US Open: passano Lorenzi, Sonego, Giorgi e Seppi. Peccato Berrettini

Italiani

US Open: passano Lorenzi, Sonego, Giorgi e Seppi. Peccato Berrettini

Paolo mette in crisi fisica il britannico. Prossimo turno contro Pella, non impossibile. Sonego vince una battaglia durissima al quinto. Camila doma la giovane Osuigwe, Seppi batte Querrey. Matteo molto stanco perde in tre set da Kudla

Pubblicato

il

da New York, i nostri inviati

P. Lorenzi b. [16] K. Edmund 4-6 6-4 7-5 6-1 (Bruno Apicella)

 

PAOLINO SENZA TEMPO – Il cuore. La forza. La voglia di non arrendersi. L’esperienza di Paolo Lorenzi. C’è tutto questo nel match vinto dall’attuale numero 94 del mondo che, nel primo turno degli US Open, ha estromesso dal torneo Kyle Edmund (16 ATP). Una vittoria importante per il giocatore italiano, oggi numero 94 ATP, arrivata, dopo i problemi fisici degli ultimi mesi che lo hanno costretto a giocare poco questa stagione e a ripartire dal circuito minore come dimostrato dal challenger vinto a Sopot qualche settimana fa. Edmund, invece, dopo l’importante risultato centrato a gennaio scorso con la sua prima semifinale agli Australian Open, non è stato capace di dare continuità al suo gioco incanalando una serie di risultati deludenti e sotto le aspettative. L’inglese, infatti, da gennaio ad oggi ha disputato e perso solo una finale nell’ATP 250 di Marrakech e non andando oltre il terzo turno al Roland Garros e Wimbledon. Lorenzi, a 36 anni, invece, continua ad emozionare e emozionarsi mettendo in campo cuore ed esperienza e a New York ritrova il feeling giusto come dimostrano anche gli ottavi giocati lo scorso anno e persi poi con Kevin Anderson. “Finalmente ho giocato piuttosto bene. È da Wimbledon che non ho più male al piede. Ogni settimana vado sempre meglio. Sinceramente il mio primo giorno di cemento è stato giovedì, avevo un po’ paura perché non lo toccavo dalla Coppa Davis”.

Il match tra Lorenzi ed Edmund inaugura il programma di giornata sul court 13 di Flushing Meadows. Il sole inizia a battere sul campo mentre dagli spalti si ascoltano le voci dei tifosi inglese incitare il loro beniamino: “Go Kyle, go Kyle”. Lorenzi comincia il match in salita: due errori gratuiti, le corde della racchetta subito rotte e il servizio perso. Edmund, dal canto suo, ricambia il favore prima di iniziare a spingere con il dritto dall’impugnatura estrema accorciando subito gli scambi e provando a chiudere il punto. L’italiano cerca di variare il gioco chiamando a rete l’inglese e provando a fargli giocare sempre un colpo in più. E se ad inizio match Edmund è stato poco preciso, alternando buone soluzioni con il dritto ad errori gratuiti, con l’andare avanti del set ha iniziato ad essere più preciso con i colpi di inizio gioco, aumentando il rendimento al servizio e l’incisività del dritto rispetto alle incertezze iniziale. Grazie ad una solida prima di servizio, il numero 16 del mondo, è riuscito a piazzare bene i piedi dentro il campo da gioco e ad ottenere punti facili. L’italiano, però, ha cercato di rimanere attaccato nel punteggio giocando punto su punto e offrendo palle lavorate all’avversario. La potenza di Edmund ha fatto la differenza e gli ha permesso di ottenere il vantaggio decisivo che gli ha dato l’opportunità di chiudere al servizio il primo set per 6 giochi a 4.

