Il 2018 delle nazioni: grande Italia, male gli USA, Francia al bivio

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Il 2018 delle nazioni: grande Italia, male gli USA, Francia al bivio

6 tornei ATP e 14 Challenger, più di così non si poteva chiedere agli azzurri. Gli USA a secco di Slam, i cugini d’oltralpe in fase di transizione. Bene Australia, Germania e Croazia

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Il tennis è uno sport individuale per eccellenza: a sfidarsi faccia a faccia per la vittoria sono sempre giocatori e giocatrici, da soli, senza l’aiuto di nessuno. Si compete, si soffre, si vince per se stessi. Ed è proprio la naturale vocazione individualista uno degli elementi più affascinanti di questo sport. In principio, l’unica sacra eccezione era la Coppa Davis, competizione maschile a squadre nata nel lontanissimo 1899 e nella quale si affrontano una contro l’altra tutte le nazioni del mondo. Vent’anni dopo venne istituita anche la Federation Cup, poi abbreviata in Fed Cup, ovvero la gemella femminile.

Escludendo la Hopman Cup, minitorneo di esibizione che inaugura la stagione australiana, due competizioni a squadre, in cui invece di giocare per se stessi si gioca per il proprio paese, sembravano un’ intrigante variazione sul tema. Ricche di tradizione e scioviniste al punto giusto, erano ambite dai giocatori e amate dai tifosi. Peccato che recentemente siano diventate fin troppo faticose per i più celebrati professionisti della racchetta, oppressi dalla necessità di accumulare punti e denaro sui circuiti ATP e WTA. Negli ultimi anni le diserzioni sono infatti diventate la regola.

Razionalmente, nel 2018, avremmo dunque dovuto sentir parlare ben poco di tennis per nazioni e men che meno di tennis per regioni geopolitiche disegnate come se si fosse al Risiko. E invece non si è fatto altro che discutere, ancor più che giocare, di competizioni a squadre. È stata la stagione della tanta annunciata riforma della Davis che dal prossimo anno diverrà sostanzialmente una replica condensata dei mondiali di calcio, in campo neutro e con partite ai meglio dei tre set, per la rabbia dei puristi. Peraltro l’unica cosa che andava modificata, ovvero la data, collocata al termine dell’estenuante stagione maschile, è rimasta immutata. E gli stessi tennisti non sono molto contenti, per usare un eufemismo.

 

Durante le Finals di Londra, proprio il boss del circuito maschile, Chris Kermode, ha annunciato che dal 2020 prenderà il via la ATP Cup, altra competizione a squadre per nazioni. Si giocherà due mesi dopo la nuova Davis con formato praticamente identico ma tanti soldi e punti in palio. Infine, come se non bastasse, a settembre è andata in scena a Chicago la seconda edizione della Laver Cup, l’esibizione creata da Roger Federer che contrappone tennisti europei e provenienti dal resto del mondo. Manco a dirlo nel caso del fenomeno di Basilea, è stato un altro successo. Insomma, nonostante il buon senso indichi il contrario, pare esserci sempre maggiore curiosità di rispondere alla domanda: “Qual è la migliore nazione al mondo nel tennis?”.

E quindi cerchiamo di fare una valutazione per quanto riguarda la stagione appena trascorsa. Per patriottismo oltreché per dovere di cronaca, non si può che partire dall’Italia. Non siamo stati i migliori ma non è mai successo. Tuttavia raramente ci siamo avvicinati così tanto al vertice, quantomeno per quanto riguarda il tennis maschile. Era dal 1976, anno del mitico trionfo in Davis, che i tennisti azzurri non vincevano sei titoli sul circuito maggiore. Davanti a noi solo la Spagna (9). Tre di questi sono arrivati grazie al talento di Fabio Fognini, il nostro uomo di punta, autore della miglior stagione della carriera. Come dimenticare poi l’incredibile semifinale raggiunta al Roland Garros del palermitano Marco Cecchinato, la prima per un azzurro in uno Slam dopo oltre quarant’anni, grazie allo strepitoso successo su Novak Djokovic. E poi c’è stata la definitiva esplosione del giovane Matteo Berrettini, vincitore del suo primo titolo a Gstaad.

Ma anche al piano di sotto, quello dei Challenger, ce la siamo cavata egregiamente con 14 allori, di cui solo sei tra le mura amiche. Meglio hanno fatto solo Stati Uniti e Australia con 17. Siamo molto più lontani dai vertici nel femminile, dove la generazione d’oro di Pennetta e colleghe non ha fatto da traino per le nuove leve. A farci vedere un po’ di luce è stata la finora inaffidabile Camila Giorgi, trovando un’inaspettata continuità di risultati e il suo best ranking della carriera (n.26).

Ma c’è chi abituato a non accontentarsi di tutto questo. Ad esempio gli Stati Uniti che da sempre dominano il mondo del tennis. In questo 2018 lo hanno fatto un po’ meno con un “zeru tituli” nei Major di mourinhana memoria. Tutta colpa di Serena Williams che al ritorno dalla gravidanza si è fermata in finale sia a Wimbledon che a Flushing Meadows. O dell’arbitro Albert Ramos direbbe lei. Tuttavia invece di appellarsi a Santa Serena da Saginaw o aggrapparsi a presunti torti subiti, gli USA dovrebbero cominciare a rimboccarsi le maniche. Sia tra gli uomini che tra le donne hanno profondità. Ma solo Sloane Stephens al momento dà l’idea di poter arrivare in fondo nei tornei importanti. E i 208 centimetri dell’encomiabile John Isner, capace di conquistare il primo 1000 della carriera a Miami e la passerella alla O2 Arena, non bastano a nascondere la brutta stagione di Sam Querrey e quella ancora più brutta di Jack Sock che per consolarsi è ricorso al doppio. E i Next-Gen Frances Tiafoe e Taylor Fritz sono stati bastonati a Milano dai loro coetanei.

Non ride nemmeno la Francia, nazione Slam che non vince Slam da tempo ma che era quantomeno solita ricoprire le classifiche con le proprie bandierine, soprattutto quella ATP. La finale di Davis è una coperta di Linus dalla quale non sbuca praticamente nulla e che fa rimpiangere i tanto criticati quattro moschettieri degli anni zero. Lucas Pouille ha deluso e vien da pensare che forse avesse illuso in precedenza. Dietro a lui ci sono giusto un paio di buoni rincalzi e nemmeno più tanto giovani. Tra le donne per trovare una transalpina bisogna scendere fino alla 19esima posizione di Caroline Garcia. Un anno fa era ottava di poco davanti alla connazionale Kristina Mladenovic, oggi addirittura 47esima. C’est la vie!

La Gran Bretagna orfana di Andy Murray non poteva che naufragare tragicamente come il Titanic dopo aver colpito l’iceberg. Kyle Edmund si è salvato e ora vede la terra promessa chiamata Top 10. Johanna Konta è invece affogata in un mare di sconfitte (23 a fronte di sole 26 vittorie), passando dalla nona alla 37esima posizione in classifica. “God save the queen… and bring the King back”, verrebbe da dire.

Tra le big four si salva solo l’Australia. Merito soprattutto di Alex De Minaur, un piccolo diavolo che a soli 19 anni si sta già facendo largo tra i grandi, e di Ashleigh Barty, un animo che sembrava fin troppo candido per sfondare in un mondo così crudele. Ma anche di un insospettabile John Millman che agli US Open ha scritto la sua storia per i nipotini, sconfiggendo Federer e agguantando un inaspettato quarto di finale. Le turbolenze di Nick Kyrgios e Bernard Tomic sono archiviate. Ma se volessero finalmente dare il loro apporto alla causa l’Australia sarebbe di certo tra le favorite nella nuova Davis.

Un po’ come la Francia, anche la Spagna era abituata ad inondare di giocatori la classifica maschile. Con la differenza che loro avevano un certo Rafa Nadal capace di garantire almeno uno Slam all’anno e sappiamo tutti quale. In tempi più recenti, con i suoi alti e i suoi bassi, anche Garbine Muguruza tra le donne iniziava qualunque torneo con la possibilità di portarsi a casa il trofeo. Nadal è ancora una certezza ma gli anni passano e gli acciacchi aumentano. In questa stagione, Muguruza ha invece speso più tempo a discutere con il suo allenatore che a sparare dritti vincenti. E la situazione da rosea ha assunto tinte fosche. Si diceva che i vari Bautista Agut, Ramos Vinolas e Carreno Busta fossero esempi di come con pochi mezzi si possono ottenere buoni risultati. Ma appunto i mezzi sono quelli che sono e quest’anno si è notato palesemente. L’unica buona notizia è il ritorno ad alti livelli della sempre divertentissima Carla Suarez Navarro.

Sono invece un russo e una mezza polacca a fare le fortune della Germania. Con un’altra stagione molto solida e la ciliegina sulla torta di Londra, a soli 21 anni, Alexander Zverev ha confermato di potersela giocare alla pari con tutti, Djokovic e Federer compresi, anche quando conta. Il passo che porta ai Major potrebbe essere molto breve. Angelique Kerber quel passo lo conosce ormai a memoria e ai Championships ha danzato per la terza volta. Ridendo e scherzando le manca solo il Roland Garros per completare il career grand slam. Peraltro anche le seconde file teutoniche sono di buon livello, al maschile e soprattutto al femminile con una Julia Goerges sempre più affidabile. 

E poi veniamo alle altre nazioni che sono riuscite a distinguersi. Come la Croazia, che ranking alla mano, ha in Marin Cilic e Borna Coric, i due singolaristi migliori al mondo. A Lille non ci poteva essere vittoria più meritata. Come la Russia che ora non è più solo Maria Sharapova e un’altra serie di ragazze che tirano forte. I classe 1996 Karen Khachanov e Daniil Medvedev hanno fatto il salto di qualità, facendo irruzione nella Top 20 mentre Daria Kasatkina è ormai una presenza fissa ai piani altissimi della WTA. C’è poi la Repubblica Ceca che non si è stancata di vincere Fed Cup, sei negli ultimi otto anni, alle quali crede fino in fondo solo lei. Onore al merito però di un movimento di tennis femminile al momento inavvicinabile. Al momento appunto perché altre nazioni emergenti dell’est Europa come l’Ucraina, la Romania o la Bielorussia fanno paura.

Così come impressionanti sono i colpi di Stefanos Tsitsipas. Che non viene da Londra, Parigi, New York o Melbourne ma da Atene. Da quelle parti lì un tennista così non solo non si era mai visto ma nemmeno mai immaginato nella mitologia. Insomma, il 2018 ci ha regalato una geografia del tennis dilatata, in cui le nazioni con più risorse fanno fatica a mantenere risultati di altissimo livello e ogni paese ha la sua chance di emergere. Un trend destinato probabilmente a proseguire e del quale l’Italia ha saputo approfittare in maniera sorprendentemente brillante.

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Pagelle Roland Garros: Parigi ha il suo Re Nole

Novak Djokovic ferma l’assalto di Tsitsipas. Nadal si arrende, Federer si allena. L’Italia c’è e tra le donne è ancora rivoluzione

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Novak Djokovic con il trofeo - Roland Garros 2021 (foto Twitter @RolandGarros)

“Il tennis sono io” avrebbe detto Luigi XIV, se invece di governare la Francia si fosse occupato di tennis. L’ancien règime continua a dominare il tennis, non c’è spazio per le rivoluzioni. Il Re Sole e il Re Nole hanno in comune il regno più lungo della storia. E non finisce qui. Novak Djokovic (10) ha sconfitto anche la cabala e la maledizione di Rafa Nadal (7) e di chi lo batte al Roland Garros ogni sei anni, sempre sconfitto in finale da un rovescio ad una mano. E soprattutto ha sconfitto anche il pronostico del duo dei gufi Wilander e Becker che lo avevano dato sicuro vincente: a questo punto il Grande Slam è cosa fatta.
Stefanos Tsitsipas (9) ci ha provato, ha accarezzato il sogno ma ha dovuto arrendersi alla legge del più grande: dura per Apollo cedere nuovamente ad un passo dal trionfo, ma la prima finale Slam non sarà l’ultima e prima o poi questi vecchiacci si toglieranno di torno (lo diciamo da quindici anni, ma non ditelo a questi ventenni che altrimenti si intristiscono come i Raonic e i Dimitrov).

Ci dispiace però, perché  sono iniziati gli Europei di calcio e, non avendo il tempo di occuparci di sport minori come il tennis, avevamo anticipato la stesura delle pagelle. D’altra parte che poteva succedere in questo torneo che è sempre uguale da 20 anni a questa parte? 10 e lode a Nadal, al suo quattordicesimo trionfo e – Swiatek, troppo più forte delle altre. Saluti e baci.
E invece no, Rafael Nadal stavolta si è arreso in semifinale e Swiatek (6) addirittura ai quarti, sorpresa da una scatenata Sakkari (7) poi arresasi alla futura campionessa.

Krejcikova (10) ha battuto in finale Pavlyuchenkova (9) ma non chiedeteci troppo, già è tanto se abbiamo scritto i cognomi senza errori e non potete chiederci un parere tecnico perché non abbiamo avuto il coraggio di seguire il torneo femminile dopo l’eliminazione di Camila Giorgi (6) e Petra Kvitova (SV) cui urge una benedizione.

 

E soprattutto dopo l’affaire Osaka (S.P.) che ha deciso di parlare solo con Santoro e poi ha salutato la compagnia: preferiamo il silenzio anche noi, altrimenti saremmo accusati di razzismo, sessismo e insensibilità verso i problemi riguardanti la salute mentale.

Daniil Medvedev (6,5) per la prima volta si è fatto piacere la terra rossa e poi non le ha mandate a dire agli organizzatori, rei di essersi venduti ad Amazon, tradendo gli spettatori.
D’altra parte i francesi, già meravigliosi nell’imporre il coprifuoco con lo svuotamento delle tribune, ma non per Djokovic-Nadal,  hanno dimostrato tutta la loro genialità nel programmare in tarda serata e senza pubblico l’ultimo match in carriera a Parigi di Tsonga, Carla Suarez Navarro e forse di un certo svizzero.

Eh già, nella Ville Lumiere si è rivisto Roger Federer (7), che zitto zitto sta meno peggio di come si temeva. Solo che oramai qualsiasi  cosa faccia Roger, non se ne può parlare bene. Ha battuto Istomin, e l’uzbeko è un ex giocatore. Ha superato Cilic, e il croato oramai è finito (intanto ha vinto a Stoccarda, dove Auger-Aliassime ha perso la ottava finale su otto disputate: alla decima in omaggio un piatto d’argento gigante con l’effigie di Toto Cutugno). Ha vinto stringendo i denti contro  Koepfer (0 allo sputo che ha poi ispirato anche Nole…) salvo ritirarsi dagli ottavi e apriti cielo: non si  offende così il Roland Garros, non si usa uno Slam per allenarsi per un altro! La prossima volta deve rompersi in campo, così avrà onorato il torneo.

Comunque, che Roger stesse bene lo si era capito da come hanno giocato quelli che si sono allenati con lui. Andreas Seppi (7) ha battuto uno che potrebbe essere suo nipote. Lorenzo Musetti (9) ha deliziato il mondo e per due ore e mezza ha anche mandato ai matti il futuro Re Nole.

Ma attenzione, bisogna  andarci cauti con Lorenzo, non bisogna caricarlo di troppe pressioni, non bisogna pretendere troppo, è giusto che cresca con calma senza troppe aspettative e senza paragoni importanti: insomma per un Roger Federer che si ritira, abbiamo già trovato il Federer de noantri, con la differenza che Musetti ha un rovescio superiore e sulla terra è decisamente più solido.

Non come Jannik Sinner (7), chiaramente  un giocatore finito, incapace addirittura di battere un Nadal oramai a fine carriera. Praticamente Jannik farebbe bene a tornare allo sci, con il tennis è meglio chiudere subito, meglio ammettere che abbiamo preso tutti un grande abbaglio…

Sia chiaro, anche Matteo Berrettini (8), incapace di battere un Djokovic oramai stremato, ha dimostrato di essere un giocatore ampiamente sopravvalutato, che chissà come ha raggiunto una semifinale a New York, ma che non vale la classifica che ha, classifica per grazia ricevuta.
Ah, che bei tempi, quando il martedì della prima settimana non c’erano più italiani in gara: adesso invece siamo costretti a  leggere fesserie colossali sui nostri fin quasi alla fine del torneo…

Cos’altro aggiungere su questo torneo? Beh che Zverev (8) si è confermato più forte che simpatico (e in più abbiamo il fratello che ci ha raccontato la qualsiasi nel bel mezzo di ogni partita) e che Serena Williams (5) è oramai a terra sulla terra, ma a Wimbledon potrà ancora dire la sua.

Ci sono poi dei brutti voti da dispensare, a Sonego (4) e Rublev (4) ma soprattutto a Thiem (3): vedete cosa succede a chi si permette di iscrivere il proprio nome in un albo d’oro di uno Slam non essendo uno di quei 3? Dominic sembra un desaparecido, e se pensate a come stanno messi Wawrinka, Murray, del Potro e Cilic capirete che, in fondo in fondo, è meglio non disturbare troppo gli Dei…

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ATP

ATP Halle: Federer va al minimo, Ivashka cede comunque in due set

Lo svizzero vince all’esordio contro il qualificato bielorusso nonostante molte incertezze in risposta. Affronterà il vincente di Auger-Aliassime vs Hurkacz

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[5] R. Federer vs [Q] I. Ivashka 7-6(4) 7-5

Il primo match su erba di Roger Federer dopo due anni ha avuto tutte le caratteristiche di un match di rodaggio che si è concluso nel modo più positivo possibile: una vittoria in due set..

Il bielorusso Ilya Ivashka aveva passato brillantemente le qualificazioni e specialmente nel primo set sembrava più a suo agio sul campo del suo pluridecorato avversario. Federer ha avuto enormi difficoltà alla risposta raccogliendo appena due punti fino al tie-break. Era stato dunque l’elvetico ad annullare le uniche palle break del parziale sul 15-40 nel quarto gioco. Federer è apparso guardingo e circospetto nei movimenti sulla scivolosa erba tedesca, attenzione che Roger ha spiegato così:
“Qui è molto diverso da Wimbledon, perché fanno crescere questi blocchi d’erba fuori e poi li portano dentro lo stadio. In pratica dopo un paio di giorni nella fascia centrale possono già esserci rimbalzi irregolari. A Wimbledon è tutto diverso. Quando ero giovane c’era l’idea che giocare una volée fosse sempre meglio di giocare un passante. Oggi non è più così.”

 

Una volta arrivato al tie-break, Federer ha ingranato la marcia in risposta prendendo più punti (3) di tutto il set in precedenza. Arrivato fino al 6-1, ha chiuso infine 7-4 dopo essersi concesso un doppio fallo.

Nel secondo set, Federer è più attento in ribattuta e sembra non avere alcuna intenzione di portarsi l’avversario fino al tie-break. Ha già un match point sul 5-4 annullato dal bielorusso con una tremebonda volée vincente deviata dal nastro. Infine cede la battuta nel dodicesimo gioco con l’elvetico capace di alzare ancora i giri del motore. In conferenza stampa Roger è apparso soddisfatto:
“Sono contento di aver superato questo primo test dopo che Parigi mi aveva già dato buoni segnali. Sono felice di giocare di nuovo sull’erba soprattutto”

Intanto già dagli ottavi di finale la qualità dei suoi avversari si alzerà notevolmente: Federer attende il vincente del match tra Felix Auger-Aliassime e Hubert Hurkacz.

Negli altri incontri di giornata si segnala il ritiro di David Goffin costretto ad abbandonare dopo una scivolata sul prato contro il francese Moutet.

Il tabellone completo

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Flash

Classifica ATP: Djokovic sempre più solo in vetta. Best ranking per Sonego e Musetti

Il serbo fa il vuoto anche nella Race per le Finals di Torino. Miglior classifica per Tsitsipas, Sinner esce dalla Top 20

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Novak Djokovic e Lorenzo Musetti - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

“Tutto ha il suo momento e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e uno per morire,…” ( Dal libro del Qoelet 3,1)

..e ci sarà probabilmente un tempo in cui Stefanos Tsitsipas festeggerà la conquista del suo primo major e Félix Auger-Aliassime del primo torneo in singolare.

Ma non oggi.

 

Oggi infatti sono Novak Djokovic e Marin Cilic a festeggiare: il primo a Parigi il suo diciannovesimo titolo dello Slam e il secondo a Stoccarda il diciannovesimo titolo in carriera, tre anni dopo l’ultimo conquistato sull’erba del Queen’s quando superò in finale proprio Djokovic.

LA TOP 20 ATP

Di seguito i primi venti giocatori al mondo subito dopo la conclusione del Roland Garros:

PosizioneGiocatoreNazionePunti ATPDelta
1DjokovicSerbia12113 
2MedvedevRussia10143 
3NadalSpagna8630 
4TsitsipasGrecia79801
5ThiemAustria7425-1
6ZverevGermania7350 
7RublevRussia5910 
8FedererSvizzera5065 
9BerrettiniItalia4103 
10Bautista AgutSpagna31701
11SchwartzmanArgentina3105-1
12Carreno BustaSpagna2905 
13GoffinBelgio2830 
14ShapovalovCanada2780 
15RuudNorvegia26901
16MonfilsFrancia2568-1
17HurkaczPolonia25333
18RaonicCanada2473 
19GarinCile24314
20DimitrovBulgaria24323-3

Alcune osservazioni:

·         Stefanos Tsitsipas e Casper Ruud migliorano il proprio best ranking.

·         Bautista Agut scalza Diego Schwartzman dalla top 10.

·         Jannik Sinner esce dalle prime venti posizioni.

·         Djokovic sempre più simile al “viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich. I suoi avversari lo guardano con il binocolo dal fondovalle.

CASA ITALIA

È mancato l’acuto per definire trionfale la performance italiana a Parigi, ma in generale il coro se l’è cavata bene, grazie in particolare agli ottavi di finale di Lorenzo Musetti e Jannik Sinner ed ai quarti di Matteo BerrettiniHa steccato Lorenzo Sonego, dal quale a Parigi  abbiamo atteso invano la conferma dell’ottima performance romana. Nonostante la sconfitta al primo turno, Sonego ha comunque migliorato il suo best ranking così come ha fatto Musetti, che alla sua prima apparizione in un torneo dello Slam è arrivato alla seconda settimana ed agli ottavi si è preso il lusso di vincere due set contro Djokovic.

Si assottiglia di una unità la pattuglia degli italiani presenti tra i migliori 200 del mondo; Lorenzo Giustino – che nella precedente edizione del Roland Garros era giunto al secondo turno mentre quest’anno non ha superato le qualificazioni – è scivolato al numero 216.

Questi gli azzurri presenti nella Top 200 maschile:

ClassificaNomeVariazionePunti
9Berrettini 4103
23Sinner-42320
26Sonego22042
29Fognini 1843
61Musetti151120
82Mager5893
86Cecchinato-3878
88Travaglia-10870
90Seppi8856
97Caruso-15814
143Gaio-5523
160Giannessi-1441
165Fabbiano-1431
169Lorenzi-2428
195Marcora-2358

Questa settimana appuntamento al Queen’s per Berrettini, Travaglia, Fognini, Sinner e Sonego. Nessun italiano invece ad Halle, dove tornerà in campo Roger Federer.

RACE TO TORINO

Novak Djokovic opera il sorpasso su Stefanos Tsitsipas, che aveva iniziato il torneo da leader della classifica che tiene conto dei soli risultati del 2021. Con i 2000 punti di Parigi, Nole si prende la vetta anche nella Race to Torino.

A questa classifica verrà dedicato un articolo specifico, la cui pubblicazione è prevista per martedì.

RACE TO MILANO (NEXT GEN)

Dopo Carlos Alcaraz, un altro classe 2003 si affaccia nel tennis che conta, il danese classe 2003 Holger Rune, che da fine maggio ha raggiunto due finali consecutive a livello Challenger perdendo ad Oeiras IV prima di sollevare il trofeo a Biella VII – nella settimana appena passata si è invece ritirato durante il suo match di quarti di finale a Lione.

Al primo posto della classifica riservata ai migliori under 21 dell’anno troviamo sempre più solo Jannik Sinner; terzo Lorenzo Musetti. Questa la Race to Milan:

PosizioneGiocatoreNazionePuntiPosizione ATPClasse
1SinnerItalia1510232001
2Augier-AliassimeCanada825212000
3MusettiItalia801612002
4KordaUSA775522000
5AlcarazSpagna484782003
6CerundoloArgentina4211412001
7BrooksbyUSA3521502000
8BaezArgentina3211592000
9RuneDanimarca2262322003

BEST RANKING

I giocatori presenti nella Top 100 che questa settimana hanno migliorato la loro miglior classifica di sempre sono:

GiocatoreNazionePosizione
TsitsipasGrecia4
RuudNorvegia15
KaratsevRussia24
EvansGB25
SonegoItalia26
FokinaSpagna35
PaulUSA50
MusettiItalia61
AlcarazSpagna78

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