US Open: passano Lorenzi, Sonego, Giorgi e Seppi. Peccato Berrettini

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US Open: passano Lorenzi, Sonego, Giorgi e Seppi. Peccato Berrettini

Paolo mette in crisi fisica il britannico. Prossimo turno contro Pella, non impossibile. Sonego vince una battaglia durissima al quinto. Camila doma la giovane Osuigwe, Seppi batte Querrey. Matteo molto stanco perde in tre set da Kudla

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da New York, i nostri inviati

P. Lorenzi b. [16] K. Edmund 4-6 6-4 7-5 6-1 (Bruno Apicella)

 

PAOLINO SENZA TEMPO – Il cuore. La forza. La voglia di non arrendersi. L’esperienza di Paolo Lorenzi. C’è tutto questo nel match vinto dall’attuale numero 94 del mondo che, nel primo turno degli US Open, ha estromesso dal torneo Kyle Edmund (16 ATP). Una vittoria importante per il giocatore italiano, oggi numero 94 ATP, arrivata, dopo i problemi fisici degli ultimi mesi che lo hanno costretto a giocare poco questa stagione e a ripartire dal circuito minore come dimostrato dal challenger vinto a Sopot qualche settimana fa. Edmund, invece, dopo l’importante risultato centrato a gennaio scorso con la sua prima semifinale agli Australian Open, non è stato capace di dare continuità al suo gioco incanalando una serie di risultati deludenti e sotto le aspettative. L’inglese, infatti, da gennaio ad oggi ha disputato e perso solo una finale nell’ATP 250 di Marrakech e non andando oltre il terzo turno al Roland Garros e Wimbledon. Lorenzi, a 36 anni, invece, continua ad emozionare e emozionarsi mettendo in campo cuore ed esperienza e a New York ritrova il feeling giusto come dimostrano anche gli ottavi giocati lo scorso anno e persi poi con Kevin Anderson. “Finalmente ho giocato piuttosto bene. È da Wimbledon che non ho più male al piede. Ogni settimana vado sempre meglio. Sinceramente il mio primo giorno di cemento è stato giovedì, avevo un po’ paura perché non lo toccavo dalla Coppa Davis”.

Il match tra Lorenzi ed Edmund inaugura il programma di giornata sul court 13 di Flushing Meadows. Il sole inizia a battere sul campo mentre dagli spalti si ascoltano le voci dei tifosi inglese incitare il loro beniamino: “Go Kyle, go Kyle”. Lorenzi comincia il match in salita: due errori gratuiti, le corde della racchetta subito rotte e il servizio perso. Edmund, dal canto suo, ricambia il favore prima di iniziare a spingere con il dritto dall’impugnatura estrema accorciando subito gli scambi e provando a chiudere il punto. L’italiano cerca di variare il gioco chiamando a rete l’inglese e provando a fargli giocare sempre un colpo in più. E se ad inizio match Edmund è stato poco preciso, alternando buone soluzioni con il dritto ad errori gratuiti, con l’andare avanti del set ha iniziato ad essere più preciso con i colpi di inizio gioco, aumentando il rendimento al servizio e l’incisività del dritto rispetto alle incertezze iniziale. Grazie ad una solida prima di servizio, il numero 16 del mondo, è riuscito a piazzare bene i piedi dentro il campo da gioco e ad ottenere punti facili. L’italiano, però, ha cercato di rimanere attaccato nel punteggio giocando punto su punto e offrendo palle lavorate all’avversario. La potenza di Edmund ha fatto la differenza e gli ha permesso di ottenere il vantaggio decisivo che gli ha dato l’opportunità di chiudere al servizio il primo set per 6 giochi a 4.

I primi game del secondo parziale non sono stati caratterizzati da alcun break: Edmund ha continuato a spingere con la combinazione servizio-dritto, mentre Lorenzi ha voluto verticalizzare il gioco scendendo più volte a rete dell’avversario. L’equilibrio è stato rotto nel decimo game, quando, Lorenzi, grazie ad alcune palle più lavorate che hanno mandato in errore l’inglese, è stato in grado di togliergli il servizio. Per Lorenzi sono arrivati due set point: il primo è stato annullato da un servizio vincente di Edmund giocato a 114 miglia orari e il secondo, grazie ad un dritto gratuito dell’avversario, è stato quello che ha permesso all’italiano di riaprire tutto il match. È stato a questo punto che Lorenzi ha iniziato a giocare con più fiducia, mettendo cuore ed esperienza e provando a recuperare ogni palla: ad inizio terzo set, nonostante un break subìto, è stato capace di recuperare lo svantaggio e rimettere in parità il parziale. “Secondo me all’inizio ho avuto un po’ di difficoltà al servizio: non servivo molto bene, poi ho giocato molto bene il secondo e il terzo set poi ad un certo punto lui per fortuna era un po’ stanco e ho preso il vantaggio”, racconta Paolo.

Edmund si è trovato a servire per portare il set al tie break ma il numero 16 del mondo da un vantaggio di 40 a 0 e servizio ha ceduto il servizio perdendo 4 punti consecutivi. Il numero 94 ATP ha così conquistato il terzo parziale portandosi a 2 set a 1. L’inglese, soprattutto negli ultimi punti del parziale, è apparso fermo e prima dell’inizio del quarto parziale ha chiesto l’intervento del medico. Edmund è sembrato non muoversi bene, forse un problema fisico legato ai crampi, ma è rimasto in campo provando a lottare.
Ho avuto un virus dopo Wimbledon, non sono più riuscito ad allenarmi bene, una specie di tonsillite. Oggi ho iniziado ad avere crempi già nel secondo set“, ammette a fine match l’inglese. “Dovrei giocare la Coppa Davis fra 3 settimane in Scozia, ma non so se sarò pronto“. Il match Gran Bretagna-Uzbekistan, in ogni caso, vista la recente riforma della competizione, non avrà alcun effetto pratico per i britannici. Lorenzi, invece, ha continuato a mantenere la giusta concentrazione e dopo 3 ore e 15 minuti è riuscito a conquistare il secondo turno a New York, dove affronterà l’argentino Guido Pella. Ci ho vinto in Coppa Davis ma era terra battuta, è una partita difficile ma si può fare”, conclude Paolo. Lorenzi è seguito, adesso, da due nuovi allenatori argentini, Walter Grinovero e Martin Rodriguez, guarda al futuro e annuncia: “L’obiettivo sono gli Australian Open 2019. Ho bisogno di fare punti per entrare in tabellone. Claudio (Galoppini, ndr) ha fatto la scelta di andare a lavorare in Federazione, ma i nostri rapporti sono rimasti ottimi: mi ha anche appena mandato un messaggio. Adesso vivo in Florida, mi sono trasferito con mia moglie a Sarasota, è comodissimo sono appena due ore di aereo da qui.

[LL] L. Sonego b. G. Muller 7-6(2) 6-7(9) 5-7 7-6(6) 6-2 (Luca Baldissera)

LORENZO, GRAN RIMONTASplendida prestazione di Lorenzo Sonego, che alla distanza prevale sul lussemburghese Gilles Muller. Nel gran caldo che avvolge Flushing Meadows, Lorenzo e Gilles si danno battaglia punto a punto per i primi due set, durati poco meno di due ore. Un tie break a testa, ma tanti rimpianti per Lorenzo, che ha fallito tre set point nel secondo dei tie-break, anche se Gilles poco prima aveva avuto l’occasione di chiudere sul 6-5 sbagliando un dritto abbastanza comodo. Ma andiamo con ordine. Primo set equilibratissimo, con l’azzurro che non trasforma una palla break nel terzo game, e un set-point nel decimo, per poi chiudere agevolmente al tie-break. Giusto così, considerato che Sonego non aveva offerto la minima possibilità a Muller sul proprio servizio. Secondo set, come detto, thrilling fino alla fine, con Gilles che ovviamente, da professionista espertissimo qual è, castiga le occasioni sprecate dall’italiano. Gioca bene Lorenzo, servizio e dritto viaggiano, il rovescio tiene, in difesa è il solito “polipo”. Dall’altra parte, Muller è sempre spettacolare con il suoi attacchi, e il suo tennis mancino d’altri tempi.

Un set pari, nessun break finora, equilibrio totale. Che viene purtroppo spezzato nel quinto game del terzo set, con Gilles che pressa bene sulla battuta di Sonego, e passa a condurre per 3-2 e servizio. Gli spettatori sulle tribunette (due file) di fianco al campo 15 sudano e si sventolano, sono le 13.30, il momento più afoso della giornata. Gran reazione di Lorenzo, che due game dopo si procura due palle del contro.break, e viene premiato dal doppio fallo di Muller sulla prima, siamo 4-4. Ma nell’undicesimo game, il patatrac: Sonego cede la battuta, Muller non si fa pregare e chiude il set 7-5. Che botta psicologica, per l’azzurro, sotto 2 set 1. “A questi livelli non puoi permetterti di calare l’intensità. Lui serviva benissimo, poi mancino… ma ci ho creduto sempre, è la mia qualità, non mollare mai“, spiega Sonego.

Il contraccolpo si fa sentire, e costa a Lorenzo un altro break subìto, siamo a 5 game a 1 di parziale quando si arriva al 3-1 per Gilles al quarto, la proverbiale “rottura prolungata”. Ma le risorse dell’azzurro (e ce le ricordiamo bene da Melbourne, in quel rocambolesco primo turno contro Robin Haase) sono infinite, e consentono a Sonego di scuotersi e recuperare fino al 4-4, annullare ancora una palla break, e poi pareggiare sul 5-5. Arriva, dal campo 13 poco più in là, il boato per la vittoria di Paolo Lorenzi su Kyle Edmund, spariamo che sia di buon auspicio. Intanto, si è concretizzato il terzo tie-break del match, siamo 6-6. Scambio di minibreak nei primi 10 punti, tre ciascuno, poi una gran risposta dell’italiano lo manda 6-5 e set-point, annullato però dal dritto lungolinea di Muller. Ma due punti dopo, il rovescio di Lorenzo significa quinto set. “Faceva caldo, sì, e si è sentito. Sto crescendo fisicamente, devo aumentare la muscolatura, il mio coach me lo dice sempre, abbiamo in programma di fare una preparazione lunga questo inverno. Devo migliorare tanto di rovescio, imparare a giocarlo con tutte le rotazioni“, racconta Lorenzo.

Che lotta, ragazzi. E i 37 anni di Gilles cominciano a farsi sentire: sull’1-0 Sonego nel set decisivo, il lussemburghese chiama il fisioterapista, facendosi misurare la pressione, evidentemente l’afa e la fatica sono notevoli, sono passate tre ore e 55 minuti. Muller ora si muove male, e serve piano: due break per Lorenzo, che vola 4-1 e battuta in pochi minuti, sembrano mettere definitivamente fine alla partita. Pochi minuti dopo, siamo a 4 ore e 20 di match, l’ace di Sonego decreta l’ingresso al secondo turno dell’italiano, incontrerà Karen Khachanov, non ci sono precedenti. “Non lo conosco, cioè l’ho solo visto in qualche challenger. Dovrò dare tutto, ovviamente. Il gruppo di giovani italiani che sta facendo bene quest’anno aiuta, ci si stimola, vedendo quello che ha fatto Berrettini per esempio. Siamo amici, e ci vediamo abbastanza spesso, anche con Cecchinato e Travaglia. Questo è il mio torneo preferito insieme agli Australian Open“. Bravissimo, Lorenzo.

C. Giorgi b. [WC] W. Osuigwe 6-4 6-1 (Vanni Gibertini)

CAMILA AUTORITARIA – Si era intuito già subito dopo il sorteggio del tabellone che il primo turno di Camila Giorgi avrebbe potuto essere piuttosto agevole. Ed effettivamente il match contro la sedicenne americana Whitney Osuigwe si è confermato piuttosto confortevole per la tennista italiana, che ha visto un solo momento di vera difficoltà nel primo set, quando non è riuscita a chiudere il parziale servendo sul 5-3, e la sua avversaria si è trovata poco dopo con tre chances per il 5-5 che non è però riuscita a sfruttare.

Arrivare sul campo 12 di Flushing Meadows mentre stanno giocando Giorgi ed Osuigwe fa una strana impressione: la porta d’ingresso posizionata a livello della rete offre una vista parziale sul campo solcata a ritmo forsennato da schegge gialle impazzite che viaggiano a velocità supersoniche a pochi centimetri dal nastro. Tutte e due le tenniste spingono a tavoletta sui colpi, con addirittura la sedicenne della Florida che è la prima a cercare di tenere un po’ di più la palla in campo aggiungendo un minimo di parabola alle traiettorie. Putroppo per lei, tuttavia, non è ancora abituata a giocare con continuità a questi ritmi e la regolarità ne risente. La giornata è caldissima, con un’umidità opprimente che diventa ancora più soffocante quando il sole si nasconde dietro qualche sporadica nube. Sedendosi vicini al campo, dove è posizionato anche Sergio Giorgi, il padre di Camila, si riesce a sentire tutte le volte che i colpi super-lisci delle due toccano appena la parte superiore della rete mentre sibilano da una parte all’altra del campo: capita almeno una volta a game, senza peraltro che la cosa convinca le due a giocare in maniera meno rischiosa.

L’avventura della giovane wild card Osuigwe termina dunque dopo un’ora e 13 minuti di gioco lanciando Giorgi verso un secondo turno di grande prestigio contro Venus Williams.

A. Seppi b. S. Querrey 6-7(6) 6-4 6-2 2-1 rit. (Vanni Gibertini)

ANDREAS IRON MAN – Nella calura di Flushing Meadows viene fuori la condizione fisica degli italiani che sono pronti a rimanere in campo più a lungo dei loro avversari. Dopo la vittoria di Lorenzo Sonego al quinto set contro uno spompatissimo Gilles Muller, anche Andreas Seppi è riuscito ad imporre la sua maggiore preparazione atletica su Sam Querrey, che è stato costretto al ritiro all’inizio del quarto set dopo aver vinto il primo e ceduto il secondo ed il terzo. Ma se Muller pagava al suo avversario più di dieci anni all’anagrafe, nel confronto tra Seppi e Querrey era l’altoatesino ad essere il più “anziano” in campo (34 anni contro 30), eppure è stato lui l’ultimo a rimanere in piedi nell’afa crudele di questa giornata di fine estate a New York, prima di una serie di giorni incandescenti che dovrebbero accompagnare i primi turni dell’US Open 2018. “È vero che lui è più giovane di me, ma nessuno dei due è più tanto giovane”.

Dopo un primo parziale ceduto al tie-break per colpa di un paio di gratuiti di troppo, Seppi ha continuato a tenere con grande solidità i propri turni di battuta (nessuna palla break concessa in tutta la partita) approfittando di alcune risposte molto puntuali nel decimo game del secondo parziale pareggiando il conto nella partita. I cinque giochi consecutivi infilati da Seppi tra secondo e terzo set erano le prime avvisaglie dei problemi fisici di Querrey, sempre più affaticato e sempre meno brillante alla battuta e nelle sortite offensive, trafitto spesso e volentieri dai passanti di Seppi.

Alla fine del terzo set il californiano chiedeva l’intervento del medico per controllare il suo stato di salute, e già prima di questo Medical Time-Out aveva fatto cenno al suo angolo di non poterne proprio più di correre nella sauna del campo n.5. Ci ha provato ancora, Sam, a continuare il match, ma ha resistito solamente altri tre game prima di alzare bandiera bianca e di cercare rifugio nella gelida aria condizionata degli spogliatoi. “Anch’io ho fatto molta fatica oggi, mi sentivo molto scarico – ha detto Seppi dopo il match – in alcuni suoi turni di battuta ho un po’ lasciato andare. Tuttavia è la terza partita che gioco e dopo Wimbledon non avevo toccato la racchetta per quattro settimane fino a sette giorni prima di Winston Salem. Ho dovuto recuperare da una microfrattura all’anca patita nel match con Anderson a Londra”.

Non credo di aver servito benissimo oggi, ma quando la palla era in gioco, da fondo l’80% di punti li vincevo io”. Al secondo turno Seppi affronterà la testa di serie n.28 Shapovalov, vincitore della sfida contro il suo amico Felix Auger Aliassime. “Ci siamo anche allenati insieme un paio di volte qualche giorno fa – ha spiegato Andreas – conosciamo bene il suo preparatore atletico che è italiano e ci eravamo accordati prima che venisse sorteggiato il tabellone”.

D. Kudla b. M. Berrettini 6-4 7-5 6-2 (Luca Baldissera)

MATTEO STANCO – Ultimo italiano a scendere in campo, Matteo Berrettini affronta Denis Kudla, che lo aveva battuto – annullando match point – nell’ultimo turno di qualificazioni allo scorso Australian Open. La partita, coma a Melbourne in gennaio, in avvio è lottata ed equilibratissima, ma fin dall’inizio l’italiano appare maggiormente in difficoltà rispetto all’avversario nei suoi turni di battuta. Non serve male Matteo, ma Denis sembra leggergli le traiettorie meglio di molti altri. Sei palle break affrontate e annullate da Berrettini nel primo game, altre due nel sesto, alla fine a forza di stare in bilico sul cornicione arriva lo scivolone decisivo, con un brutto doppio fallo sul 3-4. Kudla è solido e convinto stasera, serve alla grande e fa molto male a Matteo con il rovescio lungolinea, il 6-4 è questione di minuti.

Nel secondo set Berrettini aggiusta le percentuali alla battuta, cresce di livello, e il match diventa anche molto divertente, con l’azzurro che sale 5-3 con il primo break realizzato, e va a servire per il set. Purtroppo è un fuoco di paglia, arriva immediato il controbreak, poi Kudla annulla due set point con il servizio, e subito dopo strappa ancora un turno di battuta a Matteo. Berrettini resiste lottando nel dodicesimo game, annulla 5 set point, spreca una palla del 6-6, e alla fine cede 7-5. La partita praticamente finisce qui, Matteo appare un po’ scarico fisicamente, lo si nota da alcune difficoltà negli allunghi dal lato del dritto, e dai problemi nel far girare gli scambi portando il gioco fuori dalla diagonale sinistra. Denis tira forte il servizio, e il rovescio gli scorre davvero bene, mentre dall’altra parte Berrettini è sempre più avvilito, anche come di linguaggio del corpo. Altri due break mandano Kudla a servire per il match sul 5-2, l’ultimo dritto che scappa largo a Matteo gli consegna il secondo turno, dove attende il vincente tra Young e del Potro.

In generale, una prova opaca dell’azzurro, che ci ha provato, ma non è mai riuscito a far valere la sua superiore pesantezza di palla. Ci sta, alla fine di un’estate esaltante, in cui ha giocato – e vinto – moltissimo. È il momento di riposare e ricaricare le pile, anche nell’ottica di prevenire qualsiasi guaio fisico. Forza Matteo, la strada è comunque quella giusta.

I risultati degli italiani:

P. Lorenzi b. [16] K. Edmund 4-6 6-4 7-5 6-1 – prossimo turno contro Pella
[LL] L. Sonego b. G. Muller 7-6(2) 6-7(9) 5-7 7-6(6) 6-2 – prossimo turno contro Khachanov
C. Giorgi b. [WC] W. Osuigwe 6-4 6-1 – prossimo turno contro Venus Williams
A. Seppi b. S. Querrey 6-7(6) 6-4 6-2 2-1 rit. – prossimo turno contro Shapovalov
D. Kudla b. M. Berrettini 6-4 7-5 6-2

Il tabellone maschile – Il tabellone femminile

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Challenger Manerbio: Paolo Lorenzi fa 402 e rincorre il record di Ramirez Hidalgo

Paolo Lorenzi vince due partite in un giorno e raggiunge Gaio in semifinale. Il senese festeggia nel migliore dei modi il traguardo delle 400 partite vinte nel circuito Challenger. Ora la sfida a Gabashvili

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Paolo Lorenzi 400 - ATP Challenger Manerbio 2019 (foto Carlo Monterenzi)

LORENZI FESTEGGIATO E VINCENTE – Saranno due i semifinalisti azzurri a Manerbio: oltre a Gaio, ha conquistato il pass l’inossidabile Paolo Lorenzi. Per il senese è stata una giornata altrettanto dura, con due match e qualche brivido nel quarto di finale contro Sadio Doumbia. Tra l’altro, dopo la vittoria contro Andrea Collarini (6-4 6-3) è stato festeggiato dallo staff manerbiese per il 400esimo successo in carriera nel circuito Challenger. Un “400” gigante, una torta e una bottiglia di vino pregiato (il Perla del Garda Extra Brut) hanno allietato una giornata che si è complicata nel tardo pomeriggio, contro un avversario che si era presentato a Manerbio senza particolari pretese e – a un certo punto – è rimasto l’unico in gara sia in singolare che in doppio. 

In mattinata, il francese aveva estromesso Andrea Pellegrino: grandi rimpianti per il pugliese, avanti 4-1 nel terzo set prima di spegnere la luce e perdere cinque giochi di fila. Peccato, perché le trame di Doumbia (colpi senza troppa rotazione, rovescio a una mano in slice) sembravano finalmente domate. Contro Lorenzi, il 28enne di Tolosa (n.307 ATP) è partito fortissimo, con tante soluzioni rapide a non dare ritmo al senese. Battaglia infinita nel secondo: Lorenzi prendeva un break di vantaggio (2-0), poi veniva risucchiato e Doumbia si portava addirittura 4-3 e servizio. Nell’ottavo game, sul 30-15, ha tentato un servizio “da sotto”, fuori di pochi centimetri. L’episodio ha dato una scossa a Lorenzi, capace di rimettere in sesto il parziale.

Chi pensava che il terzo fosse una formalità, tuttavia, è rimasto deluso. Doumbia ha preso un break di vantaggio, Lorenzi lo ha riacchiappato ma ha nuovamente rischiato grosso sul 2-2 (rimontando da 15-40). Chiamato a servire per rimanere nel match, il francese ha commesso alcuni gravi errori e ha chiuso con una goffa volée alta, sparata in mezzo alla rete a sigillare il definitivo 1-6 7-5 6-4. Lorenzi ha giocato partite migliori, ma ha confermato di possedere un attaccamento incredibile alla partita, una generosità che dovrebbe essere – davvero – un esempio per tutti. Quella contro Doumbia è stata la 402esima vittoria nel circuito Challenger, ad appena 21 lunghezze del leader all-time Ruben Ramirez Hidalgo. A volte l’età sembra farsi sentire, ma partite come questa sono fondamentali per acquisire fiducia, soprattutto quando si stanno provando nuovi meccanismi.

SEMIFINALE DA 71 ANNI IN DUE Il suo prossimo avversario sarà Teymuraz Gabashvili, che ha bloccato l’avventura di Andrea Arnaboldi. A parte la qualità del russo, si pensava che il suo doppio impegno potesse essere un bel vantaggio per l’azzurro. Invece, a sorpresa, Gabashvili ha mostrato una tenuta atletica notevole, imponendosi in due ore e quaranta col punteggio di 7-6 4-6 6-3. Difficile parlare di rimpianti, perché nel primo set Arnaboldi ha sempre dovuto rincorrere: Gabashvili è andato a servire sul 5-4 prima di chiudere al tie-break, peraltro abbastanza facilmente. Il canturino è stato bravo a trovare (e mantenere) un break nel secondo, ma nel terzo era lui a subire il primo “strappo” nel quarto game. 

Aveva la grande chance di tornare in partita sul 4-2, quando si procurava una palla per il controbreak. La sorte, tuttavia, ha dato una mano a Gabashvili: la combinazione nastro più riga ha dato al russo la spinta decisiva per la semifinale, suo miglior risultato in stagione, almeno nel circuito Challenger. Il match è stato seguito da moltissimo pubblico, assiepato in ogni possibile anfratto del Campo 3 perché il Centrale aveva un buco nel programma dopo il ritiro di Giustino. A proposito di programma: sabato le semifinali si giocheranno a partire dalle 13.30 (Gaio-Coria), poi alle 15.30 sarà il turno di Lorenzi-Gabashvili. L’ultimo quarto di finale e le semifinali di doppio (con in campo Simone Bolelli) si giocheranno a partire dalle 12 sul Campo 3. L’ingresso per l’intera giornata costerà 10 euro. 

Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì

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Italiani

Federico Gaio in semifinale a Manerbio: meglio soli o accompagnati? Pro e contro di avere un coach

Il faentino è a Manerbio in solitudine: “Sarebbe meglio avere il mio coach, ma sto trovando continuità e ordine in quello che faccio”. In semifinale sfiderà Coria

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Federico Gaio - ATP Challenger Manerbio 2019 (foto Carlo Monterenzi)

Nel tennis capitano giornate toste, difficili, impegnative. Succede anche di dover giocare due partite in un solo giorno. È quanto accaduto a diversi giocatori al Trofeo Dimmidisì di Manerbio (46.600€, terra). Con cinque ottavi da completare, in mattinata il traguardo delle semifinali era ancora un miraggio. Il primo a centrarlo è stato Federico Gaio, che ha mixato bravura e fortuna nel doppio impegno contro Nino Serdarusic e Lorenzo Giustino. In mattinata, ha difeso a oltranza contro il tennis aggressivo del croato, riuscendo a emergere dopo un inizio complicato (3-6 6-3 6-4 lo score). Nel pomeriggio è stato fortunato, Giustino si è dovuto ritirare dopo appena sei game per un dolore al gomito, frutto di uno sfortunato incidente in mattinata: nel durissimo match contro Pavel Kotov (vinto 1-6 6-4 7-5 in quasi tre ore), nel rincorrere una smorzata si è impuntato sulla terra battuta e, sullo slancio, ha colpito la rete sia con la spalla che con il gomito. Quest’ultimo si è gonfiato: a caldo è riuscito a concludere l’impegno, ma contro Gaio non era in grado di giocare, alzando bandiera bianca sul 4-2 per il faentino. 

“È stata una giornata lunga e difficile – racconta Gaio, alla quarta semifinale stagionale – all’inizio non puoi pensare alla possibilità di giocare due partite, ma concentrarti solo sulla prima. Per esempio, io sono un po’ lento a carburare, quindi mi sono svegliato molto presto per essere pronto già alle 10. Se la giornata diventa molto lunga, sul tardi si può pagare la levataccia”. Non è stato il suo caso, visto che intorno alle 15.30 era già certo del posto in semifinale. Tra l’altro, dopo i vari impegni agonistici, ha accompagnato l’amico Andrea Collarini (appena sconfitto da Lorenzi) all’aeroporto di Malpensa in vista dei prossimi impegni. “Non è facile gestire il tempo tra un match e l’altro – continua Gaio – a volte devi mangiare per prendere qualche energia. Quando non c’è molto tempo, qualcuno non stacca la spina e rimane su di giri. Può essere una strategia, perché se ti rilassi troppo capita di non essere carico a sufficienza. Ognuno ha le sue caratteristiche: basti pensare che Nadal si scalda a lungo, mentre Kyrgios scende in campo con le scarpe da basket…”.

A MANERBIO IN SOLITUDINE – Dopo aver raggiunto il best ranking due anni e mezzo fa (n.146 ATP), Gaio ha vissuto un momento difficile dopo la conclusione del rapporto con coach Daniele Silvestre. Dopo un periodo nella sua Faenza, ha ritrovato il tecnico latinense e i risultati sono tornati. Oggi è numero 177 ATP, con buone prospettive di crescita. “Sono contento del mio periodo di forma. Sto cercando di dare continuità ai risultati e ci sto riuscendo: ho più punti di riferimento, sto mettendo ordine e i risultati stanno arrivando. Una finale, tre semifinali e due quarti di finali negli ultimi due mesi sono un buon bottino”. Detto che in semifinale se la vedrà conFederico Coria, vincitore con un doppio 6-4 su Zsombor Piros in un match piuttosto divertente. (“È tanto che non lo affronto, anche se siamo coetanei dovrò studiarlo un po’”: i precedenti sono 1-1), sta vivendo una bella settimana in solitudine.

Già, perché Silvestre non lo segue in tutti i tornei e Gaio è a Manerbio da solo. Una differenza impressionante rispetto al giovane Tseng, che si era presentato con uno staff di tre persone (un coach dell’accademia Mouratoglou, oltre a un preparatore atletico e un fisioterapista taiwanesi)“Beh, lui ha economie e sponsor differenti – sospira Gaio – avessi le sue, magari girerei anche con i miei amici! Purtroppo non le ho, ma non mi lamento. Restare da solo è difficile perché da fuori si vede tutto meglio, avere una persona che ti indica un paio di cose nei momenti importanti è un bel vantaggio. A volte può essere uno svantaggio quando le cose vanno male, perché ti piangi addosso e chi è con te diventa una scusa per lamentarsi. Se sei da solo, devi essere propositivo e concentrato. Diciamo che ci sono pro e contro: quasi sempre è meglio avere qualcuno, ma va bene così”.

Comunque finisca la sua avventura a Manerbio, Gaio guarda con fiducia al futuro. “In realtà non ho un vero obiettivo per il resto della stagione. Ho bisogno di trovare continuità, è la mia necessità più imminente. Volendo parlare di numeri, ovviamente mi piacerebbe entrare tra i top-100 ATP. Anche raggiungere il best ranking, tutto sommato, vorrebbe dire avvicinarsi al traguardo. Non è impossibile, ne sono convinto, devo aver continuità e adesso mi piace quello che sto facendo”. Sabato le semifinali si giocheranno a partire dalle 13.30 (Gaio-Coria), poi alle 15.30 sarà il turno di Lorenzi-Gabashvili. L’ultimo quarto di finale e le semifinali di doppio (con in campo Simone Bolelli) si giocheranno a partire dalle 12 sul Campo 3. L’ingresso per l’intera giornata costerà 10 euro.

Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì

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ATP

Montreal: Nadal rimonta e travolge Fognini

Un buon Fabio nel primo set, poi Rafa limita gli errori e scappa via senza lasciargli possibilità

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Fabio Fognini e Rafa Nadal - Montreal 2019 (foto via Twitter, @CoupeRogers)

[1] R. Nadal b. [7] F. Fognini 2-6 6-1 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

La sedicesima sfida tra il nostro Fabio Fognini e Rafa Nadal (11-4 per Rafa i precedenti, delle 4 vittorie di Fabio solo una sul cemento, la gran rimonta a New York 2015) va in scena in una bellissima serata. Temperatura perfetta a Montreal, un po’ di vento ma nulla di troppo fastidioso, pubblico entusiasta.

Entrambi non entrano in campo centrati al massimo, l’inizio vede diversi errori gratuiti: nel secondo game Fognini si salva da due palle break, nel terzo Nadal commette un doppio fallo, spara fuori un dritto, ed è lui a perdere il servizio. Il palleggio dello spagnolo sembra un po’ incerto, molto bravo Fabio ad accelerare con il rovescio e mettere pressione nel momento giusto. L’italiano alterna belle cose a errori banali esattamente come l’avversario (almeno due passanti semplici falliti da Rafa), ma è lui a fare la partita attaccando e rischiando, e la cosa gli permette di allungare fino al 3-1. Il momentaccio di Nadal continua, Fognini giustamente sta lì a incassare, e un orribile game da quattro gratuiti di Rafa gli consegna un secondo break, 4-1, il set rischia già di essere compromesso per il favorito del torneo.

 

Alcuni siluri di dritto lungolinea di Fabio strappano applausi convinti a tutto lo stadio, gli errori a ripetizione di Nadal fanno mormorare perplessi molti spettatori. Sta di fatto che in mezz’oretta siamo 5-1, dal nostro punto di vista bene così. Poco dopo è 6-2 Fognini, ottimo set per lui almeno nella seconda parte, malissimo Rafa. 8 vincenti per entrambi, ma 14 gratuiti dello spagnolo (10 Fabio), e soprattutto un brutto 2 su 11 di punti fatti con la seconda palla.

Arriva subito, e non è una sorpresa, la reazione di Nadal, che nel secondo set inizia a spingere con maggiore continuità e precisione e sale 3-0 con un break, senza particolari demeriti di Fabio onestamente. Due game dopo, un gran scambio chiuso dalla palla corta di Fognini porta a una palla del contro-break, ma Rafa si salva e sale 4-1.

Il cambio di marcia di Nadal si fa travolgente, l’azzurro appare quasi frastornato a momenti, perde ancora la battuta e in un attimo è 6-1 per lo spagnolo. Fognini chiama il fisioterapista, e si fa dare una pastiglia, evidentemente sta sentendo qualche fastidio. Il dato che meglio fotografa questo secondo set sono i soli 3 errori di Rafa. Il livello è salito tanto da parte di Nadal, Fabio cerca di tenere botta, ci sono scambi spettacolari, la palla viaggia forte, ma i punti che contano ora li fa tutti lo spagnolo. Ancora break subito dall’italiano all’inizio del set decisivo, Nadal sale 2-0. Fognini ha l’aria sconfortata, gli riescono solo alcune giocate di classe, ma sta cercando di rimanere in partita e fa bene.

Ancora fisioterapista per Fabio al cambio campo, viene sistemata la fasciatura che ha sempre alla caviglia destra. Rafa non si fa impietosire, né impressionare da alcuni ottimi tocchi di Fognini (che è uno tra i pochi a essere capace di fintare la palla corta tanto bene da lasciare fermo un tipo come Nadal), e grazie a un drittaccio dell’azzurro che vola lungo brekka nuovamente, 4-1 e battuta per lui, siamo ai titoli di coda (e a un parziale di 10 game a 2 in questo momento, poco da dire). Un ultimo sussulto di Fabio lo porta a una palla break, ben cancellata dall’avversario, e poco prima che scocchino le due ore di gioco Rafa chiude 6-2. Settantaduesima semifinale “1000” per il fuoriclasse spagnolo, attende il vincente tra Monfils e Bautista Agut (il match, rinviato per maltempo, si giocherà sabato alle 19 italiane), buon torneo in ogni caso per Fognini.

“Lui è uno dei migliori del mondo, un grande talento, sono felice di avercela fatta. Gli ho chiesto cosa avesse avuto al piede, alla fine, ma non è grave per fortuna. Vedervi tutti qui, questo bel pubblico, è quello che mi sprona, è bellissimo“, racconta Rafa a fine match.

Il tabellone completo

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