I primi game del secondo parziale non sono stati caratterizzati da alcun break: Edmund ha continuato a spingere con la combinazione servizio-dritto, mentre Lorenzi ha voluto verticalizzare il gioco scendendo più volte a rete dell’avversario. L’equilibrio è stato rotto nel decimo game, quando, Lorenzi, grazie ad alcune palle più lavorate che hanno mandato in errore l’inglese, è stato in grado di togliergli il servizio. Per Lorenzi sono arrivati due set point: il primo è stato annullato da un servizio vincente di Edmund giocato a 114 miglia orari e il secondo, grazie ad un dritto gratuito dell’avversario, è stato quello che ha permesso all’italiano di riaprire tutto il match. È stato a questo punto che Lorenzi ha iniziato a giocare con più fiducia, mettendo cuore ed esperienza e provando a recuperare ogni palla: ad inizio terzo set, nonostante un break subìto, è stato capace di recuperare lo svantaggio e rimettere in parità il parziale. “Secondo me all’inizio ho avuto un po’ di difficoltà al servizio: non servivo molto bene, poi ho giocato molto bene il secondo e il terzo set poi ad un certo punto lui per fortuna era un po’ stanco e ho preso il vantaggio”, racconta Paolo.

Edmund si è trovato a servire per portare il set al tie break ma il numero 16 del mondo da un vantaggio di 40 a 0 e servizio ha ceduto il servizio perdendo 4 punti consecutivi. Il numero 94 ATP ha così conquistato il terzo parziale portandosi a 2 set a 1. L’inglese, soprattutto negli ultimi punti del parziale, è apparso fermo e prima dell’inizio del quarto parziale ha chiesto l’intervento del medico. Edmund è sembrato non muoversi bene, forse un problema fisico legato ai crampi, ma è rimasto in campo provando a lottare.
Ho avuto un virus dopo Wimbledon, non sono più riuscito ad allenarmi bene, una specie di tonsillite. Oggi ho iniziado ad avere crempi già nel secondo set“, ammette a fine match l’inglese. “Dovrei giocare la Coppa Davis fra 3 settimane in Scozia, ma non so se sarò pronto“. Il match Gran Bretagna-Uzbekistan, in ogni caso, vista la recente riforma della competizione, non avrà alcun effetto pratico per i britannici. Lorenzi, invece, ha continuato a mantenere la giusta concentrazione e dopo 3 ore e 15 minuti è riuscito a conquistare il secondo turno a New York, dove affronterà l’argentino Guido Pella. Ci ho vinto in Coppa Davis ma era terra battuta, è una partita difficile ma si può fare”, conclude Paolo. Lorenzi è seguito, adesso, da due nuovi allenatori argentini, Walter Grinovero e Martin Rodriguez, guarda al futuro e annuncia: “L’obiettivo sono gli Australian Open 2019. Ho bisogno di fare punti per entrare in tabellone. Claudio (Galoppini, ndr) ha fatto la scelta di andare a lavorare in Federazione, ma i nostri rapporti sono rimasti ottimi: mi ha anche appena mandato un messaggio. Adesso vivo in Florida, mi sono trasferito con mia moglie a Sarasota, è comodissimo sono appena due ore di aereo da qui.

[LL] L. Sonego b. G. Muller 7-6(2) 6-7(9) 5-7 7-6(6) 6-2 (Luca Baldissera)

LORENZO, GRAN RIMONTASplendida prestazione di Lorenzo Sonego, che alla distanza prevale sul lussemburghese Gilles Muller. Nel gran caldo che avvolge Flushing Meadows, Lorenzo e Gilles si danno battaglia punto a punto per i primi due set, durati poco meno di due ore. Un tie break a testa, ma tanti rimpianti per Lorenzo, che ha fallito tre set point nel secondo dei tie-break, anche se Gilles poco prima aveva avuto l’occasione di chiudere sul 6-5 sbagliando un dritto abbastanza comodo. Ma andiamo con ordine. Primo set equilibratissimo, con l’azzurro che non trasforma una palla break nel terzo game, e un set-point nel decimo, per poi chiudere agevolmente al tie-break. Giusto così, considerato che Sonego non aveva offerto la minima possibilità a Muller sul proprio servizio. Secondo set, come detto, thrilling fino alla fine, con Gilles che ovviamente, da professionista espertissimo qual è, castiga le occasioni sprecate dall’italiano. Gioca bene Lorenzo, servizio e dritto viaggiano, il rovescio tiene, in difesa è il solito “polipo”. Dall’altra parte, Muller è sempre spettacolare con il suoi attacchi, e il suo tennis mancino d’altri tempi.

