Focus USA: l’anno della verità per Madison Keys

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Focus USA: l’anno della verità per Madison Keys

Da anni Madison Keys viene descritta come la naturale erede delle sorelle Williams. Riuscirà finalmente a diventare una campionessa nel 2017?

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In un’epoca in cui la maggior parte delle tenniste sembra raggiungere l’apice della carriera dopo i 25 anni, arrivare in top ten a 21 non è sicuramente un cattivo risultato. Tuttavia, il 2016 di Madison Keys, con quattro ottavi di finali in altrettante prove dello Slam, ha lasciato gran parte del pubblico e dei media americani con l’amaro in bocca.

Dopo gli exploit del 2015 con l’inaspettata semifinale australiana raggiunta a spese di campionesse quali Venus Williams e Petra Kvitova, gli ottimi quarti di finale a Wimbledon (sconfitta in un grande match dalla Radwanska) e gli ottavi a Flushing Meadows (battuta da Serena Williams), era logico pensare che nel 2016 la Keys fosse ormai pronta per il salto di qualità definitivo. Anche perché, fin dall’esordio agli US Open 2011 appena sedicenne, l’immenso potenziale della tennista di Rock Island non è mai stato in discussione. Da allora, i media e gli analisti americani parlano di “quando Madison Keys sarà una grande campionessa” e non “se lo diventerà”.

In teoria la Keys avrebbe la possibilità di arrivare a giocare un tennis che è fuori dalla portata delle altre giocatrici, a patto però che riesca a massimizzare il suo incredibile potenziale. Per quanto riguarda la pura potenza dei fondamentali, Madison non è seconda a nessuna giocatrice, sorelle Williams comprese: la sua palla raggiunge spesso velocità da tennis maschile ed in particolare sulle superfici più rapide può davvero diventare ingiocabile per la maggior parte delle avversarie. Tuttavia, la potenza in se stessa serve a poco nel tennis se non dosata ed incanalata con intelligenza. Al Roland Garros di un paio di anni fa, la Keys è risultata in testa a tutte le statistiche che riguardavano potenza e velocità di palla dei fondamentali. Malgrado ciò, nel match di primo turno contro Sara Errani perse 6-1 al terzo senza tirare una palla in campo durante gli ultimi 20 minuti della partita.

 

Per diventare fortissima la Keys è chiamata innanzitutto a compiere importanti progressi dal punto di vista di gestione tattica del match. Partiamo dal servizio, il colpo cardine su cui si sviluppa tutto il gioco dell’americana: un movimento tecnicamente perfetto, una prima palla potente ed indirizzata con estrema facilità verso tutti gli angoli del rettangolo di battuta (esterna, al corpo o al centro) ed una solida seconda palla con tanto di kick da non consentire gli attacchi dell’avversaria. Chapeau, direbbero i francesi. E invece, per raggiungere gli standard altissimi di Serena Williams, la Keys dovrà imparare a distribuire l’efficacia di questo colpo in base alle situazioni di punteggio. Bello tirare un ace bomba o un servizio vincente a 200 km/h quando si serve sul 30-0 oppure sul 40-15. Ma se ci fate caso, la maggior parte degli ace o dei servizi vincenti della miglior Serena si concentrano nei momenti chiave della partita, in situazioni di punteggio delicate: palle break, parità o set point. Al momento, il servizio della Keys non è ancora così implacabile ed efficace nei momenti clou del match. 

Per quanto riguarda la gestione della scambio, nel 2015 la Keys sembrava avviata a compiere interessanti progressi grazie alla guida di Lindsay Davenport, ex “giunone” del tennis in gonnella. La Davenport, campionessa di potenza e precisione ma atleticamente non proprio un fulmine per via dell’imponente stazza, era riuscita a salire sul tetto del mondo grazie alla capacità di giocare in zone di campo che le consentivano di comandare lo scambio senza esporsi ai propri limiti atletici in fatto di rapidità ed esplosività. E soprattutto era maestra nel misurare rischi e potenza dei colpi nei momenti più delicati del match. Insomma, la Davenport pareva essere il super-coach ideale per la Keys e la separazione tra le due avvenuta a fine 2015 sicuramente non ha giovato alla teen-ager americana. A quanto pare la Keys esprimeva la necessità di avere un coach che viaggiasse con lei a tempo pieno e con una disponibilità che la Davenport, mamma di quattro bambini, non era in grado di garantire per ovvi motivi famigliari. A quel punto per la Keys è cominciato un valzer di allenatori che ha influito sui magri risultati dei primi mesi della stagione 2016. Dopo periodi di prova fallimentari con Jesse Levine (un mediocre ex-giocatore ATP) e poi con Mats Wilander, in primavera la Keys si è affidata alle cure dell’esperto Thomas Hogstedt, in passato già coach di Sharapova, Li Na, Halep e Bouchard. Il tanto sospirato ingresso in top ten è così arrivato grazie al successo sull’erba di Birmingham, le finali nei Premier 5 di Roma e Montreal e le semifinali di Pechino e Rio, dove però ha mancato il podio perdendo lo spareggio per la medaglia di bronzo con la Kvitova. Nonostante questa serie di risultati positivi, bruciano però le continue sconfitte con rivali come Kerber, Halep e Radwanska: ottime giocatrici, ma di certo non dei fenomeni. Sicuramente avversarie che l’americana deve imparare a battere regolarmente se vuole salire in classifiche ed ambire a titoli importanti.

Proprio durante la off-season di fine 2016 sono arrivate due importanti news: la riconciliazione con la Davenport che diventerà coach a tempo pieno sostituendosi a Hogstedt e il forfait all’Australian Open per via della riabilitazione al polso sinistro operato in artroscopia a novembre. Il 2017 non si è aperto sotto auspici migliori, anzi, in effetti non si è proprio aperto perché Madison deve ancora fare il suo esordio in stagione. Il dolore al polso sembra non essere ancora sparito del tutto. Con i rientri in campo di Sharapova e Azarenka, previsti rispettivamente per aprile e mesi estivi, e ci auguriamo anche della sfortunata Kvitova, il circuito WTA ha avviato la sua caccia a una nuova carismatica regina, anche se Serena sembra avere tutte le intenzioni di mantenere il trono appena riconquistato. E se Keys vuole avanzare la sua candidatura, dovrà rientrare presto in campo. E mostrarci di cosa è davvero capace.

Lorenzo Dellagiovanna

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US Open 2021, segui LIVE la finale femminile: Raducanu campionessa senza macchie, 20 set di fila

Ore 22, va in scena una delle finali più giovani della storia degli Slam femminili: sarà Leylah Fernandez o Emma Raducanu a sollevare il trofeo dello US Open 2021?

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(courtesy of US Open)

VERSO LA FINALE – Fernandez-Raducanu, la sfida che tiene testa alla caccia di Nole
Gli orari di gioco di oggi, sabato 11 settembre
I tabelloni con i risultati aggiornati in tempo reale
: maschile – femminile

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00:15Emma Raducanu completa un torneo che rimarrà negli annali del tennis: vince lo US Open senza cedere un set, inclusi i 3 turni delle qualificazioni. La britannica è la prima qualificata di sempre a vincere uno Slam. 6-4 6-3 a Leylah Fernandez nella finale

 

23:20 – Un primo set molto lottato viene vinto da Emma Raducanu per 6-4. La britannica non ha ancora perso un set nel torneo e mai è arrivata a un tie-break

22:00 – Tutto è pronto per la finale femminile della 141° edizione dell’Open degli Stati Uniti, che per la nona volta vedrà affrontarsi due teenager: per il titolo dello US Open scenderanno in campo le classe 2002 Emma Raducanu e Leylah Fernandez, entrambe alla prima finale Slam

UN PO’ DI NUMERI SULLA FINALE FEMMINILE

  • L’unico precedente risale al circuito junior, quando Raducanu battè in due set Fernandez al secondo turno di Wimbledon 2018
  • Entrambe sono nate nel 2002, ma Raducanu deve ancora compiere 19 anni (li compirà il 13 novembre)
  • Raducanu è la prima giocatrice a vincere nove partite di fila in una stessa edizione di uno Slam, ossia a raggiungere la finale da qualificata…
  • …ed è soltanto la seconda a riuscirci con meno di tre presenze in un main draw Slam (questa è appena la seconda)
  • Fernandez ha trascorso in campo quasi 13 ore in questo torneo, necessarie a battere due ex campionesse del torneo (Kerber e Osaka) e tre top 5 (Svitolina, Sabalenka e la stessa Osaka)
  • I numeri del torneo sorridono a Raducanu, diretta espressione del percorso meno accidentato: ha vinto il 90% dei game di servizio (Fernandez 81%) e il 53% di quelli in risposta (Fernandez il 26%), e pur avendo colpito meno vincenti ha commesso anche molti errori in meno (88 contro 174). I numeri assoluti non possono essere confrontati, però, per la disparità di set trascorsi in campo (16 per la canadese, 12 per la britannica)
  • Raducanu non ha mai vinto un titolo nel circuito maggiore, il suo alloro più prestigioso è un ITF 25K vinto a Pune nel 2019
  • Fernandez un titolo l’ha vinto, quest’anno, battendo in finale a Monterrey la svizzera Golubic
  • Proiezioni di classifica: Fernandez sarà sicuramente n.27 del mondo (n.19 in caso di vittoria del titolo), mentre Raducanu sarà n.32 (23 sollevando il trofeo). Non saranno comunque le più giovani in top 50, saldamente occupata da Coco Gauff (classe 2004)

US OPEN MASCHILE: SARA’ DJOKOVIC VS MEDVEDEV

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US Open, il giorno della finale femminile: alle 22 Raducanu-Fernandez

New York avrà una nuova, giovane regina al termine della finale più giovane dal 1999. Alle 19 anche la finale del doppio misto

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La caccia al Grande Slam di Novak Djokovic, nel sabato newyorkese, lascia spazio ad un non meno eccitante menu. Alle 22 italiane (diretta tv su Eurosport) andrà in scena la finale del singolare femminile più giovane dal 1999 (quando la 17enne Serena Williams superò la 18enne Martina Hingis): la britannica Emma Raducanu sfida la canadese Leylah Fernandez. Le due carte d’identità sommate danno il risultato di 37 anni: l’Arthur Ashe avrà una nuova giovane regina al termine di una finale caratterizzata dal cosiddetto melting pot di culture. La 18enne Raducanu, giunta in finale partendo dalle qualificazioni, è infatti nata a Toronto da un padre romeno di Bucarest e una madre cinese di Shenyang e si è trasferita in un sobborgo di Londra all’età di due anni. Dal canto suo la 19enne Fernandez, che nel suo percorso è riuscita a superare Osaka, Kerber e Sabalenka, è nata a Montreal da un papà ecuadoregno e una mamma canadese di discendenze filippine e si è spostata poi in Florida per inseguire il suo sogno.

La finale femminile sarà preceduta, alle 19 italiane, dalla finale del doppio misto. A fronteggiarsi sull’Arthur Ashe Stadium saranno la coppia centro-americana formata dalla messicana Giuliana Olmos e dal salvadoregno Marcelo Arevalo e la coppia anglo-americana formata da Desirae Krawczyk e Joe Salisbury, che proprio ieri ha vinto il doppio maschile insieme a Rajeev Ram.

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US Open 2021 LIVE: i match di sabato 10 settembre. Zverev vince il primo set, Djokovic secondo e terzo

Alle 21 scatta la prima semifinale del torneo maschile: Daniil Medvedev vs Felix Auger-Aliassime. All’1 Djokovic-Zverev

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Daniil Medvedev - US Open 2021 (Garrett Ellwood/USTA)

L’ordine di gioco, i campi e gli orari del day 11
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03:47 – Zverev risponde tenendo un bel turno di servizio, 1-1. La nostra diretta testuale si interrompe qui: appuntato a fine match per il resoconto e a domattina per altri aggiornamenti

 

03:43 – 1-0 Djokovic nel quarto, il serbo sembra aver assestato un bel colpo decisivo al match

03:36 – Un alieno: dopo un set senza palle break, Djokovic se ne procura tre in fila sullo 0-40, fallisce le prime due e poi gioca un meraviglioso punto di pressione chiuso con lo smash. 6-4, poche prime in campo per Zverev nel set

03:26 – Djokovic tiene un servizio molto delicato senza problemi e adesso Zverev dovrà servire per rimanere nel set. Molto equilibrio in campo

03:11 – Nel terzo set siamo ancora on serve, con il serbo che però ha dovuto annullare tre palle break in due game differenti

02:50 – SET Djokovic! Nole chiude senza problemi la seconda frazione, 6-2. Tutto torna in equilibrio

02:41 – Il numero uno del mondo si tiene al comando selle delle operazioni, 5-2

02:35 – 4-1 Djokovic, che sembra aver ripreso il controllo della propria partita

02:26 – Break Djokovic! Quasi dal nulla il tedesco si incarta con un errore su un facile dritto e un doppio fallo. Djokovic poi tiene il servizio va sul 3-0

02:10 – SET ZVEREV! Il tedesco va avanti 40-0, fallisce due set point ma alla terza occasione sfrutta una stecca di dritto di Nole e passa a condurre. Inizia in salita la semifinale per il serbo

02:00 – BREAK ZVEREV! Il tedesco va a segno alla seconda occasione del set e passa a condurre 5-4 e servizio. Può servire per il primo set

01:25 – Sono pronti per la seconda attesissima semifinale Novak Djokovic e Alexander Zverev sull’Arthur Ashe Stadium

23:20Daniil Medvedev centra la sua terza finale Slam, la seconda allo US Open e la seconda del 2021. 6-4 7-5 6-2

23:00 – Aliassime ormai scoraggiato subisce il break anche nel terzo set: 2-1 e servizio Medvedev

22:48Medvedev completa la rimonta: 5 giochi consecutivi da 2-5 a 7-5 il secondo set.

22:43 – Medvedev salva un set point e ribalta completamente il set, ora conduce 6-5 e servizio!

22:25 – Auger Aliassime conduce 5-2 con un break nel secondo set, ha tutta l’intenzione di rimettere in parità l’incontro…

21:55 – Danill Medvedev chiude il primo set 6-4. Decisivo il break nel settimo gioco, troppi errori gratuiti del canadese.

21:00 – Mancano soltanto tre incontri alla fine dello US Open 2021, ultimo Slam dell’anno. Stanno per scendere in campo Medvedev e Auger-Aliassime per la prima semifinale; non prima dell’una italiana sarà invece la volta di Djokovic e Zverev

UN PO’ DI NUMERI SULLE SEMIFINALI MASCHILI

  • Precedenti: Medvedev-Aliassime 1-0 / Djokovic-Zverev 6-3
  • Auger-Aliassime ha già fatto la storia del tennis canadese, poiché è il primo a raggiungere le semi qui allo US Open; proverà a diventare il secondo finalista canadese di sesso maschile in uno Slam, dopo Milos Raonic (Wimbledon 2016)
  • Medvedev è l’unico tennista ad aver giocato la semifinale nelle ultime tre edizioni dello US Open…
  • …ed è anche il giocatore che ha giocato più finali (16), vinto più titoli (11) e partite (145) sul cemento dal 2018 a oggi
  • Questa è già la terza striscia di vittorie più lunga di Nole negli Slam: con 26 vittorie ha pareggiato quella intercorsa tra Wimbledon 2019 e la sconfitta in semi a Parigi nel 2019. La più lunga? Le 30 vittorie tra Wimbledon 2015 e la sconfitta al terzo turno di Wimbledon 2016
  • La storia dice Djokovic, almeno per arrivare in finale: tutte le volte (cinque finora) in cui un tennista si è presentato a New York avendo vinto i primi tre Slam dell’anno, è sempre arrivato in finale e in tre occasioni, come sappiamo, ha vinto il titolo: Budge nel 1938, Laver nel 1962 e nel 1969 (unico in Era Open)
  • Occhio però a Zverev, che viene da 16 vittorie consecutive tra Olimpiadi, Cincinnati e New York; per capirci, nell’ultima sconfitta (a Wimbledon contro Auger-Aliassime) ha commesso 20 doppi falli, mentre qui a New York ne ha commessi solo 15 in cinque partite

US OPEN FEMMINILE: FINALE TRA DICIOTTENNI

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