Wimbledon: Halep punta il n.1. Venus non finisce mai, Konta sogna

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Wimbledon: Halep punta il n.1. Venus non finisce mai, Konta sogna

Mamma Azarenka fermata da Simona. 13esimo quarto a Church Road per Williams. Konta prima britannica ai quarti dal 1984 (Jo Durie). Vandeweghe supera Wozniacki

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[2] S. Halep b. V. Azarenka 7-6(3) 6-2 (Paolo Di Lorito)

Simona Halep raggiunge per la terza volta in carriera i quarti di finale di Wimbledon, battendo Azarenka che per un set ha mostrato il miglior tennis dal suo rientro. La bielorussa guidava gli scontri diretti 2-1 ma il più recente, US Open 2015, lo aveva vinto Simona in 3 set e oggi non è stato neanche necessario arrivare a tanto.

L’ex-numero 1 del mondo e l’aspirante tale si sfidano sul campo numero 2 e non vogliono essere da meno rispetto a chi le ha precedute (Muguruza-Kerber), dunque sin da subito battagliano con scambi tirati e rumorosi. Dopo un reciproco scambio di break iniziale, Azarenka grazie alla sua potenza e alla sua estrema profondità sembra in grado piazzare l’allungo decisivo, ma andando a servire sopra 4-2 incappa in due gratuiti che ristabiliscono la parità. Le abilità difensive della romena oggi non sembrano voler palesarsi, ed è così che per evitare di soccombere ai dritti della bielorussa, decide di prendere le redini dello scambio, e una volta giunti al tie-break, con due risposte efficaci passa avanti 4-1. Senza soffrire ulteriormente chiuderà 7 punti a 3, in 54 minuti. Il secondo set si apre come peggio non si poteva per Victoria che subisce un break e continua a spingere per tenere l’avversaria lontano, ma i suoi colpi smettono di cadere in campo, e ci pensa poi lei a colpirlo scagliando la racchetta a terra. Immediato il warning per aver maltrattato l’erba di Wimbledon, così come immediato è stato il secondo break. Simona, che negli ultimi mesi ci ha abituato ad avere difficoltà nel chiudere incontri che aveva già in cassaforte, si è ripetuta anche questa volta e nonostante il cospicuo vantaggio ha sofferto il gioco della sua avversaria che ormai, non avendo nulla da perdere, tirava a tutto braccio. La n. 683 del mondo tuttavia è apparsa troppo frustrata, mostrando problemi nello spostamento laterale ha subito il terzo break, e dopo un’ora e 30 minuti è costretta a lasciare Church Road con un netto 6-2. Al prossimo turno Halep affronterà la beniamina di casa Konta (n. 7) e nel caso dovesse raggiungere le semifinali diventerebbe la numero 1 del mondo. I precedenti sono 2-2 con l’ultima sfida giocata in Fed Cup che si è lasciata dietro tanti strascichi.

 

[10] V. Williams b. [27] A. Konjuh 6-3 6-2 (Tommaso Voto)

Passano gli anni, cambiano le avversarie, ma Wimbledon continua ad essere il giardino dorato di Venus Williams, che strapazza in poco più di un’ora di gioco la croata Konjuh, di 17 anni più giovane. Novantanovesima partita di Venere All England Club, con un record di 85 vittorie e 14 sconfitte, un dato che dimostra in modo eloquente la sua longeva e straordinaria carriera. A 37 anni e 29 giorni, Venus diventa così la tennista più anziana a raggiungere i quarti di finale dai tempi di Martina Navratilova, che nel 1994 aveva 37 anni e 258 giorni. Un match perfetto, ordinato e privo di pause quello messo in scena dalla Venere Nera, che ha controllato dal primo all’ultimo quindici, senza mai perdere la misura dei colpi e la fiducia. Konjuh si è dimostrata troppo tenera per la cinque volte campionessa di Wimbledon, che ora attende la lettone Ostapenko, che dopo il titolo al Roland Garros continua a stupire.

Lo scontro è subito divertente, si scambia poco anche perché entrambe spingono al massimo il servizio e i fondamentali da fondo. Venere verticalizza meglio, mentre Ana muove meglio la palla alternando lungolinea e angoli stretti. L’ex n.1 del mondo è sempre molto aggressiva in risposta, entra nel campo, ma spesso è sorpresa dalla traiettoria al corpo della croata. La fase di studio è breve, Konjuh è già costretta agli straordinari, infatti neutralizza la prima palla break dell’incontro e impatta sul 2-2. L’equilibrio si spezza, la californiana si prende il break nell’ottavo gioco e chiude il primo parziale con il punteggio di 6-3. Venus è praticamente un cecchino al servizio (94% di punti vinti con la prima in campo), questo agevola il suo gioco e soprattutto risparmia energia preziose, che alla sua età e, considerando la Sindrome Sjogren di cui è affetta, sono fondamentali. La 19enne croata prova a fare qualcosa di diverso, ma per fare punto è costretta a fare miracoli (salva una palla break sull’1-1 30-40 con una straordinaria volée). L’erba è la superficie preferita di Konjuh, infatti l’unico titolo in bacheca, a livello WTA, è quello di Nottingham del 2015. I guai di Ana continuano, perché con delle risposte violente di diritto Venus conquista un altro break e fa corsa di testa anche nel secondo parziale. Finalmente c’è una reazione nervosa della tennista europea, che si procura la prima palla break dell’incontro, però Venus è implacabile. Ana torna ad eseguire un drop shot, che vede l’americana arrivarci in modo goffo, tuttavia con uno schiaffo al volo di rovescio è nuovamente parità. Venere è disattenta, meno efficace e lo scambio si fa più incerto, ma è comunque 3-1 a stelle e strisce. La tensione e la delusione paralizzano i movimenti della Konjuh, che crolla sotto 4-1 e alza letteralmente bandiera bianca. C’è il tempo per la croata di salvare tre match point consecutivi, ma è ormai troppo tardi, anche perché la statunitense si prende i quarti di finale con un altro turno di servizio infallibile.

[24] C. Vandeweghe b. [5] C. Wozniacki 7-6(4) 6-4 (Antonio Ortu)

Sul campo 2, dopo l’uscita di Radwanska, grazie a una prova più che convincente Coco Vandeweghe elimina la numero 5 del seeding, Caroline Wozniacki in due set e si aggiunge alla lunga lista di palpabili campionesse dei Champioships 2017. Arrivando ai quarti, Vandeweghe eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon: nel 2015 perse da Sharapova. Inoltre la statunitense, testa di serie n. 24, raggiunge l’altra giocatrice USA ai quarti, Venus Williams. Per Caro invece si tratta della sesta uscita al quarto turno a Wimbledon su sei. Oggi il suo gioco ha funzionato solo a tratti contro un’ottima Vandeweghe. Coco si presentava al Manic Monday senza aver perso un set, statistica che non le ha portato bene l’anno scorso, quando, dopo un cammino identico, perse contro la russa Pavlyuchenkova. Il suo gioco offensivo, assieme a un bel rovescio in back e un gioco di rete solido, si adatta bene all’erba e anche il servizio le dà una grossa mano. È infatti approdata ai sedicesimi con l’88% di punti vinti sulla prima.

Vandeweghe parte fortissimo, andando avanti 3-1 dopo il break nel primo gioco. Merito della spinta col suo efficace rovescio, su cui Caroline insiste un po’ troppo in apertura. Non appena però riesce a muovere il gioco, anche sul dritto della statunitense, l’ex numero 1 del mondo torna in partita. Ora Wozniacki sembra aver preso le misure col gioco verticale e aggressivo di Coco, che tuttavia continua ad attaccare bene, procurandosi sul 5-5 una palla break per andare al servizio per il set. Ma stavolta il rovescio la tradisce: il primo set si decide al tie-break. Il servizio di Vandeweghe, accompagnato da preziose e rare (nel circuito WTA) soluzioni a rete, sono la chiave del tie-break. Non è un caso se la giocatrice di New York ha avuto la meglio in sette tie-break su otto nel suo 2017. Con il punteggio di 7-4 in quello odierno, si porta a casa anche l’ottavo. Un set a zero per Vandeweghe in poco meno di un’ora. Alla battuta Coco soffre pochissimo anche nei primi turni del secondo set. Wozniacki riesce a imporre il suo gioco solo in poche occasioni e le prime (e talvolta anche le seconde) potenti della sua avversaria, le lasciano poco scampo. La danese esce tuttavia con grande classe da una situazione scomoda sul 3-4: annulla di forza tre break point, simili a match point. La statunitense non si scompone e si procura altre chance di break nel decimo gioco. Dopo 1 ora e 37 Coco chiude l’incontro al primo match point, raggiungendo i quarti. L’allieva di Pat Cash, campione a SW19 nel 1987, cercherà di raggiungere la seconda semi in uno Slam dopo quella giocata in Australia quest’anno. A sfidarla ci sarà Rybarikova. Le avversarie sono avvisate, per il titolo a Church Road bisognerà fare i conti anche con Coco Vandeweghe.

[6] J. Konta b. [21] C. Garcia 7-6(3) 4-6 6-4 (Jacopo Bartalucci)

Voleva e doveva vincere e alla fine ci è riuscita. Ma è stata tutto fuorché una passeggiata di salute per Johanna Konta. Anzi, è stata una durissima battaglia di quasi tre ore di gioco: contro un’avversaria molto forte e che di partite, con questo tipo di atteggiamento, in futuro ne vincerà moltissime. La ventiseienne nata a Sydney ma britannica dal 2012 pensava di meritare la spinta del Centrale; le hanno preferito Venus Williams e lei non ha fatto una piega andando a deliziare gli spettatori di un campo numero 1 esaurito in ogni ordine di posto. Se lo spettacolo è stato di primissima qualità però, va sottolineato, grande merito va anche ad un’avversaria, Caroline Garcia, che ha saputo adattarsi all’erba e lo ha fatto brillantemente, con un gioco da fondo sempre propositivo alternato con intelligenza ad uno di volo bello ed efficace. Dopo i quarti di finale raggiunti nel Major di casa insomma, la ventitrenne di Lione sembra essersi definitivamente messa alle spalle le polemiche di Fed Cup, si è regalata l’ennesima convincente prestazione ed è andata a sfiorare un grande risultato anche sui campi intrisi di storia dell’All England Club. Oggi però, era la giornata di Johanna Konta. Era la giornata di una ragazza molto british nei comportamenti in campo e fuori dal campo e che gli inglesi, da qualche tempo a questa parte, sembrano aver imparato ad amare ogni giorno di più. Ha avuto un calo al servizio nel secondo parziale, è vero; per il resto ha condotto meravigliosamente nonostante Garcia non mollasse la presa di un solo centimetro per oltre due ore: è la prova di una raggiunta maturità mentale, soprattutto. Il prossimo scoglio adesso, si chiama Simona Halep: forse futura numero uno al mondo ma che domani – stavolta sì sul Centrale di Wimbledon – avrà di fronte una vera e propria montagna da scalare di nome Johanna Konta. Mica bruscolini.

Risultati:

[7] S. Kuznetsova b. [9] A. Radwanska 6-2 6-2
[13] J. Ostapenko b. [4] E. Svitolina 6-3 7-6(6)
M. Rybarikova b. [Q] P. Martic 6-4 2-6 6-3
[14] G. Muguruza b. [1] A. Kerber 4-6 6-4 6-4
[10] V. Williams b. [27] A. Konjuh 6-3 6-2
[24] C. Vandeweghe b. [5] C. Wozniacki 7-6(4) 6-4
[6] J. Konta b. [21] C. Garcia 7-6(3) 4-6 6-4
[2] S. Halep b. V. Azarenka 7-6(3) 6-2

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Kyrgios dopo Wimbledon: “Se avessi vinto avrei perso motivazioni. Provo più rispetto per Djokovic, Nadal e Federer”

“Solo dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato”. Nick Kyrgios torna a parlare dopo la sconfitta con Djokovic: “Devi essere un animale a livello mentale per vincere Slam”

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Nick Kyrgios – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Dopo la finale persa a Wimbledon contro Novak Djokovic, Nick Kyrgios si prepara al ritorno in campo. L’australiano esordirà all’ATP 250 di Atlanta questa notte intorno alle 2.30 italiane. Affronterà Peter Gojowczyk, in un torneo di cui è la settima testa di serie e nel quale ha già trionfato nel 2016.

Il tabellone completo dell’ATP di Atlanta

Kyrgios è intervenuto in una diretta sull’account Instagram del Citi Open, l’ATP 500 di Washington che partirà la prossima settimana e che l’anno scorso vide trionfare Jannik Sinner. Sono stati diversi i temi affrontati dall’attuale numero 47 del mondo Kyrgios (che con i 1200 punti di Wimbledon ora sarebbe a ridosso della top15), dal tempo necessario per capire la portata dell’impresa da lui compiuta al crescente rispetto verso i tre alieni di questo sport: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer.

 

“È stato molto strano: soltanto dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato. Ho perso una finale di Wimbledon. Da una parte è ovviamente triste, ma è comunque stato un cammino fantastico“. Immancabile un accenno ai giorni senza tennis, trascorsi alle Bahamas: “Ero in un piccolo alloggio alle Bahamas e ho passato davvero un’ottima settimana. Mi sono allenato, ma sono comunque stati giorni piuttosto frenetici dopo la finale”.

Sicuramente Kyrgios si porterà via da Wimbledon tante belle sensazioni, ma anche la consapevolezza di quanto difficile sia arrivare così lontano in tornei tanto importanti. Da questa esperienza, inoltre, l’australiano ha dichiarato di avere più rispetto verso i big3, proprio perché ha capito quanto sforzo sia necessario per ottenere certi risultati.

“Devi semplicemente essere un animale a livello mentale per vincere uno Slam. Provo certamente più rispetto ora verso Djokovic, Nadal e Federer. Giocare contro uno di loro in finale è stato bello, anche se sembrava che Novak non avesse giocato a tennis nelle due settimane precedenti: non l’ho mai visto in difficoltà.

In ogni caso, mi porto dietro molta fiducia. Ad inizio anno mi ha aiutato molto la finale di doppio con Thanasi a livello mentale (insieme a Kokkinakis Kyrgios ha vinto il titolo di doppio all’Australian Open, ndr), anche se di trattava di una finale di doppio. Da quando gioco a tennis, più o meno dall’età di sette anni, mi hanno detto che vincere un Major è tutto in questo sport. Probabilmente se avessi vinto avrei perso motivazione. Ogni tennista sogna di vincere Wimbledon, anche se io, guardando indietro nella mia carriera, non avrei mai pensato che sarei riuscito a giocare una finale Slam. Pensavo che ormai il treno fosse passato. Se avessi vinto il titolo, non avrei davvero saputo che cos’altro avrei dovuto dimostrare come tennista. È stato eccitante, sono andato così vicino al trofeo“.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 12 settembre 2022!

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Wimbledon ha bisogno di più momenti “Arthur Ashe”, dentro e fuori dal campo

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono una boccata d’aria fresca nelle finali dei singolari maschile e femminile

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Arthur Ashe col trofeo di Wimbledon il 5 Luglio 1975, dopo la vittoria su Jimmy Connors

Traduzione dell’articolo di Kurt Streeter, NY Times, 11 luglio 2022

WIMBLEDON, Inghilterra – Per la prima volta in quasi mezzo secolo, un fine settimana a Wimbledon è sembrato diverso.

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono stati una boccata d’aria fresca nelle finali del singolare maschile e femminile. Jabeur, tunisina, è diventata la prima giocatrice nordafricana a raggiungere una finale in singolare. Kyrgios, australiano di origini malesi e con una spavalderia ben documentata, che lo contraddistingue e lo fa apparire come qualcosa di completamente diverso dai suoi colleghi, giocava la sua prima finale di un Grande Slam. Jabeur e Kyrgios hanno perso il match, ma non è questo il punto.

 

Era dal 1975, quando Arthur Ashe ed Evonne Goolagong arrivarono in finale, che i due incontri non erano così diversi. Il tennis si evolve in modo discontinuo, e non è mai stato così vero come a Wimbledon.

Osservando il pubblico del campo centrale nelle ultime due settimane, si è capito quanto sia difficile cambiare, soprattutto quando si tratta di tornei.

Sugli spalti, un’omogeneità fin troppo familiare. A parte qualche tocco di colore qua e là, un mare di bianco. Per me, un uomo di colore che ha giocato a questo sport nei circuiti minori e che auspica il rinnovamento del sistema tradizionale, vedere la mancanza di colori è sempre un pugno allo stomaco, soprattutto a Wimbledon, in una città come Londra.

Dopo la finale femminile di sabato, mi sono fermato accanto a un pilastro vicino a una delle uscite del campo centrale. Sono passate centinaia di persone. Poi alcune migliaia. Ho contato circa una dozzina di persone di colore. Questo grande evento si svolge in una delle metropoli più multietniche del mondo, aperta a persone provenienti da ogni parte del mondo. Non si direbbe guardando gli spettatori. C’erano alcuni volti asiatici, oppure alcuni musulmani in hijab. La comunità sikh è molto numerosa a Londra. Ho visto solo uno dei tradizionali turbanti sikh tra gli spalti.

Quando ho preso in disparte alcuni tifosi di colore e ho chiesto loro se si sentissero consapevoli della loro rarità tra il pubblico presente, la risposta è sempre stata rapida come una volée di dritto di Jabeur o un servizio di Kyrgios. “Come potrei non sentirmi una rarità?“, ha detto James Smith, residente a Londra. “Ho visto un ragazzo in un settore appena sopra di me. Ci siamo sorrisi a vicenda. Non lo conosco, ma c’era un legame. Sapevamo di essere pochi e lontani”.

I tifosi lo vedono.

E anche i giocatori.

“Me ne accorgo sicuramente”, ha detto Coco Gauff, la teen star americana, quando abbiamo parlato la scorsa settimana. Ha detto di essere così concentrata quando gioca quasi da non si accorgersi della folla. Ma dopo, quando guarda le sue foto a Wimbledon, le immagini la spaventano. “Non ci sono molte persone di colore tra la folla”.

Gauff ha confrontato Wimbledon con gli U.S. Open, che hanno un’atmosfera più “terrena”, sembra un po’ il più grande torneo di parchi pubblici del mondo e la folla è molto più variegata.

“È decisamente strano qui, perché Londra dovrebbe essere un grande melting pot”, ha aggiunto Gauff, riflettendo per un po’ e chiedendosi perché.

Andare a Wimbledon, proprio come andare ai grandi eventi sportivi in tutto il Nord America e oltre, richiede un impegno notevole. Il collaudato e tradizionale Wimbledon porta questo presupposto al limite. Non è possibile acquistare i biglietti online. Per molti posti c’è un sistema di lotteria. Alcuni fan si mettono in fila in un parco vicino e si accampano per tutta la notte pur di partecipare. Il prezzo non è esattamente a buon mercato.

Dicono che è aperto a tutti, ma il sistema di prenotazione di biglietti è progettato con così tanti ostacoli che è quasi come se fosse destinato a escludere le persone di un certo tipo“, ha detto Densel Frith, un imprenditore edile di colore che vive a Londra.

Mi ha detto di aver pagato circa 100 sterline per il suo biglietto, circa 120 dollari. Sono un sacco di soldi per un ragazzo che si è descritto come un colletto blu. “Non tornerò domani“, ha aggiunto. “Chi può permettersi una cosa del genere? Le persone della nostra comunità non possono permetterselo. Non è possibile. Non se ne parla. Proprio non se ne parla”.

C’è qualcosa di più dell’accesso e del costo, qualcosa di più profondo. Il prestigio e la tradizione di Wimbledon sono allo stesso tempo i suoi punti di forza e il suo tallone d’Achille. Il luogo è meraviglioso – il tennis in un giardino all’inglese non è un’iperbole – ma anche soffocante, tedioso e statico.

“Pensate a cosa rappresenta Wimbledon per molti di noi”, ha detto Lorraine Sebata, 38 anni, cresciuta in Zimbabwe e ora residente a Londra.

“Per noi rappresenta il sistema”, ha aggiunto. “Il sistema coloniale, la gerarchia” che è ancora alla base della società inglese. Basta guardare il palco reale per rendersene conto, è bianco proprio come il dresscode del torneo, risalente all’epoca vittoriana. 

Sebata si è descritta come una fan appassionata. Ama il tennis dai tempi di Pete Sampras, anche se lei non lo gioca. La sua amica Dianah Kazazi, un’assistente sociale arrivata in Inghilterra dall’Uganda e dai Paesi Bassi, ha la stessa passione per il tennis. Mentre parlavamo, si guardavano intorno – su e giù per un corridoio appena fuori dal maestoso campo centrale foderato di edera – e non riuscivano a trovare nessuno che sembrasse avere le radici africane che condividevano. Hanno detto di avere molti amici di colore che amano il tennis, ma non sentono di poter far parte di Wimbledon, situato in un lussuoso sobborgo che sembra esclusivo e così lontano dalla quotidianità.

“C’è un establishment e una storia dietro questo torneo che mantiene tutto legato proprio status quo”, ha detto Kazazi. “Come tifoso, devi uscire dagli schemi per superare questa situazione”. Ha proseguito: “È la storia che ci attrae come tifosi, ma quella storia dice qualcosa alle persone che non si sentono a proprio agio a venire”. Per molte persone di colore in Inghilterra, il tennis semplicemente non è visto come “qualcosa per noi”.

Ho capito. So esattamente da dove venivano questi tifosi. Ho sentito il loro sgomento, la loro amarezza e il dubbio riguardo alla possibilità di un cambiamento. Onestamente, mi ha fatto male.

Forse è utile sapere cosa significa Wimbledon per me.

Mi viene la pelle d’oca ogni volta che entro nei cancelli di Church Road, una strada verdeggiante a due corsie. Il 5 luglio 1975, quando Arthur Ashe sconfisse Jimmy Connors, diventando il primo uomo di colore a vincere il titolo di Wimbledon in singolare e l’unico uomo di colore a vincere un titolo in un torneo del Grande Slam, tranne Yannick Noah agli Open di Francia nel 1983, ero un bambino di 9 anni la cui passione sportiva erano i Seattle SuperSonics.

Vedere Ashe con il suo gioco aggraziato e la sua intelligenza acuta, i suoi capelli afro e la sua pelle che assomigliava alla mia, mi convinse a fare del tennis il mio sport.

Wimbledon non ha modificato la traiettoria della mia vita, ma ne ha cambiato la direzione.

Sono diventato un giocatore junior e di college di livello nazionale. Ho trascorso poco più di un anno nei circuiti minori del gioco professionistico, raggiungendo il numero 448 della classifica ATP. Ai miei tempi i giocatori non bianchi erano rari come ai tempi di Arthur.

Oggi, come abbiamo visto questo fine settimana, c’è una nuova generazione di talenti sull’erba. Serena e Venus Williams sono la loro stella polare. Eppure c’è ancora molto da fare. Non solo in campo, ma anche per avvicinare i tifosi al gioco e portarli sugli spalti di un monumento del tennis come Wimbledon. Un lavoro che richiederà sicuramente molto tempo.

Traduzione di Alice Nagni

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Flash

Quei tifosi inglesi irritati dai posti vuoti al Centre Court di Wimbledon

Durante i Championships avete notato qualche posto vuoto di troppo, specie nei pressi del Royal Box? Ecco le testimonianze dei tifosi che li avrebbero voluti

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Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)
Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)

Traduzione dell’articolo di Charlie Parker, The Times, 30 giugno 2022

Gli spettatori che non sono riusciti a prendere i biglietti per vedere Emma Raducanu, Andy Murray e Serena Williams si lamentano delle serie di posti vuoti nelle sezioni principali del Centre Court.

Sebbene quello per il Centrale di Wimbledon sia normalmente il biglietto più richiesto della città, entrare quest’anno dovrebbe essere più facile di quanto non sia stato negli ultimi decenni. Il numero complessivo di spettatori è diminuito in modo significativo e con le partite che si svolgono fino a tarda sera, ci dovrebbero essere maggiori possibilità di ottenere biglietti dell’ultimo minuto per il Centre Court e il Campo n.1.

 

Tuttavia, molti dei posti vuoti intorno al Royal Box per le partite dei due giorni di apertura sono riservati agli ospiti aziendali e ai membri dell’All England Club e della Lawn Tennis Association. Alcuni possessori di questi biglietti sembravano però preferire rimanere nelle suite riservate agli ospiti dopo le vittorie di Novak Djokovic nelle partite di apertura piuttosto che tornare a vedere le partite successive.

Sue Barker, la presentatrice di tennis della BBC, ha fatto notare che “ci sono molti posti vuoti” all’inizio della partita di Raducanu.

Nia Jones, una netballer internazionale gallese, ha twittato lunedì durante la partita di apertura di Murray sul Centre Court: “Confessate. Chi si è accaparrato il biglietto per Wimbledon e non ci è nemmeno andato? Totalmente esaurito online, ma ci sono più posti vuoti per la partita di Murray al Centre Court che per una partita di netball durante il Covid”.

I tentativi dell’All England Club di limitare il numero di posti vuoti rivendendo i biglietti di quegli spettatori che se ne vanno sono stati inizialmente ostacolati da difficoltà tecniche, ha detto uno steward. Alcune persone hanno anche dimenticato di scansionare i biglietti per la rivendita, poiché quest’anno molti sono sullo smartphone anziché essere in formato cartaceo.

Ieri, poco prima dell’inizio della partita di secondo turno di Murray, gli spettatori in fila per la rivendita dei biglietti hanno detto di essere “stufi” dopo aver aspettato in coda per più di due ore.

Max Smith, 24 anni, ha dichiarato: “Lascia l’amaro in bocca vedere tutti quei posti vuoti riservati alle aziende. Al diavolo questa gente: dovrebbero piuttosto andare in un ristorante elegante. Wimbledon ha bisogno di fare di più per far sembrare che il torneo non sia tanto elitario”.

Ha aggiunto che dopo aver fatto la fila “per due ore” sentiva che Wimbledon era più interessato alla “propria reputazione d’élite” che a riempire i posti.

Killy Cavendish, 63 anni, un appassionato di tennis che vive nella zona e va al torneo da anni, ha dichiarato: “Sono stufo. Non mi piace vedere posti vuoti quando le persone sono bloccate fuori in coda. La cosa principale che voglio vedere è la possibilità di acquistare alcuni biglietti per il Centre Court”.

Poiché l’All England Club cerca di vendere il maggior numero possibile di posti, i biglietti restituiti per i campi principali vengono ancora offerti la mattina prima dell’inizio delle partite. Ieri c’era un piccolo numero di posti disponibili sul Centre Court per veder giocare Djokovic, Raducanu e Murray.

Wimbledon incoraggia anche gli spettatori a venire dopo il lavoro vendendo abbonamenti più economici per coloro che arrivano alle 17:00. Questi abbonamenti danno ai titolari l’opportunità di acquistare quei biglietti per i campi principali che sono stati riconsegnati al momento della partenza dal proprietario originale.

La famosa coda di Wimbledon per l’acquisto di biglietti giornalieri per i campi secondari è notevolmente più breve rispetto agli anni precedenti. Lunedì c’erano 36.603 spettatori rispetto ai 42.517 del giorno di apertura nel 2019. È stato il numero più basso dal 2007 per il primo lunedì in un anno senza restrizioni Covid.

Traduzione di Massimo Volpati

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