Pagelle: la selezione di Nick e il nuovo Medvedev in arrivo

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Pagelle: la selezione di Nick e il nuovo Medvedev in arrivo

Mentre Nick Kyrgios trova finalmente qualcuno che occupi la sua panchina, Medvedev si prende la scena. Peccato per Fognini, Torino medita la vendetta su Milano

Antonio Garofalo

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C’è un nuovo brutto ceffo in città. Come vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi Daniil Medvedev (8) ha smesso (forse) di emulare Dino Baggio ed ha deciso che è ora che i NextGen arrivino a destinazione. Farà bene il redivivo Roger Federer a sperare nella stanchezza del russo per non rischiare di salutare Shanghai prima che Mirka abbia finito di disfare le valigie. Che Kei Nishikori (7) si squagli sul più bello, per giunta davanti al pubblico di casa, non è una novità e l’ultimo game della partita rischia di diventare il manifesto della sua carriera.

A proposito di NextGen, una wildcard per Milano la meriterebbero i due ragazzini che nella notte si sono dati battaglia nello sperduto challenger di Monterrey, Ivo ha un servizio mostruoso, David corre dietro ad ogni cosa: ne sentiremo parlare. 10 e lode a tutti.

 

Purtroppo la caviglia ha frenato l’ottimo momento di Fabio Fognini (7), costretto al forfait in semifinale e a rinunciare a Shanghai. Conti alla mano, potrebbe non aver perso troppi punti e se l’infortunio non sarà così grave, potrà tirare il fiato per il rush finale e sognare un exploit a Bercy, torneo tradizionalmente aperto ad ogni soluzione. Insomma chiudere la stagione con il best ranking e magari strappare un pass come riserva a Londra non sarebbe affatto male. Matteo Berrettini (6,5) bravo a qualificarsi ma peccato non aver vinto la volata contro Edmund, Marco Cecchinato (6) ha vinto un buon match e ne ha perso male un altro, dimostrando che il cemento non è ancora il suo terreno.

Intanto pare che Nick Kyrgios (5) dopo una lunga selezione (del tipo “Becker? Il grande irreprensibile Becker? Non sapevo giocasse anche a tennis!”) abbia trovato un allenatore: scartati Becker, Edberg, Mcenroe, Agassi, Cahill, Toni Nadal, Mauresmo, Hewitt e Lendl, la scelta è caduta sull’ottimo Cerretani (10) che per portare patatine, birra e organizzare qualche serata al top magari avrà le referenze giuste.

E mentre Milano si prepara per le finali NextGen, Torino cova la sua vendetta per essere stata esclusa dalla candidatura olimpica, puntando al bersaglio grosso, le ATP Finals, quelle dei grandi. La capitale sabauda insomma si prepara, dopo CR7, a tappezzarsi di poster con Nadal, Djokovic e company in mutande.

Zitto zitto invece Nikoloz Basilashvili (8) si è portato a casa il secondo 500 dell’anno, sorprendendo Juan Martin del Potro (6). Mentre Sascha Zverev (4) Grigor Dimitrov (4) e Marin Cilic (4) annusano evidentemente l’aria delle vacanze in terra d’Oriente. Per una Naomi Osaka (5,5) in legittimo calo di stimoli e condizione, c’è una Wozniaki (7,5) ritrovata. Mentre entrare nella testa di Petra Kvitova (4) a questo punto della stagione resta un mistero impossibile da decifrare.

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Pagelle: il primo 10 del giovane Zverev, ma brutto torneo

Si conclude con la grande sorpresa la stagione maschile. Zverev pronto per il grande salto. Djokovic stanco o distratto. Il raccattapalle di Federer e un Master soporifero

Antonio Garofalo

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Ebbene sì, c’eravamo illusi durante il Masters femminile che il punto più basso della stagione fosse stato toccato, ma l’esibizione (5 di stima) dei migliori otto maschietti del circuito – se possibile – è stata ancora più avvilente. Il finale a sorpresa però finirà per far passare questo torneo alla storia, come la prima grande vittoria di Sascha Zverev (10). Sembra incredibile ma all’improvviso, sul 4-4 del primo set, il robot si è inceppato e d’incanto è sembrato rispuntare il Novak Djokovic (8) ante-Cecchinato. Chissà se le due ultime scoppole in finale contro Khachanov e Sascha sono solo frutto della stanchezza dopo un’incredibile rincorsa durata sei mesi o il segno di una nuova era alle porte. Con questo dubbio ce ne andiamo in off-season sognando che l’Australia arrivi presto.

I due round robin sono stati stimolanti quasi quanto un girone di Nations League e per fortuna durante le semifinali ci ha pensato l’incauto raccattapalle (10) a restituire un po’ di interesse alla vicenda. Il povero bambino ha visto tramutarsi un ipotetico sogno – chiacchierare a tu per tu con Roger Federer – in un incubo, anche se il toro disegnato sulla canotta con le inequivocabili iniziali RN destano qualche sospetto.

 

Il competente pubblico londinese è comunque riuscito a dimostrare tutta la sua imparzialità, riuscendo nell’incredibile impresa di far risultare Sascha Zverev più antipatico di quello che in realtà è. Marin Cilic (5) ha dimostrato che al Masters proprio non riesce a ritrovarsi e la scusa della finale di Coppa Davis regge fino ad un certo punto. La figura del comprimario l’ha fatta anche Dominic Thiem (4,5) che indoor si trova come il pecorino sulla pizza.

Kei Nishikori (4,5) ha fatto il fenomeno per un giorno, per poi ritornare nelle consuete vesti di giocatore improponibile per questi livelli, nemmeno così alti peraltro. Almeno non si è rotto e questa è già una novità. John Isner (4) contrariamente a ciò che sembra ha fatto la figura del vaso di coccio tra quelli di ferro. Diciamo che questa qualificazione strappata grazie a qualche forfait di troppo è un premio alla carriera, una vacanza-premio a Londra che ha lasciato poche tracce agonistiche.

Kevin Anderson (7) in questo clima da ultimi giorni di scuola ha fatto la sua degna figura, da festeggiare anche con il lancio della cagnolina su twitter. Certo, il modo in cui ha ceduto al Federer di questi tempi e a Nole fa capire come siamo messi male, in attesa che con Zverev sboccino Tsitsipas, Khachanov e Shapovalov.

Insomma alla fine il vecchietto terribile Roger Federer (7), scivolando, sbuffando e ansimando ha fatto la sua dignitosa figura. Mica possiamo pretendere che a 37 e spicci si facciano miracoli in continuazione anche contro i rampanti nipotini? Se poi ci si mettono contro anche i raccattapalle…

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Pagelle: più Roger per tutti da Pune a Marrakech

Roger Federer trionfa per la nona volta a Basilea. Una nuova programmazione per un finale travolgente? Svitolina maestra tra la noia ma non ditelo a Serena

Antonio Garofalo

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Perché non lo fai, Roger? Sarebbe straordinario, davvero, se Roger Federer (9) fresco novantanovenne decidesse all’improvviso di dedicarsi a se stesso e non più all’ostinata corsa contro il tempo e contro tutti i record. Ma si, Roger, lasciali perdere questi noiosi tornei di due settimane, tanto ne hai già 20 in bacheca e non vale nemmeno più la pena sfiancarsi per arrivare magari ai quarti esausto. E lascia perdere pure questi altri tornei super-frequentati dai tuoi vecchi nemici e dai giovani rampanti, questi 1000 da 1000 e una notte.

Su Roger, bevi l’elisir di lunga vita e assolvi il tuo dovere terreno di divulgare il verbo tennistico in ogni angolo del mondo. Annuncia solennemente il tuo ritiro dai palchi sovrani e dai campi di battaglia e gira il mondo con moglie e figli illuminando i campi di tornei affascinanti e meno stressanti. Fino a quaranta, cinquanta fino a quando vuoi tu: vuoi mettere giocare a Pune tra il delirio delle folle che ti trascinerebbero a camminare sul Gange.

 

Oppure deliziare i neozelandesi di Auckland? E a Quito? Ad altezze imperiali mai frequentate! Roger a Marrakech, sai che spettacolo! Ti concediamo un passaggio ad Halle e Stoccarda, ma solo come preparazione ad Antalya. E poi in vacanza a Umago, Gstaad e Kitzbuhel, mare e montagna, con un salto a Los Cabos tanto sei ubiquo. Ti pare giusto che a San Pietroburgo non ti abbiano mai visto? E a Chengdu? Pensaci Roger, quattro, cinque, dieci anni a divertirti e divertire senza più ansie e tra il visibilio delle folle. Dovrebbe convincerti anche l’Atp, vedrai che spunterebbero tornei ovunque, persino in Italia!

Vorrai mica lasciarci tutti in balia degli eventi? Tra Anderson (8) e Nishikori (7) a darsi battaglia al Masters? Tra geni estemporanei alla Copil (8,5) e giovani amletici alla Shapovalov (5) o magari iracondi come Taitsipas (6 ma 3 per la scena col raccattapalle).

O ancora peggio, vorrai mica abbandonarci in balia delle donne? Si potrà dire che è stato un Masters agghiacciante o si rischia che Serena ci accusi di sessismo? Onora a Elina Svitolina (10) una che quando arriva in fondo non perde mai e che magari come a tante altre in passato dal Master troverà la linfa vincente anche per gli Slam. E in bocca al lupo alla povera Woznacki (10) chiamata ad una battaglia infida e difficile.

Per il resto, ci scuserete ma non riusciamo ad esaltarci per una Stephens (8) che corre tanto e tira poco, per una Bertens (7,5) che chissà se mai tornerà da queste parti, per Pliskova (6,5) che si squaglia sul più bello, per una Kerber (5) cotta. Le uniche che avrebbero un qualcosa in più, o erano già in vacanza come Osaka (4,5) o non ne avevano voglia come Kvitova (4).

Avanti, inizia Bercy. C’è Nadal, c’è Djokovic. Ma la domanda è una sola: Roger c’è o non c’è? (per ora sembrerebbe di sì). Dai Ruggè, lascia stare, preparati per Pune…

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Re Nole, Camila show, fratelli e figli d’Italia

Djokovic trionfa a Shanghai, Nadal meraviglioso a Maiorca, disperazione Del Potro. Una grande Camila Giorgi, due italiani in top-20 dopo 40 anni e due figli d’arte in carriera

Antonio Garofalo

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Non si fa in tempo a godersi un grande fine settimana di tennis che arriva la mazzata: Del Potro è di nuovo ko e a questo punto non resta che augurargli un pellegrinaggio salvifico. 10 alla sfortuna che nel caso di Juan Martin ci vede benissimo. Una settimana nella quale ancor prima che di tennis giocato, è giusto parlare di Rafa Nadal (10 e lode) che fuori dal campo si dimostra all’altezza dei migliori giorni su terra rossa, dedicandosi anima e corpo ad aiutare la sua Maiorca e ad ospitare nella sua Academy gli sfollati.

Ma è la settimana in cui dobbiamo solo applaudire Camila Giorgi (9), finalmente continua e convincente per un intero torneo, in quella che fino ad ora è la migliore stagione della sua carriera. Con la netta sensazione che il meglio debba ancora venire, in fondo ricordiamo cosa hanno combinato Schiavone, Pennetta e Vinci dai ventisei anni in poi? Una Camila diversa in campo, più serena fuori, capace addirittura di lasciarsi andare in conferenza stampa ad una risata a crepapelle e a sciogliersi in giuste lacrime di emozione dopo il trionfo: se alla maturità personale seguisse la completa maturità tecnica nel 2019 potremmo vederne delle belle…

 

Intanto in quel di Shanghai si è consumato l’ennesimo allenamento agonistico di Novak Djokovic (10), che dal Cecchinato parigino in poi è tornato Robo-Nole. Nulla ha potuto l’ottimo Borna Coric (8,5) che ha avuto la sola colpa di rovinare la festa al pubblico cinese (5) abituato a dormire per larghi tratti del torneo salvo risvegliarsi con degli “oooooooooh” di meraviglia ad ogni back di Roger Federer (6,5). Dal quale forse è giunto il tempo di non pretendere troppo oltre a qualche magia, qualche ace, qualche sprazzo di grande tennis. Poteva fare qualcosa di più conto Djokovic Sascha Zverev (6,5), mentre Marin Cilic (4) continua negli allenamenti pre-Davis mentre proseguono gli straordinari progressi di Nick Kyrgios (3) con il nuovo finto allenatore.

Applaudito lo sbocciare di Yastremska (9) e il risorgere di Garcia (8), non è invece riuscito un altro miracolo a Marco Cecchinato (7) contro Nole, ma forse era chiedere troppo. Restano due ottime vittorie sul duro e due italiani in top-20 come non accadeva da quaranta anni. Insomma tra Ceck, Fognini e Camila fratelli e sorelle d’Italia sugli scudi, ma mamma Italia, si sa, ha sempre un occhio di riguardo per i figli, come raccontano due storie della settimana.

Apprendiamo dal sito di Supertennis che è stato composto un inno alle Next Gen ATP Finals: si tratta di “I’ll be the one”, il nuovo singolo inciso da Federica Sartori, in arte Fefè, figlia di Massimo Sartori, che accompagnerà il torneo e le trasmissioni di contorno. Dalla FIT fanno sapere che non c’è stato alcun favoritismo. Fefè ha infatti vinto una durissima selezione con i figli di Franco Davin, Vincenzo Santopadre, Simone Vagnozzi, Gipo Arbino, Fabio Gorietti, Eduardo Infantino…

Intanto Angelo Binaghi (in odore di candidatura alle prossime elezioni regionali sarde) ha perorato la candidatura di Luigi Carraro, figlio dell’ex tutto Franco alla Federazione Internazionale di Padel. Insomma da padri a figli non si butta via nulla…

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