Niente de profundis per Federer, Djokovic è ‘unbreakable’ – Ubitennis

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Niente de profundis per Federer, Djokovic è ‘unbreakable’

Il ranking ‘virtuale’ da marzo in poi, mese di inizio del calo di Federer, dice che lo svizzero mantiene numeri da top 10. Quelli di Djokovic invece sono spaventosi: a Shanghai fa una cosa riuscita solo a Federer e Zverev

Ferruccio Roberti

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4 – le eliminazioni al primo turno subite da Borna Coric nei sette tornei successivi alla vittoria del secondo titolo della carriera all’ATP 5oo di Halle (dopo Marrakech nel 2017). Le quattro sconfitte all’esordio erano arrivate, aumentandone la gravità, contro tennisti oltre la 50°posizione del ranking: Medvedev a Wimbledon, Djere a Gstaad, Norrie a Shenzhen e Lopez a Pechino. Da luglio in poi, il nemmeno 22enne croato aveva fatto poco altro di positivo a eccezione degli ottavi agli US Open (persi malamente contro Del Potro) e dei due singolari vinti sulla terra rossa di Zadar nella semifinale di Coppa Davis contro gli Stati Uniti, contro Johnson prima e Tiafoe (al quinto set) poi, nell’ultima partita della sfida. A Shanghai, approfittando anche del grave infortunio occorso a Del Potro, ritiratosi dopo aver perso il primo set, Borna ha giocato un gran tennis, regalandosi la prima finale della carriera in un Masters 1000 dopo che a marzo, a Indian Wells, era invece arrivata la prima semifinale. Vi è riuscito non perdendo nemmeno un set, successivamente all’aver ceduto quello d’esordio nel torneo. Nell’ordine, Borna ha sconfitto Wawrinka (4-6 6-4 6-3), 69 ATP; Klahn (6-4 6-2), 104ATP; Del Potro (7-5 0-0 RET), 4 ATP; Ebden (7-5 6-4), 51 ATP, e, per la seconda volta consecutiva, Federer (duplice 6-4). In finale, contro l’attuale strapotere di Djokovic, il croato (sceso in campo con una vistosa fasciatura alla coscia destra) ha potuto poco: il serbo ha vinto 6-3 6-4. La top ten, a nemmeno ventidue anni, è sempre più vicina per Borna.

7 – le sconfitte subite sin qui da Roger Federer nel 2018. Quelle contro Kokkinakis a Miami e Millman a New York, avversari fuori dai primi 50 della classifica mondiale, sono le più deludenti ed evitabili, come dimostra anche la statistica che vede l’elvetico vincere quest’anno tutte le altre diciannove volte in cui ha affrontato tennisti al di sopra di quel ranking. Sono invece diciotto le vittorie ottenute (in venti partite) contro tennisti posizionati tra l’undicesima e la cinquantesima posizione del ranking ATP: le uniche due sconfitte sono arrivate per ben due volte (nella finale di Halle e nella semi di Shanghai) con un giocatore, Borna Coric, il cui valore e classifica sono molto vicini alla top ten. Le altre tre partite perse sin qui nel 2018 da Federer sono arrivate contro due top 5 – Djokovic e Del Potro – e un top 10 due volte finalista negli Slam, Anderson. Due di esse, particolare non trascurabile, sono giunte dopo aver avuto match point a favore. Il campione svizzero ha iniziato il 2018 con 17 vittorie consecutive, che gli hanno fruttato 3100 dei 5160 punti conquistati sin qui quest’anno (ovvero, il 60% di essi è stato ottenuto nei primi tre dei dieci tornei giocati). Dopo quella lunga serie di successi consecutivi, nella finale di Indian Wells – persa dopo aver fallito tre match point – Federer ha collezionato la prima delle tre sconfitte consecutive contro top 10 (Del Potro in California, Anderson a Wimbledon e Djokovic a Cincinati), risultato che ha interrotto le tendenza iniziale (vittorie contro Cilic a Melbourne e Dimitrov a Rotterdam).

Non si può dire molto di positivo del Federer visto a Shanghai: arrampicandosi sugli specchi, si può far solo notare che, seppur sia apparso durante la settimana in molti casi lento e falloso, è comunque arrivato in semifinale sconfiggendo tre top 30 (due dei quali in ascesa in classifica) e giocando per tre giorni consecutivi, nei quali è stato impegnato in campo per complessive circa sei ore. Medvedev, 22 ATP; Bautista Agut, 28 ATP, e Nishikori, 12 ATP, sono state le sue vittime e dopo partite del genere non sarebbe stato facile neanche per tennisti più giovani giocare bene affrontare questo Coric. Dopo il Masters 1000 californiano di marzo Federer ha mostrato vari problemi, forse inevitabili per un’atleta dotato di un immenso talento ma pur sempre trentasettenne, impegnato in uno sport logorante come il tennis. Roger compie un qualcosa di quasi sovrumano ad essere al numero 3 del mondo (2 sino alla scorsa settimana) in un’età nella quale i picchi di rendimento sporadici sono ancora possibili, a differenza però della continuità agonistica ad altissimo livello. Nonostante ciò, seppur Federer in alcuni match del 2018 sia apparso il fantasma di se stesso – non solo riferendosi al campione ammirato anni addietro, ma anche alla versione scesa in campo qualche mese fa – e sebbene sia inevitabilmente discontinuo nel corso della stessa partita e del medesimo torneo, non ce la sentiremmo di aggiungerci al de profundis che molti gli stanno intonando. Il campione svizzero ha pur sempre ottenuto, da Indian Wells in poi, in un periodo di netta involuzione come quello attraversato da giugno, duemila punti. Meglio di lui, in una classifica virtuale considerante solo i tornei successivi a Indian Wells, momento in cui si può far risalire l’inizio del suo calo, hanno fatto nove giocatori, giocando tra l’altro molti più tornei dello svizzero. Al livello comunque da top 10 conservato negli ultimi mesi di grande flessione, quando a Shanghai si è arrivati probabilmente al vertice più basso della parabola dei suoi risultati (nell’imminente indoor europeo Roger ha da sempre uno dei suoi terreni di caccia preferiti), possono aggrapparsi i tifosi del campione svizzero per sperare di vederlo ancora grande protagonista, magari non al vertice della classifica, ma saltuariamente in qualche grande torneo. Un po’ poco per chi con lui è abituato più che bene, ma (decisamente) meglio di nulla.

 

31 – le vittorie ottenute da Novak Djokovic nelle ultime trentatré partite giocate. Successivamente ai quarti di finale persi al Roland Garros con Cecchinato, il campione serbo ha perso solo due partite: la finale del Queen’s contro Cilic (unico confronto perso dei dieci giocati contro top ten da giugno in poi) e gli ottavi di Toronto contro Tsitsipas. In questi ultimi quattro mesi Nole ha vinto Wimbledon, Us Open e due Masters 1000 (Cincinnati e Shanghai), mostrando una superiorità schiacciante sugli avversari. Da dieci partite non perde nemmeno un parziale (l’ultima volta è stata il secondo turno contro Sandgren agli US Open), situazione di punteggio che ha ripetuto in ventidue delle trentuno vittorie ottenute nel periodo considerato. A Shanghai la sua prova di forza è stata davvero impressionante: ha sconfitto il numero 5 (Zverev) e 8 del mondo (Anderson), un top 20 in rampa di lancio verso la top ten (Coric), un altro che da questa settimana lo sarà (Cecchinato) e un buonissimo giocatore come Chardy, 41 ATP, lasciando per la strada appena 31 game, pari a una media di sei giochi a partita persi, senza subire neanche un break in tutto il torneo. A livello Masters 1000 succede appena per la quarta volta: prima del serbo, ci erano riusciti soltanto Federer (due volte a Cincinnati, nel 2012 e nel 2015) e Zverev, quest’anno a Madrid. RoboNole è tornato e la sua caccia al numero 1 della classifica si fa sempre più serrata .

33 – le vittorie complessive ottenute nel 2018 da Caroline Garcia nei 21 tornei giocati prima di arrivare a Tianjin. Un’annata non certo positiva per la 25enne francese, l’anno scorso balzata improvvisamente nella top 10 a seguito delle undici vittorie (di cui tre contro top 10 e due contro top 20) consecutive che le permisero di imporsi a Wuhan e Pechino. Riconfermarsi agli stessi livelli è stato molto complesso per Caroline che quest’anno aveva vinto quattro partite di fila esclusivamente al Mandatory di Madrid (semi), e tre solo agli Australian Open, al Roland Garros (ottavi) e al Premier di Stoccarda (semifinali). La francese è calata soprattutto nel rendimento contro le top 20, sconfitte solo tre volte su tredici. Nonostante ciò, dovendo difendere quasi tutti i punti a fine stagione e aggiungendo i pochi piazzamenti di cui sopra, ha raggiunto la quarta posizione in classifica. Scivolata al sedicesimo posto dopo aver perso i 1900 punti conquistati a Wuhan e Pechino l’anno precedente, ha continuato la trasferta asiatica a Tianjin. Caroline ha conquistato il titolo senza perdere un set, approfittando anche di un ritiro e di due qualificate incontrate sul suo cammino. Nell’ordine, ha eliminato Fang Ying Xun (6-4 6-1), 218 WTA; Yuxuan Zhang (6-3 6-4), 225 WTA; Petra Martic (6-4 1-0 ret.), 36 WTA; Su Wei Hsieh (6-3 6-4), 30 WTA. In finale, contro Karolina Pliskova, è tornata a sconfiggere (7-6 6-2) dopo cinque mesi una top 10, portando a casa il sesto titolo della carriera.

49 – la posizione migliore in classifica delle cinque avversarie superate da Camila Giorgi per vincere a Linz il suo secondo torneo della carriera. Un dato che non sminuisce affatto il valore del successo della nostra giocatrice in un piccolo evento (categoria International e montepremi da 250.000 dollari), ma comunque prestigioso (l’albo d’oro del torneo, nato nel 1991, vanta ex numeri 1 e/o vincitrici di Slam come Pliskova, Azarenka, Kerber, Kvitova, Ivanovic, Sharapova, Mauresmo, Henin, Davenport, Pierce e Novotna). Si è infatti giustamente molte volte parlato, a proposito della marchigiana, della mancanza di continuità che caratterizzava il suo rendimento. Non le è mai mancato il talento per confrontarsi quasi alla pari contro le migliori (nove successi contro le top ten, con una percentuale di vittoria del 38%), ma l’azzurra veniva poi spesso a mancare nelle cosiddette prove del nove, le partite contro tenniste con classifiche più modeste. Nel 2018 Camila, che da questa settimana salirà al suo best career ranking (28 WTA), è migliorata soprattutto in tale frangente, vincendo il 74% delle volte (solo nove sconfitte) in cui ha giocato contro tenniste dalla 51°posizione in poi (solo nel 2015, quando vinse il torneo di S’Hertogenbosch, fece da questo punto di vista leggermente meglio). Migliorando ancora in tal senso e confermandosi sui suoi standard contro le migliori, può arrivare per lei anche l’accesso nelle top 20. La sua classifica del resto è ottenuta avendo saltato tra febbraio e maggio importanti Premier che avrebbero potuto regalarle punti pesanti. Nelle condizioni indoor che tanto predilige (cinque delle sei finali sin qui raggiunte sono di tornei giocati in tali condizioni) Giorgi ha smarrito un solo set per conquistare il titolo austriaco: nell’ordine ha liquidato Parmentier (6-3 7-6), 49 WTA; Teichmann (7-6 6-3), 158 WTA; Gasparyan (6-4 3-6 6-2), 137 WTA; Van Uytvanck (6-3 6-4), 56 WTA; Alexandrova (6-3 6-1), 119 WTA. Il meglio deve ancora venire per Camila, ce lo auguriamo.

696 – la posizione di classifica nel gennaio 2017 di Matthew Ebden, dopo essersi operato nel febbraio dell’anno precedente al ginocchio sinistro. L’australiano nato a Durban (Sud Africa) ha recuperato un’accettabile posizione già alla fine della scorsa stagione, tornando nella top 80 del ranking ATP (grazie all’unica finale a livello maggiore ottenuta in carriera, sull’erba di Newport, e a vari successi nei Challenger) e compiendo così il più grande balzo in classifica (tra quelli terminati nella top 100) mai avvenuto. Il 2018 è stato senza dubbio l’anno migliore della sua carriera: mai entrato nella top 60, vi riesce a 30 anni già compiuti, grazie al suo primo terzo turno della carriera in uno Slam a Wimbledon (dove ottiene la seconda vittoria di sempre su un top 10, David Goffin). Quel risultato, assieme alla vittoria del nono challenger in carriera e alla semifinale a S-Hertogenbosh, ha dato ad Ebden a luglio il best career ranking di 43 ATP. Ottimi risultati per lui, sinora più vincente in doppio, dove aveva vinto quattro titoli e conquistato il doppio misto a Melbourne nel 2013 con Jarmila Wolfe. L’australiano è arrivato a Shanghai, dove giunse nei quarti già nel 2011, reduce da un’estate nella quale aveva ottenuto la semifinale ad Atlanta e i quarti a Chengdu. Nell’unico Masters 1000 giocato in Asia Matthew ha prima sconfitto Tiafoe (3-6 6-4 6-3), 40 ATP; poi, annullandogli un match point, ha ottenuto la terza vittoria in carriera su un top 10 (6-4 6-7 7-6), Thiem, e ha infine avuto la meglio su Gojowczyk (6-2 6-3), 67 ATP. I secondi quarti della carriera in un Masters 1000 sono stati nuovamente l’ultima tappa per Ebden, fermato col punteggio di 7-5 6-4 da Borna Coric.

1810 – i punti di Marco Cecchinato nella Race To London, che lo collocano alla 17° posizione della classifica che considera i soli punti conquistati nel 2018. Un patrimonio molto importante, capace tra l’altro di regalare al siciliano il grosso vantaggio psicologico di giocare libero mentalmente dall’ansia di difendere punti sino ad aprile (a marzo ci sono attualmente soli 80 punti in scadenza, relativi alla vittoria del Challenger di Santiago). Nei primi mesi del prossimo anno, fatta eccezione per febbraio e i tornei sulla terra rossa sudamerica, il siciliano sarà però “costretto” a giocare dove sino a due settimane fa non aveva mai vinto una partita: su tappeti indoor (prima vittoria contro Lacko a San Pietroburgo) e sul cemento all’aperto (si è sbloccato contro Baghdatis a Pechino). Marco, entrato questa settimana nella top 20 del ranking ATP, grazie alle due belle vittorie al Masters 1000 di Shanghai ottenute al tie break del terzo sia contro Simon (6-7 6-4 7-6, salvando match point), 31 ATP; che contro Chung (4-6 7-6 7-6 rimontando da 1-3 nel terzo), 26 ATP, può sfruttare nei prossimi mesi l’essere costantemente una testa di serie alta nei tabelloni dei prossimi tornei. Un vantaggio non da poco per ottenere punti che potrebbero portarlo presto anche a insidiare Fognini come numero 1 azzurro (intanto, da questa settimana sono due i tennisti italiani nella top 20, come non accadeva da 39 anni). Dipenderà molto da come proseguiranno gli evidenti progressi tecnici di Cecchinato su superfici a lui sin qui ostiche. In tal senso, fanno maggiormente ben sperare le vittorie contro giocatori molto competivi sul cemento all’aperto come Chung e Simon, piuttosto che preoccupare la netta sconfitta patita da Djokovic (il serbo gli ha lasciato 4 game): giocatori molto più rinomati hanno fatto poco meglio di lui. Sulle doti da gran combattente (sono già dodici le rimonte compiute quest’anno da Marco) e sulla pulizia tecnica dei suoi colpi, del resto, nessun dubbio.

2000 – l’anno di nascita di Dayana Yastremska, vincitrice del titolo all’International di Hong Kong. La tennista ucraina, seguita in passato nella sua crescita tennistica da due coach italiani (Gianluca Marchiori prima e Marco Girardini poi) era balzata all’onore delle cronache lo scorso luglio per essere diventata la prima giocatrice in assoluto nata dal 2000 in poi ad arrivare nella top 100. Vi era riuscita soprattutto grazie a buoni risultati negli ITF: un titolo – ottenuto a inizio luglio a Roma al circolo Antico Tiro a Volo – due finali e una semi. Dayana, anche prima tennista ‘millennial’ a vincere un ITF nel marzo 2016, nella carriera da juniores si era distinta raggiungendo la finale a Wimbledon, sempre due anni fa, persa contro Potapova. La tennista ucraina aveva ottenuto le prime vittorie nel circuito maggiore nel maggio 2017, quando sconfisse anche Petkovic per arrivare ai quarti. Per riuscirci nuovamente in un tabellone principale del circuito maggiore ha dovuto attendere lo scorso agosto: nel Premier di New Haven ha sconfitto Collins, 36 WTA. La sua crescita è stata costante ed è arrivata a Hong Kong dimostrando di meritare già ampiamente la classifica, sulle soglie della centesima posizione: aveva vinto in undici delle diciassette occasioni in cui aveva affrontato top 100 e in tre delle quattro in cui dall’altra parte della rete aveva una top 50. A Hong Kong ha vinto cinque partite di fila senza perdere un set: Stollar (6-4 6-4), 129 WTA; Zheng (6-3 6-3), 58 WTA; Kucova (6-3 6-2), 317 WTA; Zhang (7-5 6-4), 40 WTA sono state eliminate. In finale, contro una tennista reduce da un mese di ottimi risultati come Qiang Wang, 25 WTA, non ha tremato, vincendo facilmente (6-2 6-1).

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Eppur si muove (il ranking ATP)

I movimenti di classifica dopo le prime due settimane di tornei: Cecchinato sale e ha margine per migliorarsi ancora. Dimitrov esce dalla top 20

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Il primo Major dell’anno inizia con i seguenti giocatori ai primi venti posti della classifica:

CLASSIFICA GENERALE TOP 20

Classifica

 

Giocatore

Nazione

Punteggio

Classifica al 31/12

Variazione

1

N. Djokovic

Serbia

9135

1

=

2

R. Nadal

Spagna

7480

2

=

3

R. Federer

Svizzera

6420

3

=

4

A. Zverev

Germania

6385

4

=

5

JM del Potro

Argentina

5150

5

=

6

K. Anderson

S. Africa

4810

6

=

7

M. Cilic

Croazia

4160

7

=

8

D. Thiem

Austria

4095

8

=

9

K. Nishikori

Giappone

3750

9

=

10

J. Isner

USA

3155

10

=

11

K. Khachanov

Russia

2835

11

=

12

B. Coric

Croazia

2435

12

=

13

F. Fognini

Italia

2315

13

=

14

K. Edmund

GB

2150

14

=

15

S. Tsitsipas

Grecia

2095

15

=

16

D. Schwartzman

Argentina

1925

17

1

17

M. Raonic

Canada

1900

18

1

18

M. Cecchinato

Italia

1889

20

2

19

D. Medvedev

Russia

1865

16

-3

20

N. Basilashvili

Georgia

1820

21

1

Rispetto al 31 dicembre scorso notiamo che:

  • Nikoloz Basilashvili è entrato per la prima volta nella top 20;
  • Grigor Dimitrov ne è uscito (è ventunesimo);
  • Marco Cecchinato, grazie alla semifinale di Doha, ha ottenuto il suo best ranking. Agli AO del 2018 era 85 gradini più sotto

La tabella che segue mostra i punti conquistati nella scorsa edizione dello Slam australiano dai primi dieci giocatori del ranking:

Classifica

Giocatore

Punti AO 2018

Punti Ranking

1

N. Djokovic

180

9135

2

R. Nadal

360

7480

3

R. Federer

2000

6420

4

A. Zverev

90

6385

5

JM del Potro

90

5150

6

K. Anderson

10

4810

7

M. Cilic

1200

4160

8

D. Thiem

180

4095

9

K. Nishikori

0

3750

10

J. Isner

10

3155

Alcune considerazioni:

  • al netto dei punti conquistati nel 2018, Djokovic ha un vantaggio di 1.835 punti su Nadal; quindi il maiorchino per poter salire sul tetto del mondo (tennistico) deve vincere il torneo e augurarsi che  il serbo non superi i sedicesimi di finale. Difficile. Molto più probabile che alla fine il numero uno del mondo aumenti il gap tra sé e i propri inseguitori;
  • ad Alexander Zverev sarà sufficiente raggiungere gli ottavi di finale per superare Federer indipendentemente da ciò che il Maestro riuscirà a fare;
  • fortemente a rischio la quinta posizione di del Potro e la settima di Cilic che però avrà, a differenza del collega argentino, la possibilità di difenderla sul campo;
  • ottime chance per Nishikori di migliorare ulteriormente la propria classifica e per Khachanov – che difende solo 45 punti- di entrare in top ten alla luce dell’uscita di scena di  Isner sconfitto da Opelka nella Battaglia dei Giganti

La pattuglia italiana si presentava con i seguenti effettivi al primo appuntamento dell’anno:

Classifica

Giocatore

Punti Ranking

Punti AO 2018

13

F. Fognini

2315

180

18

M. Cecchinato

1889

0

35

A. Seppi

1170

180

54

M. Berrettini

920

26

102

T. Fabbiano

573

10

137

S. Travaglia

401

8

163

L. Vanni

325

0

Al momento attuale sappiamo che Fabbiano, Seppi e Travaglia si sono già qualificati per il secondo turno mentre Berrettini ha ceduto con onore a Tsitsipas. Se grazie a questo risultato Fabbiano è pressoché certo di ritornare in top 100, è però Cecchinato il giocatore italiano ad avere le chance più allettanti per un ulteriore progresso in classifica che da un anno a questa parte pare non dover avere (fortunatamente) fine.

Concludiamo il primo commento dell’anno alla classifica ATP con i complimenti ai giocatori che nel 2019 hanno raggiunto per la prima volta il loro best ranking:

Classifica

Giocatore

Nazione

18

M. Cecchinato

Italia

20

N. Basilashvili

Georgia

29

A. de Minaur

Australia

42

M. Jaziri

Tunisia

45

D. Lajovic

Serbo

76

H. Hurkacz

Polonia

77

G. Andreozzi

Argentina

97

R. Opelka

USA

E una domanda per i lettori relativa all’Australian Open: chi è il giocatore italiano ad avere raggiunto il miglior risultato di sempre in questo major nell’era open?

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Verso l’esordio di Federer: le differenze statistiche tra 2017 e 2018

Un’analisi dettagliata del rendimento del campione elvetico al servizio e in risposta nelle ultime due stagioni, in vista del primo turno di Melbourne contro Istomin. C’è qualcosa che ha funzionato meno nel 2018? Forse sì

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A poche ore dall’esordio ufficiale in questa nuova stagione contro Istomin, sebbene Federer sia già sceso in campo per la Hopman Cup, è tempo di stilare un ultimo bilancio. Dopo l’anno di grazia 2017, il 2018 per Roger Federer si è concluso con un sapore agrodolce (come diceva Sampras, un anno concluso con uno Slam portato a casa è sempre da considerarsi positivo). Tuttavia le soddisfazioni sono arrivate subito in Australia e durante l’anno, specie a Wimbledon, l’impressione generale è che qualche occasione sia stata persa. Per avere un’idea più precisa di quella che è stata la performance di Roger nel 2018 comparata con il 2017 andiamo a vedere allora qualche numero ricavato dal sito ufficiale ATP, che per i tornei Masters 1000 e per le ATP Finals offre il dettaglio su servizio e risposta. Andremo quindi a comparare il rendimento della prima e della seconda di servizio, oltre che la performance in risposta sulla seconda di servizio dei propri avversari e vedremo come sono cambiati alcuni pattern di gioco, confrontandolo con le partite giocate contro Djokovic.

Andando a vedere l’andamento della prima di servizio notiamo che fra 2017 e 2018 la sintesi è la seguente:

Anno Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 Serve Deuce 1st 43,3% 4,4% 52,3% 73,9% 68,4% 78,0% 32,0% 3,0% 40,8%
2018 Serve Ad 1st 45,8% 3,7% 50,5% 76,1% 60,0% 78,8% 34,9% 2,2% 39,8%
2017 Serve Deuce 1st 44,4% 5,1% 50,6% 81,1% 78,1% 79,9% 36,0% 4,0% 40,4%
2017 Serve Ad 1st 46,9% 4,3% 48,8% 74,6% 68,2% 79,2% 35,0% 2,9% 38,6%

 

La performance 2018, pur leggermente peggiore rispetto al 2017, non è drammaticamente peggiorata se si eccettua l’efficacia dei servizi down the T (centrale) dal lato del deuce court (da destra, per intenderci). La distribuzione dei punti ottenuti con le diverse tipologie di servizio (centrale, al corpo, e ad uscire) evidenza che il vero problema è dovuto proprio a questa particolare fattispecie, come si può apprezzare anche graficamente.

Il fatto che il totale dei punti ottenuti sia minore è da attribuire in piccola parte ad un effetto volume (-1,7% dei servizi rispetto al 2017) e soprattutto a una perdita di efficacia nel tasso di trasformazione (-7,2%). Evidenziato questo trend, e con tutti i rispetti del caso, ci sentiremmo di ‘consigliare’ a Roger un uso più parsimonioso di questa direzione per il 2019, anche se con il rischio di rendere più leggibile il servizio ad uscire, e magari compensando con un maggior ricorso al servizio al corpo anche sulla prima, la categoria decisamente più negletta.

Passando a considerare il rendimento sulla seconda di servizio il quadro è il seguente:

Anno Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 Serve Ad 2nd 32,7% 25,2% 42,1% 58,6% 63,0% 58,9% 19,2% 15,9% 24,8%
2018 Serve Deuce 2nd 46,1% 23,5% 30,5% 65,2% 61,4% 62,2% 30,1% 14,4% 19,0%
2017 Serve Ad 2nd 33,1% 24,2% 42,7% 65,2% 61,9% 63,5% 21,6% 15,0% 27,1%
2017 Serve Deuce 2nd 48,0% 21,3% 30,7% 67,7% 56,8% 66,4% 32,5% 12,1% 20,4%

 

In questo caso vi è una generale peggioramento (abbastanza marcato) nella tipologia di servizi al centro e ad uscire, non compensati da un miglioramento nell’uso del servizio al corpo. Anche in questo caso l’indicazione tattica sembrerebbe quella di rivedere alcune scelte nella distribuzione dei servizi e magari continuare sul trend iniziato nel 2018, di privilegiare il servizio al corpo.

LA RISPOSTA DI ROGER

Andiamo ora ad esaminare la performance in risposta sulla seconda di servizio avversaria, partendo sempre dal presupposto che – a parte casi particolari come Nadal, in grado di rispondere sistematicamente anche dai teloni di fondocampo – la risposta alla prima di servizio è più una dote naturale che una componente tecnica “allenabile”, e quindi ha senso concentrarsi sulla risposta alla seconda di servizio.

Anno VS Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 All Return Deuce 2nd 60,7% 25,7% 13,6% 60,3% 55,10% 46,2% 36,6% 14,1% 6,3%
2018 All Return Ad 2nd 10,6% 39,9% 49,5% 45,0% 42,7% 49,5% 4,8% 17,0% 24,5%
2017 All Return Deuce 2nd 63,8% 21,4% 14,9% 57,9% 56,1% 47,8% 36,9% 12,0% 7,1%
2017 All Return Ad 2nd 14,5% 39,6% 45,9% 52,2% 57,9% 62,3% 7,6% 22,9% 28,6%

Dall’analisi della risposta alla seconda di servizio emerge come il campione svizzero nel 2018 abbia sofferto soprattutto i servizi al corpo a ad uscire dalla parte dell’ad-court (da sinistra, per intenderci). In questo caso, il problema della risposta ad uscire sul rovescio di Roger è tornato inesorabilmente a farsi sentire; una volta perso il timing magico che nel 2017 gli aveva dato grandi soddisfazioni, il 2018 è tornato a mostrare quell’atavico tallone d’achille. Curiosamente invece, sembrerebbe che il ricorso alla risposta slice dalla parte del deuce court (molto più pronunciato nel 2018) gli abbia consentito di contenere i danni. Mentre un full swing è più probabile sia ad uscire, la risposta slice tende ad essere lungolinea. E infatti il piazzamento passa dal 74,1% al 61,9%.

Anno VS Serve/return Court Serve Placement T section- ad court % Placement  T section- Deuce court% Placement mid section- ad court Placement  mid section- Deuce court% Placement wide section- ad court Placement  wide section- Deuce court%
2018 All Return Deuce 2nd 74,1% 25,9% 55,1% 44,9% 57,7% 42,3%
2018 All Return Ad 2nd 65% 35% 72% 28% 71% 29%
2017 All Return Deuce 2nd 61,9% 38,1% 63,6% 36,4% 47,8% 52,2%
2017 All Return Ad 2nd 56,5% 43,5% 70,6% 29,4% 76% 24%

Andando infine ad esaminare in via sintetica com’è andata nelle situazioni di palleggio (distinguendo per superficie), il dato è abbastanza chiaro. Mentre la stagione sull’erba, macchiata dall’inciampo con Anderson, è stata inferiore ma non troppo rispetto al 2017, la stagione sul cemento è stata chiaramente deficitaria in un aspetto concreto: la capacità di incidere sulla seconda di servizio dei propri avversari. Mentre il 2017 è stato salutato un po’ da tutti come un ‘rinascimento’ nella capacità di rispondere aggressivamente da parte dello svizzero, il passo indietro in questo senso è stato chiaro nel 2018, almeno sotto il profilo dei dati. Mentre nel 2017 la percentuale di trasformazione sulle seconde palle servite dall’avversario era prossima al 52%, nel 2018 si è attestata al di sotto del 48%. In uno sport come il tennis in cui spesso la capacità di incidere sulla seconda del proprio avversario è fondamentale, si tratta di un passo indietro non irrilevante.

LE SFIDE CON DJOKOVIC

Se andiamo infine ad analizzare qual è stato la performance del servizio di Federer contro Djokovic nel 2018 e la compariamo con i risultati generali del 2017, possiamo trarre alcune linee di tendenza:

  • Per quanto riguarda la prima di servizio, il peggioramento nel 2018 dell’efficacia del servizio centrale da destra si acuisce contro Djokovic. È significativo in particolare come Roger cerchi con più insistenza il servizio ad uscire e nonostante questo Djokovic sia comunque in grado di risolvere brillantemente le situazioni – più rare – in cui lo svizzero cerca il servizio centrale. In altre parole, sembrerebbe che Roger contro Djokovic estremizzi ancora di più le proprie scelte al servizio, specie dal lato destro. Dal lato sinistro invece non emergono pattern particolarmente significativi: le scelte di direzionamento del servizio fatte contro Djokovic rispecchiano più o meno la media misurata contro gli altri giocatori.
  • Con riferimento alla seconda di servizio anche in questo caso abbiamo una netta divaricazione fra ad-court e deuce court. Mentre nel caso dei servizi da destra il peggioramento delle prestazioni è – cosa abbastanza prevedibile visto che si tratta del miglior ribattitore sul mercato – generalizzato, per quanto attiene ai servizi da sinistra invece emerge un dato abbastanza significativo: se il campione di Belgrado non sembra patire il servizio al corpo e il servizio kick ad uscire, grazie al suo eccezionale rovescio, le cose cambiano quando si parla di servizi centrali che il serbo deve gestire con il proprio dritto. Mentre Nole dal lato destro sembra gradire le risposte sul dritto, soffre quando risponde di dritto da sinistra. Si tratta infatti dell’unico caso in cui la statistica media di Federer nel 2018 contro gli altri giocatori risulta migliore rispetta a quella dei soli match con Djokovic. L’idea insomma potrebbe essere quella – rischiosa, ma sensata – di cercare di mandare fuori giri il serbo dal lato del dritto, evitando di stuzzicare il rovescio, la cui solidità è normalmente rocciosa.

In conclusione, l’analisi dei dati ATP relativi al monitoraggio dei pattern di servizio mostra alcuni risultati sorprendenti e perché no, potrebbe anche dare qualche chiave di lettura tattica non banale. E se Federer deciderà di accogliere qualcuno dei nostri ‘consigli’ già da questo Australian Open, beh, lo scopriremo presto. Quanto a Djokovic lo svizzero può respirare, almeno parzialmente: non c’è modo di incrociarlo prima dell’eventuale finale.

Federico Bertelli

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Federer, Nadal e Djokovic sotto la lente: chi ha fatto meglio negli ultimi 10 anni?

Una dettagliata analisi statistica per mettere a confronto i tre giocatori più forti del tennis moderno, evidenziare i loro picchi di rendimento… e anche i rimpianti. Per Federer, forse quella finale del 2014

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Alla vigilia dell’Australian Open, mentre ci si interroga sulla possibilità che possa finalmente toccare a un nome nuovo, è facile lasciarsi sedurre dall’idea che alla fine toccherà a uno dei soliti. Da oltre dieci anni il tempo nel mondo del tennis sembra essersi cristallizzato: anche nel 2018 Djokovic, Nadal, Federer (anche se per un pelo, visto che Zverev ha chiuso la stagione a una manciata di punti da King Roger) si sono spartiti il podio della classifica mondiale. Come già ricordato in un precedente articolo, il tennis gira intorno a tre nomi quasi ininterrottamente da un’era geologica. Visto il ritorno di fiamma di Federer e Nadal nel 2017 e di Djokovic nel 2018 si è sentito spesso dire che queste erano le “migliori versioni di Nadal o Federer” o che “Djokovic quest’anno è tornato ai suoi livelli”. Un modo per verificare queste affermazioni è confrontare il rendimento tenuto dei cari mostri sacri di questa era e confrontarlo con performance ottenute negli anni passati. A livello metodologico la scelta è quella di vedere quali sono stati in questi anni i picchi di rendimento e come si sono evolute le rivalità incrociate in questi ultimi 10 anni. Similmente a quanto fatto per le analisi dell’anno 2018, si è cercato di costruire degli indicatori di performance che potessero dare conto sinteticamente dell’andamento per anno e per superficie.

Questa prima tipologia di tabelle ha come scopo quello di evidenziare in termini comparati quale sia stata l’evoluzione dell’indicatore preso in esame di volta in volta. L’idea è quella di darci una linea di tendenza, al fine di capire soprattutto come un giocatore abbia ‘performato’ rispetto a se stesso e quali siano stati i picchi di rendimento in carriera. Il fatto che in un certo anno un indicatore risulti più elevato rispetto a quello dei rivali non necessariamente indica una maggiore probabilità di successo negli scontri diretti (quella verrà riportata più avanti nell’andamento storico degli H2H); resta in ogni caso un’indicazione rilevante in caso di differenziale cospicuo.

CONFRONTO SULLA TERRA BATTUTA

 

Per condurvi all’interno del discorso utilizziamo i numeri e cominciamo dalla terra rossa. L’indicatore prescelto è il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 0.5

Confronto Djokovic, Federer e Nadal su terra battuta

Per quanto riguarda questa superficie, non verrà preso in esame il numero di partite vinte in quanto a differenza del cemento, dove spesso Nadal ha marcato visita, sulla terra battuta tutti e tre i giocatori hanno quasi sempre mantenuto un sufficiente numero di partite giocate e vinte nel corso degli anni. L’eccezione è ovviamente Federer negli ultimi due anni, ma la sua completa assenza non provoca del ‘rumore’ nel modello; il dato viene semplicemente viene escluso.

Emerge immediatamente come Nadal abbia avuto un picco di rendimento nel 2010, ripetuto incredibilmente nel 2017. Mentre nel 2010 la chiave era la ferocia sulla seconda di servizio (60% dei punti conquistati), nel 2017 il dato incredibile è stata l’efficacia sulla propria seconda di servizio (64%, il più alto in tutto l’arco di riferimento tra tutti e tre i giocatori). Sempre in riferimento a Nadal, i numeri confermano come lo spagnolo abbia dovuto avvalersi di unghia e denti per vincere il Roland Garros nel 2013 e 2014, due stagioni di chiaro calo, in cui il suo livello di performance era stato notevolmente insidiato da Djokovic.

Il serbo, dopo l’anno di grazia 2011, ha fatto registrare un calo generale nel 2012 per poi ritornare gradualmente su livelli di eccellenza nel 2013 e 2014. Nel 2015 Djokovic ha raggiunto il suo picco di rendimento sulla terra battuta ed è infatti stato sconfitto solo da un grandissimo Wawrinka in finale a Parigi, capace quella domenica di scagliare sessanta colpi vincenti. Curiosamente, nei suoi anni migliori, Djokovic ha dovuto fronteggiare a Parigi due veri e propri cigni neri: Federer in semifinale nel 2011 e Wawrinka appunto nel 2015. Non sarà difficile ricordare la maestosa performance dello svizzero nel 2011, quando fermò un Djokovic ancora imbattuto in stagione. Quanto al 2009 di Federer, la stagione in cui ha vinto il suo unico Roland Garros, i numeri suggeriscono come abbia approfittato del calo di Djokovic e dell’inciampo di Nadal, che fino a quel punto della stagione si stava esprimendo ai suoi soliti livelli.

CONFRONTO SULL’ERBA

Passiamo adesso all’erba, il territorio d’elezione per Roger Federer. L’indicatore prescelto è il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 1,1

Confronto Djokovic, Federer e Nadal su erba

In questo secondo caso saltano subito all’occhio i “buchi” di Nadal, che dopo l’immancabile campagna sulle paludi rosse spesso e volentieri ha dovuto cedere il passo. In questo caso emerge come il toro di Manacor abbia ben capitalizzato le opportunità costruite nel 2008 e nel 2010; è invece un peccato che nel 2017 non si sia potuto assistere a un replay delle finali 2006/2007/2008, perché i presupposti numerici erano veramente ottimi. Djokovic conferma il trend di dominanza del 2015, mentre in rapporto alla rivalità con Federer c’è forse da crucciarsi per la mancata qualificazione dello svizzero alla finale di Wimbledon 2011: dopo la splendida partita di Parigi, con ogni probabilità se ne sarebbe vista una seconda.

L’annus horribilis‘ è stato per tutti e tre il 2016: Federer a mezzo servizio, Nadal assente e Djokovic alle prese con i primi dolori del giovane Novak. Rimpianti? Probabilmente per Federer la finale persa nel 2014, poiché avrebbe potuto rallentare il ritorno di Djokovic che da quel momento ha vissuto un anno e mezzo di grazia quasi ininterrotto.

CONFRONTO SUL CEMENTO

Per concludere andiamo ad esaminare cosa è successo sulle superfici dure; segnaliamo che in questo caso è stato necessario accorpare indoor e outdoor, in quanto le statistiche disponibili sul sito ATP non consentivano questo livello di ‘granularità’ del dato. L’indicatore prescelto quindi è stato il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 1,05
  • % combinata break point salvati e convertiti *0,5

Il tutto ponderato per un moltiplicatore che tenga conto delle partite vinte nella stagione così costruito:

=SE N. Partite vinte >=52; → fattore di ponderazione = 1,1;

=SE 51<N. Partite vinte>22; → fattore di ponderazione = 1,1;

=SE N. Partite vinte <=22; → fattore di ponderazione = 0,8;

Confronto Djokovic, Federer e Nadal sul cemento

Secondo questa metrica il picco di rendimento lo ritroviamo con Djokovic nel 2015, che in quella stagione si è rivelato effettivamente ingiocabile per chiunque. Il Federer del 2015 era (numeri alla mano) una versione assolutamente competitiva e paragonabile a quella del 2017, che pure ha vinto tanto di più; verrebbe da concludere, forse semplificando, che semplicemente nel 2017 non ha dovuto confrontarsi con la macchina serba. Da notare come negli anni 2012 e 2013 si sia visto in campo un ottimo Djokovic che forse ha raccolto a livello Slam meno di quello che avrebbe potuto: in quei due anni infatti le partite vinte dal serbo su questa superficie sono state rispettivamente 50 e 49. Nel 2013 la sfida ‘hard rock’ con Nadal fu estremamente equilibrata, con Djokovic che nelle situazioni di palleggio (relative agli scambi su seconde di servizio) dimostrava una maggior efficienza, mentre Nadal compensava con il rendimento sulla prima e nel dato combinato saved/converted break point %.

GLI SCONTRI DIRETTI

Queste statistiche sintetizzano con efficacia il rendimento dei singoli giocatori ‘rispetto a se stessi’, ma per un’analisi completa non si può prescindere da un riepilogo degli H2H; altrimenti si perderebbero alcuni fenomeni clamorosi come la distruzione di Nadal ad opera di Djokovic nel 2011 e la rivincita nel 2017 da parte di Federer sul maiorchino.

Djokovic vs Federer

A partire dal 2011, la rivalità tra il serbo e lo svizzero ha visto un netto prevalere di Djokovic con Federer capace di invertire la tendenza soltanto nel 2014, stagione in cui il serbo ha psicologicamente ‘prestato il fianco’ dopo le tante finali perse agli US Open. Probabilmente non se ne avrà mai la controprova, ma per Djokovic sembra essere stata decisiva la vittoria a Wimbledon le 2014: è stato forse stato il punto di svolta di una carriera, che altrimenti avrebbe potuto configurarsi come quella di un ‘fenomeno spuntato’, sempre e comunque in secondo piano rispetto al dinamico duo Roger&Rafa.

Federer vs Nadal

Come tutti sanno, il 2017 è stato l’anno della grande rivincita di Svizzera 1 sull’armada spagnola. È invece meno noto che il 2017 sia stato un anno straordinario per Nadal sul cemento; con un Federer ‘normale’, forse Rafa avrebbe potuto confezionare la migliore stagione dell’intera carriera, superiore anche agli anni di grazia 2010 e 2013. Senza inerpicarci in analisi che sono state fatte sin troppe volte in relazione a questo confronto diretto, si evidenziano come decisive le stagioni 2008 (in cui Rafa mandò Roger al tappeto in finale a Londra e a Parigi) e il 2013 in cui la schiena ha costretto Federer a giocare al di sotto dei suoi standard.

Djokovic vs Nadal

Nella rivalità fra Rafa e Novak, emerge come il serbo abbia saputo capitalizzare meglio le stagioni in cui ha espresso il miglior tennis. In uno degli anni miglior, Nadal è riuscito a cogliere un vantaggio comparato relativamente ridotto (+2), mentre nei suoi anni di grazia (2011 e 2015) Djokovic ha inciso in maniera molto più pesante (+6) e (+4). In generale sembra quindi poter dire che i picchi di rendimento di Djokovic negli ultimi 10 anni sono stati inarrivabili, ma che laddove (come nel triennio 2012-2013-2014) il rendimento dei tre è stato molto vicino, Djokovic è spesso venuto a mancare, non riuscendo a convertire in successi un livello di gioco comunque molto alto. La supremazia è rimasta confinata ai ‘soli’ Masters 1000 e sulla superficie (allora) amica degli Australian Open, che potrebbe tornare a sorridergli tra pochi giorni.

Federico Bertelli

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