US Open: Giorgi, tante occasioni perse. Lorenzi, Seppi e Sonego out

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US Open: Giorgi, tante occasioni perse. Lorenzi, Seppi e Sonego out

NEW YORK – Match complicato dal grande caldo, ma Venus è più lucida nei momenti importanti. Paolino e Lorenzo crollano dopo un set, Andreas lotta fino al quinto ma cede con Shapovalov. All’Italtennis rimane solo Fognini

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[16] V. Williams b. C. Giorgi 6-4 7-5  (da New York, Luca Baldissera)

CAMILA, SI POTEVA FARE MEGLIO – Il catino torrido del nuovo Louis Armstrong Stadium accoglie Camila e Venus alle 13 ora locale, e le condizioni di gioco veramente difficili si fanno subito sentire per entrambe. Tanti errori non forzati nei primi game, con palle break a grappoli (5 per Giorgi, 4 per Willimas), ne esce un 2-2 con un servizio perso per ciascuna, per prima avanti l’azzurra nel terzo game, subito raggiunta dalla statunitense. 20 errori totali, 4 vincenti finora, non si può dire sia un bel match onestamente. Venus è la prima a tenere la battuta con autorità, sale 3-2, l’impressione è che Camila cerchi troppo spesso l’uno-due, mentre con una grandissima incontrista e picchiatrice come Williams, però 38enne, sarebbe forse il caso di provare a farla stare in campo il più possibile, manovrando senza cercare l’immediata soluzione dello scambio. Ma sappiamo bene qual è la natura e l’istinto di Giorgi, ce la teniamo così com’è, sicuramente con lei almeno il divertimento è assicurato. Nel frattempo, sale il livello del tennis di entrambe, riguardo alla concretezza se non con i vincenti veri e propri. Sul 4-3, un brutto game di servizio dell’azzurra le costa il secondo break, consegnato a Venus con un doppio fallo, che manda Williams alla battuta per il set. Arrivano due set-point consecutivi, cancellati però alla grande da Camila con altrettanti vincenti, poi tocca a Venus commettere un doppio fallo, che concede l’opportunità di rientrare all’azzurra. Giorgi però spreca male affondando in rete una risposta non difficile, si riscatta subito con una gran manata di dritto, e si prende il secondo break anche lei con un bell’attacco, siamo 4-5. Ma subito dopo, ancora un paio di gratuiti di Camila, e un gran dritto di Venus, postano ad altri due set point da affrontare. Spinge Giorgi, annulla il primo, ma il rovescio in rete successivo le costa il terzo break subìto, e il 6-4 per Williams. 47 minuti di partita, Camila 13 vincenti e ben 20 errori, Venus solo 3 vincenti diretti, ma si limita a 13 errori. In particolare, poi, Giorgi trasforma appena il 38% delle prime palle (contro il 68% di Williams), significa che con il servizio non mette praticamente mai in difficoltà l’avversaria, la differenza sta tutta lì.

 

TROPPI ERRORI – Buon inizio di secondo set per Camila, che brekka in avvio e poi tiene con autorità salendo 2-0. Si è messa a sbagliare parecchio anche Venus ora, 7 gratuiti solo nei primi tre game, la partita rimane bruttina, Giorgi va 3-1, Williams rimane in scia, ma dalla tribuna sembra che la “venere nera” inizi ad accusare qualche lieve difficoltà fisica, verso destra rinuncia a un paio di allunghi, il linguaggio del corpo non è proprio grintoso. Imperdonabili nel game successivo due erroracci di dritto, e un doppio fallo di Camila, che regalano il controbreak a una Venus che sta giocando da ferma. Speriamo che non le costino troppo cari. Il gentile omaggio di Giorgi, purtroppo, rivitalizza anche a livello fisico Williams, che pur in evidente sofferenza (servizi a metà rete, pallate tirate per sfuggire dagli scambi), stringe i denti e da campionessa qual è passa in vantaggio 4-3. Vediamo papà Sergio, negli spalti bassi opposti alla tribuna stampa, che scuote la zazzera grigia. Game laborioso alla battuta per l’azzurra, che ci mette tre vantaggi ad arrivare 4-4, poi tre errori consecutivi di Venus le consegnano altrettante palle break consecutive. Le annulla però Williams, un rimpianto per Camila sulla seconda (risposta di rovescio fallita su seconda palla), poi doppio fallo Venus, quarta opportunità, ma servizio vincente a cancellare anche questa. Bello scambio in pressione per Giorgi, quinta palla break, ma ancora errore Camila. L’impressione è che in questo game girerà tutta la partita. Due bei servizi di Williams, e dopo 12 punti la statunitense va 5-4, costringendo Giorgi a servire per salvare la partita. Quante occasioni non trasformate, accidenti (3 palle break su 12 sfruttate finora), per fortuna il 5-5 arriva senza rischiare troppo. Sul 6-5 per Venus, ottenuto senza fatica, male Camila, con gratuiti e un doppio fallo, ed ecco il match-point: l’errore di dritto (il numero 40, a fronte di 29 vincenti, non ci siamo) dell’italiana manda Williams al terzo turno, ad attendere – probabilmente – sua sorella Serena. Onestamente, un’occasione mancata per Camila, questa Venus si poteva battere.

Sì, potevo farla girare nel secondo. In realtà non credo di aver sbagliato tanto io, è stata brava lei nei punti importanti. La partita è stata combattuta“, racconta Camila, come sempre non troppo loquace. “Il caldo non mi ha dato chissà che fastidio, faceva caldo ma quando giochi non pensi tanto al clima. Lei sembrava muoversi meno bene? Beh no ma tutte noi lo facciamo, facciamo finta di stare male e poi giochiamo lo stesso. Fisicamente sto molto bene, ora voglio giocare più partite possibili“.

Camila, in ogni caso, con questo secondo turno arriverà alla posizione 35 WTA, e da ora fino a fine stagione avrà poco e nulla da difendere in termini di punti. Se l’intenzione espressa ora di voler giocare il più possibile si tradurrà in buone prestazioni, si potrebbe pensare anche di ritoccare il best ranking, che è di numero 30, ottenuto a luglio 2015.

G. Pella b. P. Lorenzi 7-5 6-0 6-2 (da New York, Vanni Gibertini)

LORENZI DURA (MENO DI) UN SET – Si pensava che Paolo Lorenzi avesse buone chance nel suo match di secondo turno contro l’argentino Guido Pella, n.66 del ranking ATP, ed invece la speranza di ripetere l’ottimo cammino degli US Open 2018 è durato poco meno di un set, il primo, nel quale il tennista senese si è portato in vantaggio per 4-1 e tre palle consecutive per il 5-1 e secondo break. Da quel momento in poi, però, Lorenzi ha perso cinque punti consecutivi (più per merito dell’avversario che non per demerito proprio) e nel prosieguo della partita non è riuscito a racimolare altro che tre game uscendo mestamente dal torneo dopo due ore e otto minuti.

Un Lorenzi decisamente nervoso, che ha discusso in diverse occasioni con il giudice di sedia, e che soprattutto ha subito costantemente la pressione da fondocampo del mancino argentino senza riuscire a trovare un modo per girare gli scambi a proprio favore e riavvicinarsi alla linea di fondo per dettare il gioco. Pella invece, una volta entrato nel match, ha preso a martellare con il diritto stringendo sempre più la morsa intorno a Lorenzi senza dare mai tregua e senza lasciar andare nemmeno i game più combattuti finiti ai vantaggi. “Oggi proprio non sentivo bene la palla – ha detto Lorenzi dopo la partita – all’inizio sono andato 4-1 più per errori suoi che per meriti miei. Poi lui ha iniziato a giocare bene, ed io invece ho continuato a giocar male. Mi aspettavo una partita combattuta, ma non è stato così. Non ho nemmeno servito bene, mi sentivo molto macchinoso, non riuscivo a muovermi bene. Oggi poi non faceva caldissimo, mi ha dato più fastidio il vento. Tuttavia l’aspetto positivo è che il piede non mi ha fatto male per nulla in tutto il periodo sul cemento, e questa è una buona notizia”.

Con questa sconfitta Lorenzi non riesce a difendere i punti conquistati lo scorso anno con il raggiungimento degli ottavi di finale e scivolerà di nuovo fuori dai primi 100 e dovrebbe assestarsi intorno alla 116a posizione, lasciandolo quindi con un bel po’ di lavoro da fare per conquistarsi l’accesso diretto al tabellone degli Australian Open 2019 negli ultimi mesi di quest’anno. “L’obbiettivo rimane sempre quello entrare in tabellone il prossimo Slam, anche se dal mio punto di vista è altrettanto importante giocare più partite possibile, per cui i miei prossimi appuntamenti saranno i Challenger sulla terra di Genova e Szczecin”.

[27] K. Khachanov b. [LL] L. Sonego 7-5 6-3 6-3 (da New York, Ferruccio Roberti)

SONEGO SALUTA – Lorenzo non supera il difficile esame rappresentato da Khachanov: il russo, 26 ATP, sei mesi più giovane di lui e in continua ascesa (tre settimane fa ha fatto semifinale al Masters 1000 di Toronto) è stato alla portata dell’azzurro solo nel primo set, prima di dilagare. Del resto, il russo è al suo best career ranking e occorreva una prestazione che l’attualevalore di Sonego, che pure quest’anno ha già sconfitto due top 30 (Mannarino e Gasquet), non ha ancora. Non resta che guardare il bicchiere mezzo pieno: il body language in campo di Lorenzo – che dopo New York avrà una classifica sempre più prossima alla top 100- sempre combattivo, mai disposto a concedersi gesti di sconforto o rabbia, con stampato in corpo l’atteggiamento di chi, anche sotto nel punteggio, vuole vendere cara la pelle. Molto meno buono, invece, il rendimento del suo rovescio: insistendo su questo fondamentale, Khachanov ha costruito il suo successo. Nelle prossime settimane bisognerà lavorare, come sicuramente saprà il suo staff, su questo fondamentale.

La partita si gioca poco prima delle ore 18 locali: il sole ha già abbandonato il terreno di gioco e brezze di venticello saltuariamente creano un inaspettato ristoro. Nulla a che vedere, insomma, con l’elevato (ed estremamente umido) caldo che ha contraddistinto questi primi giorni di torneo. Il campo numero 12, teatro dell’incontro, è uno dei più scomodi di Flushing: non ci sono schienali nelle tribune, i tabelloni elettronici non indicano la velocità del servizio nè la durata dell’incontro. Quando uno dei due tennisti chiama il challenge, non compare nemmeno la riproduzione della fase finale del punto, come invece avviene negli altri campi. Come se non bastasse, il limitrofo campo numero 11, sul quale si gioca un doppio femminile, è veramente adiacente, separato da un corridoio e la confusione è tanta, tra gli schiamazzi e i movimenti del pubblico. La partita è tecnicamente migliore dello scenario alla quale è stata consegnata: i giocatori tengono facilmente i loro turni di battuta, grazie a ottime percentuali con la prima e diversi vincenti. A dire il vero, nel secondo gioco dell’incontro è Sonego ad avere le prime palle break, ma Khachanov le annulla entrambe con ace. Il russo non arriva mai ai vantaggi sino al 5 pari: nell’undicesimo game si issa però sul 15-40. Sonego è bravo ad annullare la prima con un bel dritto in cross stretto, ma sulla seconda affossa lo stesso fondamentale in rete. Il primo set si decide in pratica lì e Khachanov chiude in 40 minuti col punteggio di 7-5.

Nel secondo parziale Lorenzo diminuisce molto la percentuale di prime in campo e soffre molto di più a conservare i propri turni di servizio, continuando a fare fatica su quelli dell’avversario, dove arriva al massimo (per due volte) a 30. Sonego annulla tre palle break nel primo gioco, ma nel terzo game, sulla palla break, un suo diritto lungo fa prendere il largo al russo. Arriva anche Matteo Berrettini a metà del parziale a sostenere nell’angolo italiano delle tribune il tennista piemontese. Non basta: Lorenzo lotta, ci crede, ma in questa fase della partita è una spanna sotto al suo avversario e va in affanno. Simbolo della situazione è il nono gioco: il torinese con determinazione annulla due set point, ma sul terzo, con un brutto doppio fallo consegna il secondo set al 26 ATP.
L’inizio del terzo set regala un’inaspettata chance a Lorenzo: Khachanov si ritrova sotto 15-40, ma si salva grazie al servizio (prima) e a un rovescio sbagliato dell’italiano (poi). Sarà l’ultima chance di riaprire l’incontro per l’azzurro, che nel gioco successivo si fa strappare il servizio, un break che risulterà quello definitivo. Nell’ottavo gioco il russo ha il primo match point della sua partita, ma Lorenzo non ha voglia di finire sotto la doccia e lo annulla con un servizio vincente. L’appuntamento con la vittoria è solo rimandato al game successivo: Karen Khachanov guadagna in poco più di due ore per la prima volta in carriera l’accesso al terzo turno agli US Open. Affronterà con ogni probabilità Nadal, che nei quattro precedenti con il 22enne russo (l’ultimo dei quali la semifinale di Toronto) non ha mai perso un set: l’impressione è che sarà però sempre più difficile per il maiorchino riuscire a mantenere tale inerzia, considerati i continui progressi del russo.

[28] D. Shapovalov b. A. Seppi 6-4 4-6 5-7 7-6(2) 6-4 (da New York, Bruno Apicella)

SEPPI, AD UN PASSO DALL’IMPRESA – Non si può dire che Andreas Seppi non ci abbia provato. Che non abbia messo cuore, testa, umiltà e tennis per contenere le bordate di dritto e (soprattutto) di rovescio della giovane promessa canadese Denis Shapovalov. Andreas ha lottato e ha messo in campo il suo tennis lineare. Ci ha creduto fino alla fine e solo dopo 3 ore e 47 minuti di gioco e al quinto set si è arreso ai colpi profondi e potenti del numero 28 ATP. L’altoalesino, n. 51 ATP, è uscito a testa dall’ultimo slam dell’anno e dopo le eliminazioni di Sonego e Lorenzi, adesso, le ultime speranze italiane a Flushing Meadows sono riposte in Fabio Fognini. Sono da poco passate le 17 di New York quando sul Campo 5 iniziano ad affrontarsi Andreas Seppi e Denis Shapovalov.

Il sole è meno forte rispetto alle ore precedenti e tra il pubblico ci sono molti tifosi giunti da Toronto per supportare il loro beniamino: “È il nostro futuro. Ha solo 20 anni può migliorare ancora tanto” hanno raccontato durante i break del primo set. E proprio nei game iniziali Andreas era partito forte portandosi a condurre per 2 giochi a 1 e servizio. Seppi ha cercato, sin dal primo punto, di essere solido e non concedere nulla al suo avversario che, nelle fasi iniziali, è stato incerto soprattutto con il dritto. Il rendimento al servizio del canadese è cresciuto con l’andare avanti del match e il numero 28 ATP, allo stesso tempo, ha trovato la chiave per calibrare il dritto e lasciare andare il rovescio ad una mano, iniziando a mettere a segno diversi vincenti. Questo gli ha permesso di recuperare lo svantaggio e riportare in parità il match. E quando Andreas si è trovato a servire per allungare il set sul 5 pari, ha dovuto prima annullare due set point e poi, alla terza occasione utile, cedere la battuta e il primo set dopo un errore di dritto provocato da un’accelerazione potente del canadese. “Dovevo vincere il primo set, probabilmente se fossi rimasto più solido e concentrato le cose sarebbero andate diversamente” ha dichiarato Seppi alla fine del match.

L’equilibrio nel secondo parziale si è invece interrotto nel settimo game, quando, Andreas è riuscito a rimanere concentrato ed ha approfittato anche dei diversi gratuiti commessi dal candese che, con i fondamentali di inizio gioco, è stato meno preciso. La terza palla break è stata quella che ha dato il vantaggio all’italiano il quale, senza tremare, è riuscito a chiudere il parziale e riaprire così il match chiudendo per 6 giochi a 4. Alla ripresa del gioco Shapovalov ha continuato a macinare vincenti prendendo il largo e portandosi, in poco tempo, sul 4 a 2. Il canadese non è stato continuo, mentre Seppi è rimasto attaccato al match e punto dopo punto ha cercato di allungare gli scambi. Recuperato il break l’italiano ha mantenuto la concentrazione e d’esperienza, nell’undicesimo game, con un bellissimo passante si è guadagnato la palla del break point che poi è stata convertita da un doppio fallo del canadese. Seppi ha così portato a casa il terzo set per 7 giochi a 5.

Il quarto set si è giocato sul filo dell’equilibrio: entrambi hanno cercato di mettere in campo i loro punti di forza. Shapovalov ha alternato ottime giocate da fondo a errori gratuiti (saranno 76 a fine match, 55 i vincenti), mentre Andreas ha cercato di non concedere campo all’avversario. Entrambi hanno tenuto i turni di battuta e il set è stato deciso al tie break: è stato a questo punto che il canadese ha aumentato la potenza dei colpi togliendo il tempo all’italiano che, a sua volta, non è stato lucido e solido come nei game precedenti. “Ho giocato male il tie break: subito un dritto brutto e un doppio fallo sul 4 a 2” ha commentato Seppi durante la conferenza stampa. Vinto il tie break per 7 punti a 2, il ventenne canadese ha riportato il match in parità e rinviando la contesa al quinto e ultimo set.

Shapovalov è stato il primo a prendere il largo nel set e a portarsi sul 3 a 2 ma Andreas non ha mollato. Ha provato a contenere i colpi del canadese e grazie ad un recupero in corsa fortunato (la pallina si è impennata sul nastro e ha superato il canadese) ha riportato il match sul 3 pari. Nonostante siano passate più di tre ore e quaranta di match l’intensità dei colpi e degli scambi non ha accennato a diminuire ed entrambi hanno continuato a sfidarsi, facendo divertire anche il pubblico che ha affollato il campo 5 per assistere a tutto l’incontro. La potenza di Shapovalov, però, ha avuto la meglio e il canadese è riuscito a chiudere il quinto set per 6-4: al prossimo turno affronterà il finalista di Wimbledon 2018 Kevin Anderson.  Andreas ha commentato, a fine match, la sua prestazione e il suo stato fisico: “Tutto l’incontro – ha detto – è stato tranquillo, non ho accusato stanchezza. Alla fine ho giocato quattro ore alle pari e vorrei sapere come sarebbe andata se fossi stato un po’ meglio. Il ginocchio mi dà un po’ noia sul cemento ultimamente. Non mi ha dato più fastidio negli ultimi anni ma da Wimbledon in poi è cosi”.

Seppi ha risposto anche alle domande su Shapovalov: “Oggi era molto su e giù, se riuscivi ad essere solido e a spingere sbagliava molto. Però magari era in una giornata più fallosa del solito. Ha un bel braccio, potrebbe alzare le percentuali delle prime di servizio e, in quel caso, sarebbe ancora più ostico: ha tutto il tempo per crescere. Secondo me – ha concluso Seppi – sarà un top 5”.  

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Challenger Manerbio: Paolo Lorenzi fa 402 e rincorre il record di Ramirez Hidalgo

Paolo Lorenzi vince due partite in un giorno e raggiunge Gaio in semifinale. Il senese festeggia nel migliore dei modi il traguardo delle 400 partite vinte nel circuito Challenger. Ora la sfida a Gabashvili

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Paolo Lorenzi 400 - ATP Challenger Manerbio 2019 (foto Carlo Monterenzi)

LORENZI FESTEGGIATO E VINCENTE – Saranno due i semifinalisti azzurri a Manerbio: oltre a Gaio, ha conquistato il pass l’inossidabile Paolo Lorenzi. Per il senese è stata una giornata altrettanto dura, con due match e qualche brivido nel quarto di finale contro Sadio Doumbia. Tra l’altro, dopo la vittoria contro Andrea Collarini (6-4 6-3) è stato festeggiato dallo staff manerbiese per il 400esimo successo in carriera nel circuito Challenger. Un “400” gigante, una torta e una bottiglia di vino pregiato (il Perla del Garda Extra Brut) hanno allietato una giornata che si è complicata nel tardo pomeriggio, contro un avversario che si era presentato a Manerbio senza particolari pretese e – a un certo punto – è rimasto l’unico in gara sia in singolare che in doppio. 

In mattinata, il francese aveva estromesso Andrea Pellegrino: grandi rimpianti per il pugliese, avanti 4-1 nel terzo set prima di spegnere la luce e perdere cinque giochi di fila. Peccato, perché le trame di Doumbia (colpi senza troppa rotazione, rovescio a una mano in slice) sembravano finalmente domate. Contro Lorenzi, il 28enne di Tolosa (n.307 ATP) è partito fortissimo, con tante soluzioni rapide a non dare ritmo al senese. Battaglia infinita nel secondo: Lorenzi prendeva un break di vantaggio (2-0), poi veniva risucchiato e Doumbia si portava addirittura 4-3 e servizio. Nell’ottavo game, sul 30-15, ha tentato un servizio “da sotto”, fuori di pochi centimetri. L’episodio ha dato una scossa a Lorenzi, capace di rimettere in sesto il parziale.

Chi pensava che il terzo fosse una formalità, tuttavia, è rimasto deluso. Doumbia ha preso un break di vantaggio, Lorenzi lo ha riacchiappato ma ha nuovamente rischiato grosso sul 2-2 (rimontando da 15-40). Chiamato a servire per rimanere nel match, il francese ha commesso alcuni gravi errori e ha chiuso con una goffa volée alta, sparata in mezzo alla rete a sigillare il definitivo 1-6 7-5 6-4. Lorenzi ha giocato partite migliori, ma ha confermato di possedere un attaccamento incredibile alla partita, una generosità che dovrebbe essere – davvero – un esempio per tutti. Quella contro Doumbia è stata la 402esima vittoria nel circuito Challenger, ad appena 21 lunghezze del leader all-time Ruben Ramirez Hidalgo. A volte l’età sembra farsi sentire, ma partite come questa sono fondamentali per acquisire fiducia, soprattutto quando si stanno provando nuovi meccanismi.

SEMIFINALE DA 71 ANNI IN DUE Il suo prossimo avversario sarà Teymuraz Gabashvili, che ha bloccato l’avventura di Andrea Arnaboldi. A parte la qualità del russo, si pensava che il suo doppio impegno potesse essere un bel vantaggio per l’azzurro. Invece, a sorpresa, Gabashvili ha mostrato una tenuta atletica notevole, imponendosi in due ore e quaranta col punteggio di 7-6 4-6 6-3. Difficile parlare di rimpianti, perché nel primo set Arnaboldi ha sempre dovuto rincorrere: Gabashvili è andato a servire sul 5-4 prima di chiudere al tie-break, peraltro abbastanza facilmente. Il canturino è stato bravo a trovare (e mantenere) un break nel secondo, ma nel terzo era lui a subire il primo “strappo” nel quarto game. 

Aveva la grande chance di tornare in partita sul 4-2, quando si procurava una palla per il controbreak. La sorte, tuttavia, ha dato una mano a Gabashvili: la combinazione nastro più riga ha dato al russo la spinta decisiva per la semifinale, suo miglior risultato in stagione, almeno nel circuito Challenger. Il match è stato seguito da moltissimo pubblico, assiepato in ogni possibile anfratto del Campo 3 perché il Centrale aveva un buco nel programma dopo il ritiro di Giustino. A proposito di programma: sabato le semifinali si giocheranno a partire dalle 13.30 (Gaio-Coria), poi alle 15.30 sarà il turno di Lorenzi-Gabashvili. L’ultimo quarto di finale e le semifinali di doppio (con in campo Simone Bolelli) si giocheranno a partire dalle 12 sul Campo 3. L’ingresso per l’intera giornata costerà 10 euro. 

Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì

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Italiani

Federico Gaio in semifinale a Manerbio: meglio soli o accompagnati? Pro e contro di avere un coach

Il faentino è a Manerbio in solitudine: “Sarebbe meglio avere il mio coach, ma sto trovando continuità e ordine in quello che faccio”. In semifinale sfiderà Coria

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Federico Gaio - ATP Challenger Manerbio 2019 (foto Carlo Monterenzi)

Nel tennis capitano giornate toste, difficili, impegnative. Succede anche di dover giocare due partite in un solo giorno. È quanto accaduto a diversi giocatori al Trofeo Dimmidisì di Manerbio (46.600€, terra). Con cinque ottavi da completare, in mattinata il traguardo delle semifinali era ancora un miraggio. Il primo a centrarlo è stato Federico Gaio, che ha mixato bravura e fortuna nel doppio impegno contro Nino Serdarusic e Lorenzo Giustino. In mattinata, ha difeso a oltranza contro il tennis aggressivo del croato, riuscendo a emergere dopo un inizio complicato (3-6 6-3 6-4 lo score). Nel pomeriggio è stato fortunato, Giustino si è dovuto ritirare dopo appena sei game per un dolore al gomito, frutto di uno sfortunato incidente in mattinata: nel durissimo match contro Pavel Kotov (vinto 1-6 6-4 7-5 in quasi tre ore), nel rincorrere una smorzata si è impuntato sulla terra battuta e, sullo slancio, ha colpito la rete sia con la spalla che con il gomito. Quest’ultimo si è gonfiato: a caldo è riuscito a concludere l’impegno, ma contro Gaio non era in grado di giocare, alzando bandiera bianca sul 4-2 per il faentino. 

“È stata una giornata lunga e difficile – racconta Gaio, alla quarta semifinale stagionale – all’inizio non puoi pensare alla possibilità di giocare due partite, ma concentrarti solo sulla prima. Per esempio, io sono un po’ lento a carburare, quindi mi sono svegliato molto presto per essere pronto già alle 10. Se la giornata diventa molto lunga, sul tardi si può pagare la levataccia”. Non è stato il suo caso, visto che intorno alle 15.30 era già certo del posto in semifinale. Tra l’altro, dopo i vari impegni agonistici, ha accompagnato l’amico Andrea Collarini (appena sconfitto da Lorenzi) all’aeroporto di Malpensa in vista dei prossimi impegni. “Non è facile gestire il tempo tra un match e l’altro – continua Gaio – a volte devi mangiare per prendere qualche energia. Quando non c’è molto tempo, qualcuno non stacca la spina e rimane su di giri. Può essere una strategia, perché se ti rilassi troppo capita di non essere carico a sufficienza. Ognuno ha le sue caratteristiche: basti pensare che Nadal si scalda a lungo, mentre Kyrgios scende in campo con le scarpe da basket…”.

A MANERBIO IN SOLITUDINE – Dopo aver raggiunto il best ranking due anni e mezzo fa (n.146 ATP), Gaio ha vissuto un momento difficile dopo la conclusione del rapporto con coach Daniele Silvestre. Dopo un periodo nella sua Faenza, ha ritrovato il tecnico latinense e i risultati sono tornati. Oggi è numero 177 ATP, con buone prospettive di crescita. “Sono contento del mio periodo di forma. Sto cercando di dare continuità ai risultati e ci sto riuscendo: ho più punti di riferimento, sto mettendo ordine e i risultati stanno arrivando. Una finale, tre semifinali e due quarti di finali negli ultimi due mesi sono un buon bottino”. Detto che in semifinale se la vedrà conFederico Coria, vincitore con un doppio 6-4 su Zsombor Piros in un match piuttosto divertente. (“È tanto che non lo affronto, anche se siamo coetanei dovrò studiarlo un po’”: i precedenti sono 1-1), sta vivendo una bella settimana in solitudine.

Già, perché Silvestre non lo segue in tutti i tornei e Gaio è a Manerbio da solo. Una differenza impressionante rispetto al giovane Tseng, che si era presentato con uno staff di tre persone (un coach dell’accademia Mouratoglou, oltre a un preparatore atletico e un fisioterapista taiwanesi)“Beh, lui ha economie e sponsor differenti – sospira Gaio – avessi le sue, magari girerei anche con i miei amici! Purtroppo non le ho, ma non mi lamento. Restare da solo è difficile perché da fuori si vede tutto meglio, avere una persona che ti indica un paio di cose nei momenti importanti è un bel vantaggio. A volte può essere uno svantaggio quando le cose vanno male, perché ti piangi addosso e chi è con te diventa una scusa per lamentarsi. Se sei da solo, devi essere propositivo e concentrato. Diciamo che ci sono pro e contro: quasi sempre è meglio avere qualcuno, ma va bene così”.

Comunque finisca la sua avventura a Manerbio, Gaio guarda con fiducia al futuro. “In realtà non ho un vero obiettivo per il resto della stagione. Ho bisogno di trovare continuità, è la mia necessità più imminente. Volendo parlare di numeri, ovviamente mi piacerebbe entrare tra i top-100 ATP. Anche raggiungere il best ranking, tutto sommato, vorrebbe dire avvicinarsi al traguardo. Non è impossibile, ne sono convinto, devo aver continuità e adesso mi piace quello che sto facendo”. Sabato le semifinali si giocheranno a partire dalle 13.30 (Gaio-Coria), poi alle 15.30 sarà il turno di Lorenzi-Gabashvili. L’ultimo quarto di finale e le semifinali di doppio (con in campo Simone Bolelli) si giocheranno a partire dalle 12 sul Campo 3. L’ingresso per l’intera giornata costerà 10 euro.

Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì

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ATP

Montreal: Nadal rimonta e travolge Fognini

Un buon Fabio nel primo set, poi Rafa limita gli errori e scappa via senza lasciargli possibilità

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Fabio Fognini e Rafa Nadal - Montreal 2019 (foto via Twitter, @CoupeRogers)

[1] R. Nadal b. [7] F. Fognini 2-6 6-1 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

La sedicesima sfida tra il nostro Fabio Fognini e Rafa Nadal (11-4 per Rafa i precedenti, delle 4 vittorie di Fabio solo una sul cemento, la gran rimonta a New York 2015) va in scena in una bellissima serata. Temperatura perfetta a Montreal, un po’ di vento ma nulla di troppo fastidioso, pubblico entusiasta.

Entrambi non entrano in campo centrati al massimo, l’inizio vede diversi errori gratuiti: nel secondo game Fognini si salva da due palle break, nel terzo Nadal commette un doppio fallo, spara fuori un dritto, ed è lui a perdere il servizio. Il palleggio dello spagnolo sembra un po’ incerto, molto bravo Fabio ad accelerare con il rovescio e mettere pressione nel momento giusto. L’italiano alterna belle cose a errori banali esattamente come l’avversario (almeno due passanti semplici falliti da Rafa), ma è lui a fare la partita attaccando e rischiando, e la cosa gli permette di allungare fino al 3-1. Il momentaccio di Nadal continua, Fognini giustamente sta lì a incassare, e un orribile game da quattro gratuiti di Rafa gli consegna un secondo break, 4-1, il set rischia già di essere compromesso per il favorito del torneo.

 

Alcuni siluri di dritto lungolinea di Fabio strappano applausi convinti a tutto lo stadio, gli errori a ripetizione di Nadal fanno mormorare perplessi molti spettatori. Sta di fatto che in mezz’oretta siamo 5-1, dal nostro punto di vista bene così. Poco dopo è 6-2 Fognini, ottimo set per lui almeno nella seconda parte, malissimo Rafa. 8 vincenti per entrambi, ma 14 gratuiti dello spagnolo (10 Fabio), e soprattutto un brutto 2 su 11 di punti fatti con la seconda palla.

Arriva subito, e non è una sorpresa, la reazione di Nadal, che nel secondo set inizia a spingere con maggiore continuità e precisione e sale 3-0 con un break, senza particolari demeriti di Fabio onestamente. Due game dopo, un gran scambio chiuso dalla palla corta di Fognini porta a una palla del contro-break, ma Rafa si salva e sale 4-1.

Il cambio di marcia di Nadal si fa travolgente, l’azzurro appare quasi frastornato a momenti, perde ancora la battuta e in un attimo è 6-1 per lo spagnolo. Fognini chiama il fisioterapista, e si fa dare una pastiglia, evidentemente sta sentendo qualche fastidio. Il dato che meglio fotografa questo secondo set sono i soli 3 errori di Rafa. Il livello è salito tanto da parte di Nadal, Fabio cerca di tenere botta, ci sono scambi spettacolari, la palla viaggia forte, ma i punti che contano ora li fa tutti lo spagnolo. Ancora break subito dall’italiano all’inizio del set decisivo, Nadal sale 2-0. Fognini ha l’aria sconfortata, gli riescono solo alcune giocate di classe, ma sta cercando di rimanere in partita e fa bene.

Ancora fisioterapista per Fabio al cambio campo, viene sistemata la fasciatura che ha sempre alla caviglia destra. Rafa non si fa impietosire, né impressionare da alcuni ottimi tocchi di Fognini (che è uno tra i pochi a essere capace di fintare la palla corta tanto bene da lasciare fermo un tipo come Nadal), e grazie a un drittaccio dell’azzurro che vola lungo brekka nuovamente, 4-1 e battuta per lui, siamo ai titoli di coda (e a un parziale di 10 game a 2 in questo momento, poco da dire). Un ultimo sussulto di Fabio lo porta a una palla break, ben cancellata dall’avversario, e poco prima che scocchino le due ore di gioco Rafa chiude 6-2. Settantaduesima semifinale “1000” per il fuoriclasse spagnolo, attende il vincente tra Monfils e Bautista Agut (il match, rinviato per maltempo, si giocherà sabato alle 19 italiane), buon torneo in ogni caso per Fognini.

“Lui è uno dei migliori del mondo, un grande talento, sono felice di avercela fatta. Gli ho chiesto cosa avesse avuto al piede, alla fine, ma non è grave per fortuna. Vedervi tutti qui, questo bel pubblico, è quello che mi sprona, è bellissimo“, racconta Rafa a fine match.

Il tabellone completo

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