Un set pari, nessun break finora, equilibrio totale. Che viene purtroppo spezzato nel quinto game del terzo set, con Gilles che pressa bene sulla battuta di Sonego, e passa a condurre per 3-2 e servizio. Gli spettatori sulle tribunette (due file) di fianco al campo 15 sudano e si sventolano, sono le 13.30, il momento più afoso della giornata. Gran reazione di Lorenzo, che due game dopo si procura due palle del contro.break, e viene premiato dal doppio fallo di Muller sulla prima, siamo 4-4. Ma nell’undicesimo game, il patatrac: Sonego cede la battuta, Muller non si fa pregare e chiude il set 7-5. Che botta psicologica, per l’azzurro, sotto 2 set 1. “A questi livelli non puoi permetterti di calare l’intensità. Lui serviva benissimo, poi mancino… ma ci ho creduto sempre, è la mia qualità, non mollare mai“, spiega Sonego.

Il contraccolpo si fa sentire, e costa a Lorenzo un altro break subìto, siamo a 5 game a 1 di parziale quando si arriva al 3-1 per Gilles al quarto, la proverbiale “rottura prolungata”. Ma le risorse dell’azzurro (e ce le ricordiamo bene da Melbourne, in quel rocambolesco primo turno contro Robin Haase) sono infinite, e consentono a Sonego di scuotersi e recuperare fino al 4-4, annullare ancora una palla break, e poi pareggiare sul 5-5. Arriva, dal campo 13 poco più in là, il boato per la vittoria di Paolo Lorenzi su Kyle Edmund, spariamo che sia di buon auspicio. Intanto, si è concretizzato il terzo tie-break del match, siamo 6-6. Scambio di minibreak nei primi 10 punti, tre ciascuno, poi una gran risposta dell’italiano lo manda 6-5 e set-point, annullato però dal dritto lungolinea di Muller. Ma due punti dopo, il rovescio di Lorenzo significa quinto set. “Faceva caldo, sì, e si è sentito. Sto crescendo fisicamente, devo aumentare la muscolatura, il mio coach me lo dice sempre, abbiamo in programma di fare una preparazione lunga questo inverno. Devo migliorare tanto di rovescio, imparare a giocarlo con tutte le rotazioni“, racconta Lorenzo.

Che lotta, ragazzi. E i 37 anni di Gilles cominciano a farsi sentire: sull’1-0 Sonego nel set decisivo, il lussemburghese chiama il fisioterapista, facendosi misurare la pressione, evidentemente l’afa e la fatica sono notevoli, sono passate tre ore e 55 minuti. Muller ora si muove male, e serve piano: due break per Lorenzo, che vola 4-1 e battuta in pochi minuti, sembrano mettere definitivamente fine alla partita. Pochi minuti dopo, siamo a 4 ore e 20 di match, l’ace di Sonego decreta l’ingresso al secondo turno dell’italiano, incontrerà Karen Khachanov, non ci sono precedenti. “Non lo conosco, cioè l’ho solo visto in qualche challenger. Dovrò dare tutto, ovviamente. Il gruppo di giovani italiani che sta facendo bene quest’anno aiuta, ci si stimola, vedendo quello che ha fatto Berrettini per esempio. Siamo amici, e ci vediamo abbastanza spesso, anche con Cecchinato e Travaglia. Questo è il mio torneo preferito insieme agli Australian Open“. Bravissimo, Lorenzo.

