Coppa Davis: De Bakker e Norrie, eroi inaspettati. USA 2-0

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Coppa Davis: De Bakker e Norrie, eroi inaspettati. USA 2-0

Cameron Norrie, 114 Atp, regala l’insperato 1-1 alla Gran Bretagna contro la Spagna. Ad Albertville l’olandese schianta Mannarino schierato al posto di Pouille, rimedia poi Gasquet. Querrey supera Djere, Isner la spunta al quinto su Lajovic, Serbia quasi fuori

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COPPA DAVIS, Ottavi di finale 

FRANCIA-OLANDA 1-1 (Raffaello Esposito)

T. de Bakker b. A. Mannarino 7-6(4) 6-4 6-3

 

Yannick Noah non è un mago ma cerca sempre il modo di sorprendere. Stavolta ha atteso l’ultimo istante per preferire Adrian Mannarino (25 ATP, al suo primo match in Davis) a Lucas Pouille nel primo singolare della sfida. E mal gliene incolse. Il tulipano ventinovenne Thiemo de Bakker (369 ATP), sprofondato in classifica causa infortuni a dispetto di un talento che gli avrebbe potuto consentire una miglior carriera, gioca un match da urlo. Spara di dritto, tiene dentro il rovescio, attacca a rete e soprattutto si aggrappa al servizio come un koala a un ramo di eucalipto.

Nel primo set perde la battuta, la recupera, lotta sempre e arriva al tie break, che Mannarino gli regala gentilmente. Sul 4-2 in suo favore il francese manca prima una volée a campo aperto che pure un bambino avrebbe chiuso e subito dopo un passante da metà campo per un ulteriore vantaggio. Non vince più un punto.
Reazione nulla nel secondo set, Adrian perde subito il servizio ai vantaggi e l’altro lo seppellisce sotto una montagna di prime palle fino al 5-3 servizio Francia. Qui Mannarino certifica il suo stato confusionale commettendo l’ennesimo doppio fallo (…e non è Sampras) sul 30-40, conquistato da de Bakker con un clamoroso passante lungolinea in spaccata. Il francese è un fantasma, alza sempre gli occhi al cielo in cerca di un’ispirazione che non gli viene dal suo capitano. Purtroppo per Noah il furore agonistico non si può insegnare. Dall’altro lato quel volpone di Haaruis – ricordate il suo match contro Connors? – trova le parole giuste per tenere Thiemo in carreggiata. De Bakker brekka ancora in apertura con due cannonate e conserva con merito il vantaggio fino al 6-3 che cli consegna una delle vittorie più importanti – e meritate – della carriera. E ora tocca a Gasquet.

R. Gasquet b. R. Haase 6-4 7-6(3) 3-6 7-5

L’ultimo precedente (6-1 per il francese il totale) giocato pochi mesi fa a Shanghai fu una battaglia ma oggi Richard Gasquet (33 ATP) non ha concesso tregua al suo avversario, quel Robin Haase (42 ) capace di uno dei colpi più incredibili visti negli ultimi anni sui campi. Richard sperava certo di giocare in un clima più rilassato ma la sconfitta inopinata di Mannarino non gli ha concesso questo lusso. E lui è stato bravo, concentrato e cattivo nel non concedere spiragli a un avversario pericoloso, soprattutto sullo 0-1. Primo set teso, nessuno dei due possiede il colpo che uccide per dominare il gioco e allora tutto si risolve in lunghi palleggi da fondocampo in attesa di errori o aperture. Il francese attende sornione il momento buono e assesta il colpo quando fa più male. Va a palla break nel nono gioco con un rovescio dei suoi, incassa il vantaggio grazie a una steccata avversaria e chiude i conti tenendo a zero la battuta. Chirurgico.

Gasquet è un umorale, e se le cose marciano prende sicurezza. Così accade nel secondo parziale, Richard insegue nel punteggio ma comincia a ottenere di più dalla prima palla e appare maggiormente padrone dello scambio. Manca un ghiotto 30-40 nel terzo gioco, o meglio, glielo annulla Haase con un gran dritto, però lui controlla bene la situazione e giunti al tie-break sale in cattedra col suo colpo migliore per il 7-3. Nel suo momento migliore il francese paga un netto calo fisico, forse dovuto ad un problema al piede che si fa medicare a set terminato. Haase continua a crederci e sfrutta il momento come meglio non si potrebbe. Martella col servizio e si prende due volte quello avversario chiudendo il parziale con un chiaro 6-3 che allunga la sfida al quarto. Nel game finale attimi di apprensione per una raccattapalle che inciampa malamente, si fa male al ginocchio e deve uscire dal campo trasportata a braccia.

Qualcosa è cambiato nell’inerzia del gioco. Gasquet sembra arrivare peggio sulla palla mentre Robin mantiene alto il ritmo e sorvola i propri turni senza soffrire. Il punteggio rimane in equilibrio sino al 5 pari, poi nella volata finale viene fuori la grande levatura tecnica del francese, che con un paio di colpi nei piedi dell’avversario proteso a rete strappa il servizio e va a servire per il match. Le emozioni del quarto set si concentrano nella coda, Gasquet si distrae e con tre gratuiti concede due palle break ad Haase sul 15-40. Il francese rimedia con due ottime prime, un’accelerazione di diritto lo porta a match point ed infine un ace centrale confermato da hawk-eye fa sorridere finalmente un preoccupato Noah. La prima giornata si chiude 1-1 ma occhio al doppio, i francesi partono favoriti ma la coppia olandese renderà loro la vita difficile


SERBIA-USA 0-2 (Michele Blasina)

S. Querrey b. L.Djere 6-7(7) 6-2 7-5 6-4

Sono gli Stati Uniti i vincitori del primo punto di questi ottavi di finale di Coppa Davis, giocati contro la Serbia sulla terra rossa indoor dello Sportski centar Cair di Nis. Gli USA si aggiudicano il primo dei due punti contro una Serbia menomata in partenza dalla mancanza dell’ uomo-Davis Novak Djokovic, ancora convalescente e in aria di intervento chirurgico al gomito, per non parlare di Troicki e Tipsarevic. Le due squadre, capitanate da Nenad Zjimonic e Jim Courier hanno due precedenti tra di loro, vinti entrambi dalla Serbia.

L’arena di Niš non è nemmeno piena a metà ma la tifoseria serba si fa sentire, le immagini tv mostrano addirittura più di una batteria montata sugli spalti, manco fossimo in una partita di calcio. Il primo incontro vede protagonisti Laslo Djere, 88 ATP, e Sam Querrey, n. 12. Il primo set arriva in maniera equilibrata fino al tie break; Djere si porta rapidamente sul 3 a 0, giocando splendidamente contro un Querrey falloso; il nativo di Senta comanda intelligentemente lo scambio insistendo sul rovescio, colpo debole dell’americano…rovescio che Djere gioca invece incredibilmente bene, spazzolando le righe a più riprese e chiudendo il tie break 7-4. Dal secondo parziale in poi parla la classifica ATP perché il numero dodici al mondo fa uscire tutta la sua esperienza e grinta, sfruttando il calo fisiologico del suo opponente e chiudendo 6-2. Nei successivi due parziali basteranno due break a Querrey per aggiudicarsi meritatamente il primo punto della giornata.

J. Isner b. D. Lajovic 6-4 6-7(7) 6-3 3-6 7-6(4)

E’ un match ad alta temperatura quello tra Long John Isner e Dusan Lajovic, alfiere serbo dal rovescio a una mano. L’arena, ormai scaldata dal singolare tra Querrey e Djere, scatena tutta la potenza del suo tifo a supporto del giocatore superstite, che deve opporsi alle bordate servizio-dritto del numero 18 ATP.

Dopo un primo set vinto 6-4 dall’americano, si assiste nel secondo set a una risalita da parte di Lajovic che sfruttando le rotazioni del suo rovescio e la continuità del servizio, mette in difficoltà il gigante americano, costringendolo a un sanguinoso tie-break; Isner annulla un set point sul 6-5 con un coraggiosissimo inside out da cineteca e un lungolinea di chiusura. Non basta questo a fermare il momento d’oro del serbo che chiude il tie break 9 a 7. Il terzo set ad alta tensione vede i due giocatori scambiare selvaggiamente da fondo campo e da questi primi game lottati Isner si aggiudica il break del 3 a 1 recuperando una smorzata di Lajovic e spedendogliela lungolinea, provocando una reazione d’ira nel serbo che addirittura si colpisce per sbaglio con la propria racchetta. Si arriva al 5 a 3, non senza assistere a bellissime fiammate col rovescio a una mano del serbo, che si carica a più riprese; ma è Isner a chiudere il set con il suo fedele servizio dagli effetti destruenti, che zittisce l’arena e porta il match al quarto e forse ultimo parziale. Il numero 84 serbo adesso si trova davanti la possibilità di allungare le speranze della Serbia, portando il match al quinto. Anche se il servizio di John Isner è puntuale e implacabile quanto la bolletta della luce e breakkare il gigante sembra un’impresa, Lajovic tra uno splendido passante di rovescio e qualche errore di misura dalla parte opposta, si porta sul 6 a 3. È infine Isner a uscire vincitore dal tie break del quinto set, sigillando i primi due punti preziosi di questi ottavi di finale di Coppa Davis per gli Stati Uniti


SPAGNA-GRAN BRETAGNA 1-1 (Michele Trabace)

A. Ramos Vinolas b. L. Broady 6-3 6-4 7-6(6)

Ramos non sbaglia- Sulla terra rossa di Marbella arriva il primo punto dalla nuova Spagna targata Bruguera nella sfida contro la Gran Bretagna e ad ottenerlo è Albert Ramos-Vinolas, numero 21 del mondo, che sconfigge in tre set Liam Broady, numero 165 ATP e sostituto dell’acciaccato Kyle Edmund. Non era sulla carta un impegno particolarmente ostico per l’iberico poiché la superficie lo facilitava di parecchio nel suo compito, eppure il nativo di Stockport, assente sui campi di terra battuta da quasi due anni, è stato in grado di vendere cara la pelle, ma si sa in Davis niente è scontato.

Nel primo set non c’è storia, Ramos è di un’altra categoria e si aggiudica facilmente la partita per 6-3 con un doppio break. Maggiore equilibrio nel secondo parziale con il trentenne di Barcellona che si fa recuperare un break, riuscendo prima ad annullare due velenose palle break nell’ottavo game e poi a trovare il guizzo vincente nel decimo gioco al sesto set point, fissando dunque il punteggio sul 6-4. Pensiero comune è che il britannico ora possa cedere di schianto, invece no, rimane ancorato al match e addirittura si procura la possibilità di servire per il set nel dodicesimo gioco, ma viene vanificata dal recupero di Ramos che ristabilisce la parità. L’epilogo di questa frazione è affidato al tie-break: Broady si procura un set point, ma è magistrale Ramos con un grande passante di rovescio ad annullarlo e poi alla prima palla match è ancor più bravo a trovare una risposta che sancisce la fine delle ostilità dopo due ore e trentaquattro minuti.

C. Norrie b. R. Bautista Agut 4-6 3-6 6-3 6-2 6-2

Norrie eroico– Alzi la mano chi dopo i primi due parziali avrebbe mai pensato ad un simile ribaltone. Cameron Norrie, anni 22 e all’esordio assoluto in Coppa Davis, realizza un capolavoro andando a vincere un match straordinario al quinto set contro un avversario di grande caratura quale Roberto Bautista Agut. Dopo una giornata di gare al Club de Tenis Puente Romano di Marbella siamo a sorpresa 1 a 1 tra Spagna e Gran Bretagna. Questi sono gli incontri che spesso la Coppa Davis ci ha abituato per anni, dandoci delle emozioni uniche.

Inizio in salita per il numero 23 mondiale che va subito sotto di un break, ma dal 2 a 4 infila quattro game consecutivi, aggiudicandosi il primo set 6-4. La striscia positiva prosegue anche nei primi tre giochi della seconda frazione, il britannico ha un sussulto e riesce ad accorciare, ma l’iberico riprende in mano le operazioni e chiude per 6-3. La disputa tra i due giocatori è ancora lontana dall’essere conclusa: il recente vincitore del suo settimo titolo a Auckland, pur avendo in due occasioni un break di vantaggio, perde per 3 volte il servizio con Norrie che ne approfitta per strappare 6-3 il terzo parziale, dando speranza al suo capitano Leon Smith e ai suoi connazionali qui presenti. La battaglia ora si fa serrata, gli scambi sono lunghi, i giochi diventano estenuanti (6 su 8 finiscono ai vantaggi) e quasi sempre è Norrie a prevalere, con un Bautista che sembra sempre più affaticato e non al meglio fisicamente, come testimonia anche il medical time out per farsi curare la coscia sinistra; dal 2 pari Norrie diventa inarrestabile e incredibilmente si prende anche il quarto set per 6-2, rimandando ogni verdetto al quinto e decisivo parziale con un clima sempre più bollente sugli spalti, soprattutto dei britannici. Il nativo di Johannesburg è sempre più “on fire”, si porta avanti 3 a 1 e Bautista soffre terribilmente (si fa nuovamente massaggiare la coscia sinistra durante un cambio campo); Norrie vede da vicino il traguardo poiché ottiene un ulteriore break che lo manda a servire per il match nell’ottavo game: il numero 114 ATP da fondo a tutto quello che ha, la palla dello spagnolo si stampa sul nastro e al primo match point si realizza una rimonta pazzesca dopo più di 4 ore di intenso gioco. La Gran Bretagna pareggia i conti e domani il doppio sarà ancora più importante.

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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