US Open: Giorgi, tante occasioni perse. Lorenzi, Seppi e Sonego out

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US Open: Giorgi, tante occasioni perse. Lorenzi, Seppi e Sonego out

NEW YORK – Match complicato dal grande caldo, ma Venus è più lucida nei momenti importanti. Paolino e Lorenzo crollano dopo un set, Andreas lotta fino al quinto ma cede con Shapovalov. All’Italtennis rimane solo Fognini

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[16] V. Williams b. C. Giorgi 6-4 7-5  (da New York, Luca Baldissera)

CAMILA, SI POTEVA FARE MEGLIO – Il catino torrido del nuovo Louis Armstrong Stadium accoglie Camila e Venus alle 13 ora locale, e le condizioni di gioco veramente difficili si fanno subito sentire per entrambe. Tanti errori non forzati nei primi game, con palle break a grappoli (5 per Giorgi, 4 per Willimas), ne esce un 2-2 con un servizio perso per ciascuna, per prima avanti l’azzurra nel terzo game, subito raggiunta dalla statunitense. 20 errori totali, 4 vincenti finora, non si può dire sia un bel match onestamente. Venus è la prima a tenere la battuta con autorità, sale 3-2, l’impressione è che Camila cerchi troppo spesso l’uno-due, mentre con una grandissima incontrista e picchiatrice come Williams, però 38enne, sarebbe forse il caso di provare a farla stare in campo il più possibile, manovrando senza cercare l’immediata soluzione dello scambio. Ma sappiamo bene qual è la natura e l’istinto di Giorgi, ce la teniamo così com’è, sicuramente con lei almeno il divertimento è assicurato. Nel frattempo, sale il livello del tennis di entrambe, riguardo alla concretezza se non con i vincenti veri e propri. Sul 4-3, un brutto game di servizio dell’azzurra le costa il secondo break, consegnato a Venus con un doppio fallo, che manda Williams alla battuta per il set. Arrivano due set-point consecutivi, cancellati però alla grande da Camila con altrettanti vincenti, poi tocca a Venus commettere un doppio fallo, che concede l’opportunità di rientrare all’azzurra. Giorgi però spreca male affondando in rete una risposta non difficile, si riscatta subito con una gran manata di dritto, e si prende il secondo break anche lei con un bell’attacco, siamo 4-5. Ma subito dopo, ancora un paio di gratuiti di Camila, e un gran dritto di Venus, postano ad altri due set point da affrontare. Spinge Giorgi, annulla il primo, ma il rovescio in rete successivo le costa il terzo break subìto, e il 6-4 per Williams. 47 minuti di partita, Camila 13 vincenti e ben 20 errori, Venus solo 3 vincenti diretti, ma si limita a 13 errori. In particolare, poi, Giorgi trasforma appena il 38% delle prime palle (contro il 68% di Williams), significa che con il servizio non mette praticamente mai in difficoltà l’avversaria, la differenza sta tutta lì.

 

TROPPI ERRORI – Buon inizio di secondo set per Camila, che brekka in avvio e poi tiene con autorità salendo 2-0. Si è messa a sbagliare parecchio anche Venus ora, 7 gratuiti solo nei primi tre game, la partita rimane bruttina, Giorgi va 3-1, Williams rimane in scia, ma dalla tribuna sembra che la “venere nera” inizi ad accusare qualche lieve difficoltà fisica, verso destra rinuncia a un paio di allunghi, il linguaggio del corpo non è proprio grintoso. Imperdonabili nel game successivo due erroracci di dritto, e un doppio fallo di Camila, che regalano il controbreak a una Venus che sta giocando da ferma. Speriamo che non le costino troppo cari. Il gentile omaggio di Giorgi, purtroppo, rivitalizza anche a livello fisico Williams, che pur in evidente sofferenza (servizi a metà rete, pallate tirate per sfuggire dagli scambi), stringe i denti e da campionessa qual è passa in vantaggio 4-3. Vediamo papà Sergio, negli spalti bassi opposti alla tribuna stampa, che scuote la zazzera grigia. Game laborioso alla battuta per l’azzurra, che ci mette tre vantaggi ad arrivare 4-4, poi tre errori consecutivi di Venus le consegnano altrettante palle break consecutive. Le annulla però Williams, un rimpianto per Camila sulla seconda (risposta di rovescio fallita su seconda palla), poi doppio fallo Venus, quarta opportunità, ma servizio vincente a cancellare anche questa. Bello scambio in pressione per Giorgi, quinta palla break, ma ancora errore Camila. L’impressione è che in questo game girerà tutta la partita. Due bei servizi di Williams, e dopo 12 punti la statunitense va 5-4, costringendo Giorgi a servire per salvare la partita. Quante occasioni non trasformate, accidenti (3 palle break su 12 sfruttate finora), per fortuna il 5-5 arriva senza rischiare troppo. Sul 6-5 per Venus, ottenuto senza fatica, male Camila, con gratuiti e un doppio fallo, ed ecco il match-point: l’errore di dritto (il numero 40, a fronte di 29 vincenti, non ci siamo) dell’italiana manda Williams al terzo turno, ad attendere – probabilmente – sua sorella Serena. Onestamente, un’occasione mancata per Camila, questa Venus si poteva battere.

Sì, potevo farla girare nel secondo. In realtà non credo di aver sbagliato tanto io, è stata brava lei nei punti importanti. La partita è stata combattuta“, racconta Camila, come sempre non troppo loquace. “Il caldo non mi ha dato chissà che fastidio, faceva caldo ma quando giochi non pensi tanto al clima. Lei sembrava muoversi meno bene? Beh no ma tutte noi lo facciamo, facciamo finta di stare male e poi giochiamo lo stesso. Fisicamente sto molto bene, ora voglio giocare più partite possibili“.

Camila, in ogni caso, con questo secondo turno arriverà alla posizione 35 WTA, e da ora fino a fine stagione avrà poco e nulla da difendere in termini di punti. Se l’intenzione espressa ora di voler giocare il più possibile si tradurrà in buone prestazioni, si potrebbe pensare anche di ritoccare il best ranking, che è di numero 30, ottenuto a luglio 2015.

G. Pella b. P. Lorenzi 7-5 6-0 6-2 (da New York, Vanni Gibertini)

LORENZI DURA (MENO DI) UN SET – Si pensava che Paolo Lorenzi avesse buone chance nel suo match di secondo turno contro l’argentino Guido Pella, n.66 del ranking ATP, ed invece la speranza di ripetere l’ottimo cammino degli US Open 2018 è durato poco meno di un set, il primo, nel quale il tennista senese si è portato in vantaggio per 4-1 e tre palle consecutive per il 5-1 e secondo break. Da quel momento in poi, però, Lorenzi ha perso cinque punti consecutivi (più per merito dell’avversario che non per demerito proprio) e nel prosieguo della partita non è riuscito a racimolare altro che tre game uscendo mestamente dal torneo dopo due ore e otto minuti.

Un Lorenzi decisamente nervoso, che ha discusso in diverse occasioni con il giudice di sedia, e che soprattutto ha subito costantemente la pressione da fondocampo del mancino argentino senza riuscire a trovare un modo per girare gli scambi a proprio favore e riavvicinarsi alla linea di fondo per dettare il gioco. Pella invece, una volta entrato nel match, ha preso a martellare con il diritto stringendo sempre più la morsa intorno a Lorenzi senza dare mai tregua e senza lasciar andare nemmeno i game più combattuti finiti ai vantaggi. “Oggi proprio non sentivo bene la palla – ha detto Lorenzi dopo la partita – all’inizio sono andato 4-1 più per errori suoi che per meriti miei. Poi lui ha iniziato a giocare bene, ed io invece ho continuato a giocar male. Mi aspettavo una partita combattuta, ma non è stato così. Non ho nemmeno servito bene, mi sentivo molto macchinoso, non riuscivo a muovermi bene. Oggi poi non faceva caldissimo, mi ha dato più fastidio il vento. Tuttavia l’aspetto positivo è che il piede non mi ha fatto male per nulla in tutto il periodo sul cemento, e questa è una buona notizia”.

Con questa sconfitta Lorenzi non riesce a difendere i punti conquistati lo scorso anno con il raggiungimento degli ottavi di finale e scivolerà di nuovo fuori dai primi 100 e dovrebbe assestarsi intorno alla 116a posizione, lasciandolo quindi con un bel po’ di lavoro da fare per conquistarsi l’accesso diretto al tabellone degli Australian Open 2019 negli ultimi mesi di quest’anno. “L’obbiettivo rimane sempre quello entrare in tabellone il prossimo Slam, anche se dal mio punto di vista è altrettanto importante giocare più partite possibile, per cui i miei prossimi appuntamenti saranno i Challenger sulla terra di Genova e Szczecin”.

[27] K. Khachanov b. [LL] L. Sonego 7-5 6-3 6-3 (da New York, Ferruccio Roberti)

SONEGO SALUTA – Lorenzo non supera il difficile esame rappresentato da Khachanov: il russo, 26 ATP, sei mesi più giovane di lui e in continua ascesa (tre settimane fa ha fatto semifinale al Masters 1000 di Toronto) è stato alla portata dell’azzurro solo nel primo set, prima di dilagare. Del resto, il russo è al suo best career ranking e occorreva una prestazione che l’attualevalore di Sonego, che pure quest’anno ha già sconfitto due top 30 (Mannarino e Gasquet), non ha ancora. Non resta che guardare il bicchiere mezzo pieno: il body language in campo di Lorenzo – che dopo New York avrà una classifica sempre più prossima alla top 100- sempre combattivo, mai disposto a concedersi gesti di sconforto o rabbia, con stampato in corpo l’atteggiamento di chi, anche sotto nel punteggio, vuole vendere cara la pelle. Molto meno buono, invece, il rendimento del suo rovescio: insistendo su questo fondamentale, Khachanov ha costruito il suo successo. Nelle prossime settimane bisognerà lavorare, come sicuramente saprà il suo staff, su questo fondamentale.

La partita si gioca poco prima delle ore 18 locali: il sole ha già abbandonato il terreno di gioco e brezze di venticello saltuariamente creano un inaspettato ristoro. Nulla a che vedere, insomma, con l’elevato (ed estremamente umido) caldo che ha contraddistinto questi primi giorni di torneo. Il campo numero 12, teatro dell’incontro, è uno dei più scomodi di Flushing: non ci sono schienali nelle tribune, i tabelloni elettronici non indicano la velocità del servizio nè la durata dell’incontro. Quando uno dei due tennisti chiama il challenge, non compare nemmeno la riproduzione della fase finale del punto, come invece avviene negli altri campi. Come se non bastasse, il limitrofo campo numero 11, sul quale si gioca un doppio femminile, è veramente adiacente, separato da un corridoio e la confusione è tanta, tra gli schiamazzi e i movimenti del pubblico. La partita è tecnicamente migliore dello scenario alla quale è stata consegnata: i giocatori tengono facilmente i loro turni di battuta, grazie a ottime percentuali con la prima e diversi vincenti. A dire il vero, nel secondo gioco dell’incontro è Sonego ad avere le prime palle break, ma Khachanov le annulla entrambe con ace. Il russo non arriva mai ai vantaggi sino al 5 pari: nell’undicesimo game si issa però sul 15-40. Sonego è bravo ad annullare la prima con un bel dritto in cross stretto, ma sulla seconda affossa lo stesso fondamentale in rete. Il primo set si decide in pratica lì e Khachanov chiude in 40 minuti col punteggio di 7-5.

Nel secondo parziale Lorenzo diminuisce molto la percentuale di prime in campo e soffre molto di più a conservare i propri turni di servizio, continuando a fare fatica su quelli dell’avversario, dove arriva al massimo (per due volte) a 30. Sonego annulla tre palle break nel primo gioco, ma nel terzo game, sulla palla break, un suo diritto lungo fa prendere il largo al russo. Arriva anche Matteo Berrettini a metà del parziale a sostenere nell’angolo italiano delle tribune il tennista piemontese. Non basta: Lorenzo lotta, ci crede, ma in questa fase della partita è una spanna sotto al suo avversario e va in affanno. Simbolo della situazione è il nono gioco: il torinese con determinazione annulla due set point, ma sul terzo, con un brutto doppio fallo consegna il secondo set al 26 ATP.
L’inizio del terzo set regala un’inaspettata chance a Lorenzo: Khachanov si ritrova sotto 15-40, ma si salva grazie al servizio (prima) e a un rovescio sbagliato dell’italiano (poi). Sarà l’ultima chance di riaprire l’incontro per l’azzurro, che nel gioco successivo si fa strappare il servizio, un break che risulterà quello definitivo. Nell’ottavo gioco il russo ha il primo match point della sua partita, ma Lorenzo non ha voglia di finire sotto la doccia e lo annulla con un servizio vincente. L’appuntamento con la vittoria è solo rimandato al game successivo: Karen Khachanov guadagna in poco più di due ore per la prima volta in carriera l’accesso al terzo turno agli US Open. Affronterà con ogni probabilità Nadal, che nei quattro precedenti con il 22enne russo (l’ultimo dei quali la semifinale di Toronto) non ha mai perso un set: l’impressione è che sarà però sempre più difficile per il maiorchino riuscire a mantenere tale inerzia, considerati i continui progressi del russo.

[28] D. Shapovalov b. A. Seppi 6-4 4-6 5-7 7-6(2) 6-4 (da New York, Bruno Apicella)

SEPPI, AD UN PASSO DALL’IMPRESA – Non si può dire che Andreas Seppi non ci abbia provato. Che non abbia messo cuore, testa, umiltà e tennis per contenere le bordate di dritto e (soprattutto) di rovescio della giovane promessa canadese Denis Shapovalov. Andreas ha lottato e ha messo in campo il suo tennis lineare. Ci ha creduto fino alla fine e solo dopo 3 ore e 47 minuti di gioco e al quinto set si è arreso ai colpi profondi e potenti del numero 28 ATP. L’altoalesino, n. 51 ATP, è uscito a testa dall’ultimo slam dell’anno e dopo le eliminazioni di Sonego e Lorenzi, adesso, le ultime speranze italiane a Flushing Meadows sono riposte in Fabio Fognini. Sono da poco passate le 17 di New York quando sul Campo 5 iniziano ad affrontarsi Andreas Seppi e Denis Shapovalov.

Il sole è meno forte rispetto alle ore precedenti e tra il pubblico ci sono molti tifosi giunti da Toronto per supportare il loro beniamino: “È il nostro futuro. Ha solo 20 anni può migliorare ancora tanto” hanno raccontato durante i break del primo set. E proprio nei game iniziali Andreas era partito forte portandosi a condurre per 2 giochi a 1 e servizio. Seppi ha cercato, sin dal primo punto, di essere solido e non concedere nulla al suo avversario che, nelle fasi iniziali, è stato incerto soprattutto con il dritto. Il rendimento al servizio del canadese è cresciuto con l’andare avanti del match e il numero 28 ATP, allo stesso tempo, ha trovato la chiave per calibrare il dritto e lasciare andare il rovescio ad una mano, iniziando a mettere a segno diversi vincenti. Questo gli ha permesso di recuperare lo svantaggio e riportare in parità il match. E quando Andreas si è trovato a servire per allungare il set sul 5 pari, ha dovuto prima annullare due set point e poi, alla terza occasione utile, cedere la battuta e il primo set dopo un errore di dritto provocato da un’accelerazione potente del canadese. “Dovevo vincere il primo set, probabilmente se fossi rimasto più solido e concentrato le cose sarebbero andate diversamente” ha dichiarato Seppi alla fine del match.

L’equilibrio nel secondo parziale si è invece interrotto nel settimo game, quando, Andreas è riuscito a rimanere concentrato ed ha approfittato anche dei diversi gratuiti commessi dal candese che, con i fondamentali di inizio gioco, è stato meno preciso. La terza palla break è stata quella che ha dato il vantaggio all’italiano il quale, senza tremare, è riuscito a chiudere il parziale e riaprire così il match chiudendo per 6 giochi a 4. Alla ripresa del gioco Shapovalov ha continuato a macinare vincenti prendendo il largo e portandosi, in poco tempo, sul 4 a 2. Il canadese non è stato continuo, mentre Seppi è rimasto attaccato al match e punto dopo punto ha cercato di allungare gli scambi. Recuperato il break l’italiano ha mantenuto la concentrazione e d’esperienza, nell’undicesimo game, con un bellissimo passante si è guadagnato la palla del break point che poi è stata convertita da un doppio fallo del canadese. Seppi ha così portato a casa il terzo set per 7 giochi a 5.

Il quarto set si è giocato sul filo dell’equilibrio: entrambi hanno cercato di mettere in campo i loro punti di forza. Shapovalov ha alternato ottime giocate da fondo a errori gratuiti (saranno 76 a fine match, 55 i vincenti), mentre Andreas ha cercato di non concedere campo all’avversario. Entrambi hanno tenuto i turni di battuta e il set è stato deciso al tie break: è stato a questo punto che il canadese ha aumentato la potenza dei colpi togliendo il tempo all’italiano che, a sua volta, non è stato lucido e solido come nei game precedenti. “Ho giocato male il tie break: subito un dritto brutto e un doppio fallo sul 4 a 2” ha commentato Seppi durante la conferenza stampa. Vinto il tie break per 7 punti a 2, il ventenne canadese ha riportato il match in parità e rinviando la contesa al quinto e ultimo set.

Shapovalov è stato il primo a prendere il largo nel set e a portarsi sul 3 a 2 ma Andreas non ha mollato. Ha provato a contenere i colpi del canadese e grazie ad un recupero in corsa fortunato (la pallina si è impennata sul nastro e ha superato il canadese) ha riportato il match sul 3 pari. Nonostante siano passate più di tre ore e quaranta di match l’intensità dei colpi e degli scambi non ha accennato a diminuire ed entrambi hanno continuato a sfidarsi, facendo divertire anche il pubblico che ha affollato il campo 5 per assistere a tutto l’incontro. La potenza di Shapovalov, però, ha avuto la meglio e il canadese è riuscito a chiudere il quinto set per 6-4: al prossimo turno affronterà il finalista di Wimbledon 2018 Kevin Anderson.  Andreas ha commentato, a fine match, la sua prestazione e il suo stato fisico: “Tutto l’incontro – ha detto – è stato tranquillo, non ho accusato stanchezza. Alla fine ho giocato quattro ore alle pari e vorrei sapere come sarebbe andata se fossi stato un po’ meglio. Il ginocchio mi dà un po’ noia sul cemento ultimamente. Non mi ha dato più fastidio negli ultimi anni ma da Wimbledon in poi è cosi”.

Seppi ha risposto anche alle domande su Shapovalov: “Oggi era molto su e giù, se riuscivi ad essere solido e a spingere sbagliava molto. Però magari era in una giornata più fallosa del solito. Ha un bel braccio, potrebbe alzare le percentuali delle prime di servizio e, in quel caso, sarebbe ancora più ostico: ha tutto il tempo per crescere. Secondo me – ha concluso Seppi – sarà un top 5”.  

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Intervista a Elisabetta Cocciaretto: “Mi piacerebbe entrare in top 10 e vincere Roma”

Classe 2001, Elisabetta è la tennista italiana più promettente. Dopo l’esordio Slam dello scorso gennaio, vediamo quali sono le sue ambizioni

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Abbiamo incontrato la giovane tennista marchigiana Elisabetta Cocciaretto, nata ad Ancona il 25 gennaio del 2001. Avevamo già avuto modo di scoprire la sua vivacità, intervistandola a Melbourne lo scorso gennaio.

Elisabetta è allenata da Fausto Scolari ed è attualmente tesserata per il Circolo ‘’Tennis Italia’’ (Forte dei Marmi). Nata da padre informatore medico e una madre dottore commercialista e consigliera regionale, ha un fratello di 16 anni che frequenta il secondo anno di un istituto tecnico. Elisabetta ha vinto da Juniores i campionati italiani U11, U12, U13 e U14, e per ben due volte il noto torneo ‘’Lemon Bowl’’. Da U18 ha vinto un torneo di grado 1 in Austria, ha ottenuto una semifinale all’Australian Open Juniores e al torneo ‘’Bonfiglio’’, e ha partecipato alle Olimpiadi giovanili nell’ottobre 2018, ultimo torneo della sua carriera juniores in cui vanta un best ranking di numero 12. Ha inoltre vinto gli europei di doppio in coppia con Federica Rossi.

Tra le vittorie prestigiose della sua giovane carriera ricordiamo quella contro Cori Gauff (classe 2004, attuale numero 52 del ranking WTA) al primo turno dell’Australian Open junior 2018, l’edizione in cui l’italiana ha raggiunto la semifinale. Alle qualificazioni dell’Australian Open 2020 ha battuto con il punteggio di 6-2 6-1 Tereza Martincova (classe 1994, attuale numero 133 WTA), per entrare nel main draw. Si era precedentemente imposta contro Allie Kiick (classe 1995, attuale numero 160 WTA) in Cile all’ITF 01A con il punteggio di 5-7 6-2 6-2 e contro Sara Errani (classe 1987, ex numero 5 del mondo in singolare e finalista del Roland Garros), vittoria che l’ha portata alla conquista del W60 Asuncion del 2019. Sempre ad Asuncion ha battuto anche Conny Perrin (classe 1990, ex numero 134 WTA), già sconfitta due volte di fila a Torino e Palermo quando la giovane marchigiana aveva appena fatto il suo ingresso tra le prime 700 giocatrici del mondo.

 

Attualmente numero 157 del ranking WTA, Elisabetta quest’anno ha fatto il suo esordio assoluto a livello Slam all’Australian Open, sconfitta al primo turno da Angelique Kerber.

In esclusiva ci ha gentilmente raccontato la sua storia e le sue ambizioni.

Quando e come nasce la tua passione per il tennis?
La mia passione per il tennis nasce fin da piccolissima perché i miei giocavano a livello amatoriale. Vicino casa c’era il torneo ‘Tennis Europe’ under 12 di Porto San Giorgio e un giorno andai a vedere qualche partita con mio padre. Mi chiese se volevo iniziare a giocare a tennis, risposi di sì. Ho quindi iniziato i corsi gratuiti del maestro storico del circolo e da lì mi sono appassionata sempre di più.

Qual è il momento della tua ancora giovanissima carriera che, in generale, ricordi con maggior piacere?
Di sicuro è stata la qualificazione al Foro Italico, era sempre stato il mio sogno giocare su quei campi un giorno. Un altro bel ricordo è stata la vittoria contro Sara Errani in Paraguay, perché oltre ad essere sempre stata il mio idolo, quella vittoria significava l’accesso nelle prime 200 al mondo e quindi l’ingresso alle qualificazioni dell’Australian Open assicurato.

Nella tua gioventù vissuta nelle Marche, c’è invece un episodio tennistico che è stato particolarmente significativo per la giocatrice che sei e stai cercando di diventare?
Sicuramente la finale vinta al Lemon Bowl under 10 contro Olga Danilovic: ero troppo felice dopo quella partita!

Quale torneo, a prescindere dalla levatura internazionale, sogni di vincere?
Sogno fin da piccola di vincere il torneo di Roma, vincerlo davanti al pubblico italiano sarebbe il coronamento di un sogno.

Come giudichi la tua esperienza all’Australian Open di quest’anno?
È stata bellissima. Mi sono confrontata con le giocatrici più forti al mondo e ho potuto capire su cosa avrei dovuto lavorare per arrivare un giorno ad essere come loro. La qualificazione è stato un sogno diventato realtà.

Come stanno procedendo la tua preparazione e gli allenamenti in attesa della ripresa del circuito WTA?
Attualmente sono a Matelica (Marche, provincia di Macerata, ndr) a casa della suocera del mio allenatore Fausto Scolari: ha un campo privato e quindi ho avuto la possibilità di riprendere ad allenarmi. In attesa di sapere quando potrò andare al centro tecnico di Formia.

Obiettivi e ambizioni per il futuro?
Sicuramente il mio obiettivo principale è diventare un’atleta a tutti gli effetti e dare il massimo tutti i giorni. Facendo così raggiungerò il massimo del mio potenziale. Un giorno mi piacerebbe però entrare nelle prime 10 del mondo!

Intervista realizzata da Edoardo Diamantini

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Slittano i Campionati Italiani Assoluti di Todi… aspettando Berrettini?

Il torneo slitta di una settimana, un po’ per fare spazio alle qualificazioni e un po’ per aspettare Berrettini (e forse Fognini). Ci saranno Caruso e Gaio, davanti a 150 spettatori (alla volta)

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

L’idea di resuscitare gli Assoluti facendoli disputare a Todi dal 22 giugno – la data è slittata di una settimana e vi dirò perché – è senz’altro buona. E penso che sarà pure organizzata meglio, vista l’esperienza che ha in materia Marcello Marchesini con le sue figlie gemelle che mandano avanti la MEF, di quanto abbiano mostrato gli americani nel lanciare il torneo sotto egida UTR (Universal Tennis Rating) di West Palm Beach, cioè quello vinto da Opelka, prima di quello femminile con protagoniste Anisimova, Collins, Tomljanovic e Riske. Chi li ha visti ha provato una gran tristezza.

Anche Djokovic con Tipsarevic sembra intenzionato a organizzare una serie di eventi lungo quattro weekend (fra Belgrado e altre località adriatiche) nel mese di giugno dopo esser riuscito a convincere Thiem, Dimitrov e probabilmente altri tennisti delle regioni balcaniche a prender parte all’AdriaCup (strano non aver trovato uno sponsor… quando sei il n.1 del mondo non dovrebbe essere troppo difficile. Se invece lo chiamasse “Not too bad“?).

Se in Umbria, regione fra le meno colpite dal Coronavirus, si potessero rivedere intanto alcuni degli otto top-100 italiani – e poi magari anche qualche europeo, la settimana successiva a Perugia, dove però Marchesini cercherà quasi certamente di privilegiare la partecipazione italiana – gli appassionati sarebbero certamente contenti.

 

Certamente Supertennis trasmetterà l’evento, ma chissà che non sia interessato a farlo anche SKY. Trattative sono in corso.

Todi può contare su cinque campi. Gli ingressi saranno controllati e al momento l’idea è quella di far prenotare agli spettatori un singolo match alla volta. In modo da non avere più di 150 spettatori alla volta, ma di consentire una rotazione fra gli interessati.

Il tabellone maschile avrà 32 giocatori, mentre quello femminile sarà da 16. Per le qualificazioni maschili non si è ancora deciso se saranno aperte a 32 o a 48 tennisti. Lo si dovrebbe decidere. Da lunedì 22 a giovedì 25 si potrebbero giocare sei match maschili sul centrale, venerdì i quattro quarti di finale, sabato le due semifinali e domenica la finale. Le partite del singolare femminile si giocherebbero sul Grand Stand (perché si debba usare questa terminologia inglese per battezzare i nostri campi non lo capisco e condivido, ma d’altra parte ormai l’inglese ha invaso tutto e di più e se ne fa un baffo dell’Accademia della Crusca).

Lo slittamento al 22, dalla data originariamente prevista, potrebbe essere stato dettato da molteplici motivi. Il più importante è forse che fino al 14 giugno non si dovrebbero poter giocare eventi sportivi, e allora non sarebbe stato possibile far disputare le qualificazioni, che invece da sabato 20, con svolgimento domenica e lunedì, non costituiscono un problema potendo disporre di 5 campi.

Ma forse, premesso che più in là si va nel calendario e più si avranno certezze sull’evoluzione positiva o negativa del virus (usare questi aggettivi, positivo e negativo, è diventato sempre più a rischio di equivoci, come ben sa chi ha assistito all’ultimo exploit comunicazionale di Trump) potrebbe avere inciso sullo slittamento di data anche il desiderio di favorire il ritorno di Matteo Berrettini, che stando all’ultima intervista rilasciata a ‘Repubblica‘ ha in programma di rimane in Florida ancora tre settimane. In tale circostanza, dovessero aggiungersi le due settimane di quarantena, sarebbe impossibile vederlo in campo a Todi.

Rimane incerta anche la presenza di Fabio Fognini. Il ligure ha aderito al torneo ideato da Mouratoglou a Nizza che dovrebbe svolgersi, dopo un primo slittamento dal 16 maggio, a partire dal 13 giugno. Del resto la sua presenza non era stata assicurata contrariamente a quanto era stato annunciato un po’ avventurosamente: papà Fognini, che non regge nemmeno un cece, come si dice a Firenze, era stato subito prontissimo a far sapere che non gli risultava – seguito a stretto giro dal figlio.

Ovviamente ora Todi e FIT dovranno aspettare il beneplacito del Governo e del ministro Spadafora, che ultimamente ha allentato parecchio le briglie (vedi calcio). Se il torneo si disputerà, mentre Salvatore Caruso e Federico Gaio fanno già sapere che ci saranno tramite l’ufficio stampa del torneo, si sa per certo che invece non ci saranno né raccattapalle né giudici di linea. Chissà come si ritroveranno gli arbitri a dover giudicare sulle righe più lontane, dopo essere stati viziati per tanti anni. Dovranno dimostrarsi più bravi del solito. I tennisti dovranno dar loro una mano. L’occhio di Falco a Todi (ma nemmeno al Roland Garros) non c’è.

Ma è evidente che più numerosi saranno i migliori italiani compresi fra i top 100 – sono otto – e maggior richiamo eserciterà il torneo. Per il pubblico e anche per i media.

Jannik Sinner, numero 4 d’Italia (Marsiglia 2020 – foto Cristina Criswald)

UN PO’ DI STORIA – Consentitemi, e scusatemi, un inciso personale per degli Assoluti che verranno nuovamente giocati in Umbria dopo tanti anni. A Perugia, tanti anni fa, direi il 1973 (o il 1972?), è legato il ricordo di un paio di vittorie su altrettanti prima categoria (direi Paolo Bodo e Beppe Pozzi, ma del primo non sono sicurissimo) e di una dignitosa sconfitta con Corrado Barazzutti (ottavi?) con il quale persi 7-5 6-2 7-5 dopo aver condotto per 5-2 sia nel primo sia nel terzo set. Che rabbia! Non mi era apparso imbattibile, anche se il punto lo faceva più spesso lui e sarebbe arrivato in finale contro Panatta. Una parte di quel match, che io decisi di giocare serve&volley perché da fondocampo a Corrado non avrei mai fatto il punto, fu addirittura teletrasmesso dalla RAI e alla fine ricordo che fui intervistato da Guido Oddo – che fu telecronista assieme a Galeazzi: evidentemente in Rai non sapevano cosa altro far vedere!

In doppio invece insieme a Maurizio Bonaiti, in coppia con il quale avevamo vinto i campionati italiani di seconda categoria e per questo eravamo stati ammessi a giocare quelli di prima, perdemmo dal duo Maioli-Marzano che quell’anno – se era il ’73… – giocarono a Mosca per l’Italia in Coppa Davis. Il rimpianto fu ancora maggiore che per il singolare: perdemmo 11-19 al quarto set dopo aver mancato mille occasioni per arrivare al quinto, ma con la convinzione di poter vincere se fossimo approdato al set decisivo. Mentre contro Barazzutti non mi sarei mai illuso. 

REGOLE E BIGLIETTI – Riprendo a parlare di cose più serie: il nostro Alessandro Stella ha intervistato Lorenzo Musetti (l’articolo completo verrà pubblicato nei prossimi giorni) che si sta allenando intensamente a La Spezia con Alessandro Giannessi, ed è emerso che Musetti non ha ricevuto comunicazioni ufficiali dall’organizzazione del torneo. Immaginando che il criterio di partecipazione sia il ranking, il 18enne di Carrara avrebbe con ogni probabilità diritto a partecipare – è il 21° italiano in ordine di classifica, ma ci ha spiegato che valuterà con il suo allenatore Simone Tartarini se partecipare o meno quando avrà notizie più certe.

Il costo dei biglietti? Non è una priorità, direi. Non credo che Marchesini ci faccia affidamento. Semmai potrebbe essere il rapporto eventuale con SKY, a costituire una pezza importante al bilancio di un organizzatore che quest’anno ha visto saltare tutti i suoi sei challenger e non può sapere come andrà a finire con le Final Four (altro inglesismo, dopo play-off e play out) del campionato di Serie A.

Dove saranno alloggiati i giocatori? Presumibilmente in un hotel i tennisti e in un altro le tenniste (accompagnate al massimo da una sola persona, come sembra aver richiesto la WTA per i tornei del suo circuito, Palermo incluso…se si farà). Per i giornalisti non sono ancora state fissate le date per inoltrare le richieste d’accredito.  

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Berrettini: “Devo avere cura delle mie caviglie. Forse torno in Italia tra tre settimane”

Matteo è ancora in Florida a casa di Ajla Tomljanovic: “I miei suoceri gentili e accoglienti. Bello conoscerli meglio. Le caviglie? Ho imparato ad averne cura”. In dubbio la presenza a Todi

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Un lockdown con la famiglia della findanzata per Matteo Berrettini che, intervistato da Enrico Sisti per La Repubblica, ha ammesso di avere dei suoceri ‘adorabili’. Già, perché Matteo sta trascorrendo il periodo di isolamento in quel di Boca Raton, a casa di Ajla Tomljanovic, tennista di origine croata naturalizzata australiana, attuale n. 55 del mondo che vive in Florida con i genitori e la sorella Hana da 15 anni.

Nell’intervista, Matteo racconta l’esperienza di una convivenza nuova e ricca di belle sorprese, come l’affetto e la gentilezza dei genitori di Ajla, Ratko e Emina: “Sono gentili, accoglienti, mi fanno sentire sempre a casa, ossia uno di loro; sto imparando a conoscere lo stile, la cultura e i modi, anche fisici, di un gruppo con abitudini diverse dalla mia e probabilmente da qualunque famiglia italiana. È bello trovarsi di fronte ad atteggiamenti nuovi cui adattarsi. Per esempio il tatto: loro sono croati, tendono a non toccarsi, non sono particolarmente caldi, almeno nel senso che diamo noi all’aggettivo, sono meno melodrammatici di noi, vagamente più distaccati, meno baci e abbracci. Ma alla fine coccolano anche loro...“.

Insomma, un rapporto idilliaco con i genitori di Ajla, “Già, magari qui ho scoperto che sono più bravo come genero che come fidanzato! Del resto un po’ di tensione, all’interno di una coppia, ci può stare. Ma no, dai, vado bene anche come fidanzato!”. C’è aria di fiori d’arancio, allora? “Ora non saltiamo subito alle conclusioni. Alla romana direi che semo ancora regazzi…!“.

 

La Florida e Boca Raton, un paradiso del tennis, quasi una realtà sospesa che per un attimo fa dimenticare la terribile pandemia che sta sconvolgendo il mondo da quasi tre mesi: “Da queste parti ci sono più academy che bistrot, Ajla ed io ci siamo incrociati sui campi d’allenamento con Azarenka, Osaka e con tanti colleghi americani, come Tiafoe, Paul e Opelka“.

Durante l’isolamento, Matteo ha avuto modo di recuperare dall’infortunio alla caviglia, che l’ha indotto a saltare l’esibizione di West Palm Beach. Si tratta del suo punto debole, dal punto di vista fisico: “Ho finalmente stabilito un rapporto sano con la mia debolezza: le caviglie. Dovrò convivere con il lato fragile della mia natura. E averne cura, perché senza le caviglie, o con caviglie bistrattate, non vai da nessuna parte”.

Matteo Berrettini – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

RITORNO A CASA – “Avrei preferito stare accanto alla mia famiglia. Ma se fossi rimasto in Europa (Matteo vive a Montecarlo, ndr) sarei rimasto dentro casa senza sorrisi, senza amici. È stato difficile scegliere […] In Florida pare onestamente di essere circondati dall’ovatta. A Boca Raton in particolare, con questa sua oggettiva ricchezza che colpisce anche l’occhio, tutti questi condomini ampi. Forse aiuta anche lo spirito ispanico. Viviamo in un’oasi, possiamo fare tutto, andare a correre, giocare a tennis su un campo privato, allenarsi in giardino. Qui il distanziamento sociale è quasi inevitabile, mi verrebbe da dire, c’è talmente tanto spazio. E le mascherine sono obbligatorie soltanto nei luoghi chiusi (in Italia vale lo stesso, ndr). Quanto a me, ho avuto paura per i nonni…”.

Gli allenamenti cominciano presto per Matteo, “alle otto di mattina. E faccio la schiuma. Fa già molto caldo”. Quando lo rivedremo di nuovo impegnato nelle gare? “Se tutto è ok, a metà settembre“. Il rientro a casa invece è previstoforse tra tre settimane, ma stiamo ancora aspettando di capire meglio‘. Circostanza che mette in dubbio la sua partecipazione agli Assoluti di Todi.

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