Wimbledon: Murray di forza, Cilic passeggia

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Wimbledon: Murray di forza, Cilic passeggia

Il numero 1 del mondo chiude in tre contro Paire. Decimo quarto consecutivo ai Championships. Sfiderà Querrey. Bautista fa sei giochi contro il croato

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[1] A. Murray b. B. Paire 7-6(1) 6-4 6-4 (Giacomo Capra)

Il numero 1 del mondo Andy Murray gioca un match opaco ma riesce comunque a imporsi in tre set su Benoit Paire, attuale numero 46 del mondo ma ex top 20. Un solo precedente tra i due risalente al torneo di Montecarlo 2016 quando il francese era stato a un passo dalla vittoria prima di subire la rimonta dello scozzese. Il servizio non si dimostra un fattore nel primo set con diversi game molto lottati e ben tre break consecutivi di cui due a favore di Paire. Il transalpino però, dal 4-2 avanti, subisce il ritorno di Murray e sul 5-6 si trova a dover annullare due set point prima di riuscire ad impattare sul 6 pari. Nel tie-break Benoit gioca in maniera pessima andando al cambio campo addirittura sotto 6-0 e soccombendo poco dopo per 7 punti a 1. Sulla scia negativa della fine del primo set il francese perde subito la battuta in apertura di secondo. Murray a dispetto del vantaggio appare poco convincente a livello di gioco e infatti il parziale procede a strappi. Paire alterna ottime giocate a errori grossolani e, dopo aver rimontato il break nel sesto game, cede di nuovo malamente a zero la battuta sul 4 pari. Il numero 1 al mondo riuscirà a chiudere il set con il servizio a disposizione, ma solo dopo aver dovuto annullare ben quattro palle del controbreak. Il terzo parziale è quello dall’andamento più regolare. Arriva sul 4 pari il primo e unico break: Benoit si fa rimontare dal 40-15 e commette un grave doppio fallo sul 40 pari, Murray brekka alla prima opportunità e va a servire per il match. Questa volta non avrà problemi a chiudere partita e incontro tenendo il servizio a 15. L’inconsistenza nei momenti decisivi del talentuoso giocatore francese ha fatto sì che una partita potenzialmente combattuta si trasformasse invece in una vittoria abbastanza agevole per Andy Murray. Lo scozzese raggiunge dunque i quarti di finale dove troverà il bombardiere americano Sam Querrey, giustiziere lo scorso anno di Djokovic qui ai Championships. 7-1 i precedenti a favore del campione in carica di Wimbledon con l’unica vittoria dello statunitense risalente al torneo di Los Angeles del 2010. Ultimo incrocio invece al terzo turno degli ultimi Australian Open (3 set a 0 per Murray).

[7] M. Cilic b. [18] R. Bautista Agut 6-2 6-2 6-2 (Giovanni Vianello)

 

Marin Cilic stacca il pass per i quarti a Wimbledon sconfiggendo nettamente in tre set lo spagnolo Roberto Bautista Agut. I precedenti recitavano 2-1 in favore di Cilic, anche se Bautista Agut aveva vinto l’unico confronto negli Slam, a Melbourne nel 2016. Cilic cercava il quarto accesso ai quarti consecutivo e nel complesso della sua carriera a Church Road, nel tentativo di staccare Mario Ancic e diventare secondo giocatore croato in solitaria per numero di quarti a Wimbledon, dietro a Goran Ivanisevic (che è a quota 7). Bautista Agut cerca invece il primo quarto Slam in carriera; lo spagnolo è giunto ormai al nono ottavo major. Nel primo set si assiste in avvio a quattro game di studio, poi Cilic ingrana la quinta e incamera quattro game consecutivi, aggiudicandosi il parziale 6-2. Dopo un avvio in cui Bautista Agut aveva dimostrato solidità da fondo, lo spagnolo sembra impotente al gioco molto più adatto al rapido del croato, che con scambi veloci e qualche discesa a rete spadroneggia sul court. Il secondo set ha stesso risultato, 6-2 per il croato. Marin si porta avanti 4-1 e servizio, poi subisce un break ma recupera immediatamente il doppio break di vantaggio. Come nel primo, Bautista cerca di prolungare gli scambi, ma è preda della maggior potenza del servizio e del dritto dell’avversario. Nel terzo set Cilic va avanti 5-1 e chiude 6-2. Ancora una volta Marin è devastante con servizio e dritto, ma anche molto solido col rovescio e Bautista non trova contromisure alla potenza del croato. Prestazione ai limiti della perfezione per Cilic oggi, con concentrazione costante per tutto l’arco del match e continuità a livello di colpi. Al prossimo turno per il croato o Nadal o Gilles Muller. Con Nadal è indietro 1-4 nei confronti diretti, con il lussemburghese è avanti 2-0.