C. Giorgi b. [WC] W. Osuigwe 6-4 6-1 (Vanni Gibertini)

CAMILA AUTORITARIA – Si era intuito già subito dopo il sorteggio del tabellone che il primo turno di Camila Giorgi avrebbe potuto essere piuttosto agevole. Ed effettivamente il match contro la sedicenne americana Whitney Osuigwe si è confermato piuttosto confortevole per la tennista italiana, che ha visto un solo momento di vera difficoltà nel primo set, quando non è riuscita a chiudere il parziale servendo sul 5-3, e la sua avversaria si è trovata poco dopo con tre chances per il 5-5 che non è però riuscita a sfruttare.

Arrivare sul campo 12 di Flushing Meadows mentre stanno giocando Giorgi ed Osuigwe fa una strana impressione: la porta d’ingresso posizionata a livello della rete offre una vista parziale sul campo solcata a ritmo forsennato da schegge gialle impazzite che viaggiano a velocità supersoniche a pochi centimetri dal nastro. Tutte e due le tenniste spingono a tavoletta sui colpi, con addirittura la sedicenne della Florida che è la prima a cercare di tenere un po’ di più la palla in campo aggiungendo un minimo di parabola alle traiettorie. Putroppo per lei, tuttavia, non è ancora abituata a giocare con continuità a questi ritmi e la regolarità ne risente. La giornata è caldissima, con un’umidità opprimente che diventa ancora più soffocante quando il sole si nasconde dietro qualche sporadica nube. Sedendosi vicini al campo, dove è posizionato anche Sergio Giorgi, il padre di Camila, si riesce a sentire tutte le volte che i colpi super-lisci delle due toccano appena la parte superiore della rete mentre sibilano da una parte all’altra del campo: capita almeno una volta a game, senza peraltro che la cosa convinca le due a giocare in maniera meno rischiosa.

L’avventura della giovane wild card Osuigwe termina dunque dopo un’ora e 13 minuti di gioco lanciando Giorgi verso un secondo turno di grande prestigio contro Venus Williams.

A. Seppi b. S. Querrey 6-7(6) 6-4 6-2 2-1 rit. (Vanni Gibertini)

ANDREAS IRON MAN – Nella calura di Flushing Meadows viene fuori la condizione fisica degli italiani che sono pronti a rimanere in campo più a lungo dei loro avversari. Dopo la vittoria di Lorenzo Sonego al quinto set contro uno spompatissimo Gilles Muller, anche Andreas Seppi è riuscito ad imporre la sua maggiore preparazione atletica su Sam Querrey, che è stato costretto al ritiro all’inizio del quarto set dopo aver vinto il primo e ceduto il secondo ed il terzo. Ma se Muller pagava al suo avversario più di dieci anni all’anagrafe, nel confronto tra Seppi e Querrey era l’altoatesino ad essere il più “anziano” in campo (34 anni contro 30), eppure è stato lui l’ultimo a rimanere in piedi nell’afa crudele di questa giornata di fine estate a New York, prima di una serie di giorni incandescenti che dovrebbero accompagnare i primi turni dell’US Open 2018. “È vero che lui è più giovane di me, ma nessuno dei due è più tanto giovane”.

Dopo un primo parziale ceduto al tie-break per colpa di un paio di gratuiti di troppo, Seppi ha continuato a tenere con grande solidità i propri turni di battuta (nessuna palla break concessa in tutta la partita) approfittando di alcune risposte molto puntuali nel decimo game del secondo parziale pareggiando il conto nella partita. I cinque giochi consecutivi infilati da Seppi tra secondo e terzo set erano le prime avvisaglie dei problemi fisici di Querrey, sempre più affaticato e sempre meno brillante alla battuta e nelle sortite offensive, trafitto spesso e volentieri dai passanti di Seppi.

Alla fine del terzo set il californiano chiedeva l’intervento del medico per controllare il suo stato di salute, e già prima di questo Medical Time-Out aveva fatto cenno al suo angolo di non poterne proprio più di correre nella sauna del campo n.5. Ci ha provato ancora, Sam, a continuare il match, ma ha resistito solamente altri tre game prima di alzare bandiera bianca e di cercare rifugio nella gelida aria condizionata degli spogliatoi. “Anch’io ho fatto molta fatica oggi, mi sentivo molto scarico – ha detto Seppi dopo il match – in alcuni suoi turni di battuta ho un po’ lasciato andare. Tuttavia è la terza partita che gioco e dopo Wimbledon non avevo toccato la racchetta per quattro settimane fino a sette giorni prima di Winston Salem. Ho dovuto recuperare da una microfrattura all’anca patita nel match con Anderson a Londra”.

Non credo di aver servito benissimo oggi, ma quando la palla era in gioco, da fondo l’80% di punti li vincevo io”. Al secondo turno Seppi affronterà la testa di serie n.28 Shapovalov, vincitore della sfida contro il suo amico Felix Auger Aliassime. “Ci siamo anche allenati insieme un paio di volte qualche giorno fa – ha spiegato Andreas – conosciamo bene il suo preparatore atletico che è italiano e ci eravamo accordati prima che venisse sorteggiato il tabellone”.

D. Kudla b. M. Berrettini 6-4 7-5 6-2 (Luca Baldissera)

MATTEO STANCO – Ultimo italiano a scendere in campo, Matteo Berrettini affronta Denis Kudla, che lo aveva battuto – annullando match point – nell’ultimo turno di qualificazioni allo scorso Australian Open. La partita, coma a Melbourne in gennaio, in avvio è lottata ed equilibratissima, ma fin dall’inizio l’italiano appare maggiormente in difficoltà rispetto all’avversario nei suoi turni di battuta. Non serve male Matteo, ma Denis sembra leggergli le traiettorie meglio di molti altri. Sei palle break affrontate e annullate da Berrettini nel primo game, altre due nel sesto, alla fine a forza di stare in bilico sul cornicione arriva lo scivolone decisivo, con un brutto doppio fallo sul 3-4. Kudla è solido e convinto stasera, serve alla grande e fa molto male a Matteo con il rovescio lungolinea, il 6-4 è questione di minuti.

Nel secondo set Berrettini aggiusta le percentuali alla battuta, cresce di livello, e il match diventa anche molto divertente, con l’azzurro che sale 5-3 con il primo break realizzato, e va a servire per il set. Purtroppo è un fuoco di paglia, arriva immediato il controbreak, poi Kudla annulla due set point con il servizio, e subito dopo strappa ancora un turno di battuta a Matteo. Berrettini resiste lottando nel dodicesimo game, annulla 5 set point, spreca una palla del 6-6, e alla fine cede 7-5. La partita praticamente finisce qui, Matteo appare un po’ scarico fisicamente, lo si nota da alcune difficoltà negli allunghi dal lato del dritto, e dai problemi nel far girare gli scambi portando il gioco fuori dalla diagonale sinistra. Denis tira forte il servizio, e il rovescio gli scorre davvero bene, mentre dall’altra parte Berrettini è sempre più avvilito, anche come di linguaggio del corpo. Altri due break mandano Kudla a servire per il match sul 5-2, l’ultimo dritto che scappa largo a Matteo gli consegna il secondo turno, dove attende il vincente tra Young e del Potro.

In generale, una prova opaca dell’azzurro, che ci ha provato, ma non è mai riuscito a far valere la sua superiore pesantezza di palla. Ci sta, alla fine di un’estate esaltante, in cui ha giocato – e vinto – moltissimo. È il momento di riposare e ricaricare le pile, anche nell’ottica di prevenire qualsiasi guaio fisico. Forza Matteo, la strada è comunque quella giusta.

I risultati degli italiani:

P. Lorenzi b. [16] K. Edmund 4-6 6-4 7-5 6-1 – prossimo turno contro Pella
[LL] L. Sonego b. G. Muller 7-6(2) 6-7(9) 5-7 7-6(6) 6-2 – prossimo turno contro Khachanov
C. Giorgi b. [WC] W. Osuigwe 6-4 6-1 – prossimo turno contro Venus Williams
A. Seppi b. S. Querrey 6-7(6) 6-4 6-2 2-1 rit. – prossimo turno contro Shapovalov
D. Kudla b. M. Berrettini 6-4 7-5 6-2

Il tabellone maschile – Il tabellone femminile

Continua a leggere
Commenti

Flash

Musetti non smette di crescere: “Lavoro sulla respirazione con il metodo degli apneisti”

Il carrarino, numero 284 del mondo a 18 anni, ha svelato uno degli aspetti su cui sta lavorando per diventare competitivo anche con i più grandi. Imparando a gestire meglio la pressione

Pubblicato

il

Lorenzo Musetti - Firenze Tennis Cup 2019 (foto Francesco Peluso)

Nel percorso di crescita di Lorenzo Musetti non intervengono soltanto fattori tecnici o fisici. Il carrarino, intervistato da Tuttosport, ha spiegato come abbia tratto beneficio dai consigli di un maestro di apnea per migliorare la respirazione. Fondamentale utile a gestire meglio anche la pressione psicologica.

“Mi sono abituato e sono maturato – sottolinea il talento azzurro classe 2002 – soprattutto dopo il boom mediatico che è seguito al mio successo dello scorso anno agli Australian Open junior. Un mese continuo di chiamate, interviste, ospitate. Ho fatto un po’ di fatica a rifocalizzarmi interamente sul tennis in quel periodo. Piano piano ho imparato a gestire la situazione, anche lavorandoci sotto il profilo fisico e motorio. In certe situazioni mi si bloccava il diaframma, non riuscivo a fare ciò che volevo e mi innervosivo. Ho chiesto il supporto ad un ragazzo di Livorno che insegna agli apneisti e ne sono venuto fuori. Quando mi capita ora ho le contromisure”.

COME UN PADRECome già aveva fatto nell’intervista esclusiva concessa al nostro Alessandro Stella, Musetti ha ribadito ancora una volta l’importanza del rapporto con il coach Simone Tartarini, al suo fianco anche in questi giorni di allenamenti a La Spezia. “Con lui ci eravamo posti quale primo traguardo entrare nelle qualificazioni del Roland Garros. Mi mancavano ancora una cinquantina di posizioni in classifica mondiale, ma credo che sarei riuscito a scalarle visti i tanti appuntamenti che avrei potuto sfruttare. Sarebbe stato fantastico giocare a Parigi. Ora l’imperativo è migliorarsi tutti i giorni mantenendo elevata la motivazione. Un mattoncino alla volta, per costruire una casa solida. Questa è la nostra filosofia.

Focus spostato al 2021 anche sul torneo che non ha esitato a definire, un po’ a sorpresa, il suo preferito: “È Wimbledon, dove ho raggiunto i quarti a livello junior provando grandi emozioni. Non avevo mai giocato sull’erba ma ho immediatamente trovato le giuste cadenze. Sarebbe il massimo fare bene tra i big”.

Continua a leggere

Accadde Oggi

Accadde Oggi: Panatta e quel match point annullato a Hutka

Il 2 giugno 1976 Adriano Panatta, fresco vincitore del torneo di Roma, rischia di uscire al primo turno contro il semisconosciuto Pavel Hutka. Vincerà 12-10 al quinto e sarà l’inizio della sua trionfale cavalcata parigina

Pubblicato

il

Riproponiamo oggi questo articolo pubblicato tre anni fa, con gli opportuni aggiornamenti


Parigi, 2 giugno 1976, primo turno degli Internazionali di Francia. Adriano Panatta, fresco vincitore degli Internazionali d’Italia e semifinalista nella passata edizione dello Slam parigino, affronta da logico favorito il cecoslovacco Pavel Hutka. Il 27enne giocatore nativo di Sumperik, all’esordio assoluto al Roland Garros, non pare infatti poter rappresentare un grosso ostacolo per il tennista azzurro, che è invece alla sua ottava partecipazione, con due semifinali (1973 e, appunto, 1975) e un quarto di finale (1972) all’attivo, e soprattutto è in forma smagliante dopo il trionfo romano. Il campo invece, come spesso accade, racconterà tutta un’altra storia

Panatta all’inizio fatica a carburare e Hutka – che gioca in modo particolare, usando la mano destra per colpire di dritto e di rovescio mentre serve e schiaccia con la mano sinistra – ne approfitta per incamerare agevolmente il primo set con il punteggio di 6-2. Il 25enne romano entra però finalmente nel match e lo riporta nei binari previsti: restituisce il 6-2 nel secondo parziale e replica subito dopo, portandosi in vantaggio due set a uno. A quel punto tutto sembra far supporre che da lì a breve Adriano possa chiudere la partita come da pronostico. Invece l’azzurro “sparisce” letteralmente dal campo per mezz’ora e subisce un 6-0 che rimette le sorti del match in parità. 

 

Il quinto set diventa una tipica battaglia da terra rossa dove, al contrario dei precedenti parziali, regna un assoluto equilibrio. Si arriva così al 10-9 in favore del tennista cecoslovacco, quando Panatta si trova a fronteggiare sul suo servizio un match point, sul 30-40. Una situazione da lui già vissuta, dato che solo un paio di settimane prima ne aveva annullati ben undici a Warwick nel match di esordio a Roma. Qui gli basterà annullare questo, ma il modo in cui lo fa è incredibile: sceso a rete, prima si difende da un insidioso pallonetto del suo avversario con la sua celeberrima “veronica”, a cui fa seguire una fantastica volée in tuffo vincente sul passante che Hutka era riuscito a imbastire pregevolmente.

Il cecoslovacco di fatto rimane lì, su quel colpo al volo che atterra a qualche centimetro dalla riga del servizio. Per lui è il colpo del k.o.: pochi minuti dopo Panatta vince 12-10 e passa il turno. “È stato un bell’incontro. Hutka è un giocatore difficilissimo ed è strano pensare che non faccia parte del grosso giro. Con la capacità che ha di usare entrambe le mani diventa un avversario difficile per chiunque. Almeno un migliaio di volte mi sono ripetuto in questi giorni: ‘Hai vinto a Roma, riposati’. In realtà più che nelle gambe sono stanco mentalmente, e mi spiace” dirà dopo il match il tennista romano.

Una stanchezza che probabilmente gli è scivolata via con quel tuffo sul match point, dato che da quel momento la sua cavalcata parigina diventa inarrestabile, fino alla vittoria in finale con Solomon e la conquista di quello che è, ancora oggi, l’ultimo trofeo del Grande Slam vinto da un tennista italiano in campo maschile.

Continua a leggere

Focus

Berrettini: “Sto bene e mi alleno con Tiafoe. Ajla? Se non ci siamo lasciati dopo la quarantena…”

Matteo è ancora a Boca Raton. Non c’è la data del rientro in Italia: “Stiamo decidendo”. Sulla tendenza a infortunarsi: “Ho accettato di non poter cambiare questa cosa. Convivo con le caviglie instabili”

Pubblicato

il

Matteo Berrettini, conferenza - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

L’Italia ha sofferto e io con lei, da lontano. Ero sempre in contatto con la mia famiglia e so quanto è stato difficile. Siamo una grande paese, non dobbiamo mollare ma farci forza. Siamo un popolo coraggioso, lo dimostriamo in campo e fuori. Dobbiamo solo stare uniti e darci una mano. Questa è la chiave per ripartire“. Non perde lo spirito patriottico Matteo Berrettini, ancora confinato – per sua scelta, s’intende – a Boca Raton, in Florida, in attesa di rientrare in Italia. “Per il momento stiamo ancora decidendo come muoverci. Insieme al team abbiamo qualche opzione, stiamo aspettando di prendere una decisione definitiva. Matteo ha rilasciato queste dichiarazioni a La Gazzetta dello Sport, confermando di essere guarito dagli acciacchi e di sentirsi bene.

Non si sbottona però sulla data di rientro e di conseguenza sulla sua eventuale presenza a Todi, dove a partire dal 21 giugno si disputeranno i Campionati Italiani Assoluti. Le priorità del tennista romano, che ad aprile ha compiuto 24 anni, sono e rimangono mantenere l’integrità fisica e al contempo intensificare gli allenamenti, gradualmente. Per ora in Florida, e quando sarà il momento sui campi italiani. A Boca Raton si sta avvalendo dell’aiuto di Paolo Volpicelli, un giovane allenatore – ha solo cinque anni in più di Matteo – molto amico di Vincenzo Santopadre. Berrettini ha avuto anche l’occasione di allenarsi con Frances Tiafoe.

View this post on Instagram

Trying to look good but @coachpaolovolpicelli and @bigfoe1998 photobomb every pic… 🙄 – 📷🙏 @marcoperretta

 

A post shared by Matteo Berrettini (@matberrettini) on

PROBLEMI FISICI – Della fragilità delle sue caviglie, di cui ormai è consapevole, aveva già parlato una decina di giorni fa, ed è tornato sull’argomento durante una breve comparsata in ‘Spazio Tennis‘, una trasmissione di SportFace. Ha raccontato di essere soggetto agli infortuni sin da inizio carriera, al punto da arrivare a chiedersi se fosse destinato a fare l’atleta professionista, ma con il tempo ha imparato a considerarlo un limite superabile: “Quando ero più piccolo era un continuo: guariva la spalla e mi facevo male al polso, poi la caviglia, poi la schiena… ma ho accettato di non poter cambiare questa cosa e di dover lavorare per essere migliore. C’è chi convive con il fatto che fa doppi falli, chi convive con il fatto che a rete non si sente comodo; io convivo con il fatto che le mie caviglie non sono stabili“.

Le stesse caviglie che hanno tradito anche Fabio Fognini, costretto a una doppia operazione. “Ma lui ha qualche chilometro in più sulle gambe” ha scherzato Matteo. “Sapevo che Fabio aveva dolore. Me ne aveva parlato, era indeciso sul da farsi, ma ha scelto il momento giusto per farsi operare. Gli faccio un grande in bocca al lupo e l’augurio di una guarigione il più veloce possibile. Per fortuna in carriera non ha avuto troppi infortuni quindi lo aspettiamo in campo più forte di prima“.

VITA DI COPPIA – Berrettini ha parlato anche dell’argomento ‘convivenza forzata’ con Ajla Tomljanovic, con la quale ha condiviso a stretto contatto gli ultimi tre mesi, dal periodo di piena pandemia al lento ritorno alla normalità. “Un’esperienza bella ma c’è da fare un passo indietro e capire che prima del lockdown ci vedevamo poco, ci eravamo ‘vissuti’ poco come coppia. Passare da questo a stare sempre insieme per tre mesi è… pesante, anche se è una cosa bella. Soprattutto ci siamo anche allenati insieme, e lì ognuno ha la sua mentalità: io vivo l’allenamento in modo più rilassato, lei è un po’ troppo seria e quando scherzavo troppo si arrabbiava. Queste cose ci hanno fatto crescere tanto. Se non ci siamo lasciati dopo questa quarantena non so quando…” ha concluso Matteo sorridendo.

Una battuta anche sul ritorno in campo. “Sembra che il 15 giugno arriverà la decisione dello US Open, e a cascata decideranno tutti gli altri. Spero di esserci. Internazionali d’Italia? Sarebbe bellissimo poter giocare, è il torneo di casa e ci tengo particolarmente“.

A.S.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement