Road to Lille: francesi favoriti, ma Goffin e Darcis sono temibili

Coppa Davis

Road to Lille: francesi favoriti, ma Goffin e Darcis sono temibili

A Lille il pronostico arride ai padroni di casa, ma la sfida è molto più equilibrata di quello che sembra. Solo il doppio francese appare nettamente favorito

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Road to Lille:

Ed eccoci all’atto finale della stagione 2017 del circuito tennistico maschile. A Lille si incontrano le nazionali di Francia e Belgio per contendersi la 106° edizione della Coppa Davis. Per chiunque riuscirà a portarsi a casa il trofeo sarà un successo storico. I francesi in caso di vittoria andrebbero in doppia cifra nell’albo d’oro, perché sarebbe per loro il 10° successo nella manifestazione. L’impresa sarebbe ancora più clamorosa se venisse realizzata dai belgi, comunque alla loro seconda finale in 3 anni. Il Belgio infatti non ha mai vinto la competizione ed ha perso sin qui le due finali giocate, quella nottetempo del 1904 e quella per l’appunto di due anni fa contro la Gran Bretagna di Andy Murray. Entrambi i capitani hanno confermato il quartetto schierato nelle due semifinali, quindi le scelte di Noah e Van Hercke vanno nel segno della continuità, di un gruppo ormai conclamato e unito che proverà a chiudere nel migliore dei modi questa stagione.

I francesi non vincono la coppa dal 2001 e tornano (per quanto riguarda le finali) sul luogo del delitto, visto che risale al 2014 l’ultima finale giocata che si disputò proprio a Lille, nello stadio Pierre Mauroy (che si trasforma all’occorrenza in una splendida arena pronta ad ospitare match di tennis con una capacità di ben 27500 posti). Gli avversari furono in quell’occasione gli svizzeri che vinsero 3-1 grazie alle imprese di Federer e Wawrinka che portarono per la prima volta nella loro storia la coppa a casa, guarda caso la stessa impresa che cercheranno di realizzare i belgi. Faranno bene i transalpini a non sottovalutare la tignosità dei loro prossimi avversari, Goffin e Darcis in Davis sono davvero duri a morire. Vediamo nel dettaglio i componenti dei singoli team ed il loro stato di forma.

 

FRANCIA

Quartetto confermato, Tsonga e Pouille singolaristi, Herbert e Mahut coppia imprescindibile per il doppio, Yannick Noah, che cerca a Lille la sua terza insalatiera da capitano (da giocatore giocò la finale di Grenoble dell’82 contro gli Usa di John McEnroe), non ha avuto dubbi sulle scelte da effettuare. Lontani dalla forma migliore Monfils, Simon e Gasquet, troppo in là con l’età Julien Benneteau che però è stato aggregato come quinto dopo la splendida semifinale di Parigi-Bercy. Tsonga è l’unico reduce della finale del 2014, ha un bilancio nella manifestazione di tutto rispetto, con 20 vittorie ed appena 6 sconfitte in singolare ed un ancor più probante 6-1 in doppio (guarda caso l’unico perso proprio contro gli svizzeri nella finale di Lille). Attualmente nr. 15 del ranking ATP, sono ben 4 i titoli vinti quest’anno (Rotterdam, Marsiglia, Lione e Anversa) ai quali va aggiunta anche la finale persa a Vienna (contro Pouille, suo compagno a Lille). Maluccio negli Slam, da rimarcare solo i quarti di finale a Melbourne. La superficie veloce lo rende molto temibile (basta guardare dove ha vinto i tornei quest’anno), se in forma difficile da arginare.

Lucas Pouille, nr.18 delle ultime classifiche mondiali, è il nuovo (23 anni) che avanza in terra francese. Abbastanza continuo, versatile, bravo un po’ su tutte le superfici, ha saputo conquistarsi nel tempo la fiducia di Noah ed oggi è a pieno titolo il secondo singolarista francese. Tre titoli per lui nel 2017 (Budapest, Stoccarda e Vienna), da non dimenticare però anche la finale di Marsiglia e soprattutto le semifinali a Dubai e Montecarlo. Negli Slam 4° turno agli US Open il miglior risultato. Deve farsi perdonare l’inopinata sconfitta in semifinale sempre a Lille nel primo singolare della sfida contro la Serbia, quando si fece sorprendere da Dusan Lajovic. Allora la tensione di aprire la contesa giocò un brutto scherzo, vedremo se stavolta sarà diverso. Herbert e Mahut sono invece praticamente coppia fissa nel circuito di doppio e grandi esperti della specialità, con il secondo che fa da sostegno e chioccia al primo. Oramai veterano Mahut (35 anni), in piena maturità agonistica Herbert (classe 1991). Quest’anno non hanno brillato negli Slam ma hanno vinto tre tornei, Roma, Montreal e Cincinnati, guadagnandosi anche la partecipazione al Master di Londra. Sulla carta il loro doppio è l’unico punto dove la Francia sembra nettamente favorita.

BELGIO

È inutile dire che gira tutto attorno a David Goffin, recente finalista al Masters di Londra. Certo, anche Steve Darcis in Davis si sa far rispettare, ma il nr. 7 del ranking dovrà saper recitare fino in fondo il ruolo del leader perché solo così il Belgio potrà finalmente vincere la sua prima Coppa Davis ed evitare di raggiungere il non invidiabile record di Romania e India, uniche altre due nazioni a non aver mai vinto la coppa nonostante abbiano giocato almeno 3 finali. Al fianco di Goffin e Darcis, capitan Van Herck ha confermato Ruben Bemelmans e Arthur De Greef, con il primo probabile doppista in coppia con Darcis il sabato.

David Goffin ha chiuso l’anno alla grande, come detto finalista al Masters con tanto di best ranking (nr. 7 ATP), vittorie a Shenzen e Tokyo ma anche finali a Sofia e Rotterdam, oltrei ai quarti di finale agli Australian Open. Ricordiamo inoltre il grave ed incredibile infortunio patito al Rolana Garros, quando per recuperare un colpo di Horacio Zeballos, il tennista belga era inciampato in uno dei teloni che servono per riparare il campo dalla pioggia procurandosi una distorsione della caviglia. Infortunio che lo ha tenuto per oltre 2 mesi lontano dai campi, ma quella pausa gli ha forse consentito di arrivare fresco al finale di stagione che tante soddisfazioni gli ha regalato. In Davis Goffin ha vinto 15 degli ultimi 16 incontri in singolare, battuto solo da Andy Murray nella finale di 3 anni fa. Steve Darcis o Mr. Davis Cup come lo soprannomina qualcuno, nr. 76 del ranking, spalla di primissimo livello in Davis di David Goffin. Ma anche in sua assenza il tennista nativo di Liegi si sa far rispettare. Vanta nella manifestazione un ruolino di tutto rispetto in singolare, 22 vittorie e 9 sconfitte ed ha guidato il Belgio negli ottavi di finale di quest’anno, quando in assenza di Goffin ha recitato in pieno il ruolo da numero 1, battendo prima in 5 set Philipp Kohlschreiber e poi nell’ultima giornata Sascha Zverev. Un vero leone nella manifestazione, non molla mai, avversario ostico da superare. Nel circuito da segnalare appena tre quarti di finale in questa stagione, è stato capace comunque di raggiungere a maggio di questa il suo best ranking alla posizione nr.38.

Ruben Bemelmans, nr. 118 in singolare e 276 in doppio, è nella sostanza il doppista della squadra, nonostante un record non eccellente nella manifestazione (7 vinte e 7 perse). Negli ultimi match era stato schierato in coppia con De Loore, ma quest’ultimo è fuori uso da un po’ per un infortunio e quindi Van Herck dovrà capire a chi far fare coppia sabato contro i quotati Herbert e Mahut. Bemelmans ha giocato sia con Darcis che con De Greef in passato, ma con entrambi è ancora a secco di vittorie (0-3 con Darcis, 0-1 con De Greef). Dubbio non da poco quello della formazione di doppio, anche se come già scritto forse quello del sabato è l’unico punto della “tre giorni” della finale dove i padroni di casa sono nettamente favoriti. Arthur De Greef è il quarto uomo belga, senza classifica in doppio, che proprio quest’anno ha fatto il suo esordio in Davis. Speranze ridotte al lumicino di vederlo in campo sabato, vedremo come si giocherà le sue carte capitan Van Herck.

PRECEDENTI TRA I GIOCATORI

Goffin è in svantaggio sia con Tsonga (che se in forma fa valere la sua esplosività nei colpi e la sua potenza fisica) che con Pouille con il quale ha perso tutti e 3 i precedenti, dato da non sottovalutare. Pouille e Darcis non si sono mai incontrati, se si dovessero sfidare sul 2-2 nell’ultimo singolare sarebbe davvero un incontro tutto da decifrare.

Tsonga-Goffin 4-2

2017 Rotterdam, hard, F, Tsonga 4-6 6-4 6-1
2015 Roma, clay, R32, Goffin 6-2 4-6 7-5
2015 Montecarlo, clay, R32, Tsonga 6-3 6-4
2014 Metz, hard, QF, Goffin 1-6 7-6(5) 7-5
2014 Queen’s, grass, R32, 7-6(5) 6-2
2013 Wimbledon, grass, R128, 7-6(4) 6-4 6-3

Tsonga-Darcis 0-0 (1-0 nei challenger)

2002 France F17, hard, QF, Tsonga 2-3 rit.

Tsonga-Bemelmans 1-0

2017 Anversa, hard, SF, Tsonga 6-3 6-3

Non ci sono precedenti tra Tsonga e De Greef.

Pouile-Goffin 3-0

2016 Metz, hard, SF, Pouille 7-6(6) 6-1
2016 Madrid, clay, R64, Pouille 7-6(4) 2-6 7-7(7)
2016 Brisbane, hard, R16, 7-6(5) 4-6 6-3

Pouille-Bemelmans 2-1

2017 US Open, hard, R128, 6-3 6-4 6-4
2016 Dubai, hard, qual, Pouille 6-2 6-3
2013 Australian Open, hard, qual.,Bemelmans 6-4 6-1

Pouille- De Greef 0-0 (1-0 nei challenger)

2015 Ostrava, clay, R16, Pouille 7-5 6-4

Non ci sono precedenti tra Pouille e Darcis.

Herbert-Goffin 0-1

2017 Rotterdam. Hard, SF, Goffin 6-1 6-3

Herbert-Darcis 0-0 (0-1 nei challenger)

2013 Bordeaux, clay, R32, Darcis 7-5 4-6 7-6(4)

Herbert-Bemelmans 1-0 (1-0 nei challenger)

2017 Rotterdam, hard, qual, Herbert 6-7(7) 6-4 7-5
2016 Orleans, hard, QF, Herbert 7-6(3) 7-6(10)

Herbert-De Greef 0-0 (0-1 nei challenger)

2013 San Benedetto, clay, R32, De Greef 6-3 6-7(3) 6-2

Mahut-Goffin 1-3

2016 Bercy, hard, R32, Goffin 7-6(5) 6-3
2016 Metz, hard, QF, Goffin 6-3 6-7(6) 6-4
2015 ‘s-Hertogenbosch, grass, F, Mahut 7-6(1) 6-1
2012 Winston-Salem, hard, R64, 7-6(3) 6-1

Mahut-Darcis 0-1 (0-1 nei challenger)

2014 Rennes, hard, F, Darcis 6-2 6-4
2013 Bucarest, clay, qual, Darcis 6-4 6-3

Mahut-Bemelmans 0-0 (2-2 nei challenger)

2015 Le Gosier, hard, R32, Bemelmans 7-6(6) 6-3
2014 Orleans, hard, R32, Bemelmans 6-3 6-4
2013 Rennes, hard, R32, Mahut 6-3 5-7 7-6(3)
2011 Courmayeur, hard, QF, Mahut 7-6(1) 1-6 7-6(2)

Non ci sono precedenti tra Mahut e De Greef.

PRONOSTICO

Tra i singolaristi sembra nettamente favorito Tsonga su Darcis nella prima giornata, per il resto tutti gli altri match sono quanto mai aperti (come detto Pouille e Darcis non si sono mai incontrati e Goffin è sotto nei precedenti con entrambi i francesi). Visto che la coppia francese appare nettamente favorita su qualsiasi tipo di combinazione possa scegliere Van Herck sulla sponda belga, tutto ruota attorno agli eventuali exploit di Goffin e Darcis. Il nr.1 belga avrà smaltito le tossine delle performance nel Masters di Londra? È talmente alta la posta in palio che siamo portati a credere che i due belgi daranno la morte sul campo, ma riteniamo favoriti padroni di casa. È anche vero però che potrebbe bastare un nulla per sovvertire il pronostico e modificare gli equilibri in campo, comunque vada prevediamo spettacolo ed emozioni come solo la Davis sa regalare.

FRANCIA 60% – BELGIO 40%

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Coppa Davis

Quanto vale davvero la World Cup of Tennis (alias Coppa Davis)?

Un’analisi di business del nuovo formato. Al momento siamo allineati a un ATP 500 top, ma il trend è in crescita

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Dopo un weekend di intense emozioni a seguito del commovente saluto di Federer che non dimenticheremo facilmente, comincia una nuova settimana abbastanza soft, con soltanto tornei ATP 250. Ne approfittiamo allora per guardare avanti e parlare un po’ di questa nuova Davis Cup, che speriamo possa regalarci nel prossimo futuro belle soddisfazioni.

Riavvolgiamo allora il nastro;

ANNO 2018: Il board ITF votò l’OK alla nuova formula della Davis sulla base di una proposta che parlava di un total financial commitment iperbolico di 3 miliardi di euro in 25 anni, ovvero 125 milioni all’anno (col senno di poi sarebbe interessante leggere il report di Deloitte che all’epoca redasse la due diligence per ITF sulla “soundness” della proposta di Kosmos; purtroppo il documento è riservato). Tuttavia già all’epoca la quota “reale” di prize money destinata ai giocatori era ben diversa, nell’ordine dei 15 milioni di euro totali.

 

ANNO 2019: la grande discontinuità comincia nel 2019, con la prima edizione che si tiene a Madrid nella Caja Magica. Tutte le fasi finali con le migliori 16 squadre tutte assieme appassionatamente, nei round robin che hanno determinato poi il quadro a eliminazione diretta dai quarti in poi. Due cose sono rimaste di quell’edizione: un nuovo capitolo della leggenda di Nadal che si caricò lettaralmente sulle spalle la Spagna per portarla alla vittoria finale; e il delirio organizzativo con un numero folle di match compressi in una settimana, col risultato di sessioni mattutine dagli spalti vuoti e session serali che si prolungavano fino a notte fonda.

ANNO 2020: niente da segnalare, le finali di Davis non hanno luogo causa Covid, e causa deficit registrato a seguito della prima edizione del nuovo corso, con gli organizzatori che colgono la palla balzo per evitare guai ulteriori

ANNO 2021: primo aggiustamento della formula, con la distribuzione della fase a gironi presso 4 sedi staccate per ampliare la partecipazione di pubblico e snellire le finals ai match più significativi di semifinali e finali. Esperimento parzialmente riuscito in quanto l’idea delle sedi staccate appare azzeccata per avere in una di quelle sedi un home team che traina la partecipazione di pubblico (meglio se però in città affamate di tennis). Il tallone d’achille fu però una programmazione che rendeva di fatto irrealistico per i fan organizzarsi per andare a seguire alle finali la propria squadra e rendere l’atmosfera speciale, visto che fra quarti e semifinali/finali il lag temporale era di circa 10 giorni.

ANNO 2022: qua siamo arrivati al nadir della storia della Davis con l’opzione di Abu Dhabi che sembrava emergere prepotentemente come sede favorita delle Finals, sull’onda di chissà quanti petrodollari; una decisione che è stata schivata per sollevazione popolare, visto che una fetta consistente degli addetti ai lavori, in modo più o meno rumoroso, espresse la propria disapprovazione per l’ipotesi che avrebbe definitivamente ucciso ogni rimando al vecchio formato. L’altra innovazione al formato introdotta infine è stata quella di spostare i quarti nello stesso slot temporale e nella stessa sede della fase finale, grazie ad un’estensione dello slot a calendario dedicato alla manifestazione.

Nell’attesa insomma di vedere gli sviluppi del braccio di ferro Kosmos – Tennis Australia che dovrebbe portare all’unione fra ATP Cup e Davis Cup, con ogni evidenza la soluzione di maggior buon senso sotto tutti i punti di vista, con l’attuale formula Kosmos e ITF sembrano aver trovato un minimo di equilibrio. Ma è davvero così?

Andiamo allora a vedere come si colloca su queste basi la Davis rispetto ad altri tornei ATP e se i fondamentali economici e sportivi siano sballati o meno. L’analisi che faremo verterà su tre dimensioni:

  • Appeal sportivo
  • Ritorno economico per i giocatori
  • Ritorno economico per gli organizzatori

Su queste 3 dimensioni cercheremo per quanto possibile di fare una comparazione con diverse categorie di tornei ATP e a squadra, come la Laver Cup e l’ATP Cup.

APPEAL SPORTIVO: misure fisiche oggettive ovviamente non ce ne sono, ma proviamo comunque a porci la seguente domanda: quanto è attraente la Davis per un tennista? Lasciamo da parte le nostalgie della vecchia formula, per cui la Davis era sì un traguardo ambito da raggiungere, ma non in maniera seriale. Se da un lato un grande campione nei decenni in genere ha sempre cercato di mettere in bacheca una Davis oltre ai trofei del grande Slam, è anche vero che lo sforzo che veniva richiesto per l’insalatiera era tale che ci si considerava liberati dopo aver iscritto anche solo una volta il proprio nome nell’albo d’oro (come ci confermava anche Albert Costa in una chiacchierata al torneo di Barcelona). A un Roland Garros in più in bacheca invece non si dice mai di no…vero Rafa?

Ma scherzi a parte un modo per vedere se l’interesse dei giocatori è reale o meno possiamo considerare che questi hanno sempre la possibilità di “votare con i piedi”, ovvero di non rispondere alle convocazioni; pertanto andare a vedere ad esempio quale sia il ranking dei migliori 8 giocatori che partecipano alle varie competizioni è un modo per avere un’idea di quanto siano più o meno considerate

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte.

*(classifiche al 26/09/22).

Fra parentesi per ogni torneo almeno le prime 8 teste di serie, se rientranti nei primi 20 del ranking ATP all’atto del torneo.

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte. Inoltre, la formula inclusiva che ai nastri partenza un numero di nazioni ben superiore a quello di fasi finali della Davis rende più facile la presenza di tutti i migliori. Questo era un po’ il ragionamento che era stato adottato anche per l’edizione 2019 della Davis, ma che poi è stato scartato causa calendario troppo compresso. Anche in questo senso, il vantaggio di calendario dell’ATP cup è evidente.

RITORNO ECONOMICO PER I GIOCATORI: Qua le comparazioni son un po’ più complicate in quanto gli schemi sono differenti fra un torneo e l’altro e inoltre un valore assoluto come il prize money non è comparabile fra tornei a squadre e tornei individuali, in quanto gli schemi di remunerazione sono differenti e meno sbilanciati verso un singolo individuo vincitore del torneo.

Per i tornei ATP il dato è di facile lettura. Per i tornei a squadre invece la lettura è un po’ più articolata:

  • Per la Laver Cup è previsto uno schema semplificato per cui ognuno dei 6 membri di ogni team riceve 250k $ in caso di vittoria, e 125k in caso di sconfitta. A queste somme vengono aggiunte delle participation fees variabili in funzione del ranking. Non sono distribuiti punti ATP.
  • Nel caso della Davis Cup nel 2021 il prize money era distribuito fra 16 team composti da 5 membri ognuno, che a partire dai round robin si sono scontrati fino alla fase a eliminazione diretta, dai quarti di finale in poi. Non ci sono differenze di remunerazione in funzione del ranking e di singoli match vinti, conta soltanto il risultato di squadra. Non sono distribuiti punti ATP. Sono inoltre previsti altri 5 milioni da ripartire fra le federazioni
  • Lo schema di remunerazione dell’ATP CUP infine è quello più complessa di tutti, basata su participation fees che variano in funzione del ranking, vittorie individuali e vittorie di squadra. Inoltre, oltre ad una discreta sommetta, i giocatori ricevono fino ad un massimo di 750 punti ATP per il singolare e 250 per il doppio. Le participation fees sono un bel richiamo per attirare i top player, che garantiscano ai top ten un cachet di ingresso di oltre 150k, indipendentemente dalle prestazioni di team o individuali. I team partecipanti sono 24, contro i 16 della Davis.

RITORNO ECONOMICO PER GLI ORGANIZZATORI: Il ritorno economico per gli organizzatori ovviamente dipende da variabili che prescindono dal semplice “sbigliettato”. Tuttavia se un torneo “tira” a livello di pubblico sugli spalti, è ragionevole pensare che l’evento abbia un certo appeal e che questa possa essere una proxy anche dell’appeal televisivo. 

Andando anche in questo caso ad analizzare per i vari tornei l’affluenza di pubblico registrata e i prezzi dei biglietti messi in vendita per diverse tipologie di settore ci possiamo farci un’idea a livello comparativo.

** Dato stimato per il 2022: la fase a gironi di settembre nelle 4 sedi di Valencia, Bologna, Glasgow e Amburgo ha fatto registrare ottimi risultati di pubblico con oltre 110.000 presenza complessive. A metà settembre 2022 inoltre oltre il 20% dei biglietti per le Finals di Malaga risulta già venduto e pertanto, stante una capienza dell’impianto pari a 11.000 spettatori un target di 160.000 biglietti venduti appare raggiungibile

CONCLUSIONI: che la Davis sia ancora in una fase di assestamento è indubbio. Al momento sulla base della nostra analisi diremmo che sotto vari aspetti la manifestazione è un appeal che come minimo è pari a quello di un 500 top come Vienna o Barcellona. Che questo sia sufficiente a far quadrare gli “economics” (come dicono quelli bravi…i conti della serva per chi non ha vezzi da consulente) è tutto da vedere anche perché il dettaglio della proposta fatta da Kosmos ad ITF non è stato reso pubblico. Sicuramente la strada intrapresa è quella giusta, in quanto la formula delle 4 città per i round robin per avere l’effetto traino di una nazione che gioca in casa funziona. e una collocazione in calendario a fine anno che veda quarti semifinali e finali nella stessa settimana e nella stessa location è utile sia ai fan per organizzarsi che per far crescere il pathos dell’evento. Staremo a vedere come andrà a finire, noi ovviamente saremo in prima fila a tifare azzurri contro il team USA.

BONUS TRACK: Abbiamo scelto di non fare comparazioni con Roma e Madrid in quanto combined event, mentre Bercy ha solo il tabellone ATP. In ogni caso nelle nostre ricerche abbiamo dato un occhiata anche ad altri tornei di nostro interesse come Roma e Madrid e ci siamo accorti che il torneo capitolino non ha ancora pubblicato il programma delle partite per l’edizione 2023, a differenza della Villa spagnola: fate attenzione se state pensando di acquistare in anticipo i biglietti per Roma, visto che potrebbe essere adottato lo schema di Madrid, e magari il sabato, anziché le semifinali maschili potrebbe aver luogo la finale femminile, scelta fatta da Madrid e già resa pubblica.

A Roma invece, per quanto riguarda il torneo femminile (categoria WTA 1000), sono ancora in corso colloqui con la WTA per adeguarlo alla lunghezza e alla dimensione di quello maschile, in maniera analoga ai tornei dello stesso livello. Insomma i biglietti sono già in vendita, ma su come verranno i definiti i contenuti delle singole giornate ancora non v’è certezza. Insomma, occhio!

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Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La rivoluzione della Coppa Davis andata in scena negli ultimi anni ha proposto una competizione sicuramente molto diversa rispetto a quella che eravamo abituati a conoscere. E ovviamente non sono mancate le critiche, sia per la formula a gironi, sia per la diminuzione dei match (da cinque a tre per ogni incontro), sia per il fatto che spesso i match finiscono a tarda ora (l’ultimo a lamentarsene è stato Andy Murray). La ITF, al fianco del partner Kosmos, ha respinto tutte le critiche – vedi anche l’intervista rilasciata al direttore Ubaldo Scanagatta dal presidente David Haggerty – e sta cercando tuttora di far evolvere in senso positivo la competizione. Ad esempio, quest’anno la fase a gironi è stata anticipata da novembre a settembre, in modo da staccarla da quella a eliminazione diretta, per rendere meno impegnativo il calendario dei giocatori coinvolti.

Da notare c’è che stando ai dati diramati oggi dalla ITF e da Kosmos, la Coppa Davis non ha perso il suo fascino da massima competizione mondiale del tennis per nazioni, e nemmeno il pubblico all’interno dei palazzetti di gara (nella scorsa settimana si è giocato a Casalecchio di Reno, Glasgow, Valencia e Amburgo). Infatti, viene comunicato che un totale di 113.268 persone hanno acquistato un biglietto per la fase appena chiusa, con 26.445 persone presenti nella sola domenica di gare. Un dato che grossomodo equivale a quello fatto registrare nel 2021, per la fase finale che si è giocata tra Torino e Madrid. Insomma, considerando che si deve giocare la fase più calda della competizione (a Malaga dal 21 al 27 novembre), l’affluenza di quest’anno finirà per essere maggiore rispetto a quella della passata edizione.

“I numeri di oggi sono molto simili a quelli visti nelle intere edizioni del 2019 e del 2021 – ha affermato Enric Rojas, il Ceo di Kosmos -. Ci aspettiamo tra le 50mila e le 60mila persone a Malaga. Il miglioramento in termini di affluenza, percentuale di riempimento degli stadi e fan engagement sarà, a nostro giudizio, enorme”. Per ora a Malaga sono stati venduti 20mila biglietti circa e verosimilmente, ora che si sanno le squadre protagoniste, tra cui c’è anche l’Italia, inizia il periodo più caldo per le vendite dei biglietti.

 

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