D’altra parte è argentino, si chiama ed è più o meno alto come il Pibe de Oro e mostra allo Chatrier anche un elegantissimo e prolungato palleggio con i piedi con la pallina da tennis…

 

Come ampiamente prevedibile però, l’aver giocato a ritmi e livelli superiori alle sue attuali capacità svuota l’argentino di energie più mentali che fisiche ad inizio quarto set e Djokovic, pur senza entusiasmare ma quantomeno giocando con un minimo di lucidità in più, porta a casa il parziale. Non senza aver litigato prima con l’arbitro a causa di un warning per time-violation e susseguenti insulti che scatenano gli ululati dello Chatrier. L’allievo di Juan Ignacio Chela cerca ristoro in un toilette-break, il pubblico inscena una ola ma il break arriva subito e la sensazione è che solo la pioggia che riprende a scendere con una certa intensità possa salvare l’argentino dal suo ineluttabile destino. Non accadrà, la schiena di Schwartzman ha bisogno di un trattamento ma il quinto set non ha storia e Nole può tirare un sospiro di sollievo. Un boato accompagna l’uscita dal campo di Diego, mentre il solito teatrino di Djokovic con i raccattapalle è un po’ più mogio. Il maxischermo inquadra Andre Agassi, il pubblico gli regala un’ovazione e lui ricambia con un bacio. Pare che domani ritorni in America, eppure la sensazione è che qui ci sia molto da lavorare.

[6] D. Thiem b. [25] S. Johnson 6-1 7-6(4) 6-3 (da Parigi, Ruggero Canevazzi)

Dominic Thiem continua imperterrito la sua marcia, giocando una partita di grande solidità e alcune palle corti per palati fini, superando in tre set la resistenza non indifferente di un Johnson impalpabile nel primo set ma poi molto convincente fino alla fine, ottimo servizio, bel rovescio in back e dritto solido.

Secondo incontro di giornata sul campo 1 coperto da un cielo plumbeo. Dominic Thiem deve superare l’ostacolo Steve Johnson, n.27 ATP, per proseguire la sua corsa verso la finale del torneo. Un solo precedente, vinto dal giovane campione austriaco nel 2014 sulla terra di Nizza ma in tre set sofferti. Nel primo set Thiem scappa subito sul 3-0, che diventa 6-1 nel giro di 25 minuti. Troppo evidente la superiorità nello scambio dell’austriaco mentre Steve, che dopo la vittoria con Coric ha commosso il pubblico, avrebbe bisogno del servizio di Isner per provare a fare qualcosa. Nel secondo parziale, però, mentre il cadono le prime gocce di pioggia, il barbuto yankee dimostra una maggiore solidità e c’è molta più partita. Quando con un bel dritto vincente sigla il 3-2, il pubblico applaude entusiasta. Successivamente, la Bastiglia sopra le nostre teste sembra sul punto di cedere alla cannonata di Giove Pluvio: un rombo dal cielo squarcia la quiete, Thiem e Johnson si guardano chiedendosi che fare, come fossero due amici al circolo vicino casa, poi continuano con gli spettatori esaltati. Ora il back di rovescio con cui il ventisettenne di Orange si difende dal dritto arrotato dell’avversario è eccellente. Anche il servizio è molto affidabile e gli permette di annullare due break-point non consecutivi sul 4 pari. Intanto il sole è tornato a baciare il Campo 1: niente male questa Bastiglia Celeste. Sul 5-4 Johnson, una stecca di dritto e un inopinato doppio fallo di Thiem consegnano al californiano due imprevedibili set-point, non seguiti da due risposte adeguate all’occasione. Lo stesso avviene a parti invertite nel lunghissimo game successivo, poi servizio sicuro del ventitreenne austriaco e tie-break. Il n.7 del mondo recupera da 0-2 a 5-2 con un gran dritto che costringe all’errore l’avversario e poi un punto concluso a rete, poi chiude sul 7-4 dopo 1 ora e 28 minuti. Nel terzo set, sul 2-1 Thiem, la tds n.6 indovina una risposta di rovescio fulminante e sale 15-40, Johnson annulla le palle break col servizio ma ai vantaggi, al quarto break-point, capitola con un dritto lungo. Steve non ci sta e indovina l’immediato contro break, ma subito dopo Dominic dimostra perché è un top ten e torna di nuovo avanti chiudendo il sesto gioco con un gran passante di dritto (4-2), poi chiude il match con una volèe bassa da cineteca su passante dell’avversario. Ai quarti affronterà Horacio Zeballos, che ha beneficiato del ritiro di David Goffin.

[19] A. Ramos Vinolas b. [16] L. Pouille 6-2 3-6 5-7 6-2 6-1 (Giovanni Vianello)

Partita dal difficile pronostico, almeno sulla carta, tra Lucas Pouille, t.d.s. 16, e Albert Ramos Vinolas, t.d.s. 19, match valevole per il terzo turno. Il francese ha un miglior ranking e ha dalla dalla sua il supporto del pubblico di casa, lo spagnolo vanta una finale a Montecarlo quest’anno. A conferma del difficile pronostico della partita, il match si è deciso solo al quinto set ed è terminato nelle mani di Ramos Vinolas, forse anche a causa di un infortunio del transalpino. Nel primo set, le cose si mettono subito male per Pouille, che parte con un bruttissimo game di servizio, in cui concede lo 0-40, recupera fino al deuce ma concede altre due palle break (complice anche un paio di doppi falli), subendo il break ai vantaggi. Ramos poi tiene bene i propri turni di battuta e nel settimo gioco opera un altro break, aggiudicandosi poi il set 6-2 tenendo il servizio nell’ottavo e conclusivo game. Il secondo parziale vede invece vincere Pouille per 6-3. Il transalpino sfrutta un passaggio a vuoto di Ramos nel secondo game, strappandogli la battuta e ha anche diverse chance di doppio break di vantaggio sul 4-1, ma non le sfrutta. Nel complesso, Pouille sembra più centrato, Ramos un po’ meno brillante che nel primo set. Da segnalare, nella seconda frazione, una brutta scivolata di Pouille, che rischia di infortunarsi alla caviglia destra. Nel terzo set, dal 2-1 per lo spagnolo in poi, si vedono 4 break consecutivi, poi Pouille è costretto a salvare un set point sul 5-4 (lo annulla con servizio e dritto), ma infine la spunta il francese per 7-5, dopo che Ramos, mancato il set-point, subisce un break e Pouille nel dodicesimo gioco tiene il servizio in un game molto lottato.

Nel quarto set Pouille cala di tono e Ramos ne approfitta, togliendogli il servizio nel quarto e nell’ottavo gioco ed infliggendogli, come nel quarto set, un pesante 6-2. Tra quarto e quinto set Pouille chiama il fisioterapista.
Forse proprio a causa di quest’infortunio, Pouille cala drasticamente di rendimento nel quinto set, subendo, dall’uno pari, cinque giochi consecutivi e perdendo così 6-2 3-6 5-7 6-2 6-1, servendo sempre più piano e tentando la via della rete con approcci sempre più frequenti ma troppo poco incisivi. Si interrompe così a 5 la striscia di vittorie consecutive al quinto set di Pouille, che oggi ha avuto anche un po’ di sfortuna tra l’infortunio sfiorato alla caviglia e quello reale accusato al termine del quarto set. Ramos Vinolas batte di nuovo il transalpino, dopo averlo sconfitto in semifinale a Montecarlo, e per il secondo anno consecutivo raggiunge almeno gli ottavi a Parigi (l’anno scorso arrivò ai quarti di finale). Al prossimo turno per Ramos ci sarà DjokovicVi ricordiamo la nostra intervista esclusiva a Ramos Vinolas, che potete leggere qui.

H. Zeballos b. [10] D. Goffin 4-5 rit. (Michelangelo Sottili)

Sesto giocatore della Race con ottimi risultati nei tre Masters 1000 su terra, i quarti di finale della scorsa edizione parigina e in vantaggio 3-1 nei precedenti: David Goffin si presenta così all’appuntamento con Horacio Zeballos, n. 65 ATP, per la prima volta al terzo turno in un major a testimonianza di una stagione finora rispettabile. Si rivelerà purtroppo una sfida molto sfortunata per Goffin. L’argentino in avvio rischia e sbaglia di più, soffre gli spostamenti laterali e, dopo la quarta parità del quinto game, cede la battuta con un errore di dritto a campo aperto; nel gioco successivo, spreca prima l’occasione per andare 15-40, poi una palla break concessa da un doppio fallo belga. Il set sembra ormai deciso quando “La Goff” serve sul 5-4 e 40-0 ma, dal nulla, Horacio si ritrova a giocare una palla break: due gran rovesci costringono il belga a un disperato recupero verso il fondo del campo che gli darà il punto, ma la sua scivolata si blocca sul telone di copertura antipioggia con conseguente danno alla caviglia che non gli permette di proseguire l’incontro. Accompagnato fuori dal campo, per fortuna sulle sue gambe, viene omaggiato dagli applausi scroscianti del pubblico. Il Roland Garros del Belgio maschile si conclude così, con il suo alfiere di punta costretto al ritiro prima di potersi giocare le sue carte contro Dominic Thiem. Dai primi esami sembrano scongiurati danni seri, ma a sfidare Thiem agli ottavi sarà comunque Horacio Zeballos.

Risultati:

[4] R. Nadal b. N. Basilashvili 6-0 6-1 6-0
[2] N. Djokovic b. D. Schwartzman 5-7 6-3 3-6 6-1 6-1
H. Zeballos b. [10] D. Goffin 4-5 rit.
[19] A. Ramos-Vinolas b. [16] L. Pouille 6-2 3-6 5-7 6-2 6-1
[20] P. Carreno Busta b. [11] G. Dimitrov 7-5 6-3 6-4
[6] D. Thiem b. [25] S. Johnson 6-1 7-6(4) 6-3
[5] M. Raonic b. G. Garcia-Lopez 6-1 1-0 rit.
[17] R. Bautista Agut b. J. Vesely 6-3 6-4 6-3

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Roland Garros: per Nadal è una scatenata dozzina, Thiem si deve arrendere

PARIGI – Rafa affonda l’austriaco dopo due set in equilibrio. Dodicesimo trionfo a Parigi e 18esimo titolo dello Slam per lo spagnolo

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Rafael Nadal, a terra - Roland Garros 2019 (via Twitter, @rolandgarros)

[2] R. Nadal b. [4] D. Thiem 6-3 5-7 6-1 6-1 (da Parigi, il nostro inviato)

Chi voleva una partita da questa finale ha avuto una partita, almeno per due set e un po’. Per buoni tratti c’è stato equilibrio. Ma quando poi ci si è allontanati per guardare l’immagine d’insieme, come si fa con un quadro di grandi dimensioni, i tratti del dipinto sono apparsi molto chiari, e molto chiaramente favorevoli a Rafael Nadal. Il maiorchino ha conquistato il suo dodicesimo titolo al Roland Garros (il doppio dei sei vinti da Borg, che già sembravano difficilmente attaccabili) scavando il solco tra lui e Dominic Thiem all’inizio del terzo set, dimostrando come la capacità di mantenere un livello di attenzione agonistica sempre elevatissima lo ha fatto diventare il campionissimo dai numeri stratosferici che tutti conosciamo.

Dopo aver vinto il secondo set sulla dirittura d’arrivo, anche grazie a qualche sbavatura di Nadal, Thiem ha subito un fisiologico abbassamento del livello d’adrenalina che gli ha fatto subire una brutale aggressione (agonistica s’intende) da parte di quell’animale da partite “in rosso” che da ormai quindici anni spadroneggia al Bois de Boulogne a inizio giugno. Con gli altri giocatori ci si può permettere di diminuire i giri del motore per entrare nel set, con Nadal invece è un peccato mortale.

LA PARTITA – Già durante il primo punto, il silenzio del centrale era rotto dal pianto disperato di un bambino, che oltre a causare viva ilarità dei presenti interropeva la litanica preparazione di Nadal per il servizio. Il tema tattico del match non era una sorpresa per nessuno: Nadal a giocare i suoi proverbiali “liftoni” sul rovescio monomane di Thiem e l’austriaco a tentare di aprirsi gli angoli con le sue accelerazioni una volta abbandonati gli amati teloni di fondo. Il primo break era per lui, dopo 27 minuti di gioco, per il tripudio di una platea vogliosa di vedere una partita e ben consapevole dell’importanza del primo set.

Purtroppo per loro, però, due errori non forzati piuttosto banali per Thiem restituivano subito il break a Nadal, che sul 3-3 difendeva il servizio magnificamente in un game da corrida di 12 punti, annullando una chance del 3-4 con un servizio più corto del solito tanto da costringere l’avversario all’errore. Al primo colpo di turbo di Nadal, Thiem perdeva trazione e non riusciva a mantenere la scia: parziale di 10-2 per il maiorchino che chiudeva il primo set in 53 minuti con il punteggio di 6-3.

 

Troppo poco efficace Thiem in fase di risposta, nella quale non riusciva a trovare la giusta posizione, e troppo poco pronto a trovare soluzioni vincenti nei violentissimi scambi da fondo proposti da Nadal e incautamente accettati. Nel secondo parziale però Dominic riusciva a trovare qualcosa in più battuta: solo cinque punti persi nei primi quattro turni di servizio, quando nel set precedente aveva addirittura fatto registrare un saldo negativo nello stesso numero di games (10-11). Tuttavia per sua sfortuna doveva passare mezz’ora nel set prima che Nadal perdesse un ‘quindici’ sul proprio servizio, su un diritto in rete. Ma quando il parziale sembrava ormai pronto per un tie-break, sul 5-6 lo spagnolo accusava il primo piccolo calo del match, e con quattro errori gratuiti consecutivi (due di diritto, due di rovescio) su altrettanti scambi all’ultimo sangue consegnava il secondo set a Thiem con il punteggio di 7-5 in 49 minuti.

Qui l’austriaco perdeva un treno importante, perchè subito in principio di terzo parziale con quattro errori gratuiti (questa volta tre di diritto e uno di rovescio) cedeva la battuta a zero a un Nadal rigenerato dopo la pausa fisiologica e strozzava l’entusiasmo degli spettatori neutrali che si erano vivamente compiaciuti per la raggiunta parità nel punteggio. Il naturale abbassamento dei giri avuto da Thiem dopo la conclusione di un set equilibrato aveva per lui conseguenze devastanti: il parziale di 16 punti a uno mandava Nadal avanti 4-0 in poco più di un quarto d’ora, segnando in maniera irreversibile le sorti del parziale, conclusosi poi 6-1 per Nadal in 30 minuti.

L’inizio del quarto set portava con sè un sensibile abbassamento di temperatura e della luminosità, oltre a un ritorno agli schemi di gioco e di punteggio del primo set, con un maggiore equilibrio negli scambi da fondo e una minore dominanza del servizio. Nel primo game del parziale, il primo ad andare ai vantaggi dal 3-3 nel primo set, regalava a Thiem una palla break per una fuga iniziale nel punteggio, ma Nadal la cancellava con un diritto vincente. Tre gratuiti di Dominic mandavano lo spagnolo subito avanti 2-0, e altre due palle break nel game seguente, vanificate da altrettante risposte mancate di Thiem, segnavano il 3-0 che sembrava già una condanna. Allo scoccare delle tre ore e un minuto di gioco, con una emblematica risposta lunga dell’austriaco sul servizio centrale di Nadal, il match finiva con la consueta celebrazione schiena a terra del maiochino, estatico come la prima volta del suo ennesimo trionfo parigino.

Certo non avrà avuto un tabellone difficilissimo (eufemismo), e sicuramente gli eventi (meteo e non) della seconda settimana lo hanno favorito ancora di più. Ma a 33 anni sulla terra battuta di Parigi, e spesso anche non di Parigi, l’uomo da battere rimane sempre lui. Fino all’anno prossimo la Coupe des Mosquetaires rimarrà nelle sue mani, in attesa che si faccia avanti il prossimo sfidante.

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Roland Garros: Ashleigh Barty, regina di Francia e n. 2 del mondo

PARIGI – Un assolo di Ashleigh Barty che domina Marketa Vondrousova e conquista il suo primo major. Prima Aussie a vincere al Roland Garros dopo la Court (1973) e a conquistare uno slam dopo la Stosur (US Open 2011)

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Ashleigh Barty - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

[8] A. Barty b. M. Vondrousova 6-1 6-3 (da Parigi, la nostra inviata)

Aveva lasciato il tennis per il cricket. Poi, nel 2016, è tornata al suo primo amore ed è stata ricompensata. Ashleigh Barty (8 WTA), a 23 anni, solleva il suo primo trofeo slam battendo una delle grandi sorprese del torneo, la 19enne Marketa Vondrousova (51 WTA), 6-1 6-3 in 70 minuti. Barty è la nuova regina di Parigi ma anche d’Australia, essendo la prima tennista Aussie a vincere il French Open dopo Margaret Court (1973); è inoltre la prima australiana a conquistare un major dopo Samantha Stosur (US Open 2011). Trionfa nella finale slam più giovane da quella del Roland Garros 2008 quando Ana Ivanovic, 20enne, vinse il torneo contro la 22enne Dinara Safina.

Si tratta del loro terzo confronto diretto, il primo sulla terra rossa; per Barty è il 5 titolo in carriera – il quarto è arrivato a Miami quest’anno – e la 25esima vittoria a livello slam. Con il trionfo al Roland Garros, “Ash” diventa n. 2 del mondo e l’ultima australiana ad essere n. 2 fu Evonne Goolagong, nel 1976; l’ultima ad essere nella Top 5 fu la Stosur, nel 2012. È la sesta diversa tennista australiana a raggiungere la finale del Roland Garros nell’Era Open (Court, Gourlay, Goolagong, Turnbull e Stosur). È infine la tennista più vincente (finora) della stagione con 31 vittorie. È la 51esima vincitrice slam dell’Era Open. Niente da fare per Marketa Vondrousova, che non riesce mai ad entrare in partita, totalmente irretita dalle variazioni, dal tennis chirurgico e dalla mano sopraffina di Ashleigh. Disputa comunque un Roland Garros da sogno, con il grande merito di non aver perso neanche un set fino alla finale e, da lunedì, da n.51 entrerà nella Top 20 (n. 15 o 16 WTA).

 

LA PARTITA – Dopo l’interminabile semifinale tra Djokovic e Thiem, la finale femminile tra Ashleigh Barty e Marketa Vondrousova comincia con un’ora e mezza di ritardo. Nuovoloni grigi si alternano a squarci di cielo azzurro. La pioggia dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) concedere una tregua agli organizzatori del French Open. Ashleigh e Marketa cominciano subito ad alternare palle in spin e in slice, soprattutto l’australiana che, sin dai primi scambi, dimostra di avere il braccio saldo e di gestire molto meglio la tensione in un grande rendez-vous. La ceca sembra esitante e soprattutto va troppo spesso fuori misura. I primi tre game sono totale appannaggio di Barty che si allontana sul 3-0. Fa fatica Marketa ad entrare in partita. Rompe il ghiaccio sull’1-4 ma Barty è molto più lucida, dosando alla perfezione backspin e topspin, piazzando ad hoc lungolinea ed incrociati, padrona incontrastata del campo. Il primo set è suo, 6-1 in 28 minuti.

È un assolo di Barty, che continua a disegnare geometrie con grande savoir faire mentre, dall’altra parte della rete, Vondrousova non riesce a liberarsi dal tennis ordinato e velenoso dell’avversaria. La ceca rompe il ghiaccio nel secondo ma “Ash” continua a veleggiare verso il primo successo slam, salendo 3-1. Palle corte deliziose e micidiali, variazioni da fondo e ricerca degli angoli spiazzano totalmente Marketa che non riesce a trovare il bandolo della matassa per impensierire la tennista Aussie, che avanza ancora sul 4-2. Marketa tenta comunque di rimanere a galla, scambiando a più non posso e procurandosi tre palle del 4-5; ma oggi Barty è troppo forte per lei.

Continua ad attaccare, sempre in spinta e centrata. Al primo e unico matchpoint il Roland Garros è suo. Ashleigh Barty vince 6-1 6-3 il suo primo major e, da lunedì, sarà n. 2 del mondo. È la prima tennista Aussie a trionfare a Porte d’Auteuil dopo Margaret Court (1973) e la prima a vincere un major dopo Samantha Stosur (US Open 2011). Una prestazione perfetta, senza sbavature. Potente al servizio, Barty ha messo a segno nel torneo ben 38 ace (3 nella finale). Contro Vondrousova, su 20 discese a rete ha conquistato 15 punti e ha messo a segno ben 27 winner a fronte dei soli 10 dell’avversaria. I 26 gratuiti, del resto, rivelano la costante ricerca del punto. Ma quanto sarà contenta ‘Ash’ di aver rinunciato al cricket per tornare al tennis?

Certo, sono un po’ triste perché ho perso” ammette Vondrousova, “ma sono state due settimane fantastiche. Ho la mia famiglia qui ed è sempre meraviglioso per me“. Cosa è stato nel tennis di Barty che non ha permesso a Marketa di fare il proprio gioco? “È stata troppo forte oggi, penso abbia giocato un tennis fantastico e non ho avuto molte chance. Sì, credo mi abbia dato una lezione oggi“. E le smorzate della ceca? “Era ventoso ma lei non mi ha permesso di esprimere il mio gioco”. Un momento indimenticabile di queste due settimane? “Mi ricordo il matchpoint con Martic perché c’era nervosismo ma l’ho vissuto intensamente. Ma anche la semifinale, perché ero sotto 3-5 in entrambi i set. Ho lottato in tutti i match e sono fiera di me. Dopo queste due settimane, penso che le persone ricorderanno di me il mio spirito combattivo e le smorzate“.

In che cosa consiste ora il Barty Party? “È per tutti gli australiani” ha detto una raggiante Ashleigh ai giornalisti, “per noi è una festa ma non solo per queste due settimane ma anche per questi ultimi due o tre anni, per me stessa e per il mio team. Ho un gruppo straordinario intorno a me, di persone autentiche e sincere. È una cosa incredibile. Non mi sarei mai sognata di essere un giorno seduta qui, al French Open, con questo trofeo. O meglio, certo, abbiamo sogni e obiettivi quando siamo bambini, ma tutto ciò è incredibile”.  

Alcuni anni fa ‘Ash’ si prende una pausa dal tennis e si dedica al cricket. Nel 2016 però ritorna: “Non ho mai chiuso la porta al tennis. Avevo bisogno di fare un passo indietro, di vivere una vita normale perché quella da tennista non è una vita normale. Penso di aver avuto bisogno di crescere come persona, di maturare. Ho lasciato la porta aperta alle varie opzioni ed è stato un percorso che mi ha riportata al tennis. Ma ero sempre impegnata nel tennis, ogni giorno, col mio coach Jim. Palleggiavo e lui mi guidava. Poi mi sono mancate le gare, l’emozione della battaglia in campo con l’avversaria, le emozioni della vittoria ma anche quelle della sconfitta“.

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Roland Garros: Thiem spezza il sogno di Djokovic, seconda finale a Parigi

PARIGI L’austriaco vince in 5 set un match dai mille colpi di scena e un’altra interruzione per pioggia. Rematch della finale con Nadal. Djokovic dice addio al secondo Nole Slam

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Dominic Thiem - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

dal nostro inviato a Parigi

[4] D. Thiem b. [1] N. Djokovic 6-2 3-6 7-5 5-7 7-5

Tra le polemiche suscitate dalla sospensione venerdì sera a causa di (errate) previsioni meteorologiche ed i capovolgimenti di scena visti sabato, questa seconda semifinale del Roland Garros 2019 non finirà tanto presto di suscitare discussioni e polemiche. Dominic Thiem alla fine è riuscito a conquistare la sua seconda finale consecutiva al Bois de Boulogne nonostante le sospensioni per il maltempo siano sempre arrivate quando l’inerzia del match era a suo favore e nonostante la clamorosa paralisi emotiva che l’ha colto sul 5-3 40-15 nel quinto set, quando ha rimesso in gara un avversario che sembrava già battuto.

 

Difficile individuare un filo conduttore comune tra tutti gli spezzoni di partita disputati tra un giorno e l’altro. Certo è che dopo l’ultima sospensione per pioggia i due protagonisti hanno rifiutato quasi sistematicamente gli scambi prolungati sulle diagonali, cercando quasi sempre di aprire il campo, mentre nei segmenti precedenti si è visto un Djokovic piuttosto propenso a prendere la rete, forse per mascherare le fasi di relativa insicurezza da fondocampo, e un Thiem che si è progressivamente ritirato nel suo orticello 3-4 metri oltre la linea di fondo, dovendo tentare spesso e volentieri colpi molto difficili per rintuzzare gli attacchi di Djokovic.

LA CRONACA – Dopo un paio di “scentrate” rimediate con l’annullamento di una palla break nel game di apertura, Thiem si lasciava invischiare in alcuni scambi prolungati che, due giochi più tardi, gli costavano il controbreak. Djokovic, molto meno nervoso della sera precedente e più ben disposto ad accettare il vento, si metteva in opzione “metronomo” senza sbagliare mai e otteneva due delicate chance del 5-4, annullate da Thiem con coraggio e un pizzico di fortuna. Ma è sul 6-5 Thiem che arrivava il Nole che non ti aspetti: tre errori gratuiti piuttosto grossolani, tre set-point annullati con grande risolutezza, ma sul quarto il passante di rovescio dell’austriaco era troppo basso e radente per essere addomesticato da Nole e dopo due ore e un quarto di gioco (di cui solo 47 nella giornata di sabato) il numero uno del mondo si trova sotto per due set a uno.

Djokovic si tratteneva a stento dallo scagliare la pallina nelle serre d’Auteuil, ma l’arbitro gli appioppava comunque un’ammonizione per “condotta antisportiva”, apparentemente per aver commentato “Bravo, ti sei fatto un nome, tutti si ricorderanno di te”, riferendosi ad un episodio di qualche game prima quando, dopo aver ricevuto un “time violation”, il campione serbo si era lamentato perchè il punteggio veniva chiamato troppo presto.

Era comunque Nole a sprintare in vantaggio all’inizio del quarto set, con un break ottenuto sull’1-1 grazie anche a un piccolo calo di attenzione di Thiem, che sbagliava due rovesci non impossibili per lui. Il controbreak però arrivava immediatamente dopo, alla terza chance, grazie a un fortunatissimo passante di rovescio che il nastro rendeva imprendibile. Tutto inutile, comunque, perchè con un game sottotono Thiem si lasciava scappare di nuovo Djokovic, che metteva a segno una striscia di sette punti consecutivi per andare 4-2 0-15. Ma nessuno dei due riusciva a dare continuità al proprio gioco: altri due errori piuttosto inconsueti di Nole riportavano il punteggio in parità sul 4-4. La soluzione del parziale veniva all’undicesimo game, quando Thiem perdeva la battuta per la terza volta nel set, chiudendo il game con un doppio fallo, dando il via libera a Djokovic per portare il match al quinto dopo tre ore e cinque minuti.

Il livello di gioco non era eccelso all’inizio del set decisivo: parecchi errori, da ambo le parti, la stanchezza e la tensione la facevano da padrone, spingendo Thiem sempre più indietro rispetto alla linea di fondo e consigliando Djokovic a essere meno aggressivo nei palleggi, affidandosi piuttosto a qualche estemporanea discesa a rete. Le palle break nei primi due game svanivano come erano arrivate, ma sull’1-1 altri due errori non forzati del serbo davano il break a Thiem che poi si issava 4-1. Quando nel gioco successivo Nole doveva affrontare la palla dell’1-5 il match sembrava quasi finito, ma Giove Pluvio non aveva ancora finito di divertirsi con questa partita, e apriva i rubinetti, propiziando la fuga dei giocatori verso gli spogliatoi.

Si riprendeva dopo un’ora e sei minuti di pausa con Djokovic che fermava il gioco su un colpo di Thiem il quale invece veniva dato in campo, regalando all’austriaco la seconda palla del 5-1. Salvatosi bene con la battuta, il serbo andava a riprendersi il break subito dopo, arringando la folla con la mano quando, sulla palla break, il pallonetto di Thiem atterrava appena oltre la riga di fondo. Ma nell’ennesimo colpo di scena di questa partita da film thriller, sul 3-4 30-0 Djokovic si “autobreakkava” con quattro errori gratuiti mandando a servire per il match il suo avversario, il quale a sua volta, arrivato a due match-point sul 40-15, infilava altri quattro gratuiti riaprendo la partita. La fine però arrivava poco dopo: al terzo match-point sul 6-5 servizio Djokovic, un diritto vincente di Thiem poneva fine a questa partita infinita dopo 4 ore e 13 minuti.

ANCORA LORO – La finale del singolare maschile sarà dunque la stessa dell’edizione 2018, con Rafel Nadal che avrà avuto oltre 24 ore di riposo in più rispetto a Thiem, oltre ad aver giocato quasi due ore in meno in semifinale. I numeri sembrano tutti a favore del dodicesimo titolo del maiorchino, che è in vantaggio 8-4 nei precedenti (curiosamente tutti tranne uno disputatisi sulla terra battuta) ed è sicuramente un altro giocatore rispetto a quello che poche settimane fa perse l’ultima sfida tra i due a Barcellona.

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