Mondo Challenger: Opelka, il riscatto del gigante

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Mondo Challenger: Opelka, il riscatto del gigante

Secondo titolo consecutivo per il tennista più alto di sempre, che contro ogni previsione si prende top 100 e Australian Open. L’India si fa minacciosa e per l’Italia di Davis non è una buona notizia. Altro successo per Andujar

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Tutti gli occhi del tennis erano puntati sulla O2 Arena, con il successo a sorpresa di Sascha Zverev. Per chi non ha saputo saziarsi con due incontri “master” al giorno, però, la penultima settimana dell’ATP Challenger Tour 2018 regalava intrattenimento su tutti gli altri fusi orari. Due tornei negli USA, uno in Argentina, uno in India e uno in Giappone per lanciare quello che a tutti gli effetti è già il 2019, dato che i punti ottenuti in questi tornei sono già conteggiati nella Race to London del prossimo novembre.

Per il poco che conta al momento in testa c’è il classe 1997 Reilly Opelka, che ha bissato il titolo sul cemento di Knoxville della scorsa settimana con quello al JSM Challenger di Champaign, in Illinois (75.000$). La vittoria contro il qualificato Ryan Shane, maturata anche grazie al quinto tie-break su cinque incontri, ha permesso al ragazzone da 2.13 metri del Michigan di entrare per la prima volta tra i primi 100 del mondo. Dieci vittorie consecutive e il quarto successo su altrettante finali in carriera gli permettono di prendersi con le proprie mani il meritato premio che gli era stato negato: nonostante un novembre strepitoso, la programmazione gli aveva già precluso la possibilità di superare Jack Sock nella corsa alla wild card USTA per gli Australian Open. L’ultimo torneo della stagione ha però consentito a Opelka di sorpassare l’ex campione di Bercy in classifica e di entrare direttamente in tabellone, per disputare finalmente quello che sarà il suo secondo incontro Slam in carriera (curiosamente anche il primo arrivò in Australia, perché gli US Open non gli hanno finora mai fornito una wild card). Un corpo imponente – quindi più lento nell’evoluzione tecnica e più soggetto ai problemi fisici – hanno finora tenuto Opelka indietro rispetto agli altri Next Gen. Campione junior a Wimbledon nel 2015, aveva inoltre scelto di saltare l’esperienza del college, fondamentale per campioni come Isner e Anderson. Il coraggio ci ha messo un po’ a ripagarlo, ma ora il tennista più alto nella storia dell’ATP World Tour è pronto a dimostrare di essere un tennista e non un “freak.

Guardando al futuro, e nello specifico a quello del nostro team di Coppa Davis, il campione del weekend da tenere d’occhio è Prajnesh Gunneswaran. Nel ricco Bengaluru Tennis Open, 150.000$ di montepremi, il ventinovenne indiano ha conquistato il suo secondo titolo in carriera a sette mesi dal primo e sarà con grande probabilità uno dei singolaristi avversari dell’italia in febbraio, sull’erba di Calcutta, nella fase preliminare del nuovo format della competizione per nazioni. L’evento si è dimostrato un successo per il pubblico, che dopo la vittoria di Sumit Nagal dello scorso anno ha potuto godersi una finale tutta indiana: Gunneswaran la ha stravinta con un doppio 6-2 sul connazionale Saketh Myneni, incassando 125 punti e prendendosi best ranking e primato nazionale. Questa settimana proverà a raddoppiare nell’altro evento di casa, a Pune, sempre su cemento, prima di chiudere la stagione migliore della sua carriera. Alla soglia dei trent’anni, Gunneswaran ha trovato finalmente risultati consistenti (tre delle sue finali Challenger sono arrivate quest’anno, in cui aveva fatto per la prima volta parlare di sé come co-protagonista sfortunato della favola parigina di Trungelliti). L’India invece, che nel 2024 dovrebbe sorpassare la Cina come nazione più popolosa del pianeta, sta iniziando ad abitare con più costanza anche il tennis, sfornando tennisti di livello discreto e supportandoli con eventi basati sulla crescita dello sport, ben più sensati del fallimentare circuito-show IPTL (che ha ancora numerosi creditori).

 

Bisogna comunque prendere come le molle i risultati “at home” di questi giorni. Come è evidente numerosi giocatori sono già in vacanza, e l’alto numero di tornei nella stessa settimana fa sì che i pochi giocatori “top” siano diradati, con la maggior parte dei tabelloni riempiti da tennisti locali. L’esempio più estremo arriva dallo Hyogo Noah Challenger di Kobe, in Giappone: già dai quarti di finale, in campo nell’evento da 50.000$ erano rimasti soltanto giocatori asiatici, e in semifinale i giapponesi erano quattro su quattro. Sotto il tetto del Miki Disaster Prevention Park – splendido impianto antisismico dalle linee curve, costruito per fornire rifugio in caso di calamità naturali a seguito di un terremoto da oltre 6000 vittime nel gennaio del 1995 – alla fine ha vinto Tatsuma Ito, tornato a vincere un titolo Challenger sei anni e mezzo dopo l’ultimo. A proposito di ritorni: sull’ultima terra rossa dell’anno, quella del Challenger di Buenos Aires (50.000$), è tornato alla vittoria Pablo Andujar, senza cedere neppure un set nell’intero torneo. Per il trentaduenne spagnolo si tratta di una seconda giovinezza, dato che potrà concludere un 2018 che lo aveva visto fuori dai primi 1800 al mondo in febbraio con ben tre titoli Challenger e addirittura il successo ATP a Marrakech. Il ritorno tra i primi 35 è lontano, ma intanto Andujar è tornato ben dentro la prima pagina del ranking ATP (n.83). Se il gomito che gli è costato tre interventi chirurgici dovesse lasciarlo finalmente in pace, il tennista di Cuenca potrebbe tornare una presenza fissa nel circuito.

Aggiungendo anche il titolo da 125 punti di Bradley Klahn nel nuovo evento di Houston, Texas targato Oracle, che ha diviso i campi della Rice University con un WTA 125k, a mancare all’appello sono di nuovo stati gli italiani. Solitamente la nostra truppa contribuisce con sostanza al circuito B del tennis maschile, mentre da qualche settimana tutto sembra andare storto e bandierine tricolori in fondo ai tornei non se ne vedono. Questa volta sconfitte al secondo turno per Paolo Lorenzi e Gianluigi Quinzi, pur teste di serie, ed eliminazione all’esordio per Federico Gaio. Il resto degli azzurri si è conservato per gli Internazionali di Tennis Castel del Monte, la tappa di Andria da 43.000 euro (più ospitalità) con cui il nostro paese concluderà la stagione del circuito Challenger. Tra la dozzina di italiani in campo in Puglia, speriamo ce ne possa essere uno in grado di regalare all’italtennis l’ultimo sorriso del 2018.

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A Francavilla Matteo Arnaldi alza il suo primo trofeo Challenger

Il 21enne sanremese prevale nel derby maratona contro Francesco Maestrelli e ottiene la sua prima importante vittoria. A Tunisi vince Carballes Baena mentre a Shymkent tocca a Sergey Fomin

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Matteo Arnaldi – ATP Challenger Francavilla 2022 (foto via Facebook @ CT Francavilla Al Mare SP)

Al Challenger 50 di Francavilla al Mare (terra battuta) è il momento di Matteo Arnaldi che batte 6-3 6-7(7) 6-4 un indomito Francesco Maestrelli al termine di un match durissimo che ha tenuto in campo i giocatori per tre interminabili ore. Una partita più emozionante che bella perché entrambi hanno sentito l’importanza della posta in palio.

Il 19enne pisano è partito, come quasi sempre gli è successo questa settimana, di rincorsa, cedendo il primo set ad Arnaldi. Nel secondo parziale una lunga sequenza di break e contro-break ha tenuto il numeroso pubblico col fiato sospeso, senza lasciar intuire in che direzione si sarebbe orientata la partita. Anche se quando il 21enne sanremese è andato a battere sul 5-3 sembrava tutto chiaro. Non si erano però fatti i conti con la resilienza di Maestrelli che in questi giorni ha più volte dimostrato di saper gestire con maturità i momenti difficili. Così è stato anche oggi perché non solo è riuscito a portare il set al tie-break, ma nemmeno si è spaventato quando si è trovato a dover fronteggiare due match-point, il primo dei quali senza l’aiuto del servizio. Bravo lui, un po’ timido invece Arnaldi che sul primo ha passivamente aspettato l’errore dell’avversario, errore che non è arrivato.

Turni di servizio sempre in bilico anche nel set decisivo (alla fine conteremo ben 13 break) con i due giocatori che arrivano in parità fino al 4-4. Qui l’ennesimo break subito dal pisano (alla quarta palla utile) è quello decisivo, questa volta non ci sarà recupero. Grande gioia ovviamente per Arnaldi, molta delusione per Maestrelli che fa prima volare il cappellino e poi la racchetta, prima di sciogliersi in un bell’abbraccio col vincitore. Siamo assolutamente convinti che Maestrelli, sbollita la delusione, realizzerà di aver compiuto una vera impresa, certificata tra l’altro dal nuovo best ranking alla posizione n.403 ATP.

 

Dovrà lavorare su alcuni aspetti tecnici, il servizio soprattutto, ma il suo livello, quello mentale in primo luogo, è già di prima fascia. Molto contento deve ovviamente essere anche Arnaldi che, dopo i guai fisici del 2020 e inizio 2021, ha giocato un torneo in modalità ‘rullo compressore’ e non solo vince il suo primo Challenger ma si issa al n.239 ATP. Questo significa, tra le altre cose, che tra un mese alle qualificazioni di Wimbledon ci sarà anche lui.

Al Challenger 80 di Tunisi (terra battuta) la vittoria va a quella vecchia volpe di Roberto Carballes Baena che in finale non ha praticamente lasciato giocare l’olandese Gijs Brouwer (n.231 ATP) che in meno di un’ora era già a rete stringere la mano all’avversario che, da parte sua, mette in bacheca il nono titolo Challenger in carriera.

Più combattuta la finale del Challenger 80 di Shymkent (Kazakistan, terra battuta) che ha visto l’uzbeko Sergey Fomin prevalere 7-6(4) 6-3 sul vecchio leone Robin Haase che a 35 anni è precipitato al n.265, ma nel lontano 2012 fu n.33 ATP. Per Fomin è il primo successo nel circuito Challenger che lo lancia al n.404 ATP, ovviamente suo nuovo best ranking. Solo il tempo ci dirà se per il 21enne sia l’inizio di una bella carriera o solo un fuoco di paglia.

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Al Challenger di Francavilla, Maestrelli e Arnaldi ci regalano una finale tutta italiana

Incredibile prestazione dei due giovani azzurri che dominano
le semifinali e si apprestano a giocare un inaspettato derby
nella finale di domani

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Francesco Maestrelli - Challenger di Torino (foto Sergio Errigo)

Al Challenger 50 di Francavilla al Mare il primo a scendere in campo è stato un Matteo Arnaldi che, col vento sempre più in poppa, approda quasi senza colpo ferire alla sua prima finale Challenger, superando l’argentino Hernan Casanova (n.307 ATP) che è stato costretto al ritiro quando aveva appena perso 6-3 il primo set. Quella del 21enne sanremese è stata finora una marcia devastante: nessun set lasciato per strada e solo 11 giochi persi in quattro incontri. Il suo stato di forma è impressionante, l’unico problema è che nella finale di domani incontrerà un altro che potremmo come minimo definire in trance agonistica. Francesco Maestrelli oggi è partito a razzo (6-0), contrariamente alle sue recenti abitudini, e poi ha contenuto il rientro di Alexis Galarneau (n.309 ATP) che nel secondo set ha giocato tutti i suoi assi. In realtà il 19enne pisano sembrava aver già messo il risultato in cassaforte quando è andato a servire per il match sul 5-4 del secondo set. Ma qui è subentrato un momento di tensione, giusto a ricordarci che il ragazzo fino a poche settimane fa i Challenger li guardava in streaming. Ora li gioca da protagonista, come ha confermato nel tie-break che ha dominato con una superiore consapevolezza. Domani finale dal pronostico molto incerto che in ogni caso regalerà a un giovane italiano la prima vittoria Challenger e ad entrambi il nuovo best ranking. Già al momento la classifica live ci dice di un Arnaldi 259, già dentro alle prossime qualificazioni Slam, e di un Maestrelli 403. Possiamo solo applaudire.

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ATP Challenger: a Francavilla al Mare è il momento di Francesco Maestrelli

Il tennista pisano onora la wild card e raggiunge i quarti di finale. Gli farà compagnia il sanremese Matteo Arnaldi

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Il Challenger 50 di Francavilla al Mare (terra battuta) è partito con la benedizione di un magnifico sole estivo, per la gioia del numeroso pubblico che affolla quotidianamente il CT Sporting Club. Dirige il torneo quel Gianluigi Quinzi che proprio qui nel 2018 vinse il suo primo titolo, che in pratica rappresentò l’apice della sua carriera, da poco prematuramente conclusa, invece che quel trampolino di lancio che tutti auspicavano. Il Challenger di Francavilla torna in calendario dopo due anni di stop causa pandemia e deve purtroppo subire la concorrenza delle qualificazioni parigine che hanno visto impegnati molti degli azzurri che normalmente frequentano il circuito Challenger. Sono comunque 11 gli italiani in tabellone, e per molti di loro è un’occasione imperdibile per fare esperienza e cercare di guadagnare punti preziosi. Un’opportunità che ha sfruttato in pieno un bravissimo Francesco Maestrelli che, onorando al meglio la wild card ricevuta, si fa largo fino ai quarti di finale vincendo due match complessi, sempre in rimonta. Prima contro l’ucraino Oleksii Krutykh (n.299 ATP), battuto 4-6 6-3 6-2 e poi contro il britannico Billy Harris (n.375 ATP) 2-6 6-3 6-2. Contattato telefonicamente Francesco ci ha detto: ‘Sono state due partite complicate, entrambe in rimonta. Ma mentre nel match con l’ucraino avevo un buon feeling e il piano tattico mi era ben chiaro, con Harris è stato più complicato perché lui giocava molto bene e qualsiasi cosa provassi a fare sembrava inefficace. Ho dovuto fare appello a tutte le mie energie mentali per trovare un modo per farlo giocare peggio. E alla fine ci sono riuscito’. Adesso al 19enne pisano toccherà il francese Mathias Bourgue (n.314 ATP e testa di serie n.9). Incontro difficile ma non impossibile e, male che vada, sarà comunque nuovo best ranking, probabilmente alla posizione n.457 ATP.

Raggiunge i quarti di finale anche Matteo Arnaldi che, dopo essere passato a rullo compressore su Francesco Forti con un nettissimo 6-1 6-3, ha riservato lo stesso trattamento al qualificato polacco Pawel Cias (n.483 ATP), liquidato 6-1 6-2 in poco più di un’ora. L’incrocio col francese Dan Added (n.391 ATP) non dovrebbe essere impossibile, considerando lo stato di forma del sanremese.

Proprio Added al secondo turno ha eliminato il nostro Filippo Baldi 6-3 0-6 6-4 in un match che è stato sempre sulle montagne russe e in cui Baldi era stato avanti 4-2 nel parziale decisivo.

 

Così così Matteo Viola che, dopo essersi aggiudicato il derby contro il qualificato Omar Giacalone, deve cedere 6-3 2-6 6-3 all’ungherese Mate Valkusz (n.268 ATP e seconda testa di serie). Peccato perché il mestrino sembrava in palla, reduce dalla bella vittoria all’Open di Sernaglia della Battaglia.

Bene Riccardo Balzerani che, ripescato come lucky loser, supera un turno ai danni dell’altro ‘fortunello’ Tristan Schoolkate per poi arrendersi 6-3 4-0 rit. al canadese Alexis Galarneau (n.309 ATP).

Bravi a superare le qualificazioni il futuro ingegnere Gian Marco Ortenzi e il livornese Davide Galoppini che però non sono riusciti a fare strada nel tabellone principale, eliminati rispettivamente dallo statunitense Alex Rybakov (n.349 ATP)

E dal francese Mathias Bourgue (n.314 ATP).

Eliminato al primo turno anche Matteo Gigante che non sfrutta la wild card con cui era entrato in tabellone e deve cedere, dopo un match molto contrastato, al portoghese Joao Dominguez col punteggio di 5-7 7-6(4) 6-4. Stessa sorte per Giovanni Fonio che perde all’esordio 7-6(1) 6-1 con l’argentino Hernan Casanova.

 Al Challenger 80 di Tunisi (terra battuta) presente per l’Italia il solo Raul Brancaccio che purtroppo viene eliminato all’esordio dallo spagnolo Roberto Carballes Baena (n.102 ATP e seconda testa di serie) che vince in rimonta 6-7(5) 6-0 6-1.

Si giocava anche in Kazakistan (Challenger 80 Shymkent, terra battura) e c’erano due azzurri in gara. Matteo Donati che, entrato nelle qualificazioni grazie al ranking protetto, si è fermato al secondo turno contro lo statunitense Evan Zhu (n.463 ATP) ed Edoardo Lavagno che ha offerto poca resistenza (6-4 6-2) al russo Alexander Shevchenko (n.237 ATP e prima testa di serie).

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