Australian Open: irrompe Kyle Edmund, è il primo semifinalista – Ubitennis

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Australian Open: irrompe Kyle Edmund, è il primo semifinalista

MELBOURNE – Non si arresta la corsa di Kyle Edmund, che elimina la terza testa di serie Dimitrov e vola in semifinale. Il bulgaro delude: niente rivincita con Nadal

Luca Baldissera

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K. Edmund b. [3] G. Dimitrov 6-4 3-6 6-3 6-4 (dal nostro inviato a Melbourne)

Siamo arrivati alle partite che contano davvero, quelle in cui la palla pesa, o meglio, considerato il clima australiano, quelle in cui la palla scotta. Ci si gioca l’ingresso in semifinale, a livello Slam è uno di quei traguardi che definiscono la carriera di un tennista. Il bulgaro Grigor Dimitrov (26 anni, 3 ATP), reduce dalla grandissima sfida vinta contro Nick Kyrgios, affronta l’inglese Kyle Edmund (23 anni, 49 ATP), autore dell’eliminazione del nostro Andreas Seppi. Grigor sulla carta è favorito, sia dai precedenti (2-0 per lui, Washington 2017 e Brisbane 2018, entrambi su cemento all’aperto) che dalla classifica e dall’esperienza. Ma la tensione nervosa lo tradirà, per la gioia del biondissimo Kyle, che si candida a raccogliere l’eredità di Andy Murray e nel frattempo si garantisce l’ingresso in top 30.

 

INIZIO A TUTTO BRACCIO – Pronti, via, e subito Kyle scatena la sparatoria col suo super-dritto, tirando a tutto braccio e rischiando senza esitare. Grigor subisce la partenza a 200 all’ora dell’avversario, e cede il servizio nel primo game. Dopo 10 anni, si rivede con piacere sulle tribune di un torneo dello Slam Tim Henman, che di semifinali Major ne ha giocate sei (Wimbledon 1998, 1999, 2001, 2002, Rolang Garros e US Open 2004), a incoraggiare il connazionale verso il medesimo traguardo. Ma nel frattempo, Dimitrov, da campione qual è, sta salendo di livello, manovra con sempre maggior efficacia prendendo buonissimi angoli di campo, e risale da 1-3 sotto fino al 4-3, piazzando il controbreak al sesto gioco. La giornata è assolata ma non eccessivamente calda, e la Rod Laver Arena si sta riempiendo di spettatori. Sul 4-4, un paio di distrazioni di Grigor, e soprattutto una terrificante risposta vincente di dritto di Kyle (a 166 kmh!), danno un secondo break all’inglese, che va a servire per il primo set. Il bulgaro non ci sta, aggredisce il rovescio di Edmund, e si procura due opportunità di contro-break consecutive, poi una terza, ma altrettante ottime prime palle gliele annullano. Un errore di Kyle fa sfumare un primo set-point per lui, ma una gran battuta esterna poco dopo gli risolve il problema. 6-4 Edmund, che bravo: sta facendo in ogni caso lui la partita, i dati dei vincenti/errori lo confermano: 15/14 contro il 7/8 di Grigor. Sono passati 43 minuti.

REAZIONE D’ORGOGLIO – Essersi fatto sfuggire il primo set evidentemente pungola Dimitrov, che riparte bello concentrato, brekka al secondo game, si salva da 0-40 nel terzo, e sul 3-0 si prende altre due palle break non consecutive, comunque ben salvate da Edmund. Siamo 3-1, la furia agonistica dell’inglese sembra essersi un po’ spenta, non stanno più grandinando drittoni a ripetizione come pochi minuti fa. Grigor resiste al tentativo di rimonta di Kyle, salva col servizio una palla del contro-break sul 4-2, e sale 5-2. C’è molto equilibrio in campo, tutto sommato, forse Dimitrov potrebbe e dovrebbe essere meno attendista, e forzare con maggior convinzione verso il rovescio di Edmund. L’inglese è un bel giocatore, forte e solido, con due armi di altissimo livello, il servizio e uno dei dritti più carichi e potenti del circuito, ma in effetti non sa fare molto altro, mentre il bulgaro avrebbe le possibilità tecniche di variare e anticipare meglio. In ogni caso, con un buon game di battuta, Grigor incamera il secondo parziale 6-3, un set pari: risultato giusto per quanto visto in un’ora e 25 minuti di match.

SERVIZIO INSUFFICIENTE – Nel primo game del terzo set, Kyle cancella con la battuta una palla break sul 30-40, poco dopo, nel quarto gioco, tocca a Grigor salvare il turno di servizio con un grandissimo scambio in difesa e contrattacco, siamo 2-2. Senza altri scossoni, si arriva al 4-3 per Edmund, quando a Dimitrov scappano un paio di colpi, e sulla seconda palla break commette un brutto doppio fallo, il settimo. Alla battuta per chiudere il set, sul 5-3, Kyle non trema, e si prende il 6-3 e il vantaggio di due set a uno. Il dato che spiega la prestazione insufficiente di Grigor è il 39% di primi servizi in campo in questo parziale, per tenere lontano un bombardiere “on fire” come Edmund il bulgaro dovrà assolutamente migliorare quella percentuale.

GUERRA DI NERVI – Fino al 2-2 del quarto set, poco da segnalare. E poi si scatena una sorta di guerra più psicologica che tecnica. “In the fourth it was kinda poor tennis” ammette Kyle al microfono di Jim Courier alla fine, e ha perfettamente ragione. Errori di entrambi in serie, break Edmund, 3-2, controbreak Dimitrov, 3-3, più palle fuori e in rete che palle in campo a momenti. I nervi sono a fior di pelle per entrambi, e si vede. Sul 4-4, l’allungo decisivo: un gratuito di rovescio commesso da un Dimitrov che sembra tesissimo manda Kyle a servire per la partita, l’ennesimo colpo sbagliato in lunghezza dal bulgaro decreta la fine. 2 ore e 49 minuti la durata del match. Bravissimo Edmund a cogliere le occasioni, male Dimitrov, che si è inspiegabilmente contratto (rovesci in slice a ripetizione, invece che in spinta, per esempio) proprio nei momenti che contavano. Prima semifinale Slam per Kyle, Henman applaude convinto, Grigor ha fatto lo stesso numero di game di Seppi contro l’inglese, 17.

Edmund è il primo nato dal 1995 in poi ad arrivare in una semifinale Major, il suo avversario uscirà dalla sfida tra Nadal e Cilic. Con lo spagnolo Kyle è sotto 1-0 nei precedenti (Montecarlo l’anno scorso, 6-0 5-7 6-3), così come con Cilic (sempre lo scorso anno a Shanghai, 6-3 7-6).

Risultati:

K. Edmund b. [3] G. Dimitrov 6-4 3-6 6-3 6-4
[6] M. Cilic b. [1] R. Nadal 3-6 6-3 6-7(5) 6-2 2-0 rit.

IL LIVESCORE DEL DAY 9
I TABELLONI COMPLETI: UOMINI – DONNE

Mertens da urlo, semi contro Wozniacki
Cilic in semi, crac Nadal. “Troppi campi duri!”


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Australian Open: Federer e Nadal di fretta, ora Tsitsipas e Berdych

MELBOURNE – Zero palle break concesse a Fritz e altra vittoria in tre set per il campione in carica. Il greco piega Basilashvili, Berdych torna agli ottavi e ritrova Rafa (regolato de Minaur) dopo quattro anni. Verdasco manca 2 match point e poi cede al quinto

Vanni Gibertini

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista del New York Times Ben Rothenberg: la sorpresa Anisimova

 

da Melbourne, il nostro inviato

ROGER UNDER THE ROOF – Nelle giornate piovose e insolitamente anti-estive come questo venerdì a Melbourne, la differenza tra i campi indoor e quelli outdoor non potrebbe essere più stridente, mentre nei ground all’aperto si cerca di evitare le pozzanghere più grandi, rimanere asciutti pulendo le sedie con un foglio di giornale prima di sedersi e trovare un angolino al coperto per far passare i frequenti scrosci. Al coperto invece tutto funziona come un orologio, quasi come un torneo indoor indipendente. L’insolita collocazione del match di Roger Federer non prima delle 13 ha incoraggiato il pubblico ad anticipare il pranzo e prendere posto con buon anticipo nella Rod Laver Arena assistere al match tra il più giovane e il più vecchio dei giocatori padri ancora in tabellone.

Nei primi 20 minuti di partita Taylor Fritz non ci ha capito molto: Federer gli ha mischiato le carte in maniera superba, bloccando le risposte e usando magistralmente il rovescio tagliato per costringere il giovane americano a colpire palle basse e senza peso in avanzamento, cosa complicata da fare con lunghe leve e impugnature chiuse. Giusto il tempo per Leo o Lenny (non ci chiedete di distinguerli), uno dei due gemelli di Federer, di schiaffeggiare giocosamente Ivan Ljubicic e il primo set è già in cascina. Fritz prova a cercare la chiave del match come per due giorni ha cercato la chiave smarrita dell’Airbnb che qui a Melbourne divide con Mackenzie MacDonald (si era semplicemente nascosta nella sacca di Taylor) e inizia a martellare con il diritto per alzare il ritmo dei palleggi e portare il match su un terreno a lui più familiare.

FEDERER CHIAMA… – L’americano annulla una delicata palla break sull’1-1 del secondo set e per qualche game sembra riuscire a tenere il ritmo di Federer. Sul 4-3 in suo favore un effimero 0-30 gli fa intravedere la via per la parità, ma con il servizio l’elvetico sistema il game e poco più tardi piazza l’allungo decisivo con un paio di imperiosi diritti per andare in vantaggio di due set dopo soli 63 minuti di gioco. Basta 1 ora e 28 minuti per chiudere la pratica di questo match e far avanzare Roger Federer al quarto turno dove affronterà Stefanos Tsitsipas, da lui già battuto in due set poche settimane fa a Perth durante la Hopman Cup in una partita comunque molto tirata.

… NADAL RISPONDE – Il terzo capitolo della saga Nadal vs Australia era anche il match più atteso del day 5. Ma dopo aver liquidato James Duckworth e Mattew Ebden nei primi due turni, il numero due del mondo non ha lasciato scampo nemmeno al giovane Alex de Minaur, spegnendo gli entusiasmi di una Rod Laver Arena gremita. Il 19enne nativo di Sydney ha perso con lo stesso punteggio dell’ultimo e unico precedente, giocato allo scorso Wimbledon sempre a livello di terzo turno. Eppure la promessa del tennis aussie, che non sta passando un buon momento, ha giocato una discreta partita, ha tenuto in campo Nadal per due ore e 22 minuti portando gran parte dei game ai vantaggi. Ma la sensazione è che mancassero quei 10 kg di peso in più per caricare colpi dannosi per lo spagnolo.

Rafa ha concesso qualcosa solo in avvio di partita, una palla break casuale sull1-1 nata da due doppi falli. Nonostante qualche sbavatura è comunque doppio break di vantaggio e 6-1 perentorio. De Minaur è sempre costretto a colpire coi piedi per aria o a correre da un lato all’altro del campo, ma riesce comunque a piazzare qualche vincente che dà speranza al suo pubblico di assistere a una vera partita. Nel secondo set il copione è lo stesso. Sotto gli occhi di Lleyton Hewitt – ultimo australiano capace di battere Nadal all’Open d’Australia negli anni 2004 e 2005 – il giovane Alex fa una fatica da matti a tenere i suoi turni di battuta e raccoglie le briciole contro il servizio on fire di Rafa (86% di prime in campo). Il break nel primo gioco del terzo set mette fine alla contesa, ma “Demon” continua comunque a spingere per evitare un terzo cappotto e dà ulteriore sfoggio del suo talento, ancora troppo grezzo per impensierire questa versione di Nadal. L’ultimo game è la foto della partita. Con Rafa al servizio per il match, de Minaur annulla a suon di vincenti ben cinque match point, ma il numero due del mondo è una roccia e raggiunge gli ottavi di finale per la dodicesima volta all’Open d’Australia.

Il campione dell’edizione 2009 ha fatto registrare due importanti traguardi. Con il successo sul giovane australiano fa registrare la vittoria numero 250 negli Slam e con il 43esimo ottavo di finale Major eguaglia Jimmy Connors al terzo posto nella speciale classifica dell’Era Open. Al prossimo turno dovrà vedersela con un redivivo Tomas Berdych. Nadal è avanti 19-4 nei precedenti, ma nel penultimo incontro, giocato proprio a Melbourne nel 2015, ha patito una sonora sconfitta con tanto di bagel. Non sarà una passeggiata per il 17 volte campione Slam.

CILIC RIMONTA PAZZESCA – Ancora una volta si son fatte le ore piccole sulla Margaret Court Arena. Il giorno dopo il match tra Johanna Konta e Garbine Muguruza finito dopo le tre del mattino australiane, Fernando Verdasco e Marin Cilic hanno lasciato il campo all’una. Al termine di una battaglia durata 4 ore e 18 minuti l’ha spuntata il finalista uscente. Cilic ha rimontato da sotto due set a zero per la settima volta in carriera ed è stato costretto anche ad annullare due match point nel tie-break del quarto set. Per Marin si tratta inoltre dell’ottava vittoria negli ultimi nove confronti con il semifinalista dell’edizione 2009, nel giorno del loro primo incontro in un Major.
Per lunghi tratti della partita è stato Verdasco a comandare il gioco. Vinto un primo set che poteva svoltare sul 3-3 0-40 in favore Cilic, lo spagnolo ha preso il largo nel secondo, lasciando più volte fermo il suo avversario con autentiche bordate da fondocampo. Sul meritato doppio vantaggio iberico, il campione dello US Open 2014 ha alzato i giri del motore e ha costretto Verdasco a mollare un terzo set vinto di rabbia dal croato, 6 giochi a 1, per concentrarsi sulla frazione successiva. Il momento decisivo per le sorti della contesa è stato il tie-break del quarto set. Giunti sul 6-6 senza l’ombra di una palla break, il jeu decisif si è giocato in un’atmosfera tesissima. Conferma ne dà il disgraziato doppio fallo commesso da Nando sul suo secondo match point. L’ennesima grande occasione mancata in carriera dal commovente 35enne madrileno ha aperto la strada a due punti da campione di Marin Cilic, che ha portato il match al quinto. Con l’inerzia tutta in suo favore, il finalista uscente ha trovato il break in apertura di set e ha dovuto solo gestire un pericolosissimo 0-40 nel settimo game prima di festeggiare la rimonta e l’accesso al quarto turno. Centra così gli ottavi di finale per la sesta volta a Melbourne, dove affronterà un altro spagnolo, Roberto Bautista Agut.

GLI ALTRI INCONTRIContinua la cavalcata del campione di Doha, Roberto Bautista Agut, che sulla 1573 Arena ha eliminato la testa di serie numero 10 Karen Kachanov in tre set. Dopo le due maratone contro Andy Murray e John Millman nei primi due turni, lo spagnolo ha ancora una volta sorpreso tutti con una prestazione di muscolo che gli ha permesso di tenere in mano la partita dall’inizio alla fine. Il punteggio poteva essere anche più rotondo, ma la grande pressione fatta dal numero 22 del seeding ha portato Khachanov a chinare il capo in volata al termine di tutti i parziali. Bautista ha raggiunto così il decimo quarto turno a livello Slam (non è mai andato oltre), risultato raggiunto per quattro volte a Melbourne Park.

(in aggiornamento)

ha collaborato Antonio Ortu

Risultati:

[14] S. Tsitsipas b. [19] N. Basilashvili 6-3 3-6 7-6(7) 6-4
T. Berdych b. [18] D. Schwartzman 5-7 6-3 7-5 6-4
[3] R. Federer b. T. Fritz 6-2 7-5 6-2
[20] G. Dimitrov b. T. Fabbiano 7-6(5) 6-4 6-4
F. Tiafoe b. A. Seppi 6-7(3) 6-3 4-6 6-4 6-3
[22] R. Bautista Agut b. [10] K. Khachanov 6-4 7-5 6-4
[2] R. Nadal b. [27] A. de Minaur 6-1 6-2 6-4
[6] M. Cilic b. [26] F. Verdasco 4-6 3-6 6-1 7-6(8) 6-3

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Australian Open: Sharapova batte la campionessa in carica, ma la ribalta è di Anisimova

MELBOURNE – La siberiana batte Caroline Wozniacki, rimette in palio il trofeo e torna a ruggire. Impressiona la 17enne Anisimova che spazza via dal campo Sabalenka: prima giocatrice nata nel nuovo millennio a giocare un ottavo Slam

Vanni Gibertini

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista del New York Times Ben Rothenberg: la sorpresa Anisimova

 

dal nostro inviato a Melbourne

La sfida di terzo turno tra Maria Sharapova e la campionessa uscente Caroline Wozniacki è una di quelle dal sapore antico: due veterane del circuito, ex n.1 con tanti allori alle spalle e alle quali la vita ha riservato più di un ostacolo da superare: una spalla martoriata da infortuni e una lunga squalifica per doping per Sharapova, un fidanzamento interrotto davanti a tutto il mondo con gli inviti già mandati ee una terribile malattia (artrite reumatoide) per Wozniacki. Il primo incontro tra le due negli ultimi tre anni e mezzo ha rappresentato una motivazione in più per Maria che a causa della squalifica e di vari successivi infortuni non ha avuto l’occasione di sfidare molte giocatrici di alta classifica, “e questi sono gli incontri per i quali mi alleno così duramente” ha detto la russa dopo la partita.

Alla fine è stata la potenza di Sharapova ad avere la meglio di Wozniacki, che ha provato a sopperire alla mancanza di “cavalli” con gli angoli e la posizione dei colpi. Sicuro rammarico per Caroline, che cede così lo scettro di campionessa in carica, perché in entrambi i primi due set si era trovata con un vantaggio di un break sia nel primo (4-1) sia nel secondo set (3-0). Tuttavia nel primo parziale Sharapova ha messo a segno una serie di cinque giochi consecutivi e una striscia di 20 punti a 6 (due dei quali sono stati doppi falli) che ha ribaltato l’esito del set, mentre nel parziale successivo Wozniacki, dopo essersi fatta rimontare, ha piazzato la zampata finale nel decimo game grazie ad un doppio fallo di Maria sul 30-30 e un successivo errore gratuito di diritto. Nel set decisivo Sharapova ha infilato quattro giochi consecutivi dal 2-3 facendo finalmente prevalere la sua maggiore spinta da fondocampo e soprattutto la sua aggressività in fase di risposta.

Maria Sharapova e Caroline Wozniacki – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Agli ottavi di finale Maria affronterà la beniamina di casa Ashleigh Barty, che ha superato al terzo turno Maria Sakkari: la giocatrice greca ha opposto resistenza nel primo set, snaturando anche in parte il suo gioco, ma nel secondo il grande stato di forma di Barty e la qualità del suo tennis hanno prevalso.

FOLGORE AMANDA – Se vogliamo però, ‘l’ooooh‘ di giornata è da legarsi all’affermazione perentoria di una 17enne su una 20enne. Amanda Anisimova ha letteralmente spazzato dal campo Aryna Sabalenka, presentatasi qui a Melbourne addirittura con qualche velleità di titolo. Le speranze di gloria della bielorussa, rimaste intatte dopo le prime due – buone – apparizioni, sono state sbriciolate dai fendenti anticipati della giovane giocatrice statunitense, addirittura impressionante con esecuzioni lungolinea. Ad agevolarla c’è stato l’avvio ad handicap di Sabalenka (finita sotto 3-1 in pochi minuti) che probabilmente né si aspettava un’avversaria centrata sin dal primo punto né che potesse sciorinare un tennis tanto brillante. Fatto sta che Aryna ha sempre dovuto inseguire, e quando nel primo set è riuscita ad avventurarsi sino ai vantaggi sul servizio avversario – una sola volta, nella pancia del set – Anisimova ha gestito la difficoltà con una calma da fare invidia a un tiratore scelto. 6-3 tanto cristallino che puoi guardarci attraverso e scorgere lo sguardo spaesato di Tursunov, coach dell’imponente ragazza di Minsk.

Col passare del game l’elefante nella stanza si fa evidente a tutti: Anisimova sta giocando un tennis migliore sotto ogni profilo, e nel confronto tattico con quello di Sabalenka ha un vantaggio naturale rappresentato dai suoi colpi anticipati. La bielorussa è quasi totalmente incapace, come si rende evidente dalla postura del corpo, di gestire le traiettorie che la statunitense fa partire sistematicamente quando la palla è in fase ascensionale. Risultando lenta e goffa nelle sue rincorse, Sabalenka cerca disperatamente il tempo di gioco che Anisimova le sta sottraendo. E non lo trova mai. Soltanto l’orgoglio le risparmia uno 0-4 immediato anche nel secondo set, ma la partita né c’è né ci sarà mai. In occasione dell’unica palla break che la 17enne offre nel secondo set – e in tutto il match – le basta giocare un dritto negli ultimi centimetri di campo per ricavarne l’ennesimo errore forzato dell’avversaria. Il resto è una marcia inesorabile di Anisimova verso il 6-2 finale. Bilancio finale dei vincenti di Amanda, ventuno: due passanti, una volée, quattro ace e quattordici da fondocampo, equamente divisi tra dritto e rovescio che fanno male praticamente allo stesso modo. Con la prima di servizio ha perso soltanto sette punti, in risposta ha fatto letteralmente sfracelli.

Anisimova è il primo essere umano nato nel nuovo millennio a qualificarsi per gli ottavi di uno Slam. Incontrerà Petra Kvitova, già battuta nettamente a Indian Wells lo scorso anno. Si fanno tanti pronostici nel tennis, i più dei quali ritornano buoni a distanza di anni per farsi delle grasse risate, ma difficilmente ci sarà da sorridere rispetto alle considerazioni che stiamo facendo oggi. Questa ragazzina nata 17 anni fa nel New Jersey può veramente squassare il mondo del tennis.

Amanda Anisimova – Australian Open 2019 (via Twitter, @ESPNStatsInfo)

GLI ALTRI INCONTRI – La disfatta bielorussa si completa con i soli tre game che Sasnovich sa vincere al cospetto di Pavlyuchenkova, che sta disputando un gran torneo sinora e adesso andrà a sbattere sulla sua nuova nemica Sloane Stephens, con la quale le acredini sono nate dopo il litigio di Pechino. La quinta favorita del seeding ha vinto una partita molto piacevole con Petra Martic. Non che stupisca di vedere del bel tennis quando in campo c’è la croata, né di ritrovare la statunitense concentrata quando la posta in gioco si alza: Sloane gestisce in modo perfetto entrambi i tie-break senza concedere alla sua avversaria alcuna occasione di portarsi in vantaggio né di pareggiare i conti. E chiusura di programma in sordina, per un tabellone che tuttavia sta assumendo una conformazione molto interessante. In sordina perché, intenzionate a risparmiare energie in vista dell’intenso rettilineo finale, Petra Kvitova, Danielle Rose Collins e Angie Kerber sono scese al lavoro in stato di massima concentrazione, finendo per lasciare undici giochi complessivi alle ammutolite colleghe Bencic, Garcia e Birrell.

Se i facilissimi successi di ceca e tedesca erano ampiamente prevedibili, vista la forma ancora precaria di Belinda e l’inesperienza a certe latitudini della ventenne wild card australiana, la quale prima dell’infilata dei giorni scorsi aveva vinto due partite di tabellone principale a livello WTA in tutta la (breve) carriera, a sorprendere per la semplicità con cui è arrivata è la vittoria di Collins su Caroline Garcia. Deflagrata lo scorso anno sul suolo di casa facendo semifinale a Miami da novantatré al mondo partendo dalle qualificazioni, la giocatrice da San Pietroburgo di Florida aveva retto fino all’estate, per pagare in seguito lo scotto dell’esposizione ai quattro venti mediatici vincendo due partite in croce dal due agosto fino al termine della stagione. Ricaricate le batterie, la raffinatissima Danielle s’è presentata down under armata di propositi bellicosi, e dopo essersi trovata a meno di un passo dal baratro nell’esordio contro Julia Goerges ora può provare a infastidire un’altra tedesca, ben più tignosa, come la sopracitata Kerber.

Da par suo Kvitova, giunta all’ottavo hurrà consecutivo dopo il torneo vinto a Sydney, sembra la contendente più in palla del lotto, benché gli inopinati capitomboli, quando si parla di Petra, non siano in alcun modo da escludere: lo scontro in ottavi con la detonante teenager Anisimova dirà molto circa il futuro del torneo e probabilmente non solo.

hanno collaborato Emmanuel Marian e Alessandro Stella

Risultati:

[15] A. Barty b. M. Sakkari 7-5 6-1
A. Pavlyuchenkova b. A. Sasnovich 6-0 6-3
A. Anisimova b. [11] A. Sabalenka 6-3 6-2
[5] S. Stephens b. [31] P. Martic 7-6(6) 7-6(5)
[8] P. Kvitova b. B. Bencic 6-1 6-4
D. Collins b. [19] C. Garcia 6-3 6-2
[30] M. Sharapova b. [3] C. Wozniacki 6-4 4-6 6-3
[2] A. Kerber b. [WC] K. Birrell 6-1 6-0

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Australian Open

Australian Open: questa volta il quinto set non sorride a Seppi, agli ottavi va Tiafoe

MELBOURNE – Qualche rimpianto per Andreas, che era avanti 2 set a 1. L’azzurro cede dopo oltre 3 ore di lotta serrata. “Giocherò sia la fase finale della Davis che l’ATP Cup”

Luca Baldissera

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Andreas Seppi - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista del New York Times Ben Rothenberg: la sorpresa Anisimova

 

F. Tiafoe b. A. Seppi 6-7(3) 6-3 4-6 6-4 6-3 (dal nostro inviato a Melbourne)

Sulla carta, la partita tra Andreas Seppi e Frances Tiafoe si presenta equilibrata, lo statunitense è il 39 ATP, l’azzurro il 35. Dal punto di vista tecnico, considerate le condizioni di gioco molto veloci, il nostro Andreas dai colpi filanti e poco caricati di top-spin potrebbe perfino avere un minimo margine di vantaggio. Il drittaccio potente ed efficace, ma davvero troppo macchinoso di Frances, se attaccato con palle basse e veloci tende ad andare spesso in difficoltà, e un fine stratega del tennis come Seppi proverà certamente ad approfittarne.

Come da pronostico, nel primo set regna l’equilibrio, e il canovaccio tattico è quello che ci si aspettava, gran pallate di Frances, belle geometrie di Andreas. Si arriva al 6-6 senza aver visto palle break, nel momento decisivo è l’azzurro (aiutato da un paio di gratuiti di Tiafoe) a prendersi i punti che contano: 7-3 e primo set per Seppi, ottimo. Il gioco riprende senza variazioni, onestamente non è una partita spettacolare, gli aspetti tattici prevalgono sullo “show” tecnico. Nel sesto game, Frances, che si sta prendendo tutti i rischi possibili ora, brekka l’azzurro, e sale 4-2. Tre game dopo, senza che nessuno dei due abbia minacciato il turno di battuta avversario, è 6-3, tutto da rifare per Andreas.

Ma il nostro prediletto “ragioniere del tennis” non è certo tipo da farsi abbattere per un inciampo simile: in pochi minuti, giocando davvero bene a livello di solidità, Seppi capitalizza alcuni errori di troppo commessi dallo statunitense, e va in vantaggio 3-0 con break al secondo game. L’altoatesino prosegue fino al 5-3, al servizio per chiudere il set, quando la pressione costante di un Tiafoe mai domo ottiene i risultati sparati, cioè diversi errori sia gratuiti che forzati da parte di Andreas, che concede il controbreak. Nel momento più delicato, però, sotto 4-5 e al servizio, tocca a Frances mettersi a sbagliare a ripetizione. Dal suo punto di vista la cosa è imperdonabile, dal nostro significa un break, e un set, sinceramente regalati, non saremo certo noi a lamentarcene. 6-4 e due set a uno Andreas, portiamo a casa e vediamo che succede.

Il primo game del quarto parziale vede Seppi nuovamente in difficoltà, e Tiafoe che lo brekka per la terza volta nel match, non ci voleva accidenti. L’azzurro ha subito la possibilità di pareggiare, ma la palla del contro-break viene cancellata da un ace, bravo Frances qui, 2-0 per lui. Non vengono corsi altri rischi da chi serve fino al 5-4 Tiafoe, quando Andreas aggredisce con tutto quello che ha, si prende lo 0-40 e tre palle del pareggio, ma viene ripreso da un ottimo Frances, che le annulla, chiude 6-4 e forza la contesa al quinto e decisivo set.

Frances Tiafoe – Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

Pronti, via, e come nel parziale precedente, subito arriva un passaggio a vuoto di Seppi, che sbaglia troppo, va sotto 0-40, e alla fine cede la battuta per la quarta volta. Onestamente qui un po’ di colpe Andreas ce le ha. Il match ora è equilibrato, il contrasto di stili tra lo sgraziato e carismatico Tiafoe (come faccia a giocare con quella evidentissima cifosi alla parta bassa della spina dorsale, e quella camminata sciancata in cui non appoggia i talloni, lo sa solo lui) e il lineare e impassibile Seppi, è anche affascinante, se vogliamo. Ma nel frattempo il break di vantaggio Frances se lo tiene stretto, fino ad arrivare addirittura a una possibilità di secondo break, che è anche match point, sul 5-3 servizio Seppi. Andreas, che in questa fase è un po’ troppo difensivo, annulla con la prima palla, poi però subisce ancora la pressione dello statunitense, affronta un altro match point, e il drittone vincente di Frances lo condanna definitivamente. Peccato, veramente peccato, l’amaro in bocca dell’occasione sfumata lo abbiamo tutti in tribuna, figurarsi Andreas in campo.

LA PARTITA Eh, alla fine è girato tutto in quei due game”, ammette Andreas a fine match. “Ho preso il break a inizio quarto e a inizio quinto, non so perché, un attimo di distrazione, e poi è dura recuperare. Lui è un buon giocatore, serve abbastanza bene, soprattutto di rovescio è bravo a spingere le palle alte. Di dritto è un po’ troppo falloso ancora. Fisicamente sto bene adesso, giocherò Sofia, Rotterdam, e poi in america per Indian Wells e Miami. Per la Coppa Davis in India credo che tornerò a casa, poi ripartirò per là. Qui è rimasto solo Fabio, dovesse perdere domani non credo rimanga qui nemmeno lui”.

DAVIS E ATP CUP – “Credo che siamo favoriti, cioè la squadra la abbiamo migliore noi, giocassimo in Italia sulla terra non ci sarebbe storia, però loro sono particolari, fanno tutti serve&volley, ti vengono sotto di continuo. Poi bisogna vedere come sono i terreni di gioco, se ci troviamo su un campo di patate potrebbe essere difficile. Certo, giocherò la fase finale della Coppa Davis a novembre, e anche la nuova ATP Cup a gennaio, alla fine sarà buona come preparazione, come giocare un torneo. So che quelli buoni, Roger, Nole, Zverev a novembre non vogliono giocare, ci sarà Rafa credo perché è a Madrid. Mah, se è una buona cosa questo cambiamento? Alla fine dell’anno in effetti vorresti fermarti, magari giochi Bercy, e poi basta, invece così devi continuare ad allenarti. Ma d’altro canto sono tipo due settimane all’anno, non lo so”.

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