[24] S. Querrey b. K. Anderson 5-7 7-6(5) 6-3 6-7(11) 6-3 (Michele Trabace)

Ancora Sam Querrey. Non si ferma lo statunitense. Dopo i quarti di finale raggiunti l’anno scorso, il numero 24 del seeding sconfigge in cinque set un combattivo Kevin Anderson, numero 42 ATP, conquistando per il secondo anno consecutivo i quarti di finale a Wimbledon. Anderson è sembrato più in palla per quasi tre set, ma nei momenti cruciali non è stato preciso, poi è stato il turno di Querrey, che ha rischiato di vanificare tutto perdendo il tie-break del quarto, salvo poi sfruttare il calo del suo avversario aggiudicandosi il match. Prima di questo confronto, i due si erano incrociati altre dodici volte con un bilancio ora di 8 vittorie per Querrey (tra cui l’unico precedente prima di oggi giocato su erba al Queen’s nel 2009) e 5 vittorie per Anderson.

I due tennisti nel primo set non concedono praticamente nulla, il loro servizio la fa da padrone e ci si attende che l’epilogo sia il naturale tie-break: invece Querrey incappa nel dodicesimo game in un turno di battuta negativo, Anderson ne approfitta portandosi sul 15-40 con le prime due palle break del match che coincidono con due set point: il primo viene vanificato dal sudafricano che manda lungo un rovescio, ma il secondo si rivela quello buono grazie ad un errore del numero 24 del mondo che manda fuori un rovescio lungolinea, consegnando il primo parziale per 7-5 all’avversario. Per Anderson 92% di punti realizzati con la prima palla (22 su 23 punti). Il secondo parziale vede ancora un Anderson dominante al servizio, i suoi turni scorrono via velocemente, mentre quelli di Querrey sono un po’ zoppicanti: una palla break concessa e annullata con un ace nel quarto gioco, un’altra palla break cancellata con un altro ace nell’ottavo game, ma soprattutto sono i due set point nel decimo gioco ad essere quelli più complicati, con altri due puntuali ace a salvare l’americano che riesce a issarsi faticosamente al tie-break. Per l’andamento dell’intera seconda partita meriterebbe sicuramente Anderson di portarla a casa, però in questo frangente commette degli errori che gli tolgono qualche certezza, Sam va avanti 4 a 1, subendo subito la rimonta fino al 4 pari. Il vincitore dell’ultima edizione del torneo di Acapulco allunga ancora procurandosi due set point, con Anderson che annulla il primo, ma è il secondo a essergli fatale con il suo rovescio affossato in rete. Secondo set Querrey 7-6. Se la fine di questo parziale è una beffa per il nativo di Johannesburg, lo è ancora di più la prima palla break che concede in battuta nel sesto gioco: in svantaggio 3-2 e sotto 15-40, serve una prima robusta, la risposta un po’ steccata rimane in campo, Anderson si avventa scaricando il suo colpo, Querrey si difende come può ma è il nastro, decisamente a stelle e strisce, a decidere di far girare questo match facendo spegnere la pallina appena al di là della rete, spiazzando uno sconsolato Kevin. Querrey sfrutta l’occasione, difende il break conquistato, va a servire per il parziale nel nono game e, risalendo da 0-30, lo conquista con il punteggio di 6-3.

La quarta partita è un monologo del servizio, non c’è alcuna palla break ed è quindi il secondo tie-break di giornata a deciderne l’esito: Anderson lo indirizza portandosi sul 5 a 1, ma da questo momento la contesa diventa palpitante con Querrey che ribalta tutto, arrivando ad avere ben quattro match point, l’ultimo mal gestito col servizio a disposizione. Kevin non capitola nemmeno dopo un velenoso doppio fallo sul 10 pari e al suo terzo set point conquista questo incerto tie-break per 13 punti a 11, rimandando il discorso qualificazione al quinto set. Ancora una volta, quando l’inerzia sembra tornare dalla parte sudafricana, Sam strappa a zero nel sesto gioco il servizio al suo avversario, effettuando l’allungo decisivo che lo porta prima ad avere un quinto match point su servizio Anderson ancora non trasformato, poi a servire per il match nel nono game: questa volta a zero il ragazzo di San Francisco non sbaglia, un servizio vincente al sesto match point e un urlo liberatorio certifica il passaggio del turno per Sam Querrey. Al prossimo turno ci sarà sul suo cammino il detentore del titolo e numero 1 al mondo Andy Murray, con lo scozzese in svantaggio negli scontri diretti per 7 a 1. Attenzione però: anche lo scorso anno Querrey affrontò il detentore del titolo e numero 1 al mondo contro cui era in svantaggio negli scontri diretti…

