I Signori della sala stampa: Richard Evans, non solo tennis

Interviste

I Signori della sala stampa: Richard Evans, non solo tennis

Una serie di interviste con i grandi nomi del giornalismo mondiale. Il direttore Scanagatta intervista Richard Evans, una vera e propria leggenda tra gli addetti ai lavori

Pubblicato

il

 
 

Di seguito qualche parola del nostro Direttore sulla figura di Richard Evans, leggendaria penna inglese e acuto osservatore del piccolo mondo della racchetta, così come della grande dimensione della Storia con la “s” maiuscola.


Richard Evans è un uomo solo al comando, nel computo degli Slam. È molto probabile che, come è accaduto per Nicola Pietrangeli con i suoi 164 incontri di Davis (record imbattibile dacché, 1982, è diventato impossibile giocare più di 4 incontri l’anno) anche il suo diventi un record insuperabile. Non so se li abbia contati con la precisione di un Rino Tommasi, ma Richard garantisce di aver raggiunto quota 196 Slam! Sarà dura raggiungerlo, anche perché lui, che lavora per Fox e fa radio in diretta per l’ITF nei tornei dello Slam, non ha nessuna intenzione di fermarsi. Io sono a quota 147. Quasi 50 tornei indietro: dovrei… battermi con Ubitennis per 11 anni in più dopo il ritiro di Richard per motivi anagrafici! Sventolo già adesso bandiera bianca!

Richard ha 78 anni, esattamente 10 più di me, ma come potete constatare da questa video-intervista, davvero non li dimostra. Nato in Francia nel ’39, ma da genitori inglesi, è un grande, un grandissimo giornalista che ha scritto per le principali testate britanniche, Times, Telegraph, e ha lavorato per vari network, fra i quali la BBC in tv e in radio. Ha certamente inciso di più nel mondo del tennis con la forza delle sue opinioni, anche se non ha forse il talento di scrittore di un Clerici né la credibilità statistica di un Tommasi. Ma come Tommasi – e con il vantaggio di poterle esprimere in inglese, e quindi di essere inteso da tutto il mondo del tennis – ha la forza delle opinioni e la profonda conoscenza – anche storica – dello sport di cui scrive. E di tanti altri sport. La conoscenza approfondita di vari sport, una vera cultura, e quella massima nel tennis, consente a chi abbia una grande personalità come la sua di esprimere pareri intelligenti e pesanti. Amplio il discorso, anche se c’entra poco. A mio sommesso avviso in Italia oggi, dopo un’epoca in cui forse i giornalisti italiani di tennis erano i migliori del mondo (perché avevano avuto esperienze giornalistiche di vario livello – a contatto con i Brera, i Biagi, i Montanelli, i Piazzesi, i Bartoli – e avevano anche giocato a tennis a discreti livelli agonistici… mentre nessuno degli stranieri lo aveva fatto, anche se c’erano con la penna talenti straordinari come Rex Bellamy, John Roberts, Sue Mott o supercompetenti come Richard Evans), grandi qualità giornalistiche di statura internazionale, in tv come sulla carta stampata, non mi pare che si intravedano, almeno a quei livelli.

 

Ho conosciuto Richard all’inizio degli anni Settanta. Siamo subito diventati grandi amici. In giro per il mondo, negli Slam, ma anche in mete diverse. Quando dovevo scegliere con chi uscire alla sera fra i colleghi, se non c’erano Rino o Gianni, uscivo con lui. Perché aveva sempre una conversazione interessante da offrire, fascinosa (non solo per le belle donne: ne ha avute tante, oltre a due mogli, con la seconda che gli ha dato un figlio, Ashley, cui è legatissimo). Lui “Roving Eye” – l’occhio sempre in movimento – che era anche il titolo della sua prima rubrica, pubblicata da World Tennis. Ne ha condotta una anche per la rivista francese Tennis Magazine, la migliore mai andata in commercio. La rubrica si chiama Au tour de monde.

È stato più volte anche mio ospite a Firenze, e mi poteva parlare delle sue corrispondenze dalla Cambogia e dal Vietnam, da Memphis subito dopo l’uccisione di Martin Luther King, dagli Stati Uniti quando seguiva le campagne di Robert Kennedy prima che venisse assassinato, le dimostrazioni contro il Governo messicano del ’68 che si conclusero con un massacro, il suo esordio a Wimbledon 1957 quando, appena diciottenne e con zero conoscenze di tennis (era ed è tifoso dell’Arsenal) fu spedito sulle tracce di Althea Gibson, la prima tennista di colore a vincere i Championships (che gli dette clamorose esclusive, facendosi accompagnare da lui perfino al tradizionale ballo dei vincitori), esattamente come gli sarebbe accaduto anni dopo quando andò al seguito di Arthur Ashe in Sud Africa per la lotta contro la politica dell’apartheid dell’epoca pre-Mandela (con il quale sarebbe entrato in contatto nel 1990).

Con Richard, con il quale abbiamo potuto parlare anche delle nostre esperienze all’interno dei nostri giornali (nel mio piccolo ho lavorato e scritto per tutte le pagine de La Nazione, cronaca, interni  esteri, oltre che sport) abbiamo diviso momenti bellissimi anche nelle isole Fiji al tennis-ranch di John Newcombe, all’epoca in cui lui aveva un flirt con Carol Thatcher, la figlia della Lady di Ferro che scrisse anche un libro sulla coppia John-Lloyd-Chris Evert. Io stesso mi ritrovai ad un party dato da Carol per l’inaugurazione del suo appartamento, con Margaret Thatcher che arrivò all’improvviso con il marito e, prima di andare in cucina con noi a portare i piatti sporchi, raccontò storie incredibili di lei con Kohl e i politici italiani.

Richard ha scritto libri e biografie di Marty Riessen, John McEnroe, Ilie Nastase, e la recente autobiografia “The roving eye”. È stato quel che è oggi Nicola Arzani, Senior ATP Media&Marketing p.r., – e anche direttore dell’ufficio europeo ATP quando la base era Parigi – ed è stato anche chairman dell’International Tennis Writers Association che fu emanazione dell’associazione giornalisti europei di tennis europei che avevamo fondato insieme. Vi basterà seguire quest’intervista per capire che grande personaggio sia Richard Evans.

Ubaldo Scanagatta

L’INTERVISTA

Come hai iniziato a seguire il tennis e perché?
Ho iniziato la carriera giornalistica molto presto, a diciassette anni dopo la leva militare. Tre giorni prima di Wimbledon in redazione erano un po’ nel panico perché dovevano scrivere un pezzo su Althea Gibson, ma non si trovava nessuno che potesse farlo. Così il direttore, vedendomi entrare nell’ufficio, disse: “Facciamolo fare a questo giovanotto”. Non aveva idea di chi fossi. Così mi sono presentato ad Althea Gibson, che è stata davvero incantevole, e due giorni dopo ero seduto sul centrale di Wimbledon a prendere appunti. Così sono diventato corrispondente dell’Evening Standard per il tennis e poco dopo sono partito per gli Stati Uniti.

Hai collaborato con moltissimi giornali, puoi menzionarne qualcuno?
Quando ero negli stati uniti, sono diventato corrispondente anche per l’Evening News, un altro giornale di Londra, per tutto e non solo per lo sport. Ho parlato dell’assasinio di Martin Luther King, delle vicende di Robert Kennedy e del Watergate, perchè ero l’unico corrispondente dal Nord America.

Eri molto affascinato da Robert Kennedy.
Sì, l’ho trovato il politico più interessante che abbia mai seguito. Vivremmo in un mondo diverso ora se fosse diventato presidente al posto di Nixon. Erano come il bianco e il nero, due personalità completamente diverse. L’unica cosa da dire su Nixon è che non è peggiore di Trump.

A proposito dei libri che hai scritto, ce n’è uno anche su John mcEnroe e uno su Ilie Nastase. Qual è il giocatore che ti ha affascinato di più e perché?
Scelgo John McEnroe. Era folle e come tennista era un genio. Nessuno ha più giocato come lui.

Nemmeno Roger Federer?
Roger è diverso, perché combina tutte le sue abilità in modo da poter vincere. McEnroe non lo faceva. Ha vinto sette titoli Slam ed è ridicolo. Si è un po’ buttato via. Ha cominciato a provare a vincere gli Australian Open solo alla fine della sua carriera. Diceva di non poter giocare bene sull’erba di Kooyong perché diceva che bisognava scalare una collina per approcciarsi alla rete. Effettivamente c’era un pochino di pendenza nei pressi della rete, ma per lui era una collina! Ha sicuramente vinto molto meno di quanto avrebbe potuto, perché era un genio assoluto con la racchetta in mano.

Sei contento di dedicare il tuo tempo a seguire il tennis o ritieni uno spreco di intelligenza scrivere di persone che colpiscono una pallina? Te lo chiedo perché spesso mi viene detta la stessa cosa.
Ho passato molto tempo a parlare di politica quando ero corrispondente dall’estero e ho iniziato a notare che moltissimi politici mentono e non dicono mai la verità. Gli atleti invece, per la maggior parte, dicono sempre la verità perché non puoi dire di aver giocato bene se hai perso 6-0 6-1, è sotto gli occhi di tutti. Quindi preferisco avere a che fare con l’onestà dei giocatori che con i politici.

Althea Gibson accompagnata da Richard Evans al ballo dei vincitori di Wimbledon

I Signori della sala stampa:

Continua a leggere
Commenti

Flash

Roland Garros, Osaka: “Ero molto preoccupata per questa conferenza”

Un anno dopo il ritiro dallo scorso Open di Francia, la giapponese Naomi Osaka ritorna a Parigi: “Per nessun motivo non giocherò questo torneo”

Pubblicato

il

2022-04-27 MUTUA MADRID OPEN 2022 CAJA MAGICA MADRID ( SPAIN ) MEDIA DAY WTA NAOMI OSAKA OF JAPAN PHOTO: ANGEL MARTINEZ / MMO

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Un anno dopo la vicenda che l’ha vista al centro delle discussioni nello scorso Roland Garros per il boicottaggio delle conferenze stampe e il successivo ritiro prima del match di secondo turno, Naomi Osaka ritorna sul luogo del misfatto con due soli match giocati a Madrid, inclusa la roboante sconfitta contro Sara Sorribes Tormo e il successivo forfait agli Internazionali BNL d’Italia. Osaka che si presenta con un nuovo mood a Parigi definendolo un posto “diverso dagli altri tornei”.

D: In che modo Parigi è diverso dagli altri tornei? e come è andata la tua preparazione dato che hai sofferto per un piccolo infortunio?

NAOMI OSAKA: “Trovo tutto un po’ ironico, la stagione sulla terra battuta è quella su cui ho speso più tempo durante la mia preparazione, ed è stato davvero un peccato che mi sia dovuta ritirare da Roma e non ho potuto giocare a Madrid.

 

Ma ne ho approfittato per esplorare l’Europa, prima di Madrid sono stata a Maiorca, e dopo Roma sono andata a Nizza e ho visto macchine fantastiche a Monaco. Quindi è stato davvero bello per me poter esplorare quei posti.

D: Sei stata in grado di prepararti per il torneo in questi ultimi giorni come volevi durante le sessioni di allenamento o hai dovuto gestire i carichi e preoccuparti di ciò?

NAOMI OSAKA: Per nessun motivo non giocherò questo torneo, quindi ovviamente dovrò gestire il tutto, ma allo stesso tempo, assumerò degli antidolorifici. In realtà ho giocato molti Grandi Slam con qualche problema. In Australia, quando ho giocato contro Kvitova [finale del 2019, ndr], per cinque partite ho sofferto di u forti dolori alla schiena. Quindi penso che forse ci sia la possibilità che io possa giocare davvero bene quando sono infortunata, perché mi sento come se non avessi niente da perdere.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

D: Nei giorni scorsi è emersa la notizia che stai avviando Evolve. Da quanto tempo pensi a una cosa del genere? Perché pensi sia importante per te fare questa mossa e come pensi che cambierà il panorama delle donne nello sport e come impatterà sul modo di gestire la propria carriera?

NAOMI OSAKA: Per me, penso che sia davvero importante, penso che le figure di riferimento siano davvero importanti, solo il fatto di vedere qualcuno fare qualcosa, ti fa sentire come se potessi fare la stessa cosa anche tu. Ho trovato davvero interessante il fatto che non ci fosse un’atleta donna che l’avesse fatto prima, ma ci sono stati così tanti uomini. Quindi, non lo so. Penso che sia un viaggio, e sento che imparerò molto durante questo viaggio.

D: Hai parlato della tua determinazione a giocare questo torneo, qualunque cosa accada. Puoi spiegare perché così determinato a giocare qui anche se non sei fisicamente al massimo?

NAOMI OSAKA: Non ne sono molto sicura, ma sento che ci sia un limitato periodo di tempo in cui potrò giocare a tennis, quindi devo trarne il meglio. So che ci sono molti altri giocatori che possibilmente hanno dei problemi fisici, alcuni anche seri, e vogliono così tanto giocare questo torneo. Penso che per me un piccolo problema fastidioso non dovrebbe essere un grosso impedimento. Si tratta di un Grande Slam, seguivo questo torneo in TV quando ero più giovane. È ancora come un davvero un grande onore per me.

D: Iga era qui prima a parlare di come le cose sono cambiate per lei dietro le quinte da quando è diventata la numero 1 del mondo e ha iniziato la sua striscia vincente. È una situazione nella quale puoi immedesimarti?

NAOMI OSAKA: Ho mai vinto tipo tornei di fila? Non lo so (risponde sorridendo). Sai, non posso immedesimarmi in ciò in maniera specifica, ma quando mi trovavo al numero 1, c’è stato questo episodio nel quale parlando con un’altra giocatrice e lei mi chiese in che parte del tabellone sei? Ma quando sei la numero 1 sei automaticamente nella metà superiore.

È come se questi piccoli eventi come quello che ho descritto che mi hanno fatto sentire come se dovessi chiedermi se le altre persone pensavano che io fossi abbastanza brava da essere la numero 1 e cose del genere. È proprio lì che va la mia mente. Per quanto riguarda Iga l’ho vista crescere, è davvero sorprendente per me quanto stia facendo bene. In un certo senso voglio vedere dove porterà il resto della sua carriera.

D: L’anno scorso qui non si parlava del tuo tennis. Mi chiedo solo se, quando sei tornata al Roland Garros quest’anno, quali fossero le sensazioni che hai provato. Hai ripensato all’anno scorso e a come sono andate le cose e tutto il resto, lontano dal campo?

NAOMI OSAKA: Non mentirò. Quando sono arrivata qui, ero molto preoccupata. Ovviamente non è piaciuto neanche a me come ho gestito la situazione, ma ero preoccupato che ci fossero persone che ho offeso in qualche modo e mi sarei semplicemente imbattuta in loro. Ma penso che la maggior parte delle persone che ho incontrato siano state davvero positive anche se non sono davvero così sicura.

Ero anche molto preoccupata per questa conferenza stampa, perché sapevo che avrei ricevuto molte domande su questo tema. Ovviamente ci sto ancora pensando, e mi sto preparando per ogni evenienza, ad esempio se vado in campo e un fan dice qualcosa come a Indian Wells. Ma penso di stare bene.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

Continua a leggere

Flash

Roland Garros, Swiatek si toglie pressione: “Prima o poi perderò, ma questa stagione è già un successo”

La numero 1 punta al suo secondo Slam: “Da quando sono in vetta la gente mi tratta in modo diverso. Tenere a mente che questa striscia può finire è salutare”

Pubblicato

il

Iga Swiatek - Mutua Madrid Open 2022 (PHOTO- ANGEL MARTINEZ : MMO)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Non ci sono dubbi da sciogliere, Iga Swiatek a poche ore dall’inizio del Roland Garros 2022 è la chiara favorita per la vittoria finale. La polacca arriva a Parigi come meglio non potrebbe: ha vinto gli ultimi 5 tornei che ha disputato, inanellando 28 vittorie consecutive. Inoltre ha già vinto sui campi del Bois de Boulogne nel 2020, quando però a dire il vero le condizioni climatiche e di conseguenza di gioco erano ben diverse da quelle che i giocatori troveranno da domenica 22 maggio in poi. La gestione della pressione sarà più che mai il fattore decisivo per la numero 1 mondiale, un aspetto che l’ha tradita nella scorsa edizione quando difendeva il titolo. Iga ha parlato così ai giornalisti nella consueta conferenza pre-torneo.

D: È chiaro che il gioco è dove vuoi che sia, ma è una sfida mentale per te adattarsi a questa nuova situazione? Se sì, come ti stai preparando?

Swiatek: “Beh, finora è andato tutto bene, ma in realtà non ho giocato un Grande Slam da quando è iniziata la striscia di successi. Quindi immagino che vedremo se tutto quello che ho fatto finora è abbastanza. Ma ho dei pensieri davvero positivi. Onestamente, è capitato un paio di volte in questi tornei di essere già stressata, sono stata in grado di lavorare su questo e fare un ottimo lavoro semplicemente concentrandomi sul tennis. Quindi spero di poter continuare a farlo”.

 

D: Essere numero 1 sembra essere adatto a te. Non sembri sentire troppa pressione, almeno per tutti noi che ti guardiamo. Avevi pensato molto a come sarebbe stato essere numero 1 mondiale prima di arrivare in cima e ora è come ti aspettavi?

Swiatek: “Non ci stavo pensando, ma è una buona domanda. Di solito quando scalavo la classifica non sapevo nemmeno dove fossi, onestamente. Stavo solo andando avanti, e non mi importava davvero se fossi numero 50 o 100. Era sicuramente importante quando partecipavo ai tornei, ma per me era solo un numero, quindi non mi importava. In questo momento mi sento come se grazie alla mia nuova classifica, le persone intorno a me mi trattassero in modo un po’ diverso. Così il mondo è cambiato, di sicuro (sorride). Mi sento comunque come se stessi rimanendo me stessa, come giocatrice e persona. Ma ritengo che ci sia ancora da migliorare”.

D: Hai pianificato qualche trucco per tenere la mente libera nei day off durante questo torneo, fino al tuo primo turno e si spera dopo, avete alcune attività da fare solo per non pensare alle partite?

Swiatek: “In realtà, quest’anno mi sembra più facile non pensare alle partite, perché ci sono anche molte cose che possiamo fare, come fare un giro turistico, anche fare una passeggiata. L’anno scorso con la bolla è stato piuttosto difficile, ed è stato normale che tutti stessero solo pensando al tennis perché era l’unica cosa da fare alla fine. Sto leggendo molto, come al solito, quindi niente di speciale. Guardo serie TV. Oggi, per esempio, sarà il mio giorno libero, quindi di sicuro andrò a fare un giro se il tempo migliorerà. Quando ho avuto i miei giorni di allenamento, speravo che piovesse, quindi avrò più giorni liberi, ma piove quando ho il giorno libero, quindi come al solito (sorride)”.

D: Cosa stai leggendo ora? In secondo luogo, come potresti definiresti un successo in questo torneo?

Swiatek: “Sto leggendo “21 Lessons for the 21st Century”, ho la tua approvazione? (sorride). È difficile rispondere alla seconda, perché non ho obiettivi come ad esempio raggiungere la semifinale o una finale. Vedrò partita dopo partita. Sono consapevole che questa striscia potrebbe finire presto, quindi non voglio avere il cuore spezzato quando succederà. Penso che esserne consapevoli sia abbastanza salutare. Ho già così tanti punti e sono abbastanza contenta degli ultimi tornei, a tal punto che penso questa stagione sia già un successo per me (sorride)”.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

Continua a leggere

Flash

RG: per Zverev favoriti Nadal e Djokovic. Medvedev: “Sulla terra posso perdere da chiunque”. Tsitsipas e la sfida con Musetti

Il n.2 Daniil Medvedev svela i suoi piani per la stagione sull’erba. Tsonga e Simon sperano in un’ultima soddisfazione

Pubblicato

il

Daniil Medvedev - Acapulco 2022 (Twitter - @AbiertoTelcel)
Daniil Medvedev - Acapulco 2022 (Twitter - @AbiertoTelcel)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Giornata di allenamenti e parole per alcuni tra gli uomini più attesi della 121esima edizione del Roland Garros, al via domenica. Oltre a Nadal e Djokovic, si sono presentati in sala stampa per le conferenze della vigilia anche due beniamini di casa come Tsonga e Simon (entrambi ormai a un passo dal canto del cigno) e le teste di serie dalla numero due alla quattro: Medvedev, Zverev e Tsitsipas. Gli spunti interessanti tra le loro dichiarazioni non sono mancati, a partire dal russo che ha parlato a lungo delle sue sensazioni dopo l’operazione che gli ha impedito di partecipare ai ‘mille’ sulla terra e della sua programmazione per i prossimi mesi in cui sarà costretto a saltare Wimbledon

Medvedev non ha cercato di nascondere il fatto di non gradire più di tanto la terra, tanto che quando un giornalista gli ha fatto notare il suo bilancio assai negativo contro i giocatori francesi affrontati sul rosso (la sconfitta più recente è quella arrivata martedì con Gasquet al suo rientro nel circuito a Ginevra), il russo ha risposto così: “Onestamente, su questa superficie posso perdere con chiunque!. Tuttavia ha anche detto che per lui è stato un dispiacere non poter giocare a Montecarlo, Madrid e Roma per via dell’infortunio che ormai è del tutto superato: “Fisicamente mi sento bene, in grado di giocare cinque set. La prima settimana di allenamento è stata complicata perché per i muscoli è difficile dopo due-tre settimane senza fare niente, ma ho fatto le cose passo dopo passo e ora sono pronto”. Lo stop gli è stato persino d’aiuto: “sentivo di avere bisogno di un break per ricaricare le batterie anche a livello mentale”.

Il numero 2 del mondo, stuzzicato in più occasioni sulla decisione di Wimbledon di escludere i tennisti russi (qui il provvidimento dell’ATP a tal riguardo), ha anche affermato di non avere intenzione di fare ricorso al TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) e di avere comunque intenzione di giocare sull’erba: “probabilmente giocherò ad Halle, ‘s-Hertogenbosch e anche a Mallorca”. Ha inoltre aggiunto che potrebbe iniziare la stagione sul cemento già a Los Cabos, ATP 250 a cui si è iscritto. Daniil si è anche espresso sul fatto di essere capitato nella parte di tabellone più “morbida”: “è sempre meglio non avere vicini giocatori come Nadal e Djokovic”.

 

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Del 13 volte vincitore a Parigi e del campione in carica ha parlato anche Zverev, secondo cui i due non possono che essere i maggiori favoriti. Il tedesco, che si trova nella stessa metà di tabellone di Rafa e Nole (e di Alcaraz), si è sbilanciato affermando che a suo avviso “il vincitore del torneo uscirà dalla parte alta (cioè quella più dura, ndr)”. Il numero 3 del mondo ha affrontato il tema dei tanti fattori che entrano in gioco nel corso di un major. Per lui ciò che fa la differenza rispetto agli altri tornei è proprio il sogno che tutti hanno di vincere uno Slam: “penso di aver perso alcuni match per la pressione di voler vincere a tutti i costi uno Slam”. Per questo secondo Sascha sarà interessante vedere come gestirà questo elemento Alcaraz.

Nella metà di tabellone debole si trova invece Tsitsipas che al primo turno affronterà il nostro Lorenzo Musetti e anche di lui ha parlato: “È un ottimo giocatore su questa superficie, ha un grande potenziale e ha dimostrato di poter esprimersi su alti livelli. So che dovrò essere in grado di mettere sul campo il mio miglior tennis”. Il greco è stato sollecitato anche sulle sue attività extra-campo e in particolare sui social, dove spesso pubblica dei contenuti in un certo senso “filosofici”: “tra i miei follower ci sono molti bambini e ragazzi e per questo voglio essere una sorta di mentore, di maestro per loro e quindi condivido opinioni che penso siano importanti. Spero di poter aiutare gli altri a vivere meglio le loro vite”.

Non sono di certo tra i favoriti del torneo ma sono comunque molto attesi dal pubblico Tsonga e Simon. Per entrambi sarà l’ultima volta sui campi del Roland Garros: per il primo sarà l’ultimo torneo in assoluto, mentre Gilles aspetterà la fine della stagione per dire addio al tennis. I due hanno parlato delle loro emozioni, di cosa li ha portati a prendere questa decisione e del loro futuro. L’ex numero 5 del mondo si è detto “sollevato” di essere arrivato all’ultimo torneo e di aver potuto decidere quando smettere: “Il mio obiettivo era poter essere consapevole di star giocando il mio ultimo torneo in modo da godermi ogni singolo momento […] Il mio corpo e la mia mente mi hanno detto che arrivato il momento di mettere un punto […] Voglio andare in campo per giocarmela con un giocatore molto solido (Ruud, ndr) anche se so che sarà difficile. Sono sicuro che le emozioni saranno tante”. Tsonga ha poi parlato del suo amico Simon, definendolo “parte della sua storia tennistica” e ripercorrendo alcuni momenti del loro rapporto iniziato all’età di 11-12 anni.

Gilles ha spiegato di non avere ancora dei piani per il futuro: “Se potrò avere un anno di break sarà un bene per me, ma il tennis è sempre stata la mia passione e di sicuro non mi allontanerò da esso, anche non so in che modo e con quale ruolo. Ho sempre voluto essere un tennista sin da quando ero piccolo, per questo qualsiasi cosa farà dopo non era una mia priorità, ma non ci ho ancora pensato: vedremo”. Invitato a tracciare un bilancio della sua carriera, il francese ha detto di aver dato il massimo durante la sua carriera: “avrei potuto fare meglio, sicuramente, ma anche peggio. Sono riuscito a essere orgoglioso di me stesso in varie occasioni (ha ricordato ad esempio la vittoria a Metz e quelle su Nadal e Federer). Non si tratta solo di vittorie, sconfitte e ranking, ma è qualcosa che va oltre”.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement