Djokovic, ancora non va. 'Non dovevo essere qui'. Federer riparte e chiude

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Djokovic, ancora non va. ‘Non dovevo essere qui’. Federer riparte e chiude

Nole subito fuori contro Daniel. Più di 60 gratuiti e un atteggiamento piuttosto negativo. Roger salva set point e conclude dopo la sospensione per pioggia

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[Q] T. Daniel b. [10] N. Djokovic 7-6(4) 4-6 6-1 (Michelangelo Sottili)

In due ore e mezza e tre set, Taro Daniel, n. 109 ATP, supera Novak Djokovic che fa registrare 61 errori non forzati, di cui oltre la metà arrivati dal rovescio. C’era grande attesa per il rientro dell’ex numero 1 del mondo dopo l’intervento al gomito e, pur considerando le dichiarazioni sulle aspettative, ben difficilmente Nole potrà ritenersi soddisfatto di questa prestazione contro il giapponese che quest’anno, prima di questo torneo, aveva battuto solo un paio di amatori.

 

Taro vince il sorteggio e, memore dei forzati aggiustamenti in battuta di Djokovic in Australia, sceglie di rispondere; l’altro replica iniziando il match con una combinazione servizio e dritto vincente e Daniel si limita a giocare come se avesse già fatto tutto il possibile. In vantaggio del break conquistato a zero nel quarto gioco e con due soli punti lasciati in quattro turni di servizio, Nole sembra accontentarsi, ma il rovescio spesso corto e i gratuiti che aumentano in misura preoccupante suggeriscono a Taro che, dopotutto, può anche provarci, così piazza due bei vincenti e riporta il set in parità. Emblematico il punto con cui Daniel arriva sul 6-6, tenendo senza difficoltà lo scambio sulla diagonale di rovescio, tanto che tocca al serbo tentare di uscirne con una smorzata: da dimenticare sia quella sia il successivo tie-break, praticamente regalato all’avversario.

L’incontro prosegue su livelli mediocri, ma il pubblico riesce a infiammarsi per qualche sporadico vincente e il grido “Nole, Nole!” accompagna il break ottenuto dal serbo al settimo gioco che gli consente di allungare il match dopo aver recuperato da 15-40 nell’ultimo game. A Djokovic è sufficiente tenere un paio di colpi profondi per mettere in affanno Taro, ma oggi non è affatto cosa semplice e il nervosismo comincia a farsi palese. Gli errori non accennano a diminuire, ma le emozioni non mancano tra palle break offerte e rifiutate, fino a quella messa a segno dal dritto di Daniel con Nole che pare rinunciare allo scambio più teso del match: è solo 3-1, ma l’incontro finisce lì. Taro, per la prima volta nel main draw di Indian Wells, accede così ai sedicesimi dove aspetta Leonardo Mayer che ha battuto Ruben Bemelmans, lucky loser al posto di Kei Nishikori. 

Mi sono sentito come se stessi giocando per la prima volta. Stranissimo, completamente fuori ritmo. Nelle ultime settimane sono stato anche lontano dal meglio, in termini di salute”, ha detto Djokovic in conferenza stampa. Non avrei nemmeno dovuto essere qui, sono passate solo cinque o sei settimane dall’operazione. Ma ho recuperato in fretta, e volevo vedere in che condizioni ero”. Si tratta di un problema mentale? Hai paura di farti di nuovo male o senti ancora dolore? Gli chiedono i giornalisti presenti in sala stampa. “Ero nervoso. Era uno di quei giorni in cui non riesci a trovare il ritmo da fondo, soprattutto dal lato del rovescio. Alcuni errori sono stati inusuali, non da me. Ma credo che faccia tutto parte del momento particolare che sto vivendo. Il dolore? Anche se non lo senti, continui a pensarci, perché è un qualcosa che mi sono portato dietro per due anni”.

Quando un giornalista gli chiede: “Ti abbiamo visto durante gli allenamenti soffiarti spesso il naso, forse eri anche un po’ raffreddato? Non è capitato certo nel momento migliore, proprio quando avresti avuto bisogno di energie”, Nole risponde così: È la vita. Dio ti mette sempre alla prova proprio nel momento in cui non te lo aspetti. Ho vissuto tante cose nella mia vita, quindi so che in ogni situazione c’è sempre qualcosa di buono. In questo momento, sono seduto qui a parlare di una sconfitta. Non è quello che uno sportivo vorrebbe, ma allo stesso tempo, c’è una ragione dietro ogni cosa che capita nella vita“. Sei preoccupato in vista del resto della stagione, della tua condizione fisica e mentale e tutta la situazione che stai vivendo? “Ovviamente analizzerò tutta la situazione. Il tennis mi manca. In un certo senso mi manca competere. Mi manca essere là fuori, è una parte molto grande della mia vita. Ma allo stesso tempo, devo parlare con il mio team e creare la miglior strategia possibile per il futuro”.

Raggiante invece Taro Daniel nell’intervista post match: “Molto è dipeso dal mio servizio. Non ho fatto tanti ace e ho commesso qualche doppio fallo di troppo, ma non l’ho fatto mai entrare in ritmo. Non credo sarei stato in grado di farlo un anno fa. È un grande miglioramento perché è quello che mancava principalmente al mio gioco, e spero di poter continuare a migliorarmi perché il livello non è ancora da top 50, ma voglio arrivarci.

[1] R. Federer b. F. Delbonis 6-3 7-6(6) (Roberto Ferri e, da Indian Wells, il nostro inviato Vanni Gibertini)

Dopo un’attesa dovuta a un principio di pioggia, Roger Federer scende in campo da numero 1 del mondo. Non gli capitava da Basilea 2012. Di fronte a lui c’è il mancino argentino Federico Delbonis, numero 67 del mondo, che contro il maestro svizzero vanta un bilancio positivo grazie alla vittoria ottenuta nel 2013 ad Amburgo nell’unico precedente confronto. Per quanto si è visto nella prima parte della partita, Federer è stato molto incisivo e centrato con il servizio e le volèe, molto meno con i colpi da fondocampo che, forse complice un po’ di ansia per le condizioni meteo, spesso e volentieri ha steccato o messo gratuitamente fuori dalle linee del campo. Anche nella prosecuzione del match sotto il sole, il campione svizzero ha dato l’impressione di essere un po’ “diesel”, ma alla fine è stato più solido quando contava.

La partita

Federer tenuto a galla dalla precisione della prima palla di servizio nei primi due turni di battuta in cui è comunque costretto ai vantaggi per venirne a capo. Gli errori gratuiti fioccano e buon per lui che Delbonis mostri tutti i suoi limiti su questa superficie, altrimenti sarebbero dolori. L’argentino ha un primo turno di battuta facile ma sul secondo alla prima palla break concessa soccombe. Il 33% di prime in campo non sono ovviamente ammissibili contro un giocatore del livello dello svizzero, che ne approfitta immediatamente. Delbonis avrebbe comunque un’ottima opportunità per rientrare in partita nel nono game. Sul punteggio di 5-3 Federer smarrisce improvvisamente la prima di servizio, sbaglia due facili diritti e gli regala due palle break consecutive che trova però modo di fallire complice anche una risposta su una seconda giocata a ridosso degli spettatori della prima fila. Un diritto completamente scentrato mette fine al primo (brutto) set.

Nel secondo parziale Delbonis appare solido nei primi due game di battuta mentre Federer è ancora frettoloso nell’esecuzione dei colpi e quindi molto più falloso del solito, seppure non corra rischi particolari. Dopo una sospensione per pioggia ed il definitivo rinvio al giorno dopo sul 2-2, Federer deve salvare una palla break per il 2-4 ma un sicuro smash da fondo lo toglie dai guai. Si arriva senza patemi al tie-break nel quale lo svizzero va avanti subito 4-1 con due sevizi a seguire. Poi però inciampa in un paio di errori con il diritto ed un doppio fallo e regala un set point a Delbonis. L’argentino però cede due punti sulla sua battuta con due gratuiti di rovescio, e sul match point è Federer che forza un errore sul passante di diritto dell’avversario ed alza le braccia verso il terzo turno.

Di notte le condizioni sono molto più ‘morte’, di giorno la superfice è più reattiva, prende lo spin molto di più e meglio”, racconta Federer nella conferenza stampa post-match. “Capisco quello che sta succedendo a Novak, gestire le situazioni in partita è totalmente un’altra cosa. In allenamento puoi anche sentirti bene, puoi impegnarti, fare finta che ogni punto sia un match-ppoint, ma giocare la vera partita non è paragonabile. Annullare un break-point davanti alla folla, nello stadio, sono sensazioni che non si possono riprodurre in un training“. Federer non ha ancora deciso cosa farà durante la stagione sulla terra battuta: “Ho deciso che non giocherò all’inizio. Sicuramente non andrò a Montecarlo, che oltretutto cade durante il viaggio in Africa della Fondazione. Poi dopo Miami deciderò se giocare o meno e quali tornei scegliere“.

Risultati:

[LL] D. Sela b. [21] K. Edmund 6-4 6-4
G. Monfils b. [15] J. Isner 6-7(5) 7-6(3) 7-5
[31] P. Kohlschreiber b. [Q] T. Smyczek 1-6 6-4 6-4
P.H. Herbert b. [24] G. Muller 6-3 7-5
[28] F. Lopez b. [WC] E. Escobedo 6-4 6-3
[29] D. Ferrer b. [WC] T. Sandgren 6-2 7-6(3)
[Q] Y. Bhambri b. [9] L. Pouille 6-4 6-4
[Q] T. Daniel b. [10] N. Djokovic 7-6(4) 4-6 6-1
L. Mayer b. [LL] R. Bemelmans 6-4 6-1
[1] R. Federer b. F. Delbonis 6-3 7-6(6)
[2] M. Cilic b. M. Fucsovics 7-5 6-3
[Q] M. Baghdatis b. [14] D. Schwartzman 7-5 6-4
[18] S. Querrey b. M. Zverev 6-4 7-5
[8] J. Sock b. T. Fabbiano 6-2 7-5
[32] M. Raonic b. [Q] F. Auger-Aliassime 6-4 6-4
J. Sousa b. [4] A. Zverev 7-5 5-7 6-4
[6] J.M. del Potro b. [WC] A. De Minaur 6-2 6-1

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ATP Washington 500: Sinner si rialza contro Ruusuvuori e torna a vincere dopo due mesi

Jannik Sinner interrompe la serie di quattro sconfitte consecutive e sfiderà Korda per un posto nei quarti. I due stanno disputando anche il doppio insieme

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Sinner b. Ruusuvuori 6-2 6-4

L’ATP 500 di Washington è il teatro del ritorno alla vittoria di Jannik Sinner, che supera in due set il finlandese Emil Ruusuvuori. L’unico precedente tra i due risaliva agli ottavi del 1000 di Miami, con Sinner che lasciò cinque game a Ruusuvuori sulla strada verso la finale poi persa contro Hubert Hurkacz. Non un avversario imbattibile quindi per il tennista italiano, e forse anche un tipo di giocatore che ne esalta le qualità, ma Sinner ha mostrato miglioramenti rispetto alle ultime uscite.

Nota positiva sicuramente per Sinner i colpi da fondo, apparsi molto più potenti e ordinati e meno fallosi delle ultime uscite. Continua a tentennare un po’ il servizio. Nonostante l’85% di punti vinti con la prima, il tennista di San Candido ha messo in campo solo il 41% di prime. “Sì, so che sono un po’ poche ma l’importante è aver vinto anche in queste condizioni” ha commentato Jannik in conferenza. E senza concedere palle break. Per Sinner è solamente la terza partita a livello di main draw ATP chiusa con una percentuale di prime in campo inferiore al 50%; l’unica altra vittoria era arrivata ad Anversa contro Monfils nel 2019.

 

L’inizio di partita di Jannik ricorda quello deciso e penetrante di inizio stagione. Il tennista italiano prende subito il comando da fondo e appare molto più centrato rispetto alle scorse partite. La diagonale di dritto sembra fare particolarmente male a Ruusuvuori oggi, che cede il servizio in avvio e si trova sotto 3-0. Sinner non molla la presa e un doppio fallo del finlandese crea l’opportunità di un doppio break, vanificata da Ruusuvuori dall’aiuto del servizio. L’occasione per chiuderla prima del previsto si ripresenta nell’ottavo game, con il tennista finlandese che si trova spalle al muro a servire per restare nel set. Sinner è chirurgico nell’approfittare delle incertezze al servizio del suo avversario e si prende il primo set in maniera molto convincente.

Molto più equilibrato il secondo set, con Ruusuvuori che è molto più attento sul suo servizio e Sinner che continua a non concedere la minima occasione all’avversario nei suoi turni di battuta. Il primo a rischiare è di nuovo il finlandese, che nel sesto game si aggrappa ancora una volta alla sua prima di servizio per cacciarsi fuori dai guai. Tutto cambia quando Ruusuvuori va a servire per restare nel match, e qui la tensione gioca un brutto scherzo al finlandese. Prima il dominio da fondo di Sinner e poi un doppio fallo generano tre palle break a favore del tennista italiano. Il finalista di Miami non si fa sfuggire l’occasione e chiude la partita con un dritto incrociato che non lascia repliche al suo avversario, abbandonato completamente dal servizio nel momento decisivo.

Per Jannik una vittoria che sa di liberazione, la prima dopo due mesi esatti di digiuno. “Sono felice, anche se una vittoria non significa che sono uscito dal periodo negativo. Dopo la partita ho subito parlato con Riccardo, per analizzare le cose che non ho fatto nel modo migliore“. Questo il commento di Jannik, la cui ultima vittoria era arrivata al terzo turno del Roland Garros contro Mikael Ymer, il 5 giugno scorso, seguita da quattro sconfitte consecutive su tre superfici diverse.

Al prossimo turno una sfida molto interessante per Sinner, che affronterà uno dei migliori giovani del circuito nonché suo partner di doppio in questo torneo, lo statunitense Sebastian Korda, vincitore in due set sul canadese Vasek Pospisil. “In realtà non ho mai avuto occasione di allenarmi con lui, nelle scorse settimane me lo aveva chiesto ma ero già impegnato. Poi ci siamo accordati per provare a giocare il doppio insieme, e abbiamo scelto Washington. Se questo mi aiuterà per la nostra sfida lo scopriremo in campo; lui è un giocatore molto solido“. I due sono anche il numero 1 e il numero 3 della Race to Milano, la classifica che qualifica per le Next Gen Finals, nella quale Korda è preceduto in classifica solo da Felix Auger-Aliassime e dal tennista italiano. “Ma per il momento non ci penso, siamo ancora troppo lontani” ha tagliato corto Jannik sull’argomento.

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Il rientro di Nadal è una battaglia: tre ore per battere Sock a Washington

Esordio memorabile per il maiorchino al Citi Open: supera l’ex top 10 al tie-break decisivo. “Quando la partita è entrata nel vivo anche il dolore al piede si è fatto sentire” ha fatto sapere Rafa

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Rafael Nadal - ATP Washington 2021 (Mike Lawrence_Citi Open)

[1] R. Nadal b. [WC] J. Sock 6-2 4-6 7-6(1)

L’esordio assoluto di Rafael Nadal all’ATP 500 di Washington si è concluso con una vittoria al tie-break decisivo contro Jack Sock, e il folto pubblico del campo centrale del Rock Creek Park Tennis Center non poteva chiedere una partita migliore. Il programma si è concluso infatti con la testa di serie n. 1 opposta alla wild card americana e non era affatto scontato che in campo ci fosse così tanto equilibrio. I due sono rimasti in campo per oltre tre ore e Nadal ha dovuto sudare sette camicie già per aggiudicarsi il primo set (6-2), nel quale addirittura il primo a rischiare di subire il break era stato lui. Alla fine, con una dimostrazione di grande superiorità con il dritto mancino, Rafa ha preso il largo dal 2-2 ed è passato in vantaggio.

Nel secondo set, l’ex top 10 Sock ha tentato di sfruttare al massimo l’euforia del pubblico e il suo gioco potente ha continuato a mettere in difficoltà Nadal il quale, forse stuzzicato dai numerosi serve-and-volley tentati da Djokovic a Tokyo, si è cimentato anche lui in questa soluzione con risultati altalenanti. Sul 3-3 c’è stato il break che ha deciso il parziale in favore di un agguerritissimo Sock; sull’onda dell’entusiasmo del pareggio appena agguantato, è stato proprio Sock a passare in vantaggio ad inizio di terzo set.

 

Nadal però non si è scomposto e si è affidato ancora una volta alla sua arma principale: il dritto. Gli scambi hanno continuato a restare lunghi e faticosi, e giunti al tie-break decisivo il n. 3 del mondo ha lasciato un solo punto al suo avversario, prima di chiudere con l’ennesimo dritto vincente. Al di là della sconfitta, questa prestazione per Sock è sicuramente un segnale positivo in vista del proseguo della sua carriera: il ritorno in top 100 entro la fine dell’anno sembra alla sua portata se continuerà ad esprimersi su questi livelli.

Questa la disamina sulla partita da parte del maiorchino: “Non è stato facile. Penso di aver iniziato più o meno bene il primo set. Poi ho giocato un brutto secondo set. Va detto che quando la partita è entrata nel vivo anche il dolore al piede ha iniziato a farsi sentire. Ho iniziato a soffrire un po’ troppo. Poi Jack ha giocato dei grandi punti. Non sono riuscito a metterlo in difficoltà con i miei colpi e non sono riuscito a rifarmi sotto negli scambi quando lui aveva l’iniziativa. È stata dura, ma ho finito la partita giocando meglio.”

Per Nadal questo è stato il primo match dopo due mesi di pausa a seguito della stagione sulla terra rossa, ma tre ore in campo non sembrano aver pesato più di tanto, anzi. “La mia forma fisica va bene. Ho solo bisogno di sentire un po’ meno dolore al piede, onestamente. Ma fisicamente mi sento più o meno bene. Partite come questa sono necessarie per essere più in forma dopo un mese senza gareggiare. Ma questo fa parte del processo e so come funziona. Ho affrontato tutte queste cose molte volte nella mia carriera, quindi è qualcosa di cui non mi preoccupo. Vincere questo tipo di partite ti aiuta a migliorare. Poi, se il dolore al piede diminuisce, penso che il resto delle cose verrà passo dopo passo“.

Rafa sarà in campo per gli ottavi di finale di nuovo in chiusura di programma, quindi all’una di notte italiana, e il suo avversario sarà il sudafricano Lloyd Harris – un incrocio inedito nel circuito maggiore. Ma a prescindere dal prossimo avversario, un amante della competizione come Nadal non può che rinvigorirsi di fronte a sfide del genere, le cui difficoltà vanno crescendo; il problema al piede non è così grave da tenerlo fermo. Mi sono già riposato abbastanza. […] Domani è un altro giorno, un’altra occasione per giocare davanti a questo pubblico fantastico. Voglio godermi di nuovo l’esperienza.”

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ATP Washington: Auger-Aliassime si prende la rivincita su Seppi

Seppi ci mette il cuore ma non va come a Parigi: questa volta passa il canadese. Jannik Sinner conosce il nome del suo avversario: sarà Ruusuvuori

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Andreas Seppi non concede il bis della sfida all’ultimo Roland Garros e viene sconfitto in rimonta da un Felix Auger-Aliassime partito malissimo e in piena confusione ma progressivamente salito di livello, capace di mettere grande pressione al nostro a partire dal servizio – decisivo per invertire la freccia del match nel secondo set – e da lì facendosi viepiù solido e con le idee chiare su cosa fare. 2-6 6-2 6-2 a favore del ventenne di Montreal, per due ore di lotta assolutamente godibili in cui Seppi, a dispetto del netto punteggio dei due parziali conclusivi, si è battuto con onore ed è stato sempre vicino a poter rientrare, ma la qualità e la fisicità dell’avversario non gli hanno perdonato alcune imprecisioni.

IL MATCH – Felix comincia al servizio ed è subito chiaro che non vuole permettere all’avversario di intrappolarlo nelle ragnatele di scambi che sa tessere con grande intelligenza e accuratezza. Nei primissimi giochi si presenta così a rete con inaspettata frequenza, ma Andreas non ci mette molto a carburare con il passante. Il canadese regala con i fondamentali e al terzo game il nostro ha già la testa avanti. Non sbaglia praticamente nulla, Seppi, ma di sicuro l’altro si guarda bene dal dargliene il tempo – un ATM di gratuiti impazzito che vorresti avere con te una borsa perché le tasche sono ormai traboccanti. In risposta sul 5-1, la Seppia nazionale si esibisce pure in un passantino a una mano che stroncherebbe le ambizioni di un toro, ma FAA è bravo almeno ad annullare i due set point consecutivi, situazione che lo può rendere pericoloso. Infatti conquista i primi due “15” del game successivo e tocca ad Andreas metterci qualcosa in più, compito che esegue alla perfezione assicurandosi il parziale.

Più convinto e meno falloso alla ripresa, Auger-Aliassime approfitta di alcune imperfezioni azzurre per lo strappo che lo porta avanti 3-0. Seppi muove il punteggio, ma al quinto game non approfitta di un avversario che, dopo lo slancio iniziale, sembrava pronto a concedere nuovamente qualcosa. Si tratta solo, per così dire, di adeguarsi a un rivale che adesso sta giocando davvero; magari non da fenomeno, ma ha saputo costruirsi fiducia attorno al servizio. Adeguamento che non arriva e allora Felix restituisce il 6-2: peccato, sia perché sarebbe stato interessante vederlo servire per chiudere il set, sia perché significa inseguire nella partita finale.

 

Come previsto, Auger riparte molto tranquillo, spinge, contiene, trova grande profondità limitando gli errori e con estrema facilità si issa sul 2-0. Seppi non ci sta, si fa aggressivo tornando a vincere due punti in un turno di risposta, evento che non si verificava dal primo set; ecco allora il doppio fallo seguito da un altro errore che rimette momentaneamente in corsa il trentasettenne. Grande intensità negli scambi, anche un po’ di fortuna per Felix, ma il suo vantaggio è ristabilito con merito, mentre Andreas, sull’1-3 come nella seconda partita, non capitalizza una situazione potenzialmente favorevole. E, di nuovo, Auger-Aliassime stringe i tempi per chiudere in risposta; Seppi annulla quattro match point, addirittura uno con il dritto in salto e un altro con l’ace di seconda, ma deve arrendersi al quinto assalto. Agli ottavi, Felix troverà il vincente tra Frances Tiafoe e Jenson Brooksby.

GLI ALTRI MATCH – Dopo le due finali consecutive in Messico e ad Atlanta che lo hanno portato in top 100, Brandon Nakashima parte con il piede giusto anche al Citi Open nel giorno del suo ventesimo compleanno, regolando con un doppio 6-3 un Alexei Popyrin in pieno periodo di crisi dopo un buon avvio di stagione. Dal successo su Jannik Sinner a Madrid, infatti, il ventunenne di Sydney è alla nona sconfitta a fronte di un sola vittoria. Punteggio in equilibrio nel primo set fino all’ottavo gioco, quando un punto vinto dopo l’iniziale risposta con il telaio fa capire a Nakashima che il momento è propizio. In realtà, non ci mette tantissimo del suo, a parte un tentativo di controsmorzata che fingiamo di non aver visto, perché un doppio fallo e due brutti dritti dell’altro gli danno il break che subito conferma facendo suo il parziale. Omaggiato di una wild card, Brandon serve bene (8 ace e soprattutto vince complessivamente tre punti su quattro), muove la palla con attenzione, sbaglia poco, capisce il momento di prendere la rete; Popyrin, invece, mette pochissime prime, commette anche sei doppi falli, il dritto – il suo colpo preferito – va un po’ dove capita. Non è quindi una sorpresa il break sul 2 pari e nemmeno quello del game che conclude la sfida, giocato da Alexei con evidente rassegnazione.

Senza mai riuscire a strappargli la battuta, Feliciano Lopez si arrende a Denis Kudla in tre set, che ha concesso e appunto salvato 6 palle break. Lopez inizia a carburare al servizio quando lo ha già ceduto al secondo game, complici un doppio fallo e un tocco naturalmente elegante che atterra in corridoio per una quantità dolorosa di decimetri. Per lo statunitense, il game più duro al servizio è quello che si allunga sul 5-3; dopo tre set point, un dritto affossato regala a Lopez la palla per riaprire il discorso, ma scompare nel lampo di un ace e al quinto tentativo Kudla si prende il parziale. Nel secondo, entrambi si affidano con successo alla battuta, ma Denis ha parecchi rimpianti sul 5 pari alla seconda opportunità consecutiva: Feli si consegna dopo la volée in allungo, ma il comodo passante di dritto colpito con i piedi ben dentro il campo finisce largo di un metro. L’occasione enorme non gli lascia però strascichi nella mente, forse perché mancata con il colpo meno sicuro. Nel tie-break, il passantone bimane che pareggia il conto dei mini-break è vanificato dall’errore di dritto che spedisce Lopez a doppio set point. La prima esterna fa il suo dovere rimandando tutto al terzo set. Kudla ne ha di più e un suo bel punto in recupero seguito dallo smash spagnolo fallito gli valgono il 4-2, vantaggio che conserva fino alla stretta di mano.

Dai match che si sono giocati nella serata italiana è emerso anche il primo avversario di Jannik Sinner, che nel frattempo ha passato il primo turno del doppio assieme a Korda (vittoria al super tie-break contro Paire e Withrow): sarà Emil Ruusuvuori, che ha battuto in – facile – rimonta l’indiano Gunneswaran, che aveva vinto il primo set.

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