Wimbledon: Muguruza chiude il regno di Kerber

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Wimbledon: Muguruza chiude il regno di Kerber

Muguruza rimonta una partita quasi persa e toglie lo scettro a Kerber. Da lunedì al suo posto Halep o Pliskova. Ostapenko domina Svitolina: chi può fermarla?

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[14] G. Muguruza b. [1] A. Kerber 4-6 6-4 6-4 (da Londra, AGF)

Doppia sconfitta per Angelique Kerber a Wimbledon: non perde solo il match contro Garbiñe Muguruza, ma anche il numero uno del mondo. Per il primato nel ranking a questo punto rimangono in lizza solo Karolina Pliskova e Simona Halep.

Per essere semplicemente un quarto turno è un confronto con protagoniste particolarmente importanti quello che va in scena al Court 2, Ci sono in campo, infatti, due giocatrici in grado di vincere Slam, e anche di arrivare in finale a Wimbledon: Muguruza nel 2015, Kerber nel 2016, entrambe sconfitte da Serena Williams. Garbiñe conduce 4-3 negli scontri diretti: Kerber ha vinto i primi tre incontri, Muguruza gli ultimi quattro. C’è anche un precedente a Wimbledon (l’unico su erba) del 2015, a favore di Muguruza: proprio nell’anno in cui sarebbe arrivata in finale.

 

Primo match del programma, alle 11.30 il sole splende ma non è ancora caldissimo, ma lo diventerà man mano che la partita si sviluppa. I game iniziali seguono rigorosamente la logica del servizio, senza nemmeno una palla break. La prima arriva nel settimo gioco, ma Muguruza la annulla con una volèe di dritto. Ma sono le palle break del nono gioco che determinano il set: il vantaggio ottenuto da Angelique le permette di chiudere il set per 6-4 in 43 minuti.

Tatticamente il match è esattamente come lo si poteva prevedere: Muguruza spinge di più e in alcune occasioni prende anche la rete, mentre Kerber punta sulle sue qualità nel gioco di contenimento. E così sono le statistiche di Garbiñe quelle più corpose (con più vincenti ma anche più errori non forzati.); ma alla fine sono i due soli gratuiti di Angelique (a fronte di 8 vincenti) ad avere deciso il set.

Kerber appare inscalfibile: solidissima da fondo, regala nulla e per Muguruza è quasi impossibile anche solo arrivare a ottenere una palla break. Le riesce per la prima volta dopo che si è già in campo da ben più di un’ora: nel sesto gioco del secondo set, ma manda lungo un rovescio. Di fronte a una Kerber del genere, Muguruza ha però una piccola speranza dalla sua: serve per prima nel set e quindi ogni volta obbliga Angelique ad inseguire. E infatti sul 4-5 Kerber si irrigidisce leggermente, perde un po’ di profondità nei colpi e consente a Muguruza di entrare ancora di più nel campo e comandare lo scambio; proprio con un dritto giocato da posizione avanzata Garbiñe converte la seconda palla break ottenuta, che le consente di rimettere in equilibrio il match: 6-4 in 45 minuti.

Kerber sembrava in controllo e invece si ritrova un set pari. Prova subito a riportarsi avanti con il break in apertura, ma Muguruza la riprende brekkandola a sua volta al quarto game. La partita è stata tutto sommato ben giocata sin dall’inizio, ma nel terzo set l’intensità cresce ancora di più e il gioco è davvero degno di due giocatrici con Slam nel proprio palmares. Il ritmo, la profondità, la grinta messa in campo ormai incidono più dell’importanza del servizio: e così i break si susseguono perché chi è indietro moltiplica le energie per tornare in corsa. Dopo tanta lotta ci si ritrova nella stessa situazione del set precedente: Kerber sotto 4-5 che serve per stare nel set (e nel match). E di nuovo la pressione la tradisce: si salva da 15-40, ma al terzo match point le è fatale un errore di rovescio tirato in rete. 6-4 Muguruza in 52 minuti.

C’è voluta la migliore Muguruza dell’anno per superare una Kerber tornata dopo mesi ad alti livelli. Qualche numero per dare l’idea della qualità del match: saldo vincenti/errori non forzati: Muguruza +5 (55/50), Kerber +15 (27/12). Da notare anche le 54 discese a rete di Garbiñe, con 35 punti vinti (65%).

[7] S. Kuznetsova b. [9] A. Radwanska 6-2 6-2 (da Londra, Laura Guidobaldi)

Continua la corsa della 32enne ed ex campionessa slam Svetlana Kuznetsova. “Sveta” conferma la supremazia su Agnieszka Radwanska e conquista la 14esima vittoria in 18 scontri diretti. Niente da fare per “Aga” la Maga – finalista a Wimbledon nel 2012 – che, nonostante il suo tennis raffinato e le soluzioni inaspettate, soccombe alla solidità, all’aggressività e all’abilità della russa che oggi ha dominato il match dall’inizio alla fine. Dopo 1 ora e 31 minuti, la tennista di Mosca accede ai quarti di finale con lo score di 6-2 6-4 e aspetta la vincente tra Angelique Kerber e Garbiñe Muguruza.

Picchia duro Svetlana. Nell’assolato Court n. 3, Kuznetsova non lascia scampo alla n. 10 del mondo, aggredendola costantemente e soprattutto disegnando il campo a meraviglia. I fendenti della tennista di Mosca fanno spostare Radwanska da una parte all’altro del campo. A poco servono i tentativi della polacca di guadagnare la rete o accorciare la palla e, nonostante la mano magica, non riesce mai a prendere davvero il sopravvento sull’avversaria. Ma Svetlana non è solo tennis bum bum; perfettamente a suo agio sul manto erboso, mette a segno tanti punti anche con passanti chirurgici, back velenosi e soluzioni perfette a rete, tant’è che con un perentorio 6-2 intasca il primo set in 33 minuti. Nel secondo parziale la lotta si fa più serrata. La polacca cerca di arginare l’avanzata russa e i game sono più lunghi e sofferti. Ma non basta. Dopo 1 ora e 31 minuti, Svetlana Kuznetsova conquista la 14° vittoria nei 18 precedenti per 6-2 6-4. Nei quarti di finale ci sarà per lei un  derby tra ex campionesse major poiché affronterà Garbiñe Muguruza, giustiziera di Angelique Kerber che, a causa della sconfitta di oggi, perde lo scettro del ranking. Svetlana, campionessa del Roland Garros 2009 e dello US Open 2004, a 32 anni è la più anziana tennista rimasta in tabellone dopo Venus Williams, 37, vittoriosa oggi sulla 19enne Konjuh. Finora nel torneo la Kuznetsova non ha perso neanche un set, lasciando alle avversarie un totale di 20 giochi.

[13] J. Ostapenko b. [4] E. Svitolina 6-3 7-6(6) (da Londra, Luca Baldissera)

Il campo numero 12 di Wimbledon è il più defilato in assoluto, nell’ultimo angolo in fondo all’impianto, accanto alla mini-arena dello show court 2. Mentre, contrariamente a quanto potrebbe sembrare logico, il 17 e il 18 stanno nel cuore dell’AELTC, tra il centrale e l’1. E per superstizione non esiste un campo numero 13. Mentre mi accomodo in tribuna, sotto un bel sole, che facendo capolino tra le sparse nubi pare sfidare le previsioni meteo incerte della giornata, non posso fare a meno di pensare che la scelta sia stata voluta dagli organizzatori per limitare l’impatto, sulla quiete quasi liturgica che si respira tra i prati, delle grida della lettone Jelena (detta Aljona da amici, parenti e fan) Ostapenko (20 anni, 13 WTA), recente campionessa del Roland Garros, opposta all’ucraina Elina Svitolina (22 anni, 5 WTA), recente campionessa di Roma. C’è molta curiosità di vedere due giovani rampanti, di altissimo livello e in ottimo stato di forma, affrontarsi sull’erba, dopo aver così ben figurato sulla terra battuta.

Partenza sprint della “belvetta” Jelena, che tirando sequenze micidiali di dritti soprattutto in cross (da vicino fan davvero impressione, velocità da ATP), si porta sul 4-1 con due break di vantaggio. Più che una reazione di Elina, arriva un momento di deconcentrazione della Ostapenkpo, che si fa controbrekkare (un po’ leggera, ancora, la sua seconda palla), e sul 3-4 rischia addirittura di farsi raggiungere, ma esce bene da un game lottato, aiutata da un paio di servizi vincenti. Sul 5-3 per lei, di nuovo in affanno alla battuta Svitolina, Jelena risponde ficcante e la caccia da subito tre metri dietro la linea di fondo, e da laggiù il tennis pulito e fatto di colpi penetranti di Elina perde gran parte della sua efficacia. Ne consegue il terzo break e il set per Ostapenko, 6-3. Anabel Medina Garrigues, la doppista e coach spagnola che segue Jelena da prima del Roland Garros, seduta accanto a me, annuisce e la incoraggia. Ancora scambio di break e controbreak in avvio di secondo parziale, le ragazze sono spesso più in difficoltà al servizio che alla risposta, 4 ace a testa fino qui, ma un brutto 30% (Ostapenko) e 20% (Svitolina) di punti fatti con la seconda palla, ed entrambe stanno sotto al 60% di prime in campo. Sul 2-2 un game lottatissimo da 20 punti, con Jelena alla battuta, ben 5 break point annullati dalla lettone prima di tenere e salire 3-2. Un po’ come era successo contro la nostra Camila Giorgi, nei momenti importanti Ostapenko riesce a dare il meglio, d’altronde non si vince uno Slam per caso. Ogni tanto le sue bordate con entrambi i fondamentali le scappano larghe o lunghe, e ci mancherebbe altro, se così non fosse spazzerebbe via dal campo in un attimo qualsiasi avversaria. Il dritto di Jelena è molto interessante, con impatto lievemente arretrato e gomito conseguentemente più flesso della norma, ricorda in questo (solo in questo, eh) quello di Steffi Graf, le traiettorie che esplode con questa sorta di “manata ritardata” sono spesso illeggibili oltre che potentissime.

Nel frattempo, come prevedibile e come avvenuto anche nel set precedente (e come detto anche contro Giorgi, non è certo un caso), scampato il pericolo Ostapenko allunga con decisione, brekka per il 4-2 e poi tiene con autorità salendo 5-2. Elina con orgoglio accorcia sul 3-5 annullando match point, e Jelena, di nuovo un attimo distratta, si fa sfuggire ulteriori 4 match point (i primi due consecutivi sul 40-15) con errori evitabili, e regala il contro break commettendo il sesto doppio fallo. Svitolina, che fino ad ora era sembrata totalmente in balia degli alti e bassi di Ostapenko è brava a tenere la battuta a 30 e pareggiare, 5-5. Si è come rotto qualcosa nel gioco e nelle certezze di Jelena, Svitolina brekka di nuovo (doppio fallo Ostapenko, su palla break, di nuovo, gravissimo), ma sul 6-5 reagisce di rabbia la lettone e si prende il tie break. Qui si scuote definitivamente dalla tensione Jelena, sparando qualcosa come 6 vincenti di cui 4 col dritto, e chiude per 8-6. Che grinta, poche colpe per la brava Elina. Dopo il trionfo di Parigi, quarti di finale a Wimbledon: un numero del genere non riusciva a una neo-campionessa Slam dai tempi di Kim Clijsters (Australian Open 2006, dopo la vittoria agli US Open 2005). 

Tanta roba Ostapenko. Anni fa si pensava che Ernests Gulbis sarebbe stato il primo lettone ad avere chances di trionfare in uno Slam, e invece Jelena è riuscita dove lui ha fallito. Lui più di una semifinale al Roland Garros non ha ottenuto, lei ha vinto. E a Wimbledon lui è approdato al massimo al terzo turno… e lei è nei quarti di finale, con ottime chance di raggiungere le semifinali dovendo affrontare domani la vincente del match fra Venus Williams (a 37 anni svantaggiata dal dover eventualmente affrontare due match nel’arco di 24 ove vincesse oggi) e Ana Konjuh, che sarebbe ancor più giovane (ed inesperta) di lei

[SR] M. Rybarikova b. [Q] P. Martic 6-4 2-6 6-3 (Michelangelo Sottili)

Nell’unico ottavo di finale tra unseededMagdalena Rybarikova, n. 87 WTA, supera la qualificata Petra Martic, n. 135. Le due giocatrici, per la prima volta nelle migliori 16 di Wimbledon, hanno diversi punti in comune: l’altezza (180 cm), un buon servizio, una certa propensione a prendere la rete, le variazioni slice con il rovescio e la predilezione per il dritto. È proprio questo fondamentale a fare la differenza nei primissimi giochi, con la croata più abile a girare attorno alla palla per comandare lo scambio. La slovacca insegue il break subito in apertura; Petra è freddissima nell’annullare le prime opportunità, magari con un drop shot, ma nulla può la seconda volta che si trova 0-40 e si ricomincia dal 4 pari. Rybarikova sale in cattedra e, tirando vincenti da ogni parte del campo, si aggiudica anche i due successivi game e il set. L’inerzia cambia però con l’inizio del secondo parziale. Magdalena va di nuovo sotto 2-0 e il suo recupero è tanto pronto quanto effimero perché i troppi errori rendono la conquista del set una passeggiata per Martic: 6-2. Rybarikova è velocissima a ritrovare la concentrazione: tiene finalmente la battuta a inizio parziale e brekka l’avversaria con due gran passanti. Martic la riagguanta sul 2 pari, ma un disastroso game di servizio croato con tanto di warning dà alla slovacca il vantaggio che le permetterà di servire sul 5-3. Rybarikova non fallisce e passa ai quarti dove affronterà la vincente fra Coco Vandeweghe e Caroline Wozniacki. Si tratta del suo risultato più prestigioso in un Major.

Risultati:

[7] S. Kuznetsova b. [9] A. Radwanska 6-2 6-2
[13] J. Ostapenko b. [4] E. Svitolina 6-3 7-6(6)
M. Rybarikova b. [Q] P. Martic 6-4 2-6 6-3
[14] G. Muguruza b. [1] A. Kerber 4-6 6-4 6-4
[10] V. Williams b. [27] A. Konjuh 6-3 6-2
[24] C. Vandeweghe b. [5] C. Wozniacki 7-6(4) 6-4
[6] J. Konta b. [21] C. Garcia 7-6(3) 4-6 6-4
[2] S. Halep b. V. Azarenka 7-6(3) 6-2

Halep punta il numero 1. Venus non finisce mai, Konta sogna
Murray di forza, Cilic passeggia
Dalla gabbia dei leoni esce vincitore Muller
Per Federer è una regale esibizione. Riecco Berdych

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Kyrgios dopo Wimbledon: “Se avessi vinto avrei perso motivazioni. Provo più rispetto per Djokovic, Nadal e Federer”

“Solo dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato”. Nick Kyrgios torna a parlare dopo la sconfitta con Djokovic: “Devi essere un animale a livello mentale per vincere Slam”

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Nick Kyrgios – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Dopo la finale persa a Wimbledon contro Novak Djokovic, Nick Kyrgios si prepara al ritorno in campo. L’australiano esordirà all’ATP 250 di Atlanta questa notte intorno alle 2.30 italiane. Affronterà Peter Gojowczyk, in un torneo di cui è la settima testa di serie e nel quale ha già trionfato nel 2016.

Il tabellone completo dell’ATP di Atlanta

Kyrgios è intervenuto in una diretta sull’account Instagram del Citi Open, l’ATP 500 di Washington che partirà la prossima settimana e che l’anno scorso vide trionfare Jannik Sinner. Sono stati diversi i temi affrontati dall’attuale numero 47 del mondo Kyrgios (che con i 1200 punti di Wimbledon ora sarebbe a ridosso della top15), dal tempo necessario per capire la portata dell’impresa da lui compiuta al crescente rispetto verso i tre alieni di questo sport: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer.

 

“È stato molto strano: soltanto dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato. Ho perso una finale di Wimbledon. Da una parte è ovviamente triste, ma è comunque stato un cammino fantastico“. Immancabile un accenno ai giorni senza tennis, trascorsi alle Bahamas: “Ero in un piccolo alloggio alle Bahamas e ho passato davvero un’ottima settimana. Mi sono allenato, ma sono comunque stati giorni piuttosto frenetici dopo la finale”.

Sicuramente Kyrgios si porterà via da Wimbledon tante belle sensazioni, ma anche la consapevolezza di quanto difficile sia arrivare così lontano in tornei tanto importanti. Da questa esperienza, inoltre, l’australiano ha dichiarato di avere più rispetto verso i big3, proprio perché ha capito quanto sforzo sia necessario per ottenere certi risultati.

“Devi semplicemente essere un animale a livello mentale per vincere uno Slam. Provo certamente più rispetto ora verso Djokovic, Nadal e Federer. Giocare contro uno di loro in finale è stato bello, anche se sembrava che Novak non avesse giocato a tennis nelle due settimane precedenti: non l’ho mai visto in difficoltà.

In ogni caso, mi porto dietro molta fiducia. Ad inizio anno mi ha aiutato molto la finale di doppio con Thanasi a livello mentale (insieme a Kokkinakis Kyrgios ha vinto il titolo di doppio all’Australian Open, ndr), anche se di trattava di una finale di doppio. Da quando gioco a tennis, più o meno dall’età di sette anni, mi hanno detto che vincere un Major è tutto in questo sport. Probabilmente se avessi vinto avrei perso motivazione. Ogni tennista sogna di vincere Wimbledon, anche se io, guardando indietro nella mia carriera, non avrei mai pensato che sarei riuscito a giocare una finale Slam. Pensavo che ormai il treno fosse passato. Se avessi vinto il titolo, non avrei davvero saputo che cos’altro avrei dovuto dimostrare come tennista. È stato eccitante, sono andato così vicino al trofeo“.

La classifica ATP aggiornata è disponibile al seguente link, che porta alla sezione “Sotto Rete” del sito web di Intesa Sanpaolo, main sponsor della manifestazione e partner di Ubitennis.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata!

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Wimbledon ha bisogno di più momenti “Arthur Ashe”, dentro e fuori dal campo

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono una boccata d’aria fresca nelle finali dei singolari maschile e femminile

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Arthur Ashe col trofeo di Wimbledon il 5 Luglio 1975, dopo la vittoria su Jimmy Connors

Traduzione dell’articolo di Kurt Streeter, NY Times, 11 luglio 2022

WIMBLEDON, Inghilterra – Per la prima volta in quasi mezzo secolo, un fine settimana a Wimbledon è sembrato diverso.

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono stati una boccata d’aria fresca nelle finali del singolare maschile e femminile. Jabeur, tunisina, è diventata la prima giocatrice nordafricana a raggiungere una finale in singolare. Kyrgios, australiano di origini malesi e con una spavalderia ben documentata, che lo contraddistingue e lo fa apparire come qualcosa di completamente diverso dai suoi colleghi, giocava la sua prima finale di un Grande Slam. Jabeur e Kyrgios hanno perso il match, ma non è questo il punto.

 

Era dal 1975, quando Arthur Ashe ed Evonne Goolagong arrivarono in finale, che i due incontri non erano così diversi. Il tennis si evolve in modo discontinuo, e non è mai stato così vero come a Wimbledon.

Osservando il pubblico del campo centrale nelle ultime due settimane, si è capito quanto sia difficile cambiare, soprattutto quando si tratta di tornei.

Sugli spalti, un’omogeneità fin troppo familiare. A parte qualche tocco di colore qua e là, un mare di bianco. Per me, un uomo di colore che ha giocato a questo sport nei circuiti minori e che auspica il rinnovamento del sistema tradizionale, vedere la mancanza di colori è sempre un pugno allo stomaco, soprattutto a Wimbledon, in una città come Londra.

Dopo la finale femminile di sabato, mi sono fermato accanto a un pilastro vicino a una delle uscite del campo centrale. Sono passate centinaia di persone. Poi alcune migliaia. Ho contato circa una dozzina di persone di colore. Questo grande evento si svolge in una delle metropoli più multietniche del mondo, aperta a persone provenienti da ogni parte del mondo. Non si direbbe guardando gli spettatori. C’erano alcuni volti asiatici, oppure alcuni musulmani in hijab. La comunità sikh è molto numerosa a Londra. Ho visto solo uno dei tradizionali turbanti sikh tra gli spalti.

Quando ho preso in disparte alcuni tifosi di colore e ho chiesto loro se si sentissero consapevoli della loro rarità tra il pubblico presente, la risposta è sempre stata rapida come una volée di dritto di Jabeur o un servizio di Kyrgios. “Come potrei non sentirmi una rarità?“, ha detto James Smith, residente a Londra. “Ho visto un ragazzo in un settore appena sopra di me. Ci siamo sorrisi a vicenda. Non lo conosco, ma c’era un legame. Sapevamo di essere pochi e lontani”.

I tifosi lo vedono.

E anche i giocatori.

“Me ne accorgo sicuramente”, ha detto Coco Gauff, la teen star americana, quando abbiamo parlato la scorsa settimana. Ha detto di essere così concentrata quando gioca quasi da non si accorgersi della folla. Ma dopo, quando guarda le sue foto a Wimbledon, le immagini la spaventano. “Non ci sono molte persone di colore tra la folla”.

Gauff ha confrontato Wimbledon con gli U.S. Open, che hanno un’atmosfera più “terrena”, sembra un po’ il più grande torneo di parchi pubblici del mondo e la folla è molto più variegata.

“È decisamente strano qui, perché Londra dovrebbe essere un grande melting pot”, ha aggiunto Gauff, riflettendo per un po’ e chiedendosi perché.

Andare a Wimbledon, proprio come andare ai grandi eventi sportivi in tutto il Nord America e oltre, richiede un impegno notevole. Il collaudato e tradizionale Wimbledon porta questo presupposto al limite. Non è possibile acquistare i biglietti online. Per molti posti c’è un sistema di lotteria. Alcuni fan si mettono in fila in un parco vicino e si accampano per tutta la notte pur di partecipare. Il prezzo non è esattamente a buon mercato.

Dicono che è aperto a tutti, ma il sistema di prenotazione di biglietti è progettato con così tanti ostacoli che è quasi come se fosse destinato a escludere le persone di un certo tipo“, ha detto Densel Frith, un imprenditore edile di colore che vive a Londra.

Mi ha detto di aver pagato circa 100 sterline per il suo biglietto, circa 120 dollari. Sono un sacco di soldi per un ragazzo che si è descritto come un colletto blu. “Non tornerò domani“, ha aggiunto. “Chi può permettersi una cosa del genere? Le persone della nostra comunità non possono permetterselo. Non è possibile. Non se ne parla. Proprio non se ne parla”.

C’è qualcosa di più dell’accesso e del costo, qualcosa di più profondo. Il prestigio e la tradizione di Wimbledon sono allo stesso tempo i suoi punti di forza e il suo tallone d’Achille. Il luogo è meraviglioso – il tennis in un giardino all’inglese non è un’iperbole – ma anche soffocante, tedioso e statico.

“Pensate a cosa rappresenta Wimbledon per molti di noi”, ha detto Lorraine Sebata, 38 anni, cresciuta in Zimbabwe e ora residente a Londra.

“Per noi rappresenta il sistema”, ha aggiunto. “Il sistema coloniale, la gerarchia” che è ancora alla base della società inglese. Basta guardare il palco reale per rendersene conto, è bianco proprio come il dresscode del torneo, risalente all’epoca vittoriana. 

Sebata si è descritta come una fan appassionata. Ama il tennis dai tempi di Pete Sampras, anche se lei non lo gioca. La sua amica Dianah Kazazi, un’assistente sociale arrivata in Inghilterra dall’Uganda e dai Paesi Bassi, ha la stessa passione per il tennis. Mentre parlavamo, si guardavano intorno – su e giù per un corridoio appena fuori dal maestoso campo centrale foderato di edera – e non riuscivano a trovare nessuno che sembrasse avere le radici africane che condividevano. Hanno detto di avere molti amici di colore che amano il tennis, ma non sentono di poter far parte di Wimbledon, situato in un lussuoso sobborgo che sembra esclusivo e così lontano dalla quotidianità.

“C’è un establishment e una storia dietro questo torneo che mantiene tutto legato proprio status quo”, ha detto Kazazi. “Come tifoso, devi uscire dagli schemi per superare questa situazione”. Ha proseguito: “È la storia che ci attrae come tifosi, ma quella storia dice qualcosa alle persone che non si sentono a proprio agio a venire”. Per molte persone di colore in Inghilterra, il tennis semplicemente non è visto come “qualcosa per noi”.

Ho capito. So esattamente da dove venivano questi tifosi. Ho sentito il loro sgomento, la loro amarezza e il dubbio riguardo alla possibilità di un cambiamento. Onestamente, mi ha fatto male.

Forse è utile sapere cosa significa Wimbledon per me.

Mi viene la pelle d’oca ogni volta che entro nei cancelli di Church Road, una strada verdeggiante a due corsie. Il 5 luglio 1975, quando Arthur Ashe sconfisse Jimmy Connors, diventando il primo uomo di colore a vincere il titolo di Wimbledon in singolare e l’unico uomo di colore a vincere un titolo in un torneo del Grande Slam, tranne Yannick Noah agli Open di Francia nel 1983, ero un bambino di 9 anni la cui passione sportiva erano i Seattle SuperSonics.

Vedere Ashe con il suo gioco aggraziato e la sua intelligenza acuta, i suoi capelli afro e la sua pelle che assomigliava alla mia, mi convinse a fare del tennis il mio sport.

Wimbledon non ha modificato la traiettoria della mia vita, ma ne ha cambiato la direzione.

Sono diventato un giocatore junior e di college di livello nazionale. Ho trascorso poco più di un anno nei circuiti minori del gioco professionistico, raggiungendo il numero 448 della classifica ATP. Ai miei tempi i giocatori non bianchi erano rari come ai tempi di Arthur.

Oggi, come abbiamo visto questo fine settimana, c’è una nuova generazione di talenti sull’erba. Serena e Venus Williams sono la loro stella polare. Eppure c’è ancora molto da fare. Non solo in campo, ma anche per avvicinare i tifosi al gioco e portarli sugli spalti di un monumento del tennis come Wimbledon. Un lavoro che richiederà sicuramente molto tempo.

Traduzione di Alice Nagni

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Quei tifosi inglesi irritati dai posti vuoti al Centre Court di Wimbledon

Durante i Championships avete notato qualche posto vuoto di troppo, specie nei pressi del Royal Box? Ecco le testimonianze dei tifosi che li avrebbero voluti

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Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)
Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)

Traduzione dell’articolo di Charlie Parker, The Times, 30 giugno 2022

Gli spettatori che non sono riusciti a prendere i biglietti per vedere Emma Raducanu, Andy Murray e Serena Williams si lamentano delle serie di posti vuoti nelle sezioni principali del Centre Court.

Sebbene quello per il Centrale di Wimbledon sia normalmente il biglietto più richiesto della città, entrare quest’anno dovrebbe essere più facile di quanto non sia stato negli ultimi decenni. Il numero complessivo di spettatori è diminuito in modo significativo e con le partite che si svolgono fino a tarda sera, ci dovrebbero essere maggiori possibilità di ottenere biglietti dell’ultimo minuto per il Centre Court e il Campo n.1.

 

Tuttavia, molti dei posti vuoti intorno al Royal Box per le partite dei due giorni di apertura sono riservati agli ospiti aziendali e ai membri dell’All England Club e della Lawn Tennis Association. Alcuni possessori di questi biglietti sembravano però preferire rimanere nelle suite riservate agli ospiti dopo le vittorie di Novak Djokovic nelle partite di apertura piuttosto che tornare a vedere le partite successive.

Sue Barker, la presentatrice di tennis della BBC, ha fatto notare che “ci sono molti posti vuoti” all’inizio della partita di Raducanu.

Nia Jones, una netballer internazionale gallese, ha twittato lunedì durante la partita di apertura di Murray sul Centre Court: “Confessate. Chi si è accaparrato il biglietto per Wimbledon e non ci è nemmeno andato? Totalmente esaurito online, ma ci sono più posti vuoti per la partita di Murray al Centre Court che per una partita di netball durante il Covid”.

I tentativi dell’All England Club di limitare il numero di posti vuoti rivendendo i biglietti di quegli spettatori che se ne vanno sono stati inizialmente ostacolati da difficoltà tecniche, ha detto uno steward. Alcune persone hanno anche dimenticato di scansionare i biglietti per la rivendita, poiché quest’anno molti sono sullo smartphone anziché essere in formato cartaceo.

Ieri, poco prima dell’inizio della partita di secondo turno di Murray, gli spettatori in fila per la rivendita dei biglietti hanno detto di essere “stufi” dopo aver aspettato in coda per più di due ore.

Max Smith, 24 anni, ha dichiarato: “Lascia l’amaro in bocca vedere tutti quei posti vuoti riservati alle aziende. Al diavolo questa gente: dovrebbero piuttosto andare in un ristorante elegante. Wimbledon ha bisogno di fare di più per far sembrare che il torneo non sia tanto elitario”.

Ha aggiunto che dopo aver fatto la fila “per due ore” sentiva che Wimbledon era più interessato alla “propria reputazione d’élite” che a riempire i posti.

Killy Cavendish, 63 anni, un appassionato di tennis che vive nella zona e va al torneo da anni, ha dichiarato: “Sono stufo. Non mi piace vedere posti vuoti quando le persone sono bloccate fuori in coda. La cosa principale che voglio vedere è la possibilità di acquistare alcuni biglietti per il Centre Court”.

Poiché l’All England Club cerca di vendere il maggior numero possibile di posti, i biglietti restituiti per i campi principali vengono ancora offerti la mattina prima dell’inizio delle partite. Ieri c’era un piccolo numero di posti disponibili sul Centre Court per veder giocare Djokovic, Raducanu e Murray.

Wimbledon incoraggia anche gli spettatori a venire dopo il lavoro vendendo abbonamenti più economici per coloro che arrivano alle 17:00. Questi abbonamenti danno ai titolari l’opportunità di acquistare quei biglietti per i campi principali che sono stati riconsegnati al momento della partenza dal proprietario originale.

La famosa coda di Wimbledon per l’acquisto di biglietti giornalieri per i campi secondari è notevolmente più breve rispetto agli anni precedenti. Lunedì c’erano 36.603 spettatori rispetto ai 42.517 del giorno di apertura nel 2019. È stato il numero più basso dal 2007 per il primo lunedì in un anno senza restrizioni Covid.

Traduzione di Massimo Volpati

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