Risultati:

[7] M. Cilic b. [18] R. Bautista Agut 6-2 6-2 6-2
[1] A. Murray b. B. Paire 7-6(1) 6-4 6-4
[24] S. Querrey b. K. Anderson 5-7 7-6(5) 6-3 6-7(11) 6-3
[16] G. Muller b. [4] R. Nadal 6-3 6-4 3-6 4-6 15-13
[11] T. Berdych b. [8] D. Thiem 6-3 6-7(1) 6-3 3-6 6-3
[6] M. Raonic vs [10] A. Zverev 4-6 7-5 4-6 7-5 6-1
[3] R. Federer b. [13] G. Dimitrov 6-4 6-2 6-4
[2] N. Djokovic vs A. Mannarino rinviata

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Kyrgios dopo Wimbledon: “Se avessi vinto avrei perso motivazioni. Provo più rispetto per Djokovic, Nadal e Federer”

“Solo dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato”. Nick Kyrgios torna a parlare dopo la sconfitta con Djokovic: “Devi essere un animale a livello mentale per vincere Slam”

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Nick Kyrgios – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Dopo la finale persa a Wimbledon contro Novak Djokovic, Nick Kyrgios si prepara al ritorno in campo. L’australiano esordirà all’ATP 250 di Atlanta questa notte intorno alle 2.30 italiane. Affronterà Peter Gojowczyk, in un torneo di cui è la settima testa di serie e nel quale ha già trionfato nel 2016.

Il tabellone completo dell’ATP di Atlanta

Kyrgios è intervenuto in una diretta sull’account Instagram del Citi Open, l’ATP 500 di Washington che partirà la prossima settimana e che l’anno scorso vide trionfare Jannik Sinner. Sono stati diversi i temi affrontati dall’attuale numero 47 del mondo Kyrgios (che con i 1200 punti di Wimbledon ora sarebbe a ridosso della top15), dal tempo necessario per capire la portata dell’impresa da lui compiuta al crescente rispetto verso i tre alieni di questo sport: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer.

 

“È stato molto strano: soltanto dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato. Ho perso una finale di Wimbledon. Da una parte è ovviamente triste, ma è comunque stato un cammino fantastico“. Immancabile un accenno ai giorni senza tennis, trascorsi alle Bahamas: “Ero in un piccolo alloggio alle Bahamas e ho passato davvero un’ottima settimana. Mi sono allenato, ma sono comunque stati giorni piuttosto frenetici dopo la finale”.

Sicuramente Kyrgios si porterà via da Wimbledon tante belle sensazioni, ma anche la consapevolezza di quanto difficile sia arrivare così lontano in tornei tanto importanti. Da questa esperienza, inoltre, l’australiano ha dichiarato di avere più rispetto verso i big3, proprio perché ha capito quanto sforzo sia necessario per ottenere certi risultati.

“Devi semplicemente essere un animale a livello mentale per vincere uno Slam. Provo certamente più rispetto ora verso Djokovic, Nadal e Federer. Giocare contro uno di loro in finale è stato bello, anche se sembrava che Novak non avesse giocato a tennis nelle due settimane precedenti: non l’ho mai visto in difficoltà.

In ogni caso, mi porto dietro molta fiducia. Ad inizio anno mi ha aiutato molto la finale di doppio con Thanasi a livello mentale (insieme a Kokkinakis Kyrgios ha vinto il titolo di doppio all’Australian Open, ndr), anche se di trattava di una finale di doppio. Da quando gioco a tennis, più o meno dall’età di sette anni, mi hanno detto che vincere un Major è tutto in questo sport. Probabilmente se avessi vinto avrei perso motivazione. Ogni tennista sogna di vincere Wimbledon, anche se io, guardando indietro nella mia carriera, non avrei mai pensato che sarei riuscito a giocare una finale Slam. Pensavo che ormai il treno fosse passato. Se avessi vinto il titolo, non avrei davvero saputo che cos’altro avrei dovuto dimostrare come tennista. È stato eccitante, sono andato così vicino al trofeo“.

La classifica ATP aggiornata è disponibile al seguente link, che porta alla sezione “Sotto Rete” del sito web di Intesa Sanpaolo, main sponsor della manifestazione e partner di Ubitennis.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata!

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Wimbledon ha bisogno di più momenti “Arthur Ashe”, dentro e fuori dal campo

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono una boccata d’aria fresca nelle finali dei singolari maschile e femminile

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Arthur Ashe col trofeo di Wimbledon il 5 Luglio 1975, dopo la vittoria su Jimmy Connors

Traduzione dell’articolo di Kurt Streeter, NY Times, 11 luglio 2022

WIMBLEDON, Inghilterra – Per la prima volta in quasi mezzo secolo, un fine settimana a Wimbledon è sembrato diverso.

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono stati una boccata d’aria fresca nelle finali del singolare maschile e femminile. Jabeur, tunisina, è diventata la prima giocatrice nordafricana a raggiungere una finale in singolare. Kyrgios, australiano di origini malesi e con una spavalderia ben documentata, che lo contraddistingue e lo fa apparire come qualcosa di completamente diverso dai suoi colleghi, giocava la sua prima finale di un Grande Slam. Jabeur e Kyrgios hanno perso il match, ma non è questo il punto.

 

Era dal 1975, quando Arthur Ashe ed Evonne Goolagong arrivarono in finale, che i due incontri non erano così diversi. Il tennis si evolve in modo discontinuo, e non è mai stato così vero come a Wimbledon.

Osservando il pubblico del campo centrale nelle ultime due settimane, si è capito quanto sia difficile cambiare, soprattutto quando si tratta di tornei.

Sugli spalti, un’omogeneità fin troppo familiare. A parte qualche tocco di colore qua e là, un mare di bianco. Per me, un uomo di colore che ha giocato a questo sport nei circuiti minori e che auspica il rinnovamento del sistema tradizionale, vedere la mancanza di colori è sempre un pugno allo stomaco, soprattutto a Wimbledon, in una città come Londra.

Dopo la finale femminile di sabato, mi sono fermato accanto a un pilastro vicino a una delle uscite del campo centrale. Sono passate centinaia di persone. Poi alcune migliaia. Ho contato circa una dozzina di persone di colore. Questo grande evento si svolge in una delle metropoli più multietniche del mondo, aperta a persone provenienti da ogni parte del mondo. Non si direbbe guardando gli spettatori. C’erano alcuni volti asiatici, oppure alcuni musulmani in hijab. La comunità sikh è molto numerosa a Londra. Ho visto solo uno dei tradizionali turbanti sikh tra gli spalti.

Quando ho preso in disparte alcuni tifosi di colore e ho chiesto loro se si sentissero consapevoli della loro rarità tra il pubblico presente, la risposta è sempre stata rapida come una volée di dritto di Jabeur o un servizio di Kyrgios. “Come potrei non sentirmi una rarità?“, ha detto James Smith, residente a Londra. “Ho visto un ragazzo in un settore appena sopra di me. Ci siamo sorrisi a vicenda. Non lo conosco, ma c’era un legame. Sapevamo di essere pochi e lontani”.

I tifosi lo vedono.

E anche i giocatori.

“Me ne accorgo sicuramente”, ha detto Coco Gauff, la teen star americana, quando abbiamo parlato la scorsa settimana. Ha detto di essere così concentrata quando gioca quasi da non si accorgersi della folla. Ma dopo, quando guarda le sue foto a Wimbledon, le immagini la spaventano. “Non ci sono molte persone di colore tra la folla”.

Gauff ha confrontato Wimbledon con gli U.S. Open, che hanno un’atmosfera più “terrena”, sembra un po’ il più grande torneo di parchi pubblici del mondo e la folla è molto più variegata.

“È decisamente strano qui, perché Londra dovrebbe essere un grande melting pot”, ha aggiunto Gauff, riflettendo per un po’ e chiedendosi perché.

Andare a Wimbledon, proprio come andare ai grandi eventi sportivi in tutto il Nord America e oltre, richiede un impegno notevole. Il collaudato e tradizionale Wimbledon porta questo presupposto al limite. Non è possibile acquistare i biglietti online. Per molti posti c’è un sistema di lotteria. Alcuni fan si mettono in fila in un parco vicino e si accampano per tutta la notte pur di partecipare. Il prezzo non è esattamente a buon mercato.

Dicono che è aperto a tutti, ma il sistema di prenotazione di biglietti è progettato con così tanti ostacoli che è quasi come se fosse destinato a escludere le persone di un certo tipo“, ha detto Densel Frith, un imprenditore edile di colore che vive a Londra.

Mi ha detto di aver pagato circa 100 sterline per il suo biglietto, circa 120 dollari. Sono un sacco di soldi per un ragazzo che si è descritto come un colletto blu. “Non tornerò domani“, ha aggiunto. “Chi può permettersi una cosa del genere? Le persone della nostra comunità non possono permetterselo. Non è possibile. Non se ne parla. Proprio non se ne parla”.

C’è qualcosa di più dell’accesso e del costo, qualcosa di più profondo. Il prestigio e la tradizione di Wimbledon sono allo stesso tempo i suoi punti di forza e il suo tallone d’Achille. Il luogo è meraviglioso – il tennis in un giardino all’inglese non è un’iperbole – ma anche soffocante, tedioso e statico.

“Pensate a cosa rappresenta Wimbledon per molti di noi”, ha detto Lorraine Sebata, 38 anni, cresciuta in Zimbabwe e ora residente a Londra.

“Per noi rappresenta il sistema”, ha aggiunto. “Il sistema coloniale, la gerarchia” che è ancora alla base della società inglese. Basta guardare il palco reale per rendersene conto, è bianco proprio come il dresscode del torneo, risalente all’epoca vittoriana. 

Sebata si è descritta come una fan appassionata. Ama il tennis dai tempi di Pete Sampras, anche se lei non lo gioca. La sua amica Dianah Kazazi, un’assistente sociale arrivata in Inghilterra dall’Uganda e dai Paesi Bassi, ha la stessa passione per il tennis. Mentre parlavamo, si guardavano intorno – su e giù per un corridoio appena fuori dal maestoso campo centrale foderato di edera – e non riuscivano a trovare nessuno che sembrasse avere le radici africane che condividevano. Hanno detto di avere molti amici di colore che amano il tennis, ma non sentono di poter far parte di Wimbledon, situato in un lussuoso sobborgo che sembra esclusivo e così lontano dalla quotidianità.

“C’è un establishment e una storia dietro questo torneo che mantiene tutto legato proprio status quo”, ha detto Kazazi. “Come tifoso, devi uscire dagli schemi per superare questa situazione”. Ha proseguito: “È la storia che ci attrae come tifosi, ma quella storia dice qualcosa alle persone che non si sentono a proprio agio a venire”. Per molte persone di colore in Inghilterra, il tennis semplicemente non è visto come “qualcosa per noi”.

Ho capito. So esattamente da dove venivano questi tifosi. Ho sentito il loro sgomento, la loro amarezza e il dubbio riguardo alla possibilità di un cambiamento. Onestamente, mi ha fatto male.

Forse è utile sapere cosa significa Wimbledon per me.

Mi viene la pelle d’oca ogni volta che entro nei cancelli di Church Road, una strada verdeggiante a due corsie. Il 5 luglio 1975, quando Arthur Ashe sconfisse Jimmy Connors, diventando il primo uomo di colore a vincere il titolo di Wimbledon in singolare e l’unico uomo di colore a vincere un titolo in un torneo del Grande Slam, tranne Yannick Noah agli Open di Francia nel 1983, ero un bambino di 9 anni la cui passione sportiva erano i Seattle SuperSonics.

Vedere Ashe con il suo gioco aggraziato e la sua intelligenza acuta, i suoi capelli afro e la sua pelle che assomigliava alla mia, mi convinse a fare del tennis il mio sport.

Wimbledon non ha modificato la traiettoria della mia vita, ma ne ha cambiato la direzione.

Sono diventato un giocatore junior e di college di livello nazionale. Ho trascorso poco più di un anno nei circuiti minori del gioco professionistico, raggiungendo il numero 448 della classifica ATP. Ai miei tempi i giocatori non bianchi erano rari come ai tempi di Arthur.

Oggi, come abbiamo visto questo fine settimana, c’è una nuova generazione di talenti sull’erba. Serena e Venus Williams sono la loro stella polare. Eppure c’è ancora molto da fare. Non solo in campo, ma anche per avvicinare i tifosi al gioco e portarli sugli spalti di un monumento del tennis come Wimbledon. Un lavoro che richiederà sicuramente molto tempo.

Traduzione di Alice Nagni

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Flash

Quei tifosi inglesi irritati dai posti vuoti al Centre Court di Wimbledon

Durante i Championships avete notato qualche posto vuoto di troppo, specie nei pressi del Royal Box? Ecco le testimonianze dei tifosi che li avrebbero voluti

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Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)
Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)

Traduzione dell’articolo di Charlie Parker, The Times, 30 giugno 2022

Gli spettatori che non sono riusciti a prendere i biglietti per vedere Emma Raducanu, Andy Murray e Serena Williams si lamentano delle serie di posti vuoti nelle sezioni principali del Centre Court.

Sebbene quello per il Centrale di Wimbledon sia normalmente il biglietto più richiesto della città, entrare quest’anno dovrebbe essere più facile di quanto non sia stato negli ultimi decenni. Il numero complessivo di spettatori è diminuito in modo significativo e con le partite che si svolgono fino a tarda sera, ci dovrebbero essere maggiori possibilità di ottenere biglietti dell’ultimo minuto per il Centre Court e il Campo n.1.

 

Tuttavia, molti dei posti vuoti intorno al Royal Box per le partite dei due giorni di apertura sono riservati agli ospiti aziendali e ai membri dell’All England Club e della Lawn Tennis Association. Alcuni possessori di questi biglietti sembravano però preferire rimanere nelle suite riservate agli ospiti dopo le vittorie di Novak Djokovic nelle partite di apertura piuttosto che tornare a vedere le partite successive.

Sue Barker, la presentatrice di tennis della BBC, ha fatto notare che “ci sono molti posti vuoti” all’inizio della partita di Raducanu.

Nia Jones, una netballer internazionale gallese, ha twittato lunedì durante la partita di apertura di Murray sul Centre Court: “Confessate. Chi si è accaparrato il biglietto per Wimbledon e non ci è nemmeno andato? Totalmente esaurito online, ma ci sono più posti vuoti per la partita di Murray al Centre Court che per una partita di netball durante il Covid”.

I tentativi dell’All England Club di limitare il numero di posti vuoti rivendendo i biglietti di quegli spettatori che se ne vanno sono stati inizialmente ostacolati da difficoltà tecniche, ha detto uno steward. Alcune persone hanno anche dimenticato di scansionare i biglietti per la rivendita, poiché quest’anno molti sono sullo smartphone anziché essere in formato cartaceo.

Ieri, poco prima dell’inizio della partita di secondo turno di Murray, gli spettatori in fila per la rivendita dei biglietti hanno detto di essere “stufi” dopo aver aspettato in coda per più di due ore.

Max Smith, 24 anni, ha dichiarato: “Lascia l’amaro in bocca vedere tutti quei posti vuoti riservati alle aziende. Al diavolo questa gente: dovrebbero piuttosto andare in un ristorante elegante. Wimbledon ha bisogno di fare di più per far sembrare che il torneo non sia tanto elitario”.

Ha aggiunto che dopo aver fatto la fila “per due ore” sentiva che Wimbledon era più interessato alla “propria reputazione d’élite” che a riempire i posti.

Killy Cavendish, 63 anni, un appassionato di tennis che vive nella zona e va al torneo da anni, ha dichiarato: “Sono stufo. Non mi piace vedere posti vuoti quando le persone sono bloccate fuori in coda. La cosa principale che voglio vedere è la possibilità di acquistare alcuni biglietti per il Centre Court”.

Poiché l’All England Club cerca di vendere il maggior numero possibile di posti, i biglietti restituiti per i campi principali vengono ancora offerti la mattina prima dell’inizio delle partite. Ieri c’era un piccolo numero di posti disponibili sul Centre Court per veder giocare Djokovic, Raducanu e Murray.

Wimbledon incoraggia anche gli spettatori a venire dopo il lavoro vendendo abbonamenti più economici per coloro che arrivano alle 17:00. Questi abbonamenti danno ai titolari l’opportunità di acquistare quei biglietti per i campi principali che sono stati riconsegnati al momento della partenza dal proprietario originale.

La famosa coda di Wimbledon per l’acquisto di biglietti giornalieri per i campi secondari è notevolmente più breve rispetto agli anni precedenti. Lunedì c’erano 36.603 spettatori rispetto ai 42.517 del giorno di apertura nel 2019. È stato il numero più basso dal 2007 per il primo lunedì in un anno senza restrizioni Covid.

Traduzione di Massimo Volpati

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