Tennis e mental coaching: c’è modale e modale

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Tennis e mental coaching: c’è modale e modale

Spesso per ritrovare la determinazione necessaria, basta cambiare il modo di parlare a noi stessi. Se sappiamo come farlo. Ad esempio, facendo attenzione ai verbi modali

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A qualsiasi livello – dal professionista all’amatore – ci sono periodi in cui si fa molta fatica, a livello mentale, a rispettare i propri piani di allenamento. Son quei periodi in cui per mettere le scarpe da running ed andare a correre o per preparare la borsa e recarsi in palestra o al campo da tennis bisogna fare appello a tutta la propria forza di volontà. Tanto che ad un certo punto può capitare che venga da chiedersi: ma perché sforzarsi così tanto? Una domanda che spesso contiene implicitamente un rischio: quello di “mollare”. Che a livello amatoriale o agonistico più basso potrebbe significare esattamente quello, cioè rinunciare del tutto ai propri allenamenti. Mentre a livello agonistico più alto può magari voler dire rallentare un po’ i propri ritmi. Il risultato però alla fine è lo stesso: l’obiettivo iniziale, piccolo o grande che fosse, non lo si raggiungerà più.

Ma prima di arrivare a questo punto, che poi può portare a scatenare tutta una serie di emozioni negative (sensi di colpa, frustrazione, delusione, addirittura vergogna) che rendono quella rinuncia ancora più deleteria per la propria autostima, magari c’è qualcosa che si può fare. Chiaramente, soprattutto se questo comportamento è ripetuto, ci si può confrontare con con un professionista, con un mental coach. Ma magari si può fare già un passaggio per conto proprio. In primis, facendo attenzione a come si parla con se stessi.

Il metamodello è uno strumento della PNL che ha l’obiettivo di comprendere il funzionamento dei pensieri nella mente delle persone, andando ad analizzare le strutture delle loro esperienze. È stato il primo modello linguistico studiato da Richard Bandler e John Grinder, i fondatori della PNL, basato sui principi della grammatica trasformazionale di Chomsky e sviluppato osservando il modo in cui lavoravano i famosi psicoterapeuti statunitensi Virginia Satir e Milton Erickson. Il metamodello (chiamato anche “linguaggio di precisione”) si occupa dei meccanismi trasformazionali che le persone utilizzano nel proprio linguaggio. Tali trasformazioni cancellano, distorcono o generalizzano le informazioni che trasmettiamo. Perché lo facciamo? Innanzitutto per rendere la comunicazione più rapida ed efficace. Se infatti ci chiedessero, ad esempio, di descrivere la nostra ultima partita di tennis e non cancellassimo alcune informazioni, dovremo descrivere ogni movimento fatto da ogni singola parte del corpo dalla prima palla presa in mano sino alla stretta di mano finale all’avversario: non finiremmo più… Si tratta pertanto di meccanismi indispensabili a livello comunicativo. Ma allo stesso tempo, se sono inconsapevoli, possono diventare rischiosi e poco funzionali per noi, dato che c’è il pericolo di identificare la realtà oggettiva con la realtà da noi percepita, quella che viene chiamata in PNL il nostro “modello del mondo”. Da qui il famoso presupposto PNL che la mappa (il modello del mondo) non è il territorio (la realtà oggettiva), che vuole evidenziare proprio questo rischio.

 

Il metamodello è un insieme di domande finalizzate ad approfondire ed a specificare la struttura profonda dell’esperienza, ovvero la rappresentazione sensoriale della realtà. Dato che non si può guidare una persona all’interno della propria mappa (che solo la persona conosce), questa tecnica consente di guidarla nel chiarire la sua esperienza interna e a far emergere le possibili soluzioni al suo problema, che si trova nella sua rappresentazione soggettiva della realtà, cioè nel suo modello del mondo. È uno strumento molto utile ogni qualvolta ci sia da definire degli obiettivi, in modo che siano ben formati, da dare o raccogliere informazioni precise, da individuare le strategie di azione più adeguate in relazione a specifiche situazioni.

A cosa serve tutto questo preambolo nel nostro caso, ovvero per evitare di “mollare” il nostro programma di allenamenti e di conseguenza rinunciare al nostro obiettivo? Ci serve perché nel metamodello, nell’ambito del processo di generalizzazione, c’è il modello degli operatori modali, derivante direttamente dalla linguistica della grammatica trasformazionale. Ed è proprio agli operatori modali, che si suddividono in operatori di necessità e di possibilità, che bisogna fare attenzione.

Esempi di operatori modali di necessità sono le frasi “devo allenarmi assolutamente oggi” oppure “devo fare ancora questo esercizio”. Semplificando, possiamo dire che gli operatori modali di necessità, che usano il verbo servile dovere, implicano una presupposizione: che ci siano delle regole che bisogna seguire. Facciamo quindi attenzione al loro uso. Questo modello, che spesso usiamo in maniera inconscia e involontaria, è infatti potenzialmente sabotante, perché è come se creassimo implicitamente qualcosa che ci ingabbia. Ed ecco che per sentirci liberi, per uscire dalla gabbia inconscia, una soluzione è non fare le cose che diciamo di dover fare.
In italiano per gli operatori modali di possibilità si usano i verbi potere o riuscire, che traducono i diversi significati del verbo originale inglese can. Sono esempi le frasi “non posso giocare a quel livello” oppure “non riesco a servire in kick” o anche il “posso già immaginare come andrà la partita oggi”. Presuppongono una scelta che non c’è. Ed anche la mancanza di una scelta diventa qualcosa che ci ingabbia. Con la stessa possibile conseguenza di prima: se rinunciamo, ci sentiamo – inconsciamente – liberi.

Il metamodello utilizza le domande per andare a scardinare le convinzioni limitanti che spesso alla base dell’utilizzo degli operatori modali. Ma se questo è un lavoro più profondo che va fatto con un mental coach, c’è qualcosa che grazie alla conoscenza di questo modello possiamo fare da soli: cambiare le parole che diciamo e che ci limitano inconsciamente. Facciamo un esempio, che in realtà è un esercizio da provare assieme, utilizzando gli operatori modali di necessità. Una persona descrive così la sua giornata: “Oggi devo alzarmi alle 6.30 perché devo andare a correre. Poi devo rientrare a casa per le 7.30, devo fare la doccia, devo mangiare qualcosa per colazione e poi devo uscire. All’ora di pranzo devo riuscire ad andare in palestra. Poi stasera devo assolutamente fare una cena veloce perché poi devo andare all’allenamento al Tennis Club”. Proviamo a metterci nei panni di questa persona e ripetiamo mentalmente le frasi appena lette. Che sensazioni ci provoca pensare alle nostre giornate di allenamento in questo modo? Ci viene l’ansia solo a pensare a quello che ci aspetta? Siamo stanchi solo ad immaginare quanta forza di volontà ci vorrà per adempiere a tutti quei “devo”? Quei “dover fare” ci creano un senso di repulsione? Ecco, se avete provato queste o altre sensazioni spiacevoli, capirete perché molto probabilmente l’inconscio cercherà di mettere i bastoni tra le ruote…

Cosa possiamo fare se siamo tra quelle persone che usano molto gli operatori modali di necessità? Possiamo “ristrutturare” la nostra realtà o meglio, il modo in cui la rappresentiamo. In primis a noi stessi. Nel nostro esempio significa andare a sostituire il verbo modale dovere e vedere come cambia la nostra rappresentazione della realtà. E di conseguenza come cambiano le nostre sensazioni. “Oggi ho deciso di alzarmi alle 6.30 per andare a correre. Così poi arrivo, mi faccio una bella doccia ed una abbondante colazione ed esco con la piacevole sensazione di aver già fatto qualcosa per me. Poi a pranzo aggiungo una sessione in palestra e la sera dopo cena riesco anche a farmi la mia bella oretta di allenamento al Tennis Club”. Ripetiamo ora mentalmente queste frasi. Come ci fanno sentire? Sono sensazioni diverse rispetto a prima? Molto probabilmente ci sentiremo carichi e vogliosi di cominciare le attività che abbiamo pianificato, vero?

Come abbiamo visto, la realtà – nel nostro esempio un giornata in cui sono pianificati tre allenamenti – è la stessa, ma se a parole la rappresentiamo in maniera diversa, la viviamo in maniera completamente diversa. Molto probabilmente per la persona che la rappresenta utilizzando le frasi che avevamo visto inizialmente arrivare a fine giornata completando tutto il piano prefissato sarà mentalmente (e quindi anche fisicamente) molto più faticoso. Con il conseguente rischio di mollare al primo ostacolo, che peraltro a livello inconscio sarà molto probabile farà di tutto per creare… Sia chiaro, per cambiare il modo in cui ci rappresentiamo la realtà ci vuole impegno. Anche perché probabilmente scopriremo che questo modo di esprimerci lo replichiamo in molti ambiti della nostra vita, è per noi un’abitudine. Un’abitudine che è bene cercare di cambiare.

A proposito: sono altrettanto rischiosi i i verbi fraseologici come “provare a”, “cercare di”, sebbene per un motivo diverso (ebbene sì, quei “provare l’esercizio” e “cercare di cambiare” erano messi lì apposta per arrivare a questo punto). “Domani provo ad alzarmi alle 6.30 per andare a correre” evita di ingabbiarci, ma ci espone ad un altro rischio: non dichiarando apertamente che vogliamo fare qualcosa, non prendiamo un impegno con noi stessi. Il che, inconsciamente, rende più facile rinunciare alla prima difficoltà. E alla fine siamo di nuovi lì: abbiamo mollato.
“No! Provare no! Fare o non fare! Non c’è provare!” diceva infatti il maestro Yoda in Guerre Stellari, redarguendo severamente il giovane Luke Skywalker per come stava per approcciarsi ad un esercizio durante l’addestramento per diventare un guerriero Jedi.

Il mental coach Alessandro Mora, uno dei maggiori esperti italiani di PNL e collaboratore di Richard Bandler, suole dire che “Non è ciò che dici ad alta voce a fare la differenza, è ciò che sussurri a te stesso”. Cominciamo allora a sussurrarci le parole giuste.


Ilvio Vidovich è collaboratore dal 2014 di Ubitennis, per cui ha seguito da inviato tornei ATP e Coppa Davis. Personal coach certificato, ha conseguito un Master in Coaching, una specializzazione in Sport Coaching e tre livelli di specializzazione internazionale in NLP (Programmazione Neuro Linguistica), tra i quali quello di NLP Coach, ed è membro del Comitato Scientifico della ISMCA. Giornalista pubblicista, è anche istruttore FIT e PTR.

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evidenza

Pagelle Roland Garros: Parigi ha il suo Re Nole

Novak Djokovic ferma l’assalto di Tsitsipas. Nadal si arrende, Federer si allena. L’Italia c’è e tra le donne è ancora rivoluzione

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Novak Djokovic con il trofeo - Roland Garros 2021 (foto Twitter @RolandGarros)

“Il tennis sono io” avrebbe detto Luigi XIV, se invece di governare la Francia si fosse occupato di tennis. L’ancien règime continua a dominare il tennis, non c’è spazio per le rivoluzioni. Il Re Sole e il Re Nole hanno in comune il regno più lungo della storia. E non finisce qui. Novak Djokovic (10) ha sconfitto anche la cabala e la maledizione di Rafa Nadal (7) e di chi lo batte al Roland Garros ogni sei anni, sempre sconfitto in finale da un rovescio ad una mano. E soprattutto ha sconfitto anche il pronostico del duo dei gufi Wilander e Becker che lo avevano dato sicuro vincente: a questo punto il Grande Slam è cosa fatta.
Stefanos Tsitsipas (9) ci ha provato, ha accarezzato il sogno ma ha dovuto arrendersi alla legge del più grande: dura per Apollo cedere nuovamente ad un passo dal trionfo, ma la prima finale Slam non sarà l’ultima e prima o poi questi vecchiacci si toglieranno di torno (lo diciamo da quindici anni, ma non ditelo a questi ventenni che altrimenti si intristiscono come i Raonic e i Dimitrov).

Ci dispiace però, perché  sono iniziati gli Europei di calcio e, non avendo il tempo di occuparci di sport minori come il tennis, avevamo anticipato la stesura delle pagelle. D’altra parte che poteva succedere in questo torneo che è sempre uguale da 20 anni a questa parte? 10 e lode a Nadal, al suo quattordicesimo trionfo e – Swiatek, troppo più forte delle altre. Saluti e baci.
E invece no, Rafael Nadal stavolta si è arreso in semifinale e Swiatek (6) addirittura ai quarti, sorpresa da una scatenata Sakkari (7) poi arresasi alla futura campionessa.

Krejcikova (10) ha battuto in finale Pavlyuchenkova (9) ma non chiedeteci troppo, già è tanto se abbiamo scritto i cognomi senza errori e non potete chiederci un parere tecnico perché non abbiamo avuto il coraggio di seguire il torneo femminile dopo l’eliminazione di Camila Giorgi (6) e Petra Kvitova (SV) cui urge una benedizione.

 

E soprattutto dopo l’affaire Osaka (S.P.) che ha deciso di parlare solo con Santoro e poi ha salutato la compagnia: preferiamo il silenzio anche noi, altrimenti saremmo accusati di razzismo, sessismo e insensibilità verso i problemi riguardanti la salute mentale.

Daniil Medvedev (6,5) per la prima volta si è fatto piacere la terra rossa e poi non le ha mandate a dire agli organizzatori, rei di essersi venduti ad Amazon, tradendo gli spettatori.
D’altra parte i francesi, già meravigliosi nell’imporre il coprifuoco con lo svuotamento delle tribune, ma non per Djokovic-Nadal,  hanno dimostrato tutta la loro genialità nel programmare in tarda serata e senza pubblico l’ultimo match in carriera a Parigi di Tsonga, Carla Suarez Navarro e forse di un certo svizzero.

Eh già, nella Ville Lumiere si è rivisto Roger Federer (7), che zitto zitto sta meno peggio di come si temeva. Solo che oramai qualsiasi  cosa faccia Roger, non se ne può parlare bene. Ha battuto Istomin, e l’uzbeko è un ex giocatore. Ha superato Cilic, e il croato oramai è finito (intanto ha vinto a Stoccarda, dove Auger-Aliassime ha perso la ottava finale su otto disputate: alla decima in omaggio un piatto d’argento gigante con l’effigie di Toto Cutugno). Ha vinto stringendo i denti contro  Koepfer (0 allo sputo che ha poi ispirato anche Nole…) salvo ritirarsi dagli ottavi e apriti cielo: non si  offende così il Roland Garros, non si usa uno Slam per allenarsi per un altro! La prossima volta deve rompersi in campo, così avrà onorato il torneo.

Comunque, che Roger stesse bene lo si era capito da come hanno giocato quelli che si sono allenati con lui. Andreas Seppi (7) ha battuto uno che potrebbe essere suo nipote. Lorenzo Musetti (9) ha deliziato il mondo e per due ore e mezza ha anche mandato ai matti il futuro Re Nole.

Ma attenzione, bisogna  andarci cauti con Lorenzo, non bisogna caricarlo di troppe pressioni, non bisogna pretendere troppo, è giusto che cresca con calma senza troppe aspettative e senza paragoni importanti: insomma per un Roger Federer che si ritira, abbiamo già trovato il Federer de noantri, con la differenza che Musetti ha un rovescio superiore e sulla terra è decisamente più solido.

Non come Jannik Sinner (7), chiaramente  un giocatore finito, incapace addirittura di battere un Nadal oramai a fine carriera. Praticamente Jannik farebbe bene a tornare allo sci, con il tennis è meglio chiudere subito, meglio ammettere che abbiamo preso tutti un grande abbaglio…

Sia chiaro, anche Matteo Berrettini (8), incapace di battere un Djokovic oramai stremato, ha dimostrato di essere un giocatore ampiamente sopravvalutato, che chissà come ha raggiunto una semifinale a New York, ma che non vale la classifica che ha, classifica per grazia ricevuta.
Ah, che bei tempi, quando il martedì della prima settimana non c’erano più italiani in gara: adesso invece siamo costretti a  leggere fesserie colossali sui nostri fin quasi alla fine del torneo…

Cos’altro aggiungere su questo torneo? Beh che Zverev (8) si è confermato più forte che simpatico (e in più abbiamo il fratello che ci ha raccontato la qualsiasi nel bel mezzo di ogni partita) e che Serena Williams (5) è oramai a terra sulla terra, ma a Wimbledon potrà ancora dire la sua.

Ci sono poi dei brutti voti da dispensare, a Sonego (4) e Rublev (4) ma soprattutto a Thiem (3): vedete cosa succede a chi si permette di iscrivere il proprio nome in un albo d’oro di uno Slam non essendo uno di quei 3? Dominic sembra un desaparecido, e se pensate a come stanno messi Wawrinka, Murray, del Potro e Cilic capirete che, in fondo in fondo, è meglio non disturbare troppo gli Dei…

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ATP

ATP Halle: Federer va al minimo, Ivashka cede comunque in due set

Lo svizzero vince all’esordio contro il qualificato bielorusso nonostante molte incertezze in risposta. Affronterà il vincente di Auger-Aliassime vs Hurkacz

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[5] R. Federer vs [Q] I. Ivashka 7-6(4) 7-5

Il primo match su erba di Roger Federer dopo due anni ha avuto tutte le caratteristiche di un match di rodaggio che si è concluso nel modo più positivo possibile: una vittoria in due set..

Il bielorusso Ilya Ivashka aveva passato brillantemente le qualificazioni e specialmente nel primo set sembrava più a suo agio sul campo del suo pluridecorato avversario. Federer ha avuto enormi difficoltà alla risposta raccogliendo appena due punti fino al tie-break. Era stato dunque l’elvetico ad annullare le uniche palle break del parziale sul 15-40 nel quarto gioco. Federer è apparso guardingo e circospetto nei movimenti sulla scivolosa erba tedesca, attenzione che Roger ha spiegato così:
“Qui è molto diverso da Wimbledon, perché fanno crescere questi blocchi d’erba fuori e poi li portano dentro lo stadio. In pratica dopo un paio di giorni nella fascia centrale possono già esserci rimbalzi irregolari. A Wimbledon è tutto diverso. Quando ero giovane c’era l’idea che giocare una volée fosse sempre meglio di giocare un passante. Oggi non è più così.”

 

Una volta arrivato al tie-break, Federer ha ingranato la marcia in risposta prendendo più punti (3) di tutto il set in precedenza. Arrivato fino al 6-1, ha chiuso infine 7-4 dopo essersi concesso un doppio fallo.

Nel secondo set, Federer è più attento in ribattuta e sembra non avere alcuna intenzione di portarsi l’avversario fino al tie-break. Ha già un match point sul 5-4 annullato dal bielorusso con una tremebonda volée vincente deviata dal nastro. Infine cede la battuta nel dodicesimo gioco con l’elvetico capace di alzare ancora i giri del motore. In conferenza stampa Roger è apparso soddisfatto:
“Sono contento di aver superato questo primo test dopo che Parigi mi aveva già dato buoni segnali. Sono felice di giocare di nuovo sull’erba soprattutto”

Intanto già dagli ottavi di finale la qualità dei suoi avversari si alzerà notevolmente: Federer attende il vincente del match tra Felix Auger-Aliassime e Hubert Hurkacz.

Negli altri incontri di giornata si segnala il ritiro di David Goffin costretto ad abbandonare dopo una scivolata sul prato contro il francese Moutet.

Il tabellone completo

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Flash

Classifica ATP: Djokovic sempre più solo in vetta. Best ranking per Sonego e Musetti

Il serbo fa il vuoto anche nella Race per le Finals di Torino. Miglior classifica per Tsitsipas, Sinner esce dalla Top 20

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Novak Djokovic e Lorenzo Musetti - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

“Tutto ha il suo momento e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e uno per morire,…” ( Dal libro del Qoelet 3,1)

..e ci sarà probabilmente un tempo in cui Stefanos Tsitsipas festeggerà la conquista del suo primo major e Félix Auger-Aliassime del primo torneo in singolare.

Ma non oggi.

 

Oggi infatti sono Novak Djokovic e Marin Cilic a festeggiare: il primo a Parigi il suo diciannovesimo titolo dello Slam e il secondo a Stoccarda il diciannovesimo titolo in carriera, tre anni dopo l’ultimo conquistato sull’erba del Queen’s quando superò in finale proprio Djokovic.

LA TOP 20 ATP

Di seguito i primi venti giocatori al mondo subito dopo la conclusione del Roland Garros:

PosizioneGiocatoreNazionePunti ATPDelta
1DjokovicSerbia12113 
2MedvedevRussia10143 
3NadalSpagna8630 
4TsitsipasGrecia79801
5ThiemAustria7425-1
6ZverevGermania7350 
7RublevRussia5910 
8FedererSvizzera5065 
9BerrettiniItalia4103 
10Bautista AgutSpagna31701
11SchwartzmanArgentina3105-1
12Carreno BustaSpagna2905 
13GoffinBelgio2830 
14ShapovalovCanada2780 
15RuudNorvegia26901
16MonfilsFrancia2568-1
17HurkaczPolonia25333
18RaonicCanada2473 
19GarinCile24314
20DimitrovBulgaria24323-3

Alcune osservazioni:

·         Stefanos Tsitsipas e Casper Ruud migliorano il proprio best ranking.

·         Bautista Agut scalza Diego Schwartzman dalla top 10.

·         Jannik Sinner esce dalle prime venti posizioni.

·         Djokovic sempre più simile al “viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich. I suoi avversari lo guardano con il binocolo dal fondovalle.

CASA ITALIA

È mancato l’acuto per definire trionfale la performance italiana a Parigi, ma in generale il coro se l’è cavata bene, grazie in particolare agli ottavi di finale di Lorenzo Musetti e Jannik Sinner ed ai quarti di Matteo BerrettiniHa steccato Lorenzo Sonego, dal quale a Parigi  abbiamo atteso invano la conferma dell’ottima performance romana. Nonostante la sconfitta al primo turno, Sonego ha comunque migliorato il suo best ranking così come ha fatto Musetti, che alla sua prima apparizione in un torneo dello Slam è arrivato alla seconda settimana ed agli ottavi si è preso il lusso di vincere due set contro Djokovic.

Si assottiglia di una unità la pattuglia degli italiani presenti tra i migliori 200 del mondo; Lorenzo Giustino – che nella precedente edizione del Roland Garros era giunto al secondo turno mentre quest’anno non ha superato le qualificazioni – è scivolato al numero 216.

Questi gli azzurri presenti nella Top 200 maschile:

ClassificaNomeVariazionePunti
9Berrettini 4103
23Sinner-42320
26Sonego22042
29Fognini 1843
61Musetti151120
82Mager5893
86Cecchinato-3878
88Travaglia-10870
90Seppi8856
97Caruso-15814
143Gaio-5523
160Giannessi-1441
165Fabbiano-1431
169Lorenzi-2428
195Marcora-2358

Questa settimana appuntamento al Queen’s per Berrettini, Travaglia, Fognini, Sinner e Sonego. Nessun italiano invece ad Halle, dove tornerà in campo Roger Federer.

RACE TO TORINO

Novak Djokovic opera il sorpasso su Stefanos Tsitsipas, che aveva iniziato il torneo da leader della classifica che tiene conto dei soli risultati del 2021. Con i 2000 punti di Parigi, Nole si prende la vetta anche nella Race to Torino.

A questa classifica verrà dedicato un articolo specifico, la cui pubblicazione è prevista per martedì.

RACE TO MILANO (NEXT GEN)

Dopo Carlos Alcaraz, un altro classe 2003 si affaccia nel tennis che conta, il danese classe 2003 Holger Rune, che da fine maggio ha raggiunto due finali consecutive a livello Challenger perdendo ad Oeiras IV prima di sollevare il trofeo a Biella VII – nella settimana appena passata si è invece ritirato durante il suo match di quarti di finale a Lione.

Al primo posto della classifica riservata ai migliori under 21 dell’anno troviamo sempre più solo Jannik Sinner; terzo Lorenzo Musetti. Questa la Race to Milan:

PosizioneGiocatoreNazionePuntiPosizione ATPClasse
1SinnerItalia1510232001
2Augier-AliassimeCanada825212000
3MusettiItalia801612002
4KordaUSA775522000
5AlcarazSpagna484782003
6CerundoloArgentina4211412001
7BrooksbyUSA3521502000
8BaezArgentina3211592000
9RuneDanimarca2262322003

BEST RANKING

I giocatori presenti nella Top 100 che questa settimana hanno migliorato la loro miglior classifica di sempre sono:

GiocatoreNazionePosizione
TsitsipasGrecia4
RuudNorvegia15
KaratsevRussia24
EvansGB25
SonegoItalia26
FokinaSpagna35
PaulUSA50
MusettiItalia61
AlcarazSpagna78

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