US Open: del Potro e Dolgopolov sugli scudi. Avanti Thiem e Rublev

US Open

US Open: del Potro e Dolgopolov sugli scudi. Avanti Thiem e Rublev

Il campione 2009 rifila un netto 3 set a 0 a Bautista Agut. Dolgo lascia 5 game a Troicki. Il n.6 del seeding supera Mannarino, Monfils si ritira contro Goffin. Rublev in quattro

Pubblicato

il

[24] J.M. del Potro b. [11] R. Bautista Agut 6-3 6-3 6-4 (Manuel Calcaterra)

Ancora sul campo del Grand Stand, ancora un avversario spagnolo e ancora un Juan Martin del Potro che, come nel turno precedente, non delude le aspettative del pubblico di New York: l’argentino, infatti, vola agli ottavi di finale degli US Open dove, remake della sfida dello scorso anno, incontrerà l’austriaco Dominic Thiem. Eppure, dall’altra parte del campo non c’è un qualificato qualsiasi, bensì il fresco vincitore del torneo di Winston-Salem Roberto Bautista Agut, n. 11 del seeding e favorito, sulla carta, dell’incontro.

Una prestazione solida quella di delPo, con percentuali positive sia al servizio sia nel rapporto vincenti/errori, mentre lo spagnolo si è dimostrato poco concreto nei suoi turni di battuta, soprattutto nel primo set, dove è riuscito a tenere il servizio sono in due occasioni su cinque. L’argentino, quindi, una volta ritrovatosi in vantaggio nel match, è stato bravo ad approfittare di ogni occasione offertagli dall’avversario, piazzando sia nel secondo sia nel terzo e decisivo set, quel break chirurgico utile a portare a casa il match in poco più di due ore di fatica con il punteggio di 6-3 6-3 6-4, accompagnando la vittoria con il saluto al cielo al nonno. L’anno scorso, contro Thiem, la vittoria arrivò quasi senza giocare per il ritiro dell’austriaco ad inizio del secondo set; quest’anno, per sperare nello stesso risultato, Juan Martin dovrà tirare fuori il meglio di sé.

 

A. Dolgopolov b. V. Troicki 6-1 6-0 6-4 (Bruno Apicella)

Alexandr Dolgopolov raggiunge per la seconda volta in carriera la seconda settimana agli Us Open: il tennista ucraino, numero 64 ATP, infatti, mancava dal 2011 quando dopo aver raggiunto i quarti agli Australian Open conquistò anche gli ottavi proprio a New York. Da allora in poi, negli Slam, non era andato oltre il terzo turno. Con una prestazione quasi perfetta Dolgo ha battuto il serbo Victor Troicki (n. 52 ATP ma con un passato da numero 12) che, in campo, non è riuscito a trovare la chiave per leggere il tennis d’attacco dell’ucraino.

Il primo set è durato 20 minuti con Dolgopolov che ha portato il match sui suoi binari preferiti: pochi scambi, accelerazioni vincenti con il suo braccio veloce e variazioni grazie alle quali non ha mai dato punti di riferimento all’avversario. Troicki, che nel turno precedente aveva eliminato dal torneo l’italiano Stefano Travaglia ha potuto fare poco o nulla dal momento che non ha avuto il tempo per rispondere ai colpi di un avversario apparso davvero in ottima forma. Il set vinto ha permesso al numero 64 ATP , in apertura di secondo set, di continuare a spingere i colpi e imporre il suo ritmo al match. Il servizio dell’ucraino si è rivelato molto solido e quando Troicki ha provato a scendere a rete è stato Dolgopolov a punirlo con perfetti passanti sia di dritto che di rovescio. Il tennista di Kiev ha continuato a mettere in campo tutto il suo repertorio alternando palle corte a dritti vincenti sulle righe, per poi chiudere il set sul 6 a 0. È stato più lottato, invece, il terzo parziale con Troicki che ha provato a fare qualcosa di diverso cercando di prendersi qualche rischio in più: dopo un primo break per Dolgopolov, il serbo ha provato a riaprire il set strappando per la prima volta la battuta all’ucraino. A quest’ultimo, però, è bastato ritrovare la giusta spinta nei colpi per ottenere il break decisivo e chiudere, dopo aver annullato due break point, set e match. Una prestazione davvero ottima per il numero 64 del mondo che, adesso, agli ottavi di finale aspetta il vincente dell’incontro tra il numero 1 del mondo Rafael Nadal e l’argentino Leonard Mayer.

[6] D. Thiem b. [30] A. Mannarino 7-5 6-3 6-4 (Michele Trabace)

Sul Louis Armstrong Dominic Thiem vince il suo impegno di terzo turno, sconfiggendo in tre set Adrian Mannarino. Nei precedenti tra i due Dominic conduceva 5 a 0, con l’ultimo incrocio andato in scena un paio di settimane fa a Cincinnati e vinto a fatica dall’austriaco. Il numero 6 del seeding, dopo un primo set conquistato in rimonta, si aggiudica anche i successivi due parziali con un tennis solido da fondocampo, che evidenzia un buono stato fisico di forma. Thiem, se riuscirà ad essere più continuo nell’arco del match, potrebbe essere un cliente scomodo da affrontare nelle fasi calde di questa edizione degli US Open.

L’inizio del match è dalla parte di Mannarino, il quale nel game inaugurale ottiene un break alla quarta possibilità. Il francese scambia molto e profondo, Thiem fa fatica a trovare il ritmo e soprattutto in risposta non si rende pericoloso. Mannarino nel decimo gioco ha l’occasione addirittura di servire per il parziale, ma il primo momento di incertezza lo paga caro: Thiem alla sua prima palla break riesce a riportarsi in equilibrio sul 5 pari, poi mette la freccia e vince i successivi due game, sfruttando a pieno il calo del giocatore transalpino. Primo set Thiem 7-5. L’emorragia prosegue anche nei primi tre game della seconda partita (fanno un parziale di 7 giochi consecutivi), poi l’austriaco si limita a controllare questa fase di gioco e chiude anche la seconda frazione col punteggio di 6-3. Dominic gioca con il braccio sciolto, inizia bene con un break il terzo set, annulla poi più per distrazione tre palle break nel game seguente, ma riprende a dettar legge con il suo proverbiale rovescio, procurandosi un primo match point nel nono gioco su servizio Mannarino, il quale riesce ad annullarlo e ad allungare la partita. Thiem serve per chiudere, vanifica la seconda palla match con una volee lunga, è costretto ad annullare un insidioso break point, ma è la terza occasione che risulta quella giusta grazie ad uno schiaffo al volo di diritto, che sancisce il 6-4 finale della contesa dopo due ore e dodici minuti. Thiem si qualifica per gli ottavi di finale, eguagliando il suo miglior risultato qui a New York ottenuto anche nel 2014 e 2016.

A. Rublev b. D. Dzumhur 6-4 6-4 5-7 6-4 (da New York, il nostro inviato Bruno Morobianco)

Il percorso parallelo dei due sfidanti è giunto alla resa dei conti. Entrambi stanno vivendo il loro best ranking di carriera. Il giovane Andrey Rublev, 19 anni, è al momento 49 ATP. Un traguardo raggiunto con la vittoria di Umago, torneo da 250 punti, a fine luglio scorso. Per il bosniaco Damir Dzumhur, di cinque anni più anziano, la posizione di 56 ATP è stata costruita coi risultati di agosto. Quarti a Los Cabos, persa contro Querrey, finale nel challenger sulla terra rossa di Santo Domingo e infine la recentissima finale di Winstom-Salem persa contro Bautista Augut. Entrambi qui a New York, durante il loro percorso, hanno eliminato una testa di serie ciascuno. Dzumhur ha estomesso Pablo Cuevas, nr 27 di questo seeding, al primo turno, mentre il giovane russo ha estromesso Grigor Dimitrov, tds 7, recente vincitore del 1000 di Cincinnati, la cui vittoria aveva rialzato le sue quotazioni per New York. L’unico precedente tra i due è datato 2015, un doppio 6-3 a favore del russo nel torneo 250 di Instabul.

Oggi come allora il pronostico pro Rublev è stato rispettato sia dal divario in classifica, sia nel gioco in campo. Ha poco da recriminare il bosniaco. La sua è stata una gara quasi sempre in rincorsa. Non è stato un incontro da manuale per gli spunti tecnici. Nessuno dei due ha prevalso per gioco rispetto all’altro, ma chi ha commesso meno errori l’ha spuntata. Dzmhur al servizio ha faticato in ogni turno: non ha mai tenuto una battuta a zero. Il giovane russo ha imposto il cambio di passo al sesto gioco, 4-2 per lui. Rublev esprime superiorità fin dal servizio, un delta di 10 miglia che spiega la maggiore efficacia. Il biondo russo non è perfetto. Concede diversi 15 a causa del’eccessiva fretta di chiudere lo scambio, a cui dobbiamo abbinare gli errori di valutazione di colpi poi rimasti in campo. Questa situazione genera un elastico nel punteggio che consente al bosniaco di recuperare lo svantaggio, fino al 4-4, ma non il sorpasso perché Rublev non perdona e approfitta degli errori per riportarsi in vantaggio e vincere il primo set per 6-4.

Il tema tattico anche nel secondo parziale sembra non cambiare: Rublev che spinge, Dzumhur che contiene. Una piccola disattenzione del russo al servizio, consente però una prima fuga del bosniaco. Il 4-2 è il suo primo vantaggio: la gioia dura poco perché il controbreak arriva subito, ripetuto poco dopo, per un totale di 4 giochi consecutivi che consegnano nuovamente 6-4 a Rublev anche nel secondo set. Due set di vantaggio sembrano veramente tanti da recuperare per Dzumhur, a cui bisogna aggiungere il break subito a inizio terzo set. Sembra che si sia alla resa per il bosniaco, che invece inizia una rimonta che da 0-2 lo porterà avanti fino al 4-2 concretizzando la settima palla break. Manca però il colpo del ko, perché Rublev riprende a giocare come sa e ottiene il contro-break, accorciando sul 4-3 e poi pareggiando 4-4. La gara sembra nuovamente indirizzata verso una rapida conclusione per tre set a zero. Invece Dzumhur riesce a trovare un ulteriore break sul 6-5, decisivo per conquistare il set proprio nel finale, grazie a 3 errori da fondocampo e uno a rete del russo, 7-5 e due set a uno Rublev.

La gara è bruttina quanto il cielo grigio che minaccia pioggia. Il set perso è solo un episodio nel contesto di una partita guidata dal russo. Il copione sembra quello del film con Tom Hanks e Leonardo di Caprio, “Prova a prendermi”. Nonostante il vantaggio di un break, 2-1 al terzo gioco, Rublev non riesce a imporsi come vorrebbe, nonostante i 44 vincenti totali che avrrà messo a segno nell’incontro, perché a referto risulteranno ben 60 errori. Per Dzumhur, la lotta non basta, solo 38 vincenti a fronte di 55 errori. Il break al sesto gioco riporta il punteggio sul 3-3, una parentesi di gloria per il bosniaco che perderà nuovamente il servizio al nono gioco. Rublev farà suo il match dopo aver annullato di potenza, col suo servizio, due opportunità del 5-5, chiudendo per 6-4, quando un passante di dritto di Dzumhur esce largo in corridoio. Al quarto turno Andrey affronterà la tds 9, David Goffin, nessun precedente tra i due. Un diciannovenne ai suoi primi ottavi di finale Slam è una gran bella storia, che si accompagna a quella, per certi versi parallela, del diciottenne Shapovalov, che sta stupendo nella parte bassa del tabellone.

[9] D. Goffin b. [18] G. Monfils 7-5 5-1 rit. (Giovanni Vianello)

Termina anzitempo il terzo turno tra David Goffin e Gael Monfils, con il transalpino che, dopo aver combattuto per un set, perduto 7-5, si arrende per motivi fisici sotto 5-1 nel secondo. Il primo set è stato molto combattuto e si è deciso su pochi punti del dodicesimo gioco, quando Monfils serviva per la seconda volta per rimanere nel parziale. Goffin ha messo in campo un tennis solido e di contrattacco, Monfils ha messo in mostra un gioco, come spesso accade, fatto di trovate estemporanee. Il secondo set è stato un no-contest. Il francese ha cominciato ad accusare sempre di più i problemi fisici e non ha trovato perciò contromisure al tennis del belga. Sotto 5-0, Monfils ha chiamato un MTO e, dopo aver vinto il game successivo nonostante due doppi falli, ha deciso di ritirarsi. Monfils, nel MTO, è sembrato accusare dei problemi al ginocchio. Goffin giocherà in ottavi contro Andrey Rublev, uno delle numerose sorprese di questo US Open molto imprevedibile.

Risultati:

[6] D. Thiem b. [30] A. Mannarino 7-5 6-3 6-4
[33] P. Kohlschreiber b. J. Millman 7-5 6-2 6-4
A. Dolgopolov b. V. Troicki 6-1 6-0 6-4
[24] J.M. del Potro b. [11] R. Bautista Agut 6-3 6-3 6-4
A. Rublev b. D. Dzumhur 6-4 6-4 5-7 6-4
[9] D. Goffin b. [18] G. Monfils 7-5 5-1 rit.
[1] R. Nadal b. [LL] L. Mayer 6-7(3) 6-3 6-1 6-4
[3] R. Federer b. [31] F. Lopez 6-3 6-3 7-5

Pliskova si salva al terzo, out Ostapenko e Radwanska

Federer finalmente facile, altra rimonta per Nadal

Continua a leggere
Commenti

Focus

US Open, COVID edition: istruzioni per l’uso

Il direttore medico della USTA spiega quali sono le condizioni che dovranno essere rispettate per far svolgere il torneo. I protocolli sanitari potrebbero rendere impraticabile la disputa a porte chiuse

Pubblicato

il

US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

A questo punto dell’emergenza, si tratta sicuramente della domanda che tutti si pongono con maggiore insistenza: si giocherà lo US Open? Se sì, si disputerà nella data prevista oppure sarà posticipato? E si rimarrà a New York, in questo momento travolta dall’epidemia di COVID-19, oppure si traslocherà? Sarà a porte chiuse?

Tante domande che al momento hanno poche risposte certe, la maggior parte delle quali sono state riassunte dall’articolo di Alessandro Stella a inizio settimana. La Federazione Americana USTA ha instaurato un comitato tecnico scientifico che tra qualche settimana fornirà il proprio parere sulla possibilità di tenere il quarto Slam stagionale (almeno prima che il Roland Garros si auto-spostasse a ottobre) e a quali condizioni. Tra i membri di questo comitato c’è anche il Dr Brian Hainline, che dal 1992 al 2007 è stato Chief Medical Officer dello US Open, per poi diventare Chief Medical Officer della USTA e, più di recente, il massimo responsabile medico per la National Collegiate Athletic Association (NCAA), l’associazione che governa tutto lo sport a livello di college negli Stati Uniti.

La prestigiosa rivista Sports Illustrated ha parlato con il Dr Hainline la settimana scorsa per fare il punto della situazione e cercare di capire a che tipo di scenario giocatori e appassionati potrebbero trovarsi davanti a fine agosto in caso di svolgimento del torneo. “Le due condizioni da sviluppare rapidamente per far si che si possa giocare il torneo sono il monitoraggio e test su larga scala. Sono convinto che nel prossimo mese ci sarà uno sviluppo notevole delle capacità di effettuare test che possano dare risultati rapidi. Parliamo di PCM testing (Phase-contrast microscopy), così come i test sierologici che possono identificare la prima risposta immunitaria relativa alla presenza del virus, oppure i test IGM per identificare la presenza di immunoglobuline o anticorpi che rappresentano l’immunità al virus”.

 

Ammesso e non concesso che come dice il Dr Hainline nel prossimo mese sarà possibile sviluppare la capacità di effettuare test su larga scala, rimane comunque da capire se sarà possibile organizzarsi in modo da avere a disposizione la capacità di realizzare tutti i test necessari nella sede del torneo. Per avere un’idea dell’ordine di grandezza dello sforzo richiesto, basta considerare che in occasione della riunione UFC 249 di “mixed martial arts” tenutasi a Jacksonville, Florida la settimana scorsa sono stati effettuati circa 1200 test per garantire la sicurezza di tutti i presenti, ovvero circa una trentina di atleti e circa 150 membri dello staff (contro i 300 che solitamente vengono utilizzati per una riunione di questo tipo). “Stiamo probabilmente parlando di una spesa di almeno 1000 dollari a persona per tutti i test” ha ipotizzato il Dr Hainline, e considerando la quantità di giocatori, allenatori, manager, addetti e giornalisti che sono necessari per far funzionare un torneo come lo US Open si può capire come il conto delle misure sanitarie potrebbe essere particolarmente salato.

Sarà fondamentale definire in maniera estremamente rigorosa una “inner bubble (una bolla interna), composta da tutte le persone necessarie a mettere in scena la manifestazione, e una eventuale “outer bubble (bolla esterna) per tutte le altre persone presenti all’impianto, che siano pubblico o altro – ha continuato il Dr Hainline – Per ognuna di queste bolle sarà necessario creare un protocollo molto preciso che prevede una descrizione delle procedure da seguire e la tempistica dei test”.

In definitiva, sempre secondo il Dr Hainline, perché ci sia qualche possibilità di disputare lo US Open sarà necessario che l’Amministrazione della città di New York rimuova il lock-down tuttora in vigore, che tutti i membri della bolla interna siano disposti ad effettuare una quarantena di 14 giorni negli Stati Uniti prima dell’inizio del torneo (cosa che non dovrebbe essere un problema per i tennisti), fare in modo che ogni giocatore giochi esclusivamente con le proprie palle, e che ogni giocatore accetti di essere testato prima di ogni partita.

Roger Federer – US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

Come si può vedere si tratta di un buon numero di “se”, e la lista non è per nulla esaustiva. Non è infatti improbabile che tutta la “bolla interna” debba alloggiare in alberghi predeterminati nel Queens o comunque lontani da Manhattan. Per quest’anno dunque niente ristoranti, niente teatri, niente shopping, niente New York experience.

Altra questione tutta da definire è poi quella della “bolla esterna”, che potrebbe includere anche il pubblico. Al momento già la definizione di un protocollo per la bolla interna potrebbe richiedere sufficienti risorse finanziarie ed energie da rendere improponibile l’ipotesi di avere spettatori allo US Open 2020. Fatto questo che sposta notevolmente il bilancio economico del torneo.

Senza spettatori infatti vengono meno gli introiti della biglietteria, delle concessioni di cibo e bevande e soprattutto il denaro della hospitality per gli sponsor, una voce di bilancio estremamente importante per gli eventi tennistici. Secondo quanto riferito da Bret McCormick dello Sports Business Journal, per un torneo di piccole dimensioni come potrebbe essere un ATP 250 i diritti televisivi rappresentano poco più del 10% del fatturato totale, mentre tutto il resto è dipendente dalla presenza di spettatori sugli spalti. Disputando il torneo a porte chiuse sarebbe certamente possibile risparmiare qualcosa sulle spese (costruzione di tribune temporanee, villaggio commerciale, uscieri, etc…), ma i costi supplementari per mettere in piedi un protocollo sanitario adeguato alla “bolla interna” vanificherebbe quei risparmi e andrebbe a mangiarsi quasi tutti i proventi dai diritti TV, rendendo quindi economicamente sconveniente la disputa del torneo a porte chiuse.

A conti fatti, dunque, il numero di tornei per i quali un’edizione senza pubblico avrebbe senso dal punto di vista del bilancio si può contare sulle dita delle mani: gli Slam, qualche Masters 1000, le Finals ATP e WTA e la Coppa Davis. Nel loro caso la consistenza dei contratti per i diritti televisivi possono far sì che valga la pena giocare solamente per gli spettatori da casa. Per gli altri davvero non ha senso pensare di giocare a botteghini chiusi, a meno di non avere sovvenzioni da parte di enti pubblici o di altro tipo.

Mentre un barlume di ottimismo sembra illuminare l’Italia che prova faticosamente a ripartire dopo quasi due mesi di economia ibernata, il conto alla rovescia continua inesorabile per la stagione tennistica che si trova a combattere contro lo spettro di una cancellazione totale. Il primo vero passaggio da brivido sarà quello dello US Open, seguito a breve dal Roland Garros: la disputa dei due Slam potrebbe salvare la stagione e fornire a tutti gli altri tornei un manuale d’istruzioni su come gestire la nuova realtà nel tennis ai tempi del Coronavirus.

Continua a leggere

ATP

Nadal sventa la rimonta di Medvedev e vince lo US Open: è il 19esimo Slam

NEW YORK – Nadal vince lo US Open per la quarta volta. Medvedev gli rimonta due set di svantaggio, ma deve arrendersi al quinto. Ora Federer rischia il record Slam e Djokovic il numero 1

Pubblicato

il

Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dal nostro inviato a New York

[2] R. Nadal b. [5] D. Medvedev 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4

Si temeva che potesse essere una finale scontata, noiosa, un massacro annunciato. Era l’opinione di molti qui a New York. Ebbene si sono sbagliati tutti: per quasi cinque ore Daniil Medvedev ha dato battaglia a uno dei più grandi giocatori di sempre, arrivando vicinissimo a causare una delle più grosse sorprese della storia del torneo e della storia del tennis. Indietro due set e un break, Daniil Medvedev ha reagito da grandissimo campione rifiutando la sconfitta per tre set a zero e rimontando punto su punto Nadal, fino ad avere prima la chance di andare in vantaggio per 2-0 nel quinto set, e poi quella di recuperare entrambi i break di svantaggio nel parziale decisivo e presentarsi sul 5-5 alla volata finale (ricordiamo che qui allo US Open nel set decisivo c’è il tie-break a sette punti sul 6-6).

 

Sessantasei (66) discese a rete per Nadal, 74 per Medvedev, in un match giocato da quelli che dovevano essere due fondocampisti indefessi, che invece hanno messo in campo ogni variante tecnica e tattica a loro disposizione per cercare di vincere un punto in più. Ha vinto Nadal perché è probabilmente il più grande agonista che questo sport abbia conosciuto, che dopo aver paurosamente sbandato nel terzo set ed essere stato messo in grande difficoltà da Medvedev, si è messo a combattere punto su punto con “il coltello tra i denti” ed è riuscito ad arrivare per primo con il cuore oltre il traguardo, sfogando poi tutta la tensione in un pianto dirotto.

IL MATCH – Si capisce subito che questa partita è un’altra cosa rispetta alla finale femminile: i due sono ben lieti di palleggiare a velocità relativamente bassa, ed i primi otto punti durano sette minuti. Nadal non sembra interessato a far salire il ritmo e ogni tanto piazza qualche colpo più alto e arcuato, si prende un warning per “time violation” nel primo game dell’incontro ma poi aggiusta il ritmo e procede più tranquillamente. È Medvedev a ottenere il break per primo, al quinto game, ma lo restituisce immediatamente, e da quel momento in poi è lui ad essere sotto pressione sulla sua battuta. Nadal insiste nel palleggio sul rovescio di Medvedev, che rispondendo da tre metri dietro alla linea di fondo non riesce a far danni sulla battuta del suo avversario (parziale di 2-16 dopo aver fatto e restituito il break). I drop shot del russo funzionano a corrente alternata, molto meglio le discese a rete, con le quali annulla due palle break sul 3-4. La partita di scacchi non è altamente spettacolare ma sicuramente divertente, anche se forse un po’ troppo raffinata per gli oltre 23.000 dell’Arthur Ashe Stadium, tra cui la solita parata di celebrità, da Anna Wintour a Michael Douglas con la moglie Catherine Zeta-Jones.

Allo scoccare dell’ora di gioco, Nadal piazza la zampata: due vincenti da fondo lo portano a set point, Medvedev viene a rete ma sul lob di Nadal non riesce a piazzare la volée alta di rovescio. Dopo 63 minuti il favorito si aggiudica il primo set, nel quale ha perso solamente 9 punti su 32 quando è stato al servizio.

Daniil prova a venire più vicino alla linea del servizio a rispondere, ma i risultati sono alterni. Quando invece è lui a battere sono sempre problemi: sull’1-2 deve rimontare da 0-40, due giochi più tardi si trova ancora 15-40 e la magia non gli riesce. Nadal non perdona, e anche se non è più il cecchino del primo set al servizio porta comunque a casa il parziale, e dopo 1 ora e 15 minuti di gioco Medvedev si trova in svantaggio di due set avendo totalizzato 14 colpi vincenti e solo 9 errori gratuiti.

I numeri sembrano tutti contro il russo, che in carriera ha perso tutti e cinque i match giocati che sono andati al quinto set, mentre Nadal solo una volta (US Open 2015 contro Fognini) è stato rimontato quando era in vantaggio di due set. Quando sul 2-2 Nadal ottiene il break con un paio di bei colpi vincenti sembra che il match sia avviato alla fine, ma il maiorchino d’un tratto si appanna, commette un doppio fallo, sbaglia una volée semplicissima e con un rovescio di alleggerimento oltre la riga di fondo regala una possibilità di salvezza a Medvedev, che dal canto suo “rema” come non mai da fondocampo e tira fuori tutto il suo repertorio. Nadal recupera dalla sbandata, sul 4-4 ha due chance per andare a servire per il match ma nel game più bello del match Medvedev si conquista tutto il pubblico dell’Arthur Ashe e continua a combattere mantenendo la battuta e il vantaggio nel set. Ogni punto è una battaglia, il russo si trasforma in un muro invalicabile da fondo campo e rimanda tutto palla su palla. Sul 6-5 Medvedev accade l’imponderabile: Daniil si inventa un paio di vincenti da fondo, va 0-40, e con un rovescio lungolinea, il “suo” rovescio lungolinea, allunga la partita al quarto set dopo 2 ore e 53 minuti di gioco.

La sera è ormai diventata notte a New York, e si gioca sotto le luci che erano comunque accese fin dall’inizio del match. Nadal accusa il colpo, sbaglia colpi che raramente gli si vede sbagliare, deve salvarsi da due palle per il 2-0 Medvedev, ma in qualche modo ne esce. La palla dello spagnolo non è più pesante come era nei primi due set, e soprattutto è molto più corta: Medvedev invece sembra soffrire meno dal punto fisico e continua a giocare negli ultimi metri del campo. Si procede seguendo i servizi fino al 5-4 Nadal quando la realtà romanzesca prende il sopravvento sulla realtà: dal 40-15 Nadal il maiorchino mette in rete un diritto di palleggio, si butta a rete in maniera suicida facendosi infilare da un passante, sbaglia un altro diritto e, sul set point, viene infilato da un clamoroso passante di rovescio da fuori dal campo che Borg e Wilander sarebbero probabilmente disposti a comprare.

Dopo 3 ore e 45 minuti si va al quinto set, Medvedev per la prima volta nel match mette il naso avanti nel punteggio tenendo il servizio e poi non converte tre chance per il 2-0 che Nadal salva con coraggio leonino. I due continuano a cambiare rotazioni, direzioni e tattica. I serve&volley ormai non si contano più: con l’aiuto della IBM sappiamo che alla fine saranno 20 per Nadal, di cui 17 vincenti, e 29, di cui 22 vincenti, per Medvedev.

Sul 2-2 Medvedev si fa rimontare da 40-0 e subisce il break che fa girare la partita. Lo spagnolo non sbaglia più una palla, tiene il turno di battuta seguente e poi si supera conquistando un altro break per il 5-2 pesante, con recuperi strepitosi su un Medvedev sempre più stanco e scoraggiato. Ma la partita non ne vuole sapere di essere finita. Dopo aver conquistato un altro punto da cineteca per il 30-15, Nadal commette due errori e concede la palla break all’avversario: sfora i 25 secondi permessi per la terza volta nella serata, deve servire con solo una palla di servizio e commette un “mono fallo”. La gente non capisce, l’angolo di Nadal inveisce contro il giudice di sedia, ma la decisione è ineccepibile: gioco Medvedev!

Con coraggio leonino Daniil annulla due match point sul 3-5, uno con un rovescio lungolinea vincente (sempre quello), l’altro con un servizio e manda Nadal a servire per il match una seconda volta. I due sono stremati, l’orologio viaggia oramai verso le cinque ore di parita. Due gratuiti di diritto di Nadal confezionano la palla del 5-5 per Medvedev, che però viene annullata con un diritto. Una successiva palla corta procura il terzo match point, che è quello decisivo.

Rafa Nadal – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Quattro ore e 51 minuti di battaglia (solo 3 in meno delle due finali più lunghe qui New York, quella del 2012 tra Djokovic e Murray e Wilander-Lendl del 1988) siglano il diciannovesimo titolo dello Slam per Rafael Nadal, ma Daniil Medvedev può uscire a testa altissima da questo torneo, che conclude un’estate favolosa per lui.

È il quarto US Open per Nadal, gli stessi di McEnroe e appena uno in meno di Sampras e Federer, il cui record dei 20 Slam è adesso seriamente in pericolo perché Nadal con questo successo tocca quota 19. E nella Race to London vola (quasi) a +2000 da Djokovic, mettendo una seria ipoteca sul numero uno di fine stagione.

MEDVEDEV A FINE MATCH: “Prima di tutto voglio congratularmi con Rafa, 19 titoli, assurdo, incredibile. Grande tu e il tuo team, è durissima giocarti contro. Guardavo ora lo schermo che elencava i titoli, da 1 a 19, e mi son detto, se vincevo io, che mostravano? (risate del pubblico) Pensavo di perdere in tre set, ho solo combattuto su ogni palla, e quanto è durata! Ora ragazzi, e lo dico davvero in senso positivo, non come due partite fa, è grazie alla vostra energia che sono qui. Ricorderò questa notte per sempre, nello stadio più grande di tutti. Mi avete spinto a prolungare il match, volevate vedere altro tennis, e io ho lottato come un diavolo. Come ho detto, qui la folla è elettrica, mi avete fischiato, avevate ragione, ma avete visto che sono umano, posso cambiare, e vi ringrazio dal profondo del mio cuore. Infine, ringrazio il mio team, tutti, senza di voi non sarebbe stato possibile nulla”.

NADAL A FINE MATCH: “Finale fantastica, la prima parola che voglio dire è per Daniil, la tua estate è stata una cosa che non avevo mai visto da quando gioco, sei numero 4 e si vede il perchè. Il modo in cui hai combattuto, per far girare il match, complimenti anche al tuo team, avrei tante altre occasioni così. Il supporto di tutti voi ragazzi è stato fantastico, grazie infinite, a tutto lo stadio, non credo che esista un posto con più energia di questo nel mondo. 4 US Open, è importante per me, questa vittoria significa molto anche per come è arrivata, ero in controllo, e poi poteva sfuggirmi, una partita pazza (momento di commozione). Grazie davvero a tutti nella USTA che rendono possibile l’evento, dalla security ai raccattapalle. Voglio ricordare una cosa terribile accaduta poco tempo fa a un amico, tennista, Karim Alami, hanno perso un figlio piccolo, ci tengo a mandare a lui e alla sua famiglia un abbraccio. Grazie alla mia famiglia e al mio team, grazie a tutti ancora, e spero di vedervi ancora l’anno scorso. (in spagnolo) Un saluto alla cominità latina, che non mi fa mai mancare il suo sostegno dovunque vada a giocare!”

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

Continua a leggere

US Open

Andreescu, primo trionfo Slam dopo lo spavento: lo US Open è suo

NEW YORK – Bianca erompe sull’Arthur Ashe: in vantaggio 6-3 5-1 si fa rimontare da Serena Williams, poi ritrova lucidità e trionfa. Stagione straordinaria, primo Slam per il Canada

Pubblicato

il

Bianca Andreescu vince lo US Open 2019 (foto Luigi Serra)

da New York, il nostro inviato

[15] B. Andreescu b. [8] S. Williams 6-3 7-5

Se cercavamo una giocatrice che avesse le stimmate della campionessa, dopo aver parzialmente sospeso il giudizio su Naomi Osaka, non possiamo più chiudere gli occhi su Bianca Andreescu. A soli 19 anni, la canadese si laurea campionessa dello US Open diventando la più giovane vincitrice dello Slam statunitense dai tempi proprio dell’avversaria sconfitta oggi, Serena Williams, che aveva vinto il torneo a una manciata di giorni dal diciottesimo compleanno nel 1999. Primo Slam per il Canada, terzo titolo stagionale per Andreescu dopo Indian Wells e Toronto; ma soprattutto, Bianca non conosce sconfitta dal ritiro di Miami (a partita in corso) agli ottavi di finale, e non perde una ‘vera’ partita dalla semifinale di Acapulco in febbraio contro Kenin. Ora sarà numero 5 WTA. Se non sono questi numeri da campionessa, fate un po’ voi.

 

LA PARTITA – L’ultima volta, sarebbe stato il primo confronto, non c’è stata una partita. Serena Williams, nella finale di Toronto, si era dovuta ritirare dopo pochi game bloccata da un infortunio, lasciando a Bianca Andreescu il titolo, secondo Premier Mandatory (dopo Indian Wells) di un’annata straordinaria per la diciannovenne canadese. Annata che oggi diventa incredibile, anche se già lo è sotto tanti aspetti. Dall’altra parte della rete, Serena gioca per la Storia, quella con la “S” maiuscola, all’inseguimento del record Slam assoluto di Margaret Smith Court, il folle bottino di 24 titoli Major.


INIZIO DIROMPENTE DI BIANCA – Williams inizia tesa, e nel primo game, in vantaggio 40-0, commette tre errori gratuiti e due doppi falli, perdendo subito la battuta. Bianca sale 2-0, il pubblico mormora anche se siamo solo all’inizio, la posta in palio è altissima e si percepisce anche sugli spalti. Il ruggito, con “C’mon” di Serena, che echeggia fino al terzo anello, ad accompagnare il primo game tenuto dalla fuoriclasse statunitense fa capire quanto abbia bisogno di sbloccarsi. In generale, finora Williams sta rispondendo male, Andreescu senza fare nulla di eccezionale va 3-1, Serena ha già 9 errori nel tabellino. Ancora Serena in crisi sul 2-4, con ben 5 palle break annullate, col servizio ma anche aiutata da alcuni errori di Bianca. La canadese picchia forte e difende con apparente disinvoltura, Williams sbaglia veramente troppo. Tocca a Bianca annullare una palla break con il servizio esterno sul 4-3, che brava. Due game dopo, è il terzo doppio fallo del set che condanna Serena, ancora un break ed è 6-3 Andreescu.

I tifosi dell’Arthur Ashe sentono il dramma, esplodono a ogni punto di Williams, in modo assordante. Billie Jean King applaude e sostiene Serena, acclamatissima quando viene inquadrata sui maxischermi, ma Andreescu oggi è una roccia. Lo è da più di sei mesi, in effetti, fantastica. Una Williams quasi affranta perde il servizio nel secondo game, continuando a spingere ma senza la consueta efficacia. Di grinta Serena recupera il break, ma il suo tennis oggi è troppo altalenante, Andreescu non fa una piega, aggredisce nuovamente il turno di battuta avversario, e brekka per la seconda volta nel set allungando 3-1. La cosa che sta facendo meglio la canadese è la transizione in diagonale verso avanti, a tagliare il campo e chiudere il dritto lungolinea, azione difficilissima che lei esegue con splendida disinvoltura. Tra un errore e un vincente alternati di Williams, Bianca sale addirittura 5-1, con il terzo break del parziale, sembra finita.

Tutta la frustrazione di Serena

PAURA E TRIONFO – Ma l’orgoglio di Serena è infinito: affronta un match-point, lo annulla col dritto vincente, spingendo con tutto quello che ha recupera un break, e siamo 5-2. In un attimo arriva il 5-3, e Bianca va a servire per il titolo una seconda volta. Ecco il primo momento di vera tensione accusato da Andreescu, che commette tre gratuiti e si fa brekkare a zero, 5-4. Il boato dello stadio è memorabile, la gente salta in piedi e si abbraccia. Sulle ali di tanto entusiasmo, una Williams letteralmente resuscitata tiene la battuta per il 5-5, nonostante due doppi falli (siamo a 8, davvero tanti). Può succedere di tutto ora, per la prima volta Bianca sembra scossa, e ci mancherebbe altro.

Ma se l’orgoglio di Serena è infinito, altrettanto infinite sono le risorse nervose di Andreescu: reagisce alla tremenda rimonta, tiene la battuta, e sale 6-5. Di nuovo a un passo dalla sconfitta, Williams va in difficoltà, Bianca spara il dritto sia in risposta che nello scambio, si prende due match point, e al secondo fa suo lo US Open 2019. Difficile pensare che non sia solo il primo titolo pesante per una giocatrice straordinaria dal punto di vista tattico e tecnico, i numeri parlano per lei. Oggi 19 vincenti e appena 17 gratuiti, al cospetto del 33-33 di Serena che può certamente recriminare per un misero 44% di prime palle in campo.

Ad ogni modo, grande, grandissima Bianca. Pensate che l’anno scorso, qui, non superò le qualificazioni. Altrettanto grande è l’ennesima delusione a un passo dal traguardo per Serena. Applausi a entrambe.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI SERENA – “Grazie, significa molto per me sentire il supporto del pubblico, durante tutte le due settimane di questo torneo. Ho continuato a combattere, ho cercato di rimanere in campo più a lungo, i fan sono stati talmente meravigliosi che mi hanno fatto giocare meglio, ne sono molto grata. Bianca ha giocato un grande match, sono molto felice e orgogliosa per te. Avrei voluto giocare meglio, ma se qualcun altro deve vincere questo torneo, a parte Venus, sono felice che sia tu. È un onore essere qui, ancora qui a competere, non è semplice in questo sport rimanere competitivi per 20 anni, e voglio ringraziare il Dio Geova per avermi permesso di essere qui. Grazie anche al mio team, che è stato con me attraverso tutti gli alti e i bassi, e ancora attraverso i bassi. Spero avremo qualche alto di nuovo piuttosto presto“.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI BIANCA – “È difficile descrivere a parole quello che provo in questo momento. Mi sento davvero fortunata, ho lavorato tanto per questo momento, quest’anno è stato un sogno. È un privilegio essere su questo campo contro Serena, una leggenda di questo sport. Ho cercato di non pensare alla mia avversaria, mi sono preparata al meglio, sono molto lieta di quello che ho fatto. Ho dovuto superare la folla… lo so che volevate che vincesse Serena, mi dispiace molto. Ho provato a isolarmi da tutto. L’ultimo game non è stato facile, le palline andavano da tutte le parti, sono molto orgogliosa di come ho gestito la situazione. Lo scorso anno non è stato semplice, ho avuto molti infortuni, ma ho insistito, ho avuto una buonissima preparazione invernale, il mio team è rimasto con me, grazie per aver resistito, spero di poter continuare per il resto dell’anno. Non posso ringraziare i miei genitori abbastanza per tutto quello che hanno fatto per me. È stato un viaggio molto lungo, beh forse non così lungo, ho solo 19 anni, non è stato semplice, ma ora voglio continuare così“.

Il tabellone femminile completo (con tutti i risultati aggiornati